Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 212 del 30/04/2020

Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle iniziative del Governo per la ripresa delle attività economiche e conseguente discussione (ore 13,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Presidente del Consiglio dei ministri sulle iniziative del Governo per la ripresa delle attività economiche».

Ricordo che è in corso la diretta televisiva con la RAI.

Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte.

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, gentili senatrici e senatori, solo nove giorni sono trascorsi dalla mia ultima informativa alle Camere e ritorno qui nuovamente in Parlamento per riferire sulle iniziative assunte dal Governo in vista della ripresa, in particolare, delle attività economiche.

Stiamo affrontando un'emergenza - lo abbiamo detto più volte - che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana e sta mettendo a dura prova anche tutte le democrazie più avanzate, che per buona parte sono intaccate da questa epidemia. Siamo costretti a riconsiderare i modelli di vita, le nostre ordinarie relazioni, a rimeditare anche i nostri lavori, a ripensare il nostro modello di sviluppo, a programmare un rilancio della nostra vita sociale, economica, in tutte le dimensioni.

Sono giorni in cui è anche vivace il dibattito, anche critico, sulle decisioni assunte, sugli strumenti normativi con cui le decisioni sono state assunte e finanche sulla comunicazione con cui i provvedimenti vengono comunicati e diffusi. La vivacità del dibattito rivela anche la forza e la vitalità del nostro Paese, del nostro sistema democratico e anche del sistema di equilibri e garanzie.

Nel mio intervento seguirò il seguente ordine: prima illustrerò gli indirizzi del Governo assunti in questa fase della ripresa delle attività economiche, poi gli obiettivi perseguiti, le ragioni che hanno indotto a compiere tali scelte, ma da ultimo mi soffermerò anche sul tema della compatibilità costituzionale della scelta di affidare allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'adozione delle misure limitative e, purtroppo, anche di alcune libertà fondamentali dei cittadini.

Muovo da una premessa: il Governo ha sempre compreso la gravità del momento e proprio per questo non ha mai inteso procedere per via estemporanea, improvvisata, né tantomeno solitaria. Le misure sin qui adoperate sono il frutto di un'attenta considerazione di tutti i valori coinvolti, di un accurato bilanciamento di tutti gli interessi in gioco, nella consapevolezza - peraltro - che quasi tutti gli interessi in gioco hanno un rango costituzionale.

Tutte le misure, inoltre, sono state adottate all'esito di una interlocuzione ampia e condivisa - questo vale anche per l'ultimo provvedimento - con gli altri membri del Governo - ovviamente - e in particolare con i capi delegazione che rappresentano le forze politiche di maggioranza, ma anche con un ampio coinvolgimento delle parti sociali e anche con un serrato confronto con i rappresentanti degli enti territoriali, più volte riuniti in una cabina di regia di cui fanno parte i delegati delle Regioni, delle Province e dei Comuni; una cabina di regia a cui io stesso ho preso parte insieme al ministro della salute Roberto Speranza e al ministro per gli affari regionali Francesco Boccia. Anche il Parlamento è stato sempre costantemente e doverosamente informato, tanto più nei passaggi più delicati, come dimostra la mia presenza, ma anche quella degli altri Ministri, a più riprese qui in Senato e anche alla Camera.

Ho anticipato sin dall'inizio che il Governo ha adottato da subito un indirizzo di metodo e di merito che prevede il costante confronto con gli esperti del comitato tecnico-scientifico, in modo da non delegare le decisioni agli esperti, agli scienziati, ma - cosa ben diversa - da porre un fondamento scientifico alle decisioni che il Governo ha di volta a volta assunto e di cui ovviamente si è sempre e continuerà sempre ad assumersi la piena responsabilità, non solo politica, ma giuridica e così via.

Qualcuno potrà obiettare che lo stato della conoscenza scientifica su questo nuovo virus era lacunoso quando siamo partiti e ancora adesso non è pienamente soddisfacente; potrà obiettare che gli scienziati stessi hanno espresso varietà di posizioni e valutazioni e le abbiamo sentite esprimere anche sugli organi di informazione. Una cosa però è assumere a fondamento delle proprie decisioni le libere opinioni; altra cosa è invece assumere a fondamento delle proprie decisioni ricerche e studi accurati e quindi un principio di conoscenza scientifica, per quanto questa non possa dirsi ancora pienamente consolidata. La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva la doxa, l'opinione, la credenza o comunque la conoscenza percepibile con i sensi, dall'episteme, la conoscenza che invece ha basi scientifiche certe. È imperativo categorico per un Governo chiamato ad affrontare questa emergenza, che deve proteggere la salute e la vita stessa dei cittadini di fronte a una minaccia così concreta e così letale, porre a fondamento delle proprie decisioni non già le libere, mutevoli e pur legittime opinioni che si possono avere e che via via prevalgono e si susseguono nella pubblica opinione, bensì le raccomandazioni frutto delle meditate riflessioni di qualificati esponenti del mondo scientifico.

Vi è un recente rapporto che continua a essere definito segreto, ma che segreto non è in quanto è stato già pubblicato anche sui giornali e - credo ormai sia già passata l'ora - è stato anche oggetto di una specifica conferenza stampa - almeno così era in programma - da parte del professor Brusaferro dell'Istituto superiore di sanità, che lo ha illustrato dettagliatamente in pubblico. In questo recente rapporto del comitato tecnico-scientifico di cui si sta parlando in questi giorni viene stimato che la riapertura simultanea di tutte le attività economiche, delle scuole e di tutte le opportunità di socialità a partire dal 4 maggio porterebbe a un incremento esponenziale incontrollato dei contagi.

La misura dei sacrifici compiuti dai nostri cittadini - come sapete - è riassumibile in quel fattore che ormai è noto a tutti: R con 0, ovvero il tasso di diffusione del contagio che ad oggi è stimabile in una fascia compresa tra lo 0,5 e lo 0,7. Se tale tasso tornasse anche di poco superiore al livello di 1, si saturerebbe l'attuale numero di posti letto in terapia intensiva, che sono circa 9.000, entro la fine dell'anno. Bisogna considerare, però - e ciò non va trascurato - che non tutte le attuali postazioni di terapia intensiva potranno essere utilizzate per il Covid-19, ma dovranno essere dedicate anche ad altre patologie. Noi, in questa emergenza sanitaria - come mi hanno riferito direttamente tanti responsabili sanitari - ci siamo concentrati molto sul coronavirus e gli stessi cittadini hanno cercato di resistere per non presentarsi al pronto soccorso, ma tante altre patologie, ovviamente, richiedono la terapia intensiva.

Questo significa che satureremmo in pochi mesi la disponibilità di posti in terapia intensiva. L'impatto sul nostro sistema sanitario, quindi, sarebbe notevole in tale prospettiva e ciò determinerebbe, con ogni probabilità, la necessità di invertire la tendenza alla riapertura delle attività, producendo conseguenze economiche ancora peggiori rispetto a quelle che abbiamo già e stiamo ancora sperimentando.

Ne consegue, quindi, che il principio di precauzione, che questo Governo non ha inventato perché ha saldissime basi scientifiche e anche giuridiche nell'ordinamento interno e unitario, e il contenimento cauto e attento del contagio sono in primo luogo la misura giusta e necessaria per garantire la nostra salute ma costituiscono anche, in secondo luogo, il principale strumento che abbiamo per far ripartire al meglio e in sicurezza la nostra economia, senza esporci a potenziali, probabili addirittura ma dolorose battute d'arresto in futuro.

Gli esperti ci indicano che sono quattro i fattori principali di crescita dei contagi: i contatti familiari, i luoghi di lavoro, la scuola e le relazioni di comunità. Per quanto riguarda i contatti familiari, vi ricordo che in famiglia si è originato all'incirca un quarto dei contagi e ovviamente lo Stato non ha la possibilità - né ovviamente abbiamo alcuna volontà - di monitorare e controllare le relazioni familiari. Abbiamo poi i luoghi di lavoro e in questo caso sappiamo bene tutti che non ci possiamo permettere un lockdown prolungato, perché comprometterebbe fortemente e ancor più pesantemente il nostro tessuto socio-produttivo. Poi abbiamo la scuola, dove abbiamo ottenuto i risultati migliori, ovviamente al prezzo di chiudere i nostri istituti e di passare alla didattica a distanza. Infine, ci sono le relazioni di comunità: anche in questo caso le misure di distanziamento fisico e sociale sono state molto preziose per contenere il contagio, nella consapevolezza, però, che ovviamente non possiamo imporre tali misure restrittive a lungo.

Tale considerazione rende evidente il motivo per cui un approccio non graduale e incauto alla riapertura porterebbe a una recrudescenza del contagio e renderebbe altrettanto chiare le ragioni sottostanti alle scelte del Governo. Mantenendo costante la frequenza dei contatti familiari è evidente che, se si riaprissero simultaneamente le scuole, se si consentisse il ritorno in tutti i luoghi di lavoro, se si autorizzassero senza restrizioni le relazioni sociali, anche quelle all'interno degli esercizi pubblici, ciò equivarrebbe inevitabilmente a dare impulso alla crescita dei contagi attraverso tutti e quattro i fattori di diffusione dell'epidemia.

Per questa ragione, che illustrerò nel dettaglio, il Governo ha operato una scelta: ha deciso di allentare le misure che avevano determinato l'arresto di molte filiere produttive. Ha scelto di ripartire dal lavoro, ovviamente nel presupposto che siano adottate tutte le misure di sicurezza sulla base di protocolli rigorosi, che sono stati dal Governo stesso sollecitati e sono stati condivisi pienamente con le organizzazioni sindacali e datoriali. E voglio ancora una volta ringraziare tutte queste organizzazioni e tutte le parti sociali, perché in tutta questa fase di emergenza hanno sempre dimostrato grande responsabilità e grande spirito di sacrificio, mettendo da parte anche qualche premura, diciamo così, più latamente corporativistica e concentrandosi sul bene di tutti i cittadini.

Alla luce delle raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico, la data del 4 maggio 2020 segna l'inizio di quella che è ormai nota come fase 2, un graduale e progressivo ritorno allo svolgimento delle attività produttive e commerciali. È un primo passo fondamentale necessario per tanti cittadini, per le famiglie, per i lavoratori e per gli imprenditori, affinché tutto il Paese possa incamminarsi sulla strada della riconquista di una vita quanto più possibile normale e serena, tenendo sempre bene a mente che questa nuova fase sarà - l'ho già detto e lo ripeto - una fase di convivenza con il virus e non di liberazione dal virus.

Siamo ancora dentro la pandemia, non ne siamo usciti. Il nostro Paese ha combattuto duramente e dolorosamente e ha compiuto tanti sacrifici per contrastare l'avanzata del virus. Sin dalla scoperta del primo focolaio abbiamo via via dovuto affrontare il dolore per la perdita di più di 27.000 nostri cari, con una tendenza incrementale che sta manifestando i primi segnali di inversione solo in questi ultimi giorni, grazie alle rigide misure di contenimento sin qui adottate. Altrettanto dura è stata la prova affrontata dai nostri operatori sanitari a causa della drammatica pressione che la diffusione dell'epidemia ha prodotto sulle strutture ospedaliere (ricordiamo tutti le immagini) e, più in generale, sulla tenuta del nostro Sistema sanitario nazionale. A loro rinnovo e rinnoviamo tutti - immagino - i nostri più sentiti ringraziamenti. (Applausi).

Se oggi la violenza dell'epidemia mostra i primi segnali di riduzione, non possiamo permetterci che gli sforzi compiuti dai nostri cittadini, dai medici, dagli infermieri, dalle lavoratrici e dai lavoratori dei servizi essenziali, dalle donne e dagli uomini delle Forze armate, delle Forze dell'ordine, della Protezione civile e da tutti coloro che hanno permesso al Paese nelle scorse settimane di sostenersi, possano risultare vani per imprudenze compiute in questa fase così complessa, delicata e sensibile. Qualsiasi atteggiamento ondivago, come passare dalla politica del «chiudiamo tutto» a quella dell'«apriamo tutto», rischierebbe di compromettere in maniera irreversibile gli sforzi fatti sin qui. E preferisco quindi dirlo qui, in quest'Aula, in Parlamento, in modo forte e chiaro, a rischio di apparire impopolare. Il Governo non può e non è in condizione di assicurare il ritorno immediato alla normalità della vita precedente (Applausi della senatrice Bottici). Ci piacerebbe consentire un pieno ripristino di tutte le ordinarie abitudini di vita, ma dobbiamo avere la consapevolezza che il virus sta continuando a circolare nella nostra comunità. Ancora oggi abbiamo 105.000 contagiati, casi positivi accertati, senza considerare i casi di contagiati asintomatici che non sono accertati e che secondo ragionevoli proiezioni statistiche sarebbero molti di più.

Vorrei ricordare che questa emergenza mondiale è partita da una persona, da un primo caso in Cina. Una sola persona ha contagiato il mondo intero. Potete quindi immaginare cosa accadrebbe se con 105.000 casi positivi, più tutti gli altri in gran numero superiore e non accertati, non usassimo la massima precauzione.

Sarebbe quindi semplice, dal punto vista del consenso, tentare la strada della riapertura totale e immediata di tutte le attività produttive e commerciali, eliminando anche tutte le restrizioni, di cui i cittadini chiaramente soffrono, che abbiamo sin qui applicato alle relazioni sociali e agli spostamenti, consentendo un immediato ritorno a scuola. Questo è invece un piano che persegue esclusivamente e doverosamente - aggiungo - l'interesse generale anche con misure impopolari. Non è un programma elettorale destinato a raccogliere il consenso. Dal primo giorno ho detto, assieme a tutti i Ministri, che avremmo sempre messo al primo posto la difesa della salute e la vita dei cittadini: diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. D'altra parte, nessuno fra i Paesi maggiormente colpiti dall'epidemia ha pensato di adottare una strategia di apertura simultanea e immediata di tutte le attività economiche e il ripristino di tutte le attività sociali. La graduale riapertura delle attività produttive richiede nei prossimi giorni un attento monitoraggio degli andamenti epidemiologici in base a tre fattori in particolare: il primo, il controllo giornaliero dell'andamento dell'epidemia, con il potenziamento della disponibilità dei test. Il secondo, la verifica del grado di saturazione del sistema ospedaliero, non soltanto con riferimento alle terapie intensive, ma anche ai posti letto in generale dedicati al Covid-19. Il terzo, la disponibilità di dispositivi di protezione individuale, gel e materiali di protezione.

La logica della sperimentazione è quella che dovremmo adottare nelle prossime settimane, facendo leva sul sistema di monitoraggio complessivo della diffusione dei contagi e sulla tecnologia di contact tracing, che comprende - ormai è questione nota, come io stesso ho già riferito - l'app Immuni. Aggiungo che ieri sera il Governo, all'esito del Consiglio dei ministri, ha adottato un decreto-legge in cui vi sono anche norme volte ad offrire una copertura normativa di rango primario alle procedure di tracciamento dei contatti con funzione di monitoraggio proprio del virus. Il corpus di disposizioni, su cui il Parlamento sarà chiamato poi a intervenire in sede di conversione in legge del decreto, ha lo scopo di chiarire e rafforzare la disciplina su questo particolare trattamento dei dati personali, in coerenza con quanto ha precisato il Comitato europeo per la protezione dei dati personali, recependo anche le raccomandazioni emanate dalla Commissione europea lo scorso 16 aprile 2020.

In particolare si prevede che il titolare del trattamento sia il Ministero della salute, che l'attività sia limitata al tracciamento effettuato tramite l'utilizzo di un'applicazione installata su base esclusivamente volontaria e destinata alla registrazione dei soli contatti tra soggetti che abbiano scaricato l'applicazione.

È anche introdotta una disciplina puntuale, come potrete verificare, che potrà peraltro essere ulteriormente integrata dal Ministero della salute, volta a garantire un livello di sicurezza adeguato - ben adeguato, aggiungo - ai rischi per i diritti e le libertà degli interessati. La piattaforma che gestirà questo trattamento dovrà operare nel nostro territorio nazionale - questo è il vincolo che abbiamo posto - e - ulteriore vincolo - dovrà essere affidata solo ad amministrazioni pubbliche o a società a totale partecipazione pubblica. L'app non raccoglierà nessun dato di geolocalizzazione degli utenti. L'applicazione potrà essere scaricata quindi gratuitamente e utilizzerà codici che non permetteranno di risalire all'identità dell'utente.

Inoltre, nel mese di maggio - ci siamo quasi - inizieremo a effettuare 150.000 test sierologici su un campione di cittadini, la cui selezione è affidata all'Istat, e questo ci consentirà senz'altro di disporre di un quadro più chiaro sul reale impatto del covid-19 nel nostro paese.

Il complesso di queste e altre iniziative ci consentirà di disporre di un patrimonio informativo ben più ampio, in modo da effettuare e valutare più efficacemente la diffusione dell'epidemia.

Dovremo essere pronti, se e laddove necessario, ad intervenire con misure tempestive nelle zone in cui si dovesse verificare una particolare crescita dei contagi, puntando a bloccarne l'avanzata in tempo utile ed eventualmente adottando nuove misure restrittive, ma ben mirate e ben circoscritte dal punto di vista geografico.

In queste ore il Ministro della salute sta emanando un provvedimento, che è previsto dall'ultimo comma dell'articolo 2 del DPCM del 26 aprile, proprio al fine di specificare e definire i criteri, le soglie di allarme che consentiranno una valutazione accurata della tendenza al contagio in ciascuna area del Paese. Questo sarà un passaggio importante, perché, una volta acquisiti questi strumenti di valutazione, potremo anche concordare con le Regioni e con le Province autonome un allentamento delle misure restrittive che sia circoscritto su base territoriale, in modo da tenere conto anche delle Regioni dove la situazione epidemiologica appare meno critica. In questo modo, quindi, potremo procedere a differenziazioni geografiche anche in fase di allentamento delle misure, con riaperture delle attività basate su un piano caratterizzato però da precisi presupposti scientifici, non già rimesso ad iniziative improvvide di singoli enti locali.

Ricordo che, allo stato delle previsioni vigenti, iniziative di Regioni che comportino l'introduzione di misure meno restrittive di quelle disposte su base nazionale non sono possibili, perché in contrasto con le norme del decreto-legge n. 19 del 2020.

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020 abbiamo assunto quindi questa importante decisione: riavviare in sicurezza il nostro sistema produttivo ed economico. In presenza di un quadro epidemiologico ancora critico non è stata una scelta timida, tutt'altro: questa scelta da sola mobiliterà 4,5 milioni di italiani, che torneranno anche a spostarsi con autobus, metro, treni e auto per recarsi sul posto di lavoro. Sarà un test di fondamentale importanza per accertare la solidità, la tenuta del nostro sistema.

Certamente la decisione assunta in questo ambito ha costretto ad essere prudenti sul fronte delle relazioni di comunità, rispetto alle quali le aperture sono state inevitabilmente più contenute, seppure non trascurabili e comunque limitate solo alle prossime due settimane, al termine delle quali avremo più chiaro il quadro sanitario conseguente alla riapertura delle filiere produttive e quindi potremo, senza azzardo, in piena consapevolezza, procedere ad un più completo allentamento delle misure contenitive.

Per quanto riguarda la mobilità delle persone, dal 4 maggio ci si potrà muovere all'interno della propria Regione, oltre che per motivi di lavoro, salute e necessità, anche per andare a trovare i propri cari. Si potrà fare attività sportiva e motoria, non più solo nei pressi della propria abitazione, purché evitando assembramenti e mantenendo sempre le distanze di sicurezza. Gli atleti di sport individuali di interesse nazionale potranno tornare ad allenarsi a porte chiuse. E, se nei prossimi giorni la curva dei contagi non dovesse crescere oltre la soglia critica prudenzialmente individuata, allenteremo ulteriormente le misure, assicurando la riapertura in sicurezza del commercio al dettaglio, della ristorazione, dei servizi alla persona, certamente nel rispetto delle regole di distanziamento fisico con le quali - dobbiamo esserne consapevoli - ci ritroveremo a convivere ancora per un certo periodo di tempo.

Guardiamo anche con apprensione al mondo dello spettacolo, del teatro, della musica e del cinema. Era in programma questa mattina, e credo si sia già concluso, un incontro del ministro Franceschini con una folta delegazione di questo mondo, con il quale siamo disponibili a lavorare perché il rilancio della cultura, dello spettacolo e del cinema è nel nostro cuore. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto-LeU).

Non voglio parlare di tutti i settori in sofferenza, ma non posso non menzionare anche il settore del turismo, che soffre - e immaginiamo soffrirà purtroppo ancora un po' - per tutte le restrizioni che si collegano a questa pandemia. Si tratta di un settore che difficilmente potrà recuperare ormai un danno che si è prodotto e che dovrà anche misurarsi prossimamente con un brusco calo del fatturato, con tante ristrettezze economiche e con tanta sofferenza sociale. Dovremo assolutamente intervenire anche per loro.

Sappiamo quanto questa crisi stia colpendo tutte queste attività, tutti i lavoratori e le lavoratrici di questi settori. Il Governo è profondamente consapevole della necessità di consentire la riapertura degli esercizi commerciali al pubblico, dei servizi alla persona, non appena l'andamento dei dati epidemiologici lo consentirà. Anche in questo caso lavoreremo - anzi, lo stiamo già facendo - per definire accurati protocolli di sicurezza, in modo da procedere al più presto a una riapertura in tutta sicurezza di queste attività commerciali ed economiche. La sicurezza sarà la maggiore garanzia per una più efficace ripresa di queste attività economiche.

La riduzione dell'intensità dell'emergenza sanitaria - e qui passo alle questioni più strettamente economiche - porta con sé l'intensificarsi anche dell'emergenza di natura economica ed anche sociale. Il DEF per il 2020, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 aprile scorso, aggiorna il quadro macroeconomico del Paese alla luce dell'impatto del Covid-19 sull'attività economica e dà la misura della gravità dello scenario che abbiamo di fronte. La previsione ufficiale del PIL per il 2020 viene abbassata da un aumento dello 0,6 per cento, previsto nella Nota di aggiornamento al DEF dello scorso settembre, a una contrazione di ben l'8 per cento. È una previsione che sconta al momento una caduta del PIL di oltre il 15 per cento nel primo semestre e tiene conto di una possibilità di rimbalzo, nella seconda metà dell'anno, seguita da una crescita del PIL del 4,7 per cento prevista per il 2021.

Il DEF stima inoltre uno scenario di rischio ulteriore, che purtroppo non possiamo escludere allo stato, in cui l'andamento e la durata dell'epidemia sarebbero più persistenti portando a una contrazione del PIL fino al 10,6 per cento nel 2020 e a una ripresa quindi più debole nel 2021 pari al 2,3 per cento, con - lo potete immaginare - più pesanti aggravi sulla finanza pubblica.

Di fronte a questa difficile situazione, il Governo ha varato una serie di misure volte a limitare le conseguenze economiche e sociali della chiusura delle attività produttive. Ma non si tratta solo di un problema di chiusura delle attività produttive: è un problema del crollo della domanda interna e addirittura anche mondiale.

Ancora, abbiamo anche pensato con queste misure di potenziare la capacità del nostro sistema sanitario nazionale e garantire anche i flussi di liquidità aggiuntiva e garantita per il mondo produttivo. Queste misure sono inserite nei decreti-legge che ben conoscete, cura Italia e liquidità, sui quali ho riferito diffusamente nelle informative alle Camere del 25-26 marzo scorso e del 21 aprile.

Il prolungamento della chiusura di molte attività produttive e l'esigenza di preservare quei settori dell'economia che saranno maggiormente sottoposti a vincoli operativi rendono necessaria l'adozione di ulteriori provvedimenti. Anche queste assumeranno la forma di decreti-legge da sottoporre alla vostra approvazione.

Il primo decreto-legge conterrà ulteriori misure di sostegno a lavoratori, lavoratrici ed imprese, per continuare ad accompagnarli in questa dura fase di transizione verso la riapertura delle attività economiche. In primo luogo, il decreto-legge riprenderà tutti gli interventi del provvedimento cosiddetto cura Italia, rafforzandoli e prolungandoli nel tempo. Per fare un esempio, saranno prorogate, con un impegno finanziario di circa 25 miliardi, le vigenti misure di sostegno al lavoro, all'inclusione e al reddito, quali cassa integrazione, indennità per il lavoro autonomo, due mensilità aggiuntive dei sussidi di disoccupazione, indennizzi per colf e per badanti.

Stiamo studiando anche l'introduzione di nuove forme di protezione sociale. Si sta verificando un fenomeno che temevamo: si affacciano nuove forme di povertà e si acuiscono le diseguaglianze sociali. Quindi sarà necessario intervenire con nuove forme di protezione sociale e con l'utilizzo di meccanismi di erogazione rapidi ed efficaci. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e della senatrice De Petris). Non possiamo permettere che l'emergenza sanitaria ed economica possa aggravare anche l'emergenza sociale. Il Governo non intende lasciare nessuno indietro e lavorerà con ogni mezzo disponibile per raggiungere questo scopo. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto-LeU).

Saranno confermate anche le misure per la salute e la sicurezza e per gli enti territoriali. Sarà dato ampio spazio agli interventi per la liquidità e la capitalizzazione delle imprese. Per quanto riguarda le misure fiscali, saranno riproposte le sospensioni, le semplificazioni e le agevolazioni già disposte; saranno inoltre rinviati alcuni adempimenti, come quelli in materia di accisa per l'installazione di dispositivi necessari alla trasmissione telematica dei corrispettivi, al fine di contenere l'impatto sugli operatori economici, in particolare sui più piccoli. Ci sarà anche un significativo riconoscimento e un sostegno economico per le Province più duramente colpite dalla pandemia. Saranno individuate nuove specifiche cause di esclusione per l'applicazione degli indici sintetici di affidabilità, prevedendo anche modifiche ai parametri attualmente in vigore, per tenere conto degli effetti straordinari di questa pandemia. Al fine di assicurare alle imprese e ai professionisti la riscossione dei crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni (questo è un problema che in Italia si trascina annosamente), abbiamo programmato di sbloccare 12 miliardi di euro, attraverso anticipazioni di liquidità della Cassa depositi e prestiti in favore di Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni ed enti del Servizio sanitario nazionale.

Tra gli interventi di supporto ai settori produttivi più colpiti dall'emergenza è allo studio anche uno schema di finanziamento a fondo perduto per le piccole imprese, che pensiamo di legare alla perdita di fatturato. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Per le piccole e medie imprese al di sopra di una certa soglia sono poi allo studio interventi volti ad assorbire parzialmente le perdite con capitale pubblico, che possono trasformarsi in sostegno a fondo perduto attraverso l'erogazione di liquidità o schemi di agevolazione fiscale. Complessivamente destineremo a questi interventi circa 15 miliardi. Per le imprese medio-grandi è allo studio un intervento significativo da parte di Cassa depositi e prestiti, anche con previsione di un ingresso temporaneo nel capitale a fronte dell'indebitamento.

Stiamo valutando inoltre il potenziamento del credito d'imposta per i canoni di locazione delle attività produttive e commerciali, per estenderlo anche alle categorie di pubblici servizi ad oggi non coperte dall'agevolazione. Siamo inoltre determinati a sostenere tutti quei settori qualificanti per la competitività del Paese che purtroppo stanno risentendo in misura maggiore della portata globale dell'economia. Ho già detto che un particolare riguardo va al turismo, che rimane un comparto particolarmente esposto. Cercheremo di favorire il turismo interno, attraverso forme di sostegno alle imprese turistiche e parallelamente con incentivi alle famiglie al di sotto di particolari soglie di reddito e con figli a carico, sotto forma di un bonus da spendere nelle strutture recettive del Paese. Inoltre il Governo ha deciso di includere all'interno del decreto-legge l'eliminazione degli aumenti dell'IVA e delle accise previsti nel 2021 dalla legislazione vigente. Un aumento dell'imposizione indiretta di tale portata infatti neutralizzerebbe - ne siamo consapevoli tutti - gli sforzi che stiamo compiendo per ricostruire la fiducia dei consumatori, delle famiglie e delle imprese e striderebbe quindi con la fase di difficoltà che il Paese sta attraversando.

In una fase caratterizzata da un elevato grado di incertezza, l'intonazione, l'indirizzo della politica fiscale dovrà rimanere espansivo, sia pure nei limiti di una gestione doverosamente oculata della finanza pubblica. Per questo, con lo scostamento autorizzato dal Parlamento, aumenteremo gli investimenti, e per favorire la loro mobilitazione stiamo lavorando a una drastica semplificazione.

Fra le molte categorie della popolazione italiana che hanno dovuto modificare sensibilmente il proprio stile di vita a causa delle misure restrittive, ce n'è una che merita di ricevere dalla politica tutta l'attenzione necessaria - direi un'attenzione massima - anche con provvedimenti specificamente dedicati. Mi riferisco alle nostre bambine e ai nostri bambini (Applausi dai Gruppi M5S e PD), come anche alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi che stanno vivendo queste settimane in casa: una condizione che, se unita anche alla situazione di difficoltà economica in cui, purtroppo, versano molte famiglie, rischia di amplificare ancor di più le diseguaglianze sociali.

Non possiamo ignorare, ad esempio, che per molti bambini il pasto scuola era il più completo della giornata (Applausi dai Gruppi M5S e PD e della senatrice De Petris) né possiamo trascurare il fatto che la necessità di ricorrere alla didattica a distanza ha evidenziato un divario digitale: ci sono famiglie in cui gli strumenti informatici per partecipare alla didattica a distanza, purtroppo, non ci sono. Come sappiamo, questa situazione si concentra in particolare in alcune aree del Paese. Al contempo, se le mura domestiche sono per molti dei nostri figli un luogo di amore e conforto, dobbiamo anche essere consapevoli che per altri possono peggiorare situazioni già a rischio, rispetto alle quali la frequenza scolastica è un potente presidio di inclusione. Per questo, il Governo intende dedicare alle famiglie e ai minori lo spazio e la considerazione che meritano all'interno dei prossimi provvedimenti normativi. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto-LeU). Occuparsi di loro, facendo in modo che nessuno resti indietro, significa occuparsi del futuro dell'Italia.

Sarà cruciale, infine, preparare e sostenere progetti territoriali da attivare in questa nuova fase anche per tutelare il diritto al gioco e all'attività motoria dei nostri piccoli, senza compromettere le norme di distanziamento fisico-sociale che dovranno essere mantenute anche dopo la riapertura delle attività produttive e commerciali e l'allentamento delle restrizioni agli spostamenti.

Condivido in particolare l'urgenza di ripensare gli spazi educativi in forma dilatata, anche tramite una nuova progettazione degli ambiti urbani e l'utilizzo, laddove possibile, degli spazi di prossimità.

Occorrerà valutare la possibile riapertura, in modalità sperimentale, di nidi e scuole dell'infanzia, oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative per i nostri bambini.

Una specifica attenzione dovrà anche essere riservata al tema della disabilità. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e Misto-LeU). Non vi sarà sfuggito che nell'ultimo DPCM, dopo aver interloquito con varie associazioni, abbiamo disposto la riapertura dei centri diurni o cosiddetti semiresidenziali. Lo abbiamo fatto con specifiche cautele: chiediamo che vengano stipulati a livello territoriale patti con tutti gli stakeholder in modo da garantire la piena sicurezza alle persone con disabilità, ai loro familiari e agli operatori che lavorano con loro a stretto contatto.

Con le misure economiche previste nel nuovo provvedimento si tratta anche di dedicare particolare attenzione sul piano delle risorse. Dobbiamo incrementare il Fondo nazionale per la non autosufficienza, per potenziare l'assistenza, i servizi e i progetti di vita indipendente. Dobbiamo incrementare il Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per potenziare i percorsi di accompagnamento per l'uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione.

Infine, dobbiamo istituire un fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità. La difficoltà dello scenario che abbiamo di fronte non deve impedirci di intravedere anche le opportunità di cui il nostro Paese può beneficiare, con tutta la maturità, la coesione, la creatività che tradizionalmente sappiamo esprimere e che, anche in questa fase più dura, in questa prova dura, stiamo esprimendo.

È proprio per offrire al Paese una prospettiva più ampia, più strutturale, più ambiziosa, che il Governo intende predisporre un secondo decreto-legge, subito dopo, un provvedimento per la rinascita economica e produttiva dell'Italia.

La crisi sanitaria ha colpito il Paese. Lo ha messo in ginocchio, in una posizione di fragilità. Attenzione, però: noi abbiamo un sistema anchilosato, burocratizzato, che già di per sé non riusciva a correre. Quindi, siamo a maggior ragione oggi obbligati a mettere in campo una risposta pubblica, che sia in grado, non soltanto di sostenere la domanda nella fase recessiva, ma anche, e soprattutto, a rinnovare le infrastrutture del Paese, ad aumentarne la produttività, la competitività, la capacità di produrre innovazione verde, innovazione digitale.

In queste settimane, tutto il Paese ha dovuto riorganizzare tempi e stili di vita con una rapidità che non ha uguali. Penso al ricorso al lavoro agile nelle aziende e nella pubblica amministrazione. Penso alla stessa didattica a distanza. In questa fase abbiamo sperimentato. Tutte queste attività sono aumentate in modo incredibile, delle volte anche creando momenti molto critici alle nostre infrastrutture digitali di connettività. Sono tutti esempi che ci mostrano l'urgenza di riattivare il motore degli investimenti pubblici e privati, con l'opportunità di un'agenda pubblica in grado di predisporre un ambiente normativo, ma anche economico, quanto più favorevole ad essi, riducendo le complessità interpretative della disciplina vigente, studiando meccanismi efficienti di risoluzione delle controversie.

Perciò, intendiamo proseguire i lavori avviati già durante la fase di definizione dell'agenda 2023 per conseguire una drastica semplificazione delle procedure amministrative in settori cruciali per il rilancio degli investimenti. Parlo, in particolare, ma non solo, degli appalti, dell'edilizia, del commercio, come pure della legislazione civile. L'obiettivo è quello di ridurre i tempi di attraversamento delle opere pubbliche, per far sì che le risorse pubbliche stanziate si trasformino quanto prima in capitale fisico e in capitale infrastrutturale.

È un processo riformatore che ha una grande ampiezza e richiederà anche la vostra collaborazione. Nelle more della sua piena implementazione, può essere considerato, per un campione specifico di opere, anche il ricorso a iter autorizzativi semplificati. Lo voglio dire molto chiaramente: quando ragioniamo di iter autorizzativi semplificati non dobbiamo certo pensare a controlli meno rigorosi e meno accurati, ma semplicemente più efficienti.

Una ulteriore direttrice di azione, che sarà fondamentale intraprendere già a partire al prossimo provvedimento, è una strategia anche di selezione degli investimenti strategici e di potenziamento della capacità progettuale del Paese. Un grande ruolo, in questa prospettiva, può essere svolto dall'azione coordinata delle grandi aziende a controllo pubblico e dalla capacità di mettere a sistema tutte le strutture di governance che sono attualmente disponibili a livello centrale.

Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per attrarre risorse estere e in particolare europee, disponibili a finanziare progetti negli ambiti del Green new deal, dell'innovazione digitale, dell'edilizia scolastica, della ricerca di base applicata nei settori in particolare della meccanica, dell'alimentazione, della farmaceutica.

Contiamo anche di introdurre, in questi prossimi provvedimenti, un intervento di complessivo potenziamento delle detrazioni fiscali a beneficio del settore dell'edilizia e della sostenibilità. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e della senatrice De Petris). Sarà un intervento di amplissima portata, perché stiamo mettendo a punto l'applicazione di un articolato meccanismo, che potrà offrire a tutti i cittadini di poter procedere a interventi di riqualificazione energetica e di efficientamento antisismico, arrivando a beneficiare - pensate! - di sconti pari al costo pressoché totale - se non pienamente totale - dei lavori effettuati. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). È uno strumento che verrà offerto a tutti e quindi immaginate che ripresa si offrirà, che prospettiva di valorizzazione degli immobili e che sostegno al settore delle costruzioni, che è in sofferenza da anni, e che chance abbiamo di generare nuova occupazione.

I provvedimenti saranno adottati in questi prossimi giorni. D'altra parte, la mole degli interventi e l'ammontare delle risorse richiedono anche un'attenta definizione delle misure e, ovviamente, anche il vostro intervento oculato in sede di conversione. Dobbiamo procedere con speditezza, anche per realizzare - questo è un ultimo punto su cui richiamo la vostra attenzione - la completa messa a terra di quanto abbiamo già stanziato con i precedenti decreti-legge. Dico sempre che non possiamo accontentarci di introdurre nuovi strumenti normativi, ma dobbiamo presidiare e monitorare sulla loro attuazione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). È per questo che non mi stanco di ripetere - sono convinto di potermi giovare anche del vostro prezioso aiuto - di premere tutti quanti insieme - pensate - anche sul mondo bancario (Applausi dai Gruppi M5S e PD), perché siano applicate rapidamente e speditamente le norme, che abbiamo messo loro a disposizione, con le garanzie dello Stato. I cittadini meritano risposte tempestive ed efficaci.

L'ultima questione è quella che coinvolge lo strumento sin qui adoperato del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Non mi sfugge la portata dei rilievi che sono stati mossi, con particolare riguardo agli istituti, che tutti conosciamo, della riserva di legge e del principio di legalità, che la nostra Costituzione pone a baluardo dei diritti fondamentali della persona. Ritengo tuttavia che questi presidi di garanzia non siano stati affatto trascurati, né affievoliti nella loro portata.

Innanzitutto, con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 gennaio scorso è stato deliberato, per la durata di sei mesi - tengo a sottolinearlo, perché a volte lo dimentichiamo, anche nel dibattito pubblico - lo stato di emergenza di rilievo nazionale, dal quale discendono precise conseguenze giuridiche, come prevede peraltro il codice di protezione civile, che è una fonte di rango primario, di carattere generale, la cui legittimità è stata già filtrata al vaglio della Corte costituzionale, che ha ritenuto giustificata l'adozione di misure eccezionali, al ricorrere di gravi emergenze, quando l'ambiente, i beni e, in questo caso, la vita stessa della popolazione sono in pericolo. A questa prima base di legittimazione se n'è aggiunta un'altra, quella dei decreti-legge nn. 6 e 19 del 2020. In particolare, il decreto-legge n. 19 del 2020 ha offerto un'ampia e articolata copertura di legge, suscettibile a mio avviso di superare indenne ogni possibile vaglio di costituzionalità. La copertura offerta dalla dichiarazione dello stato di emergenza, da un lato, e la codificazione - in particolare nel decreto-legge n. 19 del 2020 - delle misure che possono essere adottate per fronteggiare l'epidemia integrano in modo esaustivo il rispetto del principio di legalità, nella consapevolezza che la fonte primaria possa disciplinare solo fino a una certa misura le risposte che l'ordinamento è chiamato ad offrire per contrastare una situazione di carattere così eccezionale, che richiede inevitabilmente di preservare un certo grado di discrezionalità all'autorità amministrativa.

Tanto più questo è vero, se prestiamo attenzione a una davvero autorevole dottrina in caso di pandemia: quella che stiamo vivendo, infatti, non è un fatto come un'alluvione o un terremoto, che si verificano una volta per tutte; è invece un processo che si sviluppa secondo una continua, imprevedibile evoluzione, cosa che impone necessariamente una maggior tolleranza circa il grado di indeterminatezza delle norme primarie che legittimano la normativa secondaria.

QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC). Non lo dice la Costituzione questo!

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri. Il diritto costituzionale - e lo ricordo a me stesso - è equilibrio nel rapporto tra poteri e nel bilanciamento dei diritti e delle garanzie. (Applausi dal Gruppo M5S). Quando, come in questa stagione di emergenza, sono in gioco il diritto alla vita e quello alla salute dei cittadini, beni - attenzione - che, oltre a vantare un carattere fondamentale, costituiscono essi stessi il presupposto per il godimento di ogni altro diritto e ovviamente incrociano anche quelli altrui e la tutela della vita altrui, le scelte, per quanto tragiche, come direbbe Guido Calabresi, diventano addirittura obbligate.

Sono ben consapevole della responsabilità che mi sono assunto ogni volta che ho apposto la mia firma a un singolo decreto. Sapevo ed ero consapevole che era destinato a produrre effetti sì incisivi sui diritti fondamentali dei cittadini. Ogniqualvolta ho apposto questa sottoscrizione, tuttavia, ho avvertito la piena consapevolezza di agire in scienza e coscienza (Applausi dai Gruppi M5S e PD e della senatrice De Petris. Commenti dal Gruppo FdI) per la difesa di beni primari, di valore assoluto, rispetto ai quali altri diritti, pur fondamentali, non possono che recedere.

Come giurista e come persona cresciuta ed educata secondo i valori democratici, avverto come profondamente ingiusta, se me lo permettete, l'accusa di avere irragionevolmente e arbitrariamente compresso le libertà fondamentali. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). Per un tempo determinato, mi auguro il più breve possibile, sulla base di solidi presupposti giuridici, si è deciso di ricorrere allo strumento che, per il suo carattere di generalità e per il grado di coinvolgimento di tanti soggetti, poteva assicurare la più elevata garanzia, unita anche all'elasticità necessaria per potersi adattare a una situazione in rapida, continua evoluzione.

Alcuni hanno avanzato l'opinione secondo cui, nell'adozione di misure così sensibili, il Parlamento non sarebbe stato adeguatamente coinvolto. È stata anche avanzata la proposta che il Parlamento possa intervenire non solo successivamente all'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, come già previsto, ma anche in via preventiva, eventualmente prevedendo un obbligo di trasmissione alle Camere degli schemi di decreto, affinché le Commissioni parlamentari competenti, entro un determinato termine, possano esprimere un parere. (Commenti del senatore Quagliarello).

Pur consapevole delle prerogative del Parlamento, ricordo che le misure adottate in queste settimane sono state l'esito di decisioni ispirate non solo ai principi di proporzionalità e massima precauzione; l'emergenza in atto ha richiesto che a questi due fondamentali principi se ne affiancasse un altro, forse ancora più importante o comunque non meno importante, ossia la tempestività, condizione imprescindibile perché misure così incisive fossero realmente efficaci. (Applausi dai Gruppi M5S e PD). E questo non vale solo per i primi decreti adottati: si pensi alla manciata di ore che il Governo ha avuto a disposizione per istituire la prima zona rossa. Anche l'ultimo decreto-legge, in realtà, che pure è stato destinato a produrre effetti dal 4 maggio, non poteva che essere adottato con estrema urgenza, in modo da consentire alle imprese interessate di avviare e completare in tempo utile le procedure di sanificazione e messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, in accordo con i severi e rigorosi protocolli che abbiamo elaborato.

In ogni caso, il Governo rimane sempre disponibile a raccogliere indicazioni e contributi del Parlamento e, se del caso, anche a valutare, in questa nuova fase di allentamento delle misure, come interloquire più efficacemente con il Parlamento.

Concludo. (Applausi ironici dei Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI). Non vi sarà sfuggito che alcune aziende specializzate, nei giorni scorsi, hanno segnalato e registrato come il valore reputazionale dell'Italia e degli italiani all'estero sia cresciuto notevolmente. L'immagine dell'Italia, del nostro Paese, è cresciuta e viene adesso percepita come migliore. (Applausi dai Gruppi M5S e PD. Commenti dal Gruppo FIBP-UDC). È merito dei nostri cittadini (Applausi dai Gruppi M5S e PD), della prova che stanno offrendo; dobbiamo ringraziarli per i sacrifici fatti, per i comportamenti virtuosi posti in essere, per il senso civico di responsabilità che stanno dimostrando. Se siamo riusciti a piegare la curva del contagio (ci sono stati dei momenti in cui le nostre vene tremavano, perché non pensavamo di riuscire ad arrestare questa curva del contagio) ebbene è merito loro. Non ci è dato conoscere l'R0, questo misterioso fattore, non sappiamo come si stabilizzerà nelle prossime settimane. Purtroppo compulsiamo la scienza e gli esperti ma non ce lo dicono, non è scritto da nessuna parte, nessuno può dirlo con sicurezza. Esso dipenderà dalla nostra capacità, dalla capacità dei nostri concittadini di continuare a vivere, anche in questa nuova fase, con pari senso di responsabilità e io sono fiducioso. (Prolungati applausi dai Gruppi M5S, PD, Misto-LeU e dai banchi del Governo. Commenti dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, prenderò un minuto in più rispetto al tempo che mi è stato assegnato.

Signor Presidente del Consiglio,ho apprezzato molto il discorso appena fatto, soprattutto nella parte che riguarda la ripresa economica e le misure che verranno messe in campo. Presidente Conte, siamo tutti consapevoli della gravità del momento e le rinnoviamo tutto il nostro sostegno, ma senza dimenticare la nostra funzione di controllo che con i decreti che ha ben citato abbiamo delegato allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per massima urgenza per un tempo che ritenevamo sicuramente più ridotto e di cui adesso, invece, non abbiamo più una previsione. Lei lo ha detto bene: i diritti costituzionali devono essere contemperati e possono essere compressi solo per un tempo limitato e la soggettività nell'elenco delle priorità dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri - occorre dirlo - ha portato a sottovalutare altre esigenze che non quelle produttive e del profitto, e lei ne è consapevole. Si tratta di diritti costituzionali che sono però alla base del benessere e quindi della salute generale e dell'equilibrio psicofisico, soprattutto dei bambini (tema che ho capito lei ha molto ben presente nei suoi pensieri anche se così non è stato nella realtà). Il fine deve essere il controllo del distanziamento e della sicurezza e non può essere la compressione e repressione della specifica azione intrapresa. Inoltre, la discrezionalità messa nelle mani delle Forze dell'ordine ha comportato spesso confusioni occasionali (ma non per questo giustificabili), sproporzioni e talvolta veri e propri abusi di potere.

La Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, due giorni fa, è stata dedicata alla strage degli operatori sanitari dovuta anche ai tanti Governi che hanno consentito attività lavorative non essenziali, spesso non in sicurezza: ricordiamo le oltre 2.000 deroghe concesse solo nel Bergamasco ai codici Ateco in piena fase 1. Intanto però non è ritenuta necessaria una manifestazione per i propri diritti in sicurezza, con le dovute distanze obbligatorie, come invece avviene in Germania. La risposta è stata la repressione poliziesca, come è accaduto da Milano a Napoli, ed è stata la risposta anche nelle carceri, al netto però della manifestazione di Giorgia Meloni.

Il controllo con metodi da Stato di polizia non è mai accettabile, men che mai in una situazione di così grave deprivazione e stress collettivo. In tutto questo si è ceduto alle pressioni di Confindustria e si è trattenuto e si è oppresso, e non lo si doveva fare, non perché l'economia non sia importante, ma proprio perché lo è. Il Paese - ne siamo consapevoli - si sta esponendo moltissimo con questi provvedimenti e con quelli futuri ed è chiaro a tutti il rischio di default e di declassamento del rating sul PIL e sul debito, ma proprio per questo occorre evitare il peggio. Le attività produttive al Nord non hanno mai davvero chiuso; il motivo per cui oggi siamo ancora questo punto è dovuto proprio a iniziative quali «Bergamo is running» e «Milano non si ferma» ed alle migliaia di deroghe. In Europa, dove si è aperto troppo presto, già si sta chiudendo. Inoltre ci siamo dimenticati l'esperienza del virus dell'influenza spagnola, quando i Paesi che vollero aprire prima pagarono una crisi economica peggiore; fu premiato invece chi mantenne la chiusura più a lungo. Pertanto, riaprire con cautela non solo è giusto, ma è necessario. Stiamo scommettendo su una ripresa, pronti a tornare allo start e a ricominciare da capo, per una fretta che ci danno altri.

Non trattare tutte le Regioni allo stesso modo è giusto; sarebbe controproducente, poco chiaro e contraddittorio.

Vorrei fare due considerazioni sulla ripresa. Il concetto liberista dell'economia imprenditoriale a cascata del secolo scorso e del famoso triangolo industriale non ha funzionato nel passato e non funzionerà nel futuro. Non abbiamo apprezzato il documento del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (Dipe) 2020 dove si ipotizza, oltre a una diversa destinazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), la sospensione della regola del 34 per cento degli investimenti a valere su risorse ordinarie al Sud: non deve avvenire, sarebbe una ennesima rapina.

Inoltre, per la ripresa ha detto tante belle cose, ma abbiamo anche letto il cosiddetto decreto cantieri 2, che reca pericolose deroghe a pareri di tutela anche ambientale e questo non è coerente, signor Presidente del Consiglio, con la necessaria revisione del modello di sviluppo che proprio questa catastrofe sanitaria ci impone con più forza di prima. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà.

COLLINA (PD). Signor Presidente, ringrazio il presidente del Consiglio Conte per la sua informativa, che ci consente una volta di più di comprendere il contesto nel quale maturano le scelte, di comprendere elementi così diversi da bilanciare ma che sono necessariamente da ricondurre a scelte di sintesi per la migliore ripartenza del Paese, misurando il rischio per evitare ragionevolmente una ripresa del contagio.

Vorrei però riprendere il dato di base. Siamo davanti a un virus sconosciuto, quindi non sappiamo come si comporterà, ma una cosa la sappiamo: si trasmette attraverso le persone e ciò significa che meno persone circolano meno virus circola. È un virus che fino ad ora è stato molto efficiente nella trasmissione. L'abbiamo visto, purtroppo, nei nostri territori più colpiti che ancora oggi contano le persone decedute e anche negli ospedali dove tanti operatori hanno contratto il virus e in troppi hanno anche perso la vita. Ma le scelte fatte fino ad ora, che avevano l'obiettivo di isolare il virus e di impedirne la propagazione incontrollata, stanno dando risultati incoraggianti. Stiamo raccogliendo i frutti dei sacrifici che ci siamo imposti e anche sotto il profilo sanitario il Covid-19, per alcuni scienziati, appare meno capace di trasmettersi.

Non che il confinamento al quale siamo sottoposti anche in questi giorni veda la totale paralisi del Paese e l'elenco dei codici identificativi delle attività contenuto nel DPCM del 10 aprile lo dimostra. Voglio dire che il miglioramento della situazione che stiamo registrando si è conseguito mantenendo in essere una serie di attività significative e indispensabili per la vita quotidiana del Paese, e quindi anche dei cittadini, per le quali si sono attuati protocolli che ne hanno garantito lo svolgersi dei compiti in sostanziale sicurezza per operatori e fruitori.

Questo è il momento di affrontare una fase di convivenza con il coronavirus che gradualmente rimetta in funzione tutte quelle attività che possono essere svolte in condizioni di sicurezza per operatori e fruitori, perché tra la frase pronunciata da molti secondo la quale nulla sarà come prima e la forte pressione che stiamo tutti subendo affinché si riprenda a fare esattamente ciò che si faceva prima, ci sta proprio questo lavoro, questo impegno di costruzione dei protocolli di convivenza con il rischio del contagio che è ciò che consente la ripresa delle varie attività produttive e delle funzioni.

Gradualità, però, non vuol dire totalità e se la gradualità passa attraverso la scelta di bilanciare la ripresa delle attività con il mantenimento del distanziamento sociale, la riduzione delle relazioni di comunità e l'attenzione ai più fragili e agli anziani questa deve coinvolgere il Parlamento. Come Commissione sanità abbiamo chiesto di poter svolgere un affare assegnato che in tempi brevi possa affrontare almeno tre filoni principali in questa fase 2. Il primo filone è costituito dalle azioni che devono essere messe in campo per continuare a fronteggiare l'emergenza, sapendo che, come sempre, le risorse vanno impiegate anche con progettualità e rispetto alle prospettive di riorganizzazione del servizio sanitario che è giusto programmare affinché altri eventi analoghi, in futuro, ci trovino pronti a gestirli in modo adeguato. Innanzitutto, quindi, è necessaria la costruzione di un modello sanitario sul territorio al fine di garantire prossimità e domiciliarità. Ci attendiamo nel decreto-legge aprile un corposo investimento sull'assistenza territoriale perché questo è il modello che ha risposto meglio. Ovviamente, far convergere modelli regionali che sono differenti non sarà un'azione di breve periodo ma occorre iniziare da subito. In secondo luogo, è necessario il potenziamento dei Covid hospital. L'immunità di gregge è ancora molto lontana dall'essere raggiunta, dunque, finché non ci sarà il vaccino, occorre potenziare i Covid hospital.

Il secondo filone riguarda la ripresa delle attività sanitarie di assistenza per le patologie non Covid, cioè quelle attività che sono state interrotte e in qualche modo abbandonate per l'emergenza coronavirus e per le quali non si può far attendere ulteriormente i cittadini che si sono visti sospendere interventi programmati.

Infine, il terzo filone è relativo alle azioni che devono accompagnare l'attuazione dei protocolli per l'apertura delle attività. Ne cito una per tutte: la strategia dei test da attuare... (Il microfono si disattiva automaticamente). La potenzialità attuale di somministrazione dei test va mirata nelle direzioni giuste, anche a sostegno delle aperture delle attività in condizioni di sicurezza.

Ecco, signor Presidente, il nostro è un pieno sostegno all'azione del Governo che opera nella sua collegialità e sta affrontando l'emergenza sanitaria ed economica con grande responsabilità, senza ondeggiamenti e con coraggio e il DEF appena votato lo testimonia. È un sostegno che è e vuole essere attivo e operoso perché c'è una fase 2 sanitaria, c'è una fase 2 economica ma c'è anche una fase 2 nella gestione politica e parlamentare che ritengo possa dare, almeno per quel che riguarda il Gruppo del PD, un ulteriore impulso positivo all'azione del suo Governo per il bene del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Unterberger. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, presidente Conte, alcuni giorni fa le ho sentito dire «siamo tutti i lombardi», un'espressione che evoca «Ich bin ein Berliner» di Kennedy, per esprimere massima vicinanza al popolo della Lombardia; una solidarietà alla quale ovviamente ci associamo tutti noi. Il problema però è che voi non la usate solo come una metafora, ma vi comportate come se tutti fossero realmente nella drammatica condizione dei lombardi. Su questo le devo rispondere che non è vero, non siamo tutti lombardi. Per fortuna non tutte le Regioni hanno avuto i 75.000 malati, i 13.000 morti e gli 800 casi quotidiani di nuovi contagiati. Il Sud Tirolo, che ovviamente è molto più piccolo della Lombardia, ha avuto 2.500 casi, piange 274 morti e da parecchi giorni ha meno di 10 nuovi casi al giorno; questo, nonostante la frequenza molto elevata di tamponi che vengono fatti.

Pertanto è chiaro che due territori che sono in una situazione talmente differente non possono essere trattati in maniera uguale: chi tratta in maniera uguale situazioni completamente diverse crea disuguaglianze. Mi dispiace dirlo, ma è proprio quello che state facendo. E anche se oggi avete prospettato di differenziare dal 18 maggio, l'impostazione rimane paternalistica e di diffidenza nei confronti degli enti locali, come se il Governo fosse l'unica istituzione seria e responsabile.

Presidente Conte, la scorsa settimana le ho già detto che ho apprezzato molto come lei si muove in Europa e trovo che il Governo abbia gestito in maniera rispettabile la fase 1 di questa emergenza. La scelta di chiudere per quasi due mesi ha sicuramente contenuto la pandemia ed evitato a tanti territori di vivere il dramma della Lombardia. La fase 2 però è cominciata veramente male. Soprattutto i cittadini dei territori meno colpiti si aspettavano un graduale ritorno alla normalità, con negozi aperti e in un secondo momento anche bar e ristoranti. Si aspettavano un'indicazione per l'accudimento dei figli mentre lavorano e una prospettiva anche a lungo termine per il turismo. Lei non ha idea di come hanno reagito i sudtirolesi, che in linea di massima hanno un giudizio positivo sul suo operato, alle sue parole.

Mi chiedo se veramente abbiate talmente assunto questo modo di pensare e questa idea centralista delle istituzioni e dello Stato da non rendervi conto che le vostre indicazioni possono andare bene per la Lombardia e per le altre Regioni che sono ancora nel pieno dell'emergenza ma non per il resto del Paese. Vi è davvero così lontano il concetto della differenziazione che non capite quello che dovrebbe essere alla base della fase 2 e cioè che la Lombardia e le altre Regioni in difficoltà non hanno alcun vantaggio se, per solidarietà, resta bloccata tutta l'Italia. Anzi, sarebbe meglio far lavorare le altre Regioni per far ripartire l'economia e per dare la possibilità anche a questi territori di beneficiare - speriamo al più presto - di una macchina che si è rimessa in moto.

Nessuno parla di aprire tutto, come lei oggi ha fatto credere. Tutti sappiamo che questo non può funzionare e lo sa anche il più improvvido governatore. Lei ha elencato quattro categorie di situazioni pericolose per il contagio. Ebbene, teniamo strette tre di queste e apriamo gradualmente la seconda e cioè il mondo del lavoro. Nessuno pensa di aprire adesso scuole e di ammettere assembramenti sociali. Si è detto spesso in questi giorni che dobbiamo imparare a convivere con il virus. Purtroppo questo vuol dire anche accettare un certo numero di contagiati. Bisogna fissare l'asticella delle riaperture in base alla capacità delle strutture ospedaliere e delle strutture di terapia intensiva di curare adeguatamente i casi che ci saranno finché scopriremo il vaccino. Non possiamo chiudere tutto fino a quando il virus non sparisce, perché a un certo punto saranno più alti i suicidi e le forme di cedimento psicologico che i morti per il virus. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Candiani e De Bertoldi). Dobbiamo aprire il più possibile anche per evitare un'altra malattia, quella della povertà e dell'aumento della disuguaglianza sociale, e la parola chiave deve essere la differenziazione tra le singole Regioni, come pare volete fare anche voi dal 18 maggio, con due settimane di ritardo.

Quando sento dire che non si possono creare Regioni di serie A e di serie B, che si deve evitare che le Regioni vadano in ordine sparso, mi cadono le braccia. Nessun Paese in Europa sta procedendo come l'Italia: nonostante il fatto che tutti abbiano chiuso la maggior parte delle attività produttive, nessuno è arrivato a farlo come noi e hanno tutti ricominciato a riaprire. I Paesi federali, come l'Austria e la Germania, ovviamente in maniera differenziata da Regione a Regione, ma anche i Paesi con uno Stato centrale, come la Spagna, e, non a caso, gli Stati federali che danno un ruolo importante alle Regioni, offrono i risultati migliori. La verità è questa e non la fake news sull'aumento dei casi in Germania dove il famoso fattore R è passato dallo 0,9 allo 0,96; come è stato spiegato dal Robert Koch Institute, questa differenza non vuol dire che sono ripartiti i contagi, perché lo 0,9 non è un dato certo, ma solo un intervallo statistico per cui, con ogni probabilità, il livello di contagio si attesta tra lo 0,7 e l'1 per cento. (Applausi dai Gruppi Misto e IV-PSI e del senatore Quagliariello). Inoltre, Presidente, in Germania un possibile aumento dei contagi è stato fin dall'inizio parte dei calcoli che venivano fatti. Non a caso, l'hanno chiamata la strategia dello stop and go; aprire e, se i numeri peggiorano, chiudere immediatamente alcuni settori.

Visto che lei è un estimatore di Kennedy, presidente Conte, le ricordo un'altra massima del presidente americano: «Every accomplishment starts with a decision to try», ogni risultato comincia con la decisione di provarci. Le ricorda qualcosa? Spero di non fare nulla di male nel rivelare che questo detto è quello che accompagna il suo account su WhatsApp. Lo trovo un bel leitmotiv, ma ci si dovrebbe anche comportare al riguardo. Si deve assumere un approccio meno dettato dalla paura e con più fiducia negli enti locali e nei cittadini. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e del senatore Quagliariello). Non capisco perché vuole assumersi tutta la responsabilità sulle proprie spalle: ceda qualcosa ai presidenti delle Regioni e delle Province autonome; le rimangono comunque abbastanza problemi da affrontare.

Avete creato diverse task force con esperti di ogni campo; mi chiedo perché non li ascoltiate di più. Il dottor Colao ieri ha parlato di differenziazioni micro geografiche e di non penalizzare le zone che hanno meno casi. Perché allora non lo fate subito? Perché mirate a differenziare solo tra due settimane? Forse ci vorrebbero più donne nelle vostre squadre (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC), come la governatrice della Calabria, che da me è lontana anni luce dal punto di vista politico, ma che ha il coraggio di passare dalle parole ai fatti (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC), metodo che saranno costretti ad adottare anche altri presidenti di Regione (come il nostro, che non voleva mai arrivare a questo punto, cercando sempre la collaborazione e restando purtroppo inascoltata).

Il vostro approccio, già problematico per le Regioni a statuto ordinario, diventa inaccettabile nei confronti di una Provincia a statuto speciale. Siamo una minoranza linguistica tutelata attraverso accordi internazionali, con uno statuto che ha rango costituzionale, le cui prerogative non possono essere sterilizzate con il continuo ricorso al DPCM anche nella fase due dell'emergenza. In generale esistono delle obiezioni di natura costituzionale, che devono essere sollevate a maggior ragione nei confronti di una Provincia a statuto speciale. Come dice la presidente Cartabia, le limitazioni devono essere proporzionate e a tempo.

Abbiamo accettato la concentrazione di potere nelle mani del Governo per la fase 1, perché c'era un'emergenza che richiedeva massima velocità di intervento. Sulla fase 2 non la accettiamo (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e FIBP-UDC) perché questa è una fase di ripresa economica, nella quale i governatori e le governatrici che conoscono al meglio il territorio devono avere una forte voce in capitolo. La nostra popolazione si confronta con la situazione dei Paesi confinanti e vede che, nonostante il virus, con una politica coraggiosa e con fiducia nei cittadini tanto è possibile.

Presidente Conte, lei sa che ho la massima stima nei suoi confronti e le mie non sono critiche, ma consigli, come dicono i colleghi del Partito Democratico; tuttavia, deve capire davvero che questo modo di procedere colpisce proprio l'essenza dell'attività politica di noi autonomisti. Per questo spero che, dopo tutte le proteste, le cose cambino davvero. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), IV-PSI, Misto e del senatore Quagliariello).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-PSI). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare i senatori Questori, impegnati in queste sedute in una difficile attività.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il lungo intervento del Presidente del Consiglio dei ministri esige risposte chiare da parte di tutte e di tutti, in nome della verità e della libertà. Da due mesi 60 milioni di italiani sono comprensibilmente in un regime che ricorda lo stato degli arresti domiciliari per un'esigenza sanitaria: la politica ha il compito di dire parole di chiarezza e di forza. Non usciremo da questa dinamica con un paternalismo populista o con una visione priva di politica.

Riprendo allora alcuni punti del suo intervento, signor Presidente del Consiglio. Il primo è l'analisi economica; il secondo il riferimento alla Costituzione. Le rivolgerò poi un appello da parte della maggioranza, un ultimo appello da parte della mia forza politica.

Ciò che lei ha detto sull'analisi economica è ampiamente condivisibile. Nel suo discorso non ho trovato parole che non si debbano sottoscrivere. Il punto di partenza, però, signor Presidente del Consiglio, per noi è quello che la collega, senatrice Unterberger, presidente del Gruppo Per le Autonomie, ha espresso in modo perfetto qualche istante fa: nessuno le ha chiesto di riaprire tutto; qualcuno che dicesse oggi di riaprire tutto andrebbe ricoverato lui per primo. Noi abbiamo detto una cosa ben diversa. Perché il lockdown italiano è diverso da quello francese, spagnolo o tedesco (e non da quello sudcoreano o cinese)? Noi le chiediamo, signor Presidente del Consiglio: perché non ci facciamo carico di una riapertura graduale, in sicurezza, che non sia sottovalutazione del virus? Il coronavirus è una bestia terribile che ha fatto 30.000 morti nel modo più vigliacco, perché ha impedito ai nostri anziani di stringere la mano nell'ultimo momento ai propri figli, ai propri familiari. Il coronavirus è un nemico vigliacco. Noi, però, non siamo dalla parte del coronavirus quando diciamo di riaprire. Pensiamo di onorare quella gente di Bergamo e di Brescia che non c'è più e che, se avesse potuto parlare, ci avrebbe detto: «Ripartite anche per noi», avendo fatto della vita, in tutti i momenti, un'occasione di sacrificio e di fatica. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

Signor Presidente del Consiglio, parliamoci chiaro. Ci sono delle cose che non hanno funzionato; lei non le ha citate e credo che abbia fatto bene a non aprire qui la discussione e gliene do atto: le RSA, il tema delle zone rosse, la mancanza di mascherine, il ritardo nei tamponi. Di tutto questo dovremo parlare, ma queste sono le cause della diffusione del virus, non un runner di troppo che viene inseguito con l'elicottero della Guardia di finanza.

Di fronte a ciò che è accaduto in Italia, come nel mondo (perché è una pandemia), c'è un'emergenza globale che cambierà tutto, cambierà la storia del nostro Paese e del nostro pianeta, come sta già cambiando la storia dell'Europa, oggettivamente. Di fronte a questa emergenza incredibile, noi non possiamo delegare tutto alla comunità scientifica. Figuriamoci se io non sono contento di vedere questa grande passione per la comunità scientifica che sta prendendo tutto il Parlamento ed anche forze parlamentari che negli anni scorsi attaccavano i virologi o addirittura si proclamavano No vax. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, FdI, e della senatrice Rizzotti). Io sono entusiasta quando vedo che ora sono tutti novelli esperti di laboratorio e che sono tutti per la ricerca: bene. Però, signor Presidente del Consiglio, questo Paese - non per colpa sua - negli ultimi trent'anni ha già avuto dei momenti in cui si è fermato e la politica ha abdicato alle proprie responsabilità. Lo ha fatto negli anni 1992-1993, quando la politica ha abdicato di fronte alla magistratura; lo ha fatto nei primi anni del decennio scorso, quando la politica ha abdicato di fronte ai tecnici dell'economia. Oggi noi non possiamo pensare di chiedere a un virologo, non già come combattere il virus, ma come combattere la disoccupazione o la carneficina di posti occupazionali o di come decidere la qualità della vita tra di noi. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e FdI).

Signor Presidente del Consiglio, il punto fondamentale - che lei non ha detto, ma sono certo che le sta a cuore - è allora che tocca alla politica affrontare la nuova divisione. Quante volte, onorevoli colleghi, ci siamo detti che c'è una divisione tra Nord e Sud in Italia? C'è. Tra élite e popolo? C'è. Tra ricchi e poveri? C'è. C'è una divisione più profonda in questo momento: quella tra garantiti e non garantiti. Attenzione, perché tutti noi abbiamo paura del virus; tutti quelli che ci seguono a casa hanno paura per le proprie famiglie: fanno bene. Però la differenza è che chi ha un posto di lavoro o uno stipendio o la certezza - come ce l'abbiamo tutti noi in quest'Aula - di arrivare alla fine del mese e di essere a posto, vive questa fase di difficoltà con preoccupazione personale, ma anche con la certezza di poterla affrontare: prima o poi ne usciremo. Poi c'è una fetta di persone, ossia i lavoratori autonomi, le partite IVA, i baristi, i ristoratori, i commercianti (Applausi dai Gruppi IV-PSI e FIBP-UDC), che stanno piangendo la notte, non soltanto avendo paura di giorno. Di fronte a questa nuova separazione e divisione, ho l'impressione che non stiamo mettendo in piedi tutti gli strumenti. Se aspettiamo gli atti d'amore delle banche, moriamo tutti dissanguati per mancanza di liquidità. Noi abbiamo un problema oggettivo, che è questa separazione crescente tra i garantiti e i non garantiti. Se chiude un negozio, non ne deriva soltanto che fallisce una famiglia - ed è un problema enorme - ma è anche - lasciatevelo dire da un ex sindaco - quella via che diventa meno forte. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). Se chiude un negozio, non è soltanto Amazon che prende più posti; se chiude un negozio, quella via è meno sicura per quando mia figlia esce la sera, perché non c'è più la dimensione civile e sociale. Ecco perché, signor Presidente del Consiglio, noi la richiamiamo ad avere uno sguardo più ampio sul futuro economico. Glielo diciamo condividendo ciò che ha detto nella parte in cui si è espresso sulle misure economiche e dando la garanzia che noi saremo al suo fianco e votando a favore del decreto-legge predisposto dal ministro Gualtieri.

Ma attenzione, c'è un mondo fuori che cambia. Gli altri Paesi stanno andando avanti sull'artificial intelligence, sulla robotica, sulla sostenibilità, su come investire sulla medicina personalizzata, mentre noi abbiamo ancora il Titolo V sulla sanità. Di fronte a questo, ora è il momento di agire. Prevenire, non rincorrere: questa è la differenza tra la politica e i sondaggi.

Vengo ai due punti finali. Signor Presidente del Consiglio, il primo è sulla Costituzione. Non me ne voglia, perché io esprimo un'opinione diversa dalla sua, non contestando la legittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, come lei ha ricordato, ha la sua base in un decreto-legge regolarmente votato, come è stato detto anche in mattinata quando si è discusso, in un momento di confronto civile, tra maggioranza e opposizione. Questo è un dato di fatto. Il punto è che in momenti di emergenza come questo - lo ha detto con molta chiarezza la presidente della Corte costituzionale, professoressa Marta Cartabia, cui rivolgo un deferente omaggio e un rispettoso saluto - e in queste situazioni di emergenza la Costituzione è la bussola. Non abbiamo mai avuto un quadro derogatorio così ampio, rispetto ai princìpi e alle libertà costituzionali, come in questo momento; nemmeno durante il terrorismo. Di fronte a questo, richiamarla, signor Presidente del Consiglio, a un utilizzo diverso del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non è atto di lesa maestà. Lo dica ai suoi collaboratori della comunicazione (Applausi dal Gruppo IV-PSI), che dal giorno dopo continuano a dipingermi come uno che cerca di fare una polemica politica di parte. Sto cercando di aiutare me stesso, lei e tutti noi a ricordare che non può essere un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri a decidere se l'amicizia è vera o non è vera, sottosegretario Sileri. (Applausi dal Gruppo IV-PSI). Non può essere un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri a dire se il rapporto di fidanzamento è saltuario o stabile. Infatti, se noi entriamo in questo dettaglio, stiamo entrando in un campo che ci avvicina allo Stato etico, non allo Stato costituzionale.

E lei signor Presidente del Consiglio, che utilizza le parole con grande attenzione, sia più prudente, la prego, quando parla agli italiani. Lei ha detto undici volte «noi consentiamo» (l'ho ascoltata con attenzione); nel campo delle libertà costituzionali il Presidente del Consiglio, come pure un qualsiasi parlamentare, non consente, perché le libertà costituzionali vengono prima di lei. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI). La libertà costituzionale le permette di essere dove lei è. È invece quella visione della Costituzione octroyée (concessa), tipica dell'800, che viene richiamata da uno che dice «consento ad altri la libertà»; lei non consente la libertà, lei riconosce la libertà. E siccome so che ne è certo e poiché ha fatto una citazione greca dotta, mi lasci dire con Seneca - nell'Aula del Senato risuoni la parola di Seneca - non licet tibi quicquam arbitrio tuo facere. Non licet tibi, ma non solo al presidente Conte, a qualsiasi Presidente. Lo dico qui perché in quest'Aula io rivendico di aver contribuito a creare un altro Governo quando un senatore, il senatore Salvini, ha chiesto i pieni poteri. Non li abbiamo negati a lui per darli ad altri: è un fatto costituzionale che dobbiamo tutti insieme difendere. (Applausi dal Gruppo IV-PSI).

Chiudo sul terzo e ultimo punto. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha detto che questo Governo non lavora con il favore delle tenebre. (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). E il fatto che la Lega abbia dei dubbi su ciò che sto dicendo mi sembra un elemento che rafforza il mio ragionamento; le posso garantire, senatore Centinaio, che le sue considerazioni mi esaltano, non mi preoccupano. Il punto fondamentale è un altro. Il Presidente del Consiglio dice: «Noi parliamo con chiarezza». La guardo negli occhi, presidente Conte, perché noi rispondiamo con la stessa chiarezza. Noi non ci siamo dietro ai giochini che talvolta le veline di Palazzo Chigi alimentano. Ho fatto quel mestiere e so come si fa ad alimentare le veline. Noi glielo diciamo in faccia. Signor Presidente, siamo a un bivio: lei è stato bravo a rassicurare gli italiani, lei è stato molto bravo, in questi due mesi, a dare parole di calma e di rassicurazione. Non era facile, dovremmo riconoscerlo tutti. Il punto però è che nella fase due della politica non basta giocare sulla paura o sul sentimento della preoccupazione. C'è una ricostruzione da fare che è devastante e che richiederà molta politica, visione, scelte coraggiose e che non può essere ferma al modo con il quale abbiamo iniziato, come le ha detto la senatrice Unterberger.

Signor Presidente, siamo a un bivio: si può stare a inseguire le dirette Facebook, che fanno crescere i follower, oppure si può cercare di seguire quelle statistiche secondo cui crescono i disoccupati. Io vorrei che lei desse un occhio in più ai dati dell'Istat e un occhio in meno ai sondaggi e avesse il coraggio di dire che, di fronte all'emergenza occupazionale e alla carneficina che ci prospetta la situazione che stiamo vivendo, occorre uno sforzo di tutti. Tocca a lei decidere: se lei ci vorrà al suo fianco, noi ci saremo, a condizione di fare le cose che servono agli italiani. Se invece dobbiamo essere su un crinale populista, che dice alla gente quello che alla gente piace sentire, noi non saremo al suo fianco.

C'era un grande senatore, si chiamava Mino Martinazzoli, che, in un momento delicato della vita di questo Paese, a chi lo contestava disse: fate come volete, ma la politica è altrove, noi vi aspetteremo là. Se lei sceglierà la strada del populismo, non avrà al suo fianco Italia Viva. Se lei sceglierà la strada della politica, la aspetteremo là. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà.

LA RUSSA (FdI). Signor Presidente, lascio che si esauriscano gli abbracci e gli applausi per il collega Matteo Renzi e all'esito del suo intervento - aspetto che il presidente Conte finisca di parlare, come si usa nelle aule di tribunale, visto che lui è l'avvocato del popolo - le volevo notificare, presidente Conte, che lei non ha più una maggioranza. (Applausi dal Gruppo FdI). Se ho capito l'intervento di Renzi, lei era già sotto condizione. Ma Renzi le ha detto: io ti ho creato e io ti posso distruggere. Esattamente questo è il senso dell'intervento di Matteo Renzi. Questa è la verità. (Applausi dal Gruppo FdI). E devo dire che alcune cose che ha detto le condivido. L'ho persino applaudito in un paio di passaggi, perché sembrava un intervento responsabile dell'opposizione.

Presidente Conte, nel suo intervento, sia qui sia alla Camera - quindi, non era un inciso, era predisposto - ha usato una frase identica: ha detto che il suo «non è un programma elettorale destinato a raccogliere consenso». Excusatio non petita, accusatio manifesta: vuol dire che lei sa benissimo che tutto quanto ha detto forse può essere inteso come un tentativo maldestro - ma pur sempre un tentativo - di avere un consenso che gli elettori non le hanno mai dato, di accrescere il suo personale gradimento. Per carità, non voglio dire che lei non abbia pensato a contrastare il virus - ci mancherebbe - ma intendo dire che il pensiero predominante non è stato solo quello di combattere il virus, ma come combatterlo accrescendo il suo personale gradimento, il consenso, come poter far dimenticare che nessuno le ha dato quel ruolo con un consenso popolare.

Presidente Conte, da tre mesi ci stiamo sforzando di essere responsabili, di mettere vicino allo zero il diritto dell'opposizione di contrastare il Governo e di annullare - o quasi - il dovere dell'opposizione di vigilare affinché gli atti di chi governa, di chi comanda, non siano arbitrari, non travalichino le leggi, le stesse norme costituzionali.

Le abbiamo concesso tutte le attenuanti possibili dettate dalla eccezionalità di questa emergenza che abbiamo riconosciuto. Abbiamo voluto non drammatizzare per lunghe settimane gli errori, i gravi ritardi, le inadempienze, le ingiustificate discrezionalità: penso ai mafiosi usciti e ai cittadini chiusi in casa (Applausi dal Gruppo FdI). Penso alle manifestazioni per il 25 aprile sì e ai due ragazzi multati perché ieri, 29 aprile, portavano un fiore alla memoria di Sergio Ramelli. A questo penso. Così come penso che agli spacciatori nigeriani è consentito stare nei parchi; a un bambino passeggiare, invece, assolutamente no. A tutto c'è un limite.

Sono tre mesi dallo stato di emergenza, due mesi dal primo decreto; sono passate ben 10 sue confuse conferenza stampa, spesso inutili, fatte prima dei provvedimenti. Ci sono stati 218 atti e - udite, udite - la designazione di 450 esperti di sua nomina - e non parlo delle nomine ENI e altri su cui è meglio stendere un velo pietoso - oltre a quelli che ci ammannisce la televisione, per cui qualcuno dice che sono diventati più gli esperti dei contagiati in Italia, probabilmente.

Non abbiamo mai avuto, a fronte della nostra disponibilità, un solo atto di condivisione. Sa quanti pareri favorevoli sono stati dati oggi agli emendamenti proposti da tutta l'opposizione? Lo sa, presidente Conte? Era alla Camera, glielo dico io: zero. Neanche un solo emendamento ha ottenuto il parere favorevole di questo Governo che chiede collaborazione.

Abbiamo il forte convincimento che lei, attraverso un'esposizione mediatica solitaria e senza contraddittorio, stia tentando di accrescere il consenso, non solo di combattere il virus. Ha voluto accentrare su di sé poteri che non hanno Trump, Putin, e neanche Orbán: lo avete martoriato, eppure almeno lui ha ottenuto pieni poteri dal Parlamento, come non ha mai preteso Salvini, per una frase detta in un comizio, che poco fa è stata paragonata ad atti amministrativi.

Sono poteri - quelli del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che lei qui ha difeso - che, come le hanno garbatamente ricordato Baldassarre e anche l'attuale Presidente della Corte costituzionale, non esistono. I suoi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri possono essere impugnati anche davanti al TAR, altro che limitare i diritti costituzionali degli italiani, come lei ha fatto. Cosa alla quale noi ci siamo piegati nei giorni della prima emergenza: ma non dopo tre mesi!

Lei dice che lo ha fatto perché nel primo decreto era scritto: altri atti eventuali, o una frase del genere. Si limita la Costituzione con una frase di rito! Addirittura, con l'ultimo decreto, lei vorrebbe preventivamente, alla cieca, che noi la autorizzassimo a dare multe salate ai cittadini per comportamenti che non sono ancora definiti. Lei, dopo, deciderà quali sono questi comportamenti.

È finita! Il Parlamento vuole tornare ad essere centrale nella scelta dei provvedimenti che servono al Paese, ai cittadini, alle imprese e alle famiglie! (Applausi dal Gruppo FdI).

Fosse stato almeno utile, ma finora quanto abbiamo fatto è stato molto difettoso. La maggior parte di quello che abbiamo fatto lo diceva già mia nonna. Mia nonna mi diceva che dovevo lavarmi le mani, sempre; che non era educazione stare molto vicino alle persone quando parlano; e mi ricordava anche che è buona educazione non avere la pretesa di sapere tutto. Ecco, vado da mia nonna, anziché dai suoi 450 esperti! (Applausi dai Gruppi FdI e FIBP-UDC).

Tuttavia, non voglio dire che questa è solo opinione nostra, per cui guardi: qui ci sono tutti i giornali. Eccoli qua: «Il Giornale», «Libero», «La Verità». Tutti giornali che potrei citare, ma che non le cito. Le cito, invece, quanto scriveva ieri il Corriere della Sera, che certamente non è riconducibile a Fratelli d'Italia. Dalla prima pagina, a firma Gramellini, le estrapolo una frase, che non è, però, una frase contraddetta dal resto. Parlando dei suoi esperti e di lei, Gramellini fa riferimento al «misterioso comitato tecnico-scientifico che, nella prosa ispirata di Conte, incarna il totem dello scaricabarile, da citare all'occorrenza per dare una patente di autorevolezza all'incomprensibile»: «Corriere della Sera», non Ignazio La Russa.

Allo stesso modo sono in grado di dirle che noi non siamo solo protesta; siamo proposta. I dati che lei non ci ha dato, i dati confusi, che emergono anche dalle statistiche, noi li abbiamo studiati a fondo. Abbiamo visto, per esempio, che il tasso di letalità, cioè il rapporto tra i contagiati e i morti, è pari a zero (dicesi zero) fino a quaranta anni, al netto di coloro che hanno gravi e pregresse criticità: zero.

Il tasso rimane alto sopra i settanta anni. E non è possibile dividerlo per Regione o, peggio, come lei ha fatto finora, rendendo l'Italia uniforme, quando, in Regioni come la Sicilia (non parlo della solita Basilicata), il rapporto tra abitanti e contagiati è bassissimo. C'è bisogno di assumere provvedimenti, evidenziando eventuali zone rosse, zona per zona.

Ancora di più, però, noi le chiediamo test a tappeto per monitorare veramente chi ha il diritto di poter uscire, lavorare, operare e chi, invece, deve stare in quarantena. Noi le chiediamo, soprattutto, di non discriminare categoria da categoria, settore da settore. L'apertura non deve rispondere a una appartenenza a un settore, piuttosto che a un altro, ma al rispetto di un protocollo che lei, il Governo, i suoi mille esperti avete il dovere di redigere uguale per tutti. Chi rispetta quel protocollo può lavorare, qualunque sia la sua categoria, qualunque sia la sua tipologia di lavoro.

Dovrei continuare con le nostre altre proteste, come la sanificazione di tutti i luoghi pubblici. Le conosce, gliele abbiamo sottoposte, ma tanto rimangono inascoltate. Poiché mi sembra di capire che non ho molto tempo, signor Presidente, per concludere, non voglio farlo con le parole dell'opposizione. Non voglio concludere come chi, come ha fatto Giorgia Meloni alla Camera, le ha indicato, punto per punto, le cose che ci aspettiamo lei faccia e non l'indicazione dei capri espiatori, come lei ha vergognosamente fatto in una conferenza stampa senza contraddittorio.

Noi gliele diciamo qui le cose, in faccia, davanti a lei, non in favore di camera! (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP-PSd'Az).

Potrei ora concludere citando «la Repubblica», perché anche questo quotidiano oggi l'accusa di fare provvedimenti incostituzionali, ma concludo citando di nuovo il «Corriere della sera» e parlando di economia. Sempre in prima pagina è scritto infatti che «L'economia aspettava risposte chiare (...)», ma «non sono previsti aiuti a fondo perduto neanche per chi quel fondo lo ha toccato». Poi l'articolo si conclude dicendo che «ieri il Presidente del Consiglio ha chiesto espressamente un atto d'amore alle banche» - un atto d'amore alle banche! - «preferendo, come Stato, praticare l'astinenza. Così», conclude il «Corriere della sera», «almeno i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri più poveri, e questo dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema del distanziamento sociale». Auguri, signor Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi FdI, FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laforgia. Ne ha facoltà.

LAFORGIA (Misto-LeU). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, gli italiani vivono la data del 4 maggio come una specie di secondo battesimo, come una rinascita. È questa l'aspettativa che si è creata ed è un groviglio di sensazioni, di emozioni, di elementi razionali e non. Forse la parte più complicata del suo lavoro è proprio misurarsi con questa dimensione e bisogna essere all'altezza di questa aspettativa. Me lo faccia dire così: non tutti lo siamo. Possiamo infatti misurare la distanza tra le parole del capo dell'opposizione della destra portoghese, tanto per dirne una, che si rivolge al primo ministro Costa e dice: Presidente, noi non le offriamo opposizione, ma collaborazione e le auguriamo «buona fortuna, perché la sua fortuna è anche la nostra». La distanza tra quelle parole e il folklore di un pezzo di opposizione, che occupa i banchi del Parlamento (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, PD e M5S), in un momento in cui gli italiani non sanno cosa succederà domani, è mortificante. Lo dico non perché l'opposizione debba censurarsi rispetto alle sue posizioni, tutt'altro. Non ne usciamo, però, se non ci facciamo informare da questo elemento di unità istituzionale. Semmai ingaggiamo una sfida tra schieramenti politici sull'idea di ricostruzione.

Signor Presidente, questa è una delle parole più abusate. La ricostruzione non ha un'accezione neutrale, ma dipenderà dalle nostre scelte e, se questa maggioranza ha un senso politico, ce l'ha in relazione all'idea di spiegare agli italiani la verità, seppur banale nella sua veridicità, e cioè che non tutti pagheranno la crisi allo stesso modo. Già oggi ci sono forze che si stanno mettendo in movimento nel Paese, che vogliono farci fare un salto all'indietro, magari immaginando la via d'uscita da questa crisi con un baratto tra crescita e diritti, chiedendo ai lavoratori un'ulteriore riduzione delle loro tutele, oppure facendo fare dei passi indietro su quelle timide conquiste che abbiamo fatto, rispetto alle misure ambientali che abbiamo chiesto ad un pezzo del sistema produttivo. Oppure, come dice qualcuno che è presente in quest'Aula, la ricetta è la deregulation totale, che, signor Presidente, vuol dire tornare alla stagione delle furbizie, dei condoni, degli affidamenti diretti e degli appalti ai soliti noti.

No! Noi dobbiamo essere l'argine a tutto questo e, dal mio punto di vista, lo dobbiamo fare a partire da tre priorità. La prima è costituita dal reddito e dalla dignità delle persone. Signor Presidente, c'è un tema che in passato ha attraversato il dibattito del Parlamento. C'era qualcuno che diceva che non bisogna arrivare a immaginare strumenti di reddito universale - che, secondo me, invece, è esattamente quanto dobbiamo fare - perché, secondo la tesi "divanista", imporre misure di questo genere disincentiva le persone alla ricerca di un lavoro e le incentiva a poltrire sui loro divani. Sapete che c'è? Quel lavoro, in questi quaranta o cinquanta giorni, per molte persone si è distrutto e ci vorrà del tempo per ricostruirlo. E la tesi del divano è una stupidaggine, in relazione al fatto che nessuno in questo Paese vuole passare il tempo sul divano aspettando un sussidio pubblico. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice De Petris). Certo è che milioni di donne e uomini vogliono scommettere sul proprio talento, ma sono stufi di doverlo fare tutti i giorni da equilibristi, pensando che, se si creasse - e si crea - un vuoto come quello che si è determinato, non c'è uno straccio di protezione a sostenerli; è questa la grande rivoluzione che penso dobbiamo fare, anche lasciando un segno nell'attuale legislatura: un reddito di dignità universale.

In secondo luogo, lei, signor Presidente, non lo può dire, perché ha bisogno della leale collaborazione dei diversi livelli istituzionali, ma lo faccia dire a noi, a me, che vivo a Milano, in Lombardia: la gestione della crisi sanitaria da parte di alcune Regioni è stata disastrosa. (Applausi dai Gruppi M5S e PD e della senatrice De Petris).

Non c'è soltanto un tema di insipienza delle classi politiche, ma ce n'è uno tutto istituzionale: c'è una babele istituzionale, per cui vi sono Presidenti di Regione che si fanno chiamare governatori; governatori che inseguono il Governo con ordinanze che si sovrappongono ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o che addirittura vogliono chiudere i confini, non ricordandosi che l'unità d'Italia l'abbiamo conquistata qualche annetto fa. Tutto questo non regge più, come pure un Sistema sanitario nazionale spezzettato in 20 o 21 sottosistemi. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e M5S).

E allora, signor Presidente, tra le cose che ci dobbiamo portare nel mondo nuovo c'è forse l'idea di revisionare radicalmente quel progetto di autonomia differenziata che ha a che fare non tanto con l'autonomia, che è un principio importante, quanto con quel centralismo regionale di cui non abbiamo più bisogno e che ha aumentato e rischia di aumentare ancora il divario tra Nord e Sud.

Infine, sul ruolo del Parlamento, mi rivolgo a lei, signor Presidente del Consiglio: eviti questo paradosso e questa specie di curiosa nemesi, per cui siano quelli che in questi anni hanno cercato di modificare la Costituzione, magari cancellando interi pezzi con un tratto di penna o, in tempi più recenti, richiamando i pieni poteri, gli stessi a rivolgerle l'accusa di... (Il microfono si disattiva automaticamente); sarebbe un grave paradosso. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e M5S).

È proprio per evitare questo paradosso che deve mettere il sistema nelle condizioni di tornare velocemente alla sua normalità costituzionale, perché un Parlamento marginalizzato non è solo quello che non riesce a svolgere la sua funzione, che è quella, innanzi tutto, di custodire e far vivere la sovranità popolare, ma è anche quello a cui non si consente di aiutare il Governo a colmare alcuni vuoti, a partire da una grande questione, che è stata citata, relativa a cosa faranno le famiglie a partire dal 4 maggio, con un piano dettagliato, in relazione alla gestione dei propri figli e a tutto il tema della scuola.

Abbiamo la possibilità di aiutare il Governo in questo passaggio e penso che si debba andare in quella direzione: lo dobbiamo fare, e chiudo davvero, perché possiamo aprire una fase nuova per questo Paese.

E forse, a proposito di bambini, dovremmo farlo ricordandoci il titolo di un film del grande regista Vittorio De Sica, «I bambini ci guardano»: tutte le scelte che facciamo forse dobbiamo farle pensando agli unici titolari di quella categoria di cui spesso abusiamo, che è il futuro.

La ringrazio, signor Presidente, e le auguro buon lavoro. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà.

STEFANO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, si svolge oggi in Parlamento, nel luogo principale della discussione politica e non nel bivacco di qualcosisti disperati, un doveroso e necessario dibattito su questa fase 2 dell'epidemia di Covid-19, cosa di cui la ringraziamo.

Voglio però partire da una premessa: queste settimane di lockdown ci hanno certamente consentito di bloccare la curva esponenziale del contagio, ma anche di recuperare una montagna di dati e numeri, una valanga di evidenze utili a costruire una strategia per la ripartenza.

Una ripartenza necessaria, tenendo ben presente che non siamo ancora fuori dall'epidemia, né lo saremo - di questo siamo tutti ormai consapevoli - fino a che non ci sarà un vaccino o una terapia certa. Una premessa forse scontata, ma che ritengo invece necessaria per saldare la nostra discussione alla realtà, così come imporrebbe un clima di unità nazionale, e non invece alla propaganda di qualcuno. Una premessa utile, questa, ad interpretare le scelte fatte nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che lei ci ha illustrato qui oggi, ma ancor di più e soprattutto - io dico - per guidarci su quelle che dovremo fare da qui in avanti. In questo momento di gravissima crisi, ritengo infatti responsabile, anzi doveroso evitare di cadere nella trappola delle fazioni irriducibili, che oggi vede gli uni contro gli altri armati, gli aperturisti tout court contro i loro opposti. Dico questo perché sono convinto che la vera sfida che abbiamo davanti a noi sia quella, sì, di recepire doverosamente le raccomandazioni elaborate dal comitato scientifico, ma anche quella di conferire ad esse da ora in avanti una necessaria ratio politica, perché non possiamo immaginare di governare questa fase di crisi che non conosce uguali con misure che non superano la linea di galleggiamento della raccomandazione tecnica. La sfida più grande, oggi, infatti, non è il contenimento del virus, o non è solo quello, ma è compiere quel giusto passo oltre nella scelta di quell'azione che arricchisce l'indispensabile avvertimento scientifico di una strategia politica. Vede, signor Presidente, non c'è maggiore imprudenza di una prudenza distruttrice. Per questa ragione una fase 2 monocorde rischia di non essere adeguata rispetto ad una situazione che, nella sua complessità, presenta delle peculiarità che andrebbero invece cavalcate per agganciare l'unico vantaggio che non dobbiamo rischiare di perdere: il tempo. Ci sono evidenze confermate ormai da settimane di una forte disomogeneità del contagio tra le 20 Regioni del nostro Paese. Noi ci auguriamo - lo dico davvero - che nel più breve tempo possibile, come anche ci incoraggiano oggi i dati, tutta l'Italia possa ritrovare pari indici di sicurezza per ripartire, ma se i prossimi giorni dovessero continuare a confermare evidenze sensibilmente diverse, forse non ci sarebbero più motivazioni insuperabili per non prevedere misure di rilascio differenziate sulla scorta della situazione che di fatto è diversa, ma anche in forza del monitoraggio permanente che stiamo conducendo. Sostengo questa posizione anche perché consentirebbe di evitare qualche fuga in avanti in solitaria e disordinata di singole Regioni, come già sta avvenendo in queste ore. In questo senso, sentiamo forte il dovere di rinnovare il sentimento di solidarietà vera a Regioni come la Lombardia, il Piemonte, l'Emilia, il Veneto per quello che hanno patito, come ci chiede lo spirito di unità nazionale, che ahimè continua a non manifestarsi in tutti, o meglio in alcuni. Da Senatore pugliese, però, arrivo quasi a convincermi che a condizioni inverse irresponsabilmente qualcuno non avrebbe avuto la stessa sensibilità e non avrebbe esitato ad urlare da subito e rivendicare procedure differenziate. Ma noi siamo diversi (Applausi dal Gruppo PD)e questo essere diversi e responsabili ci spinge oggi - oggi sì - ad evidenziare che la marcata presenza di intere Regioni da diversi giorni a tasso zero o che non patiscono aumento dei contagi, mentre sul fronte sociale ed economico ogni giorno di blocco delle attività mangia PIL, liquidità e posti di lavoro, se confermata impone un maggiore sforzo di approfondimento e di coraggio nella scelta politica delle misure. Sia ben chiaro, non voglio barattare la salute con il lavoro, più volte in quest'Aula abbiamo discusso di questo anche riferito alla mia Regione e allora quel monito contro la prudenza distruttrice, signor Presidente, è un monito ad andare oltre, verso una scelta politica che matura sugli avvisi scientifici, ma li supera con il necessario coraggio per far riprendere la navigazione politica nel nostro Paese.

Per questo non deve più essere considerato un tabù il pensare ad un allentamento differenziato, con le massime garanzie sanitarie possibili; certo, con tutti i protocolli sanitari necessari che la politica deve imporre con forza, sanzionando chi non li rispetta.

A proposito di ripartenza, avviandomi alla conclusione, signor Presidente, mi permetta un ulteriore inciso. Il tempismo è stato la variabile fondamentale per affrontare questa crisi; le risposte che fino ad oggi il Governo ha potuto offrire sono state a mio avviso il più possibile tempestive. Quello che noto, invece, e su cui ogni giorno ricevo sollecitazioni è un atteggiamento poco collaborativo da parte del sistema bancario. Rispetto a questo non ho trovato del tutto condivisibile l'invito rivolto alle banche a compiere un gesto d'amore. No, signor Presidente del Consiglio, non chiediamo alle banche di convertirsi in enti benefici; c'è un impegno, ribadito per giunta in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, di una collaborazione in questo periodo di crisi. Non c'è spazio per una volontà arbitraria e soggettiva del sentimento quando abbiamo la forza del diritto. È intollerabile vedere la richiesta di credito trasformarsi in un ennesimo percorso ad ostacoli. Fino a che vale il principio secondo cui pacta sunt servanda, non c'è alcun posto - e ho finito - in cui debbano essere considerati come ottriati i prestiti bancari. Ognuno deve fare la sua parte con responsabilità. Lo chiediamo al Governo perché continui con una marcia in più; lo chiediamo al sistema bancario, che non può immaginare di sfruttare il Covid-19 come occasione per riqualificare il suo portafoglio; lo chiediamo alle opposizioni, perché c'è in gioco il futuro dell'Italia, non la cifra dei sondaggi giornalieri, e il futuro dell'Italia lo si aggancia con la responsabilità delle proposte, non con le occupazioni delle Aule, né con le mozioni di sfiducia individuale (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà.

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio i colleghi ma soprattutto gli italiani che magari hanno ancora la pazienza di essere davanti al televisore per capire cosa li aspetta da domani in avanti.

Vorrei iniziare il mio intervento con una nota introduttiva: visto che quasi tutti gli interventi della maggioranza si sono concentrati su un attacco alle opposizioni, alla Lega, al centrodestra, io ricordo, non a voi che evidentemente avete la memoria corta, ma a chi ci guarda da casa, che se il Governo potrà usare per gli italiani i 55 miliardi di euro di cui si parla oggi, è solo perché la Lega e il centrodestra sono stati in quest'Aula e hanno votato la relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Dico questo per onestà ed è strano - lo dico al presidente Conte - che si rimproveri ogni nefandezza a Salvini, alla Lega e al centrodestra, ma se noi oggi per responsabilità e per amore dell'Italia non fossimo rimasti qua dentro, voi avreste perso per strada giorni e miliardi di euro, quindi quantomeno siate presenti quando si tratta di votare (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Durante l'intervento del Presidente del Consiglio ho sentito tanti buoni propositi: faremo, studieremo, aiuteremo, lavoreremo, prepareremo. Ricordo un suo tweet del 6 aprile che rileggo: 400 miliardi subito di liquidità alle imprese italiane, oltre ai 350 miliardi già liberati, parliamo di 750 miliardi per le imprese. Lo Stato c'è. L'Italia corre. Dopo venti giorni temo che a correre sia stata la sua fantasia, perché gli italiani stanno andando avanti coi loro risparmi e con le loro forze (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Oggi abbiamo sentito tanti altri impegni, però il giudizio attribuito con questi tre aggettivi non è mio: fase 2, dal Governo un caotico susseguirsi di misure incerte e contraddittorie. Non è il sovversivo Salvini, ma il presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi. Quindi, se siete riusciti a far indispettire in una settimana vescovi, imprenditori, baristi parrucchieri, ristoratori e genitori o sono tutti leghisti o sono tutti realisti. Evidentemente state sbagliando qualcosa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Si può sbagliare nella vita, basta non commettere di nuovo l'errore. 15.000 geometri non hanno avuto i 600 euro, 30.000 avvocati non hanno avuto i 600 euro, disabili, malati di tumore, vedove che magari prendono 50 euro di reversibilità non hanno avuto i 600 euro. La preghiamo, a nome degli italiani, di tornare sulla terra e di occuparsi di quelle che magari per qualcuno sono incombenze quotidiane, ma per molti italiani sono la differenza fra la vita e la morte. Di belle parole ne abbiamo sentite abbastanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Cosa si aspettano i cittadini dal Governo, in Italia e in tutto il mondo? Regole certe: diteci cosa fare e lo facciamo. In base a quello che ci dite di fare, noi usciamo o non usciamo. Io ho l'impressione che qualcuno stia trattando gli italiani come un popolo di bambini dell'asilo che vanno accuditi, a cui va concessa una passeggiatina ma non troppo lontano, un giro in bicicletta ma non troppo lontano. Io penso che gli italiani si siano dimostrati un popolo straordinariamente rispettoso e questo sia di lezione a qualche altro Paese europeo e a qualche quotidiano tedesco che parlava di italiani pizza, mafia e mandolino cui abbiamo dimostrato di essere un popolo ricco di dignità e di generosità. Però, Presidente, restituiamola questa fiducia agli italiani. Lei ha nominato, lo ricordavano i colleghi di maggioranza e di opposizione, decine di commissari, esperti, tecnici e task force che dovrebbero spiegare agli italiani che cosa devono fare. Diteci poche cose e quelle però si devono fare. Noi non abbiamo capito - come i cittadini da casa che stanno seguendo il discorso - chi può riaprire e chi non può riaprire, chi deve mettere le mascherine, quanti clienti, a che ora si apre e a che ora si chiude, bar, ristoranti, parrucchieri, agenti di commercio, albergatori. Lei non è pagato per elencare quello che non va. Lei è pagato dagli italiani per risolvere quello che non va! È una bella differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Noi possiamo proporre, lei deve operare e c'è una grande differenza. Per quanto riguarda la cassa integrazione, i cittadini ricorderanno la promessa solenne del 26 marzo in diretta Facebook: a tutti entro metà aprile. Siamo al 30 aprile: che fine ha fatto? Non è più il momento di perdersi in cavilli. Certo c'è qualche problema.

Abbiamo come l'impressione - questo lo dicono tutti gli imprenditori, piccoli, medi e grandi - che ci sia qualcuno che conta più di altri nell'influenzare il Governo. Non le imprese, non i produttori, non i lavoratori, non i genitori ma qualche lobby ben potente. Facciamo un nome a caso: la CGIL. C'è un Paese intero in ostaggio della CGIL che dice quello che si può e non si può fare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). I voucher in agricoltura no, i voucher nel turismo no, la pace fiscale no, lo stralcio del codice degli appalti no. Probabilmente questi signori non hanno il problema dell'incasso a fine mese e il Governo deve scegliere fra la burocrazia e lo statalismo e la libertà e i produttori. Noi preferiamo la libertà e i produttori, con tutto il rispetto della CGIL, però scelga. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Oggi molti cittadini si aspettavano una parola certa sui mutui, che per molti non sono sospesi e vanno all'incasso, sugli affitti e non c'è ne sono se non qualche promessa, sulle bollette di acqua, luce e gas. Teniamo chiusi gli italiani in casa per cinquanta giorni, consumano di più, non possono lavorare, non possono fatturare ma devono pagare e in più si sentono dire che l'Agenzia delle entrate è pronta a bussare alle loro porte con otto milioni di cartelle esattoriali. In un Paese normale, in tempo di emergenza, quegli otto milioni di cartelle esattoriali vengono stralciate e stracciate una dopo l'altra. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Mi rifiuto di pensare che lo Stato entri in casa o entri in un negozio di gente in difficoltà con le cartelle esattoriali.

Ci sono tante proposte. Finalmente ci siamo ricordati delle famiglie: per il momento zero, però accogliamo i buoni propositi. C'è un tasso di natalità preoccupante, lo era prima del virus e lo sarà a maggior ragione dopo il virus. Tanti cittadini si domandano, siccome i soldi non ci sono per tutti e si tratta di fare alcune scelte, se sia vero che lo Stato garantisce 25 euro al giorno per accudire un immigrato sbarcato a Lampedusa. Penso che un bambino nato in Italia meriti almeno gli stessi 25 euro al giorno. Non dico di più, ma almeno gli stessi 25 euro al giorno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI).

Per la scuola è un'occasione storica quanto agli investimenti in tecnologia, ma non bisogna fare favori agli amici degli amici. Leggo che giustamente bisogna limitare gli spostamenti, ma mi domando come sia possibile limitare gli spostamenti e coniugare questo con un concorsone che muoverà per l'Italia decine di migliaia di insegnanti, quando ci sono 200.000 insegnanti precari che da anni vanno nelle scuole e che possono essere stabilizzati domani mattina, senza far perdere tempo a nessuno, essendo pronti per settembre. Quindi evidentemente ci sono insegnanti di serie A e insegnanti di serie B, cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Il grande tema comune è quello della libertà, che ci distingue sì - e spero di poterlo dire - da una certa mentalità e una certa cultura sociale, economica e filosofica di sinistra. Abbiamo sentito in questi interventi nominare più volte lo Stato: centralizzare, burocratizzare, verificare e controllare a priori. In un momento di emergenza e di ricostruzione nazionale il mio e il nostro progetto è esattamente il contrario: restituire totale libertà di azione ai cittadini e agli imprenditori di questo Paese. Affidarsi e confidare in chi crea lavoro e crea ricchezza; libertà di impresa, libertà educativa, libertà di culto, libertà sindacale vera, libertà personale, certezza della pena. E aspettiamo in quest'Aula il ministro Bonafede che ci venga a spiegare perché sono usciti dal carcere decine di mafiosi ergastolani e delinquenti con gli italiani chiusi in casa. Per qualcuno il lockdown non funzionava. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Vado a concludere.

VOCI DAL GRUPPO M5S. Era ora!

SALVINI (L-SP-PSd'Az). Quale rispetto! Vabbè, poi siamo noi quelli sgarbati. Qua c'è qualcuno che si è permesso di criticare noi che abbiamo fatto una scelta politica ben precisa, quella di dormire qui per portare in quest'Aula la voce degli italiani e lo faremo fino a che in quest'Aula non si daranno risposte concrete agli italiani. Basta chiacchiere, basta parole! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI. Commenti dai Gruppi di maggioranza).

Che pazienza.

Comunque, mi domando se tra coloro che sono intervenuti nella maggioranza, tranne qualcuno che ha espresso giudizi assolutamente chiari ed evidenti, vi sia qualcuno che ha mai parlato con una partita IVA, è mai entrato in un negozio o ha mai avuto un problema col mutuo: mi sembra che viviate su Marte. «Faremo..., faremo..., faremo...». (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

La prossima volta, Presidente, venga a dire «abbiamo fatto..., abbiamo fatto..., abbiamo fatto»: è questa la differenza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).

Chiudo con una riflessione che è quella che accompagnerà i nostri figli nei prossimi vent'anni ed è una scelta di vita, come quella che si richiamava prima, fra centralismo, burocrazia, libertà e produzione. La Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America conteneva queste tre righe: «Tutti gli uomini sono creati uguali»; che «sono dotati dal Creatore di certi inalienabili diritti», tra i quali sono «la vita, la libertà e il perseguimento della felicità». Dalle scelte che verranno prese in quest'Aula dipenderà il futuro dei nostri figli. Qualcuno ha avuto quantomeno l'onestà intellettuale di dirlo. Qualcuno vede per l'Italia un futuro da colonia cinese. Qualcuno vede per l'Italia un futuro da colonia tedesca. Io, la Lega, il centrodestra e i democratici di questo Paese vedono per l'Italia un futuro orgogliosamente italiano. Grazie e buon lavoro. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI).

La prossima volta non ci porti promesse, ci porti fatti realizzati. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FI-BP e FdI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bernini. Ne ha facoltà.

BERNINI (FIBP-UDC). Signor Presidente del Consiglio, Governo, colleghi, ho sentito dire la parola menzogna: in realtà, 158 è un numero reale; è il numero che la maggioranza ha conseguito per lo scostamento di 550 miliardi di euro da destinare alla sofferenza dell'Italia (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC),a cui la minoranza ha contribuito rendendosi determinante per il futuro del Paese. Vi prego, cominciamo dicendoci la verità.

Signor Presidente del Consiglio, ancora una volta mi rivolgo a lei; ci siamo visti in diverse occasioni in quest'Aula e lei ci ha sempre parlato al futuro: diremo, faremo, daremo. Il futuro è adesso. Adesso dobbiamo cominciare a fare fatti.

Oggi l'ho sentita dire una cosa strana, che non aveva mai detto. Una menzione particolare a settori in crisi: il turismo, la cultura, la famiglia. Qui però non siamo, signor Presidente del Consiglio, a un premio letterario o alla notte degli Oscar, qui non ci sono menzioni, siamo in Parlamento, la task force numero uno della Repubblica Italiana. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Qui ci sono per lei Commissioni, commissari, comitati, cabine di regia, questa è la casa degli italiani, il luogo che rappresenta tutti i legittimi interessi degli italiani. L'unico luogo dove lei fino ad ora non ha cercato. E devo dire che questo ci ha veramente e profondamente turbato, perché questo significa che lei ha cercato di mettere all'angolo il Parlamento. Un Parlamento che in realtà rappresenta tutto quello che lei è. Lei ha giurato su di una Costituzione che fa del Parlamento la centralità, il luogo centrale della democrazia italiana.

Lei non solo ha trascurato il Parlamento, ma ha preso poteri che non ha gestito in proprio, delegando la responsabilità dei suoi poteri a comitati tecnico-scientifici. Ma, signor Presidente del Consiglio, governare non significa delegare, significa scegliere. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Governare non significa non assumersi responsabilità, significa fare sintesi, non avere paura, non fuggire.

Signor Presidente del Consiglio, le dico con profondo rispetto, che anche oggi lei sta sfuggendo dal voto, dal giudizio delle opposizioni, dal nostro giudizio, dal giudizio dei suoi congiunti. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, L-SP-PSd'Az e FdI).

VOCE DAL GRUPPO FIBP-UDC. Brava!

BERNINI (FIBP-UDC). Dei suoi affetti stabili o quasi, qualcuno più stabile, qualcun altro meno stabile. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Sta fuggendo dagli amici veri, la sua maggioranza. Però, signor Presidente del Consiglio non si può fuggire dal Parlamento.

Lei comunque sarà giudicato. Io questo l'ho percepito quando domenica, in occasione del suo ultimo show televisivo, mi sono resa conto e ci siamo resi conto tutti che qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto tra lei e il Paese. Sa perché? Perché, come possono dire i colleghi dell'opposizione e, sono sicura, in piena onestà intellettuale, anche i colleghi della maggioranza, siamo stati inondati di richieste disperate. Guardi, queste sono solamente alcune (La senatrice mostra un fascicolo) delle richieste disperate di cittadini altrettanto disperati, che si chiedevano cosa fare, come gestire la fantomatica fase due, che deve essere fatta di chiarezza di intenti, non di opacità di procedure, di incertezza su date che slittano sempre troppo avanti, di opacità sui termini.

Questo - lo ha detto il collega Salvini, che mi ha preceduto - non è un gioco, non è un gioco semantico. Lei parla molto bene, signor Presidente del Consiglio, e ha anche un fantastico taglio di capelli che tutti le invidiamo. (Ilarità. Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, FdI e L-SP-PSd'Az). Sa, le italiche chiome ultimamente sono un po' abbandonate a loro stesse, anche per colpa sua.

Come dicevo, nel momento in cui parliamo con queste persone, dobbiamo essere la loro voce. Io le consegnerò tutti questi documenti: sono lettere, e-mail. I nostri indirizzi social sono stati inondati di queste richieste da parte di persone che dicono di voler riaprire le fabbriche, di voler rientrare nelle loro aziende, di voler riaprire i loro uffici, di voler riaccendere la luce nei loro negozi, di voler risollevare le saracinesche, di voler riaccendere i fornelli e la macchinetta del caffè, di voler assistere i loro anziani (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) e aiutare i loro figli disabili, che non hanno avuto nessun riabilitatore. Lei parla di disabilità, ma i disabili sono stati abbandonati per due mesi e lo sa bene la mia collega di Bergamo. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Ripeto, sono stati abbandonati per due mesi.

Signor Presidente del Consiglio, questo è il mondo reale. Noi dobbiamo riconnetterci con il mondo reale. Non dobbiamo avere paura di dire la verità a queste persone e, soprattutto, non dobbiamo pensare - siamo in diretta televisiva - che non vedano e non comprendano quello che il Governo sta facendo.

Molto banalmente e concretamente abbiamo bisogno di fatti; abbiamo bisogno di stoppare le scadenze fiscali. Che non vi venisse in mente a giugno di chiedere a chi non ha guadagnato fino ad ora di pagare le tasse. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Le tasse devono essere spostate almeno al 31 dicembre 2020. Che non vi venisse in mente - l'ho già sentito - di presentarvi con 8,5 milioni di accertamenti fiscali (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) davanti alle porte di chi sta tentando faticosamente di riaprire un negozio e magari si trova davanti il funzionario di Equitalia; che non vi venisse in mente.

Abbiamo bisogno di pace, abbiamo bisogno di fare un patto tra lo Stato e i contribuenti. Lo Stato non può essere un pagatore lentissimo, che paga forse, se e quando vuole. Pensate a tutti i debiti che la pubblica amministrazione deve pagare agli imprenditori e non ha ancora fatto: 70 miliardi di euro. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Non basta dire di liberarne 12, non avete ancora liberato nulla.

Signor Presidente del Consiglio, lei sta continuando sempre a parlare al futuro, ma è da due mesi che noi la sentiamo parlare al futuro, è troppo. Il futuro è adesso.

Abbiamo bisogno di avere la certezza che chi è entrato in questa crisi con problemi reali, magari con debiti, non ne uscirà ancora più debole. Abbiamo capito che il Covid-19 non è una livella: chi è entrato debole ne uscirà ancora più debole e noi dobbiamo aiutare ad evitare che questo accada. Abbiamo sentito dire al ministro Gualtieri e a lei che nessuno dovrà perdere il lavoro per colpa del Covid-19. Non è vero, non sta succedendo questo.

Noi dobbiamo tutelare le libertà del Paese, prima di tutto la libertà principe, il diritto al lavoro. Lei ha il dovere, signor Presidente del Consiglio - e noi abbiamo il dovere di costringerla a farlo - di rendere reali le sue etichette e di trasformare i suoi titoli in contenuti.

Decreto liquidità: ne vogliamo parlare? Qualcuno di voi conosce imprenditori che siano riusciti a uscire dalla selva paludosa della burocrazia del decreto liquidità, ottenendo un prestito in banca? (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Addirittura la stessa Associazione bancaria italiana si è scusata in anticipo dicendo: «Abbiamo paura che succeda qualcosa. Abbiamo paura che si creino dei malesseri sociali perché noi non siamo in grado di fare quello che il Governo ha detto che noi potremo fare, non siamo in grado». Per 25.000 euro, per 25.000 euro. (Commenti del senatore De Bertoldi).

Per non parlare delle garanzie ulteriori che dovrebbero avere maggiori prestiti destinati a medie o grandi imprese che sono assolutamente inaccessibili. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC).

Non chiamiamo allora liquidità quello che è assolutamente illiquido. Non prendiamo in giro gli italiani, perché gli italiani, signor Presidente del Consiglio, ci guardano, la guardano e sanno chi ha responsabilità e perché.

Ancora, ci sono 12 milioni di cittadini che stanno aspettando la cassa integrazione (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) e quel famoso bonus di 600 euro - che sono 470, perché non è nemmeno esentasse - lo stanno ancora aspettando.

MODENA (FIBP-UDC). Brava!

BERNINI (FIBP-UDC). Ci sono milioni di italiani, di imprese artigiane, commerciali ed industriali che chiedono in condizioni di sicurezza di poter riaprire. Signor Presidente del Consiglio, mi guardi: la mascherina deve essere gratuita per fare riaprire l'Italia. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Ci renda liberi; renda gli italiani liberi; restituisca agli italiani la libertà.

Ho sentito parlare molto bene di sottrazione della libertà da una parte della maggioranza; se è maggioranza o opposizione non ho capito, però comunque si parlava molto bene di libertà da quella parte dell'Emiciclo. La libertà non è qualcosa che lei toglie e restituisce. La libertà è parte di noi: la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di stabilimento, la libertà di movimento, la libertà di culto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Quindici persone possono stare in chiesa se c'è il defunto; se non c'è il defunto, no. Signor Presidente del Consiglio, no, questo è troppo. Allora ci restituisca la nostra libertà; restituisca agli italiani la loro libertà. Soldi subito e veri, contributi a fondo perduto, stop alle scadenze e agli accertamenti fiscali, stop alla burocrazia.

Signor Presidente del Consiglio, il futuro è adesso (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC). Non venga più in quest'Aula a parlare al futuro, perché non lo possiamo accettare. Lei non ci ha mai teso la mano, signor Presidente del Consiglio, anche se noi le abbiamo dato la nostra disponibilità. L'opposizione costruttiva è un percorso a doppio senso; non è un percorso di ascolto unilaterale e di obbedienza di un'opposizione che vede respinti sistematicamente tutti gli emendamenti e tutte le buone ricette pensate nell'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC e del senatore De Bertoldi). Non ci piace essere presi in giro e non ci piace che siano presi in giro gli italiani.

Vogliamo la libertà, signor Presidente del Consiglio, perché, come diceva giustamente Piero Calamandrei, «la libertà è come l'aria» e solo quando ti manca, ti accorgi di quanto sia essenziale. Domani è il 1° maggio: che sia la festa del lavoro, non la festa fatta da voi al lavoro e ai lavoratori! (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az). Per difendere tutte le libertà, in testa la libertà di lavorare, Forza Italia, come sempre, c'è. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, FdI e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, quest'Aula ha visto tra ieri e oggi dei momenti piuttosto concitati, anche un po' di tensione e nervosismo, mentre io credo che questo sia un momento che richieda calma e lucidità. Quindi mi piacerebbe fare un passo indietro e cercare anche di abbassare un po' i toni, perché credo che ci sia un elemento uscito fuori dalla visuale, mentre è invece determinante.

Un passo indietro: nel 2015 viene pubblicato un grande successo editoriale, chiamato «Homo Deus», di Noah Harari. Lo studioso israeliano sostiene che l'uomo, fin dalla sua comparsa, ha dovuto misurarsi con tre flagelli, sui quali non aveva alcun controllo (le guerre, le carestie e le epidemie), e che la nostra epoca si differenzia da tutte quelle precedenti proprio perché l'uomo, attraverso la scienza, la conoscenza, la tecnologia e le istituzioni democratiche, ha imparato a controllare questi tre fattori di profonda destabilizzazione. Ebbene, come dicevo, questo libro è del 2015, eppure sembra di un'altra epoca, a leggerlo adesso.

Il numero dei contagi, quelli accertati, nel mondo supera oggi i 3 milioni e i decessi sono arrivati ad oltre 210.000.

Secondo uno studio fondato sui dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, potrebbe ammalarsi nel mondo, nel giro di breve tempo, un miliardo di persone e ricordiamo che nei Paesi strutturalmente più fragili il virus si sta affacciando appena ora.

Non voglio ferire la sensibilità di nessuno, ma credo che sia doveroso ricordare in quest'Aula delle immagini che credo abbiano scioccato e tolto il fiato a tutti noi solo pochi giorni fa: non è passato molto tempo da quando abbiamo visto, in un silenzio irreale, nelle nostre televisioni (io le ho viste in televisione, ma qualcuno le ha dovute vedere dal vivo), le immagini dei camion militari che trasportavano le bare dei defunti fuori da Bergamo, perché non c'erano più posti neanche per i morti.

Abbiamo il controllo? Abbiamo quindi il controllo su questi eventi, ce l'abbiamo davvero? Non è forse questo lo shock che abbiamo subito, lo schiaffo che hanno preso le nostre certezze? Noi pensavamo che una situazione del genere non si sarebbe mai potuta verificare e che saremmo stati in grado di controllare, ma abbiamo scoperto che non è così. Però paradossalmente, nonostante la scoperta sia proprio recentissima, c'è ancora oggi qualcuno, anche in quest'Aula, che sembra aver dimenticato le immagini di Bergamo e pretendere che tutto, dall'oggi al domani, ritorni esattamente come prima. (Applausi dal Gruppo M5S). Si pretende cioè di cancellare quello che abbiamo visto, quello che abbiamo vissuto e lo spettro di quello che potremmo vivere e far finta che nulla sia successo.

Noi siamo stati purtroppo i primi in Europa ad essere colpiti da questo flagello e abbiamo quindi dovuto adottare delle soluzioni che poi anche altri Paesi hanno seguito, soluzioni per le quali l'Italia è stata elogiata dall'Organizzazione mondiale della sanità, tanto che si è parlato di modello italiano. Si è detto che Francia, Germania e Spagna imitano il modello italiano; però, signor Presidente, io mi sono chiesta fin dal primo momento se ci stessero davvero imitando. Forse la verità vera è che non c'è un altro modo, non c'era e non c'è mai stato un altro modo di reagire a questo virus. Lo avevamo già visto in Cina, eppure - diciamocelo - abbiamo pensato che quello era un altro mondo e un'altra storia e che, semmai fosse arrivato qui, per noi sarebbe stato diverso. Ma questa non è una colpa; questo è umano, è l'umana reazione. L'hanno fatto tutti i Paesi; tutti i Paesi hanno pensato lo stesso e l'esempio più paradigmatico è quello del Regno Unito di Boris Johnson, che, da una posizione di pragmaticissima immunità di gregge è dovuto immediatamente tornare sui suoi passi e chiudere tutto: anche loro hanno chiuso tutto per salvarsi, perché un'altra strada non c'è. Questo è un fatto.

Passiamo allora alla tanto discussa fase due, criticata anche adesso in quest'Aula, perché evidentemente - come dicevo - qualcuno pensa che all'improvviso si possa riaprire tutto. Eppure lei, signor Presidente, aveva preannunciato ampiamente che la fase due sarebbe stata graduale e che sarebbe stato impensabile tornare improvvisamente alla realtà che vivevamo prima di marzo. Segnali incoraggianti ce ne sono riguardo alla flessione della curva epidemiologica, ma la gradualità resta d'obbligo.

Responsabilità, gradualità, prudenza, principio di precauzione: come ha detto lei, signor Presidente, questi sono i principi a cui l'azione del Governo si è ispirata, in un costante confronto con la scienza. Anche questo è risultato motivo di accusa; anche questo è risultato motivo di critica. Lei ha parlato di doxa ed episteme: signor Presidente, io temo che lei abbia volato un po' troppo alto, a volte, per quest'Aula. Però si potrebbe parlare di fake news e di informazione. Noi abbiamo scelto di affidarci alla scienza, perché? Perché ci sono ancora troppe cose che non sappiamo di questo vaccino. Anche lei l'ha ricordato, signor Presidente: non sappiamo ancora se l'immunità si sviluppi davvero e quanto duri. Tutti i centri di ricerca stanno concentrandosi sul reperimento di un vaccino, ma non siamo ancora sicuri al 100 per cento che un vaccino si possa mai davvero trovare, perché non risulta che esista un vaccino per il virus delle SARS. Eppure, la politica è stata accusata di essere pavida e di nascondersi dietro agli scienziati, questa è la colpa. E la cosa paradossale è che questa accusa è venuta da chi, pochi mesi orsono, ci accusava invece di affidarci allo sciamanesimo. Allora, lo sciamanesimo non gli andava bene ad agosto; oggi non gli va bene la scienza. Mi viene da pensare che il corto circuito sia nella fonte di queste critiche e accuse e non, invece, in chi cerca di ispirarsi ai principi della scienza.

Presidente Conte, lei ha citato anche le grandi democrazie europee. Ebbene, vorrei ricordare a tutti, poiché L'Italia non è una monade senza porte e senza finestre e, il confronto è sempre opportuno, che quello che stanno facendo gli altri non è dissimile da quello che stiamo facendo noi. Chi frettolosamente aveva cercato di riaprire, altrettanto frettolosamente sta facendo marcia indietro: la Francia, che prevedeva la riapertura integrale delle scuole per l'11 maggio, ha ora detto che sarà su base volontaria e questa, sì, è una grossa responsabilità che le scuole o le singole Province si devono assumere. Anche in Germania da lunedì scorso il tasso di contagio è tornato a 1: abbiamo sentito anche obiezioni riguardo a questo, ma è un fatto che ancora non esiste una data in Germania per la riapertura di bar, ristoranti e, birrerie. Anche la Spagna ha la sua road map in quattro tappe bisettimanali e tutto è sempre rivedibile a seconda dell'andamento della curva epidemiologica.

Presidente, lei ha già ampiamente e dettagliatamente illustrato le misure economiche, per cui non mi soffermerò nuovamente sull'illustrazione delle misure che questo Governo ha già adottato e sta varando: i 25 miliardi, i 55 miliardi stanziati e votati oggi con lo scostamento di bilancio; gli 8 miliardi a fondo perduto per le piccole e microimprese. Ad oggi, sono 28.000 le richieste di prestito di 25.000 euro al 100 per cento di garanzia e l'INPS ha evaso più domande di cassa integrazione in questo ultimo mese di quante non ne avesse evase negli ultimi cinque anni. Ora la palla passa all'Europa, Presidente.

Riguardo all'Europa, non posso che ringraziarla per quello che lei ha fatto, per aver quantomeno ridato dignità in sede europea a questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). Per anni il Parlamento europeo è stato - lo sappiamo bene - il cimitero degli elefanti. Qualcuno qui ha la memoria corta, ma io me lo ricordo bene, perché non sono lontani i tempi in cui eravamo rappresentati da personaggi improbabili, che si lasciavano andare a battute da bar dello sport (Applausi dal Gruppo M5S) o che si esibivano spavaldamente in conversazioni in lingue straniere gettando l'intero Paese nell'imbarazzo.

L'inerzia dell'Italia a Bruxelles è stata funzionale, ovviamente, al poter poi tornare in Patria a gridare che è tutta colpa dell'Europa matrigna e cattiva; ma in realtà semplicemente non c'era nessuno, allora, lì, che fosse in grado di difendere gli interessi del Paese. Oggi finalmente l'Italia non solo è un Paese ascoltato, ma è un Paese che traccia la linea da seguire anche per altri grandi Stati. Così abbiamo ottenuto che si mettessero sul tavolo strumenti finora neanche sperati. E tutto questo non l'ha ottenuto, Presidente, sbattendo i pugni sul tavolo, come pure si è sempre detto che bisognerebbe fare, ma l'ha ottenuto - pensiamo un po'! - con la forza delle argomentazioni (Applausi dal Gruppo M5S) e con una capacità diplomatica che questo Paese non conosceva da decenni.

È solo grazie alla serietà delle interlocuzioni che noi oggi possiamo discutere di recovery fund, di messa in comune del debito, di un massiccio piano di interventi della BCE. Lo stesso piano Sure introduce un principio di solidarietà, all'interno dell'Unione europea, nel reperimento delle risorse che fino a poco fa era del tutto inimmaginabile. Ma questo, presidente Conte, nessuno glielo riconoscerà; nessuno glielo sta riconoscendo, se non chi si fida della sua azione.

DE BERTOLDI (FdI). È incompreso.

MAIORINO (M5S). L'hanno accusata, Presidente, di tutto e del contrario di tutto: di decisionismo e di non decidere, di parlare alla Nazione troppo o troppo poco, troppo presto o troppo tardi. (Applausi dal Gruppo M5S). Addirittura l'hanno accusata d'incostituzionalità da parte di chi viene il sospetto di pensare che la Costituzione non l'abbia neanche mai letta. E sia. Lei elegantemente ha dato una risposta.

Questo Paese, presidente Conte, non solo ha avuto la sfortuna di essere il primo ad essere colpito così duramente da questa epidemia, ma ha avuto la sfortuna anche di avere l'opposizione più irresponsabile! (Applausi dal Gruppo M5S).

Opposizione la quale ha anche la sfacciataggine di intestarsi il merito del voto sullo scostamento del DEF. Quindi, anche in quest'Aula, ci tocca smentire l'ennesima fake news. (Commenti del senatore Candiani).

I numeri c'erano. I numeri ci sono. Una nostra senatrice si è infortunata ed è in ospedale. Con la maggioranza hanno votato altri due senatori che non sono certo ascrivibili alla sensibilità del centrodestra. La maggioranza c'è, esiste, resiste. (Applausi dal Gruppo M5S).

Concludo con una esortazione e una preghiera, signor Presidente. Sebbene sappiamo quanto sacrificio, quanto impegno, quanto sforzo le costi e le stia costando, noi le chiediamo di continuare il suo lavoro, per noi e per tutto il Paese, esattamente così come lo sta portando avanti. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri.