Legislatura 18ª - Commissioni 3° e 4° riunite - Resoconto sommario n. 16 del 21/07/2021
Azioni disponibili
COMMISSIONI 3ª e 4ª RIUNITE
3ª (Affari esteri, emigrazione)
4ª (Difesa)
MERCOLEDÌ 21 LUGLIO 2021
16ª Seduta
Presidenza della Presidente della 4ª Commissione
Intervengono il vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Marina Sereni e il sottosegretario di Stato per la difesa Stefania Pucciarelli.
La seduta inizia alle ore 13,25.
AFFARI ASSEGNATI
(Doc. XXVI, n. 4) Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2020, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2021, deliberata dal Consiglio dei ministri il 17 giugno 2021
(Doc. XXV, n. 4) Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla prosecuzione delle missioni internazionali in corso e alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2021, adottata il 17 giugno 2021
(Seguito e conclusione dell'esame congiunto, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50 del Regolamento, con esiti distinti. Approvazione delle risoluzioni Doc. XXIV, n. 49 e Doc. XXIV, n. 48)
Prosegue l'esame congiunto, in sede di discussione generale, sospeso nella seduta del 13 luglio.
La presidente PINOTTI ricorda che la seduta odierna ha all'ordine del giorno il seguito dell'esame delle deliberazioni del Governo sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali per il 2021. Ricorda altresì che i documenti all'esame delle Commissioni riunite sono la deliberazione che contiene la relazione analitica dell'andamento delle missioni nel 2020 e la richiesta della loro prosecuzione per il 2021 (Doc. XXVI, n. 4), e la deliberazione che contiene la richiesta di autorizzazione per nuove missioni da avviare nel corso del 2021 (Doc. XXV, n. 4).
Informa che i relatori hanno presentato due schemi di risoluzione, una ciascuna per le due deliberazioni del Governo. Il senatore De Falco ha invece presentato una risoluzione (pubblicata in allegato) riferita alla deliberazione sulla proroga delle missioni, a cui altri colleghi hanno aggiunto la propria firma.
Anticipa che - come da prassi e d'accordo con il presidente Petrocelli - le risoluzioni saranno votate secondo il seguente ordine:
- prima la risoluzione dei relatori sulla deliberazione relativa alle nuove missioni da avviare nel 2021;
- quindi la risoluzione dei relatori sulla deliberazione relativa alla proroga delle missioni in corso;
- infine la risoluzione del senatore De Falco ed altri-
Precisa che l'eventuale approvazione della risoluzione dei relatori precluderebbe il voto sulla risoluzione De Falco ed altri, che contiene impegni alternativi alla prima. Tutte le risoluzioni saranno in ogni caso pubblicate in allegato al resoconto della seduta odierna.
Anticipa inoltre che sono già pervenute alla Presidenza richieste di voto per parti separate della risoluzione dei relatori sulla proroga delle missioni. Se tali richieste saranno confermate nel corso della seduta, le Commissioni riunite potranno decidere di procedere al voto in questa modalità.
Interviene sull'ordine dei lavori il senatore DE FALCO (Misto) criticando l'ordine di votazione annunciato dalla Presidente. Il ricorso alla prassi parlamentare infatti a sua opinione - in virtù della sfera di discrezionalità che compete a ciascun Presidente di Commissione - può essere attenuato a favore di altri criteri, come quello cronologico di presentazione o quello, impiegato ad esempio per la votazione degli emendamenti, che dà priorità agli emendamenti di natura più specifica rispetto a quelli di carattere generale. Tale scelta consentirebbe un maggior rispetto delle prerogative parlamentari.
La PRESIDENTE rileva innanzitutto che l'ordine cronologico di presentazione ha spesso rilievo, anche se non sempre, ma non opera nel caso in cui sia stato nominato un relatore per lo specifico provvedimento. E in caso contrario il ruolo assegnato al relatore, che ha proprio un compito propositivo, facendosi anche normalmente carico di raccogliere le diverse sensibilità, sarebbe vanificato.
Allo stesso modo il voto sugli emendamenti non è una situazione assimilabile a quella in cui si trovano le Commissioni riunite. Queste non stanno infatti esaminando un testo base, rispetto al quale proporre delle modifiche, ma delle risoluzioni che contengono impegni alternativi tra loro, e dunque si escludono a vicenda.
Sottolinea l'univocità dalla prassi con specifico riferimento all'approvazione della partecipazione italiana alle missioni internazionali, nonostante si tratti di una procedura relativamente recente. Risoluzioni alternative a quelle dei relatori sono state presentate - nelle Commissioni riunite del Senato - sia nel 2017 che nel 2018. In entrambi i casi (nelle sedute del 22 febbraio 2017 e del 15 gennaio 2018) le Commissioni sono state chiamate a votare per prima la risoluzione presentata dai relatori. In entrambi i casi l'approvazione di questa risoluzione ha poi precluso il voto sulle risoluzioni alternative.
Ritiene dunque, in accordo con il Presidente Petrocelli, che non vi siano le condizioni per discostarsi da questi precedenti.
Sempre sull'ordine dei lavori, la senatrice GARAVINI (IV-PSI), a nome del proprio Gruppo di appartenenza, formalizza la proposta di procedere alla votazione per parti separate della bozza di risoluzione concernente la proroga delle missioni, chiedendo un voto specifico sulla missione di cui alla scheda n. 48/2021. Anticipa che, ove tale proposta fosse accolta, il suo Gruppo non parteciperebbe al voto sulla missione di cui alla scheda 48/2021.
Secondo la senatrice BONINO (Misto-+Eu-Az), occorre cogliere il profilo eminentemente politico della missione di cui alla scheda 48/2021, che non può essere valutata al pari delle altre missioni di cui si chiede l'autorizzazione. La Libia rappresenta un'area di crisi di importanza cruciale per l'Italia, e pertanto occorre verificare attentamente chi e in che modo utilizzi gli assetti ceduti dall'Italia. Sostiene pertanto la proposta della senatrice Garavini, auspicando il voto per parti separate sulla scheda n. 48/2021. Ritiene altresì opportuno che si addivenga ad un esame dei documenti anche in Assemblea.
La senatrice DE PETRIS (Misto-LeU-Eco), nel dichiararsi concorde con le colleghe Bonino e Garavini, rimarca il rilievo politico della discussione sulla missione di addestramento in Libia, auspicando anch'ella che si proceda ad una votazione per parti separate. Sottolinea l'importanza di un esame dei documenti anche da parte dell'Assemblea, annunciando la raccolta delle firme prevista dall'articolo 50, comma 3, del Regolamento del Senato.
La PRESIDENTE, nel dichiararsi personalmente favorevole alla votazione per parti separate, che consentirebbe l'emersione degli aspetti di particolare rilievo politico della missione di addestramento in Libia, pone in votazione tale proposta.
Le Commissioni riunite, per alzata di mano, approvano, la proposta di votare per parti separate la bozza di risoluzione sul Doc. XXVI, n. 4.
Il senatore VATTUONE (PD), relatore per le parti di competenza della Commissione difesa, ma anche a nome del collega Vescovi, sintetizza i contenuti delle risoluzioni presentate. Evidenzia che i testi tengono conto delle considerazioni e delle proposte di integrazioni, emerse nel corso del dibattito. Sottolinea l'opportunità di una riflessione su alcune modifiche alla legge quadro sulle missioni internazionali, anche per evitare che, come in questo caso, la discussione di questi fondamentali strumenti di politica estera, avvenga con così grande ritardo.
Il senatore GASPARRI (FIBP-UDC) evidenzia che il suo Gruppo è tradizionalmente favorevole alle missioni internazionali, che considera un fondamentale complemento della politica estera italiana, anche in considerazione di tutte le loro ricadute positive. Esprime altresì il pieno sostegno alle Forze armate. Stigmatizza le difformità procedurali fra la Camera dei deputati ed il Senato, e il ritardo con cui anche quest'anno il Parlamento è chiamato a discutere delle missioni. Preannuncia in ogni caso il voto favorevole del suo Gruppo su entrambe le risoluzioni proposte dai relatori. Con riferimento alla vicenda dell'Afghanistan, sottolinea che il ritiro del contingente internazionale rischia di avere effetti disastrosi, con il Paese prossimo a cadere nuovamente vittima dell'offensiva dei Talebani. Critica la mancanza di una discussione politica sulle scelte compiute, tanto più che la missione oggetto della deliberazione governativa si è conclusa, in anticipo rispetto ai tempi indicati nei documenti in esame. Con riferimento alla Libia, si dice favorevole alle attività di addestramento della Guardia costiera libica, il cui intervento è spesso più efficace rispetto all'operato delle ONG che alimentano, sia pure indirettamente, il traffico di migranti. Pur non negando l'esistenza di difficoltà e di aspetti controversi in relazione all'operato delle Forze libiche, esprime l'auspicio che le attività di formazione condotte anche in via bilaterale dal nostro Paese possano essere confermate. Ribadisce l'importanza dell'azione di contrasto ai flussi migratori illegali.
La senatrice NUGNES (Misto), ricollegandosi alle parole della collega Bonino, sottolinea che le missioni non sono tutte uguali. Rimarca come il nostro Paese debba farsi carico responsabilmente delle proprie decisioni. Dal 2018 ad oggi, è ad esempio evidente che la cessione di motovedette alla Libia, azione che pure rispondeva alla logica di dotare di reali strumenti di intervento e di controllo la Guardia costiera di quel Paese, ha favorito attività del tutto lesive dei diritti più elementari dei migranti, come hanno dimostrato recenti inchieste dei mezzi di informazione. Occorre a suo giudizio maggiore consapevolezza anche sulle responsabilità occidentali per l'impoverimento africano e sulle dinamiche migratorie che queste condizioni determinano.
La senatrice RAUTI (FdI), nel ricordare come il suo Gruppo di appartenenza abbia da sempre sostenuto le missioni internazionali quale segnale di solidarietà e riconoscimento del lavoro svolto dalle nostre Forze armate, critica il grave ritardo con cui le Commissioni sono chiamate a valutare gli impegni attuali, in particolare nel caso della missione in Afghanistan. Occorre a suo giudizio fare un bilancio politico delle missioni autorizzate, anche per calibrare meglio gli impegni futuri. Sottolinea gli aspetti problematici che si rinvengono in relazione a numerosi impegni, a partire dalla questione mai chiarita delle tensioni con gli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero avere dei risvolti negativi per la nuova missione nello stretto di Hormuz. Anche in relazione alle attività addestrative in Libia, su cui peraltro preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo, rimarca l'opportunità che si valuti con criteri obiettivi l'operato della Guardia costiera libica. Conclude auspicando che il dibattito nel merito possa svolgersi anche in Aula.
La senatrice GARAVINI (IV-PSI), dopo aver espresso apprezzamento per la decisione di procedere ad una votazione separata della missione di cui alla scheda 48/2021, richiama l'attenzione dei Commissari sull'opportunità che il Parlamento si esprima in modo il più possibile unitario. Contestualmente, risulta altresì cruciale focalizzare l'attenzione sulla questione della tutela dei diritti umani, in particolar modo con riferimento alla Libia. Ricorda l'ordine del giorno a sua firma approvato dal Senato lo scorso anno. Concorda, infine, con quanto affermato da vari colleghi sulla necessità di prestare massima attenzione alla situazione in Afghanistan, che rischia di degenerare a seguito del ritiro del contingente internazionale.
Il senatore DE FALCO (Misto) rileva con rammarico la negazione della declamata centralità del Parlamento, dal momento che, nel mese di luglio inoltrato, ci si trova a ratificare le missioni militari in cui l'Italia è coinvolta a partire dal mese di gennaio. Procedendo secondo questa disdicevole prassi, in effetti, il Parlamento, e il "sistema Paese" in quanto tale non possono individuare e delimitare l'interesse nazionale, accontentandosi di una mera prospettiva tattica, in un campo fondamentale come quello della politica estera e di difesa nazionali. Nell'auspicare, in proposito, che ogni parlamentare, con uno scatto di dignità, rifiuti un simile trattamento da parte del Governo, sottolinea che la cosiddetta Guardia costiera libica ha un modus operandi che in nulla può essere accostato ad operazioni di soccorso in mare, essendo piuttosto atti d'intercettazione violenta e cattura, compiuti in esecuzione di disposizioni ed indicazioni operative provenienti dagli apparati di comando e controllo ubicati a bordo della nave della Marina militare italiana ormeggiata a Tripoli, come ha "confessato" il Ministro della difesa, messi a disposizione delle milizie libiche.
La senatrice DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) rimarca la necessità di una piena assunzione di responsabilità da parte del nostro Paese in relazione all'azione di sostegno alla Guardia costiera libica. Tale attività addestrativa deve infatti essere rivista profondamente per garantire il pieno rispetto della tutela dei diritti umani. Numerosi rapporti di organizzazioni internazionali attestano ormai da tempo l'insostenibilità della situazione in Libia. Stigmatizza inoltre il ritardo della discussione sulla proroga delle missioni, soprattutto con riferimento a quella in Afghanistan. Nel preannunciare un voto contrario alla missione di cui alla scheda n. 48/2021, auspica che la discussione sul rinnovo delle missioni possa essere svolta anche in Aula, preceduta dall'opportuno approfondimento.
Il senatore ALFIERI (PD), apprezzando l'atteggiamento costruttivo di tutte le forze politiche, ricorda che il rinnovo delle missioni non deve essere una sorta di valutazione del tasso di democraticità dei Paesi nei quali l'Italia invia le proprie forze armate. Se così fosse, infatti, ci sarebbe una paralisi della proiezione internazionale del Paese, visto che tutte le aree di crisi mondiali dove si interviene sono segnate dalla violenza, dall'assenza di democrazia e dal disprezzo dei diritti umani. Fa presente, peraltro, che le stesse Nazioni Unite, tramite le loro Agenzie specializzate, pur stigmatizzando la situazione dei diritti umani in Paesi come la Libia, al contempo raccomandano alla comunità internazionale di non abbandonare tali aree. Ricorda che sul ritiro dall'Afghanistan si è svolta una comunicazione in Aula del Ministro Guerini, opportunamente sollecitata dalla presidente Pinotti. Conclude sottolineando che il proprio Gruppo parlamentare, nel voto per parti separate, si esprimerà a favore di tutte le missioni, compresa quella di cui alla scheda n. 48/2021.
Il senatore CAUSIN (Misto), rivendica la validità dell'impianto della legge, n. 145 del 2016, di cui è stato relatore, evidenziando come in precedenza il Parlamento fosse chiamato unicamente a discutere di aspetti quasi esclusivamente economici, mentre ora entra nel merito delle singole scelte. Rileva con soddisfazione come alcune missioni concluse, come quella in Afghanistan, abbiano contribuito finora ad impedire l'affermazione delle forze talebane. A suo giudizio, peraltro, le missioni internazionali condotte in un contesto multilaterale, sotto l'egida della NATO o delle Nazioni Unite, hanno maggiore capacità di incidere positivamente nelle aree in cui operano. A suo giudizio i limiti della missione bilaterale di addestramento in Libia dipendono anche dal fatto che essa non si colloca in un contesto operativo multinazionale.
Interviene per dichiarazione di voto il senatore CANDURA (L-SP-PSd'Az) che preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo alle Risoluzioni proposte dai relatori, nonché alla missione di cui alla scheda n. 48/2021. Rimarca come i documenti presentati risultino persino troppo analitici, laddove occorre anche inquadrare lo scenario d'insieme entro cui si inseriscono le singole missioni. Ricorda i cambiamenti nello scenario globale e l'emergere di nuove potenze regionali.
La senatrice BONINO (Misto-+Eu-Az), in sede di dichiarazione di voto, informa che la propria parte politica voterà a favore delle missioni, fatta eccezione per quella di cui alla scheda n. 48/2021. Dopo essersi brevemente soffermata sulla scheda n. 7, relativa alla missione in Afghanistan, ribadisce l'auspicio che si possa procedere ad un ulteriore dibattito in Aula sui documenti in argomento.
Nessun altro chiedendo di intervenire, previa verifica del numero legale, la PRESIDENTE pone quindi in votazione la proposta di risoluzione dei relatori sul documento XXV, n. 4 (pubblicata in allegato), che viene approvata.
Successivamente, si pone in votazione la proposta di risoluzione sul documento XXVI, n. 4 (pubblicata in allegato), ad esclusione della scheda n. 48/2021, che risulta approvata.
Si pone quindi in votazione l'impegno relativo alla scheda n. 48/2021, che risulta approvato.
La PRESIDENTE rileva che, a seguito delle votazione appena effettuate, la proposta di risoluzione sul documento XXVI, n. 4, presentata dai relatori si intende approvata nella sua interezza.
La Commissione conviene.
Risulta quindi preclusa la votazione dello schema di risoluzione De Falco ed altri (pubblicato in allegato).
La seduta termina alle ore 15.
RISOLUZIONE APPROVATA DALLE COMMISSIONI RIUNITE
SULL'AFFARE ASSEGNATO DOC. XXV, N. 4
(DOC. XXIV, N. 49)
Le Commissioni riunite,
a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, dell'affare assegnato sulla Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali, adottata il 17 giugno 2021 (Doc. XXV, n. 4);
preso atto delle comunicazioni rese, il 7 luglio 2021, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministro della difesa presso le Commissioni congiunte affari esteri e difesa del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati;
preso atto degli elementi conoscitivi resi, presso le medesime Commissioni, dal Capo di Stato maggiore della Difesa, dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), da rappresentanti dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), di Medici senza Frontiere, di Amnesty International e della Onlus Action Aid;
stigmatizzando il forte ritardo con cui la deliberazione è stata presentata alle Camere, limitando così l'esercizio delle funzioni parlamentari di controllo e di indirizzo politico,
considerato che la deliberazione concerne la partecipazione italiana a sei nuovi impegni operativi, e cioè:
- la partecipazione di personale militare alla missione di assistenza delle Nazioni Unite UNSOM in Somalia (United Nations Assistance Mission - UNSOM), finalizzata a sostenere il processo di pace e riconciliazione, a fornire supporto in materia di peace-building e state-building, ad assistere il governo somalo nel coordinamento degli aiuti internazionali, a promuovere il rispetto dei diritti umani (in particolare di donne e bambini) e a rafforzare le istituzioni giudiziarie somale, con l'impiego di una unità di personale militare, per un fabbisogno finanziario programmato di 156.391 euro;
- l'impiego di un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nello Stretto di Hormuz, nell’ambito dell’iniziativa multinazionale europea European-Led Mission Awareness Strait of Hormuz (EMASOH), volta a salvaguardare la libertà di navigazione e la sicurezza delle navi che transitano nell’area, con l'impiego 193 unità di personale militare, di una unità navale e di 2 mezzi aerei, per un onere finanziario di 9.032.736 euro (di cui 2 milioni esigibili nell’anno 2022);
- il riconoscimento, quale operazione finalizzata ad eccezionali interventi umanitari (ai sensi dell'articolo 1, comma 2 della legge 21 luglio 2016, n. 145), dell'operazione "Emergenza Cedri", in Libano, svoltasi tra il 15 agosto e il 21 novembre 2020, con la finalità di assistere le autorità locali nell'emergenza prodotta dall’esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto 2020, con l'impiego di massimo di 404 unità di personale militare, per un onere di 4.078.794 euro;
- la partecipazione di un magistrato alla missione dell'Unione europea European Union Border Assistance Mission in Libya (EUBAM LIBYA), che ha la finalità assistere le autorità libiche nella creazione di strutture statali di sicurezza, con particolare riguardo alla gestione delle frontiere, all’applicazione della legge e al contrasto alle organizzazioni coinvolte nel traffico di migranti e nel terrorismo, con una spesa, con un onere di 82.344 euro;
- la partecipazione di un ufficiale della Guardia di finanza alla stessa missione EUBAM LIBYA, con una spesa di 115.285 euro;
- la partecipazione di un magistrato alla missione dell'Unione europea European Union Advisory Mission Ukraine (EUAM Ukraine), che ha la finalità di assistere le autorità ucraine nella riforma del sistema giudiziario, nel rafforzamento dello Stato di diritto e nel contrasto alla criminalità, con un impegno finanziario di 43.835 euro.
considerato che il fabbisogno finanziario complessivo per la partecipazione a questi nuovi impegni, per il 2021, è pari complessivamente a 13.509.385 euro;
ritenuto che le nuove missioni rispondono agli interessi strategici nazionali di sicurezza, anche di carattere energetico, in aree geografiche di immediata prossimità e con riferimento ad ambiti securitari di assoluto rilievo per l'Italia;
si esprimono favorevolmente all'autorizzazione, per l'anno in corso, della partecipazione italiana alle seguenti missioni e impegni operativi, di cui alla deliberazione in titolo:
1. missione di assistenza delle Nazioni Unite in Somalia (United Nations Assistance Mission - UNSOM) (scheda 31-bis/2021);
2. dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nello Stretto di Hormuz, nell’ambito dell’iniziativa multinazionale europea European-Led Mission Awareness Strait of Hormuz - EMASOH (scheda 35-bis/2021);
3. operazione di supporto umanitario in Libano "Emergenza Cedri"(scheda 9-bis/2021);
4. partecipazione di un magistrato alla missione dell'Unione europea European Union Border Assistance Mission in Libya - EUBAM LIBYA (scheda 47-bis/2021);
5. partecipazione di un ufficiale della Guardia di finanza alla missione dell'Unione europea European Union Border Assistance Mission in Libya - EUBAM LIBYA (scheda 47-ter/2021);
6. partecipazione di un magistrato alla missione dell'Unione europea European Union Advisory Mission Ukraine - EUAM Ukraine (scheda 43-bis/2021).
RISOLUZIONE APPROVATA DALLE COMMISSIONI RIUNITE
SULL'AFFARE ASSEGNATO DOC. XXVI, N. 4
(DOC. XXIV, N. 48)
Le Commissioni riunite,
a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, dell'affare assegnato sulla Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2020, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2021, deliberata dal Consiglio dei ministri il 17 giugno 2021 (Doc. XXVI, n. 4);
preso atto delle comunicazioni rese, il 7 luglio 2021, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministro della difesa presso le Commissioni congiunte affari esteri e difesa del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati;
preso altresì atto degli elementi conoscitivi resi, il 7 e 8 luglio, presso le medesime Commissioni, dal Capo di Stato maggiore della Difesa, dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI); da rappresentanti dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), di Medici senza Frontiere, di Amnesty International e della Onlus Action Aid;
stigmatizzando il forte ritardo con cui la deliberazione è stata presentata alle Camere, limitando così l'esercizio delle funzioni parlamentari di controllo e di indirizzo politico, in particolare per quanto riguarda le missioni che vengono sospese o mutano radicalmente natura nel corso dell'anno, prima del passaggio parlamentare;
ritenendo che, anche a seguito delle criticità emerse durante i primi anni di applicazione, sarebbe opportuno valutare un intervento di adeguamento della legge "quadro" sulle missioni (legge 21 luglio 2016, n. 145);
considerata la richiesta di autorizzazione per la prosecuzione, nel 2021, delle missioni in corso di cui alle schede da 1/2021 a 48/2021 e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione di cui alle schede da 49/2021 a 53/2021;
preso atto degli orientamenti di politica estera e di difesa contenuti nelle deliberazioni del Consiglio dei ministri, volti a proseguire, in ambito multilaterale e nel rispetto della legalità internazionale e del diritto umanitario, il contrasto alle minacce terroristiche, a garantire la sicurezza dell'area euro-mediterranea, a partecipare alle iniziative per la pace e la stabilità internazionale promosse in particolare dall'ONU, dall'Unione europea e dalla NATO;
ribadito che la partecipazione alle missioni internazionali rappresenta un elemento qualificante ed una componente essenziale della politica estera e di sicurezza del nostro Paese, che, grazie anche alla professionalità del proprio personale impegnato, rafforza la posizione e il prestigio dell'Italia nella comunità internazionale;
apprezzato che l'impegno italiano sia prevalentemente incentrato nella regione del "Mediterraneo allargato", spazio geopolitico che ricomprende culture e società differenti ma strettamente interconnesse, caratterizzata da crisi e fenomeni di instabilità i cui effetti si riverberano, inevitabilmente, sull’Europa;
considerato l’elevato impatto strategico che le scelte nell’ambito delle procedure di autorizzazione o di diniego delle esportazioni dei materiali di armamento possono avere sulla partecipazione ed avvio delle missioni internazionali e sulle iniziative di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e stabilizzazione, con particolare riferimento alle ricadute politico-diplomatiche e di sicurezza;
per quanto riguarda le missioni in Europa, evidenziato che l'impegno più rilevante è costituito, anche per il 2021, dalla partecipazione alla missione NATO nei Balcani;
per quanto riguarda le missioni in Asia:
- apprezzato l'ulteriore rafforzamento dell'impegno italiano nell'ambito della missione UNIFIL in Libano, a guida italiana;
- sottolineato che, nonostante la conclusione della missione Resolute Support in Afghanistan, l'Italia debba mantenere una presenza forte, nell'ambito di uno sforzo comune della Comunità internazionale, per garantire il mantenimento dei progressi, in particolar modo con riguardo alla condizione femminile, realizzati finora anche grazie ad un impegno gravoso da parte di tanti Paesi, dal punto di vista delle perdite di vite umane, prima ancora che dal punto di vista finanziario,
- apprezzato il rafforzamento dell'impegno italiano nella lotta al terrorismo nel quadrante iracheno, sia nell'ambito della Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh, che, soprattutto, nella missione NATO, in cui l'Italia si appresta, nel prossimo anno, ad assumere importanti ruoli di comando;
per quanto riguarda le missioni in Africa:
- sottolineata l'importanza dell'impegno italiano inteso a sostenere con convinzione il processo di stabilizzazione in Libia, sia in chiave bilaterale che attraverso la partecipazione alle iniziative dell'ONU e dell'Unione europea; rilevato che l'uscita dalla Libia dei numerosi mercenari e miliziani stranieri, è condizione essenziale per i successivi passaggi verso una gestione unificata delle forze armate del Paese; considerato il ruolo importante dell'operazione EUNAVFOR Irini, a guida italiana; valutato positivamente il forte impulso dato dall’Italia ad una revisione del mandato dell'operazione, nell’ottica di un rinnovato coinvolgimento concreto dell’Ue e degli Stati Membri nell’addestramento delle autorità marittime libiche, al fine di rafforzarne le capacità; tenuto conto che la graduale attribuzione all'operazione Irini della funzione di formazione e addestramento delle unità navali libiche preposte al controllo dei confini marittimi sarà possibile una volta sottoscritto un memorandum tra l'operazione Irini e le autorità libiche, relativo alle attività di training nell'ambito del contrasto al traffico di esseri umani; tenuto conto che la missione bilaterale MIASIT, frutto della riconfigurazione della precedente operazione "Ippocrate", è finalizzata a fornire assistenza e supporto al Governo libico allo scopo di incrementare le capacità delle Istituzioni locali, in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite, mediante supporto sanitario e umanitario, security force assistance e stability policing, nonché agevolando attività di formazione e addestramento sia in Italia che in Libia; impegna il Governo a verificare, dalla prossima programmazione, le condizioni per il superamento della missione di assistenza alle Istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda 48/2021), trasferendone le funzioni ad altre missioni, per consolidare il ruolo dell'Italia in Libia, razionalizzare la catena di comando e potenziare il coinvolgimento europeo;
- apprezzato l'aumento dell'impegno italiano nel Sahel, regione strategica sia per il contrasto al terrorismo di impronta jihadista che per il controllo dei flussi di migrazione irregolare, in particolare attraverso la missione bilaterale in Niger, la partecipazione alle missioni dell'Unione europea e alla forza multinazionale TAKUBA;
- considerate le decisioni assunte in sede europea con riferimento alla crisi in Mozambico, e alla costituenda missione EUTM nel Paese, cui anche l'Italia potrebbe dare il suo contributo;
- considerata l'importanza delle operazioni di sicurezza marittima attive sulle coste africane, cui l'Italia contribuisce con l'impegno nell'operazione EUNAVFOR Atalanta al largo della Somalia (nel quadrante strategico del Corno d'Africa, dove opera anche la missione EUTM Somalia, a guida italiana) e la missione nazionale (ma inquadrata nel "caso pilota" della Presenza marittima coordinata dell'Unione europea) nel Golfo di Guinea;
sottolineando, con riferimento alla partecipazione alle iniziative NATO, il potenziamento dell’Air Policing per la sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza, e quello relativo alla presenza italiana in Lettonia;
per quanto riguarda gli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione:
- rilevato che anche per il 2021, tali interventi sono incentrati soprattutto sull'area del Mediterraneo e sull'Africa, con una tipologia di azioni finalizzate a rafforzare la sicurezza e la stabilità regionali e a sostenere i Paesi maggiormente impegnati nella lotta al terrorismo e al contrasto dei traffici illegali e delle migrazioni irregolari;
- considerato che la scheda 49 si riferisce ad una serie d’interventi di cooperazione in Afghanistan, Burkina Faso, Eritrea, Etiopia, Iraq, Libia, Mali, Niger, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Tunisia, Yemen e, in relazione all’assistenza ai rifugiati, nei Paesi ad essi limitrofi; tenuto conto che in tale ambito, in coincidenza con la Presidenza italiana del G20, la Cooperazione italiana promuoverà diversi interventi volti al miglioramento delle opportunità lavorative a favore della popolazione locale e dei rifugiati, al sostegno della ricostruzione civile in Paesi in situazione di conflitto o post-conflitto, alla prevenzione, protezione e contrasto alla violenza sessuale sulle donne e le bambine, nonché alla realizzazione di programmi integrati di sminamento umanitario; considerato che nell'ambito delle attività di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e stabilizzazione, le organizzazioni della società civile italiana già coinvolte svolgono un ruolo strategico per il nostro Paese nel sostenere il sistema di rapporti costruiti con le comunità locali e la loro conoscenza della realtà locale;
- tenuto conto che la scheda 50 nel prevedere interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione rafforzamento della sicurezza in Nord Africa e Medio Oriente destina a tali fini una somma pari a 21.300.000 euro per l’anno 2021;
- evidenziato che legge 1 agosto 2014, n. 125 recante disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo, all'articolo 1, indica tra le sue finalità il "prevenire i conflitti, sostenere i processi di pacificazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post-conflitto, di consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche";
- appare necessario, nell'ambito delle schede 49 e 50, incrementare i relativi stanziamenti, al fine di coinvolgere la società civile nei processi di pace, anche includendo donne e giovani, alla luce delle Risoluzioni ONU 1325 e 2250 (su Donne, pace e sicurezza e su Giovani, pace e sicurezza);
rilevato che la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti impiegati nei teatri operativi è pari a 9.255 unità (con un aumento di 1.767 unità rispetto al 2020), e che la consistenza media è pari a 6.461 unità (con un aumento di 550 unità);
preso atto che l'onere finanziario complessivo della proroga, secondo quanto riportato dalla relazione tecnica (comprese le obbligazioni esigibili nell'anno finanziario 2022), è di 1.630.641.214 euro, con un aumento di circa 200 milioni rispetto al 2020;
per le missioni gli incrementi più significativi, dal punto di vista finanziario, rispetto al 2020, riguardano, tra le altre, la partecipazione alla forza multinazionale TAKUBA (scheda 25/2021, + 33.302.707 euro); la partecipazione alla missione UNIFIL (scheda 8/2021, + 31.068.424 euro); la missione "Mare Sicuro" (scheda 34/2021, + 16.9976.847 euro); la partecipazione alla sorveglianza dello spazio aereo della NATO ( scheda 40/2021, + 16.463.251 euro); la missione nel Golfo di Guinea (scheda 35/2021, + 13.495.292 euro); la partecipazione alla missione NATO in Iraq (scheda 13/2021, + 12.561.128 euro);
in forte crescita risulta anche il fabbisogno finanziario relativo al supporto info-operativo a protezione delle Forze armate (scheda 42/2021, + 11 milioni di euro);
cresce anche l'impegno economico per gli interventi di cooperazione allo sviluppo, in particolare per quanto riguarda gli interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza (scheda 50/2021, + 16.3 milioni di euro), gli interventi operativi di emergenza e sicurezza (scheda 53/2021, + 15 milioni) e le iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario (scheda 49/2021, + 14 milioni);
il fabbisogno complessivo (1.630.641.214 euro) è ripartito tra il Ministero della difesa, con un impegno di 1.245 milioni di euro; il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con un impegno di 343,8 milioni di euro; la Presidenza del Consiglio, con 26 milioni di euro; il Ministero dell'economia e delle finanze, con 11,81 milioni di euro e il Ministero dell'Interno, con 3,608 milioni di euro;
si esprimono favorevolmente alla proroga, per l'anno in corso, delle seguenti missioni di cui alla Relazione analitica deliberata dal Consiglio dei ministri il 17 giugno 2021:
1. Joint Enterprise nei Balcani (personale militare) (missione NATO - scheda 1/2021);
2. EULEX Kosovo (personale militare) (missione UE - scheda 2/2021);
3. ALTHEA in Bosnia-Erzegovina (personale militare) (missione UE - scheda 3/2021);
4. United Nations Peacekeeping Force in Cyprus UNFICYP (personale militare) (missione ONU - scheda 4/2021);
5. Sea Guardian (personale militare) (missione NATO - scheda 5/2021);
6. EUNAVFOR MED Irini (personale militare) (missione UE - scheda 6/2021);
7. Resolute Support Mission in Afghanistan (missione NATO - scheda 7/2021);
8. United Nations Interim Force in Lebanon UNIFIL (personale militare) (missione ONU - scheda 8/2021);
9. Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi (MIBIL) (personale militare) (scheda 9/2021);
10. Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi (MIADIT 9) (personale militare) (scheda 10/2021);
11. European Union Border Assistance Mission in Rafah - EUBAM Rafah (personale militare) (missione UE - scheda 11/2021);
12. Partecipazione alla Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh (personale militare) (scheda 12/2021);
13. NATO Mission in Iraq - NM-I (personale militare) (missione NATO - scheda 13/2021)
14. European Union Advisory Mission in support of security sector reform in Iraq - EUAM Iraq (personale militare) (missione UE - scheda 14/2021);
15. United Nations Military Observer Group in India and Pakistan UNMOGIP (personale militare) (missione ONU - scheda 15/2021);
16. Impiego su basi bilaterali negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein, in Qatar e a Tampa per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medio Oriente e Asia (personale militare) (scheda 16/2021);
17. United Nations Support Mission in Libya UNSMIL (personale militare) (missione ONU - scheda 17/2021);
18. Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (personale militare) (scheda 18/2021);
19. Missione bilaterale di cooperazione in Tunisia (CCPCO) (personale militare) (scheda 19/2021);
20. United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali MINUSMA(personale militare)(missione ONU - scheda 20/2021);
21. EUTM Mali (personale militare) (missione UE - scheda 21/2021);
22. EUCAP Sahel Mali (personale militare) (missione UE - scheda 22/2021);
23. EUCAP Sahel Niger (personale militare) (missione UE - scheda 23/2021);
24. Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (personale militare) (scheda 24/2021);
25. Task Force TAKUBA nel Sahel (personale militare) (missione multinazionale - scheda 25/2021);
26. United Nations Mission for the referendum in Western Sahara - MINURSO (personale militare) (missione ONU - scheda 26/2021);
27. Multinational Force and Observers in Egitto MFO (personale militare) (missione multinazionale - scheda 27/2021);
28. EUTM Repubblica Centroafricana (personale militare) (Missione UE - scheda 28/2021);
29. EUNAVFOR ATALANTA (personale militare) (missione UE - scheda 29/2021);
30. EUTM Somalia (personale militare) (missione UE - scheda 30/2021);
31. EUCAP Somalia (personale militare) (missione UE - scheda 31/2021);
32. Missione bilaterale di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane e funzionari yemeniti (personale militare) (scheda 32/2020);
33. Impiego di personale militare presso la base nazionale nella Repubblica di Gibuti (scheda 33/2021);
34. Potenziamento del dispositivo aeronavale nazionale di sorveglianza e di sicurezza nel Mediterraneo centrale (operazione Mare Sicuro), comprensivo del supporto alla Marina libica richiesto dal Consiglio presidenziale - Governo di accordo nazionale libico (GNA) (personale militare) (scheda 34/2021);
35. Dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea (personale militare) (scheda 35/2021);
36. Partecipazione al potenziamento del dispositivo NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza (personale militare) (scheda 36/2021);
37. Partecipazione al dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell’area sud dell’Alleanza (personale militare) (scheda 37/2021);
38. Partecipazione al potenziamento del dispositivo NATO in Lettonia Enhanced Forward Presence (personale militare) (scheda 38/2021);
39. Partecipazione alla Implementation of Enhancement of the Framework for the South della NATO nelle regioni lungo il Fianco Sud dell'Alleanza (personale militare) (scheda 39/2021);
40. Partecipazione al dispositivo NATO Air Policing per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza (personale militare) (scheda 40/2021);
41. Esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze armate per l’anno 2020 (scheda 41/2021);
42. Supporto info-operativo dell'AISE a protezione del personale impiegato nelle missioni e le attività di cooperazione con le forze di sicurezza locali (scheda 42/2021);
43. European Union Rule of Law Mission in Kosovo - EULEX Kosovo (missione UE - scheda 43/2021);
44. United Nations Mission in Kosovo - UNMIK(missione ONU - scheda 44/2021);
45. Missione bilaterale di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell’area balcanica (scheda 45/2021);
46. European Union Police Mission for the Palestinian Territories - EUPOL COPPS(missione UE - scheda 46/2021);
47. European Union Border Assistance Mission in Libya - EUBAM LIBYA (missione UE - scheda 47/2021);
48. Missione bilaterale di assistenza nei confronti delle Istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda 48/2021);
si esprimono altresì favorevolmente alla prosecuzione, per l'anno 2021, dei seguenti interventi di cooperazione e sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione:
1. Interventi di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario (scheda 49/2021);
2. Interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza (scheda 50/2021);
3. Iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza (scheda 51/2021);
4. Contributo a sostegno delle Forze di sicurezza e difesa afghane (scheda 52/2021);
5. Interventi operativi di emergenza e di sicurezza (scheda 53/2021).
SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAI SENATORI DE FALCO, CORRADO, DE BONIS, FATTORI, GRANATO,
LA MURA, MARTELLI E NUGNES
SULL'AFFARE ASSEGNATO DOC. XXVI, N. 4
Le Commissioni riunite,
a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50 comma 2 del regolamento del Senato, dell'affare assegnato sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all’anno 2020, anche al fine della relativa proroga per l’anno 2021 (Doc. XXVI n. 4),
premesso che:
dal 2011 la Libia si trova in una condizione di conflitto militare e grave instabilità politica mentre gli scontri, susseguitisi negli anni tra le forze affiliate al GNA (Government of National Agreement) a sostegno dell’ex primo ministro Fayez al-Serraj, con base a Tripoli, e quelle dell’auto-proclamato LNA (Libyan National Army) del generale Khalifa Haftar con base a Tobruk, hanno reso sempre più marcata la situazione di insicurezza del Paese, politicamente frammentato e dilaniato da una guerra civile ormai endemica;
durante il conflitto, le milizie, i gruppi armati e le forze di sicurezza in guerra fra loro hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale, compresi crimini di guerra e violazioni sistematiche dei diritti umani. Nei combattimenti sono state utilizzate armi trasferite illecitamente dai Paesi terzi che hanno sostenuto una delle due fazioni nonostante l’embargo totale stabilito dalle Nazioni Unite nel 2011;
in questo contesto gli accordi stipulati dall’Italia con il precedente esecutivo guidato da al-Serraj e in generale le politiche migratorie dell’Unione europea hanno di fatto affidato alla Libia, esternalizzando la propria funzione sovrana del controllo delle frontiere marittime, in luogo della gestione dei flussi migratori, lungo la rotta del Mediterraneo centrale;
questa scelta si è tradotta in una costante violazione dei diritti fondamentali di coloro che hanno tentato e tentano di sfuggire a guerre, carestie, violenze o anche semplicemente aspirano a migliorare le proprie condizioni di vita;
la condizione di decine di migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia rimane infatti drammatica: essi sono esposti ad arresti arbitrari e rapimenti per mano delle milizie, sono regolarmente vittime di trafficanti di esseri umani e di abusi da parte di gruppi criminali collusi con le autorità libiche, mentre il prolungarsi di questa situazione di instabilità ha determinato un ulteriore peggioramento della condizione di vita delle persone migranti nel Paese, esponendoli a rischi sempre maggiori;
nei centri di detenzione amministrati dalla direzione per la lotta alla migrazione illegale e nei tanti luoghi di reclusione non ufficiali, i prigionieri vengono sottoposti a sfruttamento, minacce, lavoro forzato, tortura e altre violenze, inclusi stupri, spesso allo scopo di estorcere denaro alle famiglie in cambio del loro rilascio;
come sottolineato, fra gli altri, dal Rapporto 2020-21 di Amnesty International, le condizioni dei detenuti sono disumane, per il sovraffollamento e la mancanza di cibo, di acqua e di cure mediche. La situazione sanitaria nei centri di detenzione si è ulteriormente aggravata a causa della diffusione del Covid-19;
a Tripoli, le condizioni dei centri di detenzione sono degenerate a tal punto da costringere recentemente Medici Senza Frontiere ad annunciare la sospensione delle loro attività di assistenza medico-umanitaria, a causa dei rischi per il proprio personale e dei numerosi episodi di violenza subiti dai migranti prigionieri che si rivolgevano all’équipe di MSF;
nel maggio del 2020 il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Guterres, ha manifestato forte preoccupazione per la condizione di rifugiati e migranti che sono detenuti nelle prigioni clandestine dei trafficanti e «nelle strutture di detenzione sotto il controllo del Ministero dell’Interno», e ha esortato gli Stati membri a rivedere le politiche a sostegno del ritorno dei rifugiati e migranti in quel Paese. Ciononostante l’Italia, ma anche Malta e l’agenzia europea Frontex hanno invece intensificato il sostegno alla Guardia costiera libica le cui unità navali sono letteralmente guidate dagli europei verso i barconi da intercettare, anche all’interno delle zone SAR marittime italiana e maltese;
già nel 2019, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic aveva presentato 35 raccomandazioni agli Stati membri dell’organizzazione, e in particolare a quelli che sono anche membri della UE, affinché rispettino il giusto equilibrio tra il diritto di controllare i confini e il prioritario dovere di proteggere le vite e i diritti delle persone soccorse nel Mediterraneo. Una di queste chiedeva agli Stati membri dell’Unione europea di sospendere ogni collaborazione con la Libia finché non sarà provato che non siano violati i diritti umani delle persone sbarcate sulle sue coste;
il 5 aprile dello stesso anno il Direttore Generale dell’OIM António Vitorino ha dichiarato: "I migranti, compresi uomini, donne e bambini [...] sono detenuti in condizioni spesso subumane", osservando che "la Libia non è un posto sicuro per rimpatriare i migranti che hanno tentato e fallito il raggiungimento dell'Europa";
le violazioni organizzate e continuate da parte delle autorità libiche sono ora oggetto di un’indagine della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità in cui è coinvolto anche il nostro Paese;
alla luce di queste considerazioni qualsiasi azione volta a riportare le persone salvate in mare in Libia si configura non solo come respingimento collettivo, ma anche respingimento verso un luogo non sicuro, in violazione di numerose Convenzioni e quindi del diritto internazionale. Va ricordato infatti che l’articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione), prevede che «Le espulsioni collettive sono vietate» e che «Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti»;
lo stesso principio di non respingimento è sancito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, integrato dall’art. 3 della Convenzione ONU contro la tortura, quindi richiamato dai Regolamenti europei n. 656/2014 e 1624/2016, che impedisce di respingere una persona verso uno Stato dove la sua vita sarebbe in pericolo o dove essa rischi di essere sottoposta a tortura o altro trattamento inumano o degradante. Questo divieto è stato interpretato dalla Corte europea dei diritti umani come applicabile anche ai casi di respingimento in alto mare. È quindi evidente come respingere una nave con persone soccorse verso un territorio dove queste persone potrebbero subire una violazione di diritti fondamentali costituisce un atto illecito;
chi riesce a fuggire dai centri di detenzione non ha altra alternativa che tentare la fuga attraverso il mare verso le coste europee, affidandosi alle reti di trafficanti, che spesso sono quelle stesse persone che gestiscono i centri e liberano i migranti in cambio del pagamento di riscatti ingenti, poiché non esiste una via di accesso significativa per accedere al continente europeo in modo legale;
secondo i dati riportati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), soltanto nei primi sei mesi del 2021 sono state intercettate quasi 15.000 persone nel Mediterraneo centrale. In tutto il 2020, secondo la stessa fonte, le intercettazioni erano state 11.821;
i centri di detenzione vengono ripopolati e il traffico abominevole è alimentato dalla cattura in mare da parte della cosiddetta "Guardia costiera libica", in quella finzione di area SAR dichiarata dalla Libia nel 2018 senza nemmeno un centro di coordinamento dei soccorsi;
le operazioni della sedicente "Guardia costiera libica" non possono, quindi, essere considerate operazioni di soccorso alla vita delle persone in pericolo di perdersi in mare. Al contrario, sono operazioni di intercettazione, cattura e respingimento collettivo, illegale a norma delle convenzioni internazionali, con uso di gravi forme di violenza, come testimoniato da ultimo anche da un video ripreso dall'aereo di ricognizione della Ong Sea-Watch pochi giorni fa, nel quale la motovedetta libica Ras Jadir, donata dall’Italia, viene ripresa mentre spara dei colpi verso un barcone
carico di persone;
riguardo a quest'ultimo evento, non tranquillizzano affatto le parole del Ministro della difesa Guerini durante la Comunicazioni del Governo del 7 luglio 2021 alle Commissioni III e IV di Camera e Senato riunite, laddove ha voluto sottolineare che " ... le autorità libiche stesse hanno già condannato il comportamento del comandante della nave ed è stata disposta un'inchiesta. Si tratta di una presa di posizione che credo non abbia precedenti", come se davvero fosse anche solo minimamente credibile un'inchiesta disposta da autorità libiche notoriamente legate a coloro che di questi crimini si sono resi protagonisti. D'altra parte l'arresto farsa, con successiva reintegrazione e promozione, del famigerato BiJa rende chiaramente la misura della serietà di quelle "Autorità";
le stesse Autorità che nulla hanno eccepito quando una delle motovedette donate dall’Italia ai libici ha aggredito, con un vero atto di pirateria, i pescherecci italiani Artemide e Aliseo, sparando loro contro il 21 maggio 2020, mentre le unità erano in acque internazionali, illegalmente e contro tutte le Convenzioni rivendicate dalla Libia;
il Regolamento di Frontex n. 656/2014 definisce il Place of Safety come il « (...) luogo in cui si ritiene che le operazioni di soccorso debbano concludersi e in cui la sicurezza per la vita dei sopravvissuti non è minacciata, dove possono essere soddisfatte le necessità umane di base e possono essere definite le modalità di trasporto dei sopravvissuti verso la destinazione successiva o finale tenendo conto della protezione dei loro diritti fondamentali nel rispetto del principio di non respingimento (...)»;
le autorità italiane, che hanno ricevuto segnalazione di un'imbarcazione sovraccarica ed in difficolta, in pericolo di perdersi in acque internazionali, non possono sollecitare la responsabilità SAR "libica", poiché quelle persone sono già sotto la responsabilità delle autorità italiane (nessun rilievo operativo hanno gli Stati di bandiera in un'operazione SAR, alla luce della Convenzione di Amburgo '79), altrimenti si realizza a tutti gli effetti una consegna (rendition) di quelle persone alle autorità di un Paese che non garantisce un luogo di sbarco sicuro, che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e dove è noto che vi si verificano collusioni tra autorità statali e trafficanti, Paese che, non da ultimo, si trova in una fase di instabilità politica in cui hanno luogo con frequenza gravissime violazioni dei diritti umani anche ai danni della stessa popolazione libica;
la collaborazione con il centro di coordinamento libico (JRCC) contraddice quindi gli obblighi internazionali assunti dalla Repubblica italiana aderendo alle norme internazionali in materia di diritti umani e diritto dei rifugiati. Infatti, i migranti catturati corrono il concreto pericolo di essere sottoposti a tortura e trattamenti inumani e degradanti in Libia e le stesse autorità libiche possono ulteriormente respingere i migranti verso altri Stati dove nessuno garantisce che essi non siano ancora sottoposti a tortura, trattamenti inumani e degradanti e persecuzioni, in violazione alle norme sulla tutela dei diritti umani e dei diritti dei rifugiati;
a ulteriore riprova dell’estrema pericolosità della rotta centrale del Mediterraneo laddove operano esclusivamente miliziani libici, che fanno variamente riferimento alla c.d. Guardia Costiera libica, anche quest’anno si conferma la tendenza di brusca crescita del numero dei morti, come evidenziato dall’UNHCR: nella prima metà del 2021, infatti, il numero di persone morte nel Mediterraneo centrale è triplicato rispetto all’anno scorso;
ciononostante, l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione europea hanno ritirato tutti gli assetti navali governativi di salvataggio marittimo e hanno continuato a fornire supporto alle Guardia Costiera e ad altre autorità libiche preposte al contenimento dei flussi migratori in uscita dal Paese. Questo avviene anche tramite la donazione di motovedette d’altura, come nel caso della Ras Jadir menzionata sopra e della Ubari-660, che a maggio 2021, come ricordato, ha aperto il fuoco contro i pescherecci italiani Artemide e Aliseo;
anche per questo motivo, si deve ritenere che il Governo italiano, continuando nel finanziamento e nel supporto a questo sistema di cattura da parte della Guardia costiera libica e contribuendo alla detenzione dei rifugiati e migranti, si rende corresponsabile delle violenze, delle torture e delle sistematiche violazioni dei diritti descritte finora, oltre che di azioni di respingimento illegali in violazione di tutte le convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani;
inoltre, diversi report di organizzazioni non governative e numerose inchieste giornalistiche testimoniano come siano spesso le stesse milizie, ed in particolare quelle delle città costiere, a gestire sia il traffico di esseri umani che le attività di intercettazione della Guardia costiera. In particolare un rapporto del Segretario Generale dell’ONU al Consiglio di Sicurezza dell’anno scorso viene segnalato un alto rischio di infiltrazione e di legami tra il personale della cosiddetta "Guardia costiera libica e le milizie che gestiscono il traffico di esseri umani;
un caso emblematico in questo senso, ma non certo l'unico è quello di Abdurahman al-Milad, detto al-Bija, noto trafficante di esseri umani, il cui ruolo è stato minuziosamente raccontato dal quotidiano "Avvenire" e, in particolare, dai giornalisti italiani Nello Scavo e Nancy Porsia, finiti sotto scorta nel nostro Paese per le minacce ricevute in seguito alle loro inchieste. Al-Bija è stato contemporaneamente a capo delle milizie di Zawiya, a supporto del Governo di Al Serraj a difesa di Tripoli, e della Guardia costiera Ovest a controllo dell’area da Tripoli a Zuwara, uno dei principali punti di partenza per le coste europee. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, gli uomini di Bija sono responsabili di violenze inaudite, stupri, estorsioni, torture, omicidi e vendita di esseri umani come schiavi;
in un documento a disposizione della Procura presso la Corte penale internazionale in Olanda, riportato sempre da "Avvenire", si legge che alcuni dei suoi uomini hanno beneficiato del programma UE di addestramento e che le sue forze erano state destinatarie di una delle navi fornite dall’Italia. Si ricorda a tal proposito che Bija è stato ricevuto e accolto in Italia nel 2017 come esponente della sedicente Libyan Coast Guard e con tale ruolo ha partecipato ad incontri ufficiali;
a seguito delle accuse di crimini contro l’umanità avanzate dalla Corte dell’Aja, Bija venne arrestato a Tripoli, mentre l’ONU e l’Unione europea hanno disposto diverse sanzioni a suo carico, prevedendo anche il congelamento dei beni (richiesta mai eseguita dalle autorità governative libiche). Come sopra accennato, il trafficante è stato invece scarcerato nell’arco di pochi mesi e da poco è stato anche risarcito con una promozione al grado di Maggiore ed ha ora il comando della Guardia costiera a Zawyah;
le milizie implicate nel traffico di esseri umani sono le stesse che, guidate da logiche tribali e di potere basata sul controllo di porzioni di territorio e delle attività economiche illegali a queste collegate, contribuiscono all’insicurezza e instabilità del Paese, minacciando il processo di transizione pacifica inaugurato a Ginevra. In considerazione di ciò, la prosecuzione della missione di supporto alla Guardia costiera libica finanziando e rafforzando tali milizie contribuisce in realtà ad indebolire il processo di stabilizzazione della Libia;
in termini di oneri finanziari, il Governo nella recente deliberazione del Consiglio dei Ministri ha deciso di mantenere il proprio sostegno e di prorogare la Missione di supporto alla Guardia Costiera Libica incrementando il finanziamento da €10.050.160 a €10.479.140, per un totale di €32.6 milioni di euro dal 2017, anno della firma dell’accordo Italia-Libia. A questi vanno aggiunti i costi sostenuti dai contribuenti italiani per le missioni navali nel Mediterraneo, (nessuna delle quali ha compiti di ricerca e soccorso in mare: per l’anno 2021) €39.7 milioni destinati a EUNAVFOR MED Irini (scheda n. 6/2021), €46.7 milioni per la missione bilaterale di assistenza e supporto (scheda n. 18/2021) e €95.9 milioni per Mare Sicuro (scheda n. 34/2021) quest’ultima con un incremento delle risorse di oltre 15mln di euro senza alcuna variazione del personale e degli assetti coinvolti;
il fragile cessate il fuoco raggiunto ad ottobre scorso dovrebbe essere occasione propizia per definire un Piano di evacuazione, coordinato a livello europeo, di tutti i migranti e rifugiati detenuti arbitrariamente, attraverso dei veri ed ampi corridoi umanitari, proponendo inoltre un insieme per porre fine alla loro detenzione, obbligatoria e automatica. Ciò rappresenterebbe un investimento non solo più utile al miglioramento della condizione dei diritti umani nel Paese, ma anche della situazione socio-politica, oltre che un impegno sicuramente più coerente con l’art. 10 della Costituzione italiana e con la Carta europea dei diritti dell’uomo;
considerato che:
durante le comunicazioni rese il 7 luglio 2021 dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministro della difesa, quest'ultimo affermava che "In particolare, per quanto riguarda il comando e controllo, fino al 2 luglio 2020 a bordo della nostra nave sono state resi disponibili a personale libico sistemi di comunicazione per i collegamenti con le centrali operative marittime operative degli altri Paesi, e coordinamento tra le proprie unità e quelle delle Missioni nazionali ed internazionali operanti nell'area. A partire dal 3 luglio 2020 l'attività è condotta in piena autonomia dalla Marina libica, presso propria infrastruttura a terra e senza coinvolgimento alcuno di personale della Difesa italiana";
sempre nella stessa audizione, il Ministro Guerini sosteneva, per quel che riguardava le attività dell'unità navale di Mare Sicuro ormeggiata a Tripoli, " (...) la stessa svolge attività di addestramento e supporto alla manutenzione di mezzi navali libici ed ha contribuito allo sviluppo di una capacità di comando e controllo dei propri mezzi da parte della Marina libica. Relativamente al coinvolgimento di questa unità e del suo personale nella condotta di unità SAR da parte della Guardia costiera libica, come detto aggiungeva che: (...) sino al 2 luglio 2020 a bordo della nave erano resi disponibili sistemi di comunicazione per attività di coordinamento operativo. Nello specifico veniva attivato un Lybian Navy Comunication Center con la possibilità di fruire di strumenti come, ad esempio, utenza telefonica abilitata alle chiamate internazionali, capacità fax ed email per inoltrare e ricevere segnalazioni inerenti eventi SAR, apparati per la comunicazione VHF ed HF per esercitare il controllo in mare dei propri assetti navali. Sostanzialmente a bordo della nave [italiana ndr] si recava un ufficiale di collegamento libico che sfruttando i sofisticati sistemi di supporto svolgeva le attività secondo le direttive ricevute dalle autorità libiche; questo ufficiale di collegamento, secondo le istruzioni ricevute, compilava e firmava un fax di segnalazione per comunicare agli enti SAR limitrofi - per l'Italia MRCC Roma - l'assunzione della responsabilità degli eventi, nonché i successivi aggiornamenti. Nessuna comunicazione veniva fatta dal personale italiano. Come ho detto, a partire dal 3 luglio 2020 tutte le attività operative libiche sono condotte dalla GC libica attraverso l'utilizzo di proprie infrastrutture e capacità di comunicazione ubicate a terra, senza alcun coinvolgimento di personale italiano". E' una straordinaria ammissione che il JRCC libico non ha, o perlomeno non aveva, la necessaria autonoma capacità operativa;
quindi un ufficiale di collegamento - tale Mustafà - riceveva direttive dai propri superiori compilava e firmava la dichiarazione (rivolta ai centri di coordinamento italiano e maltese che quindi venivano così sollevati da responsabilità) di assunzione del coordinamento. Ma allora, se così fosse, dovrebbero esservi innumerevoli registrazioni delle disposizioni di coordinamento poi impartite alle motovedette libiche da bordo della nave italiana, dall'ufficiale di collegamento. Ma, invece, sono state diffuse dalla stampa registrazioni audio che incontrovertibilmente provano che il coordinamento in mare veniva effettuato da assetti europei;
durante la stessa audizione il Ministro Guerini, relativamente alla missione Irini dichiarava, inoltre, che "l'Italia ha dato un forte impulso alla revisione del mandato della Missione nell'ottica di un rinnovato coinvolgimento nell'addestramento delle unità marittime libiche (...), al fine di rafforzarne le capacità anche con un coinvolgimento concreto della UE e degli Stati membri. Nel mio ultimo colloquio con il Primo ministro [libico] ho colto l'occasione per evidenziare i risultati ottenuti da Irini e per sottolineare allo stesso tempo l'importanza della ripresa dell'addestramento da parte della Missione europea della Guardia Costiera libica. Il Comando della Missione ha già condiviso con le autorità locali un'ipotesi di programma addestrativo funzionale alla formazione del personale nella gestione delle situazioni di crisi ed emergenza, nel rispetto dei diritti umani e di genere", riconfermando successivamente che la missione Irini tornerà ad avere anche funzione di addestramento per la cosiddetta "Guardia Costiera libica";
si tratta di affermazioni che destano forte preoccupazione, visto che sino al 7 luglio 2021 si era negato che vi fosse qualunque supporto, pure se - a detta del Ministro - senza coinvolgimento di personale italiano, delle strutture italiane presenti in Libia e che esse non prendono atto di quanto sopra esposto, ossia delle note, innegabili ed evidenti violazioni dei diritti umani commesse dalla cosiddetta "Guardia Costiera libica", utilizzata non per una inesistente attività di coordinamento di operazioni di soccorso marittimo, ma per eseguire, sotto il coordinamento operativo italiano ed europeo respingimenti collettivi che l'Europa ha affidato all'Italia e che l'Italia realizza coordinando i libici;
e si tratta di "respingimenti" proprio per la presenza della nave della Marina militare italiana di stanza al porto di Tripoli, che, come sopra ricordato citando le parole del Ministro Guerini oltre ad addestrare, riparare e sviluppare i mezzi a disposizione dei libici, fornisce loro anche i sistemi di comunicazione per coordinare la cattura dei migranti;
dunque, sotto il profilo giuridico l’Italia è autrice e non solo complice dei respingimenti dato che, in base al diritto internazionale non ci sono obblighi giuridici di "riconsegnare" i naufraghi da soccorrere in acque internazionali ai libici, così come costituisce atto di legittima difesa qualsiasi tentativo di fuga rispetto ai tentativi di intercettazione violenta in alto mare operati dalle motovedette libiche;
per quel che riguarda la Missione Irini, tra l’altro, è lecito ritenere che dietro gli obiettivi ufficiali della missione si possano anche celare comandi italiani che garantiscano una forte integrazione tra le attività di monitoraggio svolte dagli assetti navali ed aerei europei, italiani e maltesi con le autorità libiche, altrimenti incapaci di andare ad intercettare barconi carichi di migranti in acque internazionali, addirittura nella zona SAR maltese, laddove come imposto dalle Convenzioni internazionali dovrebbero intervenire invece, se non altro, per prossimità, i mezzi di soccorso, anche mercantili, coordinati da maltesi o italiani, garantendo quel porto di sbarco sicuro (POS) che il governo di Tripoli non può mai assicurare. Tutto questo avviene mentre Italia e Malta hanno ritirato dalle acque internazionali i rispettivi assetti navali istituzionali, per il timore che venissero coinvolti in attività di soccorso, e che le navi della Marina militare che pure sorvegliano le piattaforme petrolifere offshore, non intervengono quando i migranti in fuga riescono a raggiungere queste installazioni in acque internazionali;
di recente il giornale "Avvenire" ha rivelato che esistono numerosi filmati in presa diretta, mai resi noti, girati da bordo delle unità navali libiche, che proverrebbero le costanti violazioni dei diritti umani perpetrate dalla sedicente "Guardia Costiera libica" nei confronti dei naufraghi;
infatti, l’UE aveva dotato le motovedette libiche di piccole videocamere Go pro che riprendevano e trasmettevano i filmati in Cloud, ad un archivio virtuale. «Il monitoraggio remoto - precisa un rapporto del 2018 - include anche l’uso di due kit di Go-Pro camera, forniti da Eunavformed alla Libyan Coast Guard alla fine del 2017 per equipaggiare le motovedette. Queste telecamere riprenderanno le immagini delle operazioni di LCG, che saranno poi caricate su un sistema basato su Cloud per l’analisi per il personale Eunavformed";
ad oggi non è dato sapere nulla di quei video che sono nella disponibilità di Eunavformed, ma è chiaro che comunque Italia ed Europa hanno ulteriori prove di violazioni dei diritti umani, come ha ricordato di recente Vincent Cochetel, inviato dell’Unhcr per il Mediterraneo Centrale, quando ha riferito che "Ci è stato segnalato più volte l’uso sproporzionato della forza da parte di alcuni membri di Lcg/Gacs/Marina», ossia delle tre principali entità delle milizie libiche incaricate di pattugliare le coste. «Tutte queste informazioni – aggiunge Cochetel – sono state condivise durante le conferenze "Share Med" organizzate appunto da Eunavformed»;
il finanziamento alla Cosiddetta "Guardia Costiera" libica, comunque lo si voglia chiamare, anche camuffandolo e nascondendolo tra le varie schede, è del tutto incompatibile con il rispetto dei diritti umani e dei principi che devono sempre informare uno Stato di diritto quale è l'Italia. Continuare in questo contesto la collaborazione con quelle pseudo istituzioni libiche significa rendersi corresponsabili delle violenze che subiscono i naufraghi, i migranti e i richiedenti asilo e responsabili principali dei respingimenti indiscriminati ed illegali, anche operativamente coordinati e resi possibili per effetto del supporto logistico e del finanziamento da parte del Governo italiano, verso luoghi di detenzione, di tortura che sono veri e propri campi di concentramento;
incidentalmente si osserva che in occasione del voto sulle missioni, lo scorso anno era stata annunciata l’imminente modifica del Memorandum del 2017, rinnovato nel 2020 che è per ampia parte secretato, modifiche che sarebbero state volte a garantire, a detta del Governo, un maggiore rispetto dei diritti umani da parte della "Guardia Costiera" libica e nei campi di racconta dei migranti in Libia. Di tutto ciò si sono perse le tracce;
inoltre, è di tutta evidenza, come detto, che l'impiego di risorse per il sostegno alla cosiddetta "Guardia Costiera libica" non favorisce in alcun modo la auspicabile stabilizzazione del Paese;
per quanto sopra esposto:
si esprime parere contrario alla proroga della missione bilaterale di assistenza nei confronti delle Istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda n. 48/2021);
si esprime parere contrario alla proroga della partecipazione di personale militare alla missione VE denominata European Union Military Operation in the Mediterranean- EUNA VFORMEDIrini, (scheda n. 6/2021), limitatamente a quanto segue: "prestare assistenza nello sviluppo delle capacità e nella formazione della guardia costiera e della marina libiche per i compiti di contrasto in mare";
si esprime parere contrario alla proroga della partecipazione di personale militare alla missione bilateraledi assistenza e supportoin Libia (scheda n. 18/2021) limitatamente a quanto segue:
1. attività di formazione, addestramento, consulenza, assistenza, supporto e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni governative libiche, in Italia e in Libia, al fine di incrementarne le capacità complessive;
2. assistenza e supporto addestrativi e di mentoring alle forze di sicurezza libiche per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza della Libia;
3. attività per il ripristino dell'efficienza dei principali assetti terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali allo sviluppo della capacità libica di controllo del territorio e al supporto per il contrasto dell'immigrazione illegale;
si esprime parere contrario alla proroga del potenziamento del dispositivo aeronavale nazionale apprestato per la sorveglianza e la sicurezza dei confini nazionali nell'area del Mediterraneo centrale, denominato Mare Sicuro comprensivo della missione in supporto alla Marina libica richiesta dal Consiglio presidenziale Governo di accordo nazionale libico (scheda n. 34/2021), limitatamente a quanto segue:
1. Può altresì svolgere attività per il ripristino dell'efficienza degli assetti terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali al supporto per il contrasto dell'immigrazione illegale.
2. Ulteriori compiti sono connessi con la missione in supporto alla Marina libica, intesa a fornire sostegno alle forze di sicurezza libiche per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani, quali l'attività di collegamento e consulenza a favore della Marina libica impegnata nel controllo e contrasto del fenomeno in parola;
si esprime parere contrario alla proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione civile dell'Unione Europea denominata EUBAM LIBYA (European Union Border Assistance Mission in Libya)(scheda n. 47/2021),limitatamente a quanto segue: "Supporta le autorità libiche nello sviluppo e nella gestione delle attività di sicurezza delle frontiere terrestri, marittime ed aeree del Paese".