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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 929 del 17/10/2000


MANTICA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA. Signor Presidente, non vorrei ripetere l’assist che le ho già fatto durante il dibattito sulla riforma quadro dell’assistenza, ma credo che siamo in una situazione molto simile. Signor Presidente, è vero che si tratta di una questione procedurale ma, se vogliamo essere onesti, è profondamente politica. Non vi è grande differenza tra l’ordine del giorno n. 1, presentato dalla maggioranza, e il n. 2, presentato dall’opposizione. L’unica differenza consiste nel ritenere se questi ordini del giorno trattano o no della Carta dei diritti.

Vorrei allora dire al senatore Migone, al quale mi ero già rivolto in maniera diretta e personale per spiegare alcune situazioni, che forse uno dei motivi per cui il dibattito di politica estera del nostro Paese non raggiunge il livello degli altri Paesi è che ogni volta lo usiamo a fini interni: facciamo giochini di carattere parlamentare, usando situazioni interne. Voglio essere ancora più chiaro: mi pare ovvio immaginare che la maggioranza con questo atteggiamento, scorretto anche dal punto di vista procedurale (stamane infatti la Conferenza dei Capigruppo ha lasciato aperta l’opportunità di rinviare eventualmente il dibattito sulla Carta dei diritti alla settimana prossima, tenendo peraltro conto che la Conferenza di Nizza si tiene nei giorni 7 e 8 dicembre, quindi disponiamo di ampio tempo parlamentare per discuterne) cerca di raggiungere una votazione negativa su questo documento; onestamente credo che potrebbe esserci un unanime consenso di tutto il Senato su quello presentato dalla Casa delle libertà. La Carta dei diritti è un argomento difficile: la stessa senatrice Tana De Zulueta ha voluto amabilmente ricordarci che è una Carta migliorabile, anche se non emendabile.

Voglio ricordare al senatore Elia che proprio lui, durante il dibattito sulla fecondazione eterologa assistita, mi ha insegnato che, al di là del merito della discussione in cui eravamo coinvolti, si stava vivendo un rapporto tra culture diverse, di cui una protestante-individualista e l'altra cattolico-cristiana, che contraddistingue il Sud dell'Europa.

Alcuni temi di questo tipo – emergono sensibilità diverse – si riscontrano in questa Carta. La proposta della Casa delle libertà, volta a dare maggior forza all'azione del Governo, era quella di trovare, all'interno della Commissione esteri, una possibilità non di un unanimismo fasullo, ma di svolgere un lavoro serio per smussare gli angoli e verificare la possibilità di giungere ad un indirizzo ampiamente condiviso dal Parlamento: uno sforzo dunque di grande rilevanza per tutte le forze politiche, teso a rafforzare la credibilità del Governo italiano all'estero. Voglio solo ricordare che, in parecchie occasioni, la Casa delle libertà è intervenuta, con il suo voto favorevole, a dare forza e credibilità all'azione del Governo italiano all'estero. Ci sembrava, e ci sembra tuttora, signor Presidente, una proposta politicamente corretta e istituzionalmente efficace.

Il Presidente della Commissione esteri dovrebbe comprendere le ragioni che avevano portato la stessa Conferenza dei Capigruppo a non chiudere su questo argomento, per tentare di arrivare ad un documento il più possibile condiviso, anche se questo sarebbe costato qualche ora o qualche giorno di ritardo.

La mia proposta pertanto è la seguente: votare la proposta di risoluzione dell'opposizione, ma capisco che potrebbe irritare alcune sensibilità, oppure votare quella della maggioranza, ovviamente stralciando la parte dalle parole "e assumendo" fino ad "europea", rinviando peraltro alla Commissione esteri l'elaborazione di un documento su cui si confrontino tutte le forze politiche per cercare di giungere ad un'ampia condivisione dello stesso.

In tal senso, accogliamo anche la proposta avanzata dal Presidente del Senato alla Commissione affari esteri proprio per dimostrare che non vogliamo rinviare il dibattito alle calende greche. Crediamo, infatti, che il lavoro svolto in questa settimana in Commissione possa degnamente concludersi nell'Aula del Senato martedì mattina prossimo, salvo diversa disponibilità del Governo, ma questo è scontato.

Signor Presidente, questa è la mia richiesta. Capisco che, dal punto di vista procedurale, possa porre qualche imbarazzo, ritengo comunque che il tema abbia non solo rilevanza procedurale ma anche politica. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Gubert).