MIGONE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIGONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto chiariamo le responsabilità della Commissione. In quella sede abbiamo deciso all'unanimità e, aggiungo, su mia proposta, di dedicare non una sola riunione - è un particolare importante - ma tutte quelle che si renderanno necessarie, all'approfondimento non solo della Carta dei diritti, ma della strategia istituzionale in cui tale Carta si inquadra. Non si trattava cioè di usare la Commissione in qualche maniera - perché questo è quello che è emerso – per una proposta di risoluzione da presentare immediatamente, una specie di atto riparatore di quanto avvenuto nell'altra Camera.
Pertanto, un lavoro di approfondimento serio deve tenere conto della realtà e la realtà è che vi è stata la Conferenza di Biarritz e che il testo - per chi desidera conoscerlo - è a disposizione di tutti da settimane. La realtà è, come lei senatore Andreotti - mi permetto di ipotizzare - se fosse stato Ministro degli esteri o Presidente del Consiglio ci avrebbe detto, che nel momento in cui è stato raggiunto un faticoso compromesso non solo tra Governi, ma tra forze politiche all'interno del Parlamento europeo, sarebbe una mera finzione pensare di mettere in discussione questo tipo di contenuti.
Ma vi sono altre cose che possono - anzi devono - essere fatte e che richiedono un chiarimento anche per il futuro della politica europea di questo Paese. Vi è la questione del valore giuridico della Carta, su cui la maggioranza delle opinioni è chiara ed io mi auguro che anche l'opposizione acquisisca posizioni chiare su questo punto. Comunque, si tratta di una questione impregiudicata dalle decisioni internazionali che possiamo sicuramente affrontare.
Vi è la questione delle riforme istituzionali, quelle immediate, quelle che devono essere risolte a Nizza e su cui vedo con piacere avanzare dei contenuti nella proposta di risoluzione presentata dai Gruppi dell'opposizione.
Esiste, inoltre, un'ulteriore questione nei confronti della quale nella proposta di risoluzione noto alcuni riferimenti positivi (l'Italia per l'unificazione politica europea) che devono essere ulteriormente approfonditi in quanto costituiscono il patrimonio unitario di questo Paese e di questo Parlamento nell'ambito della discussione europea. Se in una sede europea si chiedesse cosa contraddistingue la posizione italiana, la risposta sarebbe: l'Europa politica e il rafforzamento del processo di unificazione.
Il Ministro degli affari esteri è stato prudente nella scelta delle parole ed è anche suo dovere esserlo perché ci richiama sempre alla realtà, ma questo è un Paese in cui l'87 per cento dei suoi cittadini non tantissimi anni fa ha scelto non solo per l'Europa politica, ma addirittura - per usare un termine che ora si usa meno- per gli Stati Uniti d'Europa. La stessa Carta – e mi riferisco sempre ad alcune tematiche che restano aperte - è come una piattaforma che ci deve condurre oltre, verso la Costituzione europea.
Ebbene, senatore Andreotti, lei ha parlato di una tradizione politica aperta, che condivido, ma non ho certo bisogno di insegnare a lei che questa apertura era legata ad una fermezza e questa fermezza era legata alla legittimazione del Governo in carica.
Qui si parla molto di Carta dei diritti, ma mi sembra che ciò che non si vuole fare è approvare la politica estera del Governo italiano, in una situazione di gravità - sempre i colleghi me lo insegnano - com'è quella del Medio Oriente, com'è quella dei Balcani!
Non possiamo lasciare dei vuoti; non possiamo lasciare dubbi. Non possiamo nemmeno lasciare dubbi su ciò che di preziosissimo, in una situazione di questa gravità, è stato acquisito alla Conferenza di Biarritz.
In conclusione, le aperture, gli approfondimenti, hanno una condizione: che vi sia chiarezza sulla guida della politica estera italiana. Vi ringrazio. (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Vertone Grimaldi).