ANDREOTTI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANDREOTTI. Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per avermi dato la parola. Siamo di fronte ad un problema molto delicato su cui richiamo l'attenzione dei colleghi, considerata anche la coerenza con gli argomenti affrontati questa mattina. Infatti, anche se le presenze erano un po' meno numerose, c'è una consequenzialità con quanto è stato affermato.
Si pone un problema di forma ed uno di sostanza. Per quanto riguarda il primo, non è una sofisticheria affermare che su un documento così importante, come questa bozza di Carta, non era male procedere come in Commissione esteri abbiamo unanimemente deciso, dedicarvi cioè una seduta per verificare se vi fosse, come altre volte è avvenuto e come anche avvenne sulla discussione relativa alle riforme istituzionali, la possibilità di una convergenza o di divergenza; non si tratta di una formalità.
Il collega Andreolli mi ha portato questi tre volumi di materiale di documentazione appena stampati, qualche volta gentilmente ci viene comunicato in casella quando si pubblicano questi documenti che possono aversi su richiesta. Questa può essere considerata forma, ma qual è la sostanza? E' giusto o no tentare, su un argomento così importante come questa Carta, di verificare se c'è una possibilità di convergenza maggiore? Credo che questo sia doveroso.
Veniamo da una scuola che ha sempre cercato rispetto alla politica estera il massimo delle convergenze. Ad esempio, nel 1976, in un momento drammatico per l'Italia, non avremmo formato il Governo chiedendo ad alcuni il voto e ad altri l'astensione se non vi fosse stato l'impegno - che dopo pochi mesi si concretizzò - di una adesione nuova e molto importante da parte del maggior partito di opposizione al Patto atlantico
Credo che questo sia il modo in cui si deve gestire la politica estera della nostra nazione! Ed in tal senso tutti i giochi, i giochetti e le contrapposizioni che stanno soffocando la vita politica del nostro Paese, non mi pare siano giusti.
In sostanza, come ho già riferito al Presidente del Gruppo a cui appartengo, non mi pare opportuna una proposta di risoluzione in cui si proponga di assumere i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una Costituzione europea. Lasciate almeno che tali contenuti si possano leggere!
La proposta concreta si articola pertanto in due richieste. Innanzi tutto si richiede di sopprimere la frase specifica sulla Carta europea, cui facevo riferimento e riservarsi, attraverso una preparazione adeguata in Commissione - come sembrava pacifico si potesse fare questa mattina - la possibilità di svolgere martedì prossimo - non sine die- un dibattito per verificare se c'è l'accordo oppure pervenire all'approvazione, anche a maggioranza, se tale accordo non si ravviserà. A questo si collega la seconda richiesta: vorrei pregare il collega Russo Spena di sospendere la richiesta di votazione sulla sua proposta di risoluzione. Evidentemente il collega è più diligente di me perché sa di che cosa si sta discutendo tanto che addirittura afferma che l'impianto ideologico della stessa Carta sia di chiara "matrice liberista" e quindi credo che abbia avuto modo di esaminare bene questo documento.
È pur vero che avrei potuto consultare questo documento attraverso la rete internet, ma purtroppo non ho pensato a cogliere questa opportunità. Mi sembra che questo sia un nodo importante.
Per quanto riguarda il Medio Oriente e le riforme istituzionali, vorrei soltanto fare una raccomandazione. Quando si parla della necessità di superare il voto all'unanimità e di voto a maggioranza, non colleghiamolo all'ampliamento, quasi a voler dire ai Paesi che si aggiungono agli altri quindici che ci obbligano a regole diverse. Si tratta di un problema diverso. Al momento l'Unione europea è ancora composta da quindici membri e quindi lascerei perdere sotto questo aspetto l'ampliamento. Ripeto, si tratta di due problemi diversi e mi sembrava opportuno puntualizzarlo.
Fondamentale, quindi, è non compiere l'errore di dimostrare che il Senato approva i contenuti di un documento che non conosce evitando di compiere un atto responsabile: quello di allargare la base di un testo che nessuno sa bene quale forma avrà; ad esempio se avrà la forma di trattato occorrerà ratificarlo, e in questo caso sarà necessario cautelarsi ed avere il massimo dei consensi possibili. Tale dubbio va approfondito e conferma ancora di più l'opportunità di non precipitare le cose. In questa mia posizione non c'è nessun retropensiero, nè schieramenti, anche se è sempre più difficile fare vita politica quando si cerca di vivere in una morsa in cui c'è sempre un'alternativa, spesso anche personalizzata. Ciò è veramente detestabile! (Applausi dai Gruppi PPI, FI, AN, CCD e LFNP e dei senatori Pinggera e Gubert).