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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 929 del 17/10/2000


PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione.

BEDIN. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEDIN. Signor Presidente, ho chiesto di parlare in una fase precedente del dibattito e comunque la ringrazio di avermi dato la parola adesso per esprimere una valutazione molto positiva dell'ultima versione della risoluzione proposta dalla maggioranza. Valutiamo molto positivamente che al Consiglio straordinario di Biarritz l'Unione europea nel suo complesso abbia compiuto un ulteriore passo, abbia salito un gradino in più verso un'Europa politica. Di questo si tratta ed è un passo al quale il Parlamento italiano, il Senato della Repubblica italiana - ed era questo il tema sul quale avevo chiesto di intervenire prima - ha dato e sta dando il suo contributo.

I colleghi forse non lo hanno notato, ma assieme al dibattito sulle comunicazioni del Governo, giustamente, la Presidenza del Senato ha messo all'ordine del giorno anche un documento sulla Carta dei diritti dei cittadini dell'Unione che la Giunta per gli affari europei ha approvato nel marzo di quest'anno, vale a dire parecchi mesi fa. A questa Carta il Senato italiano sta dedicando una notevole attenzione attraverso un'indagine conoscitiva condotta insieme alla corrispondente Commissione della Camera dei deputati;

un percorso che abbiamo ideato insieme per accompagnare l'attività di due nostri esimi rappresentanti, il deputato Melograni e il senatore Manzella, in quanto noi abbiamo dato e stiamo dando una grandissima importanza anche allo strumento con il quale è nata questa Carta, che è quello della Convenzione.

Ho sentito parlare di scarsa democrazia. Io sono fra quanti in quest'Aula continuano a sostenere che l'Unione ha un deficit di democrazia, ma sono anche fra coloro che sostengono che per la prima volta per costruire un atto europeo i Parlamenti nazionali dell'Unione sono stati invitati non come osservatori bensì come partecipi. Il senatore Manzella e il deputato Melograni hanno partecipato a pieno titolo alla redazione della Carta.

Il metodo della Convenzione, cioè quello di fare in modo che anche i Parlamenti nazionali diventino istituzioni dell'Unione, è un traguardo dal quale non possiamo recedere e un voto negativo o dubitativo del Senato su questa Carta renderebbe forse meno incisiva la richiesta che anche questa mattina in sede di Assemblea delle Commissioni specializzate in affari europei, che si è tenuta a Parigi, alla quale abbiamo partecipato come delegazione del Senato io, il senatore Bettamio e il senatore Manzella, abbiamo sostenuto e cioè che dalla Convenzione non si torna indietro.

Per concludere quest'aspetto che mi sembra rilevante, la partecipazione del Parlamento italiano alla redazione di questa Carta è stata continua ed io personalmente sono stato un sostenitore - ne avevo parlato anche con il presidente Migone - della necessità che quest'azione di accompagnamento continui.

Sappiamo anche che l'esito della riunione di Biarritz era stato prefigurato dal Consiglio europeo di Colonia, dal quale è nata la Carta. A Colonia i Capi di Stato e di Governo non hanno ipotizzato una Carta innovativa dell'Unione europea o una Costituzione europea bensì una sintesi dei valori condivisi in questo momento, perché da essi si possa partire. Il risultato non poteva che essere quello deciso a Biarritz e che verrà proclamato a Nizza, cioè che ci sono alcuni valori sui quali l'Unione europea è disposta a fondarsi.

Un altro degli elementi sui quali inviterei il Senato ad esprimere un voto, il più largo possibile, è il fatto che all'inizio del processo di allargamento, perché Nizza sarà soprattutto questo dal punto di vista della storia dell'Unione, i Paesi candidati alla nostra Unione abbiano non solo l'euro con cui confrontarsi ma anche dei diritti condivisi dai cittadini dell'Unione con cui confrontarsi e ai quali collaborare.

Il carattere aperto della Carta, cioè il fatto che essa non entri nei Trattati e non abbia valore giuridico, nasce anche dal rispetto del processo di allargamento. Se l'avessimo inserita nei Trattati in questa fase, se avessimo dato un valore giuridico alla Carta prima che altri 12 Paesi entrassero come noi a pari titolo a far parte dell'Unione avremmo impedito ad altri 12 popoli dell'Unione europea di partecipare alla costruzione di questi diritti fondamentali.

Anche per questo credo che la scelta compiuta, al di là dei nostri desideri e della nostra volontà che questa Carta abbia maggior valore, sia quella giusta ed è anche opportuno che il Parlamento e il Senato italiano che - ripeto - ha partecipato e parteciperà con attenzione a questa Carta, diano un giudizio sostanzialmente favorevole allo stadio cui siamo arrivati, che costituisce un gradino per costruirne altri. (Applausi dai Gruppi PPI, DS, UDEUR, Misto-DU e Misto-RI. Congratulazioni).

TABLADINI. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

TABLADINI. Signor Presidente, colleghi, intervengo in dissenso rispetto alla dichiarazione di voto del mio Gruppo che verrà svolta successivamente. Penso che il mio dissenso dal Gruppo venga interpretato come un atteggiamento sostanzialmente strumentale per poter esprimere alcuni concetti, perlomeno per poterli allargare. Si tratta di princìpi generali, non però così generici: generali sì ma generici no. Ora, un atteggiamento più aperto, che permettesse quantomeno di poter svolgere un dibattito su questi princìpi, credo che dovrebbe essere una delle ragioni fondamentali per le quali noi qui ci stiamo riunendo, altrimenti, tanto varrebbe andarsene a casa e prendere atto di determinati documenti: la maggioranza ha presentato questo documento, se volete lo votate, altrimenti fate senza.

Ho ascoltato le dotte osservazioni del collega Angius, il quale è arrivato persino agli Ugonotti; perché no? Potevamo andare a ritroso ancora per mille anni: in fatto di stragi credo che non ci sia nessuno che possa o debba insegnare come si sono svolte e quali sono state le ragioni politiche che hanno portato all'assunzione di responsabilità nella loro esecuzione. Sono però del parere che queste lezioni sarebbe forse meglio che non venissero da nessuno.

Prendo atto di una situazione che mi sembra di rilevare: da parte della sinistra si sta tentando – ed è lecito, intendiamoci – di mettere dei cunei in un'alleanza. E' lecito: probabilmente al posto loro farei anch'io così. Vorrei però fare un paragone e chiedo scusa per la banalità. Qualcuno avrà visto le gare ciclistiche; in queste si vince se si parte al momento esatto nel fare la volata: se si parte troppo presto o troppo tardi la volata la vince qualcun altro. Ecco, a me sembra, e non credo di sbagliarmi, che sei mesi di campagna elettorale stroncheranno sostanzialmente tutti, intendo dire fisicamente: ci ritroveremo a raccogliere in un cucchiaino le nostre ossa.

Vorrei pertanto fare un invito ai colleghi della sinistra: i toni si possono anche moderare. Noi non abbiamo detto che siamo contrari in linea di principio a questa Carta, abbiamo detto semplicemente che alcuni princìpi andrebbero meglio delineati. Mi si risponde semplicemente: "Poi lo faremo; intanto cominciate a votare, poi decideremo come fare". Credo che meglio sarebbe che tali princìpi venissero studiati prima; vi assicuro che ci sarebbe la nostra collaborazione. Non è vero che c'è una contrarietà, c'è la nostra collaborazione. Precisiamo meglio tali princìpi, al limite, lasciamoli scritti come sono, ma meglio precisiamoli. Diamo degli indirizzi, facciamo degli esempi. E' questo che chiediamo: vogliamo capirli, perché siamo duri di comprendonio. Non credo che ciò significhi chiedere la luna; è semplicemente quanto si dovrebbe all'interno di questo Parlamento.

Ecco perché abbiamo chiesto di studiare questi princìpi in Commissione, tanto il tempo c'è. Purtroppo, c'è questa risposta di forza: "Abbiamo la maggioranza, decidiamo noi. Vogliamo piantare il cuneo nella vostra alleanza e già lo stiamo facendo, perdio, per il caso di Lodi".

Non so quanti voti volete farci ancora prendere, però vorrei chiedere espressamente al senatore Angius di intervenire sul segretario Veltroni affinché si moltiplichino ancora le pagine sul "Corriere della Sera". Vivaddio, va bene; visto che la campagna elettorale è iniziata, andiamo avanti su questo tono, ma mi rivolgo a lei, senatore Angius: tutto questo porterà tanti voti per noi.

Al di là della nostra richiesta, che a noi sembra del tutto ovvia, ritengo che se l’interpretazione di questi princìpi è quella che ho dato io quanto scritto è tutto sommato accettabile. Ecco perché mi sono dissociato dal Gruppo, per esprimere la cui posizione interverrà il senatore Provera.

Per questa ragione dichiaro che esprimerò un voto di astensione o addirittura non parteciperò alla votazione se non intervengono fatti nuovi, visto che ne stanno avvenendo in continuazione. Comunque, rivolgo un caldo invito all’attuale maggioranza - che credo rappresenterà la futura opposizione - affinché assuma un atteggiamento un po’ più calmo considerato che sette mesi di campagna elettorale potrebbero stremarci anche fisicamente. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

CO'. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CO’. Signor Presidente, confermo il voto favorevole di Rifondazione Comunista alla proposta di risoluzione da noi presentata e, coerentemente, il voto contrario ad entrambe le proposte di risoluzione, presentate dalla maggioranza e dall’opposizione di centro-destra. (Applausi dal Gruppo Misto-RCP).

MANTICA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA. Signor Presidente, sono convinto da sempre – anche questo dibattito lo ha dimostrato – che uno sforzo continuo di ricerca di un consenso più vasto è possibile. Do atto al collega Angius di avere compiuto un grosso sforzo con la modifica apportata alla precedente proposta di risoluzione, presentata dalla maggioranza. In occasione della mia dichiarazione, nel corso della quale annuncerò il voto del Gruppo Alleanza Nazionale, proprio quando la maggioranza dichiara che occorre continuare l’approfondimento in vista del loro inserimento nei trattati nella prospettiva di una Costituzione europea, chiedo se non sia possibile – mi rivolgo agli altri Gruppi, ma soprattutto al Presidente – mantenere l’impegno o quanto meno l’ipotesi di lavoro assunti; cioè che il lavoro di confronto continui presso la Commissione affari esteri, fissando una data entro la quale presentare ordini del giorno e mozioni di indirizzo al Governo sulle valutazioni ed osservazioni che riguardano la Carta dei diritti.

Credo che questo potrebbe completare il lavoro svolto oggi, anche accogliendo alcune osservazioni che, peraltro, non provenivano soltanto dalla parte della Casa delle libertà.

Per il Gruppo Alleanza Nazionale non costituisce un problema mantenere l’impegno assunto per la giornata di martedì mattina; ciò dimostra che non vi è alcuna intenzione di protrarre tale discussione nel tempo. Se, come io mi auguro, così sarà il Gruppo Alleanza Nazionale voterà a favore della sua proposta di risoluzione, contro la proposta di risoluzione n. 3, presentata da Rifondazione Comunista, e si asterrà sulla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Per quanto la proposta di risoluzione presentata dai Gruppi della maggioranza, si proponga di continuare la riflessione, tale decisione è affidata ad una valutazione autonoma della Commissione affari esteri. Non spetta a noi decidere di tornare su questo argomento martedì prossimo. Con la decisione che sarà assunta si prenderà inevitabilmente una posizione.

La Commissione affari esteri, da parte sua, continuerà la riflessione e quando sarà maturata una risoluzione, questa sarà sottoposta all'Assemblea. Non credo, però, che possiamo rinviare a martedì tale argomento dopo l’approvazione di un documento che fa propri i contenuti della Carta.

PROVERA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Senatore Provera, è già intervenuto il senatore Tabladini, che ha dichiarato il proprio dissenso.

PROVERA. E' stato un caso di precognizione.

PRESIDENTE. Debbo sapere se il senatore Tabladini ha parlato a nome della maggioranza del Gruppo, perché non basta dichiarare il dissenso, c'è bisogno di manifestare in che modo ci si esprime.

TABLADINI. Ho detto che mi sarei astenuto dal voto e probabilmente non avrei partecipato.

PRESIDENTE. Va bene. Ha facoltà di parlare il senatore Provera.

PROVERA. Dovremo votare una Carta sulla quale non c'è stata alcuna discussione. E' stata ribadita la preclusione a qualsiasi tipo di discussione sia nella giornata di martedì che nel prossimo futuro e, per questo motivo, voteremo contro la proposta di risoluzione n. 1, a meno che dalla stessa non venga cassata la frase "e assumendo in particolare i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una Costituzione europea" …(Commenti dal Gruppo DS).

PRESIDENTE. Per favore, anche le questioni ovvie vanno spiegate e motivate in Aula. Senatore Provera, la invito a proseguire.

PROVERA. …e sia sostituita da una frase che potrebbe recitare in tal modo: "riconoscendo l'importanza della Carta dei diritti come primo fondamento". In ogni caso, il senatore Angius ha auspicato un confronto di alto livello su questa Carta, ma di fatto non ce lo consente. E' un dibattito al quale avrei assistito volentieri e, forse, sarei anche intervenuto volentieri. Abbiamo ascoltato anche un'affermazione secondo la quale gli altri Stati hanno approvato questa Carta ergo anche noi dobbiamo approvarla. Credo che questo sia abnorme perché, di fatto, sottrae a quest'Aula la possibilità di pronunciarsi su un documento semplicemente perché altri Stati l'hanno approvato. Questo sarebbe veramente paradossale perché ci priverebbe di una parte della nostra sovranità.

Per ultimo, vorrei ribadire ancora - perché non è abbastanza chiaro e le parole del senatore Angius me lo hanno rivelato - che la Lega non è contraria alla Carta in modo assoluto, e che riconosce l'opportunità di una sua definizione giuridica, in particolare. Siamo contrari alla formulazione di alcuni articoli che prestano il fianco all'ambiguità; quindi, una migliore definizione degli stessi li porrebbe sul tavolo per un eventuale consenso o dissenso. Spero che tutto questo sia definitivo perché non vorrei, domani, leggere ancora sui giornali o sentire alla radio o alla televisione che la Lega è contraria. Sarebbe infatti un'indegna speculazione politica e, in quanto tale, assolutamente intollerabile. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

LA LOGGIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA LOGGIA. Signor Presidente, mi pare che stiamo sprecando una delle più belle occasioni che avremmo potuto trovare su un argomento così rilevante e importante. Ne prendo atto con qualche disappunto. Nelle prossime conferenze dei Capigruppo cercheremo di capire meglio cosa c'è "dentro" la Conferenza e le decisioni che si assumono. Non le nascondo, signor Presidente, che sono anche un po' deluso dal suo atteggiamento: se non glielo dicessi, non sarei sincero.

PRESIDENTE. Senatore La Loggia, non è la prima volta che lo afferma.

LA LOGGIA. Altre volte ho dichiarato, con altrettanta sincerità, di apprezzare molto la sua azione per cui mi consenta, ogni tanto, di non essere d'accordo con le sue decisioni. Ma poiché l'argomento è veramente importante e mi pare che di speculazioni elettoralistiche ce ne sono tante, non vorrei che gli eventi offrissero il fianco alle forze della maggioranza (purtroppo per noi, signor Presidente, e spero che il senatore Tabladini parli a nome della maggioranza insieme a noi quanto prima; era stato solo un lapsus il suo, mi consenta la battuta); l'argomento è troppo importante per prendere decisioni non riflettute, anche nella serenità che la questione richiede proprio per la sua rilevanza e, insisto nel dire, anche per non offrire spunti fuori luogo all'attuale maggioranza. Pertanto noi, come è ovvio, voteremo a favore della proposta di risoluzione che abbiamo presentato. Esprimeremo invece voto di astensione sulla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza.

Desideriamo inoltre ribadire la nostra umile richiesta, signor Presidente: forse - e sottolineo forse - possiamo sperare che sulla Carta dei diritti europei si possa discutere? Possiamo coltivare questa speranza? La data di martedì è troppo ravvicinata, signor Presidente? D'accordo - anche se tengo a precisare che era stata decisa in sede di Conferenza dei Capigruppo -, non se ne preoccupi, signor Presidente, facciamo conto di non averlo deciso!

Possiamo comunque sperare di avere l'impegno del Presidente del Senato a che prima della Conferenza di Nizza si trovino un paio di ore, magari nel corso di una seduta notturna, per discutere di questa bazzecola, di qualcosa che ha evidentemente un'importanza inferiore a quella di un regolamento condominiale, di una Carta dei diritti europei che condizionerà la vita di 300 milioni di persone per gli anni a venire? (Applausi dal Gruppo di FI). Ebbene, possiamo coltivare questa speranza collega Angius, chissà, forse sarà possibile?

Nell'auspicio, signor Presidente - le sarei grato se al riguardo mi desse una risposta - di poter avere, prima dell'inizio della Conferenza di Nizza l'opportunità, magari dall'una alle tre di notte, in modo da non disturbare nessuno, di discutere della Carta dei diritti, ribadisco che per quanto ci riguarda voteremo nel modo dianzi preannunciato! (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD e LFNP e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. Senatore La Loggia, poiché nel documento in esame, che presumo abbia l'appoggio della maggioranza dei presenti in Aula, è contenuta l'espressione "continuando ad approfondire" è ovvio che ciò non sarà a tempo indeterminato. In ogni caso, la data per eventuali approfondimenti non può essere certo quella di martedì, perché in ciò vi sarebbe una contraddizione. Infatti, si assumerebbe oggi l'impegno di approvare un documento che fa propri i contenuti della Carta rinviando poi per gli approfondimenti a martedì prossimo; allora delle due, l'una: o si approva il documento o si rinvia. Questi sono i termini della questione. È ovvio che di questo argomento si debba e si possa comunque discutere!

SCOPELLITI. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

SCOPELLITI. Signor Presidente, voterò in dissenso dal mio Gruppo anche se me ne dispiace molto. Tuttavia, nonostante abbia molto riflettuto, non riesco a votare contro o ad astenermi su una materia inerente la Carta dei diritti, è più forte di me e per questa ragione il mio voto sarà favorevole alla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza.

Voterò a favore, ma non prima di aver sottolineato un particolare: non so quanti dei colleghi presenti abbiano letto il documento in discussione. Per quanto mi riguarda mi è stato sufficiente scorrerlo durante i lavori della nostra Assemblea per evidenziare la disorganicità del testo in esame e al riguardo farò degli esempi.

All'articolo 4 si condanna l'uso della tortura e delle pene inumane, ma bisogna aspettare l'articolo 47 per parlare di giustizia.

Il diritto a condizioni di lavoro sane è riportato solo all'articolo 31, nel Capo IV quarto riferito alla solidarietà, mentre il diritto al lavoro è riportato all'articolo 15, Capo II, riferito alle libertà.

Il divieto del lavoro minorile viene considerato nel Capo riferito alla solidarietà e non in quello relativo al diritto al lavoro; così some nel Capo riferito alla solidarietà è riportata anche la difesa dell'ambiente, peraltro in un articolo talmente ridotto e striminzito che mi sarei aspettata una ribellione da parte dei colleghi Verdi e ambientalisti.

Tale disorganicità avrebbe dovuto portare al buonsenso di una discussione nel merito, se non altro per mettere un po' di ordine nella Carta dei diritti, mentre il rigore e la rigidità di questa maggioranza confermano che su questa materia esiste una strumentalizzazione politica ed elettorale che non è accettabile.

Sottolineati questi aspetti e denunciata questa strumentalità politica, dichiaro comunque il mio voto a favore perché, come ho già detto, non posso votare contro o astenermi su tutto ciò che riguarda i diritti dell'uomo! (Applausi dei senatori Vertone Grimaldi, Albertini e De Luca Michele).

GUBERT. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUBERT. Signor Presidente, innanzi tutto desidero esprimere il mio rammarico per aver avuto a disposizione solo un minuto per poter discutere nel merito di questa materia, considerato che abbiamo invece speso tutto il pomeriggio per parlare delle procedure.

Detto questo, credo che la gran parte della Carta dei diritti sia senz'altro condivisibile da parte di tutti, anche se ci sono alcuni punti che sono equivoci.

ma non a caso; sono equivoci a livello europeo, ma anche in questa sede ed è proprio per non risolvere quella equivocità, che non si vuole discutere. Infatti, se si comincia a discutere di famiglia, di difesa della vita, di manipolazione genetica, esplodono le contraddizioni anche all'interno della maggioranza, contraddizioni che oggi sono state nascoste dall'intervento del senatore Elia che parla di una visione individualista, affermando però che non si può fare altro.

Signor Presidente, in coscienza, benché sia interessato a costruire un'Europa unita, non voglio che restino equivoci questi punti e pertanto non posso votare a favore di una risoluzione che approva quei princìpi. Di conseguenza, voterò contro la proposta di risoluzione n.1. Ritengo, invece, che la seconda, con l'integrazione suggerita dal senatore D'Onofrio, possa mettere d'accordo un po’ tutti perché non esprime un giudizio (né negativo né positivo) verso l'operato del Governo ed invece invita a riflettere Pertanto voterò a favore di questa seconda proposta di risoluzione. Dichiaro, inoltre, che mi asterrò in merito alla terza proposta di risoluzione perché mi sembra che sollevi un problema rilevante che dovrebbe essere approfondito.

Intendo, inoltre, far notare al Ministro degli esteri e al Sottosegretario come l'Italia dovrebbe avere un orgoglio tale da portare il suo contributo a questa Carta proprio a partire dalla propria identità culturale, dalla propria storia, che nel quadro dell'Europa si configurano diversamente da quelle di altri Paesi.

Ho seguito e seguo da svariati decenni una ricerca sui valori europei e non c'è dubbio che i valori che prevalgono nel popolo italiano sono diversi da quelli che prevalgono in altri popoli. Allora, dire semplicemente che tutti gli altri votano così, comprese la Francia e la Spagna, non vuole dire niente. Credo che dobbiamo avere la coscienza di portare il nostro contributo specifico. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

Quindi, signor Presidente, mi dispiace dell'andamento della discussione e mi auguro veramente che il nostro Parlamento possa esprimere meglio e con più orgoglio le proprie radici e la propria tradizione su questo tema fondamentale della costruzione dell'Europa. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, CCD e AN. Congratulazioni).

D'ONOFRIO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, lei è già intervenuto. Ora su che cosa intende parlare?

D'ONOFRIO. Mi scusi, signor Presidente, avevo chiesto al Ministro degli affari esteri se con la modifica proposta il Governo è in grado di dare un parere diverso da quello di attesa che aveva indicato prima. Vorrei sapere, infatti, se si esprimerà a favore della proposta di risoluzione avanzata dalla Casa delle Libertà con l'integrazione. Se il Governo esprimerà parere favorevole – come mi auguro – ciò sarebbe di grande significato.

DINI, ministro degli affari esteri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, il Governo aveva dimostrato e dichiarato la sua non contrarietà al testo della risoluzione presentata dall'opposizione ai punti a), b), c) e d), ma senza l'aggiunta formulata dal senatore D'Onofrio. Infatti, la proposta da egli suggerita nella quale si dice "si riserva di proporre le modifiche opportune dopo Nizza per rendere la Carta compatibile con la Costituzione italiana" fa sorgere alcuni dubbi che effettivamente nessuno ha mai manifestato, ovvero che la Carta così com'è presentata sia contraria sotto certi aspetti alle disposizioni della Costituzione italiana. Pertanto il Governo non può accettare l'aggiunta al punto e) suggerita dall'onorevole D'Onofrio. (Applausi dal Gruppo DS).

D'ONOFRIO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO. A parte la singolarità dell'opinione del Governo che i testi internazionali siano contrari alla Costituzione italiana che rimarrà come documentazione significativa di questo dibattito (cosa, tra l'altro, che abbiamo sempre escluso perché è semplicemente impensabile), noi non abbiamo indicato che la Carta è contraria alla Costituzione italiana, speriamo di renderla sempre più in armonia con essa. Se il Governo non vuole che sia in armonia con la Costituzione italiana, fatti suoi, mi auguro che un altro Governo abbia un'idea diversa della Costituzione italiana e degli atti europei.

Detto questo, come gesto di unità politica che nonostante questo Governo riteniamo di dover dare, ci asterremo sulla risoluzione della maggioranza, per l'intelligenza con la quale il collega Angius indicava di voler continuare ad approfondire la questione; spero che almeno lui concordi con il fatto che nell'approfondimento potremo perfino immaginare che va meglio la Costituzione italiana della Carta europea dei diritti. Non voglio che lui lo dica per evitare che il Governo dichiari di essere contrario anche alla risoluzione della maggioranza; ma questo fa parte della stravaganza della serata, alla quale il ministro Dini probabilmente aggiunge un elemento di simpatia.

Quindi, ci asteniamo sulla proposta di risoluzione della maggioranza, nel testo comprendente le modifiche introdotte dal senatore Angius. (Commenti). Lo dico al collega Provera: non è più la risoluzione originaria, è una risoluzione in cui si parla di continuare l'approfondimento sui contenuti; quindi, si prende atto che l'approfondimento dei contenuti è necessario. Questo mi auguro che alla fine possa risultare, al termine del dibattito, così come mi auguro che la posizione del Governo italiano dopo Nizza sia per un approfondimento conforme alla Costituzione italiana. Noi faremo di tutto perché così sia. Voteremo a favore della proposta di risoluzione n.2 e contro la proposta di risoluzione n.3, pur ritenendo che quest'ultima renda più conforme alla Costituzione italiana la Carta dei diritti; ma le premesse contro la cultura liberista mi fanno essere contrario. Nel merito, combatteremo una comune battaglia in favore della Costituzione italiana. (Applausi dai Gruppi CCD, FI e AN).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo), presentata dal senatore Angius e da altri senatori.

È approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 2 (Nuovo testo), presentata dal senatore La Loggia e da altri senatori.

Non è approvata.

LA LOGGIA. Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Russo Spena e da altri senatori.

Non è approvata.