APPRENDIMENTO PERMANENTE
Art. 66.
(Finalità)
1. In linea con le indicazioni dellUnione europea, per apprendimento permanente si intende qualsiasi attività di apprendimento intrapresa dalle persone in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale. Le relative politiche sono determinate a livello nazionale attraverso la concertazione istituzionale dello Stato con le regioni e le autonomie locali e il confronto con le parti sociali, a partire dalla individuazione e riconoscimento del patrimonio culturale e professionale comunque accumulato dai cittadini e dai lavoratori nella loro storia personale e professionale, da documentare attraverso la piena realizzazione di una dorsale informativa unica.
2. Ai fini di cui al comma 1, per apprendimento formale si intende quello che si attua nel sistema nazionale di istruzione e formazione e nelle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, e che si conclude con il conseguimento di un titolo di studio o di una qualifica professionale o di una certificazione riconosciuta. Alla realizzazione e allo sviluppo della relativa offerta, in particolare, concorrono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubbblica:
a) i centri provinciali per listruzione degli adulti, di cui allarticolo 1, comma 632, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
b)
le strutture formative accreditate dalle regioni;
c)
la Scuola superiore della pubblica amministrazione, per quanto riguarda
il personale dipendente dalla pubblica amministrazione;
d)
le parti sociali, anche mediante i fondi interprofessionali, per lo sviluppo
della formazione continua e della formazione in apprendistato previsti
dal testo unico dellapprendistato, di cui al decreto legislativo
14 settembre 2011, n. 167.
3. Ai fini di cui al comma 1, per apprendimento non formale si intende quello caratterizzato da una scelta intenzionale, che si realizza al di fuori dei sistemi indicati al comma 2, in ogni organismo che persegua scopi educativi e formativi, anche del volontariato e del privato sociale e nelle imprese che rispondono ai criteri di cui allarticolo 68, comma 1, lettera e).
4. Ai fini di cui al comma 1, per apprendimento informale si intende quello che prescinde da una scelta intenzionale e che si realizza nello svolgimento, da parte di ogni persona, di attività nelle situazioni di vita quotidiana e nelle interazioni che in essa hanno luogo, nellambito del contesto di lavoro, familiare e del tempo libero.
(Sistemi integrati territoriali)
1. Ai fini di cui allarticolo 66, su proposta del Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministro dello sviluppo economico, sono definite, nel confronto con le parti sociali, linee guida in sede di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, per la individuazione di criteri generali e priorità per la costruzione, in modo condiviso con le Regioni e le autonomie locali, di sistemi integrati territoriali collegati organicamente alle strategie per la crescita economica, accesso al lavoro dei giovani, riforma del welfare, invecchiamento attivo, esercizio della cittadinanza attiva, anche da parte degli immigrati. Tali sistemi sono caratterizzati da flessibilità organizzativa e di funzionamento, prossimità ai destinatari, capacità di riconoscere e certificare le competenze acquisite dalle persone. I relativi piani di intervento, di durata triennale, comprendono, nei limiti delle risorse destinate da soggetti pubblici a legislazione vigente e da soggetti privati, una pluralità di azioni, con priorità per quelle riguardanti:
a) il sostegno alla costruzione, da parte delle persone, dei propri percorsi di apprendimento formale, non formale ed informale di cui allarticolo 66, commi 3 e 4, ivi compresi quelli di lavoro, facendo emergere ed individuando i fabbisogni di competenza delle persone in correlazione con le necessità dei sistemi produttivi e dei territori di riferimento, con particolare attenzione alle competenze linguistiche e digitali;
b)
il riconoscimento di crediti formativi e la certificazione degli apprendimenti
comunque acquisiti;
c)
la fruizione di servizi di orientamento lungo tutto il corso della vita.
2. Alla realizzazione e allo sviluppo dei sistemi integrati territoriali di cui al comma 1 concorrono anche le università, nella loro autonomia, attraverso linclusione dellapprendimento permanente nelle loro strategie istituzionali, unofferta formativa flessibile e di qualità, che comprende anche la formazione a distanza, per una popolazione studentesca diversificata, appropriati servizi di orientamento e consulenza, partenariati nazionali, europei e internazionali a sostegno della mobilità delle persone e dello sviluppo sociale ed economico.
3. Lattuazione delle disposizioni del presente articolo non può comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto la stessa è effettuata con le risorse finanziarie, umane e strumentali previste a legislazione vigente.
(Individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e certificazione delle competenze)
1. Ai fini di cui allarticolo 67, comma 1, lettera b), il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dellistruzione, delluniversità e della ricerca e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione, sentito il Ministro dello sviluppo economico, nel rispetto dellautonomia delle istituzioni scolastiche, delle università e degli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, un decreto legislativo per la definizione delle norme generali per lindividuazione e la validazione degli apprendimenti non formali ed informali e la certificazione delle competenze, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) riconoscimento e validazione dei saperi acquisiti, anche a distanza, dai cittadini e dai lavoratori quale attestazione dellapprendimento non formale e informale e certificazione dellinsieme delle conoscenze, abilità e competenze possedute dalla persona; la validazione è effettuata nel rispetto delle scelte e dei diritti individuali e in modo da assicurare a tutti pari opportunità, anche ai fini dellaccesso;
b)
definizione di standard nazionali e procedure per la certificazione
delle competenze, ivi incluse quelle connesse allottenimento della
qualifica nei percorsi di apprendistato, con riguardo ai risultati formativi
effettivamente conseguiti e alle competenze teorico-pratiche effettivamente
possedute, attraverso lidentificazione di una metrica e di metodologie
uniformi da predisporre a cura di enti allo scopo preposti e in continuità
e coerenza con quanto in essere nel segmento dellistruzione scolastica;
c)
ponderazione dei crediti spendibili ai fini del rientro nei percorsi dellistruzione
scolastica e universitaria, da effettuare in modo da garantire lequità
e il pari trattamento su tutto il territorio nazionale;
d)
definizione di procedure e criteri di validazione dellapprendimento
non formale ed informale ispirati a princìpi di equità, adeguatezza
e trasparenza, semplificazione, valorizzazione del patrimonio culturale
e professionale accumulato nel tempo dai cittadini e dai lavoratori e previsione
di sistemi di garanzia della qualità anche a tutela dei fruitori
dei servizi di istruzione e formazione offerti dalle strutture che operano
nei contesti non formali di cui allarticolo 66, comma 3;
e)
definizione di procedure per laccreditamento dei soggetti che fanno
parte del sistema pubblico nazionale di cui allarticolo 69, abilitati
allindividuazione e validazione degli apprendimenti e al rilascio
delle relative certificazioni;
f)
previsione di criteri generali per il riconoscimento della capacità
formativa delle imprese, previo confronto con le parti sociali.
2. Per ladozione del decreto legislativo di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui al comma 90 dellarticolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, in quanto compatibili.
3. Dalladozione del decreto legislativo di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
(Sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze)
1. Il sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze si fonda su standard minimi di servizio omogenei su tutto il territorio nazionale nel rispetto dei princìpi di accessibilità, riservatezza, trasparenza, oggettività e tracciabilità.
2. La certificazione delle competenze
acquisite nei contesti formali, non formali ed informali di cui allarticolo
1 è un atto pubblico finalizzato a garantire la trasparenza e il
riconoscimento degli apprendimenti, in coerenza con gli indirizzi fissati
dallUnione europea. Le relative procedure sono ispirate a criteri
di semplificazione, tracciabilità e accessibilità della documentazione
e dei servizi, soprattutto attraverso la dorsale informativa unica di cui
allarticolo 66, comma 1.
3. Per competenza certificabile ai
sensi del comma 1, si intende un insieme strutturato di conoscenze e di
abilità, acquisite nei contesti di cui allarticolo 66 e riconoscibili
anche come crediti formativi, previa apposita procedura di validazione
degli apprendimenti non formali e informali secondo quanto previsto allarticolo
68.
4. Per certificazione delle competenze
si intende lintero processo che conduce, nel rispetto delle norme
di accesso agli atti amministrativi e di tutela della privacy, al
rilascio di un certificato, un diploma o un titolo che documenta formalmente
laccertamento e la convalida effettuati da un ente pubblico o da
un soggetto accreditato ai sensi dellarticolo 68, comma 1, lettera
e).
5. Le certificazioni riguardanti il
sistema di istruzione e formazione professionale si riferiscono a figure,
intese quali standard definiti a livello nazionale, e a profili,
intesi come standard regionali definiti anche in termini di declinazione
territoriale delle predette figure nazionali.
6. Con linee guida, definite in sede
di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, su proposta del Ministro dellistruzione, delluniversità
e della ricerca e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di
concerto con il Ministro per la funzione pubblica e la semplificazione,
sono definiti standard omogenei di certificazione rispondenti ai
princìpi di cui al comma 1, che contengono gli elementi essenziali
per la riconoscibilità e ampia spendibilità delle certificazioni
in ambito regionale, nazionale ed europeo, anche con riferimento ai livelli
e ai sistemi di referenziazione dellUnione europea.
7. Le competenze acquisite nellambito
dei percorsi di apprendimento formali, non formali ed informali certificate
sono registrate nel libretto formativo del cittadino istituito dal decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276.