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Ordine del Giorno n. G1 alla mozione n. 1-00048


G1

NENCINI, BUEMI, LONGO FAUSTO GUILHERME

Ritirato

Il Senato,

            nel corso del dibattito sulle mozioni sull'avvio del percorso delle riforme costituzionali;

        premesso che:

            la grave crisi che da molti anni affligge il Paese, a cominciare dalle sue istituzioni, come unanimemente denunciato da tutte le forze politiche, rende ormai indifferibile e urgente l'avvio di una seria e approfondita riflessione del Parlamento e dei partiti in esso rappresentati, che porti a dare avvio all'auspicata stagione delle riforme volte a modernizzare lo Stato e le sue istituzioni;

            tale processo può realizzarsi solo a partire dalla revisione della Carta costituzionale, introducendo in essa tutti gli elementi innovativi che possono favorire la ridefinizione dello Stato, nelle sue diverse articolazioni, al servizio dei cittadini;

            l'obiettivo generale da perseguire è quello di realizzare in Italia una democrazia governante, prevedendo un efficace sistema di pesi e contrappesi;

            la crisi della democrazia italiana si è aggravata perché alla rottura della Costituzione materiale, verificatasi nei primi anni '90, non è corrisposto il necessario aggiornamento della Costituzione formale, al quale si preferì la semplice modifica delle leggi elettorali, con la conseguenza di fondare il nuovo sistema politico più sulla misura dei rapporti di forza che sui criteri per regolare i rapporti fra le forze, incentivando così una concezione muscolare del confronto politico;

            per di più nel corso degli anni è mutato lo scenario economico, sociale ed internazionale in cui operano le nostre istituzioni, mettendo a dura prova la stessa nozione di sovranità. È quindi necessario ristabilire l'equilibrio sia ai vertici delle istituzioni (innanzitutto fra potere giudiziario e potere legislativo) sia nel governo del territorio (innanzitutto fra Stato e Regioni);

            va aggiornata anche la costituzione economica in relazione ai rischi che la finanziarizzazione dell'economia ha, fin qui, comportato alle conseguenze dell'adesione dell'Italia all'Unione monetaria europea e ad una più franca adesione al principio di sussidiarietà, specialmente in materia di gestione dei beni comuni;

            vanno infine meglio regolate le procedure che consentono parziali cessioni di sovranità a favore dell'Unione europea e di altri organismi internazionali;

            c'è inoltre da considerare che da 20 anni il Parlamento viene eletto su base maggioritaria e che, anche per questo, uno dei primi oggetti di revisione dovrebbero essere i quorum previsti sia per l'elezione degli organi di garanzia che nello stesso articolo 138 della Carta costituzionale;

            la strada maestra per una revisione costituzionale della portata di quella che si prospetta è, quindi, l'elezione, a suffragio universale e con scrutinio proporzionale, di un'assemblea costituente composta da 75 membri con il compito di definire e approvare entro 12 mesi dalla sua costituzione la proposta di revisione costituzionale sulla forma di Stato e sulla forma di Governo;

            in ogni modo è necessario che, in deroga a quanto previsto dall'articolo 138, la legge costituzionale che verrà approvata venga sottoposta a referendum popolare qualunque sia il quorum con cui è stata approvata,

        delibera:

                 1) di procedere, entro il termine di sei mesi dalla presentazione, all'approvazione del disegno di legge per l'elezione a suffragio universale e con scrutinio proporzionale dell'assemblea costituente, composta da 75 membri con il compito di definire e approvare entro 12 mesi dalla sua costituzione la proposta di revisione costituzionale sulla forma di Stato e di Governo;

                 2) di stabilire che la stessa legge per l'elezione dell'assemblea costituente preveda, tra le norme di indirizzo, in deroga a quanto previsto dall'articolo 138, la sottomissione della legge costituzionale di revisione della Costituzione a referendum popolare qualunque sia il quorum con cui è stata approvata;

                 3) di prevedere che l'attività e il funzionamento dell'assemblea siano disciplinati da un regolamento interno approvato dall'assemblea stessa prima dell'inizio dei lavori e che ciascun componente possa proporre la modifica delle disposizioni regolamentari;

                 4) di prevedere che le spese di funzionamento dell'assemblea siano poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, senza ulteriore aggravio rispetto alle previsioni di spese per l'ordinario funzionamento;

                 5) di prevedere, infine, che il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati mettano a disposizione locali, attrezzature nonché risorse umane e strumentali per l'esplicazione delle funzioni dell'assemblea.