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Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 929 del 17/10/2000


Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Ministro degli affari esteri

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico che è stata presentata dai Gruppi di maggioranza la proposta di risoluzione n. 1, della quale do lettura:

"Il Senato, udite le comunicazioni del Ministro degli affari esteri sul Consiglio europeo di Biarritz, ne approva gli indirizzi e la condotta, ribadendo in particolare il proprio impegno per l'unificazione politica dell'Europa e assumendo in particolare i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una Costituzione europea; condivide pienamente l'impegno delle Nazioni unite, dell'Unione europea e del Governo italiano per la pace in Medio Oriente e nella Penisola balcanica".

Ha facoltà di parlare il Ministro degli affari esteri.

DINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, credo che questa lunga, dettagliata e approfondita analisi fatta dai senatori meriti anche delle risposte, in particolare ai quesiti che sono stati rivolti al Governo sulla politica estera, sulla costruzione dell'Europa, come su altre materie.

In primo luogo vorrei rispondere al senatore Porcari e correggere alcune sue affermazioni di fatto, che trovo errate. Non è che la politica estera e di sicurezza comune non sia importante: non era all'ordine del giorno della Conferenza di Biarritz, che si concentrava sulle quattro questioni aperte in vista dell'allargamento e relative alle riforme istituzionali. Il dibattito sulla politica estera e di sicurezza comune riprenderà il dibattito dopo Nizza. Essa è già contenuta, nelle sue linee generali, nel Trattato di Amsterdam. Si vedrà nei prossimi anni, a seguito della sua evoluzione attraverso la costituzione dei Comitati, l'abolizione dell'Unione dell'Europa occidentale, i rapporti con la NATO, la costituzione di una forza di 60.000 soldati di pronto intervento, quale riconoscimento essa debba trovare nel Trattato.

Il senatore Porcari ha espresso anche un giudizio, che certamente non intendo contrastare, affermando che ha ritenuto affrettata la visita del Presidente del Consiglio, mia e del ministro Visco a Belgrado. Vorrei sottolineare che tale visita ha seguito quella del ministro Vedrine, in rappresentanza dell'Unione europea, e che era stata richiesta, sollecitata e certamente ben accolta dal nuovo presidente Kostunica. Certamente bisogna reinserire la Serbia con prudenza. Io non credo si possa pensare o aspettarci che non ci sia un nazionalismo serbo. In Serbia sono tutti nazionalisti, senatore Porcari, più o meno. L'importante è vedere come conciliare i sentimenti di nazionalismo con l'avvicinamento della Serbia all'Europa, che è certamente l'entità più grande: una Serbia democratica sarà un fattore di stabilizzazione per tutta la regione dei Balcani. Quindi, condivido quanto detto anche dal senatore Volcic, a questo riguardo.

Sul Medio Oriente è stato detto, senatore Porcari: "non mi sembra che l'Europa abbia un ruolo". È stato successivamente sottolineato che per la prima volta un rappresentante dell'Unione europea è presente al negoziato di pace o al negoziato che ha avuto luogo fino ad oggi a Sharm el Sheikh. Prima non era successo. Altri hanno chiesto di sapere quale sia il ruolo dell'Italia. Nessun Paese ha la forza o l'autorità di poter risolvere il problema mediorientale: se così fosse, sarebbe stato già risolto. Importante è mantenere e avere buone relazioni, proprio come il nostro Paese ha, con tutte le parti in causa, si tratti di Israele, dei palestinesi, della Siria, del Libano o della Giordania.

A questo riguardo, come Consiglio europeo, come Ministri degli esteri, abbiamo inviato Solana in Siria ed in Libano al fine di sollecitare il mantenimento della calma in quei due Paesi per non aprire un nuovo fronte di conflitto. Io mi sono recato in Giordania e ho avuto importanti discussioni con il sovrano e le autorità di quel Paese; il Presidente del Consiglio ha avuto colloqui seguiti sia con la parte israeliana sia con il presidente Arafat sia con il presidente Mubarak. Tutto questo mi sembra che spieghi quello che è stato e quello che è il nostro ruolo a questo riguardo. Come dicevo, vantiamo buone relazioni con tutti i Paesi dell'area.

Senatori Porcari, non abbiamo offerto di tenere a Roma la Conferenza. Abbiamo risposto positivamente ad un invito delle autorità israeliane affinché Roma si rendesse disponibile ad accoglierla. Ma non è stata una nostra iniziativa, abbiamo solo risposto favorevolmente.

Circa il mancato invito all'Italia, senatore Porcari, rispondo che nessun Paese - né l'Italia né altri - è stato invitato da parte delle autorità palestinesi, degli israeliani, del presidente Mubarak o del presidente Clinton. La Russia si è offerta di partecipare e una disponibilità, che poteva essere accettata o meno, è stata offerta dalla Presidenza europea. Il fatto che l'Europa sia stata presente mi pare significativo. La sua presenza era stata specificamente sollecitata dalle autorità palestinesi, accolta da Israele e dai presidenti Mubarak e Clinton.

C'è stato poi un riferimento da parte di alcuni senatori, tra questi anche il senatore Porcari, circa le candidature per l'Alto commissario per i rifugiati. A questo riguardo vorrei dire quanto segue: la candidatura del senatore Migone era stata accolta dal Segretario generale delle Nazioni Unite come forte e certamente degna di ogni attenzione. Nello stesso modo e nella stessa maniera il Segretario generale ha accolto la nostra seconda candidatura quando il presidente Amato gliel'ha presentata. Mi pare che il giudizio che è stato dato di due personalità, che hanno caratteristiche ed esperienze diverse, intendeva accrescere le nostre possibilità nel giudizio stesso del Segretario generale.

Vorrei sottolineare in quest'Aula che anche in questa vicenda non dovremo farne un dramma se la scelta non cadrà su un candidato italiano; si tratta di questioni che devono essere comprese nel contesto della Comunità internazionale. Ci sono equilibri da mantenere (abbiamo qualche altra posizione nelle Nazioni Unite) e la scelta appartiene esclusivamente al Segretario generale delle Nazioni Unite. Inoltre, ci sono altre candidature, europee e non, degne di uguale attenzione.

Senatore D'Onofrio, credo di aver in particolare commentato sul ruolo e lo spazio che l'Italia ha nel Medio Oriente. Circa una Conferenza dei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, l'Italia certamente è stato il Paese più attivo nel dialogo euromediterraneo e nell'intessere relazioni strette con tutti i Paesi della sponda sud di quel mare. Nell'ambito del dialogo euromediterraneo sono state accolte nostre proposte, sulle quali i lavori sono in corso, come un Patto di sicurezza del Mediterraneo, sul quale una Carta credo potrà essere portata avanti quest'anno ed in seguito.

Abbiamo insistito e insistiamo per un rafforzamento del Meta2, abbiamo iniziato i confronti tra cultura e religioni, rilanciamo il dialogo "cinque più cinque" - i cinque Paesi della sponda Nord e i cinque Paesi della sponda Sud del Mediterraneo - e a Marsiglia il 16-17 novembre andremo avanti con il dialogo euromediterraneo, la Conferenza di Marsiglia a livello di Ministri e forse anche a livello dei Capi di Stato.

C'è poi stata una domanda specifica, alla quale credevo avessi risposto nelle mie introduzioni, rivolta dai senatori D'Onofrio e Provera, per quanto riguarda la composizione della Commissione e quale sia la posizione dell'Italia al riguardo. Dobbiamo partire dall'assunto che un'Unione europea che comprenda 25-26 Paesi non può contenere una Commissione della stessa larga dimensione, perché non ci sono funzioni da distribuire in Europa per 25 o 26 commissari. Quindi, in vista dell'allargamento, riteniamo che si debba passare ad una Commissione più ristretta e, al contempo, aumentare i poteri d'iniziativa della Presidenza in modo che anche da parte dei Paesi più grandi - questa nostro posizione, del resto, è stata accolta dalla Germania e anche dalla Francia - si riconosca di rinunciare anche a un solo commissario a rotazione, con un sistema egualitario di rotazione nella Commissione. Questa è la proposta che abbiamo di fronte; un certo numero di Paesi, alcuni dei quali ho indicati, sostengono questa nostra posizione, altri Paesi, in particolare quelli più piccoli, ritengono invece indispensabile per ragioni di prestigio e anche per sentirsi più vicini all'Unione europea che ogni Paese membro debba avere almeno un commissario. Vorrei ricordare agli onorevoli senatori che sin dall'inizio della costruzione europea i commissari non rappresentano i Paesi membri ma rappresentano l'Unione europea. Questo credo sia un principio e credo anche che i nostri commissari, quelli presenti come quelli che si sono susseguiti nel corso del tempo, abbiamo sempre cercato di difendere in primo luogo gli interessi dell'Unione e non necessariamente e solamente gli interessi nazionali. Quindi, questa è la posizione dell'Italia a fronte della quale - come ho detto - ci sono Paesi che invece desiderano avere un commissario per singolo Paese. Questa matassa dovrà essere sciolta a Nizza, perché è indispensabile completare le riforme istituzionali per poter poi procedere alla ratifica del nuovo trattato e quindi all'allargamento.

Per quanto riguarda la Carta dei diritti, condivido pienamente le osservazioni del senatore Elia e della senatrice De Zulueta. La democraticità del processo può non essere completa, ma certamente aver costituito una convenzione con rappresentanti dei Governi, rappresentanti della Commissione, rappresentanti del Parlamento europeo e rappresentanti dei Parlamenti nazionali, scelti sovranamente dagli stessi Parlamenti nazionali, costituisce un passo molto in avanti verso la democratizzazione di questo processo. E' una formula istituzionale nuova che credo possa essere seguita, se c'è la volontà e ci sono le intese, anche per altre iniziative.

Il senatore Jacchia si chiedeva se la gente è d'accordo sull'abolizione del diritto di veto. Credo che le decisioni a maggioranza siano un principio sacrosanto di democrazia. Il diritto di veto era stato costituito quando l'Europa aveva sei membri e è già oggi difficile poterlo gestire con quindici: come possiamo immaginare che possa funzionare quando l'Unione europea avrà 25 o 26 membri?

A questo riguardo vi è l'unanime riconoscimento che nessun Paese può avere il diritto di bloccare una larga maggioranza dell'unione di Paesi che intendono andare avanti su singoli punti o su singole decisioni da assumere.

Francia e Germania nel gruppo di testa: ebbene, come è stato sottolineato - e la ringrazio - dalla senatrice De Zulueta, in questa Conferenza intergovernativa l'Italia si è collocata all'avanguardia per quanto concerne sia l'allargamento, sia il voto a maggioranza, che abbiamo portato avanti, sia le cooperazioni rafforzate, in riferimento alle quali il documento italo-tedesco ha costituito la base della discussione svoltasi a Biarritz e sarà sicuramente la base per il raggiungimento di un'intesa su tale materia.

Vorrei esprimere un ulteriore commento sulle cooperazioni rafforzate. Certamente nessuno vuole un'Europa a due velocità. Tuttavia, anche in vista di quella che vogliamo sia la Costituzione d'Europa, la costituzionalizzazione della Carta dei diritti - che speriamo possa trovare un'intesa completa per il suo inserimento, dopo Nizza, nel trattato che farà seguito - è necessario permettere ai Paesi che intendono compiere passi ulteriori verso l'integrazione di farlo in seno allo stesso trattato e nel rispetto delle Istituzioni.

La formula che stiamo portando avanti prevede esattamente che le cooperazioni rafforzate facciano parte del trattato con formule più flessibili rispetto a quelle previste nel trattato di Amsterdam; vale a dire che nessun Paese abbia il diritto di veto ma che sia permesso, anche a una minoranza di Stati, di andare avanti con processi di integrazione, qualora la maggioranza dei Paesi membri sia d'accordo. E mi sembra che questo sia un sistema difendibile e democratico. Comunque, è certamente troppo presto dire cosa emergerà al riguardo.

In proposito, vorrei sottolineare gli aspetti relativi alla federazione e alla confederazione, richiamate dai senatori Lorenzi e Provera. A mio giudizio, è troppo presto parlare oggi di federazione dell'Unione europea o di confederazione. Si deve procedere con l'allargamento e dare tempo ai Paesi di valutare i tipi di cooperazioni rafforzate che potranno essere messi in campo e, quindi, la strada percorribile. Ad ogni modo, tutti riteniamo fondamentale, dopo Nizza, lavorare per la costituzionalizzazione della Carta dei diritti.

Nelle cooperazioni rafforzate - e questo è l'ultimo commento - alcune resistenze provengono, in particolare, dai Paesi più piccoli che, per loro tradizione o per loro storia, sono molto meno disponibili di altri a compiere ulteriori passi verso l'integrazione. Mi sembra però che da Biarritz emerga il sentimento che essi stessi non intendano bloccare il successivo processo di integrazione europea da parte dei Paesi che intendessero farlo.

Sulla Commissione europea con poteri allargati e su come si intenda risolvere la relativa questione mi sono già soffermato e con questo, signor Presidente, mi sembra di aver risposto, in larga parte, ai quesiti riguardanti l'Europa e la Jugoslavia.

Vorrei però esprimere qualche ulteriore commento sulle dichiarazioni che il senatore Servello ha fatto nel corso del suo lungo intervento di questa mattina.

In un certo senso, sembra volere attribuire un'azione poco attenta, poco determinata nella ricerca del posto nel Consiglio di sicurezza per l'Italia per gli anni 2001-2002. Io intendo confutare questo giudizio. Egli ci ricorda che negli anni passati tutte le nostre ambasciate furono mobilitate. Questa volta forse non lo sono state? Quanti sono stati i contatti diretti da me presi e non soltanto a New York? Decine e decine e decine, nei riguardi di quei colleghi e di quei Paesi che erano meno inclini a votare per l'Italia. Potrei ricordare le lettere che sono state scritte, le telefonate che ho fatto ai vari Paesi, i contatti per ottenere il consenso durante le visite bilaterali. Quindi, devo veramente rifiutare l'idea che non ci sia stato un impegno. Direi che quell'impegno è stato massimo, anche se non siamo riusciti nel nostro intento.

Non posso poi accettare il discorso relativo al fatto che abbiamo chiuso una piccola ambasciata in un Paese, dove non c'erano ragioni sufficienti per mantenerla, a favore dell'apertura di ambasciate in altri Paesi dove potenzialmente le relazioni con l'Italia, politiche, economiche e culturali, possono essere più proficue.

Certamente non possiamo condizionare il dispiegamento della nostra rete diplomatica semplicemente al fatto che ci può essere un voto alle Nazioni Unite. Questa sarebbe una politica che il Governo non potrebbe accettare.

È stato anche chiesto perché non si richiama l'ambasciatore Fulci. L'ambasciatore Fulci ha tutta la mia stima; ha svolto il suo compito con grande energia, facendosi certamente molti amici e, inevitabilmente quando si fa una politica forte, come del resto è la politica estera dell'Italia, anche dei nemici.

Senatore Servello, io avevo chiesto l'impegno dell'ambasciatore Fulci e, vista la sua azione, la sua conoscenza, la sua expertise, tutto ciò che aveva fatto, gli avevo chiesto anche di dare una mano nel corso dell'anno 2000. Intendiamoci, fu l'ambasciatore Fulci a proporci - e io accettai e, quindi, ne ho la responsabilità - di presentare la candidatura dell'Italia nel marzo del 1999 e nel corso di tutto quell'anno l'azione per ottenere consensi è stata condotta dall'ambasciatore Fulci insieme alla nostra squadra nella rappresentanza. Però, in vista dell'impegno che effettivamente questo richiedeva, ho chiesto all'ambasciatore Fulci nella primavera di quest'anno se dipendentemente dai suoi impegni potesse anche dare una mano per questo intento, come un senior ambassador delle Nazioni Unite. Al riguardo devo dire che la risposta alle mie sollecitazioni è stata che per lui era necessario porre delle condizioni che non potevano essere accettate dall'Amministrazione.

Tutto questo per dimostrare quanto ritenevamo importante la posta in gioco. Mi dispiace che nel corso della discussione di stamani, tutta concentrata sull'amarezza della mancata entrata dell'Italia nel Consiglio di sicurezza, nessuno dei senatori abbia rilevato il fatto che per la seconda volta consecutiva l'Italia è entrata come primo Paese per numero di voti nell'ECOSOC. C'eravamo nel triennio 1998-2000 e siamo stati votati con un numero di voti maggiore rispetto a quello ottenuto da ogni altro Paese anche per il periodo 2001-2003.

Signor Presidente, non vorrei ora inoltrarmi ulteriormente in quella che sarà la nostra politica nei riguardi delle Nazioni Unite. Certo, quando i senatori vorranno conoscere e discutere in merito nella Commissione esteri di questo ramo del Parlamento o in altre occasioni - sicuramente noi vogliamo che ci sia un indirizzo su quelli che saranno i nostri impegni - siamo pronti ad esprimere le nostre idee molto precise su come procedere, sia per quanto riguarda la battaglia per il Consiglio di sicurezza, sia per quanto riguarda le azioni che vogliamo continuare a sostenere nell'ambito delle Nazioni Unite.

La vicenda del Consiglio di sicurezza non cambia minimamente quella che è l'azione che il Governo intende seguire sia per il Consiglio di sicurezza stesso sia per il ruolo delle Nazioni Unite. C'è una serie di iniziative e di punti che in altra occasione mi permetterò di illustrare agli onorevoli senatori o agli onorevoli deputati. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-Com, Misto-RI, Misto-DU e Misto-SVP).

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione nn. 2 e 3, di cui do lettura:

"Il Senato,

udite le comunicazioni del Governo ed ascoltati tutti gli interventi nel dibattito sulla politica estera italiana:

a) esprime apprezzamento per gli avvenimenti che in Serbia hanno condotto alla presidenza Kostunica;

b) conferma l'impegno per la pace in Medio Oriente ed impegna a tal fine il Governo ad adottare una linea politica sempre più fondata sul comune destino dei popoli mediterranei;

c) conferma altresì l'impegno da sempre sostenuto dall'Italia per l'unificazione politica europea e a tal fine impegna il Governo ad adottare al Consiglio europeo di Nizza una linea coerente di riforme istituzionali tese a questo obiettivo;

d) conferma il rammarico per la mancata elezione dell'Italia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite".

"Il Senato,

premesso che il Parlamento italiano è stato sempre favorevole alla redazione di una Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che tendesse a promuovere, rafforzare e garantire le istanze di democrazia, di uguaglianza, di pace e di sicurezza sociale provenienti dai cittadini europei, pur non ignorando né gli ostacoli (posti da settori conservatori) che i redattori hanno dovuto superare, né l'incremento quantitativo e qualitativo dei diritti che la Carta de qua comporterebbe per i Paesi candidati all'allargamento, si deve rilevare con preoccupazione come l'impianto ideologico della stessa sia di chiara matrice liberista: il diritto di sciopero come ultima ratio e la sua equiparazione formale al diritto di serrata riassumono emblematicamente questa sua natura;

la Carta, infatti, contiene una elencazione di diritti formali (diritto di cittadinanza, diritto di uguaglianza e diritti sociali, alcuni dei quali – e non tutti – già ampiamente riconosciuti dalle Costituzioni degli Stati membri), sulla cui effettiva realizzazione si possono avanzare fondati dubbi;

per i diritti sociali, in particolare, non è contemplato nessun meccanismo di implementazione, nessun criterio di prevalenza e ciò, in un contesto neoliberista, proteso alla salvaguardia della competitività e del mercato, porterà solo alla loro costante riduzione. Manca, inoltre, qualsiasi riferimento al diritto alla pace o al ripudio della guerra, essenziale in una Europa le cui pulsioni militaristiche si sono drammaticamente manifestate con la guerra alla ex Jugoslavia;

tenuto conto, comunque, dell'importanza della Carta, specie se vista come primo nucleo di una futura Costituzione europea, impegna il Governo a chiedere che nella Carta siano introdotte modifiche tendenti a rendere effettivi, e non solo declamati, i diritti sociali ed ad affermare il ripudio della guerra e il conseguente diritto dei cittadini europei alla pace".

SERVELLO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERVELLO. Signor Presidente, poiché ha letto le proposte di risoluzione presentate, vorrei essere informato sui contenuti della Carta dei diritti. Mi sono recato in archivio per chiedere se detta Carta è stata distribuita. Pare che non ve ne sia traccia. Per avere una copia mi sono rivolto alla Camera dei deputati.

Le pare possibile che noi, di straforo, in una proposta di risoluzione approviamo la Carta dei diritti discussa dalla Camera ma che non ha trovato ingresso nell'Aula di Palazzo Madama?

LA LOGGIA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA LOGGIA. Signor Presidente, sono un po’ stupito e nel contempo un po' amareggiato. Concordo assolutamente con quanto da lei dichiarato in Conferenza dei Capigruppo, dove si era stabilito di interessare la Commissione affari esteri sull'argomento Carta dei diritti e di aspettare che la stessa fornisse il suo parere sull'argomento. Come ella ha avuto modo di ricordare, credo che una tale procedura sia utile, anzi indispensabile. Non è possibile immaginare che nel contesto di un dibattito di politica internazionale, peraltro su argomenti di così grande rilievo come quelli trattati oggi, nelle poche righe contenute nelle proposte di risoluzione presentate dalla maggioranza si faccia anche cenno en passant alla Carta dei diritti che né l'Assemblea, né la Commissione affari esteri hanno mai discusso.

A me pare francamente impossibile. Allora, signor Presidente, mi permetto di farle una richiesta che mi sembra più che doverosa: quella di sospendere semmai la votazione su tutti i documenti in esame, in attesa che la Commissione affari esteri, i Gruppi parlamentari esaminino l’aspetto relativo alla Carta dei diritti. Credo, infatti, che anche i Gruppi parlamentari abbiano il diritto, sulla scorta di quanto andrà decidendo, di come andrà valutando la Commissione affari esteri, di esprimere un loro avviso; ovvero, possiamo votare l’oggetto del dibattito di oggi e stralciare la parte che riguarda la Carta dei diritti. Prevediamo allora il tempo necessario; come lei ha avuto l’amabilità di ricordare, avevamo ipotizzato il prossimo martedì mattina per effettuare la votazione del Senato.

In questo momento mi sento di invocare non un diritto dell’opposizione, ma del Senato stesso, di discutere, così come ha fatto la Camera dei deputati, di un argomento di così grande rilevanza, di esprimere in modo approfondito le proprie opinioni. Diversamente non comprenderei come sia possibile votare un si o un no su un argomento sul quale non si è avuto modo neanche di fare una benché minima e breve riflessione.

Ho sentito il dovere di dire tutto questo ancora prima che lei, signor Presidente, passasse alla votazione dei documenti al nostro esame, in modo tale che, ove lei lo ritenga opportuno, possa assumere decisioni conseguenti. (Applausi del senatore Gubert).

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l’obiezione del senatore Servello, vorrei soltanto dare comunicazione all’Assemblea che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è riportata nei volumi 1 e 2 dei documenti "Servizio studi, ufficio ricerche", edizione provvisoria.

SERVELLO. Quando ho parlato stamattina non c’era.

PRESIDENTE. Essa è comunque all’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea.

MANTICA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA. Signor Presidente, non vorrei ripetere l’assist che le ho già fatto durante il dibattito sulla riforma quadro dell’assistenza, ma credo che siamo in una situazione molto simile. Signor Presidente, è vero che si tratta di una questione procedurale ma, se vogliamo essere onesti, è profondamente politica. Non vi è grande differenza tra l’ordine del giorno n. 1, presentato dalla maggioranza, e il n. 2, presentato dall’opposizione. L’unica differenza consiste nel ritenere se questi ordini del giorno trattano o no della Carta dei diritti.

Vorrei allora dire al senatore Migone, al quale mi ero già rivolto in maniera diretta e personale per spiegare alcune situazioni, che forse uno dei motivi per cui il dibattito di politica estera del nostro Paese non raggiunge il livello degli altri Paesi è che ogni volta lo usiamo a fini interni: facciamo giochini di carattere parlamentare, usando situazioni interne. Voglio essere ancora più chiaro: mi pare ovvio immaginare che la maggioranza con questo atteggiamento, scorretto anche dal punto di vista procedurale (stamane infatti la Conferenza dei Capigruppo ha lasciato aperta l’opportunità di rinviare eventualmente il dibattito sulla Carta dei diritti alla settimana prossima, tenendo peraltro conto che la Conferenza di Nizza si tiene nei giorni 7 e 8 dicembre, quindi disponiamo di ampio tempo parlamentare per discuterne) cerca di raggiungere una votazione negativa su questo documento; onestamente credo che potrebbe esserci un unanime consenso di tutto il Senato su quello presentato dalla Casa delle libertà. La Carta dei diritti è un argomento difficile: la stessa senatrice Tana De Zulueta ha voluto amabilmente ricordarci che è una Carta migliorabile, anche se non emendabile.

Voglio ricordare al senatore Elia che proprio lui, durante il dibattito sulla fecondazione eterologa assistita, mi ha insegnato che, al di là del merito della discussione in cui eravamo coinvolti, si stava vivendo un rapporto tra culture diverse, di cui una protestante-individualista e l'altra cattolico-cristiana, che contraddistingue il Sud dell'Europa.

Alcuni temi di questo tipo – emergono sensibilità diverse – si riscontrano in questa Carta. La proposta della Casa delle libertà, volta a dare maggior forza all'azione del Governo, era quella di trovare, all'interno della Commissione esteri, una possibilità non di un unanimismo fasullo, ma di svolgere un lavoro serio per smussare gli angoli e verificare la possibilità di giungere ad un indirizzo ampiamente condiviso dal Parlamento: uno sforzo dunque di grande rilevanza per tutte le forze politiche, teso a rafforzare la credibilità del Governo italiano all'estero. Voglio solo ricordare che, in parecchie occasioni, la Casa delle libertà è intervenuta, con il suo voto favorevole, a dare forza e credibilità all'azione del Governo italiano all'estero. Ci sembrava, e ci sembra tuttora, signor Presidente, una proposta politicamente corretta e istituzionalmente efficace.

Il Presidente della Commissione esteri dovrebbe comprendere le ragioni che avevano portato la stessa Conferenza dei Capigruppo a non chiudere su questo argomento, per tentare di arrivare ad un documento il più possibile condiviso, anche se questo sarebbe costato qualche ora o qualche giorno di ritardo.

La mia proposta pertanto è la seguente: votare la proposta di risoluzione dell'opposizione, ma capisco che potrebbe irritare alcune sensibilità, oppure votare quella della maggioranza, ovviamente stralciando la parte dalle parole "e assumendo" fino ad "europea", rinviando peraltro alla Commissione esteri l'elaborazione di un documento su cui si confrontino tutte le forze politiche per cercare di giungere ad un'ampia condivisione dello stesso.

In tal senso, accogliamo anche la proposta avanzata dal Presidente del Senato alla Commissione affari esteri proprio per dimostrare che non vogliamo rinviare il dibattito alle calende greche. Crediamo, infatti, che il lavoro svolto in questa settimana in Commissione possa degnamente concludersi nell'Aula del Senato martedì mattina prossimo, salvo diversa disponibilità del Governo, ma questo è scontato.

Signor Presidente, questa è la mia richiesta. Capisco che, dal punto di vista procedurale, possa porre qualche imbarazzo, ritengo comunque che il tema abbia non solo rilevanza procedurale ma anche politica. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Gubert).

ANDREOTTI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREOTTI. Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per avermi dato la parola. Siamo di fronte ad un problema molto delicato su cui richiamo l'attenzione dei colleghi, considerata anche la coerenza con gli argomenti affrontati questa mattina. Infatti, anche se le presenze erano un po' meno numerose, c'è una consequenzialità con quanto è stato affermato.

Si pone un problema di forma ed uno di sostanza. Per quanto riguarda il primo, non è una sofisticheria affermare che su un documento così importante, come questa bozza di Carta, non era male procedere come in Commissione esteri abbiamo unanimemente deciso, dedicarvi cioè una seduta per verificare se vi fosse, come altre volte è avvenuto e come anche avvenne sulla discussione relativa alle riforme istituzionali, la possibilità di una convergenza o di divergenza; non si tratta di una formalità.

Il collega Andreolli mi ha portato questi tre volumi di materiale di documentazione appena stampati, qualche volta gentilmente ci viene comunicato in casella quando si pubblicano questi documenti che possono aversi su richiesta. Questa può essere considerata forma, ma qual è la sostanza? E' giusto o no tentare, su un argomento così importante come questa Carta, di verificare se c'è una possibilità di convergenza maggiore? Credo che questo sia doveroso.

Veniamo da una scuola che ha sempre cercato rispetto alla politica estera il massimo delle convergenze. Ad esempio, nel 1976, in un momento drammatico per l'Italia, non avremmo formato il Governo chiedendo ad alcuni il voto e ad altri l'astensione se non vi fosse stato l'impegno - che dopo pochi mesi si concretizzò - di una adesione nuova e molto importante da parte del maggior partito di opposizione al Patto atlantico

Credo che questo sia il modo in cui si deve gestire la politica estera della nostra nazione! Ed in tal senso tutti i giochi, i giochetti e le contrapposizioni che stanno soffocando la vita politica del nostro Paese, non mi pare siano giusti.

In sostanza, come ho già riferito al Presidente del Gruppo a cui appartengo, non mi pare opportuna una proposta di risoluzione in cui si proponga di assumere i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una Costituzione europea. Lasciate almeno che tali contenuti si possano leggere!

La proposta concreta si articola pertanto in due richieste. Innanzi tutto si richiede di sopprimere la frase specifica sulla Carta europea, cui facevo riferimento e riservarsi, attraverso una preparazione adeguata in Commissione - come sembrava pacifico si potesse fare questa mattina - la possibilità di svolgere martedì prossimo - non sine die- un dibattito per verificare se c'è l'accordo oppure pervenire all'approvazione, anche a maggioranza, se tale accordo non si ravviserà. A questo si collega la seconda richiesta: vorrei pregare il collega Russo Spena di sospendere la richiesta di votazione sulla sua proposta di risoluzione. Evidentemente il collega è più diligente di me perché sa di che cosa si sta discutendo tanto che addirittura afferma che l'impianto ideologico della stessa Carta sia di chiara "matrice liberista" e quindi credo che abbia avuto modo di esaminare bene questo documento.

È pur vero che avrei potuto consultare questo documento attraverso la rete internet, ma purtroppo non ho pensato a cogliere questa opportunità. Mi sembra che questo sia un nodo importante.

Per quanto riguarda il Medio Oriente e le riforme istituzionali, vorrei soltanto fare una raccomandazione. Quando si parla della necessità di superare il voto all'unanimità e di voto a maggioranza, non colleghiamolo all'ampliamento, quasi a voler dire ai Paesi che si aggiungono agli altri quindici che ci obbligano a regole diverse. Si tratta di un problema diverso. Al momento l'Unione europea è ancora composta da quindici membri e quindi lascerei perdere sotto questo aspetto l'ampliamento. Ripeto, si tratta di due problemi diversi e mi sembrava opportuno puntualizzarlo.

Fondamentale, quindi, è non compiere l'errore di dimostrare che il Senato approva i contenuti di un documento che non conosce evitando di compiere un atto responsabile: quello di allargare la base di un testo che nessuno sa bene quale forma avrà; ad esempio se avrà la forma di trattato occorrerà ratificarlo, e in questo caso sarà necessario cautelarsi ed avere il massimo dei consensi possibili. Tale dubbio va approfondito e conferma ancora di più l'opportunità di non precipitare le cose. In questa mia posizione non c'è nessun retropensiero, nè schieramenti, anche se è sempre più difficile fare vita politica quando si cerca di vivere in una morsa in cui c'è sempre un'alternativa, spesso anche personalizzata. Ciò è veramente detestabile! (Applausi dai Gruppi PPI, FI, AN, CCD e LFNP e dei senatori Pinggera e Gubert).

MIGONE. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIGONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto chiariamo le responsabilità della Commissione. In quella sede abbiamo deciso all'unanimità e, aggiungo, su mia proposta, di dedicare non una sola riunione - è un particolare importante - ma tutte quelle che si renderanno necessarie, all'approfondimento non solo della Carta dei diritti, ma della strategia istituzionale in cui tale Carta si inquadra. Non si trattava cioè di usare la Commissione in qualche maniera - perché questo è quello che è emerso – per una proposta di risoluzione da presentare immediatamente, una specie di atto riparatore di quanto avvenuto nell'altra Camera.

Pertanto, un lavoro di approfondimento serio deve tenere conto della realtà e la realtà è che vi è stata la Conferenza di Biarritz e che il testo - per chi desidera conoscerlo - è a disposizione di tutti da settimane. La realtà è, come lei senatore Andreotti - mi permetto di ipotizzare - se fosse stato Ministro degli esteri o Presidente del Consiglio ci avrebbe detto, che nel momento in cui è stato raggiunto un faticoso compromesso non solo tra Governi, ma tra forze politiche all'interno del Parlamento europeo, sarebbe una mera finzione pensare di mettere in discussione questo tipo di contenuti.

Ma vi sono altre cose che possono - anzi devono - essere fatte e che richiedono un chiarimento anche per il futuro della politica europea di questo Paese. Vi è la questione del valore giuridico della Carta, su cui la maggioranza delle opinioni è chiara ed io mi auguro che anche l'opposizione acquisisca posizioni chiare su questo punto. Comunque, si tratta di una questione impregiudicata dalle decisioni internazionali che possiamo sicuramente affrontare.

Vi è la questione delle riforme istituzionali, quelle immediate, quelle che devono essere risolte a Nizza e su cui vedo con piacere avanzare dei contenuti nella proposta di risoluzione presentata dai Gruppi dell'opposizione.

Esiste, inoltre, un'ulteriore questione nei confronti della quale nella proposta di risoluzione noto alcuni riferimenti positivi (l'Italia per l'unificazione politica europea) che devono essere ulteriormente approfonditi in quanto costituiscono il patrimonio unitario di questo Paese e di questo Parlamento nell'ambito della discussione europea. Se in una sede europea si chiedesse cosa contraddistingue la posizione italiana, la risposta sarebbe: l'Europa politica e il rafforzamento del processo di unificazione.

Il Ministro degli affari esteri è stato prudente nella scelta delle parole ed è anche suo dovere esserlo perché ci richiama sempre alla realtà, ma questo è un Paese in cui l'87 per cento dei suoi cittadini non tantissimi anni fa ha scelto non solo per l'Europa politica, ma addirittura - per usare un termine che ora si usa meno- per gli Stati Uniti d'Europa. La stessa Carta – e mi riferisco sempre ad alcune tematiche che restano aperte - è come una piattaforma che ci deve condurre oltre, verso la Costituzione europea.

Ebbene, senatore Andreotti, lei ha parlato di una tradizione politica aperta, che condivido, ma non ho certo bisogno di insegnare a lei che questa apertura era legata ad una fermezza e questa fermezza era legata alla legittimazione del Governo in carica.

Qui si parla molto di Carta dei diritti, ma mi sembra che ciò che non si vuole fare è approvare la politica estera del Governo italiano, in una situazione di gravità - sempre i colleghi me lo insegnano - com'è quella del Medio Oriente, com'è quella dei Balcani!

Non possiamo lasciare dei vuoti; non possiamo lasciare dubbi. Non possiamo nemmeno lasciare dubbi su ciò che di preziosissimo, in una situazione di questa gravità, è stato acquisito alla Conferenza di Biarritz.

In conclusione, le aperture, gli approfondimenti, hanno una condizione: che vi sia chiarezza sulla guida della politica estera italiana. Vi ringrazio. (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Vertone Grimaldi).

D'ONOFRIO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO. Signor Presidente, onorevole Ministro degli affari esteri, mi rifaccio alle importanti considerazioni svolte poc'anzi dal senatore Andreotti su una questione di fondo.

Dal 1947 in poi i Governi della Repubblica italiana si sono formati sull'adesione a scelte fondamentali di politica estera: democristiani, liberali e socialdemocratici prima, con i socialisti dopo. Il senatore Andreotti ha ricordato opportunamente che nel suo Governo cosiddetto di "solidarietà nazionale", tra il 1976 e il 1979, si realizzò, lungamente ricercata, un'intesa sulla collocazione internazionale del nostro Paese niente di meno che sotto l'ombrello nucleare NATO.

E allora, la questione che a me è sembrato di cogliere durante questa giornata è di verificare se, all'interno della comunicazione del Governo e degli interventi di tutti i colleghi delle diverse parti politiche, esistono punti di unità politica al di là degli schieramenti. Li ho indicati tutti, quelli che mi sembrano i punti di unità politica, nella proposta di risoluzione che, presentata dall'opposizione, reca le firme di tutti, sottolineo, di tutti i partiti dell'opposizione: Alleanza Nazionale, Forza Italia, il CCD, la Lega, l'amico Gubert, i colleghi, per così dire, dei singoli Gruppi. Quindi, da questo punto di vista, l'intero schieramento della Casa delle libertà presenta la propria opinione sui punti di unità politica. (Il ministro Dini conversa con il sottosegretario Ranieri). Signor Ministro, sottosegretario Ranieri, vi chiedo scusa: prestatemi ascolto, perché è una questione di una tale delicatezza che riguarda il modo con il quale il Ministro degli affari esteri da stasera potrà parlare con i suoi colleghi degli altri Paesi nell'ambito dell'Unione europea.

I punti di unità politica sono indicati nella nostra proposta di risoluzione in modo particolare, non in modo generico e un tantino raffazzonato, come in quella della maggioranza. Noi indichiamo apprezzamento per gli avvenimenti che hanno portato alla presidenza di Kostunica in Serbia, signor Presidente, apprezzamento: non è detto nulla in proposito nella risoluzione della maggioranza. Ritengo che vi sia un comune senso di apprezzamento, al di là delle opinioni politiche, sulle nature di questi regimi politici che avevano diviso l'Aula.

Indichiamo la conferma di una linea di pace per il Medio Oriente - e mi sembra che sia unanime la volontà di pace - ribadendo l'importanza di una politica di ambito mediterraneo, dove parliamo di comune destino dei popoli mediterranei. Non si fa cenno alla Conferenza dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo perché su questo può darsi che il Ministro possa avere un'opinione parzialmente diversa, può darsi che intenda promuoverla; non abbiamo voluto forzare la mano su un punto decisivo della volontà di pace nel Medio Oriente.

Signor Presidente, abbiamo indicato la questione di fondo, vale a dire la comune volontà europeistica di questo Parlamento in ordine al processo riformatore dell'Unione europea tendente all'unificazione politica dell'Europa. Se questo punto - che è indicato nel nostro documento - non è previsto nel documento proposto dalla maggioranza, è ben lungi da me ritenere che la maggioranza non voglia l'unificazione dell'Europa. Però, se noi concordiamo sulla comune volontà del processo di unificazione politica europea, questo è il punto di approdo massimo che si realizza nel Parlamento italiano in modo tale che, qualunque forza politica sia al Governo, non venga meno la tensione all'unificazione politica europea. Di questo si tratta e a questo faceva prima riferimento il senatore Andreotti. Indichiamo il rammarico per la mancata elezione dell'Italia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un rammarico che ci unifica tutti.

Riteniamo che sia stata responsabilità del Governo, non della maggioranza, ma nel rammarico siamo uniti su quattro punti fondamentali relativi alla politica estera: il giudizio sulla democratizzazione della Serbia, il giudizio sulla pace nel Medio Oriente attraverso una politica mediterranea, il giudizio sull'unificazione politica dell'Europa, il rammarico per la nostra esclusione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La concordanza del Parlamento ritengo sia larghissima, forse unanime.

È questa la bipartisanship che noi intendiamo come processo e non come risultato, come punto al quale tendere. Rimane fuori dal testo della Casa delle Libertà la Carta dei diritti e non perché vi sia una forza politica contraria ad essa. Il collega Provera l'ha detto in modo ineccepibile: "Nessuno di noi, neanche i colleghi di Rifondazione Comunista, sono contrari a tale Carta, ma abbiamo opinioni diverse su taluni contenuti". E' ancora possibile che questa diversità - l'ho chiesto nel mio intervento - a Nizza venga percepita come una modifica del testo finora approvato alla Conferenza di Biarritz? E' ancora possibile introdurre alcune modifiche o no?

Se non è possibile si dica chiaramente che si è di fronte ad un prendere o lasciare e non ad una volontà politica disomogenea; sarà un prendere o lasciare rispetto ad un documento al quale non abbiamo concorso in alcun modo. Mi sembrerebbe un procedimento non democratico - come oggi sostiene "L'Avvenire" - porre il Parlamento italiano di fronte a tale scelta.

Il presidente Andreotti chiede se è possibile cercare una più larga unità, dal momento che in via di principio tale unità sulla Carta dei diritti esiste, pur essendovi disunità sui contenuti e sulle ispirazioni ideali? Noi siamo forse più liberisti dei colleghi di Rifondazione Comunista e quindi litigheremo, ci schiereremo e saremo minoranza, ma non succede nulla. Taluni di noi ritengono che devono essere introdotti principi di ispirazione religiosa mentre altri ritengono che ciò sia contrario ad un principio di laicità. Di questo se ne potrà discutere.

Il Governo desidera ottenere anche sulla Carta dei diritti una più larga unità di quella realizzata alla Camera dei deputati o questo obiettivo il Governo non ritiene di volerlo conseguire? La nostra richiesta è di affrontare in Commissione questa problematica in modo da poterla poi votare martedì prossimo, pur essendo ben consapevoli della totale legittimità del voto divergente su tale questione, se le modifiche sono possibili, mentre se non sono possibili non c'è neanche bisogno di speculare sulle diverse modifiche che si vogliono introdurre. In quel caso si tratterebbe di un testo "prendere o lasciare" rispetto al quale noi non contiamo nulla, né noi senatori né i deputati, e quindi il Governo andrà avanti sulla sua strada. Vorremmo capire se queste modifiche sono possibili; se lo sono, proponiamo che si voti martedì prossimo, mentre se non sono possibili lo si dica, perché in quel caso non si tratta di riassumere i contenuti, ma soltanto di votare quanto già scritto. In quel caso lo faremo anche noi. Non è questo il problema. Potremmo continuare a criticare la Carta dei diritti, come fa l'"Avvenire" di oggi, e allora non si potrà cambiare niente.

Mi auguro che non sia questa la condizione nella quale il Governo pone il Parlamento italiano. Se il Governo avesse accettato una Carta dei diritti sapendo che il Parlamento non avrebbe potuto chiederne neanche in astratto la modifica, tenderei a ritenere che il Governo sia andato oltre il rapporto di fiducia. Mi auguro che così non sia. (Applausi dai Gruppi CCD, FI, AN e LFNP. Congratulazioni.)

NAPOLI Roberto. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NAPOLI Roberto. Credo che ai colleghi non sarà sfuggito che, prima di passare alla valutazione delle proposte di risoluzione, sia necessario fare un piccolo passo indietro per riflettere sui tempi di ciò che è avvenuto tra Camera e Senato.

Chi ha avuto la pazienza di leggersi gli atti, a disposizione già dal giorno successivo alla seduta della Camera del 5 ottobre, ha potuto constatare come in quel ramo del Parlamento si sia sviluppato un dibattito, soprattutto sulla Carta dei diritti dell'uomo, molto intenso e anche - poi tornerò su questo punto, collega Provera - con grandi contrapposizioni e contraddizioni. Alla Camera è stata approvata una risoluzione della maggioranza, il cui testo è a disposizione di qualsiasi collega voglia procurarselo tra gli atti del Parlamento, ed è stata respinta quella dell'opposizione. Tutto questo, però, è avvenuto prima che avesse luogo il vertice di Biarritz del 14 e 15 ottobre, prima cioè che i 15 Paesi dell'Unione europea votassero un documento unitario - lo sottolineo ai colleghi del Polo - sulla Carta dei diritti dell'uomo, che è stato recepito e che diventa documento dell'Unione in previsione del superamento - come diceva il senatore Migone - del valore giuridico della Carta e degli atti già previsti nell'iter che questi documenti dovranno seguire.

Abbiamo letto con molta attenzione la proposta di risoluzione presentata dai colleghi del Polo e devo dire che mi ha colpito molto che in essa non vi sia alcun riferimento alla Carta dei diritti dell'uomo. Vi è un riferimento generico alla politica estera, alla vicenda serba e alla Conferenza intergovernativa di Nizza. Non ho problemi a dire che, se dovessero chiedermi di votare a favore di questa proposta di risoluzione, come Capogruppo dell'UDEUR lo farei senza alcun timore, perché sono convinto che in questo testo vengono richiamati principi di politica estera da tutti condivisibili.

Ma non credo sia questo il problema, colleghi del Polo. Il problema è che nella risoluzione approvata alla Camera (vorrei soltanto ricordare alcuni passaggi che fanno riferimento alla Carta dei diritti dell'uomo) vi sono principi che vanno al di là della politica estera. Vi è un richiamo a riconoscimenti e trasformazioni in atto, come il diritto al consenso libero ed informato, il divieto di pratiche eugenetiche e di clonazione di esseri umani, il diritto alla protezione dei dati personali, il diritto all'obiezione di coscienza secondo le leggi nazionali, la protezione della proprietà intellettuale, i diritti del bambino e dell'anziano, il diritto di serrata, il diritto al collocamento gratuito. Non c'è dubbio, allora, che all'interno della Carta dei diritti dell'uomo vengano affermati principi che sono stati recepiti - richiamo su questo l'attenzione dei colleghi del Polo e della Lega - a Biarritz il 14 e 15 ottobre dai 15 Paesi europei. Nella proposta di risoluzione del Polo, al contrario, non vedo riferimenti alla Carta dei diritti.

Senza alcuna polemica, collega Provera, vorrei ricordare che oggi i quotidiani e alcune agenzia di stampa riportano due frasi emblematiche del leader Bossi: "La UE è governata da una banda di comunisti e banchieri giacobini", "La Carta è un documento pieno di infamie". Risulta quindi evidente che all'interno della coalizione della Casa delle libertà vi è chi ritiene di esprimersi in questo modo sulla Carta dei diritti dell'uomo e non modifica un atteggiamento che questa mattina ho definito antieuropeo. (Applausi del senatore Saracco). Infatti, mi sembra evidente che con queste frasi si esprime una volontà precisa contro quel documento, che invece noi riteniamo alla base dei principi che prima ho richiamato e che vanno al di là della politica estera. Non c'è dubbio che la volontà di rinviare tutto ad altre sedi, non fa altro che allontanare quello che qui, in questa Aula, collega Provera, si deve dire con chiarezza, e non sui giornali o sulle agenzie di stampa.

Ho letto attentamente gli interventi dei rappresentanti della Lega ed ho trovato conferma di quanto sto denunciando, come del resto emerge chiaramente anche dagli atti parlamentari. Non c'è dubbio che, se questo aspetto viene chiarito, possiamo arrivare anche ad un documento unitario. Ma in tale documento dobbiamo avere il coraggio di inserire un richiamo alla Carta dei diritti dell'uomo e non soltanto - come avviene nel testo proposto dal Polo - ad una generica politica estera. Lo ribadisco, sono disponibile in questo momento a sottoscrivere senza alcun dubbio il testo redatto dal collega D'Onofrio; egli può contare già sulla mia firma, che aggiungo in questo momento alla proposta di risoluzione del Polo. Ma al collega D'Onofrio io chiedo anche di sottoscrivere, insieme ai colleghi del Polo, la risoluzione che ha proposto la maggioranza, nella quale invece vi è con chiarezza il riferimento alla Carta dei diritti dell'Uomo che è stata approvata pochi giorni fa. Allora sì che riusciremmo a giungere ad un testo unitario; non attraverso l'ulteriore approfondimento di poche ore o di pochi o molti giorni, perché sono grandi valori quelli che sono in discussione.

Io stamattina ho citato proprio il collega La Loggia il quale, in Conferenza dei Capigruppo, aveva anticipato la volontà di concorrere insieme a noi ad un documento unitario sulla politica estera; documento unitario che - ripeto - l'UDEUR ritiene necessario per evitare che il nostro Governo vada a Nizza con due documenti separati, della maggioranza e dell'opposizione. Ho proprio richiamato il grande valore istituzionale del ruolo del Senato, dopo quello della Camera, affinché questo possa avvenire. Ma perché questo possa avvenire, collega La Loggia, deve esserci consenso non solo sulla politica estera, sulla quale mi pare che non vi siano distinguo: nessuno di noi ha messo in discussione il valore democratico della elezione di Kostunica, nessuno di noi ha messo in discussione la necessità che l'Italia vigili in Paesi che in questo momento vivono una situazione difficile, come la Palestina ed Israele: mi pare che nessuno di noi abbia detto cose diverse. Tuttavia la risoluzione fa riferimento a un documento che - è stato richiamato - crea problemi all'interno del Polo. Se questi problemi vengono superati, credo che alla fine, senza alcun dubbio, possiamo dare al Presidente del Consiglio e al ministro Dini un mandato unitario di rappresentare il nostro Paese a Nizza, come dovrebbe fare un Parlamento.

Lo sforzo deve continuare, ma su alcuni princìpi fondamentali non possiamo derogare. Quelle frasi, collega Provera, sono state pronunciate e ripetute. Credo che su questo dovremo soffermarci con molta attenzione: è gravissimo affermare che la Carta è un documento pieno di infamie, perché il nostro Governo pochi giorni fa ha sottoscritto un documento, la Carta dei diritti dell'Uomo, che noi abbiamo condiviso e non possiamo non condividere oggi. Questo è il motivo per cui abbiamo sottoscritto la risoluzione n. 1, ma è anche il motivo per cui, a nome del mio Gruppo, dico che siamo disponibili a sottoscrivere la risoluzione del Polo, anche quella che dovesse essere integrata con un richiamo alla Carta dei diritti dell'Uomo. (Applausi dai Gruppi UDEUR e PPI. Congratulazioni).

RUSSO SPENA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO SPENA. Signor Presidente, devo dire - credo che sia d'accordo anche lei - l'ultima parte di questa discussione, che appare un po' bizzarra e un po' ipocrita, in effetti stia mettendo sul tavolo alcuni nodi veri sottesi al dibattito di questa giornata.

Fortunatamente, come Rifondazione Comunista - di questo perlomeno ci si può dare atto anche da parte di chi è molto lontano dalle nostre opinioni - non abbiamo i problemi che emergono in quest'Aula. Non abbiamo il problema di appoggiare con una risoluzione la politica estera del Governo, visto che ad alcuni atti fondamentali della politica estera di questo e dei Governi precedenti (per esempio, per la guerra nei Balcani, ma anche per il ruolo a dir poco sfumato e in qualche modo non incisivo nella vicenda mediorientale) ci siamo opposti, tentando di essere elemento e forza di stimolo critico.

Non abbiamo neppure un altro problema - qui veramente con una facile battuta potrei parlare di gioco delle tre carte - che invece hanno, ad esempio, i colleghi del Polo: cancellare attraverso un voto qui al Senato quel voto, che certamente ritengono dissennato e pilotato dai giudizi della Lega, espresso alla Camera dei deputati.

Credo che dobbiamo riportare la discussione - questo è il senso del mio intervento - al livello di attenzione necessaria. Stiamo discutendo di un problema di grandissimo rilievo: di fronte a un deficit democratico in Europa, ormai largamente riconosciuto, di fronte alla vittoria del no nel referendum in Danimarca, che di un diffuso disagio è in qualche modo spia preoccupante (insieme a tanti altri atti), stiamo discutendo un progetto di Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dei diritti delle cittadine e dei cittadini, dei diritti democratici, dei diritti di cittadinanza, dei diritti sociali. Di questo si tratta.

Se questo è il tema, presidente Andreotti, non sono certamente io che voglio emendare questo nucleo del progetto di Carta e rifiutare una discussione più approfondita in Commissione. Dico soltanto che da oggi - per questo abbiamo presentato una proposta di risoluzione come Rifondazione - bisogna dare un mandato preciso al nostro Governo, perché vi siano degli emendamenti in una direzione molto precisa. Non credo che bisogna legarsi a formalismi e, conoscendo bene la sua competenza e la sua accortezza in politica estera, non credo che il senatore Andreotti non abbia letto e approfondito il progetto di Carta, come più o meno abbiamo fatto noi. Certamente non credo di averlo io approfondito, visto che il senatore Andreotti si riferiva al mio intervento e alla mia proposta di risoluzione, più di quanto non l'abbia fatto egli stesso.

Il problema è se vogliamo dare un mandato. Tutti i Parlamenti - ho citato questa mattina quello francese e quello tedesco - e i giuristi europei, da quelli liberali di più alto livello, come Dahrendorf, come Rodotà in Italia, che ne sta scrivendo da due mesi, come Ferrara, costituzionalista che insegna qui a Roma, nonché molti politici da due mesi stanno discutendo i contenuti di questo progetto di Carta di diritti. Non l'abbiamo scovato su Internet, abbiamo ascoltato e svolto relazioni tutti noi che un poco seguiamo i temi di politica estera.

Credo allora, che quando con il dito si indica la luna, solo lo stolto guarda il dito e non la luna. Il poeta diceva "et Homerus tamquam dormitat", anche Omero ogni tanto dormicchia. Dormicchiamo ancora, però per pochissimo; ma se vogliamo emendare il progetto di Carta dei diritti non dobbiamo far finta di nulla, dobbiamo studiarlo, dobbiamo vedere quali - a mio avviso - sono le insufficienze e gli arretramenti rispetto alla nostra Carta costituzionale e dare un mandato preciso al Governo. Questo è il centro del dibattito e anche della nostra proposta di risoluzione. Tutto il resto mi pare - mi permettano i colleghi di dirlo - una manfrina provincialistica che guarda alle elezioni italiane: qui dobbiamo guardare ai diritti fondamentali delle cittadine e dei cittadini europei. (Congratulazioni).

PROVERA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PROVERA. Signor Presidente, anzitutto voglio entrare nel merito della proposta di risoluzione n. 1, a prima firma del senatore Angius; poi eventualmente risponderò al collega Napoli.

Nella proposta di risoluzione del senatore Angius ci colpisce soprattutto la frase: "assumendo in particolare i contenuti della Carta dei diritti", frase che peraltro ha sottolineato il senatore Andreotti. Credo che, togliendo questa frase, la proposta potrebbe essere anche condivisa, mentre il suo mantenimento in sostanza riproporrebbe in modo surrettizio la stessa divisione sorta alla Camera, con una mozione di maggioranza e una di opposizione.

Ritengo che il percorso naturale sia quello che prevede una discussione larga e approfondita, in cui si cercano eventualmente spazi di accordo, mentre non credo che su questo argomento ci si debba dividere, magari con ragioni che sconfinano sul territorio delle future contese e della campagna elettorale. Ritengo che da parte di molti ci sia la volontà di rivedere con accuratezza il testo ed eventualmente trovare degli spazi di consenso. Il precorso naturale è quello che passa attraverso la Commissione, poi la discussione in Aula, e non credo ci sia tutta la fretta che viene richiamata da alcuni, perché essa non potrebbe altro che portare alle conseguenze che si sono verificate alla Camera.

Voglio anche sottolineare quanto già citato in un intervento precedente.

A Biarritz non è stato raggiunto un accordo sulla natura giuridica della Carta stessa, se cioè essa debba essere considerata una dichiarazione di princìpi o inglobata nei trattati, come vuole l'Italia; si tratta di una questione aperta, che si potrebbe dibattere con tranquillità e che quindi si aggiunge alle perplessità che ho citato prima.

Non vorrei - ripeto - che la Lega, spesso accusata di essere contro lo Stato ed eversiva, fosse la sola, o comunque insieme alla Casa delle libertà, a voler richiamare il senso dello Stato in una questione così importante come quella della Carta dei diritti, che sono una chiave fondamentale dell'Europa di domani.

Mi corre infine l'obbligo di rispondere al senatore Napoli, senza nessuno spirito polemico. Le perplessità sollevate sono state condivise da molti, persino da l'"Avvenire", nell'articolo che ha citato il senatore D'Onofrio. Nel definire infami certe cose, ci riferiamo a passaggi precisi.

Abbiamo perplessità sull'articolo 10, nel quale si parla di ritualità religiose, fra le quali, come sappiamo benissimo, possono essere comprese la mutilazione sessuale, l'infibulazione, pratiche che sono contro il diritto naturale: non è una questione di leggi, ma di civiltà e di diritti naturali, e la mutilazione è una pratica che lede un diritto naturale.

All'articolo 15 si parla di immigrazione, un problema che consideriamo estremamente grave. All'articolo 21 si parla di reciprocità nel campo religioso. L'articolo 9, poi, fa riferimento alla famiglia, senza specificare: noi vogliamo sapere quale tipo di famiglia, se la famiglia naturale, o eterosessuale, oppure quella omosessuale. Infatti, come ho detto nell'intervento precedente, se si ammette che una famiglia possa essere omosessuale, non si può evitare che a questa venga concesso di adottare dei bambini, che in questo caso sarebbero la vera minoranza da tutelare.

Quindi, le nostre perplessità sono molte e, se non si definiscono meglio alcuni articoli – che in questo caso potrebbero anche essere da noi condivisi – essi possono essere tranquillamente considerati un'infamia, soprattutto nei confronti dei più deboli. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, AN e CCD).

ANGIUS. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIUS. Signor Presidente, sono un po’ sbalordito, perché, dopo aver ascoltato con attenzione la prima parte dell'intervento molto pacato del collega Provera, il quale ci spiegava che in fondo non c'erano grandi differenze di giudizio e di valutazione sulla Carta, nell'ultima parte del suo intervento ci ha invece spiegato che se non si cambiano molti articoli di questa Carta essa conterrà numerose infamie. Quindi, francamente, sono un po’ sbalordito. (Commenti del senatore Provera). Senatore Provera, poi spiegherò perché sono sbalordito, ci sono anche altre ragioni.

Signor Presidente e onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato per un giorno intero un dibattito, aperto dal Ministro degli affari esteri del nostro Paese, molto impegnato su linee fondamentali essenziali della politica estera dell'Italia. Praticamente abbiamo discusso per un giorno intero - molti colleghi non erano presenti questa mattina e nel primo pomeriggio – ed è stato un dibattito anche appassionato, con toni e argomentazioni niente affatto omogenee, sino al punto che in un intervento di un importante ed autorevole esponente del principale Gruppo di opposizione sono state chieste le dimissioni del Ministro degli affari esteri. Quindi, nel corso del dibattito svoltosi vi è stata una diversità di valutazioni sino al punto di arrivare a questo livello di scontro, non solo di confronto.

A nome del nostro Gruppo, ringrazio il Ministro degli affari esteri per la sua esposizione di questa mattina e per la replica di poco fa, interloquendo con tutti i colleghi della maggioranza e dell’opposizione, dimostrando una attenzione, una sensibilità che non possiamo non apprezzare.

La nostra discussione, cari colleghi, è avvenuta su un ventaglio di questioni, l’una diversa dall’altra, ma tutte di grande rilievo e portata: dalla vicenda del Consiglio di sicurezza dell’ONU, al processo democratico attivatosi nella Serbia, alla drammatica vicenda e successivi sviluppi – temo non conclusi - in Medio Oriente, sino alla discussione sulla Carta dei diritti.

Abbiamo discusso di questo e non poteva essere diversamente, avendo il nostro Governo rappresentato le proprie opinioni e quelle di un ramo del Parlamento a Biarritz in occasione di un appuntamento, per tanti versi, fondamentale e decisivo sul futuro destino dell’Europa. Come hanno già fatto i colleghi che mi hanno preceduto, tra cui il collega Volcic e la senatrice De Zulueta, esprimiamo il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dal Governo nel corso di questi mesi; intendo soltanto ribadirlo e sottolinearlo poiché non devo aggiungere altro a ciò che è già stato detto. Condivido quanto sottolineato da alcuni colleghi in merito al fatto che è proprio sui temi fondamentali e decisivi della politica estera che il Governo, ma anche i Gruppi politici, di maggioranza e d’opposizione debbano ricercare le convergenze più ampie, le intese più feconde nelle Aule parlamentari. E so bene come nella politica estera, attraverso la quale si rappresentano idee nonché progetti, politiche e, se mi è permesso dirlo, credibilità del nostro Paese, debbano essere ricercate quelle convergenze bipartisan, spesso richiamate anche nel corso di questa discussione.

La discussione sulla Carta dei diritti è molto importante e, la si voglia o no, cari colleghi, è la premessa della futura Costituzione europea. Di questo stiamo discutendo, di grandi princìpi, di valori. Rifiutare la Carta vuol dire rifiutare la Costituzione, rifiutare la Costituzione vuol dire rifiutare l’Europa; è inutile girarci attorno. E’ così e lo sappiamo. Mi rammarico che su una questione così importante, fondamentale e decisiva quale la definizione della Carta dei diritti europea abbiamo registrato non in questa Aula, ma presso l’altro ramo del Parlamento italiano una cesura.

La Convenzione incaricata di scrivere il progetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea aveva ricevuto mandato limitato: quello cioè di rendere visibili i diritti già esistenti a livello dell’Unione europea. Non avrebbe potuto introdurre alcunché di nuovo. Tra gli scopi di questa Carta vi era in primo luogo quello di dare una Carta dei diritti all’Unione europea, che non la possiede. In secondo luogo, di riavvicinare l’Unione europea ai cittadini, rendendoli maggiormente consapevoli del loro status. Infine, predisporre un documento da sottoporre preliminarmente agli Stati candidati, vale a dire agli Stati che intendono entrare a far parte dell'Unione.

Queste parole, che condivido totalmente, sono state pronunciate alla Camera dei deputati da uno degli estensori della Carta, cioè dall'onorevole Piero Melograni di Forza Italia, che ha dato, insieme ad altri colleghi, come il senatore Andrea Manzella qui, un contributo importante alla stesura della Carta. Ma in quel dibattito alla Camera si è realizzata, purtroppo, una cesura: non è stata votata unanimemente, come è avvenuto in 15 Parlamenti d'Europa, come è avvenuto al Parlamento europeo, come è avvenuto da parte e ad opera dei rappresentanti dei Parlamenti incaricati di stendere quella Carta. Non si è voluto, non si è arrivati, per un miope calcolo di politica interna, a definire unitariamente - come in altre sedi era stato fatto innanzi tutto dal Partito popolare europeo al quale voi, colleghi dell'opposizione, colleghi di Forza Italia, appartenete - un voto favorevole a quella Carta dei diritti.

Questo è ciò che è avvenuto ed è stato, penso, un errore molto grave. Per quale motivo si è arrivati a questo? Non so altro motivo se non per un miope calcolo - lo definisco così, cari colleghi - di politica interna. Non so quale vantaggio di carattere politico od elettorale ne abbiano tratto quelle forze del Partito popolare europeo che avevano votato a favore di questa Carta; non so bene, non riesco a carpirlo, scuserete la mia limitatezza di intuizione politico-strategica così rilevante, che evidentemente voi avete, non riesco a capire quale risultato, da un punto di vista politico-elettorale, voi pensiate di poterne trarre. Temo una cosa (lo dico schiettamente, abbassando il tono della voce): penso che all'interno del Polo per le libertà, nel suo rapporto con la Lega Nord, vi siano opinioni radicalmente diverse sul merito della Carta dei diritti europei.

La proposta di risoluzione che abbiamo presentato, cari colleghi, non può - mi consentirete, come Gruppo di maggioranza - che approvare le comunicazioni del Ministro degli affari esteri sui temi che ho richiamato. La nostra proposta di risoluzione vi chiede, cari colleghi, una sola cosa sul piano della Carta dei diritti: di assumere i contenuti della Carta come primo fondamento di una Costituzione europea. Vi stiamo chiedendo di assumere quella Carta dei diritti come primo fondamento della Costituzione europea, come è stato fatto a Biarritz da parte di 15 Parlamenti europei e di 15 Governi, compresi quelli di centro-destra ai quali voi fate riferimento, che governano Paesi d'Europa come la Spagna. Vi stiamo chiedendo soltanto questo.

La verità è che l'assunzione di quei contenuti della Carta è già avvenuta a Biarritz; quella Carta non può essere modificata; quella Carta è ormai un patrimonio comune. Che significa ciò? Che non si deve continuare la discussione sui contenuti? Non penso questo, cari colleghi, anzi, invito il Presidente della Commissione esteri del Senato, tutti i colleghi di maggioranza ed opposizione, a proseguire in quella sede un esame e un confronto perché, dopo Nizza, saremo chiamati - il nostro Paese, il nostro Governo, i Governi europei, i Parlamenti europei - ad una discussione sulla immissione dei contenuti, dei princìpi e dei valori della Carta dei diritti, nei trattati.

Ecco il motivo per cui la discussione deve proseguire ed essere approfondita. Ma non si può negare, cari colleghe e colleghi, che proprio su tali questioni, sui contenuti e sui princìpi insiti nella Carta, abbiamo avuto una diversità di opinioni fino al punto da risultare totalmente divaricanti. Se mi permettete, questa diversità di opinioni non si è manifestata soltanto, e direi perfino, tra opposizioni e maggioranza, ma si è manifestata all'interno stesso delle opposizioni.

Potrei al riguardo citare una frase pronunciata dall'onorevole Berlusconi lo scorso 26 settembre, in cui egli testualmente afferma: "…noi intendiamo.. " - presumo riferendosi a Forza Italia - "… dare una mano agli altri Stati (Francia e Germania), per trovare la possibilità di modificare le procedure decisionali e, comunque, per approvare quella Carta dei diritti cui stiamo già contribuendo".

Ebbene, a fronte di ciò da parte dei Gruppi dell'opposizione, o meglio da parte dei singoli colleghi a proposito di quella Carta dei diritti - alla cui formazione l'onorevole Berlusconi ha dichiarato di voler contribuire - sono stati espressi i seguenti giudizi che desidero richiamare, del resto non potrei non farlo.

Un collega ha espressamente affermato che: "la Carta europea dei diritti è un documento nazista, una Carta dei banchieri e dei musulmani". Un altro invece sostiene che: "l'Unione europea è governata da una banda di comunisti e banchieri giacobini; il popolo è nemico del loro progetto e di un'Europa "super Stato" e "centralista".

La Carta è stata inoltre definita: "un documento pieno di infamia: si disegna l'Europa comunista e massonica che non passerà". Si prosegue ancora con i giudizi: "è troppo materialista quella Carta dei diritti dell'Unione europea e va corretta; non voteremo una Carta dei diritti basata su concezioni mondialistiche e massoniche".

Un altro collega ha invece rilasciato la seguente dichiarazione: "… potrei aggiungere che il 1789 ha introdotto nel cuore dell'Europa elementi di crisi che hanno ancora effetti nefasti". Il che fa pensare che evidentemente viene giudicata come nefasta la Rivoluzione francese del 1789! In base a questa affermazione l'Europa di questa Carta sembra essere nata il 14 luglio del 1789 e non, ad esempio, il 21 aprile del 754 a. C., e a tale riguardo potrei aggiungere maliziosamente: e non nella notte tra il 23 e il 24 agosto del 1572, quando, come è noto, vi fu il massacro degli Ugonotti. (Commenti dal Gruppo Lega Nord).

Avviandomi alla conclusione, cari colleghi, vorrei che non ci nascondessimo dietro una discussione come quella che abbiamo svolto, che posso assicurare avrei voluto anch'io diversa.

Ho ascoltato l'intervento del senatore D'Onofrio che ha effettuato un discorso pieno di passione a mio avviso largamente condivisibile e quindi torno a ribadire che anch'io avrei voluto condurre un dibattito diverso sull'Europa e mi auguro di poterlo fare anche esprimendo i tormenti e i dubbi del percorso futuro che attende questa Europa. Mi riferisco ad esempio alle grandi sfide che ci stanno di fronte nell'era e nell'epoca della mondializzazione, della globalizzazione, delle grandi migrazioni e dei grandi drammi che stanno percorrendo l'epoca in cui ci è dato vivere.

Avrei voluto davvero che si svolgesse una discussione diversa sulla Carta dei diritti e su ciò che l'Europa deve essere, su come noi la vogliamo costruire. Bisogna infatti tenere presente che l'Europa del futuro rappresenta una parte del futuro anche del nostro Paese e mi rammarico che questa discussione sia avvenuta anche per quanto riguarda le proposte di risoluzione presentate su questioni fondamentalmente procedurali e non abbia invece potuto spaziare sulle grandi questioni di princìpi, di identità e di valori, che invece, sappiamo tutti bene, sono in discussione.

Mi auguro, cari colleghi, che anche la conclusione di questo dibattito possa non trovarci almeno sulle questioni di fondo su posizioni profondamente differenti. Mi rivolgo al collega Napoli - di cui ho apprezzato l'intervento- affermando di non avere molto da dire - lo dico non strumentalmente - sulla proposta di risoluzione presentata dalle opposizioni sia per quanto riguarda i contenuti sia - mi sia concesso dirlo - per quanto riguarda i toni, tranne che per due aspetti, e mi rivolgo al senatore La Loggia - che mi sta ascoltando - e a tutti i colleghi. Innanzitutto, in quel documento non si esprime approvazione per l'operato del Governo che noi invece approviamo; in secondo luogo, non c'è alcun apprezzamento per la Carta dei diritti che invece non solo apprezziamo, ma valorizziamo come una parte del futuro anche del nostro Paese, oltre che dell'Europa che intendiamo costruire. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Misto-Com, Misto-SDI, Verdi, UDEUR, Misto-DU e Misto-RI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo discusso in merito ad una questione avanzata dal senatore La Loggia. Ora, però, non riapriamo la discussione. Nel corso degli interventi di alcuni colleghi sono stato invitato a valutare l'opportunità di far recepire all'Aula quella parte relativa alle parole "assumendo in particolare i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una costituzione europea" e su questo vi è la divisione, non su altro. Sull'altra parte si potrebbe trovare anche una convergenza perché una parte dell'Aula vorrebbe che non si votasse la dizione "assumendo" e un'altra, invece, ritiene che si debba votare. Il documento, peraltro, è unitario. Non posso disaggregarlo; esso viene presentato prima alla valutazione del Governo e poi dell'Aula perché infatti il Governo si deve ancora esprimere su questa posizione.

Per quanto mi riguarda, ho profuso il massimo impegno affinché si potesse valutare l'opportunità di un tempo diverso in cui porre all'approvazione dell'Assemblea i contenuti della Carta dei diritti. Lo sforzo però non ha realizzato nessun risultato perché secondo l'andamento della discussione su questo punto le posizioni anziché avvicinarsi si sono allontanate: la proposta volta a rinviare la questione in Commissione trova – almeno politicamente, poi si vedrà formalmente – la maggioranza nettamente contraria. Mi chiedo dunque cosa si debba fare. Se il documento è ammissibile – come è – non posso non metterlo in votazione dopo aver ascoltato il parere del Governo. Non mi resta altra possibilità.

Vi dico con franchezza che avrei auspicato una linearità diversa nel corso del dibattito giacché vi era la possibilità di riunirsi nel pomeriggio, di concludere in sede di Commissione esteri e di arrivare anche alla seduta notturna per votare un documento possibilmente unitario. Infatti, se questo documento unitario non si fosse potuto votare, l'Aula sarebbe stata sovrana come lo è in questo momento. Il dibattito si è evoluto in una direzione diversa e questo mi dispiace, lo devo dire ad alta voce all'Assemblea. Le cose sono andate diversamente perché si poteva tranquillamente recepire l'indirizzo che era stato dato dalla Conferenza dei Capigruppo.

D'ONOFRIO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, non possiamo riaprire il dibattito. Su che cosa intende intervenire?

D'ONOFRIO. Signor Presidente, ho chiesto esplicitamente al Ministro degli esteri se da qui a Nizza non sia possibile cambiare nulla.

PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, il Ministro degli esteri deve dare un giudizio e così facendo dice anche che cosa è avvenuto e che cosa potrebbe avvenire.

D'ONOFRIO. Perché, nel caso il Ministro dica che non è possibile apportare alcuna modifica, sarei orientato ad integrare la proposta di risoluzione presentata dalla Casa delle Libertà in un certo modo. Se, invece, ci dicesse che le modifiche sono possibili, l'orientamento è un altro.

TABLADINI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa intende intervenire, senatore Tabladini?

TABLADINI. Vorrei intervenire in dissenso dal mio Gruppo

PRESIDENTE. Ma non siamo ancora in sede di votazione, senatore Tabladini.

TABLADINI. Mi sto prenotando proprio per evitare che dopo la votazione ci sia un "fuggi fuggi"; per questa ragione preferisco esprimere anticipatamente il mio desiderio.

ANGIUS. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Angius, non riprendiamo il dibattito. A me sembra impossibile. Ciascuno di noi sembra essere titolare di un potere di intervento. Ma gli interventi vanno organizzati nel rispetto del Regolamento.

ANGIUS. Signor Presidente, volevo soltanto, sulla base anche della discussione che è stata fatta e di alcuni interventi che ho ascoltato, avanzare una proposta integrativa, mi auguro in senso positivo, rispetto alla proposta di risoluzione che avevamo presentato e di cui ero primo firmatario; ovviamente, se posso farla.

PRESIDENTE. Il Governo non si è ancora espresso; si può ancora fare. Il senatore Angius ha facoltà di parlare.

ANGIUS. Pregherei i colleghi, se vogliono, di seguire il nuovo testo della nostra proposta: "Il Senato,

udite le comunicazioni del ministro degli affari esteri sul Consiglio europeo di Biarritz, ne approva l'indirizzo ribadendo in particolare il proprio impegno per l'unificazione politica dell'Europa, assumendo e continuando ad approfondire i contenuti della Carta dei diritti in vista del loro inserimento nei Trattati dell'Unione e nella prospettiva di una Costituzione europea"; il resto rimarrebbe così com'è.

Attraverso una proposta di risoluzione di questo genere noi vogliamo manifestare una sincera apertura a proseguire la discussione sulla base dell'assunzione dei principi contenuti nella Carta dei diritti nella prospettiva di una Costituzione europea, come dicevo in pratica nel mio intervento.

LA LOGGIA. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dal Gruppo DS).

LA LOGGIA. Se il Presidente mi dà la parola, spero di poter essere molto breve e di poter esprimere il mio pensiero.

Signor Presidente, ho sollevato io questo problema all'inizio del dibattito; ritenevo che fosse soltanto una questione procedurale sulla quale si poteva esprimere il Presidente, sulla base anche di quanto deciso in sede di Conferenza dei Capigruppo. Ne è nato un dibattito nel quale non sono neanche entrato nel merito; non voglio entrare nel merito e desidero ancora una risposta dalla Presidenza.

Io apprezzo molto, non ho difficoltà a riconoscerlo, l'ultima posizione del collega Angius, che può anche essere presa in considerazione, ma quando? Quando si discuterà della Carta dei diritti(Applausi dal Gruppo FI e del senatore Castelli), con molto piacere, forse, potremo anche accedere a quella formulazione. Però io affermo, e non potrò essere smentito, perché è un fatto, che di Carta dei diritti il Senato della Repubblica non ha parlato, e il Senato della Repubblica, vivaddio, ha il diritto costituzionale di parlarne! (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Castelli). Prima e dopo Biarritz, prima e dopo Nizza, sia che si possa modificare, sia che non si possa modificare! Apprendiamo che dopo Nizza sarà forse possibile apportare modifiche; sarà utile discutere nel Senato della Repubblica del se e di come il testo possa essere modificato, per arrivare magari alla fine a concludere che ci va bene com'è, ovvero che possiamo anche suggerire una modifica? Io rivendico questo diritto, signor Presidente.

Mi consenta di dirle che non c'è un problema né di maggioranza né di opposizione. Mi appello al Presidente del Senato; mi appello alla decisione dei Capigruppo; mi appello al fatto che era stato dato incarico alla Commissione affari esteri di discuterne e al fatto che c'è una data presunta, sicuramente apprezzabile, quella di martedì prossimo. Non tra sei mesi: martedì prossimo. E io credo che sia utile e giusto farlo.

Pertanto, mi rifiuto di discutere nel merito; dopo di che, nel merito, non sarà difficile, signor Presidente, trovare un documento comune, anche con gli amici della Lega, con i quali probabilmente si potrà anche ragionare, perché forse molto è stato di propaganda e forse proprio il fatto che non si voglia discutere di questo argomento sa di propaganda, signor Presidente (Applausi dai Gruppi FI e LFNP), proprio per evitare che ci possa essere anche una posizione unitaria, che la Lega peraltro ha già manifestato nel sottoscrivere il nostro documento di Casa delle libertà. E' già successo: la Lega è europeista almeno quanto i DS, i Popolari, gli UDEUR e tutti quanti gli altri! (Commenti dal Gruppo DS).

E allora, io ho il diritto di richiedere un dibattito. Voglio farlo, signor Presidente: mi appello alla Presidenza del Senato. (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD, LFNP e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. Non è mia intenzione riaprire il dibattito, qualunque senatore chieda la parola. Ho il dovere di chiedere al Governo il suo avviso e quest'ultimo è libero anche sulle richieste che sono state avanzate di fare una sua riflessione ed eventualmente di avanzare una proposta. Altrimenti l'appello al Presidente sembrerebbe quasi voler significare che il Presidente è il despota del Regolamento. In realtà, il Presidente non può non riflettere anche sull'atteggiamento dell'Aula in termini unanimi o in termini di maggioranza. (Applausi del senatore Pieroni. Commenti del senatore Scivoletto). Questa è la prassi relativa ai lavori dell'Aula.

Invito, pertanto, l'onorevole Ministro a pronunziarsi sulle proposte di risoluzione al nostro esame.

DINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, il Senato non ha un vincolo di tempo per pronunciarsi sui contenuti della Carta. È emersa in ogni caso a Biarritz l'unanimità dei Paesi partecipanti all'Unione Europea sull'inopportunità di modificarla prima della Conferenza di Nizza. A Nizza, pertanto, questa Carta sarà approvata come documento politico da tutti i Governi dell'Unione Europea. Dopo Nizza si aprirà tuttavia il confronto sul suo valore vincolante e sul suo inserimento nel sistema dei trattati. A quel punto naturalmente i Parlamenti nazionali, e prima di allora, avranno modo di esprimersi perché i trattati dovranno essere sottoposti alla ratifica delle Camere. Questa è come si presenta la situazione oggi.

Qualora il Senato desideri pronunciarsi sulla questione della Carta dei diritti, il Governo accetta volentieri la proposta della maggioranza così come modificata or ora dal senatore Angius per venire incontro al dibattito che si è svolto, vale a dire prevedendo un impegno per l'unificazione politica dell'Europa e assumendo e continuando ad approfondire i contenuti della Carta dei diritti in vista del loro inserimento nei trattati dell'Unione europea e nella prospettiva di una loro costituzionalizzazione.

Per il Governo, qualora il Senato non ritenesse di doversi pronunciare oggi sulla Carta dei diritti, è anche accettabile la proposta di risoluzione n. 2 presentata dall'opposizione che, tuttavia, non fa menzione di tale Carta e del dibattito che si è svolto oggi.

La proposta di risoluzione n. 3 non è accettabile dal Governo oggi perché chiede di introdurre modifiche a tale Carta che, come ho detto, all'unanimità i Governi dell'Unione europea ritengono in questo momento di non dover modificare, se si vuole fare un passo avanti con l'approvazione di questo documento politico. Certamente - qui è stato sottolineato e lo posso ripetere - la Carta non ha soddisfatto tutti perché costituisce un'elencazione di diritti ricca e complessa, che codifica un insieme di valori comuni, ma non è priva di lacune - lo sappiamo - e di giudizi divergenti.

Lo è anche nei confronti della nostra Costituzione, ad esempio, nella formulazione del principio di uguaglianza laddove il principio di dignità risulta invece rafforzato grazie al riconoscimento della sua inviolabilità. D'altro canto, è anche vero che altri diritti potevano essere sanciti e formulati in maniera più incisiva, ma il catalogo dei nuovi diritti che costituiscono il cuore del sistema, che ruotano appunto intorno alla bioetica, all'informatica, al consumo, ai doveri dell'amministrazione e alla condizione minorile, esaltano il valore aggiunto anche rispetto a tradizioni nazionali ricche di insegnamenti.

Pertanto sulla forza di queste considerazioni il Governo italiano, come tutti gli altri Governi dell'Unione europea, ha accettato il contenuto della Carta così come è stata presentata, per il momento, in quanto documento politico.

Il confronto si aprirà dopo Nizza quando si parlerà di dare alla Carta un valore vincolante e del suo inserimento nei trattati nel modo in cui ho detto.

PRESIDENTE. Come avete ascoltato, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1 e, se si ritiene che nel documento si possa prescindere dalla citazione della Carta dei diritti, sulla proposta di risoluzione n. 2.

Infine, il Governo esprime parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 3.

SERVELLO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERVELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso che apprezzare due eventi che sono intervenuti in quest'Aula.

Mi riferisco prima di tutto, Presidente, al suo intervento reiterato in ordine ad una procedura che la stessa Conferenza dei Capigruppo aveva prefigurato, quella cioè di discutere questo argomento nella Commissione competente, cioè la Commissione affari esteri. A questo riguardo eravamo tutti consenzienti. Si apprende, oltre tutto, che la Carta dei diritti non è immodificabile e che può comunque essere accompagnata da alcune raccomandazioni al Governo nell'ambito delle trattative che l'Esecutivo dovrà condurre con i partner europei. Apprendiamo da interviste al presidente Amato, riportate a tutta pagina sul "Corriere della sera", che comunque questo documento non costituirà il Trattato europeo; si tratta infatti di un documento di carattere politico, rispetto al quale peraltro la Gran Bretagna si è espressa sfavorevolmente su diversi punti.

Prendo atto, anche con apprezzamento, della sensibilità del senatore Angius, che ha ritenuto opportuno lasciare aperta la possibilità di applicare una procedura che noi riteniamo dovuta, consentendo cioè di effettuare un approfondimento.

Allora, senatore Angius, se lei ora ammette in sostanza quello che noi diciamo da stamattina in quest'Aula, cioè che questo testo (peraltro distribuito ai senatori alle ore 10, 30) merita un approfondimento, che ragione c'è di porre in votazione le proposte di risoluzione? La risoluzione costituisce un elemento del tutto superfluo, ininfluente, politicamente irrilevante, dal momento che domani mattina possiamo discutere su questo argomento nella Commissione affari esteri. Al contrario, lo ripeto, se si accompagna il documento (approvato eventualmente a maggioranza oppure con un'adesione più ampia) con delle raccomandazioni, di cui il Governo dovrà tenere conto nella trattativa con i rappresentanti degli altri Paesi europei, la risoluzione potrà avere un suo peso, una sua influenza.

Del resto, ci è stato ora detto dal Ministro degli affari esteri che prima o poi questo documento dovrà essere ratificato dal Parlamento italiano. Tra l'altro, dovrebbe far parte addirittura del Trattato europeo, in tutto o in parte. (Commenti del senatore Morando). A questo punto, penso che sarebbe opportuno non procedere questa sera alla votazione delle proposte di risoluzione e rinviarla a martedì, come era già stato in parte concordato. Questa mi sembra la soluzione più logica.

Senatore Angius, lei non può pensare che sfugga alla nostra sensibilità, alla nostra esperienza l'elemento politico che si inserisce in una vicenda elettorale, purtroppo lunghissima. Infatti, gli atteggiamenti su questo tema, che è così importante e tocca la sensibilità nazionale ed europea, indubbiamente incidono in una polemica di carattere politico e preelettorale.

Ora, non penso che lei vorrà insegnare ad Alleanza Nazionale se è o meno europeista. Noi crediamo di essere stati europeisti prima di molte forze politiche che sono presenti in questo Parlamento.

Quindi il problema diventa quasi di demagogia preelettorale. Perché non ci mettiamo veramente intorno a un tavolo presieduto dal senatore Migone (che oggi mi è parso un tantino meno Presidente della Commissione affari esteri e più pidiessino)? (Applausi dai Gruppi AN e FI). Per quale motivo non ci sediamo attorno a questo tavolo e troviamo in tutti i modi, come si è quasi trovata, una mezza formula che possa unificarci attraverso le modifiche proposte dal senatore Angius?

Questa è la preoccupazione che voglio qui rassegnare non perché io tema la polemica politica, non perché Alleanza Nazionale o il Polo delle libertà temano la polemica politica.

PETRUCCIOLI. E allora fallo! (Commenti del senatore Morando).

SERVELLO. Nessuno ci insegna ad essere europeisti in senso integrale e moderno. Allora, come diceva prima il presidente Andreotti, abbiamo il dovere di trovare tutte le convergenze possibili perché, altrimenti, lo spettacolo che offriamo all'opinione pubblica, non tanto italiana quanto europea e mondiale, è quello di un Parlamento spaccato su una procedura, sul metodo di lavoro, sulla conclusione di una vicenda che merita, viceversa, il consenso (Commenti del senatore Morando) se non unanime, di larga maggioranza del Parlamento italiano per andare a Nizza e, dopo Nizza, in altre sedi internazionali a rappresentare non una parte politica, ma il Governo, il Parlamento e l'Italia intera. Questa è la posizione di Alleanza Nazionale. (Applausi dai Gruppi AN, FI, CCD, LFNP e del senatore Gubert).

MANTICA. Bravo!

PETRUCCIOLI. Senatore Andreotti, se nel 1976 avessimo parlato così che cosa avreste detto? (Commenti dei senatori Servello e Morando).

SERVELLO. Ma taci!

PRESIDENTE. Per favore, senatore Petruccioli.

PETRUCCIOLI. Se nel 1976 avessimo parlato così! (Commenti dai banchi di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Senatori Servello e Petruccioli, per favore!

D'ONOFRIO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO. Signor Presidente, se è possibile, ai colleghi più pazienti che sono qui da stamane alle 10, chiedo la cortesia di ascoltarmi. Dopo le parole del Ministro degli esteri, mi permetto a questo punto di integrare la risoluzione della Casa delle libertà con una lettera e), che leggo. Chiedo la cortesia al Ministro di ascoltarmi perché l'ho scritta un attimo fa, dopo averne parlato con i colleghi, per poter rendere il più possibile unitario lo sbocco del dibattito, avendo apprezzato le modifiche proposte dal collega Angius.

Il Ministro degli esteri ha detto che mancava una parte relativa alla Carta e potrebbe essere questa: "e) si riserva di proporre le modifiche della Carta europea dei diritti, opportune soltanto dopo il Consiglio europeo di Nizza, perché essa sia il più possibile in armonia con la Costituzione italiana". (Commenti dai banchi dei DS).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione.

BEDIN. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEDIN. Signor Presidente, ho chiesto di parlare in una fase precedente del dibattito e comunque la ringrazio di avermi dato la parola adesso per esprimere una valutazione molto positiva dell'ultima versione della risoluzione proposta dalla maggioranza. Valutiamo molto positivamente che al Consiglio straordinario di Biarritz l'Unione europea nel suo complesso abbia compiuto un ulteriore passo, abbia salito un gradino in più verso un'Europa politica. Di questo si tratta ed è un passo al quale il Parlamento italiano, il Senato della Repubblica italiana - ed era questo il tema sul quale avevo chiesto di intervenire prima - ha dato e sta dando il suo contributo.

I colleghi forse non lo hanno notato, ma assieme al dibattito sulle comunicazioni del Governo, giustamente, la Presidenza del Senato ha messo all'ordine del giorno anche un documento sulla Carta dei diritti dei cittadini dell'Unione che la Giunta per gli affari europei ha approvato nel marzo di quest'anno, vale a dire parecchi mesi fa. A questa Carta il Senato italiano sta dedicando una notevole attenzione attraverso un'indagine conoscitiva condotta insieme alla corrispondente Commissione della Camera dei deputati;

un percorso che abbiamo ideato insieme per accompagnare l'attività di due nostri esimi rappresentanti, il deputato Melograni e il senatore Manzella, in quanto noi abbiamo dato e stiamo dando una grandissima importanza anche allo strumento con il quale è nata questa Carta, che è quello della Convenzione.

Ho sentito parlare di scarsa democrazia. Io sono fra quanti in quest'Aula continuano a sostenere che l'Unione ha un deficit di democrazia, ma sono anche fra coloro che sostengono che per la prima volta per costruire un atto europeo i Parlamenti nazionali dell'Unione sono stati invitati non come osservatori bensì come partecipi. Il senatore Manzella e il deputato Melograni hanno partecipato a pieno titolo alla redazione della Carta.

Il metodo della Convenzione, cioè quello di fare in modo che anche i Parlamenti nazionali diventino istituzioni dell'Unione, è un traguardo dal quale non possiamo recedere e un voto negativo o dubitativo del Senato su questa Carta renderebbe forse meno incisiva la richiesta che anche questa mattina in sede di Assemblea delle Commissioni specializzate in affari europei, che si è tenuta a Parigi, alla quale abbiamo partecipato come delegazione del Senato io, il senatore Bettamio e il senatore Manzella, abbiamo sostenuto e cioè che dalla Convenzione non si torna indietro.

Per concludere quest'aspetto che mi sembra rilevante, la partecipazione del Parlamento italiano alla redazione di questa Carta è stata continua ed io personalmente sono stato un sostenitore - ne avevo parlato anche con il presidente Migone - della necessità che quest'azione di accompagnamento continui.

Sappiamo anche che l'esito della riunione di Biarritz era stato prefigurato dal Consiglio europeo di Colonia, dal quale è nata la Carta. A Colonia i Capi di Stato e di Governo non hanno ipotizzato una Carta innovativa dell'Unione europea o una Costituzione europea bensì una sintesi dei valori condivisi in questo momento, perché da essi si possa partire. Il risultato non poteva che essere quello deciso a Biarritz e che verrà proclamato a Nizza, cioè che ci sono alcuni valori sui quali l'Unione europea è disposta a fondarsi.

Un altro degli elementi sui quali inviterei il Senato ad esprimere un voto, il più largo possibile, è il fatto che all'inizio del processo di allargamento, perché Nizza sarà soprattutto questo dal punto di vista della storia dell'Unione, i Paesi candidati alla nostra Unione abbiano non solo l'euro con cui confrontarsi ma anche dei diritti condivisi dai cittadini dell'Unione con cui confrontarsi e ai quali collaborare.

Il carattere aperto della Carta, cioè il fatto che essa non entri nei Trattati e non abbia valore giuridico, nasce anche dal rispetto del processo di allargamento. Se l'avessimo inserita nei Trattati in questa fase, se avessimo dato un valore giuridico alla Carta prima che altri 12 Paesi entrassero come noi a pari titolo a far parte dell'Unione avremmo impedito ad altri 12 popoli dell'Unione europea di partecipare alla costruzione di questi diritti fondamentali.

Anche per questo credo che la scelta compiuta, al di là dei nostri desideri e della nostra volontà che questa Carta abbia maggior valore, sia quella giusta ed è anche opportuno che il Parlamento e il Senato italiano che - ripeto - ha partecipato e parteciperà con attenzione a questa Carta, diano un giudizio sostanzialmente favorevole allo stadio cui siamo arrivati, che costituisce un gradino per costruirne altri. (Applausi dai Gruppi PPI, DS, UDEUR, Misto-DU e Misto-RI. Congratulazioni).

TABLADINI. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

TABLADINI. Signor Presidente, colleghi, intervengo in dissenso rispetto alla dichiarazione di voto del mio Gruppo che verrà svolta successivamente. Penso che il mio dissenso dal Gruppo venga interpretato come un atteggiamento sostanzialmente strumentale per poter esprimere alcuni concetti, perlomeno per poterli allargare. Si tratta di princìpi generali, non però così generici: generali sì ma generici no. Ora, un atteggiamento più aperto, che permettesse quantomeno di poter svolgere un dibattito su questi princìpi, credo che dovrebbe essere una delle ragioni fondamentali per le quali noi qui ci stiamo riunendo, altrimenti, tanto varrebbe andarsene a casa e prendere atto di determinati documenti: la maggioranza ha presentato questo documento, se volete lo votate, altrimenti fate senza.

Ho ascoltato le dotte osservazioni del collega Angius, il quale è arrivato persino agli Ugonotti; perché no? Potevamo andare a ritroso ancora per mille anni: in fatto di stragi credo che non ci sia nessuno che possa o debba insegnare come si sono svolte e quali sono state le ragioni politiche che hanno portato all'assunzione di responsabilità nella loro esecuzione. Sono però del parere che queste lezioni sarebbe forse meglio che non venissero da nessuno.

Prendo atto di una situazione che mi sembra di rilevare: da parte della sinistra si sta tentando – ed è lecito, intendiamoci – di mettere dei cunei in un'alleanza. E' lecito: probabilmente al posto loro farei anch'io così. Vorrei però fare un paragone e chiedo scusa per la banalità. Qualcuno avrà visto le gare ciclistiche; in queste si vince se si parte al momento esatto nel fare la volata: se si parte troppo presto o troppo tardi la volata la vince qualcun altro. Ecco, a me sembra, e non credo di sbagliarmi, che sei mesi di campagna elettorale stroncheranno sostanzialmente tutti, intendo dire fisicamente: ci ritroveremo a raccogliere in un cucchiaino le nostre ossa.

Vorrei pertanto fare un invito ai colleghi della sinistra: i toni si possono anche moderare. Noi non abbiamo detto che siamo contrari in linea di principio a questa Carta, abbiamo detto semplicemente che alcuni princìpi andrebbero meglio delineati. Mi si risponde semplicemente: "Poi lo faremo; intanto cominciate a votare, poi decideremo come fare". Credo che meglio sarebbe che tali princìpi venissero studiati prima; vi assicuro che ci sarebbe la nostra collaborazione. Non è vero che c'è una contrarietà, c'è la nostra collaborazione. Precisiamo meglio tali princìpi, al limite, lasciamoli scritti come sono, ma meglio precisiamoli. Diamo degli indirizzi, facciamo degli esempi. E' questo che chiediamo: vogliamo capirli, perché siamo duri di comprendonio. Non credo che ciò significhi chiedere la luna; è semplicemente quanto si dovrebbe all'interno di questo Parlamento.

Ecco perché abbiamo chiesto di studiare questi princìpi in Commissione, tanto il tempo c'è. Purtroppo, c'è questa risposta di forza: "Abbiamo la maggioranza, decidiamo noi. Vogliamo piantare il cuneo nella vostra alleanza e già lo stiamo facendo, perdio, per il caso di Lodi".

Non so quanti voti volete farci ancora prendere, però vorrei chiedere espressamente al senatore Angius di intervenire sul segretario Veltroni affinché si moltiplichino ancora le pagine sul "Corriere della Sera". Vivaddio, va bene; visto che la campagna elettorale è iniziata, andiamo avanti su questo tono, ma mi rivolgo a lei, senatore Angius: tutto questo porterà tanti voti per noi.

Al di là della nostra richiesta, che a noi sembra del tutto ovvia, ritengo che se l’interpretazione di questi princìpi è quella che ho dato io quanto scritto è tutto sommato accettabile. Ecco perché mi sono dissociato dal Gruppo, per esprimere la cui posizione interverrà il senatore Provera.

Per questa ragione dichiaro che esprimerò un voto di astensione o addirittura non parteciperò alla votazione se non intervengono fatti nuovi, visto che ne stanno avvenendo in continuazione. Comunque, rivolgo un caldo invito all’attuale maggioranza - che credo rappresenterà la futura opposizione - affinché assuma un atteggiamento un po’ più calmo considerato che sette mesi di campagna elettorale potrebbero stremarci anche fisicamente. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

CO'. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CO’. Signor Presidente, confermo il voto favorevole di Rifondazione Comunista alla proposta di risoluzione da noi presentata e, coerentemente, il voto contrario ad entrambe le proposte di risoluzione, presentate dalla maggioranza e dall’opposizione di centro-destra. (Applausi dal Gruppo Misto-RCP).

MANTICA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANTICA. Signor Presidente, sono convinto da sempre – anche questo dibattito lo ha dimostrato – che uno sforzo continuo di ricerca di un consenso più vasto è possibile. Do atto al collega Angius di avere compiuto un grosso sforzo con la modifica apportata alla precedente proposta di risoluzione, presentata dalla maggioranza. In occasione della mia dichiarazione, nel corso della quale annuncerò il voto del Gruppo Alleanza Nazionale, proprio quando la maggioranza dichiara che occorre continuare l’approfondimento in vista del loro inserimento nei trattati nella prospettiva di una Costituzione europea, chiedo se non sia possibile – mi rivolgo agli altri Gruppi, ma soprattutto al Presidente – mantenere l’impegno o quanto meno l’ipotesi di lavoro assunti; cioè che il lavoro di confronto continui presso la Commissione affari esteri, fissando una data entro la quale presentare ordini del giorno e mozioni di indirizzo al Governo sulle valutazioni ed osservazioni che riguardano la Carta dei diritti.

Credo che questo potrebbe completare il lavoro svolto oggi, anche accogliendo alcune osservazioni che, peraltro, non provenivano soltanto dalla parte della Casa delle libertà.

Per il Gruppo Alleanza Nazionale non costituisce un problema mantenere l’impegno assunto per la giornata di martedì mattina; ciò dimostra che non vi è alcuna intenzione di protrarre tale discussione nel tempo. Se, come io mi auguro, così sarà il Gruppo Alleanza Nazionale voterà a favore della sua proposta di risoluzione, contro la proposta di risoluzione n. 3, presentata da Rifondazione Comunista, e si asterrà sulla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Per quanto la proposta di risoluzione presentata dai Gruppi della maggioranza, si proponga di continuare la riflessione, tale decisione è affidata ad una valutazione autonoma della Commissione affari esteri. Non spetta a noi decidere di tornare su questo argomento martedì prossimo. Con la decisione che sarà assunta si prenderà inevitabilmente una posizione.

La Commissione affari esteri, da parte sua, continuerà la riflessione e quando sarà maturata una risoluzione, questa sarà sottoposta all'Assemblea. Non credo, però, che possiamo rinviare a martedì tale argomento dopo l’approvazione di un documento che fa propri i contenuti della Carta.

PROVERA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Senatore Provera, è già intervenuto il senatore Tabladini, che ha dichiarato il proprio dissenso.

PROVERA. E' stato un caso di precognizione.

PRESIDENTE. Debbo sapere se il senatore Tabladini ha parlato a nome della maggioranza del Gruppo, perché non basta dichiarare il dissenso, c'è bisogno di manifestare in che modo ci si esprime.

TABLADINI. Ho detto che mi sarei astenuto dal voto e probabilmente non avrei partecipato.

PRESIDENTE. Va bene. Ha facoltà di parlare il senatore Provera.

PROVERA. Dovremo votare una Carta sulla quale non c'è stata alcuna discussione. E' stata ribadita la preclusione a qualsiasi tipo di discussione sia nella giornata di martedì che nel prossimo futuro e, per questo motivo, voteremo contro la proposta di risoluzione n. 1, a meno che dalla stessa non venga cassata la frase "e assumendo in particolare i contenuti della Carta dei diritti come primo fondamento di una Costituzione europea" …(Commenti dal Gruppo DS).

PRESIDENTE. Per favore, anche le questioni ovvie vanno spiegate e motivate in Aula. Senatore Provera, la invito a proseguire.

PROVERA. …e sia sostituita da una frase che potrebbe recitare in tal modo: "riconoscendo l'importanza della Carta dei diritti come primo fondamento". In ogni caso, il senatore Angius ha auspicato un confronto di alto livello su questa Carta, ma di fatto non ce lo consente. E' un dibattito al quale avrei assistito volentieri e, forse, sarei anche intervenuto volentieri. Abbiamo ascoltato anche un'affermazione secondo la quale gli altri Stati hanno approvato questa Carta ergo anche noi dobbiamo approvarla. Credo che questo sia abnorme perché, di fatto, sottrae a quest'Aula la possibilità di pronunciarsi su un documento semplicemente perché altri Stati l'hanno approvato. Questo sarebbe veramente paradossale perché ci priverebbe di una parte della nostra sovranità.

Per ultimo, vorrei ribadire ancora - perché non è abbastanza chiaro e le parole del senatore Angius me lo hanno rivelato - che la Lega non è contraria alla Carta in modo assoluto, e che riconosce l'opportunità di una sua definizione giuridica, in particolare. Siamo contrari alla formulazione di alcuni articoli che prestano il fianco all'ambiguità; quindi, una migliore definizione degli stessi li porrebbe sul tavolo per un eventuale consenso o dissenso. Spero che tutto questo sia definitivo perché non vorrei, domani, leggere ancora sui giornali o sentire alla radio o alla televisione che la Lega è contraria. Sarebbe infatti un'indegna speculazione politica e, in quanto tale, assolutamente intollerabile. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

LA LOGGIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LA LOGGIA. Signor Presidente, mi pare che stiamo sprecando una delle più belle occasioni che avremmo potuto trovare su un argomento così rilevante e importante. Ne prendo atto con qualche disappunto. Nelle prossime conferenze dei Capigruppo cercheremo di capire meglio cosa c'è "dentro" la Conferenza e le decisioni che si assumono. Non le nascondo, signor Presidente, che sono anche un po' deluso dal suo atteggiamento: se non glielo dicessi, non sarei sincero.

PRESIDENTE. Senatore La Loggia, non è la prima volta che lo afferma.

LA LOGGIA. Altre volte ho dichiarato, con altrettanta sincerità, di apprezzare molto la sua azione per cui mi consenta, ogni tanto, di non essere d'accordo con le sue decisioni. Ma poiché l'argomento è veramente importante e mi pare che di speculazioni elettoralistiche ce ne sono tante, non vorrei che gli eventi offrissero il fianco alle forze della maggioranza (purtroppo per noi, signor Presidente, e spero che il senatore Tabladini parli a nome della maggioranza insieme a noi quanto prima; era stato solo un lapsus il suo, mi consenta la battuta); l'argomento è troppo importante per prendere decisioni non riflettute, anche nella serenità che la questione richiede proprio per la sua rilevanza e, insisto nel dire, anche per non offrire spunti fuori luogo all'attuale maggioranza. Pertanto noi, come è ovvio, voteremo a favore della proposta di risoluzione che abbiamo presentato. Esprimeremo invece voto di astensione sulla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza.

Desideriamo inoltre ribadire la nostra umile richiesta, signor Presidente: forse - e sottolineo forse - possiamo sperare che sulla Carta dei diritti europei si possa discutere? Possiamo coltivare questa speranza? La data di martedì è troppo ravvicinata, signor Presidente? D'accordo - anche se tengo a precisare che era stata decisa in sede di Conferenza dei Capigruppo -, non se ne preoccupi, signor Presidente, facciamo conto di non averlo deciso!

Possiamo comunque sperare di avere l'impegno del Presidente del Senato a che prima della Conferenza di Nizza si trovino un paio di ore, magari nel corso di una seduta notturna, per discutere di questa bazzecola, di qualcosa che ha evidentemente un'importanza inferiore a quella di un regolamento condominiale, di una Carta dei diritti europei che condizionerà la vita di 300 milioni di persone per gli anni a venire? (Applausi dal Gruppo di FI). Ebbene, possiamo coltivare questa speranza collega Angius, chissà, forse sarà possibile?

Nell'auspicio, signor Presidente - le sarei grato se al riguardo mi desse una risposta - di poter avere, prima dell'inizio della Conferenza di Nizza l'opportunità, magari dall'una alle tre di notte, in modo da non disturbare nessuno, di discutere della Carta dei diritti, ribadisco che per quanto ci riguarda voteremo nel modo dianzi preannunciato! (Applausi dai Gruppi FI, AN, CCD e LFNP e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. Senatore La Loggia, poiché nel documento in esame, che presumo abbia l'appoggio della maggioranza dei presenti in Aula, è contenuta l'espressione "continuando ad approfondire" è ovvio che ciò non sarà a tempo indeterminato. In ogni caso, la data per eventuali approfondimenti non può essere certo quella di martedì, perché in ciò vi sarebbe una contraddizione. Infatti, si assumerebbe oggi l'impegno di approvare un documento che fa propri i contenuti della Carta rinviando poi per gli approfondimenti a martedì prossimo; allora delle due, l'una: o si approva il documento o si rinvia. Questi sono i termini della questione. È ovvio che di questo argomento si debba e si possa comunque discutere!

SCOPELLITI. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

SCOPELLITI. Signor Presidente, voterò in dissenso dal mio Gruppo anche se me ne dispiace molto. Tuttavia, nonostante abbia molto riflettuto, non riesco a votare contro o ad astenermi su una materia inerente la Carta dei diritti, è più forte di me e per questa ragione il mio voto sarà favorevole alla proposta di risoluzione presentata dalla maggioranza.

Voterò a favore, ma non prima di aver sottolineato un particolare: non so quanti dei colleghi presenti abbiano letto il documento in discussione. Per quanto mi riguarda mi è stato sufficiente scorrerlo durante i lavori della nostra Assemblea per evidenziare la disorganicità del testo in esame e al riguardo farò degli esempi.

All'articolo 4 si condanna l'uso della tortura e delle pene inumane, ma bisogna aspettare l'articolo 47 per parlare di giustizia.

Il diritto a condizioni di lavoro sane è riportato solo all'articolo 31, nel Capo IV quarto riferito alla solidarietà, mentre il diritto al lavoro è riportato all'articolo 15, Capo II, riferito alle libertà.

Il divieto del lavoro minorile viene considerato nel Capo riferito alla solidarietà e non in quello relativo al diritto al lavoro; così some nel Capo riferito alla solidarietà è riportata anche la difesa dell'ambiente, peraltro in un articolo talmente ridotto e striminzito che mi sarei aspettata una ribellione da parte dei colleghi Verdi e ambientalisti.

Tale disorganicità avrebbe dovuto portare al buonsenso di una discussione nel merito, se non altro per mettere un po' di ordine nella Carta dei diritti, mentre il rigore e la rigidità di questa maggioranza confermano che su questa materia esiste una strumentalizzazione politica ed elettorale che non è accettabile.

Sottolineati questi aspetti e denunciata questa strumentalità politica, dichiaro comunque il mio voto a favore perché, come ho già detto, non posso votare contro o astenermi su tutto ciò che riguarda i diritti dell'uomo! (Applausi dei senatori Vertone Grimaldi, Albertini e De Luca Michele).

GUBERT. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUBERT. Signor Presidente, innanzi tutto desidero esprimere il mio rammarico per aver avuto a disposizione solo un minuto per poter discutere nel merito di questa materia, considerato che abbiamo invece speso tutto il pomeriggio per parlare delle procedure.

Detto questo, credo che la gran parte della Carta dei diritti sia senz'altro condivisibile da parte di tutti, anche se ci sono alcuni punti che sono equivoci.

ma non a caso; sono equivoci a livello europeo, ma anche in questa sede ed è proprio per non risolvere quella equivocità, che non si vuole discutere. Infatti, se si comincia a discutere di famiglia, di difesa della vita, di manipolazione genetica, esplodono le contraddizioni anche all'interno della maggioranza, contraddizioni che oggi sono state nascoste dall'intervento del senatore Elia che parla di una visione individualista, affermando però che non si può fare altro.

Signor Presidente, in coscienza, benché sia interessato a costruire un'Europa unita, non voglio che restino equivoci questi punti e pertanto non posso votare a favore di una risoluzione che approva quei princìpi. Di conseguenza, voterò contro la proposta di risoluzione n.1. Ritengo, invece, che la seconda, con l'integrazione suggerita dal senatore D'Onofrio, possa mettere d'accordo un po’ tutti perché non esprime un giudizio (né negativo né positivo) verso l'operato del Governo ed invece invita a riflettere Pertanto voterò a favore di questa seconda proposta di risoluzione. Dichiaro, inoltre, che mi asterrò in merito alla terza proposta di risoluzione perché mi sembra che sollevi un problema rilevante che dovrebbe essere approfondito.

Intendo, inoltre, far notare al Ministro degli esteri e al Sottosegretario come l'Italia dovrebbe avere un orgoglio tale da portare il suo contributo a questa Carta proprio a partire dalla propria identità culturale, dalla propria storia, che nel quadro dell'Europa si configurano diversamente da quelle di altri Paesi.

Ho seguito e seguo da svariati decenni una ricerca sui valori europei e non c'è dubbio che i valori che prevalgono nel popolo italiano sono diversi da quelli che prevalgono in altri popoli. Allora, dire semplicemente che tutti gli altri votano così, comprese la Francia e la Spagna, non vuole dire niente. Credo che dobbiamo avere la coscienza di portare il nostro contributo specifico. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI).

Quindi, signor Presidente, mi dispiace dell'andamento della discussione e mi auguro veramente che il nostro Parlamento possa esprimere meglio e con più orgoglio le proprie radici e la propria tradizione su questo tema fondamentale della costruzione dell'Europa. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, CCD e AN. Congratulazioni).

D'ONOFRIO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, lei è già intervenuto. Ora su che cosa intende parlare?

D'ONOFRIO. Mi scusi, signor Presidente, avevo chiesto al Ministro degli affari esteri se con la modifica proposta il Governo è in grado di dare un parere diverso da quello di attesa che aveva indicato prima. Vorrei sapere, infatti, se si esprimerà a favore della proposta di risoluzione avanzata dalla Casa delle Libertà con l'integrazione. Se il Governo esprimerà parere favorevole – come mi auguro – ciò sarebbe di grande significato.

DINI, ministro degli affari esteri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, il Governo aveva dimostrato e dichiarato la sua non contrarietà al testo della risoluzione presentata dall'opposizione ai punti a), b), c) e d), ma senza l'aggiunta formulata dal senatore D'Onofrio. Infatti, la proposta da egli suggerita nella quale si dice "si riserva di proporre le modifiche opportune dopo Nizza per rendere la Carta compatibile con la Costituzione italiana" fa sorgere alcuni dubbi che effettivamente nessuno ha mai manifestato, ovvero che la Carta così com'è presentata sia contraria sotto certi aspetti alle disposizioni della Costituzione italiana. Pertanto il Governo non può accettare l'aggiunta al punto e) suggerita dall'onorevole D'Onofrio. (Applausi dal Gruppo DS).

D'ONOFRIO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO. A parte la singolarità dell'opinione del Governo che i testi internazionali siano contrari alla Costituzione italiana che rimarrà come documentazione significativa di questo dibattito (cosa, tra l'altro, che abbiamo sempre escluso perché è semplicemente impensabile), noi non abbiamo indicato che la Carta è contraria alla Costituzione italiana, speriamo di renderla sempre più in armonia con essa. Se il Governo non vuole che sia in armonia con la Costituzione italiana, fatti suoi, mi auguro che un altro Governo abbia un'idea diversa della Costituzione italiana e degli atti europei.

Detto questo, come gesto di unità politica che nonostante questo Governo riteniamo di dover dare, ci asterremo sulla risoluzione della maggioranza, per l'intelligenza con la quale il collega Angius indicava di voler continuare ad approfondire la questione; spero che almeno lui concordi con il fatto che nell'approfondimento potremo perfino immaginare che va meglio la Costituzione italiana della Carta europea dei diritti. Non voglio che lui lo dica per evitare che il Governo dichiari di essere contrario anche alla risoluzione della maggioranza; ma questo fa parte della stravaganza della serata, alla quale il ministro Dini probabilmente aggiunge un elemento di simpatia.

Quindi, ci asteniamo sulla proposta di risoluzione della maggioranza, nel testo comprendente le modifiche introdotte dal senatore Angius. (Commenti). Lo dico al collega Provera: non è più la risoluzione originaria, è una risoluzione in cui si parla di continuare l'approfondimento sui contenuti; quindi, si prende atto che l'approfondimento dei contenuti è necessario. Questo mi auguro che alla fine possa risultare, al termine del dibattito, così come mi auguro che la posizione del Governo italiano dopo Nizza sia per un approfondimento conforme alla Costituzione italiana. Noi faremo di tutto perché così sia. Voteremo a favore della proposta di risoluzione n.2 e contro la proposta di risoluzione n.3, pur ritenendo che quest'ultima renda più conforme alla Costituzione italiana la Carta dei diritti; ma le premesse contro la cultura liberista mi fanno essere contrario. Nel merito, combatteremo una comune battaglia in favore della Costituzione italiana. (Applausi dai Gruppi CCD, FI e AN).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo), presentata dal senatore Angius e da altri senatori.

È approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 2 (Nuovo testo), presentata dal senatore La Loggia e da altri senatori.

Non è approvata.

LA LOGGIA. Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Russo Spena e da altri senatori.

Non è approvata.