Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 226 del 09/06/2020
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
226a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 9 GIUGNO 2020
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Presidenza del vice presidente TAVERNA,
indi del vice presidente CALDEROLI
e del vice presidente ROSSOMANDO
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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 227 e 228 del 10 e 11 giugno 2020
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente TAVERNA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 12,05).
Si dia lettura del processo verbale.
DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 giugno.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione delle mozioni nn. 234, 240, 241 e 242 sull'attivazione dei test sierologici per il virus Covid-19 (ore 12,09)
Approvazione dell'ordine del giorno G1. Ritiro delle mozioni nn. 234, 240, 241 e 242
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00234, presentata dal senatore Zaffini e da altri senatori, 1-00240, presentata dal senatore Siclari e da altri senatori, 1-00241, presentata dalla senatrice Castellone e da altri senatori, e 1-00242, presentata dalla senatrice Cantù e da altri senatori, sull'attivazione dei test sierologici per il virus Covid-19.
Ha facoltà di parlare il senatore Zaffini per illustrare la mozione n. 234.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, il lavoro, che ha preceduto la presentazione della mozione che mi accingo ad illustrare, è stato un lavoro intenso, svolto in Commissione, dove abbiamo proceduto attraverso lo strumento dell'affare assegnato e, successivamente, la necessità di presentare la mozione da parte dell'intero Gruppo Fratelli d'Italia. Questa mozione vede me come primo firmatario, ma, insieme a me, il secondo firmatario è il nostro Capogruppo e, a seguire, ci sono le firme di tutti i colleghi del Gruppo Fratelli l'Italia.
C'è un motivo per cui siamo arrivati a depositare, in concomitanza con la discussione dell'affare assegnato, questa ipotesi di mozione. Il motivo è semplicemente che, al momento e ancora oggi, si vede una evidente lacuna, nell'affrontare la fase 2 - chiamiamola riapertura o come vogliamo - rispetto alla necessità di capire qual è il peso della presenza della infezione nella popolazione. Ebbene, maggioranza e opposizione capiscono che in questo momento stiamo discutendo di questo tema solo grazie al fatto che l'intero Gruppo Fratelli d'Italia ha sottoscritto ed ottenuto la calendarizzazione della trattazione di un tema così importante, che paradossalmente è assente da tutta la catena dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e da tutti gli atti presentati della maggioranza fino a questo momento in Assemblea, oppure necessariamente ognuno si assume le sue responsabilità.
Per quanto mi riguarda, richiamo la necessità di procedere a uno screening profondo della presenza del virus nella nostra popolazione e non è l'indagine di sieroprevalenza che risponde a questa necessità, evidentemente, essendo semplicemente un'operazione di natura statistica, non a caso pilotata dall'Istat. L'indagine di sieroprevalenza è una cosa e su quella ci pronunceremo quando andremo ad affrontare l'atto Senato 1800 in Aula, la necessità di procedere ad uno screening profondo è altra cosa. Con quale strumento, ce lo dice il Ministero, ce lo dice la comunità scientifica, ce lo dice tutta la filiera che approda alla validazione dei test, siano essi sierologici siano essi molecolari. Di sicuro, però, abbiamo bisogno di mappare la popolazione italiana nel momento in cui andiamo a riaprire tutte le attività. Questa mappatura non la possiamo fare con numeri risicati e limitati, dobbiamo procedere tendenzialmente ad analizzare tutta la popolazione - perché di questo si parla quando si parla di screening - a cominciare, evidentemente, da un numero consistente (ipotizzo 10 milioni di test) in un mese, un mese e mezzo. Questa cosa noi la possiamo fare solo avendo a disposizione strumenti di ampio uso e disponibilità (quindi è necessario che ci siano i pezzi), strumenti che non prevedano esami invasivi, perché è evidente che la popolazione si deve prestare volontariamente a questo tipo di indagine, e che non comportino la necessità di sottoporsi ad analisi di laboratorio con reagenti (abbiamo già verificato che a fronte dei tamponi non c'è poi la disponibilità dei reagenti, delle pezzature necessarie per analizzare in modo profondo la popolazione).
Queste esigenze le presenteremo alla comunità scientifica, che ci dovrà dire, attraverso il Ministero, quali siano gli strumenti adatti. Sappiamo che è in corso di valutazione un tampone veloce sublinguale (ma io non faccio il virologo), sappiamo che esistono test sierologici che hanno una facilità di utilizzo e che vanno validati, perché presumibilmente ce ne saranno di buoni e di meno buoni. Sappiamo anche, Presidente - vorrei che i colleghi ascoltassero - che oggi tutte le Regioni, in totale assenza di regolamentazione, stanno procedendo autonomamente. Ieri sera abbiamo tutti visto una puntata della trasmissione «Report» che faceva perno proprio su questo, sul fatto che ogni Regione in assenza della validazione di test affidabili e nella evidente necessità di capire quale sia la presenza del virus nella popolazione e mapparla con esattezza si regola da sé. Sappiamo, infatti, che questo virus si caratterizza per una alta incidenza di non sintomatici e quindi è come andare - per usare ancora la metafora che ho sempre usato in queste discussioni - a fari spenti di notte: non ce lo possiamo, evidentemente, permettere. Non ci possiamo permettere un secondo lockdown e quindi dobbiamo mettere a disposizione delle Regioni, dei medici di medicina generale, di tutta la rete e di tutta la filiera della sanità pubblica strumenti adatti a verificare la presenza del virus.
Questa cosa noi la diciamo nella nostra mozione, che si sintetizza con tre impegni.
Non leggo i tre impegni nella quale la nostra mozione si sintetizza, ma impegnano anzitutto «a destinare le risorse necessarie». Ricordo che, a questo riguardo, c'è un ordine del giorno, approvato con parere favorevole del Governo in sede di discussione del decreto cura Italia, che diceva esattamente questo: bisogna mettere a disposizione delle Regioni congrue risorse per procedere all'acquisto di test rapidi, utili a mappare la presenza del virus nella popolazione.
Altro impegno è «a regolarne l'utilizzo» - sto dicendo cose di una banalità sconcertante - e cioè: il Ministero deve dire quali sono i test utili allo screening, come effettuare lo screening, come raccogliere e ordinare i dati di risposta, come utilizzare tutto questo materiale informativo per procedere all'aggiornamento dei protocolli e delle misure di contenimento del virus.
Col terzo impegno, nel presupposto che questo strumento debba essere ad ampia disponibilità, noi diciamo che esso deve essere autorizzato anche alla libera vendita in farmacia, per il semplice fatto che può esserci qualcuno che decide di andare in farmacia a comprare il test e di autodiagnosticarsi la presenza o meno del virus in termini non solo e non semplicemente di diagnosi, ma anche di indagine epidemiologica.
Tutti i passaggi che prevedono screening, a mia conoscenza, prevedono un primo strumento approssimativo che, appunto, effettua una prima scansione della presenza del virus, salvo poi procedere, nei casi di positività, a una seconda indagine, più approfondita, utile alla diagnosi clinica, che accerta inequivocabilmente la presenza o meno del virus nel soggetto coinvolto.
È ovvio che, se noi parliamo di screening, dobbiamo parlare di almeno dieci milioni di pezzi in su. Tendenzialmente, noi dobbiamo, nell'arco di due o tre mesi, mappare la presenza del virus in tutta la popolazione. Se di questo noi siamo consapevoli, per quanto riguarda Fratelli d'Italia, a noi non interessano le bandierine. Noi non vogliamo segnare semplicemente un punto. Lo abbiamo già fatto con la calendarizzazione in Aula di questo argomento, piuttosto che di altri. Noi il nostro l'abbiamo fatto. Adesso, ognuno si assuma le sue responsabilità.
Siamo disponibili ad approvare un testo unitario, che parta da questi presupposti, evidentemente, ma sia chiaro che lo strumento della mozione è uno strumento che è appannaggio dell'opposizione: la maggioranza fa le leggi, la maggioranza fa gli ordini del giorno, l'opposizione utilizza quel piccolo strumento che è la mozione: lasciatecelo!
Noi siamo disponibili a cancellare tutta la parte delle premesse e della legenda, disponibili a trattare sugli impegni, ma non disponibili, visto che la mozione è firmata da tutto il mio Gruppo, a non avere la prima firma. Siamo anche ulteriormente disponibili a condividerla questa benedetta prima firma. C'è la collega Castellone, che ringrazio e ringrazierò sempre per l'impegno che mette nel suo lavoro, con la quale noi siamo pronti a condividere la prima firma.
Signor Presidente, io spero, quindi, che si possa procedere a una discussione franca e sincera. Dopodiché, potremmo anche decidere di sospendere per solo qualche minuto i lavori dell'Aula per tentare, in ultima ipotesi, di ottenere un testo unitario. Credo sia un risultato auspicabile che l'Assemblea del Senato dica qualcosa di suo in una fase emergenziale pandemica come quella che stiamo vivendo. Fino a questo momento, ciò non è accaduto. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Siclari per illustrare la mozione n. 240.
SICLARI (FIBP-UDC). Signor Presidente, colleghi senatori, come sapete, Forza Italia, sin dal 31 gennaio, da quando è stata ufficializzata l'emergenza sanitaria, ha subito sentito la responsabilità politica di dare un supporto istituzionale al Governo nell'interesse del Paese, per tutelare la salute e la vita dei cittadini.
Lo abbiamo fatto in quest'Aula ogni volta che ci siamo riuniti, sotto la guida del presidente Bernini; lo ha fatto ciascuno di noi all'interno del nostro partito per portare soluzioni fattive al Governo, consigli e suggerimenti, per ridurre al massimo la gravità dell'emergenza sanitaria. Lo abbiamo fatto anche in Europa, per far pesare di più la parte politica migliore del nostro Paese all'interno della Comunità europea. Lo abbiamo fatto con il presidente Berlusconi e con il vice presidente Antonio Tajani.
Ora siamo costretti a convivere con qualcosa che ancora non si conosce; sappiamo poco e ogni giorno lo vediamo anche attraverso le televisioni, con i massimi esperti che si alternano e che parlano di Covid: sono tante le contraddizioni che emergono nelle loro riflessioni e nelle loro valutazioni.
Si è parlato una volta dell'importanza delle mascherine e il giorno dopo le mascherine non erano più utili; adesso sono fondamentali. Si è parlato dell'utilizzo dei guanti e ora i guanti non sono più utili. Contraddizioni che hanno creato anche confusione nei cittadini, per questo è importante che da quest'Aula esca anche un indirizzo chiaro su come affrontare questa fase.
Abbiamo lavorato anche molto in Commissione e ringrazio tutti i colleghi, anche della maggioranza, ringrazio il presidente Collina, per la volontà di condividere quella che è l'attività parlamentare anche con l'opposizione. È per questo che oggi, in quest'Aula, vogliamo dare l'ennesimo contributo: ci sentiamo moralmente, istituzionalmente e politicamente obbligati - e felicemente obbligati - a dare un contributo ulteriore e sempre costante al nostro Paese. Lo facciamo presentando una mozione, perché ci rendiamo conto che in questo momento, nella fase 3, di cui ancora non conosciamo, da quanto emerge dal rapporto con il virus, quanto lo stesso potrà essere contagioso in futuro.
Quante volte la stessa Organizzazione mondiale della sanità ci ha detto che ci potrà essere una ricaduta, una seconda ondata. Ecco, oggi vogliamo dare un contributo affinché si possa ridurre al massimo l'ipotetica seconda ondata, il rischio di andare incontro a una seconda ondata. La nostra mozione va in questa direzione.
Manca un'indagine epidemiologica nel nostro Paese. Abbiamo studi secondo cui i contagiati sono stati circa 3 milioni; studi tedeschi che dichiarano che abbiamo avuto circa 6 milioni di contagiati, ipotesi che ancora non vengono confermate, mentre abbiamo necessità oggi, anche utilizzando al massimo le statistiche epidemiologiche, di conoscere il più possibile qual è l'immunità della popolazione italiana rispetto al virus, quanti sono stati i contagiati, quanti cittadini oggi sono contagiati senza saperlo. Quindi, la volontà del Governo di applicare un certo numero di test verso i cittadini per conoscere il rapporto che c'è stato o che c'è con il virus è importante, ma non è sufficiente nella quantità che viene indicata dal Governo: 150.000 test sono veramente pochi.
Abbiamo bisogno di avere quantomeno uno screening che possa coinvolgere il 10 per cento della popolazione del nostro Paese, almeno il 10 per cento per ogni Regione. Forse iniziamo ad avere un'idea più concreta di quello che è stato il contagio nei mesi precedenti e di quella che è l'immunità dei cittadini rispetto al virus.
Il progressivo riavvio delle attività economiche sta avvenendo con grande fatica da parte dei nostri piccoli e medi imprenditori, che stanno soffrendo per i fatturati che mancano, perché abbiamo riaperto ma non c'è la ripartenza dell'economia, lo sappiamo tutti: non si riesce a ripartire.
Non possiamo rischiare che, nonostante i loro sforzi, il Paese ricada in una nuova diffusione del contagio e in un nuovo lockdown. Oggi, prima che accada, dobbiamo intervenire; dobbiamo farlo attraverso un'indagine epidemiologica che possa coinvolgere almeno il 10 per cento della popolazione. È importante analizzare una simile percentuale, perché capiremo quanti sono stati a contatto con il virus e hanno sviluppato gli anticorpi e le immunoglobuline, che conosciamo tutti e possono essere anche utilizzate, come prevede anche uno degli impegni della mozione che rivolgiamo al Governo, per creare la banca nazionale del plasma.
Dalle sperimentazioni fatte a Pisa, Mantova e Padova, sapete tutti che il 96 per cento delle persone che si trovavano in condizioni di difficoltà erano appese a un filo perché le terapie comuni utilizzate oggi per il Covid-19 non davano possibilità di guarigione. Utilizzando la sieroterapia, abbiamo visto che il 96 per cento di queste persone, che rischiavano di morire, sono guarite.
È quindi fondamentale prepararci, oggi, intanto per conoscere quanti cittadini sono immuni in Italia per capire quale può essere il rischio di una seconda ricaduta e un di un lockdown futuro, e poi, attraverso questo lavoro, capire quanti italiani hanno sviluppato gli anticorpi e le immunoglobuline, che possono essere eventualmente utilizzati per costruire la banca nazionale del plasma, che può essere messa a servizio di tutta la rete ospedaliera italiana per cercare di salvare oggi chi è in terapia intensiva e domani - mi auguro non ci sarà mai nessuno - nel caso in cui dovesse esserci una seconda ondata. Dobbiamo tenerci pronti.
Gli impegni della mozione includono anche il rendere noti gli studi per la validazione dei test sierologici di cui sto parlando e che sono stati riconosciuti validi, come spesso è emerso confrontandoci in Commissione con i colleghi Castellone, Zaffini, Binetti e con il presidente Collina, nonché il valutare le metodologie per individuare i potenziali donatori di anticorpi IgM e IgG. Sono previste, inoltre, la creazione di una piattaforma digitale, che ci permetta di convogliare tutti i dati regionali relativi alle indagini sierologiche svolte, e la definizione in tempi rapidi del fabbisogno dei test molecolari e assicurare la disponibilità di test molecolari nell'immediato; l'aggiornamento delle linee guida per l'utilizzo dei test molecolari e sierologici al fine di individuare anche i soggetti a cui viene fortemente consigliato il test.
Credo che la volontà del Governo a impegnarsi per andare incontro al Paese, ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda la tutela e la vita dei cittadini, non manchi. Non lo abbiamo mai messo in discussione e non lo faremo mai, non abbiamo mai anteposto la politica strumentale all'interesse dei cittadini. Per questo siamo sempre stati a supporto istituzionale del Paese dando contributi seri e concreti, nella forma di suggerimenti al Governo per ridurre al massimo la gravità di questa emergenza sanitaria. Se il Governo vorrà portare avanti gli impegni previsti da questa mozione, noi saremo veramente felici se verrà approvata; siamo felici e lo sarete anche voi, perché preveniamo al massimo il rischio di un ulteriore contagio e, qualora ci dovesse essere, siamo pronti anche a dare assistenza con la plasmaterapia, visto che mancano una terapia che curi il Covid e i vaccini. Questo è un ulteriore strumento.
Qualora non si dovesse arrivare all'approvazione della mozione di opposizione che Forza Italia presenta oggi, il Gruppo è comunque disponibile ad approvare un documento - lo ha detto Anna Maria Bernini - nell'interesse assoluto della vita dei cittadini che preveda gli impegni che abbiamo portato in questo documento.
Ribadisco che Forza Italia ha la volontà politica di anteporre la tutela della vita dei cittadini - parliamo, infatti, di test sierologici e di banca del plasma - all'interesse elettorale del partito: prima gli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Castellone per illustrare la mozione n. 241.
CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi parliamo di test per la rilevazione del virus Sars-Cov-2, che è un coronavirus a RNA che causa la malattia denominata Covid-19, dichiarata emergenza sanitaria mondiale il 30 gennaio e pandemia l'11 marzo.
Tra i criteri da seguire per la fase successiva alla chiusura o post lockdown, sono state indicate come prioritarie tre azioni, le cosiddette tre T: tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente. È fondamentale quindi costruire una rete di sorveglianza sanitaria ben distribuita sul territorio al fine di monitorare, individuare immediatamente i casi positivi, isolarli, tracciare la catena di trasmissione e trattarli efficacemente, già a domicilio.
Solo uno stretto monitoraggio dell'andamento della trasmissione del virus sul territorio nazionale ci permetterà, nel caso in cui fosse necessario, di attuare rapidamente misure di contenimento dei contagi in eventuali nuovi focolai.
Per identificare precocemente i soggetti positivi è importante utilizzare metodi diagnostici in vitro ad alta specificità e sensibilità, che permettano di accertare la presenza del virus già nelle prime fasi di infezione. A questo scopo sono ad oggi disponibili diversi test molecolari e sierologici.
Tuttavia, deve essere fatta una distinzione: mentre i test sierologici evidenziano la risposta del sistema immunitario dell'ospite all'infezione, attraverso gli anticorpi IgM e IgG, i test molecolari misurano la presenza del virus stesso e quindi la contagiosità dell'individuo. Un risultato negativo al test sierologico non esclude, quindi, la possibilità di infezione in atto in fase precoce e infatti questo tipo di test è utile soprattutto nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, per stimare la diffusione dell'infezione in una comunità, per evidenziare l'avvenuta esposizione al virus in individui asintomatici o con sintomatologia lieve e per definire il tasso di letalità.
È inoltre importante sottolineare che le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il Sars-Cov-2 non forniscono informazioni sulla presenza di anticorpi neutralizzanti, in grado, cioè, di proteggere dall'infezione, né sulla persistenza degli anticorpi a lungo termine (la cosiddetta immunità). Risulta evidente dunque che tali test, pure importanti a fini di ricerca e di valutazione epidemiologica, non possono essere usati nell'attività diagnostica e non possono in alcun modo sostituire i test molecolari, come si evince anche dalla circolare del Ministero della salute del 9 maggio.
Mentre, però, le circolari del Ministero parlano chiaro riguardo a questi test, le Regioni hanno adottato politiche diverse, alcune prevedendo l'uso della sierologia anche a fini diagnostici, altre impedendone l'utilizzo. Proprio l'uso di test sierologici per diagnosi di Covid-19 in ambienti a rischio, quali ad esempio ospedali e residenze sanitarie assistenziali, ha contribuito in diversi casi alla genesi di focolai di contagio, partiti inizialmente proprio da test negativi, come ad esempio accaduto all'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli e a Villa Mercede di Ischia.
A conferma della valenza di tali test in indagini di sieroprevalenza, lunedì il 25 maggio è stata avviata dal Ministero della salute un'indagine epidemiologica, di cui discuteremo a breve in quest'Aula, che offrirà una fotografia dello stato di diffusione del virus nel nostro Paese in questo momento storico e dello sviluppo della risposta anticorpale nella popolazione italiana a seguito della prima ondata di infezione.
A differenza dei test sierologici, i test molecolari danno indicazioni, invece, sull'infezione in atto e rappresentano quindi il metodo più affidabile per rilevare anche concentrazioni molto basse di virus in un soggetto. Ad oggi i test molecolari di elezione sono certamente i cosiddetti tamponi, che si effettuano attraverso la raccolta di campioni dal rinofaringe, che vengono poi sottoposti a Realtime PCR, una tecnica che amplifica il genoma virale eventualmente presente. Tale esame, altamente specifico e sensibile, ha il limite però di prevedere un processo di analisi piuttosto lungo e legato alla disponibilità di specifici kit che, con la pandemia, sono diventati difficili da reperire, tanto che la crescente necessità di test per il contenimento del virus nella fase 2 ha spinto le principali aziende ed associazioni di categoria a confermare la saturazione della capacità produttiva mondiale di reagenti per estrazione di RNA, inducendo anche il comitato tecnico-scientifico a pubblicare sul portale dedicato una richiesta di offerta per reperire almeno 5 milioni di test molecolari rapidi, automatizzati e compositi.
Ad oggi va ricordato che l'Italia è certamente uno dei Paesi ad aver effettuato dall'inizio dell'emergenza più test molecolari, con il numero più elevato di tamponi per 100.000 abitanti.
Va evidenziata, tuttavia, la grande variabilità di numeri e protocolli tra le Regioni. L'iter per accedere al tampone è infatti stato organizzato in modo diverso nelle varie zone del Paese, prevedendo in taluni casi l'intervento di numerosi attori (medici di medicina generale, dipartimenti di prevenzione delle ASL, 118), costringendo anche i pazienti con sintomatologia conclamata ad attendere per giorni prima di ricevere una diagnosi e poter essere inseriti in un percorso Covid.
Le discrepanze generate dall'arbitrarietà con cui, nel rispetto delle proprie prerogative, ogni Regione ha messo in pratica iniziative diverse hanno determinato tanta confusione e qualche errore e, in un secondo eventuale picco di contagi, non possiamo permetterci, né confusione, né errori. Per questo è fondamentale da subito lavorare insieme per definire una strategia comune, che garantisca a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale uguali tempi di diagnosi e uguale accesso alle cure.
Per individuare e isolare eventuali nuovi focolai epidemici, soprattutto negli ambienti sensibili, bisogna che alla fase di tracciamento segua la somministrazione di test in grado di segnalare in tempi rapidi la presenza del virus.
Serve quindi rendere disponibili e accessibili test molecolari rapidi a un numero sempre maggiore di soggetti a rischio o di casi sospetti e ai loro contatti. Alcuni di questi test rapidi sono addirittura effettuabili sul posto (pertanto definiti point of care test) e forniscono il risultato molto prima rispetto al tampone classico.
La mappatura della popolazione si profila infatti al momento come lo strumento più efficace per poter prevenire eventuali risalite nella curva dei contagi, perché il virus è ancora in circolo e i numeri che rileviamo adesso, in un momento in cui c'è bassa circolazione virale anche grazie alle misure di contenimento messe in atto, potrebbero non rappresentare la reale pericolosità dell'infezione. Per questo non bisogna dare credito a chi va millantando che il virus sia sparito, ai nuovi complottisti, a chi chiede libertà dalla mascherina a fronte ancora oggi di centinaia di nuovi casi e di decine di morti, a chi in modo irresponsabile mette in dubbio persino l'utilità delle misure di lockdown che, da stime basate su numeri certi appena pubblicati anche su «Nature», hanno salvato migliaia di vite.
Apprezziamo quanto è stato fatto finora dal Governo e chiediamo il medesimo impegno per il futuro, definendo il fabbisogno di test molecolari e programmando strategie efficaci di approvvigionamento per incentivare la capillare diffusione dell'utilizzo dei test rapidi, soprattutto nei luoghi sensibili, dettando linee univoche per l'utilizzo dei test molecolari e sierologici sull'intero territorio nazionale, introducendo precise disposizioni al fine di individuare i soggetti tenuti all'effettuazione dei test, prevedendo la creazione di una piattaforma digitale su cui convogliare tutti i dati regionali relativi alle indagini sierologiche e molecolari svolte per valorizzare il patrimonio informativo derivante dai dati finora raccolti.
Questi sono gli impegni contenuti nella mozione che con i colleghi abbiamo elaborato e che oggi discutiamo in quest'Aula, convinti che il Paese per ripartire abbia bisogno del contributo di tutti e di ciascuno di noi, perché la stagione di riforme che stiamo per affrontare possa essere davvero un'occasione di rinascita in cui si riscopra la forza della condivisione e della solidarietà nel lavorare insieme per il bene comune. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi presenti in Aula e sulle tribune l'invito ad indossare la mascherina.
Ha facoltà di parlare la senatrice Lunesu per illustrare la mozione n. 242.
LUNESU (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, intanto ringrazio la senatrice Castellone per l'apertura.
Insieme ai colleghi firmatari della mozione riteniamo che per affrontare con precisione l'estensione e la circolazione dell'infezione da Sars-Cov-2 occorra un'autentica strategia: rafforzare le reti di sorveglianza e monitorare la pandemia da eventuale futura infezione. Sono perciò necessari un piano nazionale antipandemico, una programmazione sanitaria e sociosanitaria idonea, oltre ai livelli di assistenza sanitaria e prevenzione.
I test sierologici sono propedeutici nella ricerca e nella valutazione epidemiologica, ma non possono essere considerati strumenti diagnostici sostitutivi del test molecolare basato sulla identificazione dell'acido ribonucleico (RNA) virale dai tamponi nasofaringei. L'indagine sierologica può identificare i soggetti contagiosi, i soggetti positivi al di fuori della fascia temporale di verifica del test molecolare; monitorare i pazienti in via di guarigione e cercare eventuali ricadute. Tuttavia, le attuali conoscenze scientifiche, relativamente alla capacità di fornire indicazioni sulla presenza di anticorpi neutralizzati in grado di proteggere dall'infezione e soprattutto sulla persistenza degli stessi nell'organismo, sono ancora lacunose.
I test sierologici devono essere effettuati da personale medico e sanitario, perché utili solo se eseguiti in determinate finestre temporali della malattia. Nella prima settimana del contagio la risposta è priva di significato; le risposte da immunoglobuline G (IgG) e immunoglobuline M (IgM) diventano rilevabili sei-quindici giorni dopo l'insorgenza della malattia. Nella seconda settimana della malattia avrebbe senso associare al test l'esecuzione del tampone ed è il dosaggio proprio delle IgG ad avere un ruolo importante per verificare l'immunità riguardo a questo virus.
In realtà, soltanto la misura della prevalenza, che è data dal rapporto tra il numero di eventi straordinari sanitari rilevati in una popolazione in un determinato periodo e il numero di individui osservati nello stesso periodo, può farci conoscere i tassi di morbosità e di letalità, dando così la vera misura dei soggetti infettati, poco infettati o asintomatici, che rappresenta in totale l'80 per cento. Questa indagine deve essere parallela a un continuo e costante monitoraggio epidemiologico statistico e, pertanto, non limitato a uno studio di sieroprevalenza tardivo e dai risultati incerti come quello normato dal decreto-legge n. 30 del 2020, che andremo a breve a esaminare.
A parer nostro, occorre intervenire su tre macro-aree: il Centro nazionale emergenza sul modello CDC, che è una delle realtà sanitarie più significative del Piemonte incardinata nel centro controllo malattie del Ministero della salute, vero sistema nazionale di prevenzione, con una cabina di comando composta dal Centro controllo malattie (CCM), dall'Istituto superiore di sanità e da un rappresentante delle Regioni in grado di intervenire immediatamente in caso di epidemie ed emergenze sanitarie; un aggiornamento tempestivo con linee guida e protocolli per assicurare regole certe e sburocratizzare i procedimenti correlati; la creazione di una rete effettivamente integrata e coordinata da laboratori di sanità pubblica o abilitati a fare test.
Va considerata la rilevanza dei test per la ricerca degli anticorpi e ne va constatata l'attendibilità, valutando naturalmente, insieme alla specificità, anche la sensibilità, perché questi due criteri essenziali vanno a valutare l'attendibilità del test stesso, atteso che la specificità è la capacità di identificare correttamente i soggetti sani, mentre la sensibilità è la capacità di identificare correttamente i soggetti ammalati, ovvero quelli affetti da coronavirus. Rileviamo che il sistema di prevenzione e monitoraggio va comunque integrato con quello di cura, associando la plasmaterapia alla sierologia, nell'attesa di un vaccino testato.
Al Governo noi chiediamo quindi che si impegni a istituire una cabina di regia con il responsabile del CCM, con il responsabile dell'Istituto superiore di sanità, con i rappresentanti delle Regioni che, nel corso di emergenze pandemiche e sanitarie, indichino alla Protezione civile le azioni da intraprendere e gli strumenti da utilizzare.
Chiediamo il potenziamento della diagnostica attraverso degli screening validati e a diffusione intensiva sulla base di appropriate linee guida, test sierologici e, se necessario, molecolari, inseriti nei livelli essenziali di assistenza (LEA) della prevenzione. Chiediamo i test rapidi da eseguire nei territori, in percentuale al numero degli abitanti e delle classi a rischio. Chiediamo di aggiornare le linee guida in base all'evoluzione delle nuove conoscenze e condizioni; di assicurare agli operatori sanitari delle regole certe, garantendo protezione nell'emergenza sanitaria; di sburocratizzare gli adempimenti procedurali anche in materia di sanificazione degli ambienti, di cui la circolare del Ministero della salute anticipa (Applausi), seppure con restrizione, gli adempimenti a cui sottoporsi; potenziare inoltre la rete dei laboratori pubblici e convenzionati come centri di effettuazione diagnostica in emergenza dei test microbiologici della ricerca per le imprese che assolvano ai parametri di legge a costo zero, garantendo una rete integrata e coordinata, mediante l'identificazione di standard di riferimento relativi al tipo di test, alle procedure e alle tempistiche nel caso di risultati positivi. Ancora: chiediamo una piattaforma tecnologica da utilizzare per informare i pazienti sia negli screening che nelle diagnosi e cure precoci, in specie al riguardo della plasmaterapia, attivando una vera e propria banca nazionale del plasma immune, o altra soluzione, se più performante, previa intesa Stato-Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Per quanto riguarda le strategie, chiediamo di promuovere delle iniziative per identificare vaccini sempre più efficaci, anche puntando alle nuove tecnologie di trasferimento come il vaccino su cerotto. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Totaro. Ne ha facoltà.
TOTARO (FdI). Signor Presidente del Senato, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia ha da tempo sollevato le problematiche che poi abbiamo trascritto nella nostra mozione e che vediamo anche in altre mozioni, per la verità. Come ha detto il collega Zaffini prima, non è certo nostra intenzione mettere le bandierine su chi prima ha fatto o meno certe battaglie; non ci interessa.
Di sicuro ci troviamo di fronte a una situazione molto pericolosa che riguarda la cosiddetta fase 2. Abbiamo visto cosa è successo nella fase 1 e nella situazione a essa precedente. Questo ci dovrebbe porre nella condizione di imparare cosa è successo ed eventualmente agire di conseguenza.
Nella nostra mozione abbiamo indicato come affrontare la cosiddetta fase 2 e i pericoli di un ritorno del virus sul nostro territorio; è la madre di tutte le battaglie, caro vice Ministro e onorevoli senatori. Potremmo intavolare qualsiasi tipo di discussione sul rilancio economico della nostra Nazione - e noi siamo in prima fila anche con tante proposte al riguardo - ma, se il virus e l'emergenza sanitaria ritornano, sorgeranno problemi per tutta la nostra Nazione. È un problema che difficilmente riusciremo a risolvere con interventi di carattere economico a causa della paura creatasi fra i nostri concittadini, come stiamo rilevando in questi giorni di prime riaperture delle varie attività nelle nostre città anche d'arte ancora vuote. Non solo i turisti stranieri, ma anche molti italiani hanno difficoltà a muoversi da Regione a Regione per timore del virus. E questa è la realtà dei fatti. Quindi, diventa importante da parte dello Stato un intervento forte sui temi della prevenzione del virus, visto che non abbiamo la possibilità di avere ancora un vaccino e nemmeno una cura certa. Anche se le mozioni presentano delle valide iniziative da parte del personale del mondo scientifico sugli interventi e le modalità da intraprendere per migliorare la cura del virus, di certo non abbiamo ancora niente in mano.
Diventa quindi fondamentale la fase della prevenzione.
L'Organizzazione mondiale della sanità ci dice di testare, trattare e tracciare, e questi non possono essere slogan vuoti. Non ci possiamo trovare in una condizione di emergenza quale è stata la cosiddetta prima fase (la fase delle chiusure) senza sapere dove andare e cosa fare; adesso abbiamo chiaro il quadro di cosa fare.
Caro Vice Ministro, bisogna anche prendere come esempio quanto di positivo è stato fatto nelle altre Nazioni. Non sono convinto che l'Italia abbia agito peggio di molti altri Stati, ma sono convinto che qualche altro Stato abbia agito meglio dell'Italia nella fase emergenziale, e faccio l'esempio della Germania. Se non mettiamo in atto nei prossimi mesi quello che è stato fatto in quel Paese, diventa difficile bloccare un eventuale ritorno del virus. Parlo anzitutto della necessità di potenziare la medicina sul territorio, cioè i medici di base e chi si trova in prima linea e in frontiera nel combattere il nemico. E poi è necessario potenziare gli interventi di screening, ed è questo l'oggetto della nostra mozione, e anche di altre. Non ci possiamo fermare, cari rappresentanti del Governo, signor Presidente, a un intervento spot su 150.000 persone in Italia; diventa troppo poco. In Germania è stato effettuato uno screening pesante sulla popolazione attraverso i tamponi e l'iniziativa sierologica. Anche l'altro aspetto di cui parlava il collega Zaffini prima non è di secondaria importanza, perché lo screening è una cosa, mentre l'intervento diagnostico è successivo ad esso. I cittadini che lo vogliono devono poter usufruire anche di test rapidi da reperire nelle farmacie, per certificare la prima fase, a seguito della quale si passa poi alla fase diagnostica. Tutti questi mezzi - secondo me - possono garantire qualcosa di importante e fornire anche maggiore sicurezza ai cittadini.
A proposito dell'app Immuni, cari rappresentanti del Governo, siete stati per giorni e giorni a raccontarci se l'app vale o non vale; ma, se alla fine la gente non la scarica, essa diventa inutile. In Germania si è seguita non questa strada, ma quella del potenziamento della medicina di base sul territorio, facendo in modo di tracciare tutti coloro risultati positivi (mi riferisco al tracciamento del virus ed è stata creata una task force di 20.000 persone per effettuare i controlli. Abbiamo visto adesso che i numeri sono molto bassi; quando sono uno, due o cinque i casi di nuovi contagi, si potrebbero controllare tutte le persone che hanno frequentato quei soggetti. Ovviamente ci sono anche le persone asintomatiche ed è per questo che sono importanti le nostre richieste di potenziare le fasi dello screening e poi quella della diagnostica, che devono andare di pari passo.
D'altra parte, non è una battaglia che abbiamo iniziato a combattere solo adesso. Già nel corso dell'esame del decreto cura Italia avevamo presentato un emendamento in questa direzione, in cui era previsto anche un finanziamento che poi abbiamo trasformato in un ordine del giorno, accolto dal Governo, che prevede lo stanziamento di 250 milioni di euro per potenziare le fasi dello screening e della diagnostica, con la possibilità di finanziare le Regioni per seguire questa strada.
Signor Vice Ministro, in questa fase in cui il virus sembra essere meno aggressivo, potremmo sviluppare questi temi. Vediamo che a volte la discussione al riguardo è molto ampia; il mio consiglio è di evitare di fare quanto è successo nei mesi scorsi, con personaggi del mondo accademico e della sanità che in televisione dicono un po' di tutto. Non parlo di lei, signor Vice Ministro, perché lei ha sempre parlato di questi temi con grande preparazione e in maniera molto moderata e tranquilla, senza voler mai apparire come colui che ha la verità in tasca. Troppe persone, però, ci hanno lasciato stupiti nel vedere cosa stava accadendo tra chi doveva governare la fase emergenziale.
Abbiamo sentito accademici dire tutto e il contrario di tutto. Non è più possibile, né accettabile procedere nei prossimi mesi in questa direzione, perché così si crea allarmismo fra le persone. Se non c'è la sicurezza della direzione in cui si va, si creano problemi incredibili che difficilmente possono essere risolti anche con interventi di carattere economico. Infatti, le ricadute dell'emergenza sanitaria possono essere veramente pesanti; sappiamo tutti - e lo stiamo valutando in questi giorni - cosa sta accadendo.
Abbiamo presentato la mozione con fare costruttivo, pensandola già da tanto. Sappiamo che la madre di tutte le battaglie è quella volta a evitare che si ripeta una situazione di gravità ed emergenza sanitaria come quella che abbiamo vissuto nei mesi scorsi. Questa è la madre di tutte le battaglie; non vi è battaglia più importante perché le altre da essa discendono. Se potenziamo l'economia, ma la gente torna ad avere paura di prendere il virus, allora la ripresa economica del nostro Paese diventa un problema.
Le fasi dello screening, del monitoraggio, del potenziamento della medicina territoriale e della diagnostica diventano fondamentali. L'intervento deve essere fatto in maniera massiccia, non con la app Immuni, né con 150.000 test. Devono essere fatti 10 milioni di test, così come avviene in Germania. Non ci inventiamo nulla; si tratta di un qualcosa che qualcuno sta già facendo.
È in questa direzione che abbiamo presentato la mozione, con spirito costruttivo e senza alcuna volontà di mettere bandierine. Penso che tutto il Senato debba essere d'accordo con queste posizioni, perché - ripeto - sono quelle che possono garantire un futuro migliore ai nostri cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, desidero anzitutto dare atto del lavoro svolto anche in Commissione e dell'impegno che tutte le parti politiche hanno messo nella discussione che da vari giorni si sta svolgendo sui temi della sanità. Prima qualcuno ha fatto la stessa valutazione e anche io voglio ringraziare i colleghi perché, al di là delle differenze, in Commissione igiene e sanità cerchiamo di trovare gli aspetti che, nella sostanza, ci consentono di affrontare questa pandemia nel modo più adeguato possibile.
Desidero svolgere due o tre valutazioni. Stiamo discutendo in questa sede di test, tema su cui ci siamo interrogati in tanti. Parto ragionando su quella che è l'essenza della situazione che stiamo vivendo e lo faccio con un paradosso: cent'anni fa l'epidemia della spagnola faceva milioni di morti. A virus invertiti, conoscendo oggi la grande aggressività dell'attuale virus, non so immaginarmi che disastro mondiale sarebbe stato il coronavirus cento anni fa.
Alla fine della Prima guerra mondiale Marie Curie cominciò a fare delle lastre nelle retrovie dell'esercito francese che combatteva la guerra. Noi oggi abbiamo delle tecnologie assolutamente incommensurabili rispetto a quelle di cento anni fa. Quindi, minimizzare l'esito di questa pandemia - non è pensabile che 30.000 morti in Italia siano confrontabili con milioni di morti - credo sia un fatto molto sbagliato. Siamo di fronte a una situazione molto grave e inedita, che abbiamo però affrontato con una medicina moderna che ci ha permesso di avere degli esiti - secondo me - assolutamente difficili da accettare, ma comunque molto più importanti dal punto di vista della risposta.
E dico questo perché nell'attuale fase vedo ancora molta disinvoltura nei confronti della gravità della situazione. Mi sembra che stiamo affrontando la fase 2, quella di convivenza con il virus, con un certo ottimismo, mentre - secondo me - dobbiamo mantenere alta la guardia rispetto a un virus che ancora non conosciamo fino in fondo, anche se rispetto a tre mesi fa sappiamo curarlo meglio, attesa la diminuzione del numero di persone ammalate in terapia intensiva. Oggi le terapie intensive sono molto meno sovraffollate, perché un numero minore di persone arriva a quello stadio di gravità e questo vuol dire che abbiamo dato delle risposte.
Il secondo punto è la strategia sui test: qualcuno dice che non c'è una strategia sui test, mentre io dico che c'è ma dobbiamo capire come collocarla rispetto alle condizioni scientifiche, di produzione dei test, di validazione dei test esistenti e alla possibilità di eseguirli a tappeto. Abbiamo sentito anche in Commissione, in sede di audizione, che i test a tappeto certi che danno sicurezza, e cioè quelli molecolari, non riusciamo a farli. Allora la strategia sui test qual è? È inseguire il virus nel momento in cui si presenta e cercare di isolarlo il più possibile nel momento in cui si evidenzia. Questa è la strategia che tiene insieme la capacità di fare dei test certi con un'organizzazione del sistema sanitario e della disponibilità dei cittadini, che ci consente di isolare nuovi focolai. Questo è il punto ed è il senso dell'app Immuni, che spero abbiate scaricato tutti, perché noi siamo le persone che hanno un maggior numero di contatti e con tale applicazione potremo sapere se siamo venuti in contatto con qualcuno dichiarato infettato. Questo è il metodo con cui tutti noi qui dentro ci mettiamo reciprocamente in sicurezza rispetto al rischio del contagio. E, nel momento in cui avviene il riconoscimento di un caso, il cosiddetto caso indice (poi ci sono le circolari del Ministero che spiegano per filo e per segno la strategia di test e di tracciamento), si interviene per cercare di isolarlo in modo più chiaro, incrociando tutti i contatti del caso indice individuato. E occorre tutto questo perché non abbiamo la certezza sui test sierologici e non ci sono ancora test rapidi. Questa è la strategia che tiene conto del dato nel momento attuale.
Come terzo punto - e concludo - c'è però un'evoluzione, perché settimana per settimana cambiano le cose: vengono maggiormente evidenziati, dal punto di vista scientifico, alcuni aspetti che ci offrono possibilità in più, ma c'è anche un'evoluzione nella sensibilità delle persone. Se il Presidente della Sardegna deve offrire un buono spesa per invogliare i turisti che arrivano nell'isola a fare il test, vuol dire che non c'è una propensione generale delle persone a sottrarsi al test. Questo dà il senso ulteriore alla strategia dei test che stiamo perseguendo in questo momento, che è appunto quella che spiegavo prima.
Credo che nell'evoluzione delle situazioni, dal punto di vista sia scientifico che del sentiment complessivo, settimana per settimana possiamo fare dei passi in avanti anche in Parlamento nella valutazione delle scelte da fare.
Possiamo fare dei ragionamenti e confrontarci per capire, specialmente in Commissione igiene e sanità, al di là delle posizioni di partenza preconcette, dovute al fatto che ciascuno può avere in mente un sistema o un'organizzazione delle cose. In realtà, sono i fatti che ci costringono e ci danno una mano a trovare insieme la strada, per applicare scelte possibili e fattibili.
Mi sembra che in tutte le mozioni presentate troviamo la parola «aggiornare», che evidenzia un'intenzione comune. Settimana per settimana dobbiamo aggiornare le nostre valutazioni e cercare di capire come stiamo rispondendo alla pandemia dal punto di vista organizzativo, della prevenzione e, soprattutto, dell'isolamento del virus. Credo che su questi temi abbiamo fatto dei passi avanti e il Ministero della salute abbia proceduto con la giusta prudenza nella valutazione dei test sierologici, in questo periodo, anche in relazione al contesto, nel quale le Regioni hanno dato risposte diverse e scoordinate.
Auspico dunque che la discussione odierna porti a trovare un punto di incontro condiviso, perché credo sarebbe un segnale positivo e importante da fare in questo momento. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, le mozioni che ci apprestiamo a votare sono indicative di quanto quest'ultimo periodo ha inciso nella ricerca di soluzioni efficaci per combattere il Covid-19 e per evitare la perdita di ulteriori vite umane. I test sierologici e la plasmaferesi, in queste settimane, hanno diviso la scienza e gli opinionisti sempre più improvvisati, creando in questo modo vere e proprie fazioni, che hanno confuso ancora di più i cittadini, alla ricerca di notizie rassicuranti per poter tornare alla normalità. Da una parte, per quanto riguarda i test, c'è chi afferma che siano solo uno spreco di soldi pubblici. Tra l'altro, non so, ma ci sono sempre di mezzo il TAR o la magistratura. Dall'altra parte, c'è la convinzione che essi abbiano una notevole importanza epidemiologica. Quel che è certo è che non possono sostituirsi al tampone, in quanto non ne hanno la valenza diagnostica, ma sappiamo anche che, in caso di positività anticorpale, si deve fare immediatamente il test molecolare, con il tampone.
Il test sierologico per il Covid-19 comprende esami di tipo strumentale molto affidabili da un punto di vista analitico e, in particolare, dà informazione sull'avvenuto contatto dell'individuo col virus e dovrebbe avere anche un fine epidemiologico, se si raccolgono i dati, perché aiuta il paziente a comprendere se il suo sistema immunitario ha reagito al virus, producendo anticorpi. Grazie a questi test si ha la possibilità di acquisire consapevolezza rispetto al rischio di infezione, riducendo le possibilità di contagio del paziente nel suo stesso nucleo familiare o intorno a lui. Oggi sembra certamente difficile immaginare che con i test sierologici si possa sviluppare uno strumento efficace e affidabile, e cioè la patente di immunità, sia perché non sappiamo ancora se e quanto si resti immuni dopo aver superato l'infezione da coronavirus, sia perché i test disponibili finora non offrono margini di affidabilità totalmente soddisfacenti.
Naturalmente, però, da quando sono apparse le prime sperimentazioni, le aziende hanno fatto a gara per produrre e mettere a disposizione quanto necessario per capire se si fosse contratto il virus, ma purtroppo ancora una volta il Governo, il Ministero e le task force, ancora impegnate a capire cosa si deve fare, non hanno messo a punto - o lo hanno fatto in maniera tardiva - un protocollo che attestasse quali potevano essere i test più efficaci e quali non avevano le giuste e dovute evidenze scientifiche. Basta vedere cha adesso è disponibile la app Immuni, ma non abbiamo avuto risposte sulla trasparenza e il percorso non è stato così rapido: sono due mesi che se ne parla e comunque non si sa ancora bene com'è la protezione dei dati personali.
Il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della salute ha di recente definito le caratteristiche richieste per i nuovi test sierologici, che dovranno avere affidabilità di almeno il 95 per cento, esecuzione rapida e dovranno dare la possibilità di essere eseguiti su vastissima scala, in diversi laboratori del Paese.
Bene: queste specifiche sono indicate per i test tramite il classico esame del sangue, per i quali ci sono maggiori affidabilità e sicurezza. Le cose sono diverse per i test fai da te; basta vedere le offerte che circolano in Internet: 10 test a 200 euro più IVA, 30 test a 90 euro. Vorrei che ci fosse, proprio a tutela dei cittadini, un po' di chiarezza su queste notizie. Il Ministero della salute non può fare un certo tipo di campagna informativa, con l'Istituto superiore di sanità, per mettere in guardia i cittadini che comprano in rete dei test e poi magari credono di essere immuni e si ammalano due minuti dopo, non mettono più la mascherina e non osservano le distanze. Vorrei veramente che da parte del Ministero della salute ci fosse un'informazione chiara e univoca per i cittadini. Tra l'altro, i cittadini che si sottopongono a questo tipo di test poi non inviano certamente i loro risultati alle Asl, e allora a che cosa serve dal punto di vista epidemiologico?
C'è quindi un certo caos, tanti ipotetici positivi, senza ulteriore controllo attraverso il tampone. È successo - ad esempio - in una clinica di Firenze, dove gli impiegati hanno ribadito che l'esame poteva essere eseguito dai privati e che, se il test fosse stato positivo, sarebbe stata la discrezione del cittadino a far chiamare il numero verde e richiedere il tampone; quindi, si tratta esattamente del contrario di quello che dovrebbe prevedere la prassi, ovvero immediatamente quarantena preventiva e tampone.
Il mare magnum dell'incertezza, senza linee guida nazionali, ha permesso a ciascuna Regione di gestire in autonomia i propri cittadini. Ci troviamo con un'indagine del Ministero che non ha al momento gli effetti sperati, considerando che solo il 24 per cento della popolazione accetta senza remore, con ogni singola Regione che fa quello che meglio crede. In Emilia-Romagna - ad esempio - i privati possono fare il test individualmente solo su prescrizione del medico di base; in Piemonte e in Lombardia ci si può sottoporre volontariamente anche solo per curiosità; in Puglia è necessaria la prescrizione medica; in Campania e in Toscana non si sa. Sarebbero bastate indicazioni precise alle Regioni e ai centri privati, con l'obiettivo di sviluppare una metodologia di analisi che potesse fornire garanzie di sicurezza e affidabilità per tutti su tutto il territorio nazionale, anche alla luce delle ultime evidenze scientifiche dovute alla cura del plasma. Ecco perché nella nostra mozione abbiamo volutamente ed esplicitamente collegato i due temi di fondamentale importanza. La sperimentazione del plasma convalescente - ricordiamo che inizia dal 1890 - ha visto subito i suoi primi risultati. Non si è trattato, dunque, di esplorare una tecnica nuova. La notizia che in alcuni ospedali tale terapia sarebbe stata eseguita con successo risale allo scorso 2 aprile. Il dottor Franchini, ematologo primario del Centro trasfusionale di Mantova, lo spiegava bene: «Il concetto di plasma convalescente è in pista da trent'anni, addirittura ancora quando c'è stata la febbre spagnola agli inizi del Novecento. Nelle altre due epidemie da coronavirus, la Sars del 2002 e la Mers del 2012, è stato adoperato con successo; l'Organizzazione mondiale della sanità ne ammette l'utilizzo» e via dicendo. Il paradosso si è verificato quando i risultati sono stati evidenti.
Secondo voi, è stato normale attendere più di due mesi prima che la sperimentazione potesse essere ufficializzata anche nel nostro Paese? La verità è che gli anticorpi formatisi e presenti nel plasma oggi sono stati in grado di salvare tante vite, aiutando il sistema immunitario dei pazienti. Il limite principale è quello di individuare i donatori guariti. Ma se si fosse fatto prima, se ne sarebbero salvate molte di più.
La cosa importante è che si deve fare una riserva di questo plasma, che non è infinita, per avere il maggior numero di anticorpi. Per cui, si dovrebbe fare presto. Ed ecco a cosa servono anche i test sierologici: a poter avere più plasma a disposizione dalle persone che presentano gli anticorpi.
Occorre che il Ministero si adoperi quanto prima per promuovere la cura del plasma in tutto il territorio e per creare una banca nazionale del plasma in grado di poter gestire le richieste che arriveranno da tutte le Regioni; richieste di buon senso, utili a non abbassare la guardia e a farci trovare pronti per ciò che non auguriamo possa ritornare.
Nulla di miracoloso, ma, in attesa che la scienza e la ricerca facciano il percorso per lo sviluppo del vaccino, abbiamo il dovere di mettere a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti efficaci e validi che, insieme ad altri, potranno consentirci di affrontare e vincere nel modo migliore questa epidemia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà.
FATTORI (Misto). Signor Presidente, ringrazio tutti coloro che hanno presentato le mozioni oggi e le hanno illustrate.
L'emergenza ci ha colti impreparati. Ho sentito molto criticare il fatto che non ci sia la banca del plasma, che non ci siano i rimedi, che non ci siano certezze. Purtroppo, è così quando arriva qualcosa che non si conosce, che abbiamo imparato a conoscere solo a febbraio.
Siamo stati fin troppo bravi, come italiani, ad affrontare questa emergenza; un'emergenza che - ricordiamo - è soprattutto lombarda. E, se proprio dobbiamo tracciare qualcuno di mala gestione - ahimè - dobbiamo tacciarne il Presidente della regione Lombardia. Quindi, lasciamo in pace gli scienziati e i medici che si sono prodigati, gli infermieri che si sono sacrificati e anche le Commissioni parlamentari che si sono riunite, nonostante tutto, e hanno presentato le mozioni oggi in esame.
Io ho trovato elementi interessanti in tutte le mozioni. Quindi, mi auguro che ci sia una mozione unica, perché tutti hanno analizzato il problema in maniera approfondita, non solo la maggioranza ma anche l'opposizione. Ricordiamo che i tamponi - ahimè - fotografano solo la situazione del momento. Quindi, non ha molto senso ampliare a tutti i tamponi, costosissimi, che richiedono tanti reagenti difficilmente reperibili. Quindi, va benissimo la strategia delle cosiddette tre T, che, tra l'altro, è menzionata in quasi tutte le mozioni.
Per quanto riguarda i test sierologici, è chiaro che possono avere solo una valenza di studio. Non c'è alcuna evidenza che alti livelli di immunoglobuline siano neutralizzanti; non c'è alcuna evidenza sulla durata delle immunoglobuline né c'è evidenza sul fatto che queste possano essere efficaci nel caso del ritorno di un virus che potrebbe anche essere mutato.
Quindi, l'analisi sierologica che tutti propongono ha un valore scientifico. Non ha assolutamente un valore di fase 2 o fase 3 o di patente immunologica, perché nessuno può utilizzare questo dato per dire a una persona se utilizzare o meno dispositivi di protezione individuale. Quindi, ben venga l'invito di molte mozioni di munirsi sia di protocolli che di dispositivi di protezione individuale.
Avrei voluto presentare un ordine del giorno su un altro argomento. Mi riferisco in particolare al fatto che spesso ci scordiamo da dove è venuta questa epidemia, ovvero da un rapporto direi insano tra il modo in cui ci nutriamo, con la macellazione degli animali e la promiscuità tra specie selvatiche e non. Quindi, tendiamo a rimuovere il fatto che esiste una causa a tutto questo, e forse qualche condizione di vita dovremmo modificarla.
Il mio ordine del giorno era incentrato in particolare sul fatto che i grandi focolai si stanno verificando in molti centri di macellazione di carne e di trattamento di residui animali. E non sono piccoli focolai: hanno messo in ginocchio la produzione di carne negli Stati Uniti; sono grandi focolai in Germania che mettono in difficoltà gli operatori e anche gli utenti, e ci sono stati anche casi in Italia. Quindi, quello che proponevo nel mio ordine del giorno, che presenterò comunque in qualche provvedimento e che ho presentato anche sotto forma di interrogazione, è di raccogliere dati. Infatti, quello che ci manca, al di là dei test sierologici, quindi dei dati che ci proponiamo di raccogliere, sono i dati pregressi, ovvero l'aggregazione delle persone ammalate in base al lavoro che facevano, per esempio. Ci manca di sapere quanti operatori della grande distribuzione si sono ammalati e quanti di questi avevano a che fare con la macellazione o con le catene del freddo.
Chiariamolo subito: non c'è alcun pericolo nel consumo della carne, però è chiaro che se verifichiamo dai dati che gli operatori di questo settore si ammalano, le ipotesi sono tre: o di nuovo si tratta di una matrice per cui non capiamo da dove venga il virus o sono le catene del freddo oppure le condizioni del lavoro. Per sapere tutto questo ci servono i dati.
Concludo il mio intervento dicendo che spero che questo Parlamento approvi un'unica mozione all'unanimità perché è un tema che deve unire e non dividere. Non dimentichiamoci, però, di modificare le nostre abitudini di vita affinché certe situazioni non si ripetano e di analizzare perché sono avvenute e se potrebbero ripetersi nel futuro.
Sarò in Commissione sanità perché ho presentato l'ordine del giorno e sollecito pertanto a interessarci alla questione in maniera urgente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi trattiamo l'argomento dei test sierologici ormai entrati nel linguaggio comune di tutti noi, visto il momento delicato che, purtroppo, viviamo.
Il mio intervento si vuole rivolgere soprattutto a chi ci ascolta da casa, alla popolazione. Iniziamo allora a distinguere i mezzi che abbiamo per capire se una persona ha contratto il virus, e fin qui troviamo i test molecolari, quelli che comunemente chiamiamo tamponi, che individuano in modo certo e istantaneo la presenza del virus. Poi, ci sono i test sierologici, che evidenziano se si è entrati in contatto con il virus e quindi se abbiamo sviluppato gli anticorpi. Infine, i test rapidi pungidito, di rapida commercializzazione, ma non così accurati e non in grado di fornire diagnosi affidabili.
Tutte le mozioni oggi trattate si propongono di individuare i criteri da seguire per tracciare, testare e trattare i pazienti il prima possibile. Alcune riportano quanto sta già facendo il Governo; altre si soffermano su un aspetto piuttosto che su un altro, ma sono tutte proiettate alla fase della riapertura.
Vi rendete conto - vero? - che si tratta di un'apertura già quasi totalmente avviata? Considerato che la materia interessa tutti i cittadini, cosa ne pensate - membri del Governo - dell'opportunità di coinvolgere il Parlamento prima della riapertura delle attività? Mi ricorda quel detto: chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, chissà poi perché. (Applausi).
Vi sembra corretto coinvolgere il Parlamento solo dopo aver già assunto le decisioni, come avverrà anche con l'indagine sierologica, anch'essa già avviata? Mi chiedo se tutto questo sia costituzionale.
Cos'è questa? Finta democrazia? Dite semplicemente la verità: è meno complicato e più dignitoso. La verità è che non vi interessa discutere negli organi legittimati a farlo.
Lo sapete - vero? - che vi assumerete totalmente la responsabilità delle vostre scelte con i vostri comitati tecnici?
Bando ora agli esercizi oratori. La mia intenzione è evidenziare le differenze tra la posizione della Lega e le altre, pur meritorie di essere ascoltate e valutate data la peculiarità del momento che coinvolge tutti.
A oggi i tamponi, lo strumento più affidabile di tutti, scontano la carenza di reagenti; ma vi pare normale? Per fortuna, abbiamo un Comitato scientifico che pensa per noi, vero? I test sierologici sono utili solo se effettuati in determinati periodi temporali; ci dicono se gli individui sono stati infettati dal virus tramite la risposta immunitaria, ma non vi è ancora alcuna evidenza scientifica se gli anticorpi possono essere considerati efficaci a neutralizzare il virus oppure no. Per fortuna, comunque abbiamo il Comitato scientifico, giusto? I test rapidi hanno il vantaggio di fornire una risposta attraverso una goccia di sangue, ma molti dei test in commercio non risultano essere così affidabili.
Gli italiani hanno la necessità di riaprire in sicurezza e di essere pronti a evitare danni in caso di ricaduta nell'epidemia. Vi è chiaro almeno questo? Benedetto Comitato scientifico, volete valutare una centrale nazionale dell'emergenza che permetta tramite un piano generale di controllare e sorvegliare l'andamento dell'epidemia attivando la Protezione civile di tutte le Regioni? Si è dimostrato che i test molecolari e sierologici validati elaborati in laboratori pubblici e privati accreditati sono una risposta appropriata e, allora, perché non avete ancora previsto l'istituzione di screening validati a diffusione estensiva inseriti nei livelli essenziali di assistenza? Forse perché sarebbe una risposta più strutturata e potrebbe funzionare? La Lega vuole e chiede l'istituzione di una centrale, la stesura di un piano nazionale, l'aggiornamento sistematico e tempestivo delle linee guida e dei protocolli, l'inserimento dei test nei livelli essenziali di assistenza e la realizzazione di sistemi analitici che garantiscano qualità, affidabilità, minore invasività possibile per i pazienti e che scovino i soggetti immuni come donatori per potenziare la terapia del plasma con il raccordo delle Regioni e del mondo del volontariato, che non possono essere esclusi.
Tra le altre cose, dobbiamo anche escludere carenze di sacche negli ospedali e scongiurare problemi nella loro distribuzione. Per questo è necessaria l'attivazione da subito di una banca nazionale del plasma immune, una visione a 360 gradi che prenda davvero per mano il problema, lo analizzi sul serio ed offra soluzioni a beneficio di tutti. Per inciso, vi pare normale il livello di burocratizzazione degli adempimenti relativi alla sanificazione degli ambienti? Non voglio infierire, comunque, perché sarebbe troppo facile attaccare la burocrazia di questo Paese e ci saranno tempi precisi per farlo.
Continuo a chiedermi il perché non abbiate ancora pensato a come evitare la confusione che continua a regnare ormai da mesi. La vedono tutti gli italiani. Si vede che voi e i vostri consulenti non conoscete il mondo reale. Volete o no che il nostro Paese riparta? Permettete ai negozianti, ai ristoratori e agli esercenti di poter lavorare. Servono poche regole certe, semplici ed efficaci. (Applausi).
I laboratori di sanità pubblica devono essere in grado di affrontare le fasi dell'emergenza effettuando direttamente i test e nella quotidianità diventando il punto di riferimento per le aziende e i lavoratori che hanno bisogno di sostegno per poter lavorare in sicurezza e non di poliziotti sanitari. Le aziende vogliono punti di riferimento certi da contattare con linee di azione certe, ma è più facile lasciare - come fate voi - ogni responsabilità in capo ai datori di lavoro, vero? Giusto, ma anche questo lo dice il Comitato scientifico. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, da alcuni tempi mi sto chiedendo a chi serva un test sierologico: se serva al singolo cittadino, se serva alle amministrazioni e al Governo per orientare le politiche sanitarie, se serva ad orientare interessi economici. Occorre chiarire alcuni punti. Noi sappiamo che il nostro sistema immunitario, quando entra in contatto con batteri o virus, impara a produrre anticorpi, che li attaccano e li neutralizzano. Un test sierologico cerca proprio se nel sangue di una persona ci sono questi anticorpi.
Per un cittadino sarebbe un grande sollievo sapere di essere immunizzato, di non dover più temere il coronavirus, di poter andare ovunque senza temere di infettare o di essere infettato; sarebbe una vera liberazione. Molti cittadini hanno effettuato a proprie spese test di questo tipo, a volte pagando cifre esorbitanti, con speculazioni inaccettabili, senza però i risultati sperati. Perché? Perché - va detta la verità - teoricamente anche le persone immunizzate possono, seppur in misura nettamente minore, trasmettere il virus, ad esempio toccando una superficie contaminata e stringendo la mano a una terza persona. Pertanto alcune precauzioni non si potranno abbandonare.
Va detto che i test sierologici rapidi (cosiddetti pungidito) hanno una scarsa sensibilità e specificità. Io potrei avere sviluppato anticorpi, ma il test non li rileva e io resto inutilmente preoccupato; oppure, al contrario, rileva anticorpi dove non ce ne sono: io mi fido e invece non sono protetto. Questo è il caso più grave, i cosiddetti falsi positivi.
Ai cittadini deve essere comunicato che un margine di errore è presente anche con i test fatti con vero e proprio prelievo venoso e con i sistemi più innovativi, come la immunochemiluminescenza. Va detto altresì ai cittadini che non sappiamo ancora a quale livello di presenza di immunoglobuline si abbia una certa immunizzazione; per cui, anche trovando un dato quantificabile, non sappiamo quanto quella persona sia effettivamente protetta. Non sappiamo - ancora - quanto perduri questa potenziale immunità, quindi è possibile che io oggi risulti bene immunizzato, ma che in un tempo non definibile io perda questa capacità di produrre anticorpi.
Non sono io a dire questo, ma il professor Crisanti, che in Veneto prima è stato ostracizzato e poi richiamato, come un novello Cincinnato, a risollevare le sorti della Regione.
Per tutto ciò, ad oggi purtroppo non è possibile dare a un cittadino quella che è stata definita una «patente di immunità», certa e stabile. Ma allora a chi e quando possono servire i test sierologici? Possono avere una qualche utilità nell'individuare persone che hanno una elevata presenza di anticorpi nel plasma, utilizzabile poi per cure trasfusionali a vantaggio delle persone che si ammalano, anche se sappiamo che il tenore di immunoglobuline nelle persone paucisintomatiche o asintomatiche è sensibilmente inferiore, in media, rispetto a quello di coloro che hanno sviluppato invece una malattia clinicamente curata. È quindi più facile rivolgersi alle persone curate e dimesse dal nostro sistema sanitario, ma in ogni caso un'utilità ci può essere. C'è un'utilità quando dobbiamo avere una stima del quadro generale.
Oggi sappiamo che in Italia i malati attualmente accertati sono circa 235.000, ma sappiamo anche che le persone che hanno contratto il virus senza ammalarsi o avendo superato magari a casa la malattia, qualche volta senza poter ricevere, purtroppo, una diagnosi, sono molte di più. Sarebbe allora fondamentale sapere se in contatto col virus siano entrate due milioni di persone oppure quattro oppure, come alcuni ipotizzano, dieci milioni: vorrebbe dire che la letalità effettiva del virus in Italia è inferiore a quella oggi calcolabile, intorno al 14 per cento, verosimilmente dieci, forse venti volte minore. Ciò non significa che il problema debba essere sottovalutato. Non è la Sars, non è la Mers, ma sono comunque decedute oltre 33.000 persone e ancora oggi registriamo - il dato è di ieri - 65 decessi.
Avere un'indagine di prevalenza nella popolazione vorrebbe dire sapere quanto siamo vicini o lontani dall'immunità di gruppo, quella condizione in cui il virus, proprio perché trova sempre più persone immunizzate, non sa più dove attaccarsi e smette di trasmettersi.
Per tutto questo il Governo ha già disposto una ricerca su 150.000 persone che ci darà stime dirette, specifiche per il nostro Paese, con un'efficace stratificazione statistica per le diverse fasce di età, per i diversi territori, senza dover dipendere da quanto ci viene riferito da altri Paesi. Potremmo allora definire meglio le nostre strategie generali e magari allentare ulteriormente i vincoli ai cittadini e alle attività produttive, per cui è interesse di ognuno di noi singolarmente e di tutta l'Italia avere queste informazioni.
Qualche riluttanza ad aderire a questa ricerca, invece, è emersa e ciò che più mi ha addolorato è stato vedere che qualcuno gongolava pur di dare contro al Governo. Ecco, lo dico chiaramente, sono degli stupidi, anche perché nelle loro stesse Regioni venivano annunciate in pompa magna campagne di test sierologici a tappeto. Qui voglio aprire una parentesi, perché va detto anche chiaramente a che cosa non serve un test sierologico: non serve farlo a tappeto, perché la stima di un fenomeno non si fa a tappeto, ma su un campione, il resto sono soldi pubblici buttati.
Qualcuno ha proposto di fare uno screening e qualcuno, peraltro, confonde il concetto di screening con quello di diagnosi, il che è ancora più grave e criminale, perché usare i test rapidi per fare diagnosi è criminale proprio per l'elevato numero di falsi negativi: significa mandare a casa persone tranquille, che invece hanno il virus e che potranno contagiarne altre, com'è successo. Il margine di errore c'è purtroppo anche con i test su prelievo.
Le cose non vanno molto meglio nemmeno quando il test sierologico individua i positivi: se anche lo facesse in tutti i casi in maniera perfettamente esatta - e non è così - il test rileva gli anticorpi, non il virus, dicendoci se il virus c'è stato, non se c'è ancora, se la persona è malata oppure nel frattempo è guarita, perché prima si sviluppano gli anticorpi, poi arriva la guarigione. Ciò significa che si dovrà per forza fare il test molecolare - per dovere a quel punto - a tutte le persone che risulteranno positive, comprese quelle che magari il virus lo hanno avuto settimane o mesi fa e ormai non lo hanno più e questi sono sprechi inutili.
L'unico utilizzo davvero valido, quindi, è quello per lo studio della popolazione, anche per territori o per categorie specifiche. Se le Regioni vogliono avere dati riferiti alla propria realtà, è giustissimo, ma dobbiamo utilizzare una metodica comune: se una Regione utilizza il metodo X e un'altra il metodo Y, come andremo a comparare i dati per sapere a che punto sta un territorio rispetto ad un altro?
Vedo che invece sui test si sono buttati a pesce in molti, in modo inconsulto, con campionari di spreco esemplari. Penso all'accordo - appena bocciato sonoramente al tribunale amministrativo regionale - stipulato dalla Regione Lombardia, che ha assegnato di fatto una concessione senza la necessaria apertura di un bando, favorendo un privato con risorse materiali e immateriali pubbliche, facendo perdere nel mentre preziosissimo tempo e denaro ai cittadini ed entrando sotto la lente di ingrandimento dell'Antitrust, dell'anticorruzione e della Corte dei conti. Capisco che la Lombardia deve farsi perdonare molto sui test, mancati ai suoi cittadini per settimane e settimane, ma parliamo dei tamponi molecolari e concludo, signor Presidente.
Anche in Veneto qualcosa non torna. A febbraio la Regione inizialmente si oppose all'effettuazione dei tamponi ai cittadini di ritorno dalla Cina, ma fece fortunatamente marcia indietro. Il comportamento della Regione, che bocciò l'iniziativa della ASL di Padova, fu criticato dal MoVimento 5 Stelle, che non ottenne in cambio spiegazioni convincenti, ma una querela - quella sì - al nostro consigliere regionale. Allo stesso modo è stato chiesto un procedimento disciplinare per un dirigente di Padova per avere ammesso candidamente che le mascherine di Zaia non servivano; poi, essendo la verità, l'accusa è caduta, ma non si può distorcere la verità per scopi e interessi di parte.
La nostra mozione impegna il Governo proprio a fare chiarezza ai vari livelli perché vi sia un approccio generale e univoco che spazzi via la disordinata e sospetta corsa ai test e ponga le Regioni nelle condizioni di svolgere il loro ruolo fondamentale, quando è di leale collaborazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
COLLINA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, stiamo verificando le condizioni per la presentazione di un ordine del giorno unitario che riassuma tutte le mozioni presentate.
Quindi chiedo di sospendere i lavori dell'Assemblea per dieci minuti.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta fino alle ore 13,50.
(La seduta, sospesa alle ore 13,41, è ripresa alle ore 13,55).
La seduta è ripresa.
COLLINA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, intervengo per rendere edotta l'Assemblea e i senatori Capigruppo che è stato presentato un ordine del giorno unitario e, quindi, sono state ritirate tutte le mozioni presentate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sull'ordine del giorno presentato.
SILERI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio tutti per l'armonia trovata confluendo in un testo unitario che sarà utile alla ricerca, al giusto utilizzo dei test sierologici, alla terapia, alla cura e al risparmio. Ricordo che in sanità risparmio significa ampliare la platea di coloro che possono beneficiare di una diagnosi o di un trattamento.
Pertanto, il parere sull'ordine del giorno G1 è favorevole e ovviamente c'è l'impegno del Governo ad attuare tutto quanto vi è contenuto. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'ordine del giorno.
PARENTE (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARENTE (IV-PSI). Signor Presidente, la salute è un valore fondamentale, un bene comune, di tutti e oggi il Senato, con la presentazione di un ordine del giorno unitario in materia sanitaria, sta dando una dimostrazione molto importante nei confronti delle cittadine e dei cittadini.
Signor Presidente, colleghi, le riaperture e la ripresa delle attività produttive dal 18 maggio scorso e la riapertura dei confini tra le Regioni ci hanno di fatto consegnato nella fase due dell'emergenza. Siamo tutti con la voglia di spegnere la paura, la necessità della prudenza per il virus e il desiderio di ripartire dal punto di vista sia personale, che collettivo.
La politica pubblica deve intercettare questo sentimento del popolo - non solo quello italiano (anche se ci sono ancora differenze di fase del contagio tra Paesi) - e mettere in campo azioni concrete di sicurezza sanitaria per una ripresa anche psicologica, riprendendo il lavoro, l'incontro con gli affetti e - perché no - anche la voglia di svago.
Non possiamo ricadere nella fase uno (questa è la nostra consapevolezza estrema e le notizie cliniche dei medici sono confortanti) e dobbiamo riprogettare la fase tre per il rilancio economico, sociale e occupazionale del nostro Paese. Siamo in un momento molto delicato e tutti sentiamo la responsabilità. Dobbiamo cominciare da azioni concrete, che sono l'argomento di discussione di questa seduta.
Comincio dal tema dei tamponi, che - lo ha detto molto bene e in maniera assai competente la senatrice Castellone - sono l'unico strumento che ci dà la certezza di essere a contatto oppure no con il virus. Abbiamo bisogno di maggiore disponibilità di tamponi (credo che ciò sia emerso anche dal dibattito). Dobbiamo aggredire, come sta facendo il Governo, la crisi dei reagenti per avere una disponibilità maggiore di tamponi soprattutto per i soggetti a rischio. Mi riferisco alle strutture per anziani (sappiamo quanto di gravissimo è accaduto e ancora si verifica nelle nostre residenze sanitarie assistenziali) e a soggetti come anziani malati di morbo di Alzheimer o con problematiche e disabili. Credo che in questa fase delicata non dobbiamo permettere che si ripeta mai più quanto è acceduto. Mi riferisco al fatto che famiglie di persone con disabilità si sono trovate, da un giorno all'altro, di fronte alla chiusura dei centri diurni e dei centri semi residenziali, con operatori sanitari che non andavano più a casa (o che le stesse famiglie, per timore di contagiarsi, non facevano entrare nelle proprie abitazioni).
Se ci fossero stati tamponi periodici per gli operatori sociosanitari, avremmo messo sicuramente in tranquillità tantissime famiglie italiane.
Ci sono poi le aziende, molte delle quali stanno facendo test molecolari e anche test sierologici. Pertanto, la maggiore disponibilità di tamponi deve rendere tranquilli rispetto ai luoghi di lavoro per il fatto che deve esserci una sinergia tra test molecolari e test sierologici. Se il test sierologico (IgM) - che molte famiglie e molti soggetti stanno facendo di loro spontanea volontà - risulta positivo, la famiglia o la persona vengono messe in quarantena e non sempre i tamponi sono disponibili nelle 48 ore per tranquillizzare famiglie, persone e aziende. La maggiore disponibilità di test molecolari serve a mettere in sinergia anche i test sierologici, ma molti dei senatori che mi hanno preceduto lo hanno già ricordato
I test sierologici (IgG) evidenziano invece - lo sappiamo tutti - la quantità di anticorpi (e qui dobbiamo stare attenti e sostenere l'indagine del Governo e del Ministero di cui parleremo domani). Dobbiamo far chiarezza ed essere consapevoli della necessità di trasferire informazioni chiare ai cittadini sul fatto che quei test non servono ai fini diagnostici, ma sono importanti e utili per capire lo stato epidemiologico del virus. Non dobbiamo lasciare soli i cittadini nella possibilità di essere correttamente informati.
In ultimo, dobbiamo affrontare tutta una serie di questioni concrete, come quella dei test molecolari e dei test sierologici, aggredendo in maniera molto forte le due tematiche principali emerse da questa gravissima crisi. La prima è la differenza tra le Regioni. Pur nelle differenze, questo è un tema che ci ha accomunato nella discussione. Anche nell'ordine del giorno unitario abbiamo condiviso la necessità di impartire linee direttrici comuni a tutte le Regioni, sia per i test sierologici, sia per i tamponi, perché un cittadino calabrese, analogamente a un cittadino veneto, deve avere delle certezze. Questo è essenziale.
La seconda tematica è la necessità di rafforzare la medicina territoriale, perché l'indicazione dell'OMS di tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente, possiamo metterla in atto soltanto con una medicina territoriale vicina al bisogno e domiciliare, perché solo così potremo stare vicini alle persone e riprendere quel cammino di vicinanza rispetto ad altre malattie. Abbiamo infatti bisogno di non trascurare più - com'è successo nell'emergenza - pazienti cardiopatici e con patologie pregresse. Serve una medicina territoriale in cui vi sia una sinergia. Una task force di tutte le professioni, dai medici, agli infermieri, agli assistenti sociali, può non solo diagnosticare precocemente i malati di Covid - e ci auguriamo tutti che siano sempre meno - ma anche curare a casa alcune patologie. In tal modo rendiamo più tranquille famiglie e persone.
Credo infatti che in questa fase delicatissima le terapie intensive siano un fallimento del sistema sanitario e quindi dobbiamo cercare di non arrivare alla terapia intensiva. Solo così, solo stando vicini ai cittadini con una medicina territoriale e domiciliare, possiamo venire incontro ai sentimenti che vive il popolo in questa fase delicata: il superamento della paura, come dicevo prima, la prudenza che dobbiamo ancora avere rispetto al virus e il desiderio di una rapida ripresa economica.
La salute è un bene comune e non c'è niente di più importante. Penso che da oggi in poi, con l'approvazione unitaria dell'ordine del giorno al nostro esame, possiamo davvero stare vicino alle nostre cittadine e ai nostri cittadini e superare tutti assieme questa difficilissima pandemia. (Applausi).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, colleghi, desidero rimarcare alcune considerazioni, che sono certamente personali, ma che spero possano essere condivise, la prima delle quali è che oggi stiamo dando finalmente corpo, per un'iniziativa promossa dalla minoranza, dall'opposizione - consentitemi di dirlo - a un auspicio, che nel corso di questa pandemia è stato mille volte proclamato e asserito, ma che poi, sostanzialmente, come tutti sappiamo, non è mai stato attuato. Mi riferisco alla possibile collaborazione tra maggioranza e opposizione, al fine di trovare argomenti di condivisione, specialmente su temi, come quello dell'emergenza sanitaria, che con la politica declamata potrebbero avere veramente poco a che fare. Quindi, se vogliamo darci un tono, possiamo dire che stiamo dando corpo a questo grande auspicio, che però, sino ad oggi, si era materializzato in modo assolutamente univoco: conosciamo tutti la storia dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.
La seconda considerazione che voglio rimarcare è che stiamo riportando all'attenzione un tema, che ritengo fondamentale, a prescindere dall'emergenza. Ritengo infatti che la salute dei cittadini sia, per la politica, un tema sempre centrale, ma a maggior ragione ora, in piena emergenza, è importante il fatto che stiamo finalmente riportando il tema dell'emergenza sanitaria alla discussione dell'Assemblea del Senato della Repubblica. Non che non si sia mai parlato di questa emergenza, ma certamente oggi lo facciamo, cogliendo il bersaglio con un atto condiviso, che in qualche misura fa la differenza, perché ristabilisce le regole del gioco, con il Parlamento che individua dei percorsi e dà una visione e l'Esecutivo che condivide gli impegni e promette di attuarli. Quando funziona, il gioco delle istituzioni è questo e non viceversa. Temo invece che, sino ad oggi, sia stato soprattutto viceversa.
La terza considerazione è che abbiamo riportato sulla terra una discussione che sembrava svolgersi sulla luna. I temi di cui oggi abbiamo serenamente dibattuto, ognuno con le sue posizioni, ma con tanti punti in comune, che se volete poi possiamo elencare, fino ad ora li avevamo dovuti subire nei talkshow, nelle dichiarazioni a mezzo stampa o a favore di telecamera e nei post su Facebook, quindi ovunque tranne che nelle sedi appropriate. C'è stato quindi un diorama di esternazioni più o meno giustificate, che hanno prodotto un grandissimo disorientamento, non solo del cittadino, ma anche delle istituzioni: pensiamo al fatto che le Regioni sono state sostanzialmente costrette a fare da sole, senza linee di indirizzo certe e univoche. Dunque le Regioni, ad esempio, nella necessità di procedere a una mappatura e a un loro autonomo screening, hanno dovuto procedere con strumenti scelti sul mercato, facendo riferimento alle caratteristiche dichiarate dal fornitore.
Si tratta dunque di un atto condiviso, che sostanzialmente chiede al Governo di dirci se esiste uno strumento utile allo screening, quale è e come è possibile individuare questi benedetti soggetti che, pur senza avere i sintomi, hanno la carica virale e possono potenzialmente trasmetterla.
Colleghi, fino a oggi la comunità scientifica ha inseguito e tracciato il sintomo, perché era evidentemente la cosa più facile: se uno sta male, si fa vivo, chiama il medico di famiglia e dice che sta male e di lì parte tutta la catena degli accertamenti. Abbiamo però assodato - perché almeno su questo finalmente la comunità scientifica dice una cosa sola - che una gran parte (non so se è la maggior parte, ma qualcuno parla dell'80 per cento, qualcun altro di almeno il 60 per cento) di coloro i quali hanno la carica virale addosso sono senza sintomi o sono paucisintomatici. Rispetto a questo, se noi continuiamo a pensare di poter solo tracciare il sintomo, pensate che stiamo facendo il giusto? Se invece chiediamo al Ministero e a tutta la filiera della comunità scientifica che al Ministero fa riferimento di darci uno strumento che abbia le caratteristiche di disponibilità, di facilità di impiego e di non invasività, e ci diamo modo e possibilità di andare a scovare questo virus laddove si nasconde, nel momento in cui andiamo a riaprire, è una richiesta legittima della politica, dell'istituzione, o no? Rispetto a tutto ciò, la Commissione ha avviato il percorso dell'affare assegnato. Ho apprezzato molto la proposta del presidente Collina, ma diciamo che per le alchimie della politica (a volte anche le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni, ma non vanno a dama), non siamo riusciti a chiudere un atto unitario, cosa che invece siamo riusciti a fare con questa mozione e con questo ordine del giorno. Direi che tutti quanti ce ne dobbiamo prendere un pizzichino di merito, ma se mi permettete - spero di non fare solo un esercizio di autoaffermazione, anche perché la mozione è a mia prima firma, ma era sottoscritta da tutto il Gruppo Fratelli d'Italia - è abbastanza singolare, colleghi, che noi stamattina parliamo di questo argomento perché c'era una mozione calendarizzata da Fratelli d'Italia e poi ovviamente a seguire da tutti gli altri Gruppi. Questo, se mi permettete, non sarebbe compito dell'opposizione e anche lo strumento della mozione è uno strumento tipico dell'opposizione, perché il Governo, fa le leggi e se le approva, avendo i numeri per farlo. Oggi, quindi, attuiamo quella famosa esortazione a collaborare, ma lo facciamo grazie all'opposizione. Questo lo volevo rimarcare, sia chiaro che lo facciamo volentieri, è la prima volta che accade, ma sarebbe opportuno che da qui in avanti questa buona volontà ce la scambiassimo. È come quando, da bambini, facevamo i giochi dei ragazzi e dicevamo «Una volta a te, una volta a me»: cominciamo a scambiarci questa buona volontà, ad esempio non strozziamo tutte le discussioni su tutti gli argomenti che arrivano in Aula, consentiamo un minimo di discussione in Commissione, non ci costringete ad approvare sempre con l'apposizione della questione di fiducia ogni atto che portate in Parlamento, altrimenti veramente ci sentiamo dei soprammobili.
Riteniamo di aver fatto il massimo di quanto potevamo reciprocamente fare con questo atto, gli impegni sono impegni veri, ringrazio il sottosegretario Sileri, che ha confermato - qualora ce ne fosse stato bisogno - che il Governo provvederà ad attuare gli impegni assunti, peraltro all'unanimità dall'Assemblea del Senato, come è abbastanza scontato che questo accada. Noi ci aspettiamo - e saremo molto puntuali a ricordarvelo - che il Governo metta a disposizione delle Regioni e delle strutture sanitarie periferiche gli strumenti necessari per attuare uno screening capillare e rapido della popolazione italiana allo scopo di individuare la presenza del virus. Tutto il resto è necessario ad effettuare questo percorso nel migliore dei modi. Su questo noi del Gruppo Fratelli d'Italia faremo molta attenzione, faremo molta agenda.
Colleghi, sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto e rispetto a questo ringrazio soprattutto la senatrice Castellone, che ci ha aiutati ad arrivare a questo obiettivo e il presidente della Commissione Collina.
Spero che riusciremo a replicare su altri temi e su altri argomenti, in una stagione diversa. (Applausi).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, sarò molto breve. Considero un fatto positivo e importante l'ordine del giorno unitario che andiamo ad approvare e la disponibilità del Governo. Non ho alcuna difficoltà a riconoscere all'opposizione, in primis al collega Zaffini, l'iniziativa assunta e credo sia una cosa utile, per guardare avanti e, magari, anche per sgombrare il campo da equivoci, non voluti da noi, ma che, secondo me, nel dibattito del Paese - fatemelo dire così - ci sono.
Noi siamo tutti d'accordo e convinti che la cosiddetta fase 2, poi la fase 3 (a me, francamente, non convince molto questo meccanismo, ma così ormai è passato), debbano fare i conti, obiettivamente, con la convivenza per un periodo con il virus.
Qual è l'elemento importante, per me, di questo ordine del giorno? Uno è chiarire bene di cosa stiamo parlando: una cosa sono i test molecolari, una cosa sono i test sierologici. Da questo punto di vista è bene, come alcuni colleghi hanno detto ed io l'ho apprezzato, che sia chiaro sempre di più ai cittadini di cosa stiamo parlando. Questo per evitare che, per esempio, qualcuno immagini di fare il test sierologico, di essere tranquillo e di non avere il virus, perché sappiamo che, oggettivamente non è così.
Da questo punto di vista, lo dico al Governo in modo del tutto costruttivo, l'altro elemento fondamentale è che su questi temi ci siano delle scelte precise alle quali, insieme a tutte le Regioni, si fa riferimento. Non nascondiamoci che, per esempio, sui test sierologici ci sono state posizioni e sperimentazioni, fatemelo dire in questo modo, diverse. Questo non è utile per dare ai cittadini quelle certezze di cui c'è bisogno.
Signor Vice Ministro, so bene che il dibattito scientifico ha la sua ricchezza e piena autonomia: ci mancherebbe altro. Bisogna, però, ad un certo punto, stabilire che la politica decida quali sono gli ambiti, le strategie e le linee guida a cui ci si attiene fino a prova contraria, per evitare che tra l'opinione pubblica giri ogni tipo di notizia: perfino le fake news e perfino informazioni totalmente infondate.
Pertanto, da questo punto di vista, questo ordine del giorno è molto utile perché per me significa, senatore Zaffini, che tutti insieme proviamo a fare questo sforzo di comunicazione e rappresentazione della realtà. Terzo punto importante è che ci siano delle validazioni.
Le validazioni debbono esserci. Se il test pungidito non dà garanzie, diciamolo; attendiamo, quando arriverà, l'altro test. Non so se riesco a spiegarmi. Non serve - lo dico a tutti noi - tanto per dire qualcosa o per fare qualcosa, scegliere questa o quella soluzione. Non serve. Serve che la soluzione che indichiamo dal punto di vista epidemiologico abbia un fondamento e sia riconoscibile in tutte le Regioni. Non c'entra niente l'autonomia regionale da questo punto di vista; assolutamente niente. E spero che anche i Presidenti delle Regioni - anzi, ne sono convinto, voglio esserne convinto - la pensino allo stesso modo.
Siamo di fronte a una fase che sarà ancora medio-lunga, e abbiamo bisogno di certezze, quelle che possiamo avere - non so se riesco a spiegarmi - ma quelle devono essere certezze, e dobbiamo costruire un percorso in grado di farci capire qual è il livello epidemiologico, dal punto di vista del coronavirus, che ha coinvolto il nostro Paese. Da questo punto di vista penso che non occorra - come ha detto un senatore del MoVimento 5 Stelle - fare test sierologici a tutti i cittadini. Penso che se la dinamica assunta con il decreto-legge che discuteremo domani e il campione fatto dall'ISTAT sono corretti, potremo finalmente avere una risposta della dinamica epidemiologica, non della dinamica puntuale. Dopodiché, sapendo leggere questa dinamica, potremo costruire le strategie.
Concludo rivolgendomi a lei, Sottosegretario. La Commissione ha fatto un lavoro importante con l'affare assegnato. Credo che in questa drammatica vicenda - non dimentichiamo mai gli ormai 34.000 morti; sono tanti, tantissimi, troppi, diciamocelo - ci sia oggi un'opportunità. Abbiamo capito il valore che rappresenta il Servizio sanitario nazionale. È un fatto importante perché non era scontato, ma adesso bisogna pensare una rifondazione di quel sistema, che non può avvenire solo sullo sforzo molto positivo e importante che ha visto il ministro Speranza, lei e tutto il Governo sul lato delle risorse. Occorre riprogettare la governance del sistema.
Non possiamo parlare di medicina territoriale e di medicina domiciliare senza riprogettare la governance. E questo non a macchia di leopardo, ma in Italia, perché, se, per quanto riguarda l'organizzazione ospedaliera, c'è un impianto, altrettanto deve esserci per la medicina territoriale e domiciliare. Ciò potrebbe rappresentare un salto di qualità strategico per un grande bene comune irrinunciabile quale è il sistema sanitario nazionale. (Applausi).
BOLDRINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDRINI (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, sottosegretario Sileri, dobbiamo dire che le misure di contenimento messe in atto dal nostro Governo italiano, non senza polemiche, hanno comunque permesso - questo lo dobbiamo rendere evidente - che dal 18 maggio, prima, e dal 3 giugno, poi, in Italia si allentassero le restrizioni alla circolazione degli italiani, entro i propri confini e all'interno di quelli regionali.
Quindi, l'intero Paese ha avuto una sorta di liberalizzazione. Hanno permesso il riavvio del tessuto economico e produttivo, seppur con tanta attenzione e cautela da parte di tutti e hanno iniziato a diffondere un po' più di fiducia. Ci siamo sentiti un po' più tranquilli; non definitivamente, ma un po' più tranquilli. Finalmente, quindi, abbiamo iniziato a riprogrammare il nostro futuro tornando a una quasi normalità.
Possiamo senz'altro dire che è stato un periodo non facile e una situazione per noi inedita. Abbiamo imparato a conoscere prima il virus e poi la malattia, ma senza avere nessuna certezza su ciò che stava avvenendo attorno. Abbiamo visto tanti esperti dire cose che si sono poi rimangiati. Tutta questa situazione ci ha portato a complicare notevolmente la situazione.
Grazie a Dio i dati dei contagi e delle vittime nelle ultime settimane sono molto incoraggianti e, quindi, bisogna pensare che siamo arrivati quasi definitivamente fuori dall'emergenza. Non dobbiamo fare, però, l'errore grave di pensare che il virus non ci sia più. Non è così; purtroppo il virus è ancora fra di noi e la riprova è il nuovo focolaio qui a Roma. Questo dimostra che dobbiamo stare molto attenti: è sottotraccia e in maniera subdola ci può colpire.
Le misure di distanziamento sociale sono importanti, come lo sono l'utilizzo della mascherina e il lavarsi le mani continuamente. Sono state importanti perché i cittadini italiani sono stati bravi e hanno davvero messo in pratica tutto ciò che il Ministero ha sempre detto. Su queste cose non c'è mai stata alcuna incertezza. Voglio ricordare nuovamente la capacità straordinaria del nostro sistema sanitario nazionale.
Dobbiamo continuare a vigilare per scongiurare da subito nuove ondate di peggioramento, facendoci trovare pronti sulle modalità di affrontare ogni nuova emergenza. I tre mesi passati, che sembrano anni trascorsi in questa emergenza, ci hanno insegnato come dobbiamo agire sia negli errori che nelle criticità e da lì bisogna imparare. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ci ha detto che dobbiamo avere tre azioni prioritarie: tracciare, testare e trattare precocemente i pazienti: bisogna trattarli fin da subito, appena emerge il sintomo e, soprattutto, tenerli nel loro domicilio per evitare tutto ciò che è successo - non ve lo devo dire io perché abbiamo avuto immagini davvero sconfortanti - in attesa che ci sia un vaccino che davvero possa aiutarci e una terapia farmacologica efficace che ci possa aiutare a uscire da questa emergenza.
Abbiamo detto che bisogna tracciare, identificare rapidamente i casi, rafforzare il testing con nuovi metodi ad alta specializzazione con una grande sensibilità - abbiamo visto che anche su questo ci sono dati contrastanti - per accertare fin da subito la presenza del virus laddove si trova. Il 25 maggio - lo abbiamo trattato anche in Commissione - è partita l'indagine sieroprevalenza con un po' di difficoltà, perché i cittadini sono - come vi dicevo - ancora un po' increduli su questa cosa. È, però, un'indagine importantissima. È stata fatta con il Ministero della salute insieme all'ISTAT, che di statistiche ovviamente se ne intende moltissimo. Per l'indagine, pertanto, sono stati individuati 150.000 cittadini sulla base del sesso, dell'età e della tipologia di lavoro. Non tutte le attività lavorative hanno, infatti, le stesse problematiche e lo stesso livello di rischio. L'indagine servirà per avere un'epidemiologia del Paese e dovrà rappresentare una fotografia dello stato di diffusione del virus in questo specifico momento storico con l'ondata epidemiologica che abbiamo avuto. Diventa, pertanto, fondamentale avere il quadro più esauriente possibile rispetto al fabbisogno dei test molecolari sia per gestire le fasi successive che per sostenere l'indagine sierologica, perché da questa indagine potrebbero emergere delle persone che hanno bisogno di fare anche il test molecolare, che abbiamo detto essere in questo momento l'unico più certo che ci sia per capire se il virus è in atto.
Vi è quindi necessità di collaborazione fra le parti che devono eseguire i test, dal punto di vista sia sierologico sia molecolare, per comprovare la positività o meno nei confronti del virus.
Devo davvero ringraziare tutti i colleghi, la senatrice Castellone, prima firmataria di questa mozione, ma anche il senatore Zaffini, tutta la Commissione sanità e il Governo, qui presente con il sottosegretario Sileri, per essere riusciti a condividere impegni univoci da porre nei confronti del Governo. Questi impegni sono utili per farci capire come affrontare in maniera sistematica eventuali emergenze che si presenteranno, per superare le criticità che sono emerse durante la pandemia, evitando quindi fughe in avanti e in solitaria di alcune Regioni, che come abbiamo visto non hanno nemmeno prodotto i risultati che si erano preposti, e per rassicurare - nel rispetto dell'autonomia regionale, per carità di Dio - tutti gli operatori sanitari con regole certe e dati uniformi. È necessario quindi prevedere una piattaforma univoca, come proposto negli impegni, per raccogliere i dati, in maniera tale da compararli tutti insieme, perché solo con la comparazione riusciremo ad avere un'informazione ufficiale.
Occorre altresì assicurare, come dicevo prima, la disponibilità di test molecolari rapidi nei luoghi in cui sono presenti maggiori fragilità, quindi nei luoghi di cura, nelle residenze sanitarie assistenziali, nei luoghi in cui vi sono persone con fragilità importanti.
La crisi economica che abbiamo visto derivare dall'emergenza sanitaria deve indurci a trovare soluzioni sanitarie certe, per evitarne una nuova, che potrebbe derivare da una eventuale ulteriore ondata dell'epidemia. Sono argomenti importanti, che noi abbiamo trattato tutti insieme, in occasione dell'esame di una mozione in Commissione sanità, con la quale abbiamo avuto la possibilità di svolgere audizioni che ci hanno davvero consentito di riflettere su cosa debba fare la politica.
Oggi, con questa mozione unitaria, abbiamo capito che bisogna davvero trovare un filo conduttore con tutti gli operatori, con tutti gli attori, per trovare una soluzione per i nostri cittadini. È questo che i cittadini si aspettano da noi, in questo luogo, nel Parlamento, ed è questo che noi restituiamo, come impegno assunto da parte del Governo.
Dichiaro perciò il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico. (Applausi).
BINETTI (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BINETTI (FIBP-UDC). Signor Presidente, Governo, colleghi, la cosa che mi sembra più interessante di questa nostra iniziativa odierna è l'aver riportato all'interno del Parlamento - e, in modo particolare, all'interno della Commissione di competenza, la 12a Commissione - una riflessione forte e chiara, che ci sarebbe piaciuto fosse stata a monte rispetto a una serie di decisioni assunte. A nessuno sfugge il fatto che oggi voteremo in modo unitario questa mozione sui test sierologici, quando in realtà sappiamo che i test sierologici sono già partiti a seguito dell'iniziativa presa dal Governo, come si ricordava prima, in accordo con l'Istituto superiore di sanità, che ha stabilito le modalità per formare il campione, e in accordo con la Croce Rossa, che di fatto interpella cittadini e procede ai test.
Noi abbiamo sofferto molto in questa legislatura. Siamo oggettivamente alla metà della legislatura e nessuno di noi ha chiarezza su quanto durerà. Sicuramente abbiamo sofferto molto spesso l'idea che il Parlamento non fosse centrale nei processi decisionali. D'altra parte, c'è stata una rincorsa ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di cui - per carità di Patria - non faccio, l'elencazione, anche se me ne piace sottolineare la totale, assoluta mancanza di fantasia, perché ognuno di essi aveva un simile titolo: «Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica», 25 marzo; «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica», 26 aprile; «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19», 16 maggio. Ognuno dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che si sono succeduti aveva lo stesso termine, lo stesso...
PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi che sono accanto alla senatrice Binetti di accomodarsi. Vi ringrazio.
BINETTI (FIBP-UDC). Ciò per dimostrare come il Governo - concretamente nella persona del Presidente del Consiglio e specificamente attraverso lo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è nelle sue mani - ha fatto di questo il perno attorno al quale ha ruotato tutta l'attività, avendo come forti consulenti esterni la commissione tecnico-scientifica, prima, e adesso la commissione Colao, e voglio capire come si metterà con il documento uscito appena ieri con gli Stati generali dell'economia che cominceranno domani o dopodomani.
Abbiamo vissuto questo periodo di tempo con una tensione costante nel cercare di capire chi doveva decidere cosa e a chi toccasse esprimere un parere che precedesse l'operatività, mentre oggi sappiamo benissimo che era facile arrivare a una decisione unitaria sul piano scientifico, della valorazione, nonché delle scelte operative da fare semplicemente perché lo strumento, la macchina, l'ingranaggio in qualche modo si sono già messi in movimento.
Il tentativo di oggi, che nasce per iniziativa del collega Zaffini e quindi per iniziativa dell'opposizione, in realtà cerca di individuare spazi concreti per dire: «Signori, ci siamo anche noi, siamo soggetti pensanti, siamo soggetti competenti». La 12a Commissione è ampiamente formata da medici e da persone che fanno ricerca, da persone che quindi che stanno sul pezzo, come si dice in gergo. Nel nostro piccolo rappresentiamo un comitato tecnico-scientifico: lo dicono gli studi fatti, lo dicono le esperienze professionali portate a termine, lo dice la passione politica con cui si cerca di fare sintesi tra la competenza tecnico-scientifica e quella politica intesa come ricaduta sul Paese delle decisioni che verranno assunte.
La giornata di oggi, quindi, ha un po' questo valore e il fatto che questo valore venga segnato dal sigillo dell'unità dimostra anche come il Parlamento sia in grado di affrontare le sfide politiche che gli vengono sottoposte, sapendo individuare ogni volta ciò che è davvero funzionale al bene dei cittadini e del Paese. Non siamo così sciocchi da trasformare le divergenze o anche le diversità legittime di opinione in posizioni strategicamente conflittuali, ma siamo capaci di andare oltre le nostre differenze di pensiero, oltre i nostri conflitti - a volte anche oltre quelli personali - per comporre la visione di insieme, il trend verso il quale il Paese deve andare.
Giova sicuramente in questa situazione anche il fatto che il sottosegretario Sileri abbia occupato in precedenza il ruolo di Presidente della 12a Commissione e abbia anche la delega ai rapporti col Parlamento su tutte queste tematiche - cosa di cui ci rallegriamo in modo particolare - perché questo facilita l'unità di intenti.
Partendo da questo punto di vista, noi siamo anche convinti che da questa nuova unità e da questa riscoperta centralità possano nascere anche per il Paese indicazioni molto semplici e chiare.
Mi è capitato in questi giorni di cercare di spiegare ad alcune persone la famosa logica delle tre T dell'OMS (tracciare, testare, trattare) e di parlare, da un lato, dei test molecolari, quelli che in gran parte sono andati sotto il nome di tamponi, per cui io stabilisco se il soggetto in atto è affetto dalla patologia oppure no, e, dall'altro lato, dei test sierologici, quelli che ci permettono invece di capire se c'è stata patologia e come l'organismo ha reagito e che ci forniscono, soprattutto, il dato formidabile del tasso degli anticorpi presenti nell'organismo, un dato straordinario al quale, grazie anche al contributo di molti scienziati, possiamo attingere, immaginando di trattare i pazienti con il plasma di quanti sono stati infetti e che sono guariti avendo prodotto anticorpi.
Capite l'importanza di riuscire a tenere insieme queste tre fasi: capire chi è malato e chi non lo è, se ci sono portatori sani oppure pazienti asintomatici, oppure se ci sono pazienti che in qualche modo già esprimono la loro patologia, perché da questo punto di vista la clinica ci viene incontro con risposte più che esaurienti. Tuttavia sarebbe importante poter dire ai malati, a coloro che in qualche modo hanno subito anche l'attacco più virulento - lo dico in senso letterale - da parte di questo virus, che sono in grado di essere il paziente cura, il paziente farmaco, proprio per quello che hanno sofferto, che in qualche modo in loro ha lasciato anche una traccia come abbiamo ascoltato in questi giorni in molte testimonianze, cioè il dolore, il disagio, la confusione, la paura di morire, la sensazione di essere sballottati senza sapere dove andare; sarebbe cioè importante dire a coloro che tanto hanno sofferto che in questo momento sono il tesoro più prezioso che abbiamo e lo sono anche in senso biologico, perché da loro potremo estrarre quel plasma la cui iperconcentrazione di anticorpi consente di curare altre persone. Capite come il cerchio si può chiudere in una comunicazione efficace, che dice alla persona che non è soltanto lo sfortunato che ha subito l'attacco, ma in questo momento è l'elemento più prezioso del Sistema sanitario nazionale perché è colui che è destinato, proprio per aver sofferto, a curare altre persone. Se volete, questo dà anche una dimensione di senso, di significato al malato: la mia malattia non è stata inutile, io non sono solo fortunato perché sono sopravvissuto, sono ancora più fortunato perché, essendo sopravvissuto, posso tirare fuori dalle loro difficoltà molte altre persone.
Per questo noi abbiamo insistito perché - nessuno si nasconde - ognuna di queste cose sia oggetto di dibattito scientifico; non a caso al primo posto degli impegni condivisi da tutti c'è quello di essere certi che il vaccino che si somministrerà risponda agli obiettivi che ci proporremo, come vogliamo essere certi che il plasma che sto prelevando sarà efficace.
Tuttavia, come abbiamo imparato grazie anche all'infinità delle sciocchezze che ci è capitato di sentire in televisione, con l'ossessività con cui la televisione ci ha rimandato continuamente i messaggi, i virologi - tanto per dirne una - non sono affatto d'accordo tra di loro, ma molto spesso non lo sono neppure con sé stessi. Sappiamo che la scienza non è un dogma, ma è una realtà in continua evoluzione e questo rende necessario anche implementare la formazione scientifica che ricevono i nostri studenti a scuola, nei licei, nelle scuole professionali e successivamente in università.
Ringrazio quindi i colleghi di quest'operazione e mi auguro che sia semplicemente una situazione ponte per riprendere a lavorare con unità, collaborazione ed efficacia (Applausi).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 14,41)
CANTU' (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTU' (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione tutto quanto si è discusso sull'argomento e, forse perché ci ho lavorato, ritengo che la nostra mozione, la n. 242, avrebbe meritato una valutazione diversa e non preconcetta rispetto a quella data dal Governo, sia per la sua completezza che per la sua sistematicità, non solo perché al suo interno non ci sono solo molti dei contenuti delle altre mozioni in abbinamento, ma perché dà conto delle reali necessità del nostro sistema sanitario per prevenire ed affrontare emergenze come quella del Covid-19. Tale precondizione non solo è necessaria per far ripartire l'economia, ma per accelerare il processo di normalizzazione delle liste d'attesa per tutte le patologie rimaste sospese in questa fase d'emergenza che, se non affrontato con un programma straordinario di misure risolutive, dedicate e controllate negli impieghi, come abbiamo già proposto inascoltati in 12a Commissione, rischia di creare emergenza nell'emergenza, con personale stremato da mesi di lotta impari e recentemente affiancato da neoassunti che, per quanto talentuosi, a loro volta avrebbero bisogno di assistenza, ovviamente formativa.
Di qui, per fare solo un esempio, la nostra proposta di avvalersi delle competenze e delle conoscenze di chi è andato in pensione nell'ultimo triennio ed è reclutabile su base volontaria con contratti ad hoc, a tempo, che non vadano a ledere i diritti pensionistici acquisiti; contratti qualificati dal ruolo di tutor senior delle giovani leve. Dicono che "ogne scarrafone è bell' a mamma soja" e quindi potrei essere tacciata di dare un'opinione di parte, vi invito però a riflettere, perché alcune cose sono scisse da altre, per esempio i test sierologici non suffragati dai tamponi, la plasmaterapia scissa da indagini sugli asintomatici e paucisintomatici, determinante, fra l'altro, la consistenza dell'appropriata offerta eleggibile di donatori potenziali. In una parola la prevenzione, che seppur non fa rima con fatturazione, come spesso ribadisco, deve essere rafforzata e integrata (Applausi) dentro e fuori l'ospedale, a 360 gradi, investendo finalmente e strutturalmente sul non accadimento degli eventi.
Ecco, queste sono tutte criticità che debbono essere affrontate dal Governo non con buone intenzioni, ma impegnandosi ora per risposte certe, tempestive e rapide. (Applausi). Così come la valorizzazione del Centro controllo malattie vuol dire non buttare via il bambino con l'acqua sporca, perché nelle nostre Istituzioni ci sono già fior fiore di strutture e di professionalità che necessitano di indirizzi politici precisi per dare risposte adeguate.
Allo stesso modo noi abbiamo un lungo elenco di livelli essenziali di assistenza ampiamente disattesi dal classico scaricabarile. Per di più, sul versante della prevenzione, i dati non sono aggiornati da tempo, così come è stato per il piano antipandemia. Ebbene, l'importanza degli screening in igiene e sanità pubblica è di disporre di dati affidabili, in modo tale da far prendere le decisioni più pertinenti e giuste a chi è deputato a prenderle. (Applausi). E quindi tutelare al meglio la salute dei cittadini nel contrasto delle malattie trasmissibili. Anche questo caso non fa eccezione: un ritardo inaccettabile. Da qui il richiamo al Governo su impegni non più rimandabili.
In 12a Commissione era stato avviato un percorso costruttivo per superare, una volta per tutte, i nodi critici dell'emergenza e le criticità strutturali del nostro sistema sanitario; un percorso che oggi ha trovato un tentativo di sintesi molto parziale, seppur apprezzabile nel metodo, avendo il suo cardine nel dialogo e nel rispetto delle diverse sensibilità, mai disgiunto da tematiche pertinenti la discussione.
È per tutte queste ragioni che, preso atto della disponibilità a ricondurre, sia pure nei minimi termini, i nostri impegni in un ordine del giorno unitario, che ci dichiariamo disponibili ad un voto favorevole. (Applausi).
PIRRO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, le mozioni illustrate e discusse oggi ci dicono in maniera incontestabile che tutti noi abbiamo ben chiara la pericolosità del Sars-Cov-2; e sappiamo che i dati confortanti nel nostro Paese su contagi e mortalità delle ultime settimane non devono assolutamente farci abbassare la guardia. Il virus non è meno aggressivo e il numero di contagiati e morti in altre parti del pianeta ce lo dice chiaramente: circa 100.000 contagiati al giorno negli ultimi dieci giorni. Siamo noi ad aver messo in campo misure che ne hanno ridotto drasticamente la circolazione e a essere in grado di curarlo meglio e più tempestivamente.
Le misure adottate hanno protetto la popolazione e ci hanno dato il tempo di strutturarci per affrontare un'eventuale seconda ondata, che, sia chiaro, non è detto ci sarà e anzi tutti noi ci auguriamo che non ci sia. Il sistema cosiddetto delle tre T (tracciare, testare e trattare) è stato potenziato e affinato. Il voto unitario che stiamo per esprimere dimostra quanto tutti riteniamo importante che una fase di tracciamento efficace, potenziata anche dall'app Immuni (che è in fase di test per la piena operatività in quattro Regioni, ma è già attiva su tutto il territorio nazionale), sia seguita da una altrettanto efficace strategia di test, per poter garantire lo svolgimento delle attività quotidiane nella massima sicurezza.
Proprio i test sono oggetto di queste mozioni e dell'ordine del giorno unitario. Dall'inizio dell'epidemia sentiamo parlare di tamponi e, più recentemente, di test sierologici, ma deve essere chiaro che questi test non sono intercambiabili: uno non vale l'altro. Come è stato già spiegato, solo il tampone o comunque un test molecolare che rilevi, tramite amplificazione, la presenza del genoma virale nell'organismo può dirci se siamo attualmente infetti e quindi contagiosi e di conseguenza dobbiamo stare in isolamento e monitorati, per agire tempestivamente nell'eventuale peggioramento delle condizioni fisiche. I test cosiddetti sierologici non possono fare questo genere di diagnosi, ma possono solo dirci, con diversi gradi di sensibilità e accuratezza, se abbiamo sviluppato anticorpi di tipo IgM, e quindi molto probabilmente abbiamo ancora l'infezione in corso, oppure IgG, e quindi probabilmente, ma non sicuramente, siamo già guariti dall'infezione.
Cosa ne consegue? Se sono positivo alle IgM, devo fare un tampone per confermare che ho ancora l'infezione in atto e sono contagioso; quindi devo stare in isolamento e con sorveglianza sanitaria. Se invece sono positivo alle IgG, devo comunque fare un tampone per confermare che l'infezione sia passata da tempo, nel frattempo sono ormai negativo al test molecolare e quindi non devo più stare in isolamento. Ma potrei essere ancora positivo al test molecolare e quindi dovrò stare in isolamento e con sorveglianza sanitaria. E se invece sono negativo al test sierologico? Ho le stesse probabilità di chiunque altro di ammalarmi e quindi devo usare tutte le precauzioni: distanziamento sociale e mascherina. Essere in compagnia di un collega negativo al test sierologico come me non vuol dire che non possiamo infettarci a vicenda, perché potrei aver contratto il virus, essere infettivo e contagiare gli altri, ma non aver sviluppato ancora gli anticorpi in quantità sufficiente da essere rilevata dal test sierologico.
Inoltre, non tutti i test sierologici sono ugualmente precisi. Lo sono molto quelli che si effettuano con un prelievo e molto, molto meno quelli cosiddetti pungidito. Ciò vuol dire che con questi test rapidi, ma poco affidabili, rischiamo di avere più danni che benefici, perché un falso negativo potrebbe in realtà essere infetto e contagioso, andare in giro convinto di non esserlo e contagiare magari un familiare.
Al contrario, un falso positivo potrebbe in realtà non essere tale e adottare comportamenti poco prudenti, ponendo a rischio la propria salute e, di conseguenza, quella dei propri cari. Per questo motivo, bisogna fare molta attenzione ed è questa la ragione per cui impegniamo il Governo a fare estrema chiarezza sull'affidabilità di questo genere di test.
Chiediamo anche che tutti i risultati dei vari test siano raccolti in una banca dati nazionale che consenta di avere un gran numero di dati e informazioni, utili a fare valutazioni più efficaci e ad avere una fotografia dello stato di salute del nostro Paese e/o delle nostre Regioni quanto più accurata possibile, affinché ogni decisione sia supportata da dati sempre più precisi e affidabili. Una banca dati che può servire anche a individuare potenziali donatori di plasma: quel plasma iperimmune che potrebbe essere molto utile a salvare vite in caso di recrudescenza dell'epidemia e che, quindi, potremmo preventivamente raccogliere in una banca nazionale del plasma iperimmune.
Pertanto - e mi avvio a concludere - le valutazioni politiche, in questo caso in maniera particolare, non possono che discendere da chiare indicazioni tecniche e non da spinte che arrivano sulla scia di azioni solitarie non supportate da evidenze scientifiche. Infatti, mai come ora è evidente il bisogno di uniformità di regole e azioni su tutto il territorio nazionale in campo sanitario in generale e in particolare sulle strategie da adottare in questo momento.
Concordo con il collega Errani nel ritenere che bisogna rivedere la governance. Le metodiche di diagnosi devono essere le stesse ovunque; deve essere chiaro a tutti quale sia la valenza dei diversi tipi di test. Ovunque, a un test sierologico positivo o a un alert ricevuto dalla app Immuni, deve seguire in tempi rapidissimi l'effettuazione di un test molecolare. Abbiamo passato due mesi circa in lockdown e nessuno è disposto ora a rinunciare alla leggera alla libertà ritrovata. È nostro dovere dare risposte rapide in questa fase per non rischiare che persone potenzialmente infette vadano in giro e per non costringere persone sane a stare a casa senza motivo.
Questa è la nostra grande sfida in questa fase e questo è l'impegno principale che chiediamo al Governo con l'ordine del giorno in esame, impegno che siamo certi il Ministero della salute saprà assolvere. Per queste ragioni, il voto del MoVimento 5 Stelle sarà favorevole. (Applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, stiamo discutendo in tema di test sierologici per il virus Covid-19 e mai come oggi c'è un mancato rispetto delle postazioni a sedere in Aula vietate. Ricordo che, per consentire il distanziamento, in alcuni posti è vietato sedersi, come segnalato dagli appositi cartelli. Ci distanziamo, per cortesia? Prego i senatori Questori di intervenire per far rispettare il distanziamento.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Zaffini, Siclari, Castellone, Cantù e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
Discussione delle mozioni nn. 194 (testo 3), 198, 199 e 244 su iniziative per affrontare l'emergenza climatica (ore 15,02)
Approvazione della mozione n. 194 (testo 5), dei punti 3), 6), 7), 8), 10), 12) e 14) della mozione n. 198 (testo 2), dei punti 3) e 5) della mozione n. 199 (testo 2) e dei punti 1), 2), 3), 3a), 3b), 3c), 3d), 4), 5), 6) 7) 8) e 9) della mozione n. 244 (testo 3). Reiezione delle premesse e dei punti 1), 2), 4), 5), 9), 11) e 13) della mozione n. 198 (testo 2), delle premesse e dei punti 1), 2), 4) e 6) della mozione n. 199 (testo 2) e delle premesse della mozione n. 244 (testo 3)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00194 (testo 3), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori, 1-00198, presentata dal senatore Iannone e da altri senatori, 1-00199, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, e 1-00244, presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori, su iniziative per affrontare l'emergenza climatica.
Ha facoltà di parlare il senatore Ferrazzi per illustrare la mozione n. 194 (testo 3).
FERRAZZI (PD). Signor Presidente, senatori e senatrici, dirò alcune parole ed esprimerò alcuni concetti chiave relativi ad una mozione molto articolata; una relazione di maggioranza su un tema di natura assolutamente straordinaria, come quello dell'emergenza ambientale e climatica a livello nazionale e naturalmente a livello europeo e, conseguentemente, di tutte le iniziative che dobbiamo assolutamente intraprendere.
Come dicevo poc'anzi, Presidente, la mia presentazione sarà molto sintetica, ma nella mozione n. 194 (testo 3), che è molto articolata, si vedranno esplicitati ben 22 punti, che vanno da un'impostazione generale e dalla necessità di innalzare questo nuovo concetto, che è il principio della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile, addirittura al livello di norma di rango costituzionale, inserendolo in Costituzione, fino all'inserimento di tutta la nuova normativa relativa all'economia circolare. Ricordo a tutti che proprio in Commissione ambiente è in corso in queste settimane il lavoro per recepire con osservazioni gli schemi relativi alle nuove direttive europee, che vanno dai rifiuti a tutto il sistema del riciclo, ai veicoli usati e via dicendo.
Vi sono poi i temi della progettazione, del consumo del suolo, della rigenerazione urbana; il tema dell'innovazione e degli investimenti in innovazione e ricerca; il tema dell'efficientamento energetico in tutti i settori; il tema delle infrastrutture e poi, da ultimo, la questione dei SAD da trasformarsi in SAF, cioè appunto in sussidi ambientalmente favorevoli. (Brusio).
Presidente, se possibile, chiederei ai colleghi un po' di silenzio.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, coloro che non sono interessati possono anche uscire.
FERRAZZI (PD). Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, se la temperatura dovesse crescere di 2 gradi centigradi, i danni sarebbero stimabili in 120 miliardi di euro all'anno.
Nel caso di aumento di tre gradi centigradi, i danni salirebbero a 200 miliardi di euro all'anno. Questo perché avverrebbero, così come stanno già avvenendo, alluvioni, siccità e ondate di calore e si avrebbe l'innalzamento del livello dei mani, l'innalzamento della temperatura media del mare con l'aumento del cuneo salino, la diffusione delle epidemie, come già provato a livello scientifico internazionale, e la crescita esponenziale dei migranti climatici. Voglio ricordare a tal proposito che il rapporto su clima e migrazione della Banca mondiale stima in 14.300.000 cittadini del mondo, coloro che entro il 2050 dovranno abbandonare il proprio Paese per motivi legati al mutamento del clima. Si tratta di una mole di persone ben maggiore, rispetto a coloro che saranno costretti ad abbandonare il proprio Paese per altre ragioni, ad esempio per ragioni di guerra.
L'IPCC, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, ha stabilito in base a dati oggettivi, a studi empirici e ad approfondimenti multidisciplinari, che siamo ormai vicini al cosiddetto punto di non ritorno. Attenzione: c'è chi sostiene che questo punto di non ritorno in realtà non esista o non sarebbe in essere, in quanto nella storia del nostro pianeta c'è stata una concentrazione di gas climalteranti anche peggiore di quella in essere nei giorni attuali. Questo è senz'altro vero, signor Presidente, ma chi dice questo omette un particolare decisivo: c'è stata una maggiore concentrazione di inquinamento, nel momento in cui non c'era la vita umana sulla Terra, ma oggi abbiamo la maggiore concentrazione di gas climalteranti da quando l'uomo si è affacciato sulla Terra e un innalzamento della temperatura media, come mai si era visto nella storia dell'umanità.
Ho voluto sottolineare questi dati e i valori quantitativi, perché è ancora in corso, in maniera sbalorditiva, un dibattito tra scettici, benaltristi e neonegazionisti, che tendono quantomeno ad eludere una discussione sana e approfondita su questo tema. Questi invece sono i dati e i fenomeni complessivi di cui stiamo parlando non riguardano solamente i Paesi tropicali, del Sud-Est asiatico o quelli storicamente ad alta siccità, come i Paesi africani, ma riguardano, come è noto e testimoniato anche dalle cronache recenti, l'Europa e il nostro Paese.
Dunque, signor Presidente e colleghi, siamo in piena emergenza ambientale e climatica. Con la nostra mozione riconosciamo questo e facciamo un passo successivo, dicendo che, a fronte di questo riconoscimento, è assolutamente necessario mettere in atto immediatamente tutte le politiche di mitigazione e di adattamento, per rovesciare questa situazione. Alcuni passaggi sono essenziali per uscire da questa situazione di emergenza, il primo dei quali è l'abbandono di ogni sciocca ideologia e la consapevolezza che un piano di rilancio e di sostenibilità si basa su tre pilastri di sostenibilità. C'è il pilastro della sostenibilità ambientale e c'è quello della sostenibilità sociale. Abbiamo già visto, anche in Paesi a noi vicini, che politiche interessanti e intelligenti, che guardavano al futuro del Paese, come in Francia, hanno causato, con riferimento alla compatibilità e alla sostenibilità ambientale, reazioni non gestibili dal punto di vista sociale. È dunque del tutto evidente che tutto questo va tenuto insieme e non a caso l'Unione europea stabilisce che, nel grande piano di trasformazione verde dell'economia, 100 miliardi di euro vanno destinati a quella che si chiama transizione giusta, per accompagnare i processi di trasformazione sociale, del lavoro e della produzione, nel momento in cui si intraprende un cammino di questo tipo, assolutamente necessario.
Poi, naturalmente, è fondamentale un altro pilastro, come la seconda gamba di un tavolo che se non ha almeno tre gambe non sta in piedi, ed è quello economico. Badate bene che ormai il settore privato questo l'ha già capito: nella Conferenza sul clima di New York del settembre scorso i maggiori gruppi bancari hanno sottoscritto un impegno per il finanziamento dei progetti green delle imprese, i più grandi finanziatori a livello mondiale oggi di tutte le politiche di riconversione sono i fondi di investimento e sono contemporaneamente anche le grandi compagnie di assicurazioni, perché si trovano e si troveranno a pagare danni che sono più sostenibili dalle loro casse. Ora l'hanno capito i privati ed è tempo che lo capiamo tutti insieme.
Il terzo passaggio è che l'emergenza climatica non ha confini. Non ha senso parlare di politiche sovraniste dal punto di vista delle politiche ambientali e dal punto di vista climatico e quindi vanno viste con estremo favore tutte le iniziative poste in essere della Commissione europea e del Parlamento europeo. Il green new deal del 14 gennaio scorso per il finanziamento della transizione verso la neutralità climatica è un passo gigantesco ed importante. Il Next generation plan presentato il 27 Maggio scorso, che si affianca al recovery instrument di 750 miliardi di euro, è un altro passo fondamentale e, tra l'altro, non a caso al suo interno, dei tre pilastri, ha esattamente il tema della transizione verde e della digitalizzazione.
L'ultimo elemento è che questo tema riguarda tutti, non solamente l'una o l'altra forza politica o il movimento dei Fridays for future dei giovani. Soprattutto, riguarda i nostri figli, quindi se dobbiamo dividerci lo dobbiamo fare, casomai, sulle singole proposte, in una gara per trovare le soluzioni migliori. Dobbiamo stare assolutamente tutti uniti e questa è un'esortazione anche al Senato, perché ne va della vita sul nostro pianeta. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Iannone per illustrare la mozione n. 198.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la discussione su questo tema sia una discussione di straordinaria importanza, nella consapevolezza della correlazione tra i cambiamenti climatici e l'azione antropica.
La temperatura del pianeta è aumentata di un grado centigrado dal 1860 ad oggi e si stima un ulteriore aumento che varia da 1,4 gradi a 5,8 gradi da qui alla fine del secolo. Si consideri che l'aumento di due gradi centigradi genererebbe un effetto domino incontenibile per ciò che concerne gli equilibri dell'ecosistema. È necessaria, nella maniera più assoluta, una strategia europea per i cambiamenti climatici. La carbon neutrality da raggiungere entro il 2050 rappresenta una priorità con la promozione della ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica, come sostenuto da eminenti scienziati, quale il senatore a vita Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica.
L'aumento della temperatura si manifesta anche nel fenomeno della desertificazione, che interessa già un quarto del territorio terrestre e l'inaridimento del 47 per cento delle terre emerse. L'innalzamento del livello dei mari dai 10 ai 25 centimetri potrebbe arrivare addirittura ad 88 centimetri per il 2100, quindi per la fine di questo secolo.
Questo, naturalmente, con enormi ricadute in termini di perdita di biodiversità e con una maggiore diffusione di malattie e di problemi di produzione alimentare.
In questo quadro planetario, la nostra nazione, purtroppo, non può dirsi messa meglio. Molti eventi confermano le gravi preoccupazioni che tutti abbiamo: eventi franosi, alluvioni, erosione costiera; 29.000 chilometri quadrati del nostro suolo sono a rischio e circa 10 milioni di cittadini vivono in aree a rischio; gli insediamenti urbani e gli insediamenti industriali sono aumentati del 500 per cento dal Dopoguerra ad oggi.
È assolutamente necessario evitare il consumo di nuovo suolo con gli effetti ereditati dal processo di industrializzazione di ieri e, purtroppo, di deindustrializzazione di oggi. Non bisogna assolutamente trascurare, inoltre, l'impatto sulla salute degli eventi correlati ai cambiamenti climatici. Il peggioramento della qualità dell'aria ha determinato, nel 2016, oltre 45.000 decessi prematuri per esposizione a PM 2,5.
L'Italia, purtroppo, è una delle nazioni europee che segna dati peggiori da questo punto di vista, senza considerare la dimostrata correlazione (e qui veniamo anche alla stretta attualità dell'emergenza del coronavirus) tra l'innalzamento della temperatura e il diffondersi di malattie infettive.
C'è grande sensibilità tra i nostri giovani sui temi ambientali, eppure, nelle scuole italiane l'insegnamento dell'educazione ambientale non esiste. Voglio ricordare, al Ministro e al Governo, che giace, fin dall'inizio di questa legislatura, un nostro progetto di legge per l'introduzione dell'educazione ambientale nelle scuole. Noi riteniamo, infatti, che, oltre a tutte le giuste azioni concrete, che chiediamo al Governo di mettere in campo attraverso gli impegni della nostra mozione, sia importante svolgere un'azione culturale che vada a creare una nuova sensibilità sul tema ambiente e che dia alle nuove generazioni una piena coscienza del problema che noi viviamo.
Signor Ministro, il nostro partito, Fratelli d'Italia, è un partito che vive nella convinzione di un ambientalismo antropocentrico. Dobbiamo preservare il nostro ambiente, perché l'ambiente serve alla vita dell'uomo. La nostra destra ha una tradizione, fatta di vero ambientalismo, che è cosa diversa dall'ambientalismo arcadico e di maniera, che ha prodotto molti convegni, molte chiacchiere e pochi risultati.
Per questo, noi, nella nostra mozione, che abbiamo presentato già nel mese di gennaio, chiediamo al Governo 14 impegni, molto precisi e molto seri, in particolare per quelle che sono le problematicità che tutti quanti riscontriamo e viviamo sui nostri territori e che storicamente attendono una soluzione.
Della qualità dell'aria ho detto; aggiungo della qualità delle nostre acque, dei problemi che riguardano l'erosione costiera che, oltre a deturpare un patrimonio unico al mondo, rappresentano anche l'occasione per preservare un dato straordinario della nostra economia turistica e balneare, che è apprezzata in tutto il mondo.
Allo stesso modo, faccio espresso riferimento al tema dello smaltimento dei rifiuti. Purtroppo, in troppe realtà italiane segniamo ancora il passo rispetto a una chiusura del ciclo; penso anzitutto alla mia Regione, la Campania, che lei ben conosce, dove il problema della terra dei fuochi è ancora esistente: pur essendoci state risorse importanti a disposizione della Regione, nulla è cambiato in questi anni.
Attraverso le nostre formulazioni, chiediamo un impegno preciso del Governo affinché si possa pensare al problema globale, ma agendo concretamente a livello locale. Dobbiamo fare tutti quanti la nostra parte. Le nostre non sono proposte figlie di una visione ideologica, certamente figlie di una visione politica, perché siamo convinti che, se Greta è stata necessaria, non altrettanto necessari sono i gretini che, pur avendo posti di responsabilità quale classe dirigente di questa Nazione, poco hanno fatto in concreto, se non manifestazioni che lasciano soltanto un sapore radicalchic. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Berutti per illustrare la mozione n. 199.
BERUTTI (FI-BP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l'Accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo.
Uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso lo sviluppo a basse emissioni di gas serra e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure dei singoli Paesi.
L'Unione europea ha pertanto approvato il quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030, che definisce una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per il periodo 2020-2030.
L'8 gennaio 2019 è stata resa nota la proposta di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il piano è strutturato su cinque dimensioni: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività.
Il PNIEC contiene gli obiettivi per l'energia e il clima che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030. Il documento dovrebbe anche indicare le politiche, le misure e le relative coperture economiche attraverso le quali credibilmente si intende raggiungere tali obiettivi.
Si può cogliere questa possibilità per programmare investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, che incrementano la competitività del Paese, tenendo presente l'impatto ambientale del trasporto su gomma soprattutto per quanto riguarda le merci.
Occorrono azioni per la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metroferrotramviaria e, quindi, un programma di gestione del ciclo dei rifiuti in sinergia tra Stato e privati.
In questo quadro è fondamentale che la transizione climatica dell'Europa debba essere sostenibile da un punto di vista ecologico, economico e sociale e non possa prescindere, data la natura globale della questione, da una cooperazione a livello internazionale che coinvolga gli Stati americani e asiatici.
Il 23 settembre 2019 si è svolto a New York un vertice ONU sull'azione per il clima che si è basato sulle azioni da intraprendere in sette campi: transizione verso le energie rinnovabili; finanziamento dell'azione climatica e della tariffazione del carbonio; riduzione delle emissioni delle industrie; ricorso a soluzioni basate sulla natura; città sostenibili; azioni a livello locale e resilienza al cambiamento climatico. Dal 2 al 13 dicembre 2019 si è svolta a Madrid la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 25). Le priorità indicate dalla Presidenza cilena della Cop 25 sono state le seguenti: energie rinnovabili, elettro-mobilità, estrazione mineraria verde, economia circolare, oceani, foreste e agricolture resistenti al cambiamento climatico, città sostenibili e infrastrutture resistenti e finanza climatica. Nonostante i buoni auspici iniziali, il vertice non ha prodotto i risultati sperati dai suoi proponenti, tanto che il presidente delle Nazioni Unite Antonio Guterres avrebbe detto di essere contrariato per l'esito della XXV Conferenza mondiale sul clima.
Se da una parte i Paesi di Asia, Africa, America del Sud e quelli in via di sviluppo rimproverano a Occidente e Stati Uniti le loro responsabilità storiche sul fronte delle emissioni, sostenendo che dovrebbero fare molto di più anche dal punto di vista finanziario per sorreggere i più colpiti, dall'altra gli Stati Uniti d'America non hanno mai firmato il protocollo di Kyoto del 1997 e a breve usciranno dagli Accordi di Parigi 2015.
Purtroppo, senza un vero accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Cina - sono rispettivamente il primo emettitore pro capite di anidride carbonica e il primo quanto a valore assoluto - è evidente che molto poco si riuscirà a fare. All'Europa fa capo solo il 9-10 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.
In questo quadro, il nostro Paese ha responsabilità importanti per gli anni a venire e non si può nascondere che, prima di interrompere l'utilizzo dell'energia derivato da fonti fossili, bisognerebbe prevedere un grande piano di investimenti volti a riconvertire gli impianti verso un'economia verde e a puntare su nuove fonti di approvvigionamento. Ciò probabilmente sarebbe una grande opportunità per creare uno dei nuovi pilastri di rilancio di questo Paese. Un esempio emblematico è costituito dalla Sardegna, che ha attive due centrali carbonifere importanti, una al nord dell'isola, in provincia di Sassari, e l'altra nel Sulcis iglesiente, in provincia di Cagliari.
L'Italia nei prossimi anni dovrà necessariamente puntare su un diverso modello energetico più incentrato sul risparmio, efficienza energetica e le fonti rinnovabili, partendo dalla generazione distribuita in piccoli impianti alimentati sempre più da energie rinnovabili allacciate a rete intelligente (smart grid) e integrate con efficienti sistemi di accumulo.
Un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e termovalorizzazione consentirebbe al nostro Paese di ottenere l'autonomia energetica con evidenti benefici per le industrie di manufatti, che si vedrebbero diminuire sensibilmente il loro costo di produzione, e per i consumatori finali, che usufruirebbero del prodotto finito a un costo più basso. Una gestione corretta del ciclo dei rifiuti può, dunque, trattenere o attirare ricchezza all'interno di un Paese, evitando così le spese legate al trasporto e i costi di smaltimento all'estero. Inoltre, considerando che dai rifiuti è possibile ricavare energia termica ed elettrica in parte rinnovabile, potrebbero ricavarsi ulteriori vantaggi. Superare l'emergenza dei rifiuti in grandi agglomerati urbani come Roma e Napoli per proiettarsi verso un circuito virtuoso ed efficiente di gestione deve rappresentare una delle maggiori priorità di un Paese civile.
Noi chiediamo, quindi, al Governo di impegnarsi a farsi carico tra i Paesi partecipanti alle conferenze delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza con solide norme vincolanti per tutte le parti e regole chiare che non penalizzino in modo irragionevole gli Stati membri e, in particolare, l'Italia, conciliando sviluppo industriale e scelte ecologiche al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale.
Chiediamo altresì un impegno ad adoperarsi in sede europea e internazionale affinché sia intrapresa ogni azione per giungere ad un vero accordo che includa tutti i Paesi in cui maggiori sono le emissioni di gas serra; ad adoperarsi affinché l'Europa, sul tema dell'emergenza climatica e non solo, sia unita nel portare avanti la propria strada, al fine di essere più incisiva durante il confronto con gli altri Paesi.
Chiediamo al Governo di garantire il completamento del capacity marketing, finalizzato a una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, e il sostegno alla fonte idroelettrica, rinnovabile e programmabile al tempo stesso; di prevedere un piano di investimenti pubblici finalizzato a promuovere un nuovo modello energetico e ambientale, fondato sull'efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, attraverso l'introduzione di incentivi fiscali per cittadini e imprese e di misure di semplificazione, nonché un piano di sostegno al riciclo e alla trasformazione in risorse dei rifiuti (circular economy).
Intendiamo impegnare il Governo nel creare un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e nell'avviare un piano per la costruzione di termovalorizzatori, al fine di consentire al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica, con i benefici che di conseguenza verrebbero generati. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Briziarelli per illustrare la mozione n. 244.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, mi permetto di ringraziare la maggioranza per la scelta della mozione. Ovviamente noi abbiamo presentato le nostre, perché di fatto quella in esame - spiace dirlo e mi rivolgo a tutti, me compreso - è una replica della discussione che già abbiamo svolto in questa sede nel giugno dell'anno passato, quando si discusse di mozioni sul cambiamento climatico. Nel frattempo è cambiato un Governo, ma di fatto - ce lo dobbiamo dire tutti - non è cambiata in maniera significativa la situazione ambientale né nel nostro Paese, né a livello mondiale.
Come diceva il collega Ferrazzi, sicuramente questo è uno di quei temi per cui non c'è confine e ciò vale nei due sensi, ovviamente, anche in quello che imponiamo a noi stessi rispetto a quello che avviene altrove. Siamo spesso severi con il nostro sistema imprenditoriale ed economico, ma non ci rendiamo conto che ragionare di millimetri, se poi ci sono problemi chilometrici altrove, è inutile dal nostro punto di vista.
Essere qui oggi ci ha permesso di presentare una mozione non con lo spirito di contraddizione e neanche con il rischio di cadere, nelle premesse, in una contrapposizione fra allarmismo e negazionismo, ma concentrandoci su quegli impegni su cui fino all'ultimo abbiamo lavorato, limandoli e inserendone alcuni nel testo che illustrerò e consegneremo all'Assemblea, per dare comunque il nostro fattivo contributo. Noi raccogliamo la sfida che la maggioranza ci lancia.
Non sto qui a ricalcare - su questo siamo d'accordo - la fotografia delle premesse; mi concentro sugli impegni che, come Gruppo Lega, abbiamo voluto inserire nella mozione e che ci auguriamo possano essere recepiti.
Il primo è un impegno a essere concreti: non possiamo continuare ad approvare mozioni, a fare annunci e poi non dare a essi concreta attuazione. Il primo impegno che noi rivolgiamo al Governo è approvare tutti quei provvedimenti necessari e indispensabili per dare immediata attuazione a normative già vigenti. Penso alla legge di bilancio 2019, in cui era inserito il geobonus, di cui non è arrivato il decreto attuativo; penso a tantissimi altri decreti che attendono, Governo dopo Governo, di essere attuati.
Occorre un maggior rispetto del Parlamento, se si considera che nell'emanazione del decreto che richiama la legge n. 167 del 2017, sul quale siamo chiamati a esprimere delle osservazioni, il Governo non ha ritenuto di tener conto di quanto approvato dal Parlamento nella legge di delegazione europea, in particolare sui pannelli fotovoltaici. Credo che la leale collaborazione debba esserci anche fra Governo e Parlamento.
Chiediamo al Governo di dare concreta attuazione ai provvedimenti annunciati e in alcuni casi partiti, ma non ancora arrivati. In particolare mi rivolgo al Ministro e penso ai decreti salvamare e cantierambiente: per carità, non possono rimanere enunciazioni. Noi siamo pronti a collaborare e a migliorare i testi base, ma devono partire e ciò sicuramente dipende dall'organizzazione che, anche in Parlamento, la maggioranza si darà.
Il secondo impegno per il Governo è quello di non porsi in termini di decrescita felice: se si deve pensare all'ambiente - e questo è chiaro - lo si deve fare considerandola un'opportunità sul piano economico, oltre che in termini occupazionali e di competitività. Lo si deve fare anche - come dicevo prima - pensando alle distorsioni che sul piano della concorrenza possono colpire il nostro sistema economico, se si chiedono degli sforzi grandissimi, ma poi non si va a lavorare nei Paesi che per ovvi motivi, qualche volta per scelta e qualche volta per obbligo, ancora non tengono conto degli aspetti ambientali.
C'è poi un altro tema su cui chiediamo l'impegno del Governo, che può sembrare di minore importanza o solo una dichiarazione di intenti, ma non è così: si pensa sempre al coinvolgimento dei cittadini, all'impegno dal basso, al coinvolgimento delle associazioni, mentre quasi mai, purtroppo, si trovano elencati fra i soggetti con cui confrontarsi le categorie, le imprese, le università per quanto attiene la ricerca, gli enti locali e le Regioni.
Sempre in tema di concretezza degli impegni - come diceva il collega Ferrazzi, possiamo dividerci sulle azioni concrete, ma non sugli obiettivi da perseguire - non si può parlare dell'impatto del trasporto su gomma e della necessità di agire sul parco veicoli e poi ritrovarsi nella condizione per cui attualmente sono stati stanziati 398 milioni di euro per le 38 città italiane più inquinate ma stiamo aspettando la firma del ministro Gualtieri sul decreto interministeriale: la Conferenza Stato-Regioni ha fatto quello che doveva; il ministro Patuanelli e il Ministro dei trasporti hanno apposto la loro firma, ma Gualtieri ancora no. Ripeto che sono 38 le città italiane che aspettano, ovviamente senza diversità di colore, ma purtroppo con una cappa comune di inquinamento, di avere quelle risorse per poter agire sul trasporto locale. È allora inutile approvare oggi l'ennesima mozione, se poi una firma tiene bloccati 398 milioni di euro. (Applausi).
Badate bene: parliamo di milioni di euro che riguardano le città, perché poi siamo spesso impegnati a volare alto, a fare dichiarazione di intenti e non ci rendiamo conto delle iniziative individuali che chiediamo ai singoli.
Quest'anno ricorreva il cinquantesimo anno della Giornata mondiale della terra, che non a caso è stata dedicata al clima, peraltro in una situazione particolare e mi piace ricordarlo. In piena emergenza Covid c'è stata una maratona di ventiquattro ore in cui si sono consigliate ai cittadini best practice individuali da portare avanti per ridurre l'impatto ambientale. Direi, però, che è quasi offensivo chiedere magari ai cittadini di utilizzare l'acqua pubblica, quando le condutture delle reti perdono il 42,4 per cento, con punte di oltre il 50 per cento di dispersione idrica. Allo stesso modo, quando magari si dice di stare attenti a scaricare l'olio della frittura nel lavandino e poi ci si accorge che siamo sottoposti a procedura di infrazione europea per centinaia di centri urbani non ancora collegati alla rete fognaria e comunque non ancora serviti dal trattamento delle acque reflue, stona trovare in ciascuna delle mozioni un passaggio sull'importanza di tener conto del valore dell'acqua e della necessità di assicurare il servizio ai cittadini. Serve in questo senso che ci sia completa assonanza fra le dichiarazioni di intenti e le scelte.
Su questo uno degli impegni che chiediamo al Governo è dare il proprio contributo - è un percorso parlamentare, ma è innegabile che il Governo abbia un peso - sul tema del consumo del suolo, come comunemente viene indicato, che - a nostro giudizio - deve diventare utilizzo responsabile, con l'introduzione dei concetti di bilancio ecologico e ambientale. A questo proposito, non mi si può venire a contestare - ad esempio - l'utilizzo del suolo per il raddoppio di una linea ferroviaria che potrebbe permettere l'aumento del trasporto su ferro e la riduzione di quello su gomma o, ancora, la realizzazione di un impianto di depurazione, anche occupando uno o due ettari di terreno, che consentirebbe però di ridurre lo scarico a mare.
Noi chiediamo complessivamente di passare oltre le dichiarazioni di intento che non trovano poi rispondenza. Peraltro, sono temi presi in considerazione non solo dal Parlamento ma anche dalle task force: uno dei pilastri individuati dalla strategia 2020-2022 della task force guidata da Colao è quello dell'ambiente; a noi sembra però che ci sia qualche discrepanza fra alcune posizioni assunte all'interno di quel documento e quelle che si ritrovano nelle mozioni qui presentate e nelle dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo.
Avviandomi alla conclusione, dico questo perché tutti, qualora dovessimo attenerci alle dichiarazioni e non passare ai fatti concreti, saremmo chiamati a risponderne fra qualche mese e anno e Dio non voglia che dovessimo trovarci ad arrampicarci sugli specchi - o peggio sul plexiglas - delle contraddizioni ideologiche che troppo spesso si riscontrano in materia ambientale (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.
NUGNES (Misto-LeU). Signor Presidente, la mozione n. 194 (testo 3) arriva in ritardo: il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sull'emergenza climatica lo scorso a novembre a Strasburgo in vista della Conferenza Cop 25 di Madrid e a dicembre la Camera dei deputati ha dichiarato finalmente l'emergenza climatica, a distanza di sei mesi dal rifiuto del Senato, con il precedente Governo, di votare la dichiarazione.
Il Parlamento europeo chiedeva la Commissione che le proposte legislative e di bilancio fossero pienamente in linea con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi e di arrivare a zero emissioni di gas serra entro il 2050. Purtroppo però anche la Cop 25 ha rinviato quasi tutto alla Cop 26 del novembre prossimo, sperando che i nuovi eventi abbiano meglio predisposto i partecipanti.
Noi siamo stati fermati dal Covid-19; per questo siamo in un bel ritardo. Tuttavia, l'emergenza sanitaria che ci ha rallentato ha rappresentato anche un sicuro assist a questa urgenza: ha messo al centro la necessità di prendere atto e di dichiarare non più rinviabile la messa in campo di azioni, oltre alle parole e agli impegni privi di azioni conseguenti. Il Covid-19 ci ha messo dinanzi agli occhi un'altra evidenza. Oltre l'emergenza ambientale e climatica, che sovverte e crea fenomeni metereologici estremi (alluvioni, siccità, ondate di calore, l'innalzamento del livello del mare che inabissa terre, che affonda Venezia e tutto il Nord-Est); oltre l'impatto sociale ed economico che causa immigrazione - è stato calcolato che, se non ci saranno provvedimenti efficaci, 143 milioni di persone saranno costrette a lasciare le loro terre entro il 2050 - oltre gli effetti diretti sulla salute, quelli causati dal monossido di carbonio, dal particolato sottile e dalle diossine che hanno causato solo in Italia oltre 80.000 morti premature nel 2013: oltre tutto questo la pandemia ci ha insegnato che esiste anche una correlazione tra inquinamento, cambiamenti climatici e diffusione di nuovi virus mutanti, aggressivi, capaci come non mai di fare il salto di specie e di passare dagli animali, privati dei loro habitat (le foreste), ma anche trasportati in mercati da una parte all'altra del mondo, all'uomo; un uomo indebolito dagli inquinanti e dallo stile di vita, esposto a infiammazioni croniche dell'apparato respiratorio.
Sembra tutto molto chiaro e semplice, evidente. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ci dice che abbiamo pochi anni per invertire questo ciclo, altrimenti non ci sarà più tempo e non ci sarà più modo.
Eppure, è così difficile imporre condizioni ai Paesi europei e sembra sempre più difficile vedere in atto azioni concrete anche da parte del nostro Governo, che pure continua a prendere impegni sulla carta, in Europa e a livello nazionale, che però non si concretizzano se non in azioni isolate, fuori da un piano programmatico unitario.
Eppure, non si può parlare di economia e di costi perché i costi ambientali sono altissimi e sono noti; si valuta che in Italia - per fare solo un esempio - si siano spesi negli ultimi trenta anni 5 miliardi di progettazione di opere per la prevenzione del rischio idrologico e oltre 20 miliardi, nello stesso lasso di tempo, per riparare i danni. Quindi, è una questione non economica, ma di chi paga cosa.
In Europa nel 2018 sono stati registrati 113 eventi calamitosi che hanno causato 16 miliardi di euro di perdite, oltre molti morti.
Gli impegni del Governo sulla carta ci sono. Al punto 7 del programma di Governo è prevista la realizzazione del green new deal, che comporterebbe un vero cambio di paradigma, un vero piano Marshall dell'ambiente, che non può limitarsi a incentivi sulle bici e a ecobonus fino alla fine del 2021. Occorre decarbonizzare, attivando finalmente il tavolo sui sussidi ambientalmente dannosi (SAD). Per tale sussidi spendiamo ogni anno 16 miliardi. Sul punto il Governo ha già preso un impegno con il Parlamento, ma bisogna anche rivedere il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), con obiettivi più ambiziosi anche nella fase di transizione, abbandonando l'idea di fare tale fase con il gas, perché sappiamo i danni che provoca, rivedendo quindi con la ricerca anche sistemi come quello dell'idrogeno, che non deve essere usato più solo come vettore.
Occorre uno stop al consumo di suolo, che pesa sui costi ambientali per il 25 per cento, e bisogna ripristinare gli habitat delle reti idrogeologiche, che pesano per il 24 per cento. Ci vogliono un grande piano di riforestazione e un massiccio investimento pubblico sul trasporto pubblico sostenibile. Bisogna inserire altresì in Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile.
Stiamo perdendo grandi occasioni, Ministro; lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo in questo momento con il recepimento del pacchetto dell'economia circolare. Stiamo perdendo un treno per quanto riguarda - per esempio - la responsabilità estesa del produttore, perché è da lì che parte la vera economia circolare.
Lo stiamo facendo anche noi in Parlamento che da due anni stiamo discutendo una legge sul suolo che non va avanti, anche perché il Governo continuamente si inserisce con modifiche a norme sull'edilizia con decreti. E intanto preme - come ci siamo detti anche giovedì scorso - sul nostro collo un decreto semplificazioni che non credo andrà nella direzione auspicata. Servirebbe una programmazione economico-industriale per i prossimi dieci anni per un rilancio del nostro sistema Paese ai fini di una riconversione ecologica, sulla base della quale definire i settori strategici per l'Italia, che non c'è nel decreto specifico e che non si evince, certo, dal documento degli Stati generali dell'economia della task force di Colao, dove ambiente è uguale a infrastrutture. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (FIBP-UDC). Signor Ministro, le mozioni di oggi trattano un tema molto interessante per la Sardegna, che è quello dell'energia. Come ha già detto il collega Berutti e diranno la collega Gallone e altri che interverranno, alla Sardegna sta particolarmente a cuore il problema energetico, avendo due supercentrali a carbone di cui vorremmo disfarci.
So che all'interno delle mozioni c'è anche una considerazione per quanto riguarda la trasformazione della produzione energetica dalle energie alternative, ma probabilmente anche dal metanodotto che si dovrebbe realizzare in Sardegna.
Questo tema ci sta particolarmente a cuore per i suoi riflessi ambientali ed economici: la Sardegna paga 400 milioni all'anno per la produzione energetica, rispetto a quelle che sono le tariffe nazionali, in quanto, non essendoci continuità energetica, noi abbiamo una regolazione che non parte da ARERA, ma che deriva dai costi per l'energia del gestore locale della rete. Siamo particolarmente interessati all'aspetto ambientale di Porto Torres e del Sulcis, ma anche agli aspetti economici collegati al tema dell'energia in Sardegna.
Ringrazio per questo breve intervento e chiederei al Governo un impegno, laddove fosse possibile, perché la situazione sarda trovi uno sbocco felice per la produzione di energia e per i relativi costi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà.
COLTORTI (M5S). Cari colleghi, la comunità scientifica ha da tempo evidenziato l'importanza e l'intensità dei cambiamenti climatici, ma purtroppo c'è ancora oggi chi nega questa evidenza, portando a supporto il fatto che il clima è cambiato attraverso le ere geologiche e ci sono sempre state oscillazioni climatiche. Molte persone aderiscono all'idea dei cambiamenti climatici perché colpite dall'aumento dei fenomeni estremi che colpiscono le nostre città. Le evidenze principali giungono però dagli studi sulle calotte polari, dove i gas serra intrappolati nelle bolle d'aria all'interno del ghiaccio mostrano quantità di anidride carbonica e metano mai raggiunte negli ultimi 700.000 anni.
Questo processo ha subito un'accelerazione enorme con l'era industriale, sino ai giorni nostri. È uno dei più importanti goal da raggiungere, ma anche uno dei più difficili, perché le variabili in gioco sono numerose e riguardano non solamente i singoli Stati, ma l'interno pianeta. Ogni Stato deve fare la sua parte. Ma come possono gli Stati che già hanno una ricchezza pro capite elevata chiedere ai Paesi in via di sviluppo di interrompere la propria crescita? Non parlo solamente dei Paesi del terzo mondo. Sino a venti anni fa la stessa Cina o l'India erano Paesi in via di sviluppo, a cui i Paesi cosiddetti sviluppati portavano aiuti. La Cina, l'India e tanti altri Paesi hanno velocità estremamente differenziate e al loro interno milioni di persone vivono ancora in condizioni di arretratezza e aspirano a migliorare il proprio standard di vita. È impossibile negare queste prerogative dopo che i Paesi occidentali hanno avuto per decenni uno sviluppo sfrenato e continuano ad averlo. Purtroppo, tra i Paesi che non intendono intervenire ci sono anche quelli con un'economia avanzata, come ad esempio gli Stati Uniti; intraprendere iniziative che riducano gli effetti significa cambiare il modello di sviluppo industriale e ciò comporta costi elevati.
Per contrastare il cambiamento climatico sarebbe necessario un cambiamento culturale: dovremmo ricordare ad ogni istante che il pianeta è interconnesso e quello che facciamo in un luogo si ripercuote ovunque. L'inquinamento della Pianura padana, per esempio, viene portato dal vento verso sud, come gli incendi conseguenti alla distruzione della foresta equatoriale, che inducono un aumento della temperatura del pianeta non solo con la combustione, ma anche con la variazione dell'albedo. Il disboscamento ha indotto la formazione dei deserti, inesistenti fino a 8.000 anni fa, e cioè prima dell'avvento dell'economia agricola e pastorale. Negli ultimi decenni il neoliberismo ha dettato le regole dello sviluppo, che si è quasi sempre manifestato con perdita di beni comuni. Il profitto del singolo non ha avuto freni ed è stato auspicato come soluzione dei problemi economici. Mai come ora dobbiamo essere consapevoli che il disboscamento di aree immense di foresta - come sta avvenendo in larga parte del mondo per realizzare monocolture, spesso dirette del singole multinazionali - oltre che distruggere interi ecosistemi, ha conseguenze letali per la resilienza dell'intero pianeta. E nuovamente, in questi interventi, l'economia neoliberista ha una responsabilità immensa.
Dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un compito enorme e ben fanno le giovani generazioni a ricordarci di iniziare a preoccuparci dei cambiamenti climatici.
Si deve intervenire in maniera diffusa con decisione e rapidità. Il rischio principale è lo scioglimento delle calotte glaciali, con un aumento del livello medio dei mari di decine di centimetri nell'arco di una vita umana. Città patrimonio dell'umanità come Venezia e tante altre città costiere, tesoro dell'umanità, verranno sommerse e distrutte. L'altro rischio elevatissimo è quello dell'aumento, ancora più ingente, dei fenomeni idrometeorologici estremi, con conseguenze enormi per le nostre città e reti infrastrutturali. Ci sono poi tante perdite che non sono secondarie, come il deterioramento della qualità dell'aria, dell'acqua, dei fiumi e dei mari.
Siamo dunque chiamati a intervenire su due livelli. Occorre anzitutto un intervento a lungo termine per rallentare l'aumento medio della temperatura, il quale prevede l'abbandono il prima possibile di energie fossili a favore delle rinnovabili. A tal proposito, sono felice di appartenere a un Gruppo politico che sta portando avanti politiche mai viste prima in questa direzione. Spero che il rapido sviluppo delle tecnologie permetterà di abbattere le emissioni che influiscono sui cambiamenti climatici a lungo termine, anche se vorrei fossimo tutti consapevoli che i tempi a disposizione sono estremamente ridotti.
Per mitigare gli effetti degli eventi estremi dobbiamo però operare capillarmente sul territorio, intervenendo sulla vulnerabilità delle strutture del costruito. Dobbiamo evitare di commettere gli errori del passato ma, dato che molti errori sono stati compiuti, purtroppo dovremo continuare a registrare per decenni eventi catastrofici associati a eventi estremi. (Richiami del Presidente).
Dato che il tempo a mia disposizione è scarso (mi sono dilungato), passo alla parte più importante. Abbiamo costruito ponti sottodimensionati, la cui sezione è facilmente occlusa da un albero. In sostanza, viviamo in un territorio fragile in cui dovremmo rivedere il costruito nella prospettiva che si verificheranno eventi eccezionali. Da questo punto di vista, non dovremmo sperperare denaro pubblico per opere faraoniche di dubbio risultato, ma concentrarci sul rendere resiliente il nostro territorio, intervenendo capillarmente. (Applausi). Dovremmo inoltre cambiare leggi, spesso regionali, che determinano un aumento del rischio. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatore Coltorti, la invito a concludere. Sta parlando da sette minuti, nonostante il tempo a sua disposizione fosse di cinque minuti.
COLTORTI (M5S). Sì, signor Presidente.
Vogliamo frenare il cambiamento climatico? Iniziamo da noi stessi: smettiamo di sprecare e iniziamo a dare importanza all'essere, piuttosto che all'avere. Qualcuno potrebbe osservare che sul consumo di sempre maggiori quantità di beni è basato il nostro sviluppo economico. Purtroppo è vero. Le persone devono essere consapevoli che la maggior parte di quello che viene prodotto comporta l'aumento di energia e la liberazione, in un modo o nell'altro, di calore.
Dobbiamo lavorare meno, per avere più tempo per vivere la propria vita e occuparsi della propria felicità e di quella altrui; lavorare tutti, diminuendo l'assurdo divario tra chi ha tutto in estrema abbondanza e chi non arriva a fine mese. Vogliamo combattere il cambiamento climatico? Torniamo a rendere attuale lo slogan «Lavorare meno, lavorare tutti»; lavorare per la felicità e la gioia di tutti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà.
NASTRI (FdI). Signor Presidente, l'esame delle mozioni in materia ambientale cade a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell'ambiente, un evento simbolico che dà ancora maggiore solennità a quanto diremo oggi in quest'Aula.
Signor Ministro, in quella Giornata l'attenzione si è focalizzata soprattutto sulla biodiversità, cioè sulla ricchezza dell'ambiente che ci circonda. Proteggere e ripristinare la biodiversità vuol dire valorizzare la vita e l'equilibrio nelle sue varie forme. Per la nostra società compromettere la ricchezza della diversità biologica significa aumentare anche le probabilità che i cambiamenti ambientali si abbattano su di noi come una calamità. Tuttavia, il venir meno di questa diversità ci espone anche al rischio di rendere più incerta la stessa coscienza scientifica che abbiamo del mondo nel quale viviamo.
Dinanzi all'epidemia che ci ha colpiti la ricerca, la scienza e la cultura scientifica rappresentano strumenti ineludibili, di cui sicuramente non possiamo fare a meno. È bene ricordare che sono questi, insieme alle politiche lungimiranti, gli unici strumenti che potranno consentirci di guardare al futuro con una certa fiducia.
Le recenti drammatiche vicende che - come dicevo prima - hanno riguardato il nostro pianeta, non ultima la vicenda legata al Covid-19, ci impongono di riflettere sul modello di sviluppo che in questi decenni abbiamo creato, ma anche sul legame imprescindibile che esiste tra l'equilibrio della natura e la nostra stessa sopravvivenza. In particolare, il Covid-19 può rappresentare l'occasione per ridisegnare il nostro stile di vita, ma per farlo chiaramente occorre un certo tipo di sensibilità da parte di tutti, anche e soprattutto da parte delle istituzioni.
Dobbiamo essere sempre più consapevoli che le nostre azioni e i modelli di produzione e di consumo impattano anche sul fronte dell'ecosistema e sull'adattamento ai cambiamenti. Pensiamo per un attimo se fosse vera la teoria secondo la quale la diffusione del Covid-19 è legata ai livelli di inquinamento: ci troveremmo dinanzi ad una drammatica consequenzialità tra lo sviluppo industriale e gli effetti prodotti sull'ambiente e capiremmo quanto le nostre scelte riguardanti il modello produttivo possano ripercuotersi sull'ecosistema e, di conseguenza, sulla nostra vita e su noi stessi. Come ho detto, ancora non ci sono conferme scientifiche di questa tesi, ma soltanto immaginare che possa avere un piccolo fondamento ci impone di riflettere con attenzione sulle scelte che da qui in poi adotteremo e anche sulla drammaticità del momento che purtroppo stiamo vivendo. Questo è ancor più vero se pensiamo che in questi mesi saremo posti dinanzi alla necessità di scegliere la via migliore per uscire dalla crisi economica seguita all'emergenza sanitaria che il Paese ha vissuto, sta vivendo e purtroppo vivrà ancora nei prossimi mesi.
Dobbiamo prendere atto che si è aperta nel Paese una riflessione importante e le scelte devono riguardare chiaramente un periodo medio-lungo per la ripartenza dell'Italia e questo significa anche assumere un esplicito impegno per orientare il modello di crescita attraverso la sostenibilità e verso politiche capaci di riarmonizzare il nostro sistema economico con l'ambiente, per ricreare, Ministro, una sinergia tra la parte economica e quella dell'ambiente.
In questi giorni si susseguono appunto notizie e dichiarazioni da parte del Governo su quello che andrete a fare nei prossimi giorni e quindi sugli Stati generali dell'economia. Sento l'obbligo di sottolineare a questo punto che il Governo non può e non deve dimenticare l'ambiente nelle scelte che saranno fatte nei prossimi giorni e di rivolgere un appello affinché si punti ad immaginare un modello di sviluppo sostenibile. Bisognerà anche capire - ma questo dipenderà molto, Ministro, anche dalla sua forza - quali risorse saranno dedicate al tema dell'ambiente e ci auguriamo chiaramente che non sia un obiettivo di secondo piano, ma di primissimo piano.
Al Governo spetta quindi l'obbligo di chiarire quante e quali risorse saranno destinate all'ambiente e in che modo i progetti e i programmi di rilancio saranno ecosostenibili e capaci di armonizzare le esigenze della nostra economia, che deve ritornare a crescere in sintonia e nel pieno rispetto dell'ambiente. Mi auguro che questo Esecutivo sia capace, in tema di ambientalismo, di fare di più e soprattutto, Ministro, di osare di più rispetto a quanto è stato fatto finora. È chiaro che se la vostra risposta è la plastic tax, le diciamo subito chiaramente che non ci siamo.
Purtroppo, soprattutto a sinistra, si è preferito un approccio molto ideologico in questi anni per quello che riguarda l'ambiente e anche sulla visione dell'ambientalismo come sviluppo; un monopolio delle tematiche ambientaliste che non ha fatto bene allo stesso ambientalismo, ma lo ha fatto diventare terreno di confronto politico-elettorale. L'ambiente è un tema che riguarda tutti e non può esservi un approccio di una o dell'altra parte politica, ma deve avere il contributo di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.
Il Gruppo Fratelli d'Italia su questo punto intende dire la propria. Perciò bisogna avere il coraggio, come dicevo in precedenza, di innovarsi, di sviluppare idee e progetti in sintonia con l'ambiente, che consentano di realizzare sistemi di produzione ecosostenibili e moderni. Questo perché deve essere chiaro che la difesa dell'ambiente non può e non deve essere vista come contraria allo sviluppo e vorremmo che il Governo fosse chiaro anche sugli obiettivi in termini ambientali, che il piano Colao ha fissato. È apprezzabile che la task force abbia dedicato una parte del piano allo «Sblocco e accelerazione investimenti operatori del settore energetico» e all'«Economia circolare di impresa», ma temiamo che questi siano purtroppo - speriamo di no, ma sarà soltanto il tempo a dimostrarlo - soltanto capitoli o paragrafi, buoni per fare qualche comunicato stampa o per qualche lancio di agenzia. Crediamo invece che il Governo, nel momento in cui si è impegnato nel delineare una strategia di rilancio e sviluppo di questo tipo, non la possa relegare a una posizione di secondo piano.
Quindi - ripeto - che l'ambiente deve essere messo in primo piano e non in secondo piano. Vanno fatte delle scelte forti e serie, ma non ideologiche, che, come dicevo in precedenza, vanno prese con il contributo di tutte le forze politiche. La sfida che ci troviamo oggi davanti è perciò quella di individuare una via allo sviluppo, che non sia in contrasto con l'ambiente e la sua tutela. Soltanto ponendo la tutela dell'ambiente al vertice della nostra scala di priorità riusciremo a dare anche una maggior forza al nostro programma, soprattutto per quello che riguarda il rilancio economico. Signor Ministro, attivare delle politiche ambientali significa parlare anche di occupazione, di lavoro, di opportunità e di sviluppo. In Italia, attraverso la leva dell'economia sostenibile, puntando sulla messa in sicurezza delle infrastrutture nei territori minacciati da rischi idrologici e cambiamenti climatici, è possibile creare le condizioni per far crescere l'occupazione, coniugando così la ripresa economica alla tutela delle risorse naturali. Il Gruppo Fratelli d'Italia è convinto che non si possa essere dei patrioti, senza essere anche difensori della natura e dell'ambiente. Questo perché patria, terra dei padri, e ambiente sono parole molto vicine e noi rivendichiamo chiaramente e con grande forza la nostra identità.
Concludo, signor Presidente, dicendo che, a nostro avviso, è fondamentale si coniughino sviluppo e rispetto dell'ecosistema: da questo dipenderà non soltanto il futuro della nostra economia, ma anche quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Signor Ministro, è tempo che ambientalismo ed economia camminino insieme, che non siano due cose separate e che non vengano visti solo in maniera ideologica. Dunque bisogna mettere da parte quello che fino a oggi è stato purtroppo un principio negativo soprattutto del centrosinistra. Noi ci siamo e ci auguriamo che anche le altre forze politiche siano all'altezza di questo compito. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà.
BUCCARELLA (Misto). Signor Presidente, voglio provare a spendere i tre minuti a mia disposizione cercando di richiamare l'attenzione dei colleghi, nonché del Ministro presente, per esprimere innanzitutto il mio personale apprezzamento per la mozione presentata dalla maggioranza, che tocca molti punti assolutamente condivisibili, tra cui mi piace ricordare il settimo punto della parte dispositiva, che parla della necessità della progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi: speriamo si tratti di un'iniziativa che possa svolgersi nel tempo più breve possibile, compatibilmente con le esigenze produttive del Paese.
C'è solamente una piccolo appunto, se così si può dire, che mi sentirei di fare in tutta coscienza a questa mozione, ovvero l'assenza di due elementi che, secondo me, sono preponderanti e di estrema attualità. Avrei aggiunto, se fosse stato nella mia disponibilità, un riferimento esplicito all'idrogeno rinnovabile, ovvero l'idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili, come strumento - come vettore energetico, nel caso di specie - che, nell'ambito degli impegni governativi può aiutare - e lo farà comunque, senz'altro - a realizzare gli obiettivi indicati negli impegni che il Parlamento comunica al Governo, e alle comunità energetiche.
Questi punti, signor Ministro, penso che siano di particolare rilevanza. Lei saprà benissimo e sappiamo tutti, in realtà, che di idrogeno si parla in tema di mobilità e di altri utilizzi da molto tempo, da decenni. La novità è che lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo delle economie di scala in ambito planetario che stanno avendo luogo nell'ultimissimo periodo stanno rendendo realizzate, non già più realizzabili, infrastrutture e mezzi di mobilità terrestre e navale e sappiamo che in Svizzera ciò avviene anche nei procedimenti industriali, come ad esempio in quelli siderurgici. Abbiamo visto anche che Timmermans ha invitato a tracciare un percorso che porti Taranto ad una decarbonizzazione attraverso l'utilizzo dell'idrogeno rinnovabile.
Non avendo il tempo di poter esprimere un concetto pienamente formulato, faccio una piccola rassegna stampa. Oggi, 9 giugno, la testata tedesca «Handelsblatt» annuncia che domani, 10 giugno, il Governo federale tedesco annuncerà il piano nazionale dell'idrogeno. Io dico - e su questo penso che dovremmo trovare un'unità di intenti veramente al di là di ogni colorazione politica e appartenenza di maggioranza o di opposizione - che è il momento che l'Italia capisca che investire in ricerca, sviluppo e produzione di elettrolizzatori, cioè gli strumenti che separano l'elemento idrogeno dall'acqua e di celle a combustibile, le fuel cell, che traducono l'idrogeno immagazzinato in energia elettrica e producono come scarto l'acqua, è una necessità impellente che ha a che fare con lo sviluppo economico, con la geopolitica, con il riuscire a staccarsi veramente dalle dipendenze dalle fonti fossili, del petrolio, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e delle guerre, di un ambiente migliore. (Applausi). Non c'è un motivo, se non quello di magari legittimi interessi delle lobby, che debba o possa contrastare questo e mi auguro che questo Governo vada in questo senso, avendo già dimostrato certamente sensibilità in questo senso, ad esempio con l'articolo 42-bis del mille proroghe, che apre alle comunità energetiche. Ringrazio sin da ora il senatore Girotto, che so che interverrà dopo di me, perché è uno dei colleghi che per anni hanno condotto battaglie su questi temi che stanno diventando realtà. Il super ecobonus del 110 per cento è una misura storica, che non ha eguali. Vi prego, per il futuro di tutti noi e di questo Paese, di concentrare l'attenzione e le risorse anche sull'utilizzo di questi due elementi. Da senatore che non conta nulla, in un Gruppo senza appartenenza particolare, vi invito a individuare le risposte che sono già intorno a noi. Mille camion Hyundai a idrogeno rinnovabile stanno per invadere, per così dire, la Svizzera. L'idrogeno dobbiamo crearlo con l'utilizzo delle fonti rinnovabili. L'Italia è favorita rispetto alla Germania, alla Svezia e all'Austria perché abbiamo - lo sappiamo tutti - almeno la fortuna di poter avere le risorse dirette e indirette che ci dà il sole. Utilizziamo queste risorse, impegniamoci perché una via di raggiungimento degli obiettivi economici e di contrasto ai cambiamenti climatici e di maggiore giustizia sociale sta nell'idrogeno rinnovabile e nella comunità energetica. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina. Ne ha facoltà.
MESSINA Assuntela (PD). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, già lo scorso anno quest'Assemblea discuteva le mozioni sulle azioni da intraprendere per contrastare il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici. Oggi, a distanza di un anno, è necessario riconsiderare quella discussione e le determinazioni che ne sono seguite, anche alla luce dei vasti e gravi avvenimenti occorsi. Viviamo infatti un'epoca straordinaria di crisi larghe e profonde, un tempo in cui alle questioni strutturali che preoccupano la società umana, come appunto l'urgenza del contrasto ai cambiamenti climatici, si affiancano anche inquietudini contingenti altrettanto allarmanti. L'inaspettata e trasversale emergenza sanitaria che ha mutato radicalmente la prospettiva, ponendo in primo piano lo snodo tra la mutazione antropologica indotta dal coronavirus e il ruolo delle politiche pubbliche. Credo commetteremmo un errore se trascurassimo, tra le cause di questa pandemia, anche un elemento molto importante: la rottura dell'equilibrio fra le specie animali e l'ambiente naturale.
Una rottura che annovera, fra le sue cause, l'antropizzazione incontrollata e lo sviluppo quantitativo (purtroppo, a volte solo quantitativo e non qualitativo) del paradigma industriale.
L'impellenza di arginare gli effetti più dannosi della crisi epidemiologica e dei derivanti riflessi economici in termini di crescita e di occupazione incrocia strutturalmente la serietà e l'attualità della crisi climatica. Il contrasto al cambiamento climatico entra, allora, a pieno titolo nelle azioni volte a prevenire i rischi di nuove pandemie.
Una sequenza ben presente nella grande banca dati della storia ci ricorda come entri in scena anche la dinamica collettiva di fronte ad ogni cambiamento epocale. Per dirla con Jared Diamond, alle grandi sfide sopravvivono solo le civiltà che sono in grado di superare le inerzie degli interessi più radicati, cambiando anche per tempo le gerarchie di valore.
Signor Ministro, mi rivolgo a lei, ovviamente, al Governo e a tutti noi che collaboriamo, nel dire che si tratta di cogliere e di risolvere la connessione tra l'imminenza di un'azione decisiva per contrastare l'emergenza climatica e le giuste e pressanti risposte alle difficoltà economiche e sociali che ci aspettano anche nei prossimi mesi. Ed è più che mai opportuno allargare lo sguardo e pensare alla ricostruzione economica come all'occasione migliore per una "rivoluzione verde".
L'opportunità per cambiare alla radice è questa ed è questa la nostra occasione per vivere nuovamente una nuova stagione, che coniughi soprattutto sviluppo e rispetto per l'ambiente e per le biodiversità, tendenze confermate anche nella nuova strategia per la biodiversità 2030. Dobbiamo, insieme, rielaborare e attraversare questo passaggio come occasione e ripartire da un'economia, ripensandola alla luce di una sua conversione ecologica.
È, dunque, fondamentale il nostro impegno per orientare anche l'azione europea e globale verso un approccio sistemico e integrato, che contempli, al tempo stesso la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica, l'investimento massiccio nelle politiche economiche ambientali in materia di trasporti, consumi, fisco, produzione di energie rinnovabili ed uso efficiente e responsabile delle risorse disponibili.
Ovviamente, vi è un orientamento chiaro, da parte della Commissione europea e della presidente von der Leyen, che si è impegnata a richiamare la centralità dell'ambiente e della questione climatica, per fare proprio dell'Europa il primo Continente a emissioni zero entro il 2050. Un impegno che ha trovato il primo rilevante riscontro con la presentazione del green deal il 14 gennaio scorso, un piano imponente e importante, volto a finanziare la transizione nei prossimi anni verso la neutralità climatica e poi a mettere in campo azioni mirate per promuovere l'uso efficiente delle risorse e stimolare il passaggio ad una economia circolare, che tuteli la biodiversità e riduca l'inquinamento, investendo in tecnologie rispettose dell'ambiente e sostenendo l'industria nell'innovazione.
L'Unione europea, quindi, si è mostrata attenta a convogliare gli investimenti pubblici e i fondi privati, per un totale di almeno 1.000 miliardi; a introdurre il meccanismo per una transizione giusta, per mobilitare almeno 100 miliardi nel periodo 2021-2027 e attenuare così l'impatto socio-economico della transizione all'economia verde.
È stato presentato anche l'altro strumento importante, il Next generation. Ovviamente, sono tutte misure importanti, che trovano anche spazio e che mettono a fuoco l'importante transizione all'economia green e all'economia digitale, sia nel sostegno agli Stati per investimenti e riforme, ma anche nel sostegno agli investimenti privati, che interesserà le imprese, ovviamente in difficoltà a causa del lockdown, per aiutarle anche nella loro produzione.
A fianco dell'azione europea, è stato ed è importante e decisivo l'apporto del Governo nazionale. Con l'approvazione di questa mozione, ribadiamo un punto politico essenziale: la consapevolezza di una necessaria inversione di tendenza, coniugata alla volontà di mettere in campo le strategie certe per una ripresa resiliente, sostenibile, generativa, che individui nell'ecologia integrale il quadro di senso da cui far partire le nostre scelte. L'ecologia integrale è anche un elemento culturale fondamentale. Si fonda sulla visione comune ed esige un effettivo e verificabile passaggio da una società competitiva a una società effettivamente ed efficacemente comunitaria, che superi la mera competizione, assumendo fino in fondo il modello della cooperazione, in una idea di lotta alle diseguaglianze, che sono incompatibili con la ripresa.
Il green new deal, al centro dell'azione del nostro Governo, è la vera e unica strada per costruire società ed economie più resilienti, capaci di conciliare creazione di valore economico, lavoro, salute, sostenibilità ambientale e ridurre anche l'esposizione del nostro sistema produttivo a nuovi rischi e fragilità.
A questo punto mi sembra opportuno sottolineare un altro aspetto: la finanza sostenibile con investimenti sostenibili sarà un attore chiave per il rilancio della crescita economica, ed obbliga tutti noi a un ripensamento e a una coraggiosa riforma anche della fiscalità, pensando a una fiscalità compensativa, declinata non solo sulla capacità reddituale, ma anche su quella di inquinare meno.
Lo stesso mondo delle imprese sta governando il passaggio dei propri bilanci, immaginando il bilancio sostenibile come evoluzione del bilancio sociale. Un approccio realmente ecologico è sempre un approccio sociale proprio perché supera le differenze, ed è indispensabile motore in un momento come quello che stiamo attraversando, in cui la cultura del bene comune è in difficoltà, necessita di un dialogo ampio per raggiungere obiettivi sintetici e condivisi. L'obbligo, allora, è quello di promuovere un rapido e profondo riequilibrio di valori, necessario a risolvere la sfida che è davanti a noi.
Ovviamente le grandi sfide impongono grandi scelte, ma il nostro Paese, l'Italia, anche attraverso questa mozione, può rivestire un ruolo di leader nel grande processo di cambiamento che il pianeta e i cittadini ci chiedono di attuare.
Abbiamo l'occasione di dar vita a un'età nuova, a una nuova relazione etica tra uomo e natura.
Futuro, tempo, equilibrio sociale, sviluppo sostenibile, solidarietà: sono moltiplicatori in grado di coniugare tutti gli aspetti del benessere; ognuno di noi deve trasformarsi in una comunità energetica. Ognuno di noi deve essere democrazia energetica, realizzando l'approdo a una welfare society che, anche grazie alla trasparenza, elimini le asimmetrie e rivaluti la cifra del dovere, e tra i doveri quello di aiutare e sostenere gli altri, nel rispetto della prossimità e della sostenibilità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papatheu. Ne ha facoltà.
PAPATHEU (FI-BP). Signor Presidente, cari colleghi, dall'Accordo di Parigi del 2015 in poi le politiche ambientali clima ed energia hanno avuto una svolta più o meno in tutto il mondo, e anche l'Italia ha dovuto fare la sua parte.
La decisione presa alla Conferenza sul clima Cop 21 di contenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto del 2 per cento, addirittura prevedendo anche il limite dell'aumento all'1,5 per cento ha naturalmente inciso anche sulle politiche ambientali di questo Paese. Si è voluto mettere in pratica questo Accordo con piani di mitigazione che ci hanno portato a ridurre ancora le emissioni, e che lei stesso, Ministro, ci ha illustrato quando si è insediato venendo in Commissione e affascinandoci con gli obiettivi del suo programma politico.
Oggi, però, rispetto a tutti questi che sono impegni gravosi, sono costretta a chiedere forse una maggiore presa di coscienza e la consapevolezza del fatto che oggi non possiamo più perseguire questi obiettivi così ambiziosi perché abbiamo mezzo milione di disoccupati in Italia a causa del Covid. Quindi, l'ulteriore impegno da parte del Governo italiano nelle politiche ambientali non può prescindere dal dare nuovamente occupazione e sostegno alle imprese che dichiarano di aver perso 420.000 posti.
Noi queste direttive europee le abbiamo adottate finora; abbiamo anche subito un appesantimento delle autorizzazioni e su questo vi racconto un piccolo aneddoto. Un certo Miccichè, un mio amico palermitano a voi tutti noto, in due anni ha dovuto chiedere 23 autorizzazioni per avere un impianto fotovoltaico a casa sua per poi non avere nessun controllo nei cinque anni successivi.
Mi chiedo oggi se il coraggio che lei ha dichiarato di voler avere nel suo mandato come Ministro lo impegnerà ancora di più per snellire la burocrazia del Paese perché dalla sburocratizzazione scaturirebbe un'accelerazione del PIL nazionale. Le richieste continue di timbri, infatti, in Italia e in Sicilia hanno appesantito le procedure. Ministro, negli altri Paesi le autorizzazioni vengono rilasciate a vista e, quindi, non capisco perché l'Italia non possa adottare lo stesso metodo.
Possiamo onorare molti impegni sicuramente, ma a patto che questi non penalizzino la nostra economia, che si garantisca il mantenimento dei posti lavori e il ripristino di quelli persi durante l'emergenza pandemica che ha avuto ripercussioni su ogni decisione.
Colleghi, gli obiettivi di riduzione europea del 2030 sono importanti, ma prima di tutto devono venire la crescita economica, la salvaguardia della ricchezza del Paese e del lavoro della gente. La transizione richiesta dagli obiettivi che ci attendono tra dieci anni (riduzione del 40 per cento delle emissioni, 32 per cento di consumi energetici da rinnovabili, 32,5 per cento di miglioramento dell'efficienza energetica) ha un costo economico, fiscale e sociale pesante che non possiamo scaricare oggi sulle nostre imprese. La strategia di lungo termine, tra l'altro, persegue la neutralità emissiva nel 2050, cioè l'azzeramento delle emissioni al netto degli assorbimenti. Si tratta di una strategia ambiziosa che può tornare alla nostra portata solo se l'Italia non si impoverisce ulteriormente. Ogni Paese ha modificato le proprie strategie e, quindi, con essa dovrà modificare necessariamente i sistemi produttivi.
L'Italia ha già raggiunto e persino superato alcuni obiettivi, mentre altri in questo momento storico di crisi economica deve raggiungerli necessariamente con prudenza. I costi della transizione sono notevoli e in questa fase riguardano milioni di posti di lavoro e un intero assetto produttivo e sociale. In questo momento ci chiediamo, per esempio, se abbia senso spingere l'acceleratore sulla chiusura delle centrali termiche a carbone, peraltro in territori isolati dalla rete nazionale. Certamente ha senso spingere sugli investimenti verso sistemi di produzione di energia più pulita perché creano impresa e attivano posti di lavoro diretti e indotti, ma valutando attentamente costi e benefici immediati. Le risorse di oggi non possono essere distolte dall'obiettivo principale e prioritario che deve essere ricucire completamente il tessuto sociale del nostro Paese. Per fare questo, bisogna essere sicuri che ogni scelta importante in materia ambientale non vada a penalizzare il ripristino delle condizioni preesistenti e la creazione di nuove opportunità. Quindi, anche la riduzione dei consumi di energia, che è sempre stato un punto auspicabile dagli ambientalisti, non è augurabile per i settori produttivi perché sono lo specchio di una crisi economica e di un'industria che non riesce a ripartire.
L'economia in questo momento ha bisogno di essere liberata e di meno vincoli, pur capendo bene che gli ambiziosi obiettivi ambientali prima o poi dovranno essere raggiunti. Lo status quo ante aveva già visto un Paese in difficoltà fino al 2019 con un calo del PIL vistoso. L'Italia aveva già rallentato a causa delle vostre ricette economiche che si sono dimostrate inefficaci. Quelle precedenti avevano messo al centro dell'azione politica un piano verde mal coniugato con il contesto industriale italiano. Le nuove ricette verdi di questo Governo si limitano a incentivare l'uso della bicicletta elettrica e del monopattino elettrico. Ministro, rimango basita. Non so come si siano potuti introdurre i monopattini elettrici. C'è già uno scempio e poi si tratta di un uso limitato. Non lo dico io perché ho visto città, come San Francisco, dove gli incidenti sono cresciuti del 222 per cento e i ricoveri del 315 per cento. Camminando per le strade di Roma già vediamo gente che gira in due su un monopattino. Li lasciano abbandonati dappertutto. (Applausi). Ma come si può prevedere un sistema del genere totalmente avulso da regole? Non sono previsti caschi, targhe o sanzioni per queste persone.
Ma come si può introdurre una misura, che avrebbe potuto essere anche efficace, senza che fosse accompagnata da una norma che in qualche modo responsabilizzasse i conducenti di monopattini, che finiranno tutti all'ospedale? Questo voi lo sapete benissimo, non ve lo devo certo dire io.
Tornando alla mozione, vi è stata ora la conferma che la regolazione e la tassazione hanno raggiunto veramente un livello alto e non si può decrescere. Mentre gli altri Paesi europei sono riusciti a uscire dalla morsa del lockdown, noi ci siamo ancora dentro e non abbiamo messo in campo le misure per far ripartire il Paese.
Dovendo concludere, chiedo di poter consegnare il testo integrale del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
PAPATHEU (FIBP-UDC). Vorrei però fare un ultimo richiamo alla vostra attenzione. Vi è la nuova idea di mettere i plexiglas nelle scuole, che naturalmente porterà un incentivo al consumo di plastica; quelle stesse plastiche che voi avete penalizzato, ad esempio, con la plastic tax. L'azienda della Coca-Cola, infatti, con quella misura si vedrà costretta, ancora una volta, a mettere alla porta i propri impiegati: sono stati già annunciati 150 esuberi, poi rimandati a gennaio, grazie all'intervento di Italia Viva, che si è espressa in questa direzione accogliendo le nostre preghiere.
Ministro, le chiedo veramente, al di là della sua storia, della sua cultura e del suo mandato (sono passati due anni), di impegnare il coraggio che lei ha avuto nella sua carriera professionale anche per incentivare le produzioni e tutto quello che può essere utile per questa economia, compresi i termovalorizzatori. Ci sono aziende bresciane che hanno costruito, ad esempio, a Copenaghen, sopra un termovalorizzatore, un impianto da sci; lei si rende conto? È diventato un'attrazione turistica quello che, invece, in Italia viene vietato. E noi dobbiamo sostenere i costi per il trasporto della spazzatura e di tutto quello che, invece, potremmo consumare e far diventare risorsa per il nostro Paese. Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà.
PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, Governo, colleghi, superata la soglia dei cinquant'anni mi sto convincendo che gli italiani siano i più grandi tifosi del mondo. Non tanto per qualità del tifo - perché francamente su quello non mi saprei esprimere - ma sicuramente per quantità di tifo non ci batte nessuno: noi tifiamo le squadre, come è giusto che sia, tifiamo i partiti politici - e questo forse è meno giusto - e arriviamo all'assurdo di tifare anche le posizioni ideologiche. Ripeto: l'assurdo di tifare le posizioni ideologiche. C'è chi è negazionista, che non prende minimamente in considerazione le argomentazioni della controparte, e chi invece è allarmista fino all'estremo e vede la fine del mondo dietro l'angolo. Non c'è mai una posizione intermedia.
Adesso parliamo dei cambiamenti climatici, come se fossero un fenomeno recente, mai verificatosi prima nella storia e che sta per sconvolgere gli equilibri della nostra Terra. Io ricordo, dai miei studi di tanto tempo fa (preferisco non ricordare quanto), che, quando fu scoperta la Groenlandia, fu chiamata Grönland (terra verde) appunto perché era rigogliosa, non era ghiacciata come potrebbe essere adesso. Quindi i cambiamenti climatici ci sono sempre stati.
Con questo non voglio dire che l'uomo non abbia un effetto patologico sul clima e non influisca sul clima: sappiamo benissimo che non è così. Ciò che voglio dire è che noi non dobbiamo prendere un effetto, che in piccola parte o in gran parte è determinato da una nostra azione, e reagire a quello arrivando a soluzioni estreme, che non hanno niente di scientifico, se non il fatto che, appunto, sono una reazione, spesso di pancia. Purtroppo infatti non arriviamo mai a programmare con anticipo, ma cerchiamo sempre di eliminare gli effetti di quello che abbiamo fatto. È una reazione di pancia, che la maggior parte delle volte si rivela inutile, qualche volta addirittura dannosa.
Voglio fare un esempio. Molti sostengono che, tra le principali cause di inquinamento mondiale, vi sia il trasporto veicolare. A fronte di quello che viene visto come uno dei maggiori problemi che causano alterazioni climatiche, si decide di intervenire per puntare all'obiettivo di riduzione delle polveri sottili.
Gli autoveicoli e l'autotrasporto determinano anche le emissioni di gas a effetto serra, ma tecnicamente non sono propriamente degli inquinanti, per cui ci si concentra principalmente sulle polveri sottili e sul particolato. Dunque, che cosa si fa? Si decide di andare ad intervenire per limitare la circolazione di chi si ritiene responsabile di queste emissioni.
Poi però arriva il Covid-19 e praticamente tutto il traffico per un periodo si interrompe e la conseguenza, che tutti conosciamo, è che a livello mondiale le emissioni inquinanti - e quindi l'inquinamento - mediamente si dimezzano. Tuttavia, se andiamo a vedere le rilevazioni del particolato e delle polveri sottili, non solo non si sono dimezzate, ma si sono ridotte solo del 10 per cento. Quando però a fine marzo c'è stata un'ondata di caldo determinata da venti africani, quindi con la presenza di molte polveri sottili trasportate dal vento, abbiamo raggiunto dei picchi massimi.
I fatti dunque - fatti che qualcuno cerca di interpretare a proprio favore - dimostrano che la situazione è esattamente quella opposta, ma noi che facciamo? Ideologicamente combattiamo la soluzione del trasporto a diesel, che è più efficiente e determina l'emissione di meno gas ad effetto serra, con un impatto sicuramente meno negativo sull'ambiente, per favorire soluzioni che hanno un impatto più pregiudizievole. La benzina, contro cui nessuno ha mai avviato una guerra ideologica come quella purtroppo portata avanti contro il diesel, inquina di più, ma questo argomento non viene mai considerato. Che facciamo allora? Cerchiamo di stimolare l'elettrico. Ricordo che il primo mercato mondiale per l'elettrico è quello cinese, dove oltre il 50 per cento della produzione di energia elettrica viene da fonti combustibili, da fonti fossili.
Quello che voglio evidenziare con questo è che noi non dobbiamo adottare delle misure spot, non dobbiamo cercare di fronteggiare le conseguenze, ma dobbiamo predisporre un piano, un progetto che ci porti certamente nel 2050 all'obiettivo di produrre non da fonti fossili, ma dobbiamo farlo senza incidere sul sociale, sull'aspetto economico e su quella che evidentemente è la nostra base economica e produttiva, che ci consente un'autosufficienza economica, che ci consente di scegliere. Quello che infatti non ho sentito ancora dire mai in quest'Aula è che, senza la nostra autosufficienza economica, senza la nostra capacità di autodeterminazione, non potremo più scegliere. Paradossalmente però andiamo a farlo ora, limitando enormemente le nostre potenzialità future, per ossequiare uno spirito che francamente, da un punto di vista scientifico, non ha alcun fondamento.
A supporto di questa dichiarazione voglio portare un esempio, sempre facendo riferimento al trasporto veicolare. L'unico tipo di trasporto che non si può permettere di assecondare le mode, dovendo essere efficiente, è il trasporto pesante, che deve trasportare merci da un punto A a un punto B senza evidentemente poter impiegare il tempo necessario per le ricariche dell'elettrico, senza poter sprecare risorse economiche, come potrebbe avvenire con le macchine ibride che percorrono tratti lunghi. Il trasporto veicolare pesante, non influenzato da nessuna ideologia, se non quella dell'efficienza massima, non sta sviluppando sistemi elettrici, ma sistemi a celle a combustibile (idrogeno). Perché è stata fatta questa scelta? Perché, scevra da condizionamenti ideologici, la ricerca della modalità più efficiente di trasporto si è concentrata sulle soluzioni reali, vere, che purtroppo qui non vengono mai prese in considerazione.
Quando il collega Briziarelli nell'illustrare la nostra mozione ha evidenziato che è concreta e finalizzata all'ottenimento di misure che potrebbero consentire di ottenere risultati veri, era appunto influenzata da questo.
Il nostro approccio pragmatico al problema non ignora quello che dovrebbe essere il primo insegnamento della storia nel nostro Paese. L'Italia è antropizzata: è piccola in termini di superficie, con un'estensione di poco più di 300.000 chilometri quadrati, su cui vivono 60 milioni di persone, con una densità abitativa quindi di circa 200 persone a chilometro quadrato.
Questo significa che il nostro Paese è sempre stato abitato in quasi ogni sua parte e questa antropizzazione non ha impedito che si realizzassero aree protette in oltre il 10 per cento della superficie, con influenze dirette o indirette su oltre il 20 per cento della superficie. Pertanto, se siamo stati in grado di istituire parchi nazionali e regionali che hanno competenza su oltre il 20 per cento del nostro territorio, significa che l'antropizzazione, il rapporto uomo-territorio, non ha pregiudicato lo stesso, ma anzi lo ha mantenuto nelle condizioni di poter essere insignito del riconoscimento di parco, nazionale o regionale che sia.
Questa simbiosi, questa cura del territorio, questo rapporto diretto e questa gestione diretta del territorio non pregiudicano la qualità dello stesso; l'uomo non è un virus. Quello che non riusciamo ad accettare è la concezione implicita che l'uomo sia un virus, che deve essere limitato nelle proprie attività, a cui devono essere precluse parti del territorio perché altrimenti le distrugge. Così non è: quando i nostri avi avevano l'obbligo di pulire i fiumi, i pendii e il territorio, perché in questo modo prevenivano i dissesti idrogeologici e le catastrofi che purtroppo ci colpiscono sempre più spesso, andavano a realizzare questa simbiosi, che è fondamentale. Noi invece adesso impediamo qualsiasi intervento, perché la nostra idea di ecologismo è quella di mummificare tutto, quindi non facciamo toccare più nulla e quando poi inevitabilmente si verifica la catastrofe, e solo in quel caso, permettiamo di intervenire (nemmeno sempre) con misure di emergenza. Questo non va più bene. Se dobbiamo programmare i prossimi trent'anni, dobbiamo avere la coscienza e la conoscenza di ciò che effettivamente serve a questa Nazione, quindi dico no alle misure ideologiche e sì a quel pragmatismo fondamentale senza il quale noi ci troveremo sempre di più in crisi (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Girotto. Ne ha facoltà.
GIROTTO (M5S). Signor Presidente, colleghi, quelli affrontati oggi in Aula sono argomenti fondamentali e pienamente condivisibili, sui quali è necessario stabilire un confronto politico quotidiano. Tale confronto ha già portato qualche discreto risultato: il superecobonus al 110 per cento che adesso stiamo realizzando, le comunità energetiche (rispetto alle quali ringrazio i colleghi che le hanno citate) che adesso stiamo mettendo in piedi perché mancano i provvedimenti attuativi del Ministero dello sviluppo ecologico e dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), che sono stati rallentati dal coronavirus, ma stiamo stimolando gli organismi proposti ad emanarli. Tra l'altro ringrazio il collega Buccarella che ha ricordato anche lo strumento dell'idrogeno e, rispondendo anche ad altri colleghi, vorrei dire che per noi l'idrogeno è uno dei componenti che entrerà nel mix tecnologico che ci aiuterà in questa transizione. Abbiamo elaborato un programma energetico nel quale ci siamo dichiarati tecnologicamente neutrali e continueremo a esserlo, quindi ciascuna tecnologia potrà avere il suo spazio, poi sarà il mercato a chiarire in che misura il rapporto costi-benefici sarà a suo favore.
Stavo dicendo che superecobonus, green new deal e comunità energetiche mostrano chiaramente l'impegno del Parlamento, del Governo, con il quale collaboriamo costantemente, e della Commissione europea nella costruzione di un progetto di decarbonizzazione che guarda al 2050 e la considero la giusta strada.
Personalmente in questa fase post-Covid ritengo che il riconoscimento dello stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese sia un atto di responsabilità politica verso le nuove generazioni, che ad alta voce e con diverse modalità ci chiedono di attivarci. Noi lo abbiamo fatto. Pertanto, colleghi, la mozione in discussione non è identica a quella precedente che discutemmo mesi fa, perché in quella precedente non si parlava dello stato di emergenza. Ci siamo attivati e abbiamo recepito questi istanza.
Le voci che ci chiedono questo risveglio sono ormai inarrestabili, sono una di quelle onde che non si possono fermare, che non possiamo ignorare; inoltre, anche le ultime vicende devono essere oggetto di ispirazione verso una trasformazione del modello attuale, ancora centralizzato, in quello che si chiama un sistema Ridef, cioè rinnovabile, decentrato ed efficiente, quindi un sistema di economia circolare, decarbonizzazione e mobilità sostenibile capace di alimentare meccanismi virtuosi e trovare le risposte necessarie.
Questo ci porterà enormi benefici sociali, ambientali, economici, politici e sanitari.
La costruzione di questo sistema non è fantascienza. La disponibilità e l'impiego delle tecnologie innovative non potranno che stimolare intere filiere produttive nazionali, artigianali, industriali e dei servizi e creare nuove professionalità e posti di lavoro.
Ricordo che un recentissimo studio pone l'Italia al secondo posto, a livello mondiale, nella classifica delle green growth tiger, cioè le tigri della crescita economica green del XXI secolo. Si tratta di uno studio recentissimo condotto dalla Oxford Martin School e dalla Smith school of enterprise and environment.
Pensiamo solamente a cosa potranno scatenare i settori dell'automotive, e naturalmente il nuovo automotive più sostenibile, la sharing economy, la digitalizzazione, la riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio, le comunità energetiche, le altre forme di autoconsumo collettivo e tanti altri argomenti e filoni.
Sono tutti temi che con i colleghi della 10a Commissione abbiamo avuto modo di affrontare approfonditamente, contribuendo concretamente alla costruzione di un nuovo modello industriale del Paese.
Ricordiamoci sempre che le direttive europee ci spingono già verso questa direzione. Quindi, la nostra priorità è accelerare il loro recepimento, esattamente come abbiamo fatto per le comunità, che vi abbiamo anticipato.
Ringrazio anche la collega Messina, che ha parlato di un cambio della finanza e di finanza sostenibile. Io rilancio ancora di più, come ha detto anche lei, parlando di finanza etica, che ha dimostrato di essere completamente diversa dalla finanza tradizionale e - udite, udite - persino più redditizia.
Concludo, colleghi, chiedendo la vostra attenzione sull'ultimo aspetto essenziale relativo al fattore tempo. Abbiamo urgenza di rispondere ai bisogni quotidiani delle persone, tutelare la salute e dare lavoro. Sono tutti diritti costituzionali che possiamo tutelare e garantire solamente se nel più breve tempo possibile avremo la forza di costruire un modello di produzione e consumi sostenibili.
Rilancio quindi a quello che sarà probabilmente un prossimo decreto-legge sulle semplificazioni, tutto il tema del repowering e reblading per le energie rinnovabili, per esempio.
Facciamo in modo che da subito gli impegni che approveremo oggi non rimangano solo oggetto di volontà sulla carta, ma diventino materiale concreto in grado di coinvolgere la sensibilità di tutti noi a prescindere dagli schieramenti, per essere realizzati velocemente con il coinvolgimento delle migliori competenze che nel nostro Paese di sicuro non mancano. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, dopo uno scambio fra i vari Gruppi, è emersa la necessità di avere una sospensione di dieci minuti per valutare le riformulazioni dei vari testi. Al riguardo, dopo aver ascoltato anche il Governo, vi è un accordo unanime.
PRESIDENTE. Non essendoci contrari, sospendo la seduta fino alle ore 17, a condizione che la sospensione, come quella precedentemente concordata, sia produttiva.
(La seduta, sospesa alle ore 16,48, è ripresa alle ore 17,25).
Avverto che sono pervenuti un testo 4 della mozione n. 194, presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori, un testo 2 della mozione n. 198, presentata dal senatore Iannone e da altri senatori, e un testo 2 della mozione n. 244, presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, ringrazio - e non sono ringraziamenti retorici - tutti i gruppi perché porre al centro dell'attenzione, oggi, in questo momento storico, il concetto di natura, di ambiente e di sostenibilità, e farlo qui in Senato, nella sede più sacra della Repubblica italiana, significa voler fare un percorso insieme, finalmente, direi.
Dico finalmente perché non dobbiamo dimenticare nemmeno quel pezzo di storia che ci appartiene, laddove l'accordo di Parigi del 2015, quando fu recepito nel 2016, vide alcuni rappresentanti delle forze politiche attualmente seduti in Parlamento della cosiddetta opposizione votare contro e ricordo che la Lega non era d'accordo, all'epoca. Oggi ringrazio per questo cambiamento di posizione, perché vuol dire rendersi conto che effettivamente il green è il percorso nuovo al quale guardare per posti di lavoro e per uno sviluppo che ha un concetto completamente diverso e una visione completamente nuova. Per questo ringrazio tutti, senza dimenticare la storia come l'abbiamo detta.
Rispetto al percorso che abbiamo disegnato, le quattro mozioni, che attraversano l'arco costituzionale, ci consentono tutte di riflettere e di dibattere su alcune argomentazioni forti che attraversano il Paese e l'Europa. Basti pensare che nei giorni scorsi è stata presentata la nuova strategia per la tutela della biodiversità dalla Commissione ambiente, voluta fortemente dall'Italia. È stato presentato il piano Farm to fork, dove si parla di riduzione dei pesticidi; è stata presentata - il 4 marzo - la nuova legge sul clima dell'Unione europea, e, prima ancora del Covid, dalla Commissione presieduta dalla von der Leyen sono stati annunciati investimenti per 1.000 miliardi di euro (100 miliardi all'anno) e ancora non si parlava dei finanziamenti post Covid, che hanno, però, una condizione. L'Europa ci chiede sostanzialmente solo questo: far sì che quei finanziamenti siano orientati al green, perché cosa riconosce, per essere chiari? Che per ogni posto di lavoro prodotto dal fossile, con il green si producono dai tre ai cinque posti di lavoro: più lavoro, più tutela ambientale, consentitemi di dire più natura, per non fare mai la confusione che ambiente e natura siano la stessa cosa. Sono due cose diverse, che vanno tutelate con percorsi simili, ma diversi.
Oggi, di tutto questo si parla e allora si parla di elementi per me significativi, qual è il PNIEC, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, che taglia del 40 per cento le emissioni in atmosfera, già depositato dall'Italia. Il nostro Paese, insieme al sottoscritto, è pronto a renderlo ancora più ambizioso in relazione allo studio di impatto che l'Unione europea depositerà a settembre in ordine al piano di decarbonizzazione del 2050. Siamo, cioè, uno dei Paesi leader a livello europeo, e non lo dico retoricamente: abbiamo firmato una nota, come Governo della Repubblica italiana, indirizzata a Frans Timmermans in questo senso: verrà depositato il nuovo piano di impatto, verrà fissata una percentuale di riduzione non già del 40 per cento, ma compresa in una forchetta tra il 50 e il 55 per cento, verrà chiaramente rielaborato, rafforzato e spinto il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. Ciò vuol dire tornare all'esempio di cui ho parlato ed elaborato dai grandi economisti e premi Nobel per l'economia, per cui per ogni posto di lavoro fossile se ne producono, a parità di spesa, dai tre ai cinque nel mondo del green. Il PNIEC è un punto di riferimento ulteriore, ma ciò ci consente di dire che ci avevamo già creduto.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,33)
(Segue COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare). Vi ricordate la legge clima nata da un decreto-legge? Era la prima volta nella storia della Repubblica italiana in cui con notazione di urgenza e indifferibilità si parlava di ambiente e di clima. Sono poi venute la legge di stabilità, il decreto-legge rilancio e adesso il decreto semplificazioni. Molti di voi hanno sostenuto la semplificazione. Io aggiungo: sburocratizziamo, che non è la stessa cosa che semplificare e velocizziamo, che non è la stessa cosa che sburocratizzare. Coniughiamo tre verbi che spingono nella direzione del green. Lo possiamo fare: è la grande sfida.
Cosa mi piace del dibattito di oggi (e di questo ringrazio il Senato)? Mi piace che ci si sia confrontati in modo sereno, garbato e istituzionale, ognuno con la propria idea, ma per trovare un percorso assieme. È un po' la mia storia personale, ma è sempre quello il tema: quando si parla di green, di sostenibilità, di natura e di ambiente, come si fa a pensare che appartenga a un colore o a una bandiera? Nessuno ci mette colore o bandiera su questo. Ecco perché apprezzo molto e ringrazio il Senato, senza dimenticare la storia di ciascuno: chi ci ha creduto da subito e chi adesso in corsa sale sul treno e ci crede. Perfetto, l'importante è crederci! Chiaramente può dimostrarlo con i fatti concreti. Ecco perché sono lieto di questo dibattito.
Oggi ho sentito una parola molto bella da una senatrice, che ringrazio. Mi riferisco al concetto di consapevolezza. Ho apprezzato molto perché la consapevolezza, come la declino io, è figlia del principio di responsabilità e oggi penso che con questa mozione impegniamo non solo, ovviamente, il Governo, ma noi stessi, nel nostro senso di responsabilità. Ci impegniamo a contribuire, con le dovute e giuste differenze di pensiero di ciascuno di noi, non più "contro", ma "per": ecco la grandezza di questa giornata!
Signor Presidente, alla luce di questo, con il suo permesso, andrei a declinare in ordine alle quattro mozioni. Ho davanti a me la mozione n. 194, su cui, come Governo, esprimo parere favorevole con riferimento alle premesse, che invece non esprimo per le altre tre mozioni. Per quanto riguarda il dispositivo della mozione n. 194, esprimo parere favorevole con alcune riformulazioni, così come, con il permesso del Presidente, sono state già concordate e concertate in sede di Gruppi parlamentari.
Per quanto attiene alla mozione n. 198, ribadisco che esprimo parere contrario sulle premesse.
Per quanto attiene ai punti sui quali siamo favorevoli, compresi i punti su cui siamo favorevoli con riformulazione alla luce di quanto abbiamo detto poc'anzi, signor Presidente, esprimo parere favorevole sul punto 2, con riformulazione, sul punto 3, sul punto 5, sul punto 6, sul punto 7, sul punto 8, sul punto 10, sul punto 12, sul punto 13, con riformulazione, e sul punto 14. Con il permesso del Presidente, per differenza, gli altri punti (se vuole li elenco) non sono accoglibili.
PRESIDENTE. Immagino quindi che il parere sia contrario sui punti 1, 4, 9, 11 e 15. Le chiedo soltanto se sul punto 5 vi era una proposta di riformulazione.
COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il punto 5 è in effetti accoglibile con riformulazione. Vuole che la legga?
PRESIDENTE. No, se già concordata. Era solo per un chiarimento.
COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Per quanto attiene alla mozione n. 199, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, confermo la non accoglibilità delle premesse. Esprimo invece parere favorevole sul punto 3, con riformulazione, sul punto 4, con riformulazione, e sul punto 5, con riformulazione. Non sono invece accoglibili il punto 1, il punto 2 e il punto 6.
Con il permesso del signor Presidente, passo ad esprimermi sulla quarta mozione, la n. 244 (testo 2), presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori. Confermo che le premesse non sono accoglibili. (Applausi). Nel corso del dibattito è emerso un punto nuovo, che chiameremo, per comodità espositiva, 01, perché era il primo punto, prima del punto 1, che è accoglibile; esprimo quindi parere favorevole sul punto 1, con riformulazione, e sul punto 2, con riformulazione. Sul punto 3, la premessa è accoglibile con riformulazione; ove accettata la riformulazione, a catena i punti 3a), 3b), 3c) e 3d) sono accoglibili. Il parere è favorevole sul punto 4, con riformulazione, sul punto 5, sul punto 6, con riformulazione, sul punto 7, con riformulazione, sul punto 8, con riformulazione, e sul punto 9, con riformulazione.
PRESIDENTE. Preliminarmente, chiedo agli estensori delle mozioni se accettano le riformulazioni proposte dal rappresentante del Governo.
FERRAZZI (PD). Signor Presidente, accettiamo le riformulazioni.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, noi non le accettiamo.
MALAN (FIBP-UDC). Signor Presidente, non accettiamo le riformulazioni, perché snaturano completamente i due punti che restano dalla cancellazione degli altri.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, accogliamo le riformulazioni sugli impegni e chiediamo il voto sulle premesse.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per un chiarimento, in modo da essere pronti al momento del voto, vista anche la logistica non semplice.
Mi pare di aver capito che i colleghi di Forza Italia e di Fratelli d'Italia non abbiano accolto le riformulazioni proposte; per cui immagino che, restando i testi delle mozioni così come sono stati presentati, il parere del Governo sia contrario.
PRESIDENTE. Ha fatto bene a ricordarlo, senatore, ma direi di sì.
Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
COMINCINI (IV-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMINCINI (IV-PSI). Signor Presidente, la mozione a prima firma del senatore Ferrazzi afferma la coscienza con la quale il Senato affronta l'emergenza climatica: se approvata, la mozione prevede 22 punti con i quali Palazzo Madama impegna il Governo nell'adozione di iniziative specifiche.
Il Gruppo Italia Viva-PSI crede profondamente nell'impegno a favore dell'ambiente e lo testimoniano le tante iniziative e proposte legislative che ci hanno visto protagonisti. Credo e crediamo che sia difficile non concordare con quanto propone la mozione, ma con questa dichiarazione di voto favorevole voglio e vogliamo fare un passaggio in più.
Quanto previsto del testo in discussione, che ci apprestiamo a votare, esige due fondamentali requisiti: un cambio di mentalità e ingenti risorse da investire.
Il cambio di mentalità necessita di una lucida capacità di lettura del presente, di una piena assunzione di responsabilità, di una vision politica sul futuro e della forza di assumere decisioni con effetti immediati e prossimi, nella consapevolezza che non si deve apparecchiare un pranzo di gala, ma modificare stili di vita, abitudini e comodità. C'è di mezzo il saper tenere i piedi ancorati a terra, il non accontentarsi delle enunciazioni di principio, la volontà del legislatore di voler determinare le scelte politiche dei Governi, orientandoli e non subendone le azioni, a volte non risolute e coerenti.
Voglio portare un esempio specifico per tutti i colleghi. Se riteniamo necessario il cambiamento del nostro sistema produttivo e se mettiamo nero su bianco nella mozione che vogliamo favorire la transizione dall'economia lineare a quella circolare, dobbiamo sostenere gli investimenti delle imprese che vanno in questa direzione. Aver limitato al 31 dicembre di quest'anno le misure di "industria 4.0" non va nella direzione giusta. Il sostegno alle imprese che fanno innovazione, in modo particolare a quelle che innovando vanno nella direzione di un maggior rispetto ambientale, necessita di supporti di più lungo periodo.
In questo cambio di mentalità bisogna avere chiaro che un ruolo fondamentale lo giocano le città con le loro scelte: pianificazione del territorio, illuminazione pubblica a led, piani di sviluppo delle reti ciclabili urbane e interurbane, investimenti per l'efficientamento energetico degli edifici (dalle sedi comunali alle scuole, dai magazzini alle case popolari), tutela delle aree verdi, piantumazioni e riforestazioni. Si tratta di misure che, oltre ad essere efficaci, comporterebbero benefici percepibili da tutti i cittadini, con un valore anche pedagogico.
Per questo dobbiamo favorire gli investimenti delle città, sostenendoli, aumentandoli, anche attualizzando le importanti risorse che l'ultima legge di bilancio ha stanziato per gli anni futuri. Quanto proprio alle ingenti risorse necessarie per affrontare quello che la mozione ci sta proponendo, com'è noto a tutti stiamo vivendo la fase più critica della storia del Paese dal Dopoguerra a oggi e gli effetti della pandemia stanno richiamando importanti impegni finanziari a debito.
Le risorse disponibili vanno quindi ben orientate, come ad esempio stiamo facendo con la misura del bonus al 110 per cento per le riqualificazioni energetiche degli edifici; una misura che sapremo certamente migliorare durante la conversione del decreto-legge rilancio.
Nei prossimi mesi saremo chiamati a compiere scelte importanti per stanziare i fondi che arriveranno dall'Europa, ma le risorse che stanziamo vanno anche spese e spese celermente. Uno degli annosi problemi del nostro Paese sono gli investimenti parcheggiati, le risorse stanziate ma congelate, i blocchi burocratici e amministrativi a cui faceva riferimento anche poco fa il Ministro. Lasciatemi e lasciateci allora fare appello, affinché la mozione che voteremo possa trovare concretezza, al fatto che dobbiamo senza indugio approvare misure che liberino tutte quelle risorse che permetterebbero di realizzare investimenti che vanno nella direzione del potenziamento della mobilità su ferro, della soluzione dei problemi del dissesto idrogeologico, della soluzione di gravi criticità su strada.
Se è vero che è necessario prevedere una riforma del codice degli appalti e delle norme amministrative per contribuire a garantire un iter più snello e rapido degli appalti pubblici, in attesa di tale fondamentale intervento possiamo accelerare opere già decise e finanziate, nominando commissari straordinari responsabili di tutto il processo che va dalla progettazione all'esecuzione, sul modello del commissario di Genova o dell'Expo, definendo per tutte le opere di interesse strategico termini perentori per le impugnative e per i pronunciamenti dei ricorsi, semplificazioni in materia di valutazione di impatto ambientale (VIA) e rendendo perentori i termini previsti dal testo unico ambientale per il rilascio delle autorizzazioni in caso di rinnovo della commissione VIA e per la valutazione ambientale strategica (VAS) e del comitato tecnico. Verrebbero coinvolte in quest'azione tutte le istituzioni del Paese, dallo Stato centrale, alle Regioni, alle Province autonome, alle Città metropolitane, alle Province, fino ai Comuni.
Dalla Valle d'Aosta alle isole abbiamo interventi su linee ferroviarie, alta velocità, aree portuali, assi stradali. Vorrei citare Regione per Regione i principali progetti già finanziati per un valore complessivo di circa 120 miliardi di euro che, se partissero celermente, non potrebbero che fare bene al Paese, anche rispetto al contenimento e al miglioramento delle emissioni inquinanti e alle risposte al cambiamento climatico: in Valle D'Aosta l'opera ferroviaria denominata lunetta di Chivasso; in Piemonte l'autostrada Asti-Cuneo; in Liguria la nuova diga del porto e la Gronda di Genova; in Lombardia le opere per la mitigazione del rischio di esondazione del Seveso, il potenziamento della linea ferroviaria Gallarate-Rho e il raddoppio della linea ferroviaria Mantova-Cremona-Codogno; in Veneto l'alta velocità Brescia-Verona-Padova oltre ai dragaggi lagunari di Venezia; in Trentino-Alto Adige la superstrada Valsugana-Valbrenta-Bassano; in Friuli-Venezia Giulia l'alta velocità Venezia-Trieste, le bonifiche dell'area portuale di Trieste e la riqualificazione del porto vecchio del capoluogo; in Emilia-Romagna il passante autostradale di Bologna e la ferrovia pontremolese; in Toscana l'autostrada tirrenica e la darsena Europa al porto di Livorno; in Lazio le opere di difesa idraulica per le piene del Tevere, il raddoppio dell'acquedotto del Peschiera, l'autostrada Roma-Latina, il collegamento con il porto di Civitavecchia, il nodo intermodale di Orte, il completamento dell'anello ferroviario di Roma; in Umbria la strada E45 nel tratto Selci-Lama e la galleria della Guinza; nelle Marche l'itinerario E78 Fano-Grosseto e il collegamento viario con il porto di Ancona; in Abruzzo la ferrovia Pescara-Roma e la ferrovia Pescara-Bari; in Molise la bretella di collegamento fra la strada statale 6 e la strada statale 85; in Puglia la strada statale 275 Maglie-Leuca e la strada statale 7-ter Bradanico-Salentina; in Campania la messa in sicurezza idrogeologica del Sarno; in Basilicata la nuova linea ferroviaria Ferrandina-Matera; in Calabria la trasversale delle Serre; in Sicilia diverse opere idrauliche, il ripristino della linea ferroviaria Palermo-Trapani e l'alta velocità a Palermo-Catania-Messina; in Sardegna la dorsale del gas.
Si tratta di opere per complessivi 120 miliardi di euro circa, già stanziati, già in attesa di utilizzo nei bilanci dello Stato. Si tratta di un vasto insieme di opere cantierabili subito, che porterebbero ad un triplice risultato: la risposta immediata e veloce ad alcune delle principali esigenze nell'ambito degli interventi legati all'emergenza climatica, l'ammodernamento delle infrastrutture della nostra Nazione per favorirne la competitività, la crescita del PIL in questa fase critica della vita economica e sociale del Paese.
Cari colleghi, e mi avvio a concludere, serve coerenza, anche tenendo conto di quella che è la condizione del Paese e di quello che ci apprestiamo a fare con gli altri provvedimenti.
Sul tema auto, ad esempio, dobbiamo sostenere emendamenti tesi ad incentivare il ricambio del parco autoveicoli che trattano in modo diverso benzina e diesel ed elettrica e ibrida, anche tenendo conto del fatto che le case automobilistiche europee si stanno indirizzando sulla strada che vede primeggiare l'ibrido e l'elettrico.
Se vogliamo davvero andare nella direzione che con questa mozione auspichiamo, allora dobbiamo saper distinguere le diverse opzioni.
Presidente, colleghi, ad ogni crisi giungono opportunità: dalle proteste, i diritti; dalla Grande depressione, il new deal; dal Dopoguerra, il boom economico; dai terremoti, un'efficace Protezione civile; dal terrorismo, un capace sistema informativo. Tutto ciò è possibile se c'è la politica a farsi carico di tutti, come ha sottolineato proprio ieri l'ex vice presidente degli Stati Uniti Biden. È il tempo della politica, colleghi, signor Ministro, anche per l'emergenza climatica, anche per noi. (Applausi).
MAFFONI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAFFONI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, l'emergenza climatica in atto, riscontrabile nel medio e lungo periodo è oggetto di studi scientifici che individuano una netta correlazione tra il cambiamento climatico e le politiche della materia stessa.
Secondo gli ultimi studi scientifici, la temperatura del pianeta dal 1860 ad oggi è aumentata di quasi un grado centigrado nella sola Europa ed è previsto, entro la fine del secolo, un incremento termico che varia dall'1,4 ai 5,8 gradi centigradi.
Con l'Accordo di Parigi, siglato nel dicembre 2015, tra gli Stati membri della Convenzione delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, sottoscritto da 192 Paesi, tra cui l'Italia, è stata definita un'azione globale finalizzata ai contenimenti dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione dell'incremento del riscaldamento globale.
In Europa sono state intraprese molteplici iniziative orientate all'individuazione di un'azione politica climatica concreta, finalizzata alla definizione di misure che possano ridurre e gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici.
Anche l'Italia deve fare la sua parte e, in questa prospettiva, nel 2015 il Ministro dell'ambiente ha promosso una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, di cui obiettivo principale è quello di elaborare una visione nazionale sui percorsi comuni da intraprendere per far fronte ai cambiamenti climatici, contrastando e attenuando i loro impatti attraverso l'individuazione di azioni e percorsi finalizzati alla riduzione dei rischi.
Per questo è fondamentale l'obiettivo della carbon neutrality, che deve essere raggiunta entro il 2050, cosicché l'Unione europea possa essere leader mondiale in materia di lotta contro il cambiamento climatico.
Dobbiamo promuovere in tutte le sedi, anche europee, la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissioni di anidride carbonica, come autorevolmente sostenuto da molti scienziati, quali il nostro collega senatore a vita Carlo Rubbia.
È giusto però evidenziare che l'incremento della temperatura determina anche altri fenomeni, quali il rischio di desertificazione che colpisce un quarto della superficie terrestre, ma non solo.
Tra le conseguenze che colpiscono moltissimo il nostro Paese si annovera la crescita del livello del mare, che è aumentata nell'ultimo secolo dai 10 ai 25 centimetri e che potrebbe addirittura aumentare di altri 80 entro il 2100; un danno incalcolabile, anche per la perdita di biodiversità, perché molte specie animali non saranno in alcun modo in grado di adattarsi ai cambiamenti del clima con la rapidità necessaria. È importante quindi adottare azioni concrete, che possano combattere in modo netto l'erosione delle coste prima che per tutti noi sia troppo tardi.
Enorme problema è poi quello legato ai rischi della produzione agricola, che subisce gli effetti della variazione climatica, con il conseguente susseguirsi di carestie che porterà, secondo la FAO, a una perdita di oltre il 10 per cento delle superfici coltivabili nei Paesi in via di sviluppo. Altro tema è quello legato al crescente rischio idrogeologico, strettamente connesso alla configurazione territoriale e infrastrutturale italiana. Il susseguirsi di eventi di attualità mette in luce le gravissime carenze strutturali presenti nel nostro Paese; basti pensare a quanto accaduto nel novembre 2019, con il crollo di una porzione di 30 metri del viadotto Torino-Savona, a causa di una frana distaccatasi dal monte vicino. I danni provocati da frane, inondazioni e alluvioni colpiscono più di 29.000 chilometri quadrati di territorio nazionale e sono potenzialmente pericolosi per 10 milioni di abitanti che vivono in insediamenti legati a forte rischio.
È necessaria quindi, colleghi, una maggiore sensibilità per le tematiche ambientali, che possa coniugare la partecipazione da parte della società alla crescente e abbondante disponibilità di informazioni prodotte da tecnologie di monitoraggio innovative, affinché si possa attuare una governance del territorio per valorizzare in modo armonico le risorse locali e per rendere più forti le comunità locali.
Da troppo tempo - mi avvio alla conclusione - viviamo nel nostro Paese con l'assenza di una cultura ambientale che, partendo dalle scuole, porti a una sensibilizzazione crescente verso la tutela dell'ambiente e la cultura del risparmio energetico. Dobbiamo ripartire dall'eliminazione degli sprechi e da una nuova politica di mobilità sostenibile, che possa rappresentare l'evoluzione della nostra società. Sappiamo, con enorme dispiacere, che l'Italia è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la presenza di tematiche ambientali tra le materie oggetto di insegnamento scolastico, un record che dobbiamo ribaltare il prima possibile con una politica concreta che porti l'educazione ambientale a essere fortemente presente tra le fasce più giovani del nostro Paese, che non può affidarsi alla discrezionalità e sensibilità dei singoli insegnanti.
L'emergenza legata alla diffusione del Covid-19, che ha colpito il mondo intero e che ha portato a farci vivere una tragedia inimmaginabile, non può non farci riflettere sulla precarietà che contraddistingue questo periodo storico e sociale. La precarietà può però essere contrastata solo con politiche coraggiose, scelte forti e decisioni concrete su tutti i fronti, specie su temi delicati come quello ambientale. L'auspicio di tutti noi è che alle parole seguano i fatti. Per questi motivi, signor Ministro, voteremo a favore, oltre che della mozione firmata da tutti i senatori di Fratelli d'Italia e a prima firma del senatore Iannone, anche delle mozioni presentate dai Gruppi parlamentari di Lega e Forza Italia, mentre voteremo contro le premesse della mozione presentata dalla maggioranza. (Applausi).
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, io credo che la discussione di oggi sia molto importante. Lo dico senza enfasi. Qualcuno avrà pensato che fosse una cosa un po' strana il fatto che noi discutessimo della mozione sui cambiamenti climatici - ho sentito qualche accenno su questo - nel pieno della crisi che stiamo attraversando a causa dell'emergenza Covid. Invece io credo che sia assolutamente necessario svolgere questo dibattito, tanto più per quello che stiamo passando, per i mesi che abbiamo trascorso e per i problemi che ancora sono davanti a noi. Questo per un motivo molto semplice.
Nei mesi di lockdown, come lei sa, essendo stati tutti fermi, c'è stato un calo delle emissioni addirittura - si dice - quasi dell'8 per cento (se fosse questo il trend, saremmo a posto). Questo dato ci dice che dalle crisi si può uscire riproducendo gli errori del passato - quindi rimettendo in campo vecchie ricette - oppure rinascere, utilizzando questi momenti così difficili e drammatici per fare quello che non siamo stati capaci di fare tutti insieme fino a prima della crisi, ossia ripensare il nostro modello di sviluppo e accelerare verso quella transizione verde energetica che è l'unica possibilità che abbiamo per superare anche le difficoltà economiche.
Signor Ministro, dobbiamo ripensare lo sviluppo così come indicato nel programma che ha dato vita a questa maggioranza e nella legge di bilancio, cominciando a dare le relative indicazioni. L'espressione green new deal non è stata, anche allora, scelta a caso. Ricordo cosa produsse il New Deal dopo la grande crisi negli Stati Uniti. Ad esempio, i grandi parchi americani sono il frutto di quell'investimento forte, fatto cercando non solo di dare un impulso a fini occupazionali, ma anche di mettere in campo una visione diversa.
Molti colleghi hanno parlato della necessità di una modifica culturale; c'è la necessità di mettere in campo una nuova Weltanschauung, una nuova visione del mondo. Questa crisi ci ha detto che siamo una specie fragile e che abbiamo contribuito a rendere fragile la nostra possibilità di sopravvivenza su questa terra.
Cosa ci dicono i dati emersi nel dibattito molto interessante che si è svolto? Se li leggiamo tutti, fanno impressione: indicano quanto abbiamo ridotto la biodiversità, quante specie animali e vegetali si sono estinte e quanto il nostro modello di sviluppo ha prodotto una situazione quasi irrecuperabile. Non abbiamo più tempo e il senso della mozione in esame è anche questo. La pandemia dovrebbe averci fatto riflettere fino in fondo e fatto capire che bisogna accelerare e che non c'è più tempo da perdere.
Gli impegni contenuti in questa mozione e anche in altre presentate dai colleghi - signor Ministro, mi rivolgo a lei affinché si faccia portavoce nel Governo - sono, uno dopo l'altro, la nostra traccia e il nostro programma. Altro che piano Colao! Questi sono i punti e gli elementi. (Applausi).
In questo dibattito quest'Assemblea è all'altezza, molto più di tante task force, di dare l'impulso vero per la ripresa del Paese. Non andiamo a cercare chissà cosa. Certamente esaminiamo i contributi e facciamo discussioni, ma con gli impegni contenuti nella mozione noi abbiamo già la linea e il programma. Noi dobbiamo fare di questi impegni il nostro programma strategico. Lo rivendico qui.
Parlo per me. Ho dato l'adesione a questa maggioranza, pensando che ci poteva far fare il salto di qualità e non era affatto scontato. Mi rivolgo al collega Ferrazzi, perché a volte ci siamo confrontati su questo: riscopriamo il vero collante di questa maggioranza, che ci può far fare il salto di qualità, che è proprio quello della rivoluzione e della transizione verde, del capire che occorre mettere in campo per il nostro Paese, per le future generazioni e per l'Europa la possibilità vera di un futuro. (Applausi).
Nel nostro Paese ci sono energie incredibili, competenze e anche talenti che hanno dato vita a nuove ricerche, a investimenti, magari per conto proprio, e a innovazioni. Noi dobbiamo far questo e, quando sento dire che prima pensiamo alla crescita economica, rispondo che è questa ed è investire su questo che ci dà la possibilità di crescere; investire per risanare il nostro territorio, per fermare il consumo del suolo e fare delle nostre città dei luoghi belli, più belli di quello che sono, luoghi vivibili.
Questa è la risorsa: sono le energie che possiamo mettere in campo. Noi abbiamo anche il know-how per farlo e dobbiamo ancor di più spingere. Ci auguriamo tutti quanti che quello che è accaduto a Glasgow possa spingere tutti i decisori del mondo a fare un passo in avanti vero, perché non abbiamo più tempo. Ci hanno dato dieci anni e, se non riusciamo ad invertire la tendenza, non ce la possiamo fare. Ma non è un messaggio soltanto drammatico quello che dobbiamo dare. Il messaggio che oggi dobbiamo dare è dire che ce la possiamo fare, perché questo fa bene a noi, fa bene al Paese, fa bene alla qualità della vita e ai nostri figli: sono queste le risposte che ci hanno chiesto i ragazzi che venerdì scorso hanno ripreso a scendere in piazza. Ci hanno chiesto, appunto, di non privarli della possibilità di avere un futuro e una vita bella.
Quindi, tutti questi impegni sono il nostro piano, quello che quest'Assemblea voterà, quello che la Camera aveva già indicato prima della pandemia. Basta che noi ad essi ci atteniamo, con tutte le possibilità di confronto. Avremo gli Stati generali adesso; confrontiamoci, certamente, suscitiamo nuove energie e collaborazioni, ma questo è l'asse fondamentale su cui dobbiamo lavorare e abbiamo tutti quanti la possibilità di costruire davvero una nuova strategia economica.
Questa è la chiave anche per sconfiggere l'altra nostra ossessione: questo modello di sviluppo ha realizzato una rapina nei confronti della natura e delle persone, perché le ha sfruttate provocando disuguaglianze enormi. Se affrontiamo in questo modo, con questa nuova strategia, un nuovo modello di sviluppo, l'economia circolare, il risanamento del territorio e tutto quello che noi e tante altre associazioni siamo stati in grado di elaborare negli ultimi anni, saremo in grado anche di investire sulla scuola, sulla ricerca e sulla riqualificazione. Diamo i fondi alle imprese, ma non è una cattiveria quando chiediamo loro di accelerare sull'innovazione e sui processi produttivi, perché in tal modo non saranno più decotte e avranno dei vantaggi.
Allora noi faremo un grande lavoro per promuovere l'occupazione e sconfiggere le disuguaglianze. Guardate che la linea dell'aggravarsi delle emergenze ambientali e quella delle disuguaglianze, se andate a vedere, sono identiche e parallele. Per questo motivo parliamo sempre di una transizione verde che sia equa e giusta. (Applausi).
FEDELI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FEDELI (PD). Signor Presidente, intanto voglio ringraziare il Ministro, perché mi sembra che le sue parole abbiano colto quello che anche la senatrice De Petris poco fa ha detto e condivido molto.
Questa mozione è esattamente il cuore di una scelta politica che Governo e Paese devono fare, in asse con le scelte che si discutono in questo periodo. Glielo dico perché non è così usuale sentire un Ministro che fa di una mozione un perno della politica di un Paese, anche perché consideriamo tutti che è la sfida tra le più significative e complesse che questo tempo ci ha dato responsabilmente da affrontare ed è certamente questa, la questione climatica ambientale, il punto di volta dell'innovazione trasversale a tutte le politiche.
Credo che ci sia un asse vero in quest'Assemblea, anche come finale che esprimeremo nel voto con i diversi intrecci tra le mozioni.
Certo, troppo a lungo atteggiamenti e attitudini sociali e politiche miopi hanno lasciato che l'ambientalismo diventasse, almeno nel nostro Paese, ma non solo, un punto di vista di parte e di nicchia, ed è questa la logica che adesso va sconfitta. Con il passare del tempo e con il susseguirsi di esperienze critiche, se non traumatiche, con l'avanzare - come veniva detto - di ricerche e studi scientifici e con il crescere di una generazione più sensibile all'equilibrio tra abitudini di vita e ambiente, le cose hanno iniziato a cambiare, ma non abbastanza e non velocemente, quando invece servono velocità e decisione, e soprattutto ancora in modo non abbastanza egemonico rispetto allo scenario globale, purtroppo ancora pieno di negazionismi e di atteggiamenti inclini allo sfruttamento estremo delle risorse naturali.
Non possiamo negare che dopo una fase molto promettente, culminata con gli Accordi di Parigi del 2015, il mondo ha di recente fatto passi indietro, sia nelle scelte di grandi Paesi e importanti leadership, sia negli obiettivi operativi, che insieme la comunità internazionale e ogni Paese devono impegnarsi a realizzare, come dimostra la Cop 25 di Madrid dello scorso dicembre, in cui non si è riusciti a definire impegni vincolanti per l'attuazione dell'Accordo del 2015: dobbiamo esserne consapevoli. Eppure, ci sono stati segnali positivi, a partire dalla mobilitazione delle giovani generazioni, che - lo voglio sottolineare - non solo ha saputo imporre all'agenda mediatica e politica un tema così importante e decisivo, ma ha anche portato tante famiglie e tanti pezzi della società a maturare sensibilità maggiori e più voglia di attivarsi. Questo è un dato che testimonia l'estensione della consapevolezza.
In questo scenario e in questa nuova attenzione sociale verso l'ambiente è arrivata poi la scelta della nuova Commissione europea, guidata dalla presidente von der Leyen, di dare priorità all'ambiente e al clima, esattamente per rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050, grazie a quel green deal, che finanzierà economia pulita e circolare, tutela della biodiversità e riduzione dell'inquinamento, innovazione e tecnologie rispettose dell'ambiente, mobilità e trasporto sostenibile, decarbonizzazione. Questo è il futuro di un Paese! Si tratta dunque di un piano concreto, in grado di mobilitare - come è stato detto in questo dibattito e nella presentazione della mozione - investimenti sia pubblici che privati, per oltre 1.000 miliardi di euro, per realizzare davvero - perché ci sono politiche e risorse - la transizione energetica. A queste scelte, avvenute all'insediamento della Commissione europea, sono poi seguiti, anche con l'esplodere della crisi sanitaria, la proposta di bilancio Next generation EU (il Recovery Instrument) di 750 miliardi di euro, per aiutare - qui sì - i settori maggiormente colpiti, che devono essere rilanciati e sostenuti attraverso la transizione verde.
In questi ultimi mesi di emergenza sanitaria e di reazione collettiva al coronavirus, ci siamo trovati di fronte - come credo mai prima, per nessuna emergenza vissuta dal pianeta - alla riflessione, non limitata solo ai contesti scientifici o all'impegno militante, su quanto sia sottile e fragile l'equilibrio con l'ambiente che ci circonda; su quanto non ci possa essere separazione tra noi che lo viviamo e lo spazio che ci ospita e sul fatto che non si possono considerare contrastanti e opposti l'umano, la vita umana e il naturale, l'ambiente. Abbiamo visto la nostra vita di tutti i giorni stravolta per un virus, che - come spiegano gli esperti - ha probabilmente trovato il modo di passare dagli animali agli uomini, anche grazie alla sovrapposizione di habitat e all'eccessivo sfruttamento, che ci porta spesso a guardare al pianeta solo con un'ottica predatoria. Abbiamo poi visto le nostre città e i nostri spazi di vita cambiare in pochissimo tempo, riscoprendo come il silenzio, l'aria più pulita, la crescita di vegetazione anche laddove credevamo non potesse più accadere, il ritorno di animali e uccelli nell'acqua, nell'aria e nel verde intorno a noi, riguardino direttamente la nostra qualità di vita. Tutto quello che facciamo e che ci accade, come risultato più o meno diretto delle nostre azioni e della nostra presenza nel mondo, influisce sull'ambiente in cui viviamo.
Certo, l'esperienza del lockdown ci ha anche messi di fronte al fatto che il miglioramento delle condizioni ambientali richiede un cambio radicale di abitudini che va oltre quello che è lecito immaginare nel momento in cui l'obiettivo politico che occorre darsi è di far crescere opportunità e condizioni di benessere, riducendo così le diseguaglianze. Sono decisamente d'accordo su questo intreccio, per cui bisogna costantemente dire che più ci si cura dell'ambiente e più si affrontano e si superano le diseguaglianze da tutti i punti di vista. Non possiamo scegliere strade al ribasso e, di conseguenza, non possiamo prendere posizioni e direzioni di decrescita, ma dobbiamo lavorare molto intensamente per una crescita più equa, più attenta all'ambiente, più sostenibile e, se mi posso permettere - forse su questo ho un punto di diversità rispetto alla senatrice De Petris relativamente al documento Colao - anche più paritaria, perché in quel documento invece c'è scritto, ma questa mozione non l'abbiamo declinata ancora così. C'è però bisogno che ci siano dei processi nel Governo e nel Parlamento, in tutte le sfide economiche, e gruppi dirigenti che hanno la cultura della sfida politica alla cura, cioè capaci di saper leggere in modo innovativo tutti questi processi. Se non c'è questo, faremo fatica a governare una delle scelte fondamentali del nostro Paese e del suo futuro che è esattamente questo. Non voglio dilungarmi sui dati che possiamo avere, rispetto al fatto di non aver curato e ovviamente prevenuto tutto quanto è avvenuto in questo periodo. Numeri alla mano, oltre che una scelta politica c'è un interesse economico, un interesse a lavorare e a prevenire e, quindi, a interpretare davvero questa mozione come scelta politica generale.
Vorrei proprio che, per uscire dalla crisi e accompagnare i mesi di convivenza con il virus che abbiamo purtroppo ancora di fronte, cogliessimo davvero nella stagione che stiamo vivendo la necessità di questo straordinario cambiamento che riguarda la cultura, la conoscenza, l'innovazione tecnologica, la sostenibilità di ogni assetto, con un approccio che sappia determinare anche una nuova etica civica, un nuovo modo di pensare e di agire come individui e come collettività. Questa scelta porta anche alla necessità di comportamenti individuali, e non solo collettivi, proprio partendo dalle scelte di Governo e Parlamento. Affrontare la sfida ambientale e climatica è quindi una priorità che in questo contesto dobbiamo saper dare e sostenere con grande forza, anche rispetto soltanto a pochi mesi fa, quando magari eravamo in ancora troppo pochi convinti di questa necessità. È importante allora, strategicamente, oggi più che mai, la scelta che ricordavo della Commissione di puntare sul green deal, a cui si aggiungono strumenti come il recovery fund, ma voglio dire anche il MES. Lo dico sommessamente, non voglio creare polemiche, ma voglio far capire che anche quel tipo di finanziamento, se dobbiamo attraversare molti cambiamenti, ha bisogno di essere pienamente utilizzato, esattamente con siffatta logica piena di trasversalità.
A me pare che la scelta di fondo che dobbiamo fare sia esattamente questa. Non stiamo affrontando con la mozione in esame un passaggio a latere. Capita spesso, quando si discutono le mozioni in Aula, che siano un passaggio a latere, semplici raccomandazioni. In questo caso è una scelta che attraversa l'insieme delle scelte politiche, economiche e sociali che dobbiamo fare. Penso che questo diventi il punto di rappresentazione di una volontà politica che attraversa, nel dibattito e nel confronto, maggioranza e opposizione, dagli Stati generali in poi. Voglio che sia la politica a fare detta scelta e, se la fa, insieme all'amministrazione e ai soggetti che se ne devono occupare, ce la faremo. È quello che ci si aspetta da noi. (Applausi).
GALLONE (FIBP-UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, sgombriamo il campo dagli equivoci. È vero che il tema della tutela ambientale non ha bandiere e non ha colore. È vero che siamo tutti proiettati al miglioramento delle condizioni climatiche, miglioramento che passa da modelli economici e industriali ecocompatibili. È vero che il nostro atteggiamento è assolutamente propositivo, ma è vero anche che le nostre impostazioni sono diverse rispetto alle modalità di affrontare il momento di transizione che stiamo vivendo.
Sia chiaro: noi siamo quelli favorevoli all'implementazione degli impianti e ai termovalorizzatori, al fine di omogeneizzare il sistema di raccolta, di conferimento, di smaltimento e riciclo dei rifiuti, affinché ogni parte d'Italia sia indipendente nel trasformare i rifiuti in risorsa. (Applausi).
Noi siamo quelli degli incentivi strutturali e della fiscalità ambientale mirata per le aziende che riconvertono, che innovano, che lanciano il cuore oltre l'ostacolo. Noi siamo quelli della mediazione ambientale per sveltire i contenziosi e siamo quelli della realizzazione dell'ANAC dell'ambiente per scovare i disonesti. Noi siamo quelli del rilancio delle infrastrutture: infrastrutture green, come il treno ad alta velocità, come il trasporto su ferro o, addirittura, su teleferica elettrica. (Applausi).
Noi andiamo oltre. Non ci limitiamo a pensare a delle rotaie che consumano suolo. Pensiamo anche delle teleferiche alte, con dei piloni amovibili, volendo e, quindi, guardiamo oltre. Noi siamo quelli convinti che l'azione dell'uomo stia, sì, contribuendo ad accelerare un processo climatico, che però deriva, sostanzialmente, da elementi naturali e della terra: è la storia della terra che ce lo ricorda. Oggi, però, l'uomo può forse affrontare la nuova era solo grazie alla nuova sensibilità e alla innovazione tecnologica. Su queste basi non accettiamo mediazioni e compromessi, perché questa sarebbe la vera rivoluzione: essere, per una volta, concreti e veloci.
Tutto ciò premesso, le questioni legate ai cambiamenti climatici e all'ambiente non hanno più bisogno di parole. L'ambiente ha bisogno di fatti, di azioni concrete, di certezze, di investimenti importanti e strutturali e di far uscire dalle paludi ministeriali centinaia e centinaia di decreti attuativi che ancora non sono stati licenziati. (Applausi).
Sapete perché? È facile: la politica, di fatto, non deve inventare niente. Per quello ci sono i centri di ricerca, ci sono le imprese, ci sono le startup innovative, ci sono i centri di formazione, le Università e la scuola. La politica deve rendere semplice e sostenere l'iniziativa pubblica e privata in alleanza, con interventi concreti e veloci di indirizzo pratico e di semplificazione contro quella che noi chiamiamo mostruosa ecoburocrazia, che è diventata una gabbia soffocante per ogni iniziativa, e soprattutto in questo periodo in cui si ha paura anche della propria ombra.
La politica deve realizzare velocemente una fiscalità ambientale mirata, che preveda incentivi strutturali e bonus che non penalizzino nessuna delle parti, perché, nonostante i paletti e gli ostacoli di un Governo che è un po' freno a mano, siamo già tra i primi Paesi nel mondo per innovazione, tecnologia, sviluppo e riconversione industriale.
L'Italia potrà collocarsi pienamente dentro il processo europeo e globale, proponendo nelle sedi più ampie di fare muro contro chi ancora mette in circolazione prodotti che non rispettano determinate caratteristiche. Mi piace molto il concetto, che ho sentito, di dazi di civiltà. Rimane il fatto che, senza modificare ulteriormente e profondamente, in maniera omogenea nel Paese, l'attuale sistema produttivo, urbano e infrastrutturale, non otterremo i risultati sperati.
Chi vi parla è convinta che, tra le cause della maggiore sofferenza da Covid-19 nelle Regioni del Nord e soprattutto in Lombardia, ci sia anche la maggiore incidenza dell'inquinamento; quell'inquinamento per combattere il quale, però, le città italiane stanno ancora aspettando che il Governo sblocchi le risorse già assegnate. Piccole cose? Ma gli oceani sono fatti di singole gocce.
Da questa crisi - come tutti i colleghi prima di me hanno detto - devono nascere opportunità. Pensiamo a nuovi sistemi di trasporto innovativo; pensiamo a nuovi sistemi per impedire a certi sindaci di tagliare alberi maestosi nelle città per creare comode spianate di cemento; che si programmino, invece, incentivi per la riforestazione e la rigenerazione urbana e misure di contrasto con sanzioni salate a chi progetta disboscando.
Pensiamo a formare i docenti per le vere attività di educazione e prevenzione che si fanno a scuola perché non basta inserire la voce «educazione ambientale» senza prevedere un serio progetto di formazione e un programma ad hoc da seguire. Sono azioni semplici, ma estremamente efficaci.
Le azioni per la ripartenza dopo l'emergenza dovranno essere l'occasione per realizzare quel vero green deal economico-industriale che diventerà green deal sociale; altrimenti green deal rimarrà solo un insieme di paroline che fanno tanto chic ma senza costrutto. (Applausi). Pensiamo, allora, a un piano straordinario di rottamazione delle tecnologie obsolete, perché prima di dipingere una parete bisogna pulirla, per poi cominciare a produrre nuove soluzioni tecnologiche sostenibili ambientalmente ed economicamente, creando nel contempo sviluppo, occupazione, rilancio, commercializzazione.
C'è, poi, il tema del dissesto idrogeologico, perché il dissesto è una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici insieme alla desertificazione, e dovrà partire da una mappatura seria dei territori, da investimenti che agiscano in chiave di prevenzione e non più di emergenza, che costa ormai troppo in termini di perdite di vite umane e di distruzione dei territori. E mentre vi parlo, il Nord Italia è sotto nubifragi e grandine che stanno devastando le coltivazioni e mettendo in ginocchio ulteriormente un territorio già devastato dalla crisi Covid. Ci mancano le cavallette e poi abbiamo avuto tutto. D'altra parte, la cimice asiatica e i cinghiali stanno facendo la loro parte! (Applausi).
Ancora una volta il Governo lavorerà sull'emergenza con gli enti locali stremati e abbandonati. La transizione comunque è in corso a prescindere, perché la sensibilità è cambiata e non può essere il Governo a frenare gli impulsi. Potrebbe sembrare un paradosso, ma l'ambiente non si tutela tornando indietro, frenando lo sviluppo, ma, al contrario, incentivando in ogni modo possibile l'innovazione tecnologica, la ricerca, la libera iniziativa. Fiducia e libertà sono le parole chiave di Forza Italia. (Applausi). Ripeto: fiducia e libertà.
Ricordo sempre che l'ambiente è quel perno della ruota i cui raggi si chiamano attività produttive, salute, industria, agricoltura, pesca, paesaggio, territorio, turismo, cultura, scuola, ricerca, università - è una responsabilità grandissimo - e l'Italia è il Paese che ha l'ingegno come materia prima fantastica, che non va mortificato, ma va valorizzato e accompagnato da indirizzi visionari e aperti, che addirittura anticipino le necessità, non le intralcino.
Ricordo perché abbiamo deciso di presentare questa mozione: siamo preoccupati, ma nello stesso tempo vogliamo continuare a essere propositivi. Sono propositivi perché riteniamo che, oggi più che mai, l'Italia non possa permettersi di essere intrappolata dalla rete burocratica e fiscale e da una rete ideologica rigida anche in tema ambientale perché, se si vuole davvero riuscire a ottemperare alle direttive che l'Unione europea ci impone e che la logica ci dice corrette a prescindere, dobbiamo consentire agli operatori di lavorare con serenità.
La sostenibilità ambientale è una cosa seria e seriamente va affrontata; seriamente e pragmaticamente. Non può esserci, infatti, sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica. (Applausi).
La domanda vera è: si affronta la questione clima semplicemente per ottemperare a una direttiva europea, perché ci piace definirci green, ambientalisti o perché crediamo veramente che sia necessario agire nel modo migliore?
Le mozioni sul clima mi fanno venire in mente che oggi ho letto il documento presentato dalla task force coordinata da Vittorio Colao: 17 esperti al lavoro per quasi due mesi di emergenza, con l'obiettivo di proporre un piano per il rilancio del Paese. Ebbene, la relazione è come un compitino ordinato con affermazioni che in diversi punti contrastano addirittura con gli indirizzi del Governo, e si riduce a mera teoria, anche un po' banale - se vogliamo - perché gli argomenti sono sul tavolo del Governo da quel dì, ma sicuramente non sono così pregnanti da giustificare la nomina di una task force che - a mio avviso - senza agire sull'immediato della necessità sminuisce anche la funzione e il ruolo dei Ministeri. D'altra parte, non avevamo bisogno di esperti che ci dicessero come dobbiamo investire sul dissesto idrogeologico, sull'end of waste, eccetera eccetera.
Quindi, i due fattori sono velocità e responsabilità. È il momento di vedere il futuro e di realizzarlo; non bastano programmi la qualunque; non basta uno svolgimento da 6 meno meno; si deve lavorare per il 10, altrimenti si smetta di parlare di green new deal.
Noi, pertanto, voteremo a favore della nostra mozione perché c'è bisogno di visione, certezze, concretezza e regole chiare a livello europeo e globale che devono partire da noi. Accogliamo le proposte di riformulazione sui punti 3) e 5), anche se ci sembrano totalmente contrarie proprio alla concretezza e alla razionalità, ma non possiamo fare altrimenti. Non ci stancheremo, però, di rivendicare il nostro approccio differente. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Gallone, c'è stato un cambiamento, perché precedentemente mi sembrava di aver inteso che non veniva accolta alcuna riformulazione?
GALLONE (FIBP-UDC). Signor Presidente, modifichiamo la nostra precedente posizione. Ringraziamo il Ministro per la riformulazione e l'accoglimento con riformulazione e accogliamo la riformulazione dei punti 3) e 5) della nostra mozione.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, ministro Costa, colleghi, il tema delle mozioni è l'occasione per discutere della volontà dell'Europa di contrastare i mutamenti climatici, di mettere la transizione energetica al centro dei propri progetti e diventare leader mondiale dell'energia pulita. La Commissione europea guidata dalla presidente von der Leyen ha presentato con il green new deal un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente climaticamente neutro al 2050. Al momento l'ambizioso programma è, però, di soli indirizzi. Quali sono, quindi, gli obiettivi intermedi e, soprattutto, attraverso quali traiettorie si intende perseguirli ancora non è chiaro.
Per attuare la transizione energetica sono, dunque, fondamentali alcune premesse: quando parliamo di Europa, dobbiamo sapere che oggi contribuisce solo per il 10 per cento alle emissioni di CO2 rispetto al globale. (Applausi). La maggior parte dei Paesi extra-UE (Cina, India, Russia e altri) non ha in previsione riduzioni di CO2 con obiettivi vincolanti. Dunque, visto che la competitività è globale, pensiamoci bene prima di stressare ancora le nostre imprese con ulteriori obiettivi, visto che hanno già un forte gap di costi non solo rispetto a Paesi UE, ma soprattutto nei confronti di Paesi terzi. (Applausi).
La dipendenza energetica dell'Italia è del 78 per cento contro la media europea del 54 per cento. Tale percentuale sale al 93 per cento per la fornitura di gas. Questa è una forte criticità geopolitica per l'Italia. Il nostro Paese, in coerenza all'europeo clean energy package, a inizio anno ha adottato il piano nazionale integrato per l'energia e il clima con obiettivi al 2030 sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di phase-out dal carbone, di maggiore efficienza e minori emissioni di gas serra. Il PNIEC è un importante fattore di sviluppo, visto che sono valutati impatti economici per 300 miliardi tra investimenti e valore aggiunto e impatti sociali con circa 140.000 nuovi addetti. Purtroppo, per come si sta procedendo, difficilmente quegli obiettivi verranno raggiunti. Nel PNIEC si afferma un'altra cosa importante che molti non vogliono vedere e, cioè, che nei prossimi trent'anni la transizione energetica dovrà essere accompagnata dal gas, che dunque sarà ancora fondamentale e strategico per sostituire le fonti fossili più inquinanti, anche perché ci sono settori che non possono fare a meno del gas come quello industriale, della ceramica, della carta, del vetro, dei laterizi e altri ancora. (Applausi).
Quando si rivendica di essere un Paese al top nelle energie rinnovabili e si vorrebbe continuare l'espansione, concedendo ulteriori incentivi, qualcuno si domanda a quale prezzo? Ve lo dico io: con quasi 15 miliardi di euro di oneri generali di sistema, che ogni anno pesano per il 25 per cento sulle bollette di famiglie e imprese. (Applausi).
Servono dunque meno demagogia e una riflessione seria. Le nostre piccole e medie imprese pagano elettricità e gas il 15 per cento in più rispetto alla media europea e questo rappresenta un grande problema.
Altro tassello importante del green new deal è l'economia circolare, che non è un'opzione, ma è una strada obbligata, un'opportunità per il Paese, e non solo per risparmiare materie prime e tutelare l'ambiente, ma anche per sostenere le nostre imprese, pronti a investire. Ma di economia circolare spesso si parla a sproposito. (Applausi).
Non basta la raccolta differenziata: servono gli impianti. L'economia circolare non si fa senza gli impianti. Mentre in Lombardia c'è sovra capacità di termovalorizzazione, nel Centro e nel Sud mancano impianti di compostaggio e termovalorizzatori. Pensate che un recente studio conclude non solo che nel nostro Paese servono nuovi termovalorizzatori, per quasi 2 milioni di tonnellate, ma anche che nel 2035, se non si interverrà con poderosi ammodernamenti, il Paese perderà almeno la metà della capacità attuale di 6 milioni di tonnellate. Quindi, basta sindrome NIMBY. Basta dire no agli impianti che chiudono il ciclo dei rifiuti. (Applausi). Basta irresponsabilità di certe politiche territoriali.
Si vuole tutelare il clima, ma poi, ipocritamente, si ignorano 200.000 TIR carichi di rifiuti che ogni anno partono verso il Nord del Paese e all'estero, (Applausi) una fila immaginaria di veicoli lunga 3.300 chilometri. Le tre Regioni protagoniste in negativo, che non hanno impianti per smaltirli, sono - ahimè - la Sicilia, la Campania e soprattutto, maglia nera, il Lazio. Dunque tutti entusiasti per il green new deal, ma possibile che l'inquinamento che provocano quei 200.000 TIR non interessi a nessuno? (Applausi).
Colleghi, quando si affrontano i temi relativi allo sviluppo sostenibile non bisogna mai dimenticare che, accanto a quella ambientale, occorre anche garantire la sostenibilità economica e quella delle nostre produzioni, nonché la sostenibilità sociale. Non farlo è negligenza e irresponsabilità, soprattutto in un momento come questo, in cui la competizione è ancora più aspra e si decide davvero della sopravvivenza del nostro tessuto economico. Le crisi che stiamo attraversando (sanitaria, economica, sociale, ambientale, climatica ed energetica) hanno minato nel profondo le certezze su cui ha sin qui operato il nostro sistema Italia.
Qual è stata la risposta attuale del Governo ai temi importanti posti dagli italiani, su cui ci dovremo cimentare? Il decreto rilancio: un lungo elenco di favori, privo di ogni visione strategica. (Applausi); un provvedimento addirittura utile all'elargizione di una bicicletta per tutti o di un monopattino elettrico, ovviamente cinese, anziché attuare qui quanto previsto dal decreto clima, che almeno prevedeva la rottamazione delle automobili. (Applausi).
Altro che piano Colao! Altro che inconcludenti stati generali, che serviranno solo a Conte per poter fare l'ennesima conferenza stampa del sabato sera! Quello che serve è un confronto per l'attuazione immediata del piano nazionale energia e clima. Lo ribadiamo con forza: su molti aspetti di quel piano, che pure abbiamo favorito, vi è l'esigenza di una maggiore aderenza alla realtà. Penso al phase-out del carbone al 2025, oppure alla sostanziale messa al bando del diesel che voi avete fatto: scelte ideologiche e disancorate dalla realtà.
Serve avviare davvero e senza ideologismi la scelta convinta sulle energie rinnovabili, rimuovendo però gli ostacoli, spesso di comodo, a partire dall'eolico, dal geotermico e anche dall'idroelettrico.
Guardate: se vogliamo centrare gli obiettivi entro il 2030, occorre pedalare e smettere con la demagogia, subito e senza perdere tempo. Per dare certezza agli investimenti, occorre velocizzare le autorizzazioni agli impianti, in particolare quelli esistenti, da fonti rinnovabili, in cui si vogliono fare operazioni di ammodernamento e potenziamento. Diversamente, signor Ministro, l'obiettivo di aumentare di 2,5 volte la capacità di produzione di energia solare e raddoppiare quella di energia eolica, anziché nel 2030, lo raggiungeremo tra cinquant'anni.
Occorre rivisitare senza ideologismi il tema della mobilità per cui, a fronte della rottamazione, siano previsti incentivi anche all'acquisto di veicoli con motorizzazione termica di ultima generazione euro 6, a bassissime emissioni. (Applausi). È assurdo dare incentivi da qui al 2030 solo a 6 milioni di macchine full electric o ibride, con un potenziale di incentivi di 36 miliardi.
Occorre poi sospendere la moratoria per l'attività di ricerca dell'oil & gas, per valorizzare le nostre georisorse. L'intero comparto italiano non può essere affossato per i ritardi dei Ministeri, per la predisposizione del piano della transizione energetica sostenibile delle aree idonee. Non si può condannare il Paese ad una maggiore schiavitù energetica dall'estero, il che significa anche molte più emissioni, visto che il gas lo dobbiamo importare con petroliere o metanodotti, senza contare la perdita di investimenti (quasi 2 miliardi), oltre alla perdita di posti di lavoro e alla rinuncia a un maggior gettito per le casse dello Stato derivante dal pagamento dei canoni.
Senza pregiudizi è doveroso intervenire sulla decarbonizzazione degli edifici investendo sul teleriscaldamento, visto che il riscaldamento domestico, più che la mobilità, è la principale causa dell'inquinamento atmosferico (Applausi), con un'incidenza del 60 per cento per le polveri ultrasottili.
In conclusione, ministro Costa, la Lega non ha mai cambiato idea sul tema. La Lega, che è per la libertà di impresa, per la certezza del diritto e dei tempi per gli investimenti, che ha la cultura della sostenibilità ambientale, ma soprattutto economica e sociale, si muoverà sempre all'insegna della ragionevolezza e del pragmatismo, come attore di supporto e non di ostacolo delle imprese, della ricerca e dell'innovazione.
Il voto del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sarà a favore anche delle mozioni dei Gruppi Forza Italia e Fratelli d'Italia, mentre sulla mozione di maggioranza non voterà le premesse e farà dei distinguo sui vari punti degli impegni chiesti al Governo. (Applausi).
L'ABBATE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
L'ABBATE (M5S). Signor Presidente, colleghi senatori, signori esponenti del Governo, ministro Costa, la diffusione del Covid-19 è legata alla sottovalutazione dell'impatto delle attività umane sull'ambiente. Il riscaldamento climatico è una sorta di pandemia a rallentatore e non finirà con la fine di questa emergenza. Quello che stiamo vivendo è un momento storico molto particolare e unico, che ci spiega chiaramente che dobbiamo affidarci alla scienza.
Mi domando allora perché abbiamo chiesto alla scienza di risolvere i nostri problemi col Covid-19, ma poi a volte non vogliamo ascoltarla, quando ci parla di climate change, quando ci parla delle problematiche che ci sono a livello globale perché - sia chiaro - quando passerà l'emergenza da Covid-19, quella climatica ci sarà ancora.
L'emergenza sanitaria ha fatto sì che i popoli di ogni Paese si unissero per combattere un nemico comune, creando un fronte unico globale, un'unica comunità. Sul clima dobbiamo fare la stessa cosa: con la stessa forza, con la stessa grinta e resilienza che abbiamo avuto in questo momento, dal quale stiamo uscendo, dobbiamo affrontare l'emergenza climatica.
In questo periodo sono rallentate le emissioni di CO2 in atmosfera; e dico rallentate perché - guardate - la CO2 in atmosfera c'è: siamo arrivati a 417 ppm. L'anidride carbonica ha una permanenza in atmosfera di 100 e più anni e quindi continueremo a scontare una storia di emissioni passate. Invece in questo periodo di fermo sono diminuiti altri inquinanti, quelli chiamati pm5, pm10, i cosiddetti NOx; per questo abbiamo sentito un'aria più sottile, diciamo che respiriamo meglio, il pianeta ha respirato.
Bisogna però prestare attenzione ad una cosa. Se noi continuiamo a dire - come ci dice anche l'Europa - che nel 2050 vogliamo la neutralità climatica, quindi stiamo facendo una serie di azioni per eliminare l'anidride carbonica, devono essere portati avanti impianti e tecnologie sostenibili; purtroppo la termodinamica e la scienza insegnano che una combustione crea anidride carbonica in atmosfera, crea NOx, SOx, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), può creare diossine (dipende da quello che si brucia). Dico quindi di cercare di affidarci alla scienza e magari di non parlare così in generale sulle varie tecnologie.
A parte questo, purtroppo l'emergenza sanitaria ha messo a rischio un'altra cosa molto importante: gli incontri che dovevamo avere per definire le strategie per la conservazione della biodiversità e del clima. Praticamente la Cop 26 è slittata al 2021, come anche la Cop 15 per la convenzione sulla biodiversità, che era prevista ad ottobre in Cina. Purtroppo anche noi in Italia con il ministro Costa, che ringraziamo, dovevamo effettuare la Cop Giovani e la cosiddetta pre-Cop, ma anche queste sono state rimandate al 2021. Incontri di questo tipo non devono passare in secondo piano, perché non sono solo Greta o i nostri ragazzi nelle piazze o il mondo scientifico a chiederci in questo momento un cambiamento delle azioni concrete; ce lo chiede anche il mondo dell'economia e della finanza, perché tutto è collegato. Può sembrare scontato, ma trovare soluzioni per l'emergenza climatica significa trovare soluzioni per il nostro futuro in generale, per il nostro modello economico, per la nostra stessa salute. Con il green new deal l'Europa sta di fatto proponendo un patto economico non solo tra i vari Paesi, ma fra tutti gli stakeholder, quindi l'industria, le associazioni, i policy maker, quindi abbiamo tutta la cittadinanza.
È chiaro che il vecchio modello economico ha fallito e che la nuova via deve essere green e basarsi assolutamente sull'economia circolare, che non è greenwashing perché le nostre aziende italiane sono bravissime a poter ricostruire questa filiera inversa; ovviamente hanno bisogno di sostegno da parte del Governo, che si sta impegnando con tutte le sue forze. Chiaramente devono essere supportate le aziende e le tecnologie veramente sostenibili e a basso impatto.
Un'altra cosa di cui vorrei parlarvi per farvi capire è che alla fine non ci rendiamo conto di quanto un modello economico possa sbagliare; ad esempio qualche tempo fa il prezzo del petrolio è calato perché la domanda è scesa a causa del blocco. Quando noi parliamo di sviluppo sostenibile intendiamo che dobbiamo lasciare alle generazioni future gli stock di energie combustibili non rinnovabili come il petrolio, quindi dovevamo essere felici che il petrolio non doveva essere estratto, ma rimaneva lì per le generazioni future. Invece i prezzi si sono abbassati, hanno fatto concorrenza alle energie rinnovabili, che stiamo portando avanti, ma anche alle nostre aziende italiane perché i prodotti e i materiali riciclati adesso sono in competizione con le materie prime vergini, perché ovviamente sono realizzate da petrolio e gas naturale. Ciò significa che dobbiamo cambiare modello, dobbiamo revisionare tutto. Questo nuovo modello deve essere economico ed ecologico.
Come ho detto prima, l'emergenza climatica richiede il risveglio di una responsabilità collettiva, uno sforzo su scala globale. Servono dei piani di prevenzione; in queste settimane di gestione del virus abbiamo potuto osservare cosa significa combattere contro qualcosa che non conosciamo, perché ovviamente non c'era nulla in precedenza; per questo bisogna effettuare dei piani di prevenzione chiari. Contro i cambiamenti climatici servono misure di mitigazione e adattamento.
L'emergenza climatica è stata dichiarata da 1.432 giurisdizioni, da Comuni e Nazioni, e in Italia il Governo, con il nostro premier Giuseppe Conte, ha avuto la capacità di farsi carico di un indefinito spettro come il coronavirus. Lo abbiamo affrontato a testa alta.
Ora tutto il MoVimento 5 Stelle chiede che venga affrontato con la stessa forza il tema dell'emergenza climatica e noi lo faremo. Lo faremo perché un bambino nato oggi vivrà un mondo che sarà di oltre quattro gradi più caldo della media preindustriale, con i cambiamenti climatici che incideranno sulla salute umana, dall'infanzia fino all'adolescenza, all'età adulta e alla vecchiaia.
È vero che in questo momento nel cesto delle preoccupazioni quotidiane di un genitore ci sono le bollette da pagare, un figlio ammalato o come poter pensare al sostentamento della propria famiglia. Quindi la preoccupazione per il clima è un progetto che può sembrare magari a lungo termine, è come una specie di rumore di fondo. Il clima purtroppo è percepito in questo modo; l'ambiente è percepito come qualcosa di esterno. Il virus lo abbiamo vissuto sulla nostra persona, ma il clima lo vediamo un po' lontano. Purtroppo però non è così; è tutto collegato. Questo è il momento di mettere sullo stesso piano non quello che viene definito un fenomeno o un problema, ma la nostra stessa vita.
Molto spesso a cosa ci portano la nostra quotidianità e la nostra vita urbana? Nelle città ci muoviamo da un appartamento climatizzato a un auto climatizzata, per lavorare in un ufficio climatizzato. Siamo sempre meno esposti al clima naturale. In certi casi estremi una persona può uscire di casa, tuffarsi in una metro e passare in ufficio, praticamente senza mai vedere il cielo e la maggior parte della gente non sa neppure da dove arriva l'acqua che scorre nel suo rubinetto. La nostra civiltà umana dell'era dell'antropocene ha un'idea molto astratta e distante del mondo naturale e, ancor di più, del clima, giacché non si vede e non si tocca. Questo è il nostro problema.
Vi ricordo però anche un'altra cosa: nel 2017 l'Organizzazione mondiale della sanità aveva avvertito che le infezioni virali, batteriche o da parassiti sarebbero state una delle minacce più consistenti per il pianeta, proprio a causa dei cambiamenti climatici.
Concludo: viviamo un momento di responsabilità. Serve una conversione ecologica dell'economia e della società. Vi dico le parole di Papa Francesco: «è necessario unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale». Il nostro Governo sta portando una grande rivoluzione culturale: efficientamento energetico, piantumazione degli alberi, stop alle trivellazioni, bonus mobilità e incentivi per l'acquisto di veicoli green, efficienza energetica e tanto altro.
L'Italia in questo contesto deve giocare un ruolo fondamentale e il nostro Governo ha le capacità e la forza per portare avanti questa battaglia. Sarà un lungo cammino, ma insieme ce la faremo.
Per questo oggi il MoVimento 5 Stelle voterà a favore della nostra mozione che riconosce l'emergenza climatica, l'attuazione dell'accordo di Parigi e degli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 (Applausi) per i diritti di tutti i cittadini, perché nessuno deve essere lasciato indietro, per realizzare equità e per i nostri ragazzi che ci chiedono una casa nella quale poter avere un futuro. (Applausi).
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.
Avendo ogni mozione una diversa strutturazione di pareri e di riformulazioni, vi prego di prestare attenzione.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, facendo seguito al percorso che abbiamo assunto, per darci la possibilità di sostenere convintamente lo sforzo e votare favorevolmente la parte della mozione che condividiamo, chiediamo di mettere ai voti per parti separate non solo le premesse e il dispositivo della mozione n. 194, ma di separare ulteriormente il voto dei punti 6), 7) e 9) del dispositivo, perché noi siamo favorevoli a tutti i punti tranne che a questi tre. Siamo contrari ai punti 6) e 7) e ci asterremo sul punto 9), mentre chiediamo la possibilità di contribuire responsabilmente a un percorso unitario sul resto della mozione.
PRESIDENTE. Senatore Ferrari, va bene procedere così? Va bene.
IANNONE (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia chiede che ci venga data la stessa possibilità, cioè di votare per parti separate le premesse e i punti 6), 7) e 9) degli impegni. Voteremo invece a favore degli altri punti del dispositivo della mozione n. 194.
PRESIDENTE. Senatore Iannone, ero attenta a seguire il suo intervento e mi è sfuggito che eccezionalmente lei è intervenuto dal posto, dove bisogna sempre intervenire indossando la mascherina.
Senatore Briziarelli, non ho capito se la sua proposta è di votare separatamente anche le premesse o solo alcuni punti del dispositivo.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Per quanto riguarda le premesse, eravamo d'accordo che tutte le mozioni sarebbero state votate separatamente.
PRESIDENTE. No, non è così. Comunque mi dica cosa intende fare.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Come ha annunciato il senatore Arrigoni, il nostro voto sulle premesse sarà contrario. Voteremo poi a favore di tutti i punti del dispositivo, tranne i punti 6), 7) e 9).
PRESIDENTE. Come intendete votare è un de cuius. Io le sto chiedendo l'ordine delle votazioni.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Premessa, 6), 7) e 9).
PRESIDENTE. Sì, questo era chiaro.
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Esprimeremo un voto contrario sulle premesse e sui punti 6) e 7), mentre ci asterremo sul punto 9).
PRESIDENTE. Va bene, mi sembra chiaro.
Ricordo all'Aula che il Governo ha espresso parere favorevole su tutto il testo della mozione. Procederemo a due votazioni. La prima votazione è sulle premesse e sui punti 6) e 7) del dispositivo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 6) e 7) del dispositivo della mozione n. 194 (testo 5), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte della mozione n. 194 (testo 5), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.
(Segue la votazione). (Commenti).
Senatore Briziarielli, avevo inteso che la richiesta fosse di procedere con due distinte votazioni e non tre. Dal suo Gruppo mi era arrivato questo segnale, ma forse ho inteso male?
BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, abbiamo chiesto due votazioni sul dispositivo; eravamo contrari sui punti 6) e 7) e li abbiamo votati con le premesse. Noi ci asteniamo sul punto 9). Votiamo il resto. Abbiamo chiesto una distinta votazione per la parte su cui ci asteniamo.
PRESIDENTE. Dal suo Gruppo mi erano arrivati segnali discordanti.
Annullo pertanto la votazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del punto 9) del dispositivo della mozione n. 194 (testo 5), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte della mozione n. 194 (testo 5), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Colleghi, con questo sistema è più difficile votare. Un attimo di pazienza, non dichiaro chiusa la votazione perché da alcune postazioni non si riesce a votare. Senatore Verducci, cosa succede? Ho difficoltà a sentirla. (Brusio). Chiedo scusa ai colleghi, ma ci sono dei problemi tecnici che non dipendono da me.
Annullo la votazione.
Chiedo agli assistenti di intervenire sulla postazione del senatore Verducci e di risolvere velocemente il problema.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della restante parte della mozione n. 194 (testo 5), presentata dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
IANNONE (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, chiediamo che la mozione n. 198 venga votata allo stesso modo della mozione n. 194 (testo 5), cioè separatamente la premessa e poi le parti degli impegni, quelli su cui c'è il parere favorevole del Governo e quelli su cui c'è il parere contrario per la mancata accettazione delle riformulazioni.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, sulla procedura che stiamo utilizzando, per non far notte, come si suol dire, chiedo all'Assemblea se vogliamo votare separatamente prima le parti su cui il Governo si è espresso contrariamente e poi le parti su cui invece si è espresso favorevolmente, eventualmente con accettazione delle riformulazioni, in modo che con due voti per ogni mozione ce la caviamo.
PRESIDENTE. Ci sono osservazioni su queste modalità di voto? Però la questione, presidente Calderoli, è che in questo caso erano stati espressi pareri con riformulazioni in parte accettate, in parte no.
CALDEROLI (L-SP-PSd'Az). Presidente, le parti che sono state accolte come riformulate le consideriamo come parere favorevole, tutto il resto lo consideriamo come parere contrario.
PRESIDENTE. Il problema è che in questa mozione in particolar modo non è stata accettata alcuna riformulazione.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Presidente, giusto per ricordare i pareri: il Governo è contrario sulle premesse ed è contrario sugli impegni nn. 1), 2), 4), 5), 9), 11) e 13). Questi impegni, con il parere contrario del Governo, vanno votati insieme alle premesse; sugli altri impegni il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Quindi, faremo ugualmente. Il problema era che non era stata accettata alcuna riformulazione.
Quindi poniamo in votazione prima le parti del testo su cui il Governo ha espresso parere contrario, che nel caso della mozione a prima firma del senatore Iannone sono le premesse e i punti che sono stati appena elencati dal senatore Ferrari.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 1), 2), 4), 5), 9), 11) e 13) del dispositivo della mozione n. 198 (testo 2), presentata dal senatore Iannone e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sui restanti impegni della parte dispositiva mi pare fosse stata proposta una riformulazione, che i proponenti avevano rifiutato. Quindi, se è così, rimane il parere contrario del rappresentante del Governo. Altrimenti il senatore Iannone mi potrà comunicare, come hanno fatto i colleghi di Forza Italia, se ha cambiato intendimento.
IANNONE (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, se ho ben inteso, abbiamo appena votato le premesse della nostra mozione e gli impegni della parte dispositiva sui quali il rappresentante del Governo aveva chiesto una riformulazione, da noi rifiutata e su cui, quindi, è stato espresso parere contrario. I restanti impegni, che adesso potranno essere messi in votazione, sono quelli sui quali il rappresentante del Governo ha espresso parere favorevole.
PRESIDENTE. Il senatore Ferrari ha elencato gli impegni su cui era stato espresso parere contrario e poi mi risulta ci fossero gli impegni su cui era stata chiesta una riformulazione, che il senatore Ferrari non ha elencato. C'è stato forse un impiccio, ma mi pare fosse esattamente così.
FERRARI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARI (PD). Signor Presidente, mi scusi, oggettivamente non è facile fare così tante votazioni, ma abbiamo fatto lo sforzo di provare a farne tante insieme e direi che vale la pena di completarlo.
A me pare di ricordare che il parere del Ministro fosse pienamente favorevole sugli impegni nn. 3), 6), 7), 8), 10), 12) e 14).
PRESIDENTE. Previa riformulazione.
FERRARI (PD). No, non previa riformulazione. Il Ministro ha dato pareri favorevoli secchi, quindi come tali noi siamo disposti a votarli.
PRESIDENTE. Riverifichiamo. Il rappresentante del Governo ce lo può confermare? Perché l'annotazione degli Uffici era diversa. Il parere non era condizionato a riformulazione?
COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Se vuole glieli elenco di nuovo.
PRESIDENTE. Me li elenchi pure, ma la questione è se fossero riformulati o no. Se il parere è favorevole senza riformulazione, li possiamo mettere in votazione tranquillamente senza che lei li rilegga.
COSTA, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Glielo confermo.
PRESIDENTE. Benissimo. Il parere era favorevole sugli impegni così come erano scritti, senza riformulazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 3), 6), 7), 8), 10), 12) e 14) del dispositivo della mozione n. 198 (testo 2), presentata dal senatore Iannone e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Per quanto riguarda la mozione n. 199 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, il Governo ha espresso parere contrario sulle premesse, parere contrario sui punti 1), 2) e 6) e poi parere favorevole previa formulazione sui punti 3), 4) e 5).
MALAN (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FIBP-UDC). Presidente, alla luce dei pareri proposti dal Governo, chiediamo la votazione per parti separate con un voto sulle parti su cui c'è il parere contrario, oppure favorevole ma condizionato ad una riformulazione che noi non abbiamo accettato e cioè sulle premesse, sul punto 1), sul punto 2), sul punto 4), su cui c'è una proposta di riformulazione che noi non abbiamo accettato e il punto 6). Chiediamo che venga effettuata separatamente una votazione sui punti 3) e 5), su cui il Governo ha proposto una riformulazione, che noi abbiamo accettato.
PRESIDENTE. Coincide con quanto avevamo annotato. Seguiamo il metodo precedentemente utilizzato.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse e dei punti 1), 2), 4) e 6) del dispositivo della mozione n. 199 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dei punti 3) e 5) del dispositivo della mozione n. 199 (testo 2), presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo delle premesse della mozione n. 244 (testo 3), presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del dispositivo della mozione n. 244 (testo 3), presentata dal senatore Briziarelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Giunta per il Regolamento, parere
PRESIDENTE. La Giunta per il Regolamento, riunitasi il 9 giugno 2020, ha espresso il seguente parere:
«Provvisoriamente, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica in corso, fino al 31 agosto 2020, per l'attività degli Uffici di Presidenza, delle Commissioni permanenti in via informale, ferma restando la presenza in sede almeno del Presidente o del Vice Presidente della Commissione e del Capo dell'Ufficio di segreteria, la partecipazione con collegamento in videoconferenza ai lavori degli Uffici di Presidenza è consentita anche ai componenti della Commissione, limitatamente allo svolgimento delle audizioni».
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico che in data 8 giugno 2020 è pervenuta dal Presidente del Consiglio dei ministri la seguente lettera:
«Gentile Presidente,
l'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020, prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui delegato illustri preventivamente in Parlamento il contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi formulati dalle Camere.
Al riguardo, come anticipato dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Le confermo di aver delegato il Ministro della Salute a riferire al Senato della Repubblica, nei tempi e secondo le modalità che vorrà indicargli.
Le comunico che ho indirizzato analoga lettera al Presidente della Camera dei Deputati.
Con viva cordialità,
Giuseppe Conte».
Pertanto, come comunicato ai Gruppi, l'ordine del giorno della seduta di domani prevede, alle ore 17, le comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020.
Per la discussione sono state ripartite tra i Gruppi tre ore, incluse le dichiarazioni di voto.
È prevista la diretta televisiva della replica del Ministro e delle dichiarazioni di voto.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
NISINI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NISINI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, con il mio intervento vorrei esprimere, a nome del mio Gruppo, il dispiacere per quanto si è verificato nelle ultime settimane, quando il dibattito politico in quest'Aula si è trasformato in un disgustoso teatrino, condotto - ahimè - dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, basato su insulti, menzogne e diffamazioni (Applausi), con l'unico scopo di alimentare la polemica e distogliere l'attenzione dai veri problemi che attanagliano il nostro Paese.
Vorrei citare una frase di Oscar Wilde, ma la vorrei dire più a me stessa e ad alcuni colleghi senatori lombardi della Lega: «Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza». (Applausi).
Di tutto quello che si è verificato la spiegazione l'ha data l'ex direttore del «Corriere della sera», Ferruccio De Bortoli: Lombardia e Milano rappresentano l'Italia che ce la fa nel mondo. Puntare il dito contro alleggerisce la coscienza di chi non riesce a fare altrettanto. (Applausi).
Come dicevo, hanno spostato l'attenzione dai veri problemi del Paese perché non hanno speso una parola per tutte le promesse fatte e non mantenute, per tutti quei lavoratori che stanno aspettando da settimane, o da qualche mese, la cassa integrazione e i contributi.
Non una parola spesa nei confronti dei commercialisti, che sono stati lasciati soli, e che hanno dato il massimo impegno in tutta la fase del lockdown. Il silenzio assoluto rispetto alle dichiarazioni fatte da Saviano, che ha accusato proprio i commercialisti di spingere le aziende in crisi verso l'abbraccio mortale della criminalità. Questo non è tollerabile. Il silenzio totale.
Nulla è stato detto per la scarcerazione dei boss mafiosi: ancora 306 sono fuori dal carcere; solo 50 sono rientrati. (Applausi). Nessuna parola spesa sul mondo agricolo, che ha detto no alla maxi sanatoria dei clandestini. Ma di una cosa vi dobbiamo dare atto: tante parole le avete spese nei confronti della Lombardia e del governatore Fontana, e tutto l'odio che avete iniettato nella società e nel nostro Paese cosa hanno portato? Che il governatore Fontana oggi è sotto scorta. (Applausi). E tutti abbiamo visto scritte come «assassino» e le minacce rivolte alla famiglia. (Applausi). Si può anche morire per un incidente stradale, e, a differenza vostra, il senatore Salvini ha dato vicinanza e solidarietà al ministro Azzolina, anche lei sotto scorta; da voi un silenzio tombale.
E, allora, voi che avete gridato «onestà, onestà, onestà» dai banchi di quest'Aula, dai balconi, nelle piazze, colleghi, questa non è onestà. È incapacità, è prepotenza. (Applausi).
PRESIDENTE. Mi corre l'obbligo di dirle che, nonostante la dotta citazione, è molto inopportuno dare epiteti quale quello che lei ha usato.
GRIMANI (IV-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRIMANI (IV-PSI). Signor Presidente, Roberto Antiochia nasce a Terni il 7 giugno 1962. Due giorni fa avrebbe festeggiato il suo compleanno. È diventato poliziotto a diciotto anni; presta servizio a Torino, alla Criminalpol di Roma e poi alla squadra mobile di Palermo sotto il comando del commissario Beppe Montana nella squadra Catturandi, celebre per l'operazione Pizza Connection. A luglio del 1985 Antiochia da Palermo viene trasferito a Roma, ma dopo l'omicidio del commissario Montana, avvenuto il 29 luglio 1985, decide di ritornare volontariamente a Palermo per concorrere alle indagini sull'omicidio del funzionario e per essere vicino a Ninni Cassarà, vice dirigente della squadra mobile, amico di Roberto Antiochia e autore delle indagini sul delitto Montana. Alle ore 15,20 del 6 agosto 1985 un commando di dieci uomini uccide Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, che aveva tentato di fargli da scudo con il proprio corpo in uno degli attentati di mafia più efferati di quegli anni.
La città di Terni ha ricordato Roberto Antiochia ieri presentando presso la questura un docufilm che ripercorre la sua vita, la sua battaglia per la legalità, il suo senso del dovere, l'amore per il suo Paese e, come l'ha definito suo fratello Alessandro, il suo essere inossidabile nelle scelte e negli obiettivi.
L'impegno che voglio prendermi, insieme alle autorità civili e militari della mia città, è che questo giorno e questo documento diventino non un semplice momento di ricordo, ma una possibilità per le nuove generazioni di conoscere una storia di impegno civile e lotta per la legalità al fine di farne tesoro per il prosieguo della vita e accrescere la loro sensibilizzazione sul valore storico e istituzionale della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime delle mafie. (Applausi).
MAUTONE (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAUTONE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per segnalare all'attenzione di questa Assemblea lo stato di incuria, per non dire di abbandono, in cui versa il territorio che circonda la stazione dell'alta velocità di Napoli Afragola, in Campania.
In un territorio già dilaniato dalla forte presenza di organizzazioni camorristiche e malavitose, che per anni hanno lucrato con sversamenti illegali di rifiuti tossici provocando la conseguente contaminazione del suolo e l'infiltrazione delle falde acquifere, la presenza della nuova stazione, pur nelle difficoltà e nei meccanismi poco trasparenti utilizzati durante la sua realizzazione, poteva e doveva rappresentare motivo di opportunità e di rilancio del territorio, con ovvie ripercussioni dal punto di vista occupazionale. Purtroppo, l'incompetenza, la poca trasparenza, la scarsa attenzione e lungimiranza nella gestione e nella programmazione organizzativa di tutta l'area sia da parte della Città metropolitana di Napoli che da parte del Comune di Afragola hanno fatto sì che si realizzasse lo stato di degrado che è sotto gli occhi di tutti: cumuli di rifiuti abbandonati ai lati della carreggiata, che spesso ostacolano la normale circolazione, da persone che definire incivili è poco e che non hanno la cultura dell'ambiente comune e del territorio. Ogni tipo di materiale viene sversato, rimanendo senza essere rimosso, quasi a certificare l'incuria dell'uomo e il suo disprezzo per la natura. Strade dissestate senza alcuna manutenzione si allagano alle prime precipitazioni con rischi notevoli per la sicurezza stradale. Tutto ciò non solo crea disagi notevoli ai residenti o a chi usufruisce della stazione per lavoro o viaggi, ma dobbiamo considerare ed evidenziare il notevole impatto negativo sui turisti che utilizzano lo scalo ferroviario per la sua posizione strategica, preferendolo come punto di partenza per altre mete turistiche della nostra Regione Campania usufruendo di bus o altri mezzi di trasporto su gomma.
Quale biglietto da visita presentiamo a chi viene spesso da luoghi dove la cultura e l'attenzione all'ambiente e al territorio è ai primi posti nella scala del saper amministrare? Nonostante le ripetute sollecitazioni dei cittadini e dei comitati locali, nulla è cambiato. Sollecito, pertanto, rapidi e indispensabili interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, da parte degli enti interessati precedentemente citati per ridare il giusto decoro e l'indispensabile sicurezza a tutta l'area.
Le condizioni in cui versa il territorio esigono risposte immediate, senza il solito e ripetitivo scarico di responsabilità. Saremo vigili e attenti. Resto fiducioso di un rapido e positivo riscontro sulla problematica attenzionata. (Applausi).
DAL MAS (FIBP-UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAL MAS (FIBP-UDC). Signor Presidente, ringrazio i senatore rimasti presenti in un'Aula vuota: vox clamantis in deserto verrebbe da dire, ma ovviamente si è fatto tardi. Cercherò di essere sintetico perché lo scopo di questo intervento è richiamare l'attenzione del Governo su una interrogazione che ho recentemente depositato ma che, di per sé, è una replica di ciò che già chiedevo esattamente un anno fa, subito dopo la visita del presidente Xi Jinping, che ha dato luogo al memorandum d'intesa sulla Via della seta. Questo è avvenuto, come voi ricordate, esattamente il 23 marzo 2019.
Successivamente a questo, interrogai il Governo per capire quali ricadute gli annunciati accordi avrebbero avuto sul mio territorio, in modo particolare nel porto di Trieste, ossia una delle realtà maggiormente interessate, come altri scali e altri porti del nostro Paese (penso a Genova, a Taranto e ad altre realtà).
All'interrogazione dello scorso anno mi fu risposto dal vice ministro Galli, che non fornì alcun dettaglio in merito ai progetti di sviluppo annunciati, intercorrenti tra Autorità di sistema portuale triestina e partner cinesi, essendo essi definibili «nei modi e nei tempi» che la stessa Autorità portuale avrebbe ritenuto più opportuni.
In realtà, è notizia proprio di questi giorni che una delibera dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha dichiarato la posizione del presidente dell'Autorità di sistema portuale di Trieste, dottor Zeno D'Agostino, inconferibile. Non incompatibile, bensì inconferibile. Ovviamente noi non entriamo nel merito degli aspetti giuridici di questa vicenda, che sarà trattata dal TAR del Lazio, così come annunciato dal ricorso del dottor D'Agostino e così come annunciato dal Governo. Il Governo infatti si opporrà a questa deliberazione, essendo un atto amministrativo dell'ANAC e non una sentenza; ma ricordo che, a norma dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 39 del 2013, si sostiene che la sua posizione sia inconferibile.
Io non entro nel merito dei riflessi che questa nuova situazione portata all'attenzione dall'ANAC avrà rispetto agli atti compiuti dal Presidente dell'Autorità di sistema portuale e ai rapporti che il Governo stesso dice di aver delegato alle Autorità portuali a svolgere con i cinesi, in particolare con la CCCC-China Communications Construction Company, ossia una società del Governo della Cina, che entrerà nel porto di Trieste e nei punti franchi di quel porto. Allora noi chiedemmo - e Forza Italia non può certamente essere smentita - che su questa questione si pronunciasse il Parlamento, perché eravamo davanti a un trattato e non a una semplice intesa, come la definì il Governo, che come tale richiedeva, a norma dell'articolo 80 della Costituzione, l'approvazione da parte delle Camere.
Su questo, prima o poi, non sarà la magistratura amministrativa a pronunciarsi, relativamente alla conferibilità o no di un incarico, perché la sostanza di questi accordi - gli effetti che questi accordi avranno sul nostro territorio, sul nostro porto, rispetto anche all'Europa - credo sia la questione centrale, sulla quale il nostro Gruppo, da sempre, è in prima linea, non per una posizione stupidamente protezionista, ma sicuramente per la protezione del nostro sistema di vita, quando questo potrebbe essere, in parte, minacciato da una potenza che evidentemente vuole perseguire un disegno egemonico nel mondo, che non è conferente e compatibile (in questo caso parlerei di inconferibilità) rispetto al nostro sistema di vita. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 10 giugno 2020
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 10 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,40).
Allegato A
MOZIONI
Mozioni sull'attivazione dei test sierologici per il virus Covid-19
(1-00234) (19 maggio 2020)
Zaffini, Ciriani, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Nastri, Petrenga, Rauti, Ruspandini, Totaro, Urso. -
Ritirata
Il Senato,
premesso che:
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 sono indicate le misure per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale nella "fase due", che prevede il progressivo riavvio del sistema economico-produttivo;
si stima che, con la riapertura delle attività produttive, saranno oltre 4 milioni le persone che torneranno al lavoro, soprattutto uomini (più del 70 per cento) e con almeno 40-50 anni (il 70 per cento appartenente alla fascia di età tra i 50 e i 59 anni e il 60 per cento a quella over 60);
non bisogna sottovalutare che, tra coloro che ritorneranno in circolazione, numerosi sono i soggetti particolarmente fragili e vulnerabili (per patologie e fasce di età): solo a titolo di esempio si è calcolato che, nel nostro Paese, vi siano circa 11 milioni di persone affette a vario titolo da malattie oncologiche e cardiovascolari, vale a dire un cittadino su 6, che è dunque fortemente a rischio;
si dovrà, inoltre, tener conto del fatto che, in attesa del vaccino o di protocolli terapeutici risolutivi, allo stato non disponibili, il virus COVID-19 continuerà per lungo tempo a circolare, ed è evidente il pericolo di procedere alle riaperture senza una strategia di contenimento del virus e senza essere pronti a tracciarne il contagio, e di ripiombare in una nuova condizione emergenziale, con un'impennata della curva epidemiologica;
appare superfluo ricordare che, per essere più preparati, è necessario investire risorse mirate, acquisire competenze e conoscenze per il monitoraggio del virus ed il controllo del territorio, si dovrà prestare grande attenzione all'insorgere di eventuali nuovi focolai epidemici, contenendoli molto precocemente;
giova ricordare ancora che la comunità scientifica trasmette la certezza che il COVID-19 sia un virus dagli effetti poco o nulla prevedibili, in un certo senso "impreciso": oltre la metà dei casi positivi è asintomatica, nel 30 per cento dei casi è caratterizzato da un decorso lieve o moderato; si è inoltre accertato che la maggior parte della trasmissione avviene per contatto, abbastanza ravvicinato, con soggetti asintomatici e inconsapevoli quindi della loro pericolosità e che la massima carica virale si ha quando una persona sta per sviluppare i sintomi, dopodiché la positività può restare anche a lungo, ma non è detto che sia contagiosa, perché il picco di contagiosità probabilmente c'è proprio all'inizio del contagio;
è importante, al riguardo, rafforzare la medicina e l'assistenza territoriale (dai medici di base ai dipartimenti di prevenzione e urgenza) e tutte quelle attività che dovrebbero servire ad identificare prontamente i focolai nascenti, diagnosticando e isolando i casi positivi, rintracciando e isolando i contatti a rischio, approntando le necessarie terapie domiciliari in attuazione degli ultimi protocolli, attuando cioè ogni misura idonea a realizzare le cosiddette "3 T" raccomandate dall'OMS, "trace, test & treat", per cui è indispensabile "tracciare" digitalmente la catena trasmissiva, "testare" con strumenti mirati e a risposta immediata la presenza del virus nella popolazione e "trattare" precocemente con soluzioni avanzate i soggetti positivi;
il sistema di tracciamento sociale (app "Immuni") introdotto dal Governo, oltre che presentare molteplici criticità sia di metodo (con riferimento alla totale mancanza di trasparenza nella scelta del sistema oltre che nello svolgimento delle procedure di gara e di aggiudicazione) che di merito (in particolare sotto il profilo sia delle modalità tecnico-operative di funzionamento che della tutela della privacy, oltre che degli effettivi obblighi e adempimenti gravanti sui soggetti "monitorati") è, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, del tutto inefficace quale misura per monitorare e contenere la diffusione del virus, per come è strutturato;
con riferimento alla necessita di testare in profondità la presenza del virus nella nostra popolazione, ad oggi la comunità scientifica riconosce affidabilità diagnostica, oltre al tampone molecolare con prelievo orofaringeo per l'individuazione dell'RNA virale, anche al test sierologico con prelievo venoso di quantificazione degli anticorpi specifici; mentre il test rapido con prelievo capillare (pungidito) per il rilevamento qualitativo di anticorpi (IgG e IgM) viene comunemente ritenuto migliore strumento quale mezzo di indagine epidemiologica e di screening dalle indubbie quanto indispensabili qualità di facilità di esecuzione, rapidità di risposta e ampia disponibilità di quantitativi utili allo scopo;
infatti l'impiego dei test rapidi è di più semplice esecuzione e di immediato riscontro, essenziale in situazioni di emergenza come quella attuale, alla vigilia di provvedimenti che rimetteranno in circolazione milioni di persone, in cui è fondamentale garantire il più ampio monitoraggio e screening epidemiologico della popolazione nel più breve tempo possibile, con mezzi di indagine preliminare che andranno, nei casi di positività, certamente avvalorati da diagnosi maggiormente accurate, come avviene in ogni procedura di screening (colon retto);
considerato che:
il Senato, in sede di esame del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante "Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" (detto "cura Italia"), ha accolto, con parere favorevole del Governo, un ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia, che impegnava il Governo "a valutare l'opportunità di adottare tempestivamente ogni iniziativa idonea a procedere al più ampio monitoraggio e screening epidemiologico della popolazione, a cominciare dalle categorie più esposte al rischio di contagio" (G/1766/214/5), autorizzando a tal fine "una spesa complessiva di euro 250 milioni, a valere sul livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato incrementandolo di pari importo" e specificando, altresì, che è indispensabile prevedere che tali risorse siano ripartite tra le regioni e assegnate per la realizzazione di interventi specifici finalizzati all'acquisto ed alla somministrazione di test rapidi, siano essi immunologici o sierologici, purché di pronta disponibilità, facilità di esecuzione e immediatezza di risposta;
pur, come detto, nella consapevolezza che non trattasi di strumenti diagnostici, bensì di strumenti di screening sia di ambienti critici che di popolazione nelle zone focolaio e tendenzialmente di tutta la popolazione, si ritiene tuttavia che la loro ripetizione periodica a cadenza regolare, ogni 7-10 giorni, possa offrire un quadro complessivamente attendibile e rispondente della reale diffusione del virus;
sarebbe pertanto auspicabile la loro messa a disposizione in libera vendita in farmacia come mezzo di autodiagnosi preliminare e preventiva al pari, solo a titolo di esempio, di un test di gravidanza;
preso atto che ormai molte Regioni stanno autorizzandone l'utilizzo presso i medici di medicina generale, i laboratori di riferimento regionali e nei laboratori privati convenzionati a pagamento e sarebbe auspicabile la loro messa a disposizione in libera vendita in farmacia come mezzo di autodiagnosi preliminare e preventiva (al pari, solo a titolo di esempio, di un test di gravidanza),
impegna il Governo:
1) a destinare le risorse necessarie per l'acquisto da parte delle Regioni di test rapidi per il rilevamento qualitativo degli anticorpi IgG e IgM con prelievo capillare (pungidito), in congruo numero, utile a garantire uno screening profondo, tendenzialmente totale, della popolazione;
2) a regolamentarne l'utilizzo, senza ulteriori indugi e ritardi di validazione, allo scopo, indefettibile, di procedere alle riaperture della cosiddetta fase 2 con la cautela e la sicurezza che essa richiede;
3) ad autorizzare la libera vendita dei dispositivi validati in farmacia.
(1-00240) (03 giugno 2020)
Siclari, Binetti, Rizzotti, Stabile, Bernini, Malan, Pichetto Fratin, Floris, Toffanin. -
Ritirata
Il Senato,
premesso che:
con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 e 17 maggio 2020 sono state previste disposizioni in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale e disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19;
le disposizioni del decreto 17 maggio 2020 hanno trovato applicazione a decorrere dal 18 maggio (in sostituzione di quelle recate dal decreto 26 aprile) e conservano efficacia fino al 14 giugno 2020, salvi i diversi termini di durata delle singole misure previsti da specifiche disposizioni (art. 11, commi 1 e 2, del decreto medesimo);
è necessario che il progressivo riavvio delle attività economiche (la cosiddetta fase 2) venga affiancato, in assenza ancora di un vaccino o di terapie realmente efficaci, da una strategia che non faccia ricadere il nostro Paese in una nuova situazione di emergenza;
nell'attuale fase dell'emergenza COVID-19, assume particolare rilevanza la tematica dei test diagnostici di tipo sierologico, che possono essere utilizzati per la rilevazione di eventuali anticorpi diretti contro SARS-CoV-2;
in questo quadro la ricerca degli anticorpi con i test sierologici è utile per capire chi realmente è entrato in contatto con il coronavirus, premessa per poter pianificare le prossime fasi;
a differenza degli ormai noti "tamponi", esami di laboratorio che servono per individuare la presenza del coronavirus all'interno delle mucose respiratorie, i test sierologici servono ad individuare tutte quelle persone che sono entrate in contatto con il virus;
mentre i primi forniscono un'istantanea sull'infezione, i secondi "raccontano" la storia della malattia ed il contagio eventualmente in atto; attraverso i test sierologici infatti è possibile individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus;
tutto è importante soprattutto alla luce del fatto che molte persone con COVID-19 hanno avuto sintomi blandi o addirittura sono state asintomatiche;
attualmente i test sierologici possono essere erogati con facilità anche dai laboratori privati e da quelli accreditati, e questo ha creato non poche richieste di attivazione, dal momento che alcune Regioni hanno lasciato massima libertà di esecuzione e altre hanno adottato misure restrittive;
fornire degli incentivi per un campionamento su almeno il 10 per cento della popolazione residente di ciascuna regione consentirebbe di avere un quadro d'insieme anche al fine di fornire indicazioni utili per pianificare quando, come e quanto allentare ulteriormente le misure restrittive fin qui poste in essere dal Governo;
ciò potrebbe essere messo in atto attraverso la collaborazione tra Governo, Regioni, Dipartimento della protezione civile, Croce rossa e associazioni dei donatori di sangue, al fine di individuare adeguati interventi di sanità pubblica, eventualmente a seguito di allargamenti mirati del campionamento, usando al meglio risorse finanziarie a disposizione;
conoscere in che misura l'infezione si sia diffusa in Italia è utile inoltre per rivedere le stime sulla mortalità, che ad oggi continuano ad essere più elevate rispetto alla media europea e a quella globale, per comprendere la durata della risposta immunitaria e in quali casi gli anticorpi sono realmente neutralizzanti;
contrastare l'insorgere di eventuali nuovi focolai epidemici in modo da contenerli precocemente deve rappresentare la priorità di ciascuna istituzione impegnata alla limitazione del virus;
seppur apprezzabile, l'indagine nazionale dei 150.000 test effettuati su un campione individuato dall'ISTAT risulta essere, anche a parere di autorevoli istituzioni come l'Accademia dei Lincei, insufficiente ma utile se unita a quella effettuata su tutto il territorio nazionale attraverso una campionatura che coinvolga tutte le Regioni italiane, considerando che il virus si è sviluppato in maniera estremamente disomogenea e alcune comunità sono state molto più colpite di altre;
grazie anche alle misure di distanziamento sociale e di confinamento domiciliare della popolazione la crescita del contagio ha rallentato per poi decrescere;
considerato che:
tra le numerose terapie approntate per contrastare le patologie sviluppate dall'infezione, quella che prevede l'uso di trasfusioni di plasma immune ha ottenuto e sta ottenendo notevoli risultati terapeutici soprattutto nei casi più gravi, i cui dati preliminari appaiono molto promettenti;
nonostante non siano ancora disponibili i dati ufficiali della sperimentazione, l'uso del plasma immune, iniziato e portato avanti nei presidi ospedalieri di Mantova, Padova e Pavia, è un'esperienza preziosa di cui avvalersi, anche alla luce dei dati molto incoraggianti sul calo della mortalità in quei presidi;
il plasma immune viene recuperato dai soggetti che hanno avuto l'infezione, l'hanno superata e presentano titoli anticorpali prodotti dal loro sistema immunitario per contrastare il virus adeguatamente alti: questi anticorpi possono essere trasferiti ad un soggetto ammalato per aiutare il suo sistema immunitario a debellare il virus in maniera più rapida e più efficace: si raccoglie il sangue dai soggetti guariti con un prelievo venoso, si separano le due componenti del sangue, quella ricca di cellule e quella liquida, che è appunto il plasma; questo viene processato per renderlo disponibile alla donazione, mentre la parte ricca di cellule può essere reimmessa nel circolo del donatore; il plasma viene sottoposto a controlli per verificare che sia ricco di anticorpi efficaci, non vi siano rischi nella donazione, sia compatibile con il soggetto ricevente; solo allora si svolge la trasfusione di plasma immune nei confronti del soggetto malato;
si tratta di una terapia a basso rischio che, secondo i medici che stanno portando avanti la sperimentazione ed in particolare ad avviso del dottor Giuseppe De Donno, audito in 12a Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato il 14 maggio 2020, consente un'immediata regressione dei sintomi più gravi dell'infezione e la stabilizzazione dei parametri vitali dei pazienti;
i test sierologici e la plasmoterapia possono rappresentare insieme una forte risposta nella gestione del contenimento del COVID-19,
impegna il Governo:
1) a rendere noti gli studi per la validazione dei test sierologici riconosciuti dal Ministero della salute, al fine di evitare che persistano sul mercato kit diagnostici non rispondenti ai criteri di qualità;
2) ad adottare iniziative volte a potenziare la ricerca di soggetti immuni al COVID-19 al fine di reperire ulteriori potenziali donatori e a prevedere gratuitamente test sierologici non invasivi per il rilevamento qualitativo degli anticorpi IgG e IgM su almeno il 10 per cento della popolazione residente di ciascuna regione attraverso il coinvolgimento del Dipartimento della protezione civile, Croce rossa italiana e associazioni di donatori di sangue;
3) a promuovere gli studi volti a confermare l'efficacia della terapia del plasma immune nella cura del COVID-19 attivando, in accordo con le Regioni, centri territoriali trasfusionali dedicati alla donazione del plasma;
4) ad attivare una banca nazionale del plasma immune che gestisca e distribuisca nei presidi ospedalieri le sacche di plasma.
(1-00241) (03 giugno 2020)
Castellone, Collina, De Petris, Sbrollini, Pirro, Boldrini, Di Marzio, Endrizzi, Bini, Marinello, Mautone, Giuseppe Pisani, Taverna, Angrisani, D'Angelo, De Lucia, Donno, Floridia, Lanzi, Lupo, Montevecchi, Moronese, Pavanelli, Romano, Vanin, Coltorti, Mantovani. -
Ritirata
Il Senato,
premesso che:
il virus SARS-CoV-2 è un virus a RNA appartenente alla famiglia dei coronavirus (CoVs) che causa la malattia denominata COVID-19, dichiarata dall'OMS emergenza sanitaria il 30 gennaio 2020 e pandemia l'11 marzo 2020;
al fine di identificare precocemente i soggetti positivi all'infezione, isolarli e contenere il contagio, è fondamentale sviluppare nuovi metodi diagnostici in vitro ad alta specificità e sensibilità, che permettano di accertare la presenza del virus già nelle prime fasi dell'infezione. Sono ad oggi disponibili diversi test molecolari e sierologici per la rilevazione di proteine virali SARS-CoV-2 nelle secrezioni delle vie aeree e di anticorpi nel siero o nel plasma. Mentre i test molecolari individuano la presenza del virus nell'ospite e danno indicazioni sull'infezione in atto, i test sierologici evidenziano la risposta del sistema immunitario all'infezione misurando la presenza di anticorpi IgM ed IgG. A tal proposito è importante sottolineare come i test sierologici non rivelino la contagiosità dell'individuo e pertanto un risultato negativo al test sierologico non esclude la possibilità di infezione in atto, in fase precoce;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 concernente le misure di progressiva riapertura di attività economico-produttive e di mobilità regionale e nazionale, prevede che tale fase "può aver luogo solo ove sia assicurato uno stretto monitoraggio dell'andamento della trasmissione del virus sul territorio nazionale";
per classificare il rischio sanitario connesso al passaggio dalla fase 1 alla fase 2 sono stati individuati alcuni indicatori con valori di soglia e di allerta che dovranno essere monitorati a livello nazionale, regionale e locale: indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio; indicatori di processo e sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti; indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari. Le soglie definite negli indicatori sono volte a mantenere un numero di nuovi casi di infezione da Sars-CoV-2 stabile, ossia un aumento limitato nel tempo e nello spazio, soprattutto in ospedali, residenze sanitarie assistenziali, case di riposo, al fine di impedire il sovraccarico dei servizi sanitari, mentre i valori di allerta identificati serviranno per decidere eventuali revisioni delle misure adottate;
l'OMS, nell'indicare i criteri da seguire per la fase successiva alla chiusura o post lockdown, indica come prioritarie tre azioni, le "tre T": tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente. È fondamentale quindi costruire una rete di sorveglianza sanitaria ben distribuita sul territorio al fine di monitorare, individuare immediatamente i casi positivi, isolarli, tracciare digitalmente la catena trasmissiva e trattarli efficacemente;
come indicato nella circolare del Ministero della salute del 9 maggio 2020, che aggiorna la precedente circolare del 3 aprile, nell'attuale fase dell'emergenza COVID-19, assume pertanto particolare rilevanza la tematica dei test diagnostici di tipo sierologico, che possono essere utilizzati per la rilevazione di eventuali anticorpi diretti contro il virus SARS-CoV-2. I test sierologici sono utili sopratutto nella valutazione epidemiologica della circolazione virale in quanto: a) sono uno strumento per stimare la diffusione dell'infezione in una comunità; b) la sierologia può evidenziare l'avvenuta esposizione al virus; c) i metodi sierologici possono essere utili per l'identificazione dell'avvenuta infezione da SARS-CoV-2 in individui asintomatici o con sintomatologia lieve o moderata che si presentino tardi all'osservazione clinica; d) i metodi sierologici possono essere utili per più compiutamente definire il tasso di letalità dell'infezione virale rispetto al numero di pazienti contagiati da SARS-CoV-2;
la circolare ministeriale del 9 maggio 2020 sottolinea però come le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il SARS-CoV-2 non forniscano informazioni sulla presenza di anticorpi neutralizzanti, in grado di proteggere dall'infezione, né sulla persistenza degli anticorpi a lungo termine. Risulta evidente dunque che tali test, pur importanti a fini di ricerca e valutazione epidemiologica della circolazione virale nella popolazione, non possano essere usati nell'attività diagnostica e non possano in alcun modo sostituire i test molecolari, come si evince anche dalla circolare del Ministero della salute del 9 maggio 2020 che, richiamando le indicazioni dell'OMS, ribadisce come l'approccio diagnostico più attendibile sia costituito dai test basati sul rilevamento del virus in secrezioni respiratorie attraverso metodi molecolari;
considerato che:
il 25 maggio 2020 è stata avviata dal Ministero della salute un'indagine di sieroprevalenza, attraverso test sierologici su prelievo, su un campione di 150.000 persone residenti in 2.000 comuni, distribuite per sesso, attività ed età, per stimare la diffusione dell'infezione da virus nella popolazione italiana, in diverse zone geografiche, in diverse classi lavorative e di età, e per allestire una biobanca di campioni, accessibili per studi futuri, che rappresenteranno una fotografia dello stato di diffusione del virus in questo momento storico nel nostro Paese e dello sviluppo della risposta anticorpale a seguito della prima ondata di pandemia;
il Ministero della salute ha ribadito come i test sierologici non debbano sostituire quelli molecolari a fini diagnostici ma abbiano un'utilità a fini di indagine di sieroprevalenza. Le Regioni hanno adottato politiche diverse in merito all'esecuzione di tali test, alcune prevedendo l'uso della sierologia anche a fini diagnostici, soprattutto in luoghi sensibili, altre impedendone l'utilizzo. A queste criticità va aggiunta la disponibilità sul mercato di un elevato numero di kit diagnostici non sempre rispondenti ai criteri di qualità necessari e la mancanza di una piattaforma centrale che raccolga i dati delle Regioni per integrare i risultati di tutti i test sierologici finora effettuati, per eventualmente ampliare il campo dell'indagine epidemiologica attualmente in corso;
i test molecolari rilevano la presenza del virus nel paziente, attraverso l'amplificazione del genoma, che rappresenta il metodo più affidabile per rilevare anche concentrazioni molto basse dell'RNA virale. Ad oggi, i test molecolari di elezione sono certamente i cosiddetti tamponi, che si effettuano attraverso la raccolta di campioni dal rinofaringe, che vengono poi sottoposti a "real time PCR" (reazione a catena della polimerasi), tecnica che amplifica il genoma virale eventualmente presente. Tale esame, altamente specifico e sensibile, ha il limite di prevedere un processo di analisi in appannaggio di pochi laboratori specializzati, dotati per lavorare su un grande numero di campioni biologici, il che, quindi, richiede un'organizzazione in rete e tempi tecnici non sempre tempestivi ai fini dell'ottenimento dei risultati del test. Inoltre, tali laboratori necessitano di raccogliere un congruo numero di campioni da analizzare per evitare di sprecare l'intero kit. Tali caratteristiche non sempre si conciliano con le situazioni in cui la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 abbia carattere di urgenza;
l'Italia è certamente uno dei Paesi ad aver, finora, effettuato dall'inizio dell'emergenza più test molecolari (più di 3 milioni) con il numero più elevato numero di tamponi per 100.000 abitanti (più di 5.000 su 100.000 abitanti). Ancora una volta, però, va evidenziata la grande variabilità di numeri e protocolli tra le diverse Regioni. Tuttavia, in attesa di definire meglio una strategia comune sul territorio nazionale, serve certamente aumentare la disponibilità di test molecolari per garantire la diagnosi precoce dei casi di contagio, l'individuazione dei contatti stretti, nonché dei focolai epidemici, e soprattutto il controllo dell'infezione negli ambienti sensibili, tra cui strutture per acuti, strutture che ospitano soggetti fragili (strutture residenziali extraospedaliere per malati cronici non autosufficienti, per disabili e per malati terminali, strutture di riabilitazione e di lungodegenza post acuzie, eccetera) e comunità chiuse;
la crescente necessità di test per il contenimento del virus nella "fase 2" ha spinto le principali aziende ed associazioni di categoria a confermare la saturazione della capacità produttiva mondiale di reagenti per estrazione di RNA, inducendo anche il comitato tecnico scientifico a pubblicare sul portale dedicato una richiesta di offerta per reperire almeno 5 milioni di test molecolari (rapidi, automatizzati e compositi);
alla luce dell'esigenza di rendere il test molecolare disponibile ed accessibile ad un numero sempre maggiore di soggetti a rischio o casi sospetti e loro contatti e di ridurre al minimo i tempi di diagnosi, di recente, sono stati sviluppati alcuni test molecolari rapidi per l'identificazione del nuovo coronavirus (alcuni anche effettuabili sul posto e, pertanto, definiti "point of care test"), che forniscono il risultato in tempi sensibilmente più rapidi rispetto al tampone classico;
la circolare del 3 aprile, emanata dal Ministero della salute, riporta che "sono stati messi a punto i test molecolari rapidi CE-Ivd e/o Eua/Fda basati sulla rilevazione dei geni virali direttamente nelle secrezioni respiratorie che permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi. Secondo il Comitato tecnico-scientifico, questi test potrebbero essere utili nei casi in cui la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2 assuma carattere di urgenza" e potrebbero, pertanto, rappresentare un passaggio indispensabile, in prospettiva della riapertura ordinaria; inoltre, tali test potrebbero trovare capillare utilizzo nella gestione in tempo reale dei pazienti sottoposti a valutazione per l'ammissione alle strutture sanitarie;
alla luce di quanto finora esposto, risulta auspicabile l'utilizzo di test molecolari rapidi al fine di monitorare l'andamento dell'infezione da COVID-19 in Italia, e diagnosticare precocemente tutti i soggetti infetti, per poi tracciarne i contatti e limitare il contagio,
impegna il Governo:
1) a definire in tempi rapidi il fabbisogno di test molecolari per la fase 2 e programmare efficaci strategie di approvvigionamento;
2) a sostenere ed incentivare la capillare diffusione dell'utilizzo dei test molecolari rapidi per la ricerca di RNA virale, nei luoghi sensibili, quali strutture sanitarie per acuti, strutture sanitarie per cronici, strutture che ospitano soggetti fragili, strutture di comunità e farmacie;
3) a dettare linee univoche per l'utilizzo dei test molecolari e sierologici, che tutte le Regioni dovranno seguire, sull'intero territorio nazionale introducendo precise disposizioni al fine di individuare i soggetti tenuti all'effettuazione dei test;
4) a prevedere la creazione di una piattaforma digitale dove convogliare tutti i dati regionali relativi alle indagini sierologiche e molecolari svolte, al fine di valorizzare il patrimonio informativo derivante da tali dati, in aggiunta alle evidenze generate dallo screening sierologico nazionale attualmente in corso.
(1-00242) (04 giugno 2020)
Cantù, Romeo, Marin, Fregolent, Lunesu, Tosato, Saponara, Faggi, Montani. -
Ritirata
Il Senato,
premesso che:
una strategia di autentica precauzione e governo dei rischi a seguito o in prevenzione di un'epidemia, quale è quella che si sta vivendo, non può prescindere dall'accertare con precisione l'estensione e la circolazione dell'infezione all'interno della popolazione generale con sistemi analitici ed informativi sulle caratteristiche epidemiologiche e sierologiche del SARS-CoV-2, facendone tesoro per rafforzare le reti di sorveglianza e monitoraggio della pandemia e di altre eventuali infezioni future;
di qui la già rimarcata necessità di un piano nazionale antipandemia con poche regole certe di riferimento non più rimandabili, né eludibili, misure di profilassi, di contenimento e di programmazione sanitaria e socio sanitaria idonee, tradotte in livelli essenziali di prevenzione, oltre che di assistenza;
i test sierologici sono propedeutici nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, essendo strumento essenziale per stimare la diffusione dell'infezione in una comunità; la sierologia può evidenziare l'avvenuta esposizione al virus; i metodi sierologici possono essere utili per l'identificazione dell'infezione in individui asintomatici o con sintomatologia lieve o moderata che si presentino tardi all'osservazione clinica;
l'indagine sierologica può tracciare cluster di soggetti contagiosi, identificare positività al di fuori della fascia temporale di verifica del test molecolare (cosiddetta diagnosi retrospettiva), monitorare pazienti in via di guarigione, accertare potenziali ricadute della malattia;
le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il COVID-19 sono però lacunose relativamente alla capacità di fornire indicazioni sulla presenza di anticorpi neutralizzanti in grado di proteggere dall'infezione o malattia e sulla persistenza degli anticorpi nel tempo;
non essendo, allo stato, le conoscenze in merito alla risposta immunitaria da infezione da SARS-CoV-2 consolidate e univoche, i test sierologici, pur importanti in epidemiologia e statistica in punto di circolazione virale e sullo stato immunitario della popolazione, non possono essere usati nell'attività diagnostica e, quindi, allo stato attuale non possono essere considerati come strumenti diagnostici sostitutivi del test molecolare, basato sull'identificazione di RNA virale dai tamponi nasofaringei;
ma altrettanto vero è che solo una misura di prevalenza può permettere di stabilire il reale numero di persone venute in contatto con il COVID-19 e far conoscere i tassi di morbosità e letalità, dando così la vera misura dei soggetti infettati e poco o asintomatici stimabile attualmente intorno all'80 per cento. Attività di indagine che non può essere disgiunta da un costante e continuo monitoraggio epidemiologico e statistico e, pertanto, non limitata ad un solo studio di sieroprevalenza tardivo e dai risultati incerti, come quello normato dal decreto-legge del 10 maggio 2020, n. 30;
assunta la priorità di intervenire su tre macro aree:
la prima con l'istituzione di una centrale nazionale dell'emergenza sul modello CDC, incardinata nel Centro controllo malattie del Ministero della salute, quale sistema nazionale di prevenzione pandemica, sorveglianza epidemiologica e controllo, con una cabina di comando composta dal CCM, ISS e da una rappresentanza delle Regioni in grado di dare in poche ore in caso di epidemie e più in generale di emergenza sanitaria stringenti indicazioni operative alla Protezione civile che per la sua peculiarità di pronto intervento capillare nel volgere di 24 ore porterà le soluzioni su tutto il territorio nazionale, con un potenziamento della capacità diagnostica e predittiva in emergenza mediante screening validati a diffusione estensiva, impiego sistematico e combinato sulla base di appropriate linee guida di test molecolari e sierologici necessari, quanto più rapidi, specifici e sensibili, inseriti nel quadro LEA della prevenzione impegnando adeguate risorse;
la seconda per l'aggiornamento regolare e tempestivo, in base all'evoluzione delle conoscenze e delle condizioni, delle linee guida e dei protocolli per assicurare agli operatori regole certe, semplici ed efficaci a contrastare la diffusione del virus, garantendo la protezione dall'emergenza sanitaria in atto e sburocratizzando gli adempimenti procedurali correlati;
la terza per la creazione di una rete effettivamente integrata e coordinata dei laboratori di sanità pubblica e di quelli abilitati all'effettuazione dei test mediante l'identificazione di standard di riferimento relativi al tipo di test, alle procedure e alle tempistiche da adottare in caso di risultati positivi e infine alla piattaforma tecnologica da utilizzare, tale da favorire un affidabile flusso di informazioni a tutti i livelli e, in ultima analisi, ai pazienti ai quali vanno fornite risposte sicure e non interpretabili, secondo principi di equi accessibilità ed universalità sia negli screening che nella diagnosi e la cura precoce;
considerata la rilevanza dei test per la ricerca degli anticorpi necessari sì da disporre di dati affidabili e completi sullo stato immunitario della popolazione e in ragione della difficoltà di valutare la frazione delle infezioni lievi e asintomatiche, ricavando l'indispensabilità di determinare non solo i criteri ma l'appropriatezza prescrittiva e di effettuazione, sia dei test molecolari, che dei sierologici con un occhio vigile sull'evoluzione delle tecnologie che presuppongono competenze e conoscenze che siano integrate in un hub centralizzato a servizio dell'intera nazione. Vale a dire una vera centrale nazionale dell'emergenza, di garanzia di un sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica fin qui disattesa, con una forte attenzione anche alla decisione programmatico strategica di potenziare la rete dei laboratori di sanità pubblica secondo parametri minimi dedotti nei livelli essenziali di assistenza;
rilevata la possibilità di integrare il sistema di prevenzione e monitoraggio epidemiologico con quello di cura e cioè integrando la sierologia con la plasmaterapia, nell'attesa di un vaccino testato quanto più sicuro ed efficace per la relativa profilassi,
impegna il Governo:
1) a creare una centrale nazionale dell'emergenza sul modello CDC, rafforzando le reti di sorveglianza e monitoraggio dell'epidemia da SARS-CoV-2 e di altre eventuali infezioni future, incardinandolo nel Centro controllo Malattie (CCM) del Ministero della salute trasformato da mero erogatore di fondi per progetti a vero sistema nazionale di prevenzione pandemica, sorveglianza epidemiologica e controllo, tenuto all'emanazione ed aggiornamento del piano pandemico nazionale, al cui vertice dovrebbe esserci una cabina di regia composta dal responsabile del Centro, dal rappresentante dell'Istituto Superiore di Sanità e da una rappresentanza delle Regioni, che nel caso di emergenza epidemica e sanitaria in generale possa dare indicazioni prescrittive alla Protezione Civile sulle azioni da intraprendere e gli strumenti da utilizzare, con un potenziamento della capacità diagnostica e predittiva in emergenza mediante screening validati a diffusione estensiva con impiego sistematico e combinato, sulla base di appropriate linee guida, di test sierologici e molecolari necessari, quanto più rapidi, specifici e sensibili, inseriti nel quadro LEA della prevenzione impegnando adeguate risorse, unitamente all'adozione delle iniziative e degli investimenti necessari per l'effettuazione e la refertazione dei tamponi nasofaringei nelle Regioni in relazione alla percentuale del numero degli abitanti e delle classi di rischio e individuando test sierologici validati efficaci ed efficienti da eseguire in laboratori pubblici e privati accreditati e abilitati all'esecuzione dei test, con sistemi analitici che, oltre a dare certezza di qualità e affidabilità in punto di specificità, sensibilità e minore invasività possibile, assicurino accuratezza d'analisi, possibilità di automazione per incrementare i volumi e i tempi di esecuzione, disponibilità di reagenti, vantaggioso rapporto costo-beneficio, nel contesto delle iniziative volte a potenziare la ricerca di soggetti immuni al COVID-19 al fine di reperire ulteriori potenziali donatori, si dà promuovere la terapia del plasma immune nella cura del COVID-19, attivando in accordo con le Regioni centri territoriali trasfusionali dedicati alla donazione del plasma e con il coinvolgimento del volontariato e dell'associazionismo qualificato;
2) ad aggiornare regolarmente e tempestivamente, in base all'evoluzione delle nuove conoscenze e delle condizioni, le linee guida e i protocolli per assicurare agli operatori regole certe, semplici ed efficaci a contrastare la diffusione del virus, garantendo la protezione dall'emergenza sanitaria in atto, rendendo noti altresì i processi e i protocolli per la validazione dei test sierologici riconosciuti dal SSN e sburocratizzando gli adempimenti procedurali correlati anche in materia di sanificazione degli ambienti, di cui la circolare del Ministero della salute del 22 maggio 2020 n. 0017644 anticipa, seppur con eccessivi restrizioni iperprocedimentalizzate, gli adempimenti a cui sottoporsi;
3) a potenziare la rete dei laboratori di sanità pubblica secondo parametri minimi dedotti nei livelli essenziali di assistenza quali centri di effettuazione diagnostica in emergenza dei test microbiologici per la ricerca diretta virologica e nell'ordinarietà di analitica rilevante per il governo dei determinanti sanitari e ambientali in un sistema di controlli di sicurezza ante e post COVID delle attività produttive a costo zero per le imprese che assolvono i parametri di legge, dando la dovuta rilevanza al valore della funzione di collegamento di tutti i laboratori che svolgono questo tipo di analisi, in una rete effettivamente integrata e coordinata, mediante l'identificazione di standard di riferimento relativi al tipo di test, alle procedure e alle tempistiche da adottare in caso di risultati positivi e infine alla piattaforma tecnologica da utilizzare, tale da favorire un affidabile flusso di informazioni a tutti i livelli e, in ultima analisi, ai pazienti ai quali vanno fornite risposte sicure e non interpretabili, secondo principi di equi accessibilità ed universalità, sia negli screening che nella diagnosi e la cura precoce, e in specie con riguardo alla plasmaterapia attivando una banca nazionale del plasma immune o altra soluzione se più performante utile ad escludere carenze distributive ed erogative nei presidi ospedalieri delle sacche di plasma secondo l'effettivo appropriato bisogno, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 e, quanto alle strategie di prevenzione e profilassi, promuovendo iniziative per identificare candidati vaccini e/o modalità di produzione e scale-up (anche autoctone) di vaccini sempre più efficaci e sicuri anche puntando sulle nuove tecnologie di trasferimento vaccino su cerotto (patch).
ORDINE DEL GIORNO
G1
Castellone, Zaffini, Collina, Cantù, Errani, Siclari, Sbrollini, Laniece, Angrisani, Balboni, Bernini, Bertacco, Binetti, Bini, Boldrini, Calandrini, Ciriani, Coltorti, D'Angelo, de Bertoldi, De Lucia, De Petris, Di Marzio, Donno, Endrizzi, Faggi, Fazzolari, Floridia, Floris, Fregolent, Garnero Santanchè, Giuseppe Pisani, Iannone, La Pietra, La Russa, Lanzi, Lunesu, Lupo, Maffoni, Malan, Mantovani, Marin, Marinello, Mautone, Montani, Montevecchi, Moronese, Nastri, Pacifico, Pavanelli, Petrenga, Pichetto Fratin, Pirro, Rauti, Rizzotti, Romano, Romeo, Ruspandini, Saponara, Stabile, Taverna, Toffanin, Tosato, Totaro, Urso, Vanin, Fattori
Approvato
Il Senato,
premesso che:
il virus SARS-CoV-2 è un virus a RNA appartenente alla famiglia dei coronavirus (CoVs) che causa la malattia denominata COVID-19, dichiarata dall'OMS emergenza sanitaria il 30 gennaio 2020 e pandemia l'11 marzo 2020;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020 sono indicate le misure per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale nella "fase due", che prevede il progressivo riavvio del sistema economico-produttivo;
si stima che, con la riapertura delle attività produttive, saranno oltre 4 milioni le persone che torneranno al lavoro, soprattutto uomini (più del 70 per cento) e con almeno 40-50 anni (il 70 per cento appartenente alla fascia di età tra i 50 e i 59 anni e il 60 per cento a quella over 60):![]()
non bisogna sottovalutare che, tra coloro che ritorneranno in circolazione, numerosi sono i soggetti particolarmente fragili e vulnerabili (per patologie e fasce di età): solo a titolo di esempio si è calcolato che, nel nostro Paese, vi siano circa 11 milioni di persone affette a vario titolo da malattie oncologiche e cardiovascolari, vale a dire un cittadino su 6, che è dunque fortemente a rischio;
contrastare l'insorgere di eventuali nuovi focolai epidemici in modo da contenerli precocemente deve rappresentare la priorità di ciascuna istituzione impegnata alla limitazione del virus;
l'OMS, nell'indicare i criteri da seguire per la fase successiva alla chiusura o post lockdown, indica come prioritarie tre azioni, le "tre T": tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente. E fondamentale quindi costruire una rete di sorveglianza sanitaria ben distribuita sul territorio al fine di monitorare, individuare immediatamente i casi positivi, isolarli, tracciare digitalmente la catena trasmissiva e trattarli efficacemente;
come indicato nella circolare del Ministero della salute del 9 maggio 2020, che aggiorna la precedente circolare del 3 aprile, nell'attuale fase dell'emergenza COVID-19, assume pertanto particolare rilevanza la tematica dei test diagnostici di tipo sierologico, che possono essere utilizzati per la rilevazione di eventuali anticorpi diretti contro il virus SARS-CoV-2. I test sierologici sono utili soprattutto nella valutazione epidemiologica della circolazione virale in quanto: a) sono uno strumento per stimare la diffusione dell'infezione in una comunità; b) la sierologia può evidenziare l'avvenuta esposizione al virus; c) i metodi sierologici possono essere utili per l'identificazione dell'avvenuta infezione da SARS-CoV-2 in individui asintomatici o con sintomatologia lieve o moderata che si presentino tardi all'osservazione clinica; d) i metodi sierologici possono essere utili per più compiutamente definire il tasso di letalità dell'infezione virale rispetto al numero di pazienti contagiati da SARS-CoV-2;
la circolare ministeriale del 9 maggio 2020 sottolinea però come le attuali conoscenze scientifiche relative ai test sierologici per il SARS-CoV-2 non forniscano informazioni sulla presenza di anticorpi neutralizzanti, in grado di proteggere dall'infezione, né sulla persistenza degli anticorpi a lungo termine. Risulta evidente dunque che tali test, pur importanti a fini di ricerca. e valutazione epidemiologica della circolazione virale nella popolazione, non possano essere usati nell'attività diagnostica e non possano in alcun modo sostituire i test molecolari, come si evince anche dalla circolare del Ministero della salute del 9 maggio 2020 che, richiamando le indicazioni dell'OMS, ribadisce come l'approccio diagnostico più attendibile sia costituito dai test basati sul rilevamento del virus in secrezioni respiratorie attraverso metodi molecolari;
considerato che:
il 25 maggio 2020 è stata avviata dal Ministero della salute un'indagine di sieroprevalenza, attraverso test sierologici su prelievo, su un campione di 150.000 persone residenti in 2.000 comuni, distribuite per sesso, attività ed età, per stimare la diffusione dell'infezione da virus nella popolazione italiana, in diverse zone geografiche, in diverse classi lavorative e di età, e per allestire una biobanca di campioni, accessibili per studi futuri, che rappresenteranno una fotografia dello stato di diffusione del virus in questo momento storico nel nostro Paese e dello sviluppo della risposta anticorpale a seguito della prima ondata di pandemia;
il Ministero della salute ha ribadito come i test sierologici non debbano sostituire quelli molecolari a fini diagnostici ma abbiano un'utilità a fini di indagine di sieroprevalenza. Le Regioni hanno adottato politiche diverse in merito all'esecuzione di tali test, alcune prevedendo l'uso della sierologia anche a fini diagnostici, soprattutto in luoghi sensibili, altre impedendone l'utilizzo. A queste criticità va aggiunta la disponibilità sul mercato di un elevato numero di kit diagnostici non sempre rispondenti ai criteri di qualità necessari e la mancanza di una piattaforma centrale che raccolga i dati delle Regioni per integrare i risultati di tutti i test sierologici finora effettuati, per eventualmente ampliare il campo dell'indagine epidemiologica attualmente in corso;
i test molecolari rilevano la presenza del virus nel paziente, attraverso l'amplificazione del genoma, che rappresenta il metodo più affidabile per rilevare anche concentrazioni molto basse dell'RNA virale. Ad oggi, i test molecolari di elezione sono certamente i cosiddetti tamponi, che si effettuano attraverso la raccolta di campioni dal rinofaringe, che vengono poi sottoposti a real time PCR" (reazione a catena della polimerasi), tecnica che amplifica il genoma virale eventualmente presente. Tale esame, altamente specifico e sensibile, ha il limite di prevedere un processo di analisi in appannaggio di pochi laboratori specializzati, dotati per lavorare su un grande numero di campioni biologici, il che, quindi, richiede un'organizzazione in rete e tempi tecnici non sempre tempestivi ai fini dell'ottenimento dei risultati del test. Inoltre, tali laboratori necessitano di raccogliere un congruo numero di campioni da analizzare per evitare di sprecare l'intero kit. Tali caratteristiche non sempre si conciliano con le situazioni in cui la diagnosi di infezione da SARS--CoV-2. abbia carattere di urgenza;
la crescente necessità di test per il contenimento del virus nella ":fåse 2" ha spirito le principali aziende ed associazioni di categoria a confermare la saturazione della capacità produttiva mondiale di reagenti per estrazione di RNA, inducendo anche il comitato tecnico scientifico a pubblicare sul portale dedicato una richiesta di offerta per reperire almeno 5 milioni di test molecolari (rapidi, automatizzati e compositi);
alla luce dell'esigenza di rendere il test molecolare disponibile ed accessibile ad un numero sempre maggiore di soggetti a rischio o casi sospetti e loro contatti e di ridurre al minimo i tempi di diagnosi, di recente, sono stati sviluppati alcuni test molecolari rapidi per l'identificazione del nuovo coronavirus (alcuni anche effettuabili sul posto e, pertanto, definiti "point of care test"), che forniscono il risultato in tempi sensibilmente più rapidi rispetto al tampone classico;
la circolare del 3 aprile, emanata dal Ministero della salute, riporta che "sono stati messi a punto i test molecolari rapidi CE-Ivd e/o Eua/Fda basati sulla rilevazione dei geni virali direttamente nelle secrezioni respiratorie che permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi. Secondo il Comitato tecnico-scientifico, questi test potrebbero essere utili nei casi in cui la diagnosi di infezione da Sars-CoV-2 assuma carattere di urgenza" e potrebbero, pertanto, rappresentare un passaggio indispensabile, in prospettiva della riapertura ordinaria; inoltre, tali test potrebbero trovare capillare utilizzo nella gestione in tempo reale dei pazienti sottoposti a valutazione per l'ammissione alle strutture sanitarie;
alla luce di quanto finora esposto, risulta auspicabile l'utilizzo di test molecolari rapidi al fine di monitorare l'andamento dell'infezione da COVID-19 in Italia, e diagnosticare precocemente tutti i soggetti infetti, per poi tracciarne i contatti e limitare il contagio,
impegna il Governo:
1) a rendere noti gli studi per la validazione dei test sierologici riconosciuti, dal gruppo di lavoro costituito per lo studio nazionale di sieroprevalenza al fine di evitare che persistano sul mercato kit non rispondenti ai criteri di qualità;
2) a valutare le metodologie per individuare potenziali donatori di anticorpi IgG e IgM contro il SARS-CoV 2 e a valutare la possibilità di raccoglierli in una banca nazionale di plasma immune, sul modello di quanto già realizzato con l'indagine di sieroprevalenza;
3) a prevedere la creazione di una piattaforma digitale dove convogliare tutti i dati regionali relativi alle indagini sierologiche svolte, al fine di valorizzare il patrimonio informativo derivante da tali dati, in aggiunta alle evidenze generate dall'indagine sierologica nazionale attualmente in corso;
4) a definire in tempi rapidi il fabbisogno di test molecolari per la fase 2 e programmare efficaci strategie di approvvigionamento;
5) a valutare, d'intesa con le Regioni, iniziative per assicurare la disponibilità di test molecolari realmente rapidi per la ricerca di RNA virale al fine di poterli utilizzare per la diagnosi precoce di infetti in strutture sanitarie per acuti e cronici, incluse le strutture di lungo degenza, le strutture di comunità e quelle che ospitano soggetti con fragilità psichica e fisica;
6) ad aggiornare, ove necessario, le linee guida per l'utilizzo dei test molecolari e sierolagici, che tutte le Regioni dovranno seguire, sull'intero territorio nazionale introducendo precise disposizioni al fine di individuare i soggetti per i quali l'effettuazione dei test è fortemente raccomandata;
7) ad aggiornare, in base all'evoluzione delle nuove conoscenze e delle condizioni, le linee guida ed i protocolli per assicurare agli operatori regole certe, semplici ed efficaci a contrastare la diffusione del virus, anche per quanto attiene alla sanificazione degli ambienti.
Mozioni su iniziative per affrontare l'emergenza climatica
(1-00194) (
Ferrazzi, L'Abbate, Comincini, Nugnes, Unterberger, De Petris, Assuntela Messina, Mirabelli, Girotto, Fedeli, Moronese, La Mura, Coltorti. -
V. testo 4
Il Senato,
premesso che:
il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino si susseguono senza sosta, in diverse parti del mondo, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi;
il cambiamento climatico in atto è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno, come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, a cominciare da quelli elaborati dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite; in assenza di azioni concrete per invertire tale tendenza, dunque, entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno; le emissioni di gas serra, l'inquinamento dell'aria e delle acque, il degrado di matrice antropica dei terreni hanno infatti generato profondi mutamenti tali da comportare che il circolo vizioso dell'emergenza climatica possa essere spezzato unicamente attraverso azioni decisive, immediate e continuative;
l'urgenza di un intervento decisivo e immediato per invertire tale processo non è quindi più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall'intera comunità scientifica;
secondo l'ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale ovvero il momento nel quale i cambiamenti saranno divenuti non più ripristinabili; l'organismo scientifico dell'ONU ha invitato tutti i legislatori e i governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente;
la nuova Commissione europea guidata dalla presidente Ursula Von der Leyen si è orientata, sin dal suo insediamento, a dare priorità all'ambiente e al clima per "rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050", favorendo verifiche di impatto sociale, economico e ambientale in grado di stimolare "innovazione, competitività e occupazione"; il 14 gennaio 2020, a questo scopo, è stato presentato l'atteso progetto legislativo sul "Green Deal" finalizzato a finanziare tra il 2021 e il 2027 la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050, con azioni volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento, investendo in tecnologie rispettose dell'ambiente, sostenendo l'industria nell'innovazione, modificando il trasporto privato e pubblico per renderlo più pulito, economico e sano, decarbonizzando il settore energetico, garantendo una maggiore efficienza energetica degli edifici; a questo scopo, l'Unione europea ha inteso far leva sugli strumenti finanziari dell'UE, in particolare "InvestEU", per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti, ed ha introdotto il "meccanismo per una transizione giusta", per mobilitare almeno 100 miliardi nel periodo 2021-2027, per attenuare l'impatto socioeconomico della transizione all'economia verde;
il 27 maggio 2020, poi, la Presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha presentato, nel corso della sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo, per garantire la risposta efficace dell'Europa alla crisi da COVID-19 lo strumento denominato "Next Generation EU": proposta di Bilancio UE 2021-2027, cui si affianca un Recovery Instrument di 750 miliardi di euro, per aiutare i settori maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria e rilanciare gli investimenti in Europa;
nei tre pilastri del "Next Generation EU", uno dei focus trasversali è quello diretto a sostenere le transizioni verde e digitale; ciò sia nel sostegno agli Stati per investimenti e riforme, in particolare accelerare la transizione verso la neutralità climatica, e a questo scopo la Commissione incrementerà anche i finanziamenti per il Fondo per una transizione giusta fino a 40 miliardi di euro e propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi per aiutare le zone rurali a introdurre i cambiamenti strutturali richiesti dal Green Deal europeo; sia nel sostegno agli investimenti privati, che interesserà le imprese economicamente sostenibili in difficoltà, a causa della crisi da Coronavirus per aiutarle nella loro trasformazione verde;
sarebbe dunque essenziale procedere, in particolare in l'Italia, ad una programmazione economico-industriale a lungo termine, per il rilancio del nostro sistema-Paese: un piano di rilancio ambientale da sviluppare nei prossimi anni al fine di una riconversione ecologica compiuta;
vista la provata correlazione tra l'inquinamento e il diffondersi di microorganismi pericolosi per la salute umana, come per esempio il Coronavirus;
considerato che:
gli effetti dei cambiamenti climatici non generano solo conseguenze ambientali, ma anche profonde conseguenze sociali. Con la pubblicazione, il 19 marzo 2018, del rapporto su migrazioni e clima (Groundswell: "Preparing for internal climate migration"), la Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o delle condizioni ambientali diventate invivibili;
l'Organizzazione mondiale della sanità ha a sua volta evidenziato l'incidenza del cambiamento climatico sugli elementi sociali ed ambientali che hanno effetti diretti sulla salute, cioè aria pulita, acqua potabile, cibo in quantità sufficienti, sicurezza e condizioni igieniche degli alloggi, messi in pericolo da inondazioni, ondate di calore, incendi, siccità, così come il limitato accesso all'acqua in conseguenza proprio dal cambiamento climatico che genera la fosca previsione di un incremento sostanzioso dei decessi (oltre 250.000 annui) nel periodo tra il 2030 e il 2050;
in Europa i disastri naturali del 2018 sono stati simili a quelli registrati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, con un totale di 113 eventi con perdite di 16 miliardi di euro. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane, uragani e tempeste;
nonostante ciò, appare preoccupante il dato che vede l'Italia dal 1998 al 2018 spendere, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi, secondo dati del CNR e del Dipartimento della protezione civile, per "riparare" i danni del dissesto (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro);
uno studio internazionale pubblicato dalla rivista scientifica "Climate" ha precisato che i danni per le inondazioni in Europa potrebbero arrivare a costare 17 miliardi di euro all'anno, qualora le temperature medie dovessero salire di 3 gradi centigradi rispetto alla media preindustriale, mentre il numero di cittadini che subiranno le conseguenze delle piene potrebbe raggiungere le 780.000 unità, in crescita del 123 per cento rispetto ad oggi. Il problema, dunque, non riguarderebbe solo il sud del mondo;
in Italia la situazione non è migliore; il 2018 è stato l'anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 e si assiste al susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici intensi ed estremi, dovuti in primis ai cambiamenti climatici, stanno causando danni ai territori e alle città, indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini; soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime ricollegabili a 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d'aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 da esondazioni fluviali;
da ultimo si veda quanto è avvenuto a Venezia, ove si è avuta una sequenza di maree eccezionali, mai verificatasi in precedenza, con l'acqua alta che ha raggiunto quota 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre dopo l'alluvione del 1966; l'alta marea ha, come noto, colpito anche le isole di Lido e di Pellestrina e Chioggia; in ogni caso, la frequenza delle maree eccezionali che hanno colpito la città è stato causato in via principale dal cambiamento climatico, la cui portata rischia di mettere in difficoltà la sopravvivenza non solo della città lagunare ma anche di significative porzioni della terraferma;
contestualmente si sono verificati eventi meteorologici eccezionali che hanno investito con conseguenze drammatiche l'intero territorio italiano: dal Piemonte, in particolare nell'alessandrino, alla Liguria, con il crollo di un viadotto autostradale sulla A6, dalla Calabria con Reggio Calabria, alla Basilicata con Matera e il metapontino, ed allerta rossa per il maltempo;
nonostante la portata storica dell'accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo divenuto ormai insostenibile sotto il profilo ambientale ma anche sotto quello sociale ed economico;
nella Cop24 (conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici) tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dai membri della comunità internazionale; elemento positivo è stato l'aver dotato l'accordo del 2015 di linee guida (rulebook) per la sua attuazione a partire dal 2020, ma non sono stati purtroppo concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso;
il 23 settembre 2019 si è svolto a New York il Climate action summit 2019 dedicato a raccogliere nuove iniziative e gli impegni di governi, imprese e società civile per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per orientare l'azione verso la sostanziale riduzione a zero delle emissioni entro il 2050;
nel mese di dicembre si è tenuta a Madrid la conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici (Cop25), che ha riunito scienziati, uomini d'affari, rappresentanti istituzionali, organizzazioni non governative e governi di tutto il mondo, per incontri e trattative ufficiali che avevano l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera e di limitare ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura, realizzando quegli impegni vincolanti tra i Paesi partecipanti per la piena attuazione dell'accordo di Parigi, che deve entrare pienamente in vigore entro gennaio 2020; tuttavia, la Cop25 non è riuscita a rispondere con strumenti adeguati e programmi ambiziosi alle impellenti esigenze di risposta al cambiamento climatico;
ripetutamente, negli ultimi mesi, giovani e studenti si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo nelle manifestazioni "Youth for Climate", comprese quelle italiane, sull'esempio dell'adolescente svedese Greta Thunberg, chiedendo l'impegno concreto dei Governi nazionali nel contrasto dei cambiamenti climatici e per salvare il pianeta non pregiudicandone oltre il futuro;
considerato altresì che:
secondo gli scienziati dell'IPCC, il tempo per giungere ad un'inversione di marcia sul cambiamento climatico è davvero breve: secondo tali previsioni si avrebbe tempo fino al 2030 per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e, anche sulla scorta di tali previsioni scientifiche allarmanti, molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica;
per dare una risposta a queste istanze bisogna investire al più presto in innovazione e ricerca, green economy, riduzione delle diseguaglianze, investimenti in infrastrutture e manutenzione;
in questo drammatico contesto l'Italia ha la possibilità di assumere un ruolo da protagonista sui temi del cambiamento climatico, della tutela del paesaggio e del suolo, della transizione verso forme di energia sostenibili ed ecologiche, coniugandole con il sostegno alle nuove tecnologie e alle azioni delle comunità locali, della società civile, delle istituzioni universitarie, il tutto per uscire quanto prima dalla crisi climatica, economica e sociale;
è positivo che nel programma il Governo, al punto 7 dei 29 punti programmatici, sia stata espressamente prevista la realizzazione di un "green new deal", che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti ad inserire la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Viene stabilito, altresì, che tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell'ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Viene, inoltre, stabilità la necessità di adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e perseguano la piena attuazione della eco-innovazione. Vengono, infine, espressamente richiamati i principi dello sviluppo tecnologico sostenibile e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la "transizione ecologica" e indirizzare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e del riuso e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto;
come noto, il green new deal è il perno della strategia di sviluppo del Governo e si inserisce nel disegno di bilancio 2020 con la finalità di promuovere il benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo rispetto agli altri Paesi europei;
è fondamentale rimarcare che un green new deal non deve essere solo un'agenda di impegni, seppur in chiave verde e sostenibile, ma deve essere un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti;
altrettanto essenziale ed urgente è progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni; in questo senso, va affrontato il dissesto idrogeologico con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati, e particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;
il Governo, attraverso l'articolo 1 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, ha già istituito il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria in cui sono individuate le misure di competenza nazionale da porre in essere al fine di assicurare la corretta e piena attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, volta a contrastare i cambiamenti climatici. È auspicabile che tale politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici si coordini con il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) e con la pianificazione di bacino per il dissesto idrogeologico e che venga approvato e attuato con urgenza il PNACC (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici); è stata altresì riconosciuta la necessità della trasformazione del CIPE in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e per lo sviluppo sostenibile), come strumento di indirizzo strategico di tutti gli investimenti pubblici per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;
vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le recenti misure poste in essere dal Governo in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34;
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto, altresì, misure importanti per transizione ambientale, tra cui il fondo investimento delle amministrazioni centrali, finalizzato al rilancio degli investimenti sull'economia circolare, alla decarbonizzazione dell'economia, a misure di sostegno e per l'innovazione nel comparto agricolo, uno tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, l'estensione degli incentivi di "industria 4.0" per le imprese che realizzano progetti ambientali nell'ambito dell'economia circolare così come il piano "rinascita urbana" finalizzato a migliorare la qualità dell'abitare e che punta, inter alia, alla riqualificazione urbana e delle periferie;
è necessario affrontare in modo integrato i rischi del cambiamento climatico con altri rischi naturali rappresentati dal rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, unitamente alla valorizzazione del patrimonio abitativo,
impegna il Governo ad adottare iniziative per:
1) riconoscere la necessità di intervenire per affrontare l'emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;
2) accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;
3) sostenere l'azione parlamentare tesa all'inserimento del principio della tutela della natura, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
4) rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
5) procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, incrementare lo sviluppo del solare fotovoltaico, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;
6) attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;
7) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 221, attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, come previsto dall'art. 1, comma 98, della legge di bilancio per il 2020 (di cui alla legge n. 160 del 2019), con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;
8) elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi sostenibili che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;
9) favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico sostenibile e verso la mobilità elettrica, pubblica e privata, con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;
10) attuare, al fine di ridurre gli sprechi energetici, un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
11) intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;
12) adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050, come indicato dalla strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra (COM(2018) 773 del 28 novembre 2018);
13) promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign;
14) realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;
15) favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, abbandonando il modello dell'urbanistica espansiva e adottando una nuova governance che agevoli le procedure che favoriscono l'innovazione;
16) individuare, in particolare, le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi dagli effetti devastanti su uomini, attività economiche e territorio;
17) garantire un adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;
18) realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici;
19) promuovere, in particolare, lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;
20) favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;
21) attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019;
22) farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2020 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche entro un accordo internazionale, la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.
(1-00194) (
Ferrazzi, L'Abbate, Comincini, Nugnes, Unterberger, De Petris, Assuntela Messina, Mirabelli, Girotto, Fedeli, Moronese, La Mura, Coltorti, Lanzi, Floridia. -
V. testo 5
Il Senato,
premesso che:
il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino si susseguono senza sosta, in diverse parti del mondo, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi;
il cambiamento climatico in atto è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno, come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, a cominciare da quelli elaborati dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite; in assenza di azioni concrete per invertire tale tendenza, dunque, entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno; le emissioni di gas serra, l'inquinamento dell'aria e delle acque, il degrado di matrice antropica dei terreni hanno infatti generato profondi mutamenti tali da comportare che il circolo vizioso dell'emergenza climatica possa essere spezzato unicamente attraverso azioni decisive, immediate e continuative;
l'urgenza di un intervento decisivo e immediato per invertire tale processo non è quindi più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall'intera comunità scientifica;
secondo l'ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale ovvero il momento nel quale i cambiamenti saranno divenuti non più ripristinabili; l'organismo scientifico dell'ONU ha invitato tutti i legislatori e i governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente;
la nuova Commissione europea guidata dalla presidente Ursula Von der Leyen si è orientata, sin dal suo insediamento, a dare priorità all'ambiente e al clima per "rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050", favorendo verifiche di impatto sociale, economico e ambientale in grado di stimolare "innovazione, competitività e occupazione"; il 14 gennaio 2020, a questo scopo, è stato presentato l'atteso progetto legislativo sul "Green Deal" finalizzato a finanziare tra il 2021 e il 2027 la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050, con azioni volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento, investendo in tecnologie rispettose dell'ambiente, sostenendo l'industria nell'innovazione, modificando il trasporto privato e pubblico per renderlo più pulito, economico e sano, decarbonizzando il settore energetico, garantendo una maggiore efficienza energetica degli edifici; a questo scopo, l'Unione europea ha inteso far leva sugli strumenti finanziari dell'UE, in particolare "InvestEU", per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti, ed ha introdotto il "meccanismo per una transizione giusta", per mobilitare almeno 100 miliardi nel periodo 2021-2027, per attenuare l'impatto socioeconomico della transizione all'economia verde;
il 27 maggio 2020, poi, la Presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha presentato, nel corso della sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo, per garantire la risposta efficace dell'Europa alla crisi da COVID-19 lo strumento denominato "Next Generation EU": proposta di Bilancio UE 2021-2027, cui si affianca un Recovery Instrument di 750 miliardi di euro, per aiutare i settori maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria e rilanciare gli investimenti in Europa;
nei tre pilastri del "Next Generation EU", uno dei focus trasversali è quello diretto a sostenere le transizioni verde e digitale; ciò sia nel sostegno agli Stati per investimenti e riforme, in particolare accelerare la transizione verso la neutralità climatica, e a questo scopo la Commissione incrementerà anche i finanziamenti per il Fondo per una transizione giusta fino a 40 miliardi di euro e propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi per aiutare le zone rurali a introdurre i cambiamenti strutturali richiesti dal Green Deal europeo; sia nel sostegno agli investimenti privati, che interesserà le imprese economicamente sostenibili in difficoltà, a causa della crisi da Coronavirus per aiutarle nella loro trasformazione verde;
sarebbe dunque essenziale procedere, in particolare in l'Italia, ad una programmazione economico-industriale a lungo termine, per il rilancio del nostro sistema-Paese: un piano di rilancio ambientale da sviluppare nei prossimi anni al fine di una riconversione ecologica compiuta;
vista la provata correlazione tra l'inquinamento e il diffondersi di microorganismi pericolosi per la salute umana, come per esempio il Coronavirus;
considerato che:
gli effetti dei cambiamenti climatici non generano solo conseguenze ambientali, ma anche profonde conseguenze sociali. Con la pubblicazione, il 19 marzo 2018, del rapporto su migrazioni e clima (Groundswell: "Preparing for internal climate migration"), la Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o delle condizioni ambientali diventate invivibili;
l'Organizzazione mondiale della sanità ha a sua volta evidenziato l'incidenza del cambiamento climatico sugli elementi sociali ed ambientali che hanno effetti diretti sulla salute, cioè aria pulita, acqua potabile, cibo in quantità sufficienti, sicurezza e condizioni igieniche degli alloggi, messi in pericolo da inondazioni, ondate di calore, incendi, siccità, così come il limitato accesso all'acqua in conseguenza proprio dal cambiamento climatico che genera la fosca previsione di un incremento sostanzioso dei decessi (oltre 250.000 annui) nel periodo tra il 2030 e il 2050;
in Europa i disastri naturali del 2018 sono stati simili a quelli registrati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, con un totale di 113 eventi con perdite di 16 miliardi di euro. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane, uragani e tempeste;
nonostante ciò, appare preoccupante il dato che vede l'Italia dal 1998 al 2018 spendere, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi, secondo dati del CNR e del Dipartimento della protezione civile, per "riparare" i danni del dissesto (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro);
uno studio internazionale pubblicato dalla rivista scientifica "Climate" ha precisato che i danni per le inondazioni in Europa potrebbero arrivare a costare 17 miliardi di euro all'anno, qualora le temperature medie dovessero salire di 3 gradi centigradi rispetto alla media preindustriale, mentre il numero di cittadini che subiranno le conseguenze delle piene potrebbe raggiungere le 780.000 unità, in crescita del 123 per cento rispetto ad oggi. Il problema, dunque, non riguarderebbe solo il sud del mondo;
in Italia la situazione non è migliore; il 2018 è stato l'anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 e si assiste al susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici intensi ed estremi, dovuti in primis ai cambiamenti climatici, stanno causando danni ai territori e alle città, indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini; soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime ricollegabili a 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d'aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 da esondazioni fluviali;
da ultimo si veda quanto è avvenuto a Venezia, ove si è avuta una sequenza di maree eccezionali, mai verificatasi in precedenza, con l'acqua alta che ha raggiunto quota 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre dopo l'alluvione del 1966; l'alta marea ha, come noto, colpito anche le isole di Lido e di Pellestrina e Chioggia; in ogni caso, la frequenza delle maree eccezionali che hanno colpito la città è stato causato in via principale dal cambiamento climatico, la cui portata rischia di mettere in difficoltà la sopravvivenza non solo della città lagunare ma anche di significative porzioni della terraferma;
contestualmente si sono verificati eventi meteorologici eccezionali che hanno investito con conseguenze drammatiche l'intero territorio italiano: dal Piemonte, in particolare nell'alessandrino, alla Liguria, con il crollo di un viadotto autostradale sulla A6, dalla Calabria con Reggio Calabria, alla Basilicata con Matera e il metapontino, ed allerta rossa per il maltempo;
nonostante la portata storica dell'accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo divenuto ormai insostenibile sotto il profilo ambientale ma anche sotto quello sociale ed economico;
nella Cop24 (conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici) tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dai membri della comunità internazionale; elemento positivo è stato l'aver dotato l'accordo del 2015 di linee guida (rulebook) per la sua attuazione a partire dal 2020, ma non sono stati purtroppo concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso;
il 23 settembre 2019 si è svolto a New York il Climate action summit 2019 dedicato a raccogliere nuove iniziative e gli impegni di governi, imprese e società civile per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per orientare l'azione verso la sostanziale riduzione a zero delle emissioni entro il 2050;
nel mese di dicembre si è tenuta a Madrid la conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici (Cop25), che ha riunito scienziati, uomini d'affari, rappresentanti istituzionali, organizzazioni non governative e governi di tutto il mondo, per incontri e trattative ufficiali che avevano l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera e di limitare ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura, realizzando quegli impegni vincolanti tra i Paesi partecipanti per la piena attuazione dell'accordo di Parigi, che deve entrare pienamente in vigore entro gennaio 2020; tuttavia, la Cop25 non è riuscita a rispondere con strumenti adeguati e programmi ambiziosi alle impellenti esigenze di risposta al cambiamento climatico;
ripetutamente, negli ultimi mesi, giovani e studenti si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo nelle manifestazioni "Youth for Climate", comprese quelle italiane, sull'esempio dell'adolescente svedese Greta Thunberg, chiedendo l'impegno concreto dei Governi nazionali nel contrasto dei cambiamenti climatici e per salvare il pianeta non pregiudicandone oltre il futuro;
considerato altresì che:
secondo gli scienziati dell'IPCC, il tempo per giungere ad un'inversione di marcia sul cambiamento climatico è davvero breve: secondo tali previsioni si avrebbe tempo fino al 2030 per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e, anche sulla scorta di tali previsioni scientifiche allarmanti, molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica;
per dare una risposta a queste istanze bisogna investire al più presto in innovazione e ricerca, green economy, riduzione delle diseguaglianze, investimenti in infrastrutture e manutenzione;
in questo drammatico contesto l'Italia ha la possibilità di assumere un ruolo da protagonista sui temi del cambiamento climatico, della tutela del paesaggio e del suolo, della transizione verso forme di energia sostenibili ed ecologiche, coniugandole con il sostegno alle nuove tecnologie e alle azioni delle comunità locali, della società civile, delle istituzioni universitarie, il tutto per uscire quanto prima dalla crisi climatica, economica e sociale;
è positivo che nel programma il Governo, al punto 7 dei 29 punti programmatici, sia stata espressamente prevista la realizzazione di un "green new deal", che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti ad inserire la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Viene stabilito, altresì, che tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell'ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Viene, inoltre, stabilità la necessità di adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e perseguano la piena attuazione della eco-innovazione. Vengono, infine, espressamente richiamati i principi dello sviluppo tecnologico sostenibile e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la "transizione ecologica" e indirizzare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e del riuso e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto;
come noto, il green new deal è il perno della strategia di sviluppo del Governo e si inserisce nel disegno di bilancio 2020 con la finalità di promuovere il benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo rispetto agli altri Paesi europei;
è fondamentale rimarcare che un green new deal non deve essere solo un'agenda di impegni, seppur in chiave verde e sostenibile, ma deve essere un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti;
altrettanto essenziale ed urgente è progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni; in questo senso, va affrontato il dissesto idrogeologico con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati, e particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;
il Governo, attraverso l'articolo 1 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, ha già istituito il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria in cui sono individuate le misure di competenza nazionale da porre in essere al fine di assicurare la corretta e piena attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, volta a contrastare i cambiamenti climatici. È auspicabile che tale politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici si coordini con il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) e con la pianificazione di bacino per il dissesto idrogeologico e che venga approvato e attuato con urgenza il PNACC (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici); è stata altresì riconosciuta la necessità della trasformazione del CIPE in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e per lo sviluppo sostenibile), come strumento di indirizzo strategico di tutti gli investimenti pubblici per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;
vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le recenti misure poste in essere dal Governo in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34;
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto, altresì, misure importanti per transizione ambientale, tra cui il fondo investimento delle amministrazioni centrali, finalizzato al rilancio degli investimenti sull'economia circolare, alla decarbonizzazione dell'economia, a misure di sostegno e per l'innovazione nel comparto agricolo, uno tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, l'estensione degli incentivi di "industria 4.0" per le imprese che realizzano progetti ambientali nell'ambito dell'economia circolare così come il piano "rinascita urbana" finalizzato a migliorare la qualità dell'abitare e che punta, inter alia, alla riqualificazione urbana e delle periferie;
è necessario affrontare in modo integrato i rischi del cambiamento climatico con altri rischi naturali rappresentati dal rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, unitamente alla valorizzazione del patrimonio abitativo,
impegna il Governo ad adottare iniziative per:
1) riconoscere la necessità di intervenire per affrontare l'emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;
2) accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;
3) sostenere l'azione parlamentare tesa all'inserimento del principio della tutela della natura, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
4) rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
5) procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in coerenza con il PNIEC, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;
6) attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;
7) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 221, attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, come previsto dall'art. 1, comma 98, della legge di bilancio per il 2020 (di cui alla legge n. 160 del 2019), con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;
8) elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi sostenibili che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;
9) favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico e privato sostenibile con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;
10) attuare, al fine di ridurre gli sprechi energetici, un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
11) intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;
12) adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050, come indicato dalla strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra (COM(2018) 773 del 28 novembre 2018);
13) promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign;
14) realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;
15) favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, abbandonando il modello dell'urbanistica espansiva e adottando una nuova governance che agevoli le procedure che favoriscono l'innovazione;
16) individuare, in particolare, le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi dagli effetti devastanti su uomini, attività economiche e territorio;
17) garantire un adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;
18) realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici;
19) promuovere, in particolare, lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;
20) favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;
21) attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019;
22) farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2021 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche entro un accordo internazionale, la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.
(1-00194) (
Ferrazzi, L'Abbate, Comincini, Nugnes, Unterberger, De Petris, Assuntela Messina, Mirabelli, Girotto, Fedeli, Moronese, La Mura, Coltorti, Lanzi, Floridia. -
Votata per parti separate. Approvata
Il Senato,
premesso che:
il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino si susseguono senza sosta, in diverse parti del mondo, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi;
il cambiamento climatico in atto è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno, come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, a cominciare da quelli elaborati dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite; in assenza di azioni concrete per invertire tale tendenza, dunque, entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno; le emissioni di gas serra, l'inquinamento dell'aria e delle acque, il degrado di matrice antropica dei terreni hanno infatti generato profondi mutamenti tali da comportare che il circolo vizioso dell'emergenza climatica possa essere spezzato unicamente attraverso azioni decisive, immediate e continuative;
l'urgenza di un intervento decisivo e immediato per invertire tale processo non è quindi più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall'intera comunità scientifica;
secondo l'ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale ovvero il momento nel quale i cambiamenti saranno divenuti non più ripristinabili; l'organismo scientifico dell'ONU ha invitato tutti i legislatori e i governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente;
la nuova Commissione europea guidata dalla presidente Ursula Von der Leyen si è orientata, sin dal suo insediamento, a dare priorità all'ambiente e al clima per "rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050", favorendo verifiche di impatto sociale, economico e ambientale in grado di stimolare "innovazione, competitività e occupazione"; il 14 gennaio 2020, a questo scopo, è stato presentato l'atteso progetto legislativo sul "Green Deal" finalizzato a finanziare tra il 2021 e il 2027 la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050, con azioni volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento, investendo in tecnologie rispettose dell'ambiente, sostenendo l'industria nell'innovazione, modificando il trasporto privato e pubblico per renderlo più pulito, economico e sano, decarbonizzando il settore energetico, garantendo una maggiore efficienza energetica degli edifici; a questo scopo, l'Unione europea ha inteso far leva sugli strumenti finanziari dell'UE, in particolare "InvestEU", per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti, ed ha introdotto il "meccanismo per una transizione giusta", per mobilitare almeno 100 miliardi nel periodo 2021-2027, per attenuare l'impatto socioeconomico della transizione all'economia verde;
il 27 maggio 2020, poi, la Presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha presentato, nel corso della sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo, per garantire la risposta efficace dell'Europa alla crisi da COVID-19 lo strumento denominato "Next Generation EU": proposta di Bilancio UE 2021-2027, cui si affianca un Recovery Instrument di 750 miliardi di euro, per aiutare i settori maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria e rilanciare gli investimenti in Europa;
nei tre pilastri del "Next Generation EU", uno dei focus trasversali è quello diretto a sostenere le transizioni verde e digitale; ciò sia nel sostegno agli Stati per investimenti e riforme, in particolare accelerare la transizione verso la neutralità climatica, e a questo scopo la Commissione incrementerà anche i finanziamenti per il Fondo per una transizione giusta fino a 40 miliardi di euro e propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 miliardi per aiutare le zone rurali a introdurre i cambiamenti strutturali richiesti dal Green Deal europeo; sia nel sostegno agli investimenti privati, che interesserà le imprese economicamente sostenibili in difficoltà, a causa della crisi da Coronavirus per aiutarle nella loro trasformazione verde;
sarebbe dunque essenziale procedere, in particolare in l'Italia, ad una programmazione economico-industriale a lungo termine, per il rilancio del nostro sistema-Paese: un piano di rilancio ambientale da sviluppare nei prossimi anni al fine di una riconversione ecologica compiuta;
vista la provata correlazione tra l'inquinamento e il diffondersi di microorganismi pericolosi per la salute umana, come per esempio il Coronavirus;
considerato che:
gli effetti dei cambiamenti climatici non generano solo conseguenze ambientali, ma anche profonde conseguenze sociali. Con la pubblicazione, il 19 marzo 2018, del rapporto su migrazioni e clima (Groundswell: "Preparing for internal climate migration"), la Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o delle condizioni ambientali diventate invivibili;
l'Organizzazione mondiale della sanità ha a sua volta evidenziato l'incidenza del cambiamento climatico sugli elementi sociali ed ambientali che hanno effetti diretti sulla salute, cioè aria pulita, acqua potabile, cibo in quantità sufficienti, sicurezza e condizioni igieniche degli alloggi, messi in pericolo da inondazioni, ondate di calore, incendi, siccità, così come il limitato accesso all'acqua in conseguenza proprio dal cambiamento climatico che genera la fosca previsione di un incremento sostanzioso dei decessi (oltre 250.000 annui) nel periodo tra il 2030 e il 2050;
in Europa i disastri naturali del 2018 sono stati simili a quelli registrati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, con un totale di 113 eventi con perdite di 16 miliardi di euro. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane, uragani e tempeste;
nonostante ciò, appare preoccupante il dato che vede l'Italia dal 1998 al 2018 spendere, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi, secondo dati del CNR e del Dipartimento della protezione civile, per "riparare" i danni del dissesto (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro);
uno studio internazionale pubblicato dalla rivista scientifica "Climate" ha precisato che i danni per le inondazioni in Europa potrebbero arrivare a costare 17 miliardi di euro all'anno, qualora le temperature medie dovessero salire di 3 gradi centigradi rispetto alla media preindustriale, mentre il numero di cittadini che subiranno le conseguenze delle piene potrebbe raggiungere le 780.000 unità, in crescita del 123 per cento rispetto ad oggi. Il problema, dunque, non riguarderebbe solo il sud del mondo;
in Italia la situazione non è migliore; il 2018 è stato l'anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 e si assiste al susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici intensi ed estremi, dovuti in primis ai cambiamenti climatici, stanno causando danni ai territori e alle città, indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini; soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime ricollegabili a 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d'aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 da esondazioni fluviali;
da ultimo si veda quanto è avvenuto a Venezia, ove si è avuta una sequenza di maree eccezionali, mai verificatasi in precedenza, con l'acqua alta che ha raggiunto quota 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre dopo l'alluvione del 1966; l'alta marea ha, come noto, colpito anche le isole di Lido e di Pellestrina e Chioggia; in ogni caso, la frequenza delle maree eccezionali che hanno colpito la città è stato causato in via principale dal cambiamento climatico, la cui portata rischia di mettere in difficoltà la sopravvivenza non solo della città lagunare ma anche di significative porzioni della terraferma;
contestualmente si sono verificati eventi meteorologici eccezionali che hanno investito con conseguenze drammatiche l'intero territorio italiano: dal Piemonte, in particolare nell'alessandrino, alla Liguria, con il crollo di un viadotto autostradale sulla A6, dalla Calabria con Reggio Calabria, alla Basilicata con Matera e il metapontino, ed allerta rossa per il maltempo;
nonostante la portata storica dell'accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo divenuto ormai insostenibile sotto il profilo ambientale ma anche sotto quello sociale ed economico;
nella Cop24 (conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici) tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dai membri della comunità internazionale; elemento positivo è stato l'aver dotato l'accordo del 2015 di linee guida (rulebook) per la sua attuazione a partire dal 2020, ma non sono stati purtroppo concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso;
il 23 settembre 2019 si è svolto a New York il Climate action summit 2019 dedicato a raccogliere nuove iniziative e gli impegni di governi, imprese e società civile per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per orientare l'azione verso la sostanziale riduzione a zero delle emissioni entro il 2050;
nel mese di dicembre si è tenuta a Madrid la conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici (Cop25), che ha riunito scienziati, uomini d'affari, rappresentanti istituzionali, organizzazioni non governative e governi di tutto il mondo, per incontri e trattative ufficiali che avevano l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera e di limitare ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura, realizzando quegli impegni vincolanti tra i Paesi partecipanti per la piena attuazione dell'accordo di Parigi, che deve entrare pienamente in vigore entro gennaio 2020; tuttavia, la Cop25 non è riuscita a rispondere con strumenti adeguati e programmi ambiziosi alle impellenti esigenze di risposta al cambiamento climatico;
ripetutamente, negli ultimi mesi, giovani e studenti si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo nelle manifestazioni "Youth for Climate", comprese quelle italiane, sull'esempio dell'adolescente svedese Greta Thunberg, chiedendo l'impegno concreto dei Governi nazionali nel contrasto dei cambiamenti climatici e per salvare il pianeta non pregiudicandone oltre il futuro;
considerato altresì che:
secondo gli scienziati dell'IPCC, il tempo per giungere ad un'inversione di marcia sul cambiamento climatico è davvero breve: secondo tali previsioni si avrebbe tempo fino al 2030 per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e, anche sulla scorta di tali previsioni scientifiche allarmanti, molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica;
per dare una risposta a queste istanze bisogna investire al più presto in innovazione e ricerca, green economy, riduzione delle diseguaglianze, investimenti in infrastrutture e manutenzione;
in questo drammatico contesto l'Italia ha la possibilità di assumere un ruolo da protagonista sui temi del cambiamento climatico, della tutela del paesaggio e del suolo, della transizione verso forme di energia sostenibili ed ecologiche, coniugandole con il sostegno alle nuove tecnologie e alle azioni delle comunità locali, della società civile, delle istituzioni universitarie, il tutto per uscire quanto prima dalla crisi climatica, economica e sociale;
è positivo che nel programma il Governo, al punto 7 dei 29 punti programmatici, sia stata espressamente prevista la realizzazione di un "green new deal", che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti ad inserire la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Viene stabilito, altresì, che tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell'ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Viene, inoltre, stabilità la necessità di adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e perseguano la piena attuazione della eco-innovazione. Vengono, infine, espressamente richiamati i principi dello sviluppo tecnologico sostenibile e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la "transizione ecologica" e indirizzare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e del riuso e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto;
come noto, il green new deal è il perno della strategia di sviluppo del Governo e si inserisce nel disegno di bilancio 2020 con la finalità di promuovere il benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo rispetto agli altri Paesi europei;
è fondamentale rimarcare che un green new deal non deve essere solo un'agenda di impegni, seppur in chiave verde e sostenibile, ma deve essere un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti;
altrettanto essenziale ed urgente è progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni; in questo senso, va affrontato il dissesto idrogeologico con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati, e particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;
il Governo, attraverso l'articolo 1 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, ha già istituito il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria in cui sono individuate le misure di competenza nazionale da porre in essere al fine di assicurare la corretta e piena attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, volta a contrastare i cambiamenti climatici. È auspicabile che tale politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici si coordini con il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) e con la pianificazione di bacino per il dissesto idrogeologico e che venga approvato e attuato con urgenza il PNACC (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici); è stata altresì riconosciuta la necessità della trasformazione del CIPE in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e per lo sviluppo sostenibile), come strumento di indirizzo strategico di tutti gli investimenti pubblici per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;
vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le recenti misure poste in essere dal Governo in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34;
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto, altresì, misure importanti per transizione ambientale, tra cui il fondo investimento delle amministrazioni centrali, finalizzato al rilancio degli investimenti sull'economia circolare, alla decarbonizzazione dell'economia, a misure di sostegno e per l'innovazione nel comparto agricolo, uno tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, l'estensione degli incentivi di "industria 4.0" per le imprese che realizzano progetti ambientali nell'ambito dell'economia circolare così come il piano "rinascita urbana" finalizzato a migliorare la qualità dell'abitare e che punta, inter alia, alla riqualificazione urbana e delle periferie;
è necessario affrontare in modo integrato i rischi del cambiamento climatico con altri rischi naturali rappresentati dal rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, unitamente alla valorizzazione del patrimonio abitativo,
impegna il Governo ad adottare iniziative per:
1) riconoscere la necessità di intervenire per affrontare l'emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;
2) accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;
3) sostenere l'azione parlamentare tesa all'inserimento del principio della tutela della natura, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
4) rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
5) procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, comprese le tecnologie dell'idrogeno rinnovabile, in coerenza con il PNIEC, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;
6) attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;
7) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 221, attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, come previsto dall'art. 1, comma 98, della legge di bilancio per il 2020 (di cui alla legge n. 160 del 2019), con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;
8) elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi sostenibili che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;
9) favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico e privato sostenibile con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;
10) attuare, al fine di ridurre gli sprechi energetici, un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
11) intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione equa e giusta verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;
12) adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050, come indicato dalla strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra (COM(2018) 773 del 28 novembre 2018);
13) promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign;
14) realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;
15) favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, abbandonando il modello dell'urbanistica espansiva e adottando una nuova governance che agevoli le procedure che favoriscono l'innovazione;
16) individuare, in particolare, le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi dagli effetti devastanti su uomini, attività economiche e territorio;
17) garantire un adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;
18) realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici;
19) promuovere, in particolare, lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;
20) favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;
21) attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019;
22) farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2021 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche entro un accordo internazionale, la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.
(1-00198) (15 gennaio 2020)
Iannone, Maffoni, Nastri, Ciriani, Rauti, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Fazzolari, Garnero Santanchè, La Pietra, La Russa, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini. -
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la consapevolezza dell'emergenza climatica in atto, e degli effetti connessi e riscontrabili nell'attualità e sul medio-lungo periodo, è oggetto di molteplici ed autorevoli studi scientifici orientati non solo verso l'individuazione della correlazione tra cambiamento climatico e azione antropica, ma anche e soprattutto verso l'individuazione di prospettive di intervento tese al contenimento degli effetti deleteri sull'ecosistema, che devono essere riferimento imprescindibile per le politiche in materia;
i dati del quinto rapporto di valutazione, pubblicato nel 2013 e 2014 dall'IPCC (Intergovernmental panel on climate change), gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, evidenziano come l'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera sia da individuare come la causa alla base dei più complessi e deleteri cambiamenti climatici in atto: in particolare, si evidenzia come la temperatura del pianeta sia aumentata, dal 1860 ad oggi, di quasi un grado centigrado nella sola Europa e che le previsioni scientifiche attestano un incremento della temperatura tra 1,4 e 5,8 gradi entro la fine del secolo. Nello specifico è stato registrato, nel corso dell'ultimo trentennio, un incremento del 70 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica con il conseguente superamento del 20 per cento della soglia limite di concentrazioni delle 400 parti per milione;
si sottolinea che, stando ai dati del rapporto "Trajectories of the earth system in the Anthropocene", pubblicato dalla National academy of sciences degli USA nel 2018, il solo incremento della temperatura di 2 gradi potrebbe configurarsi come conditio per un "effetto domino incontenibile", in ragione della consequenzialità sussistente tra incremento della temperatura ed evoluzioni climatiche correlate ad eventi estremi ed i loro riverberi sul versante degli equilibri ecosistemici, della sicurezza dei territori rivieraschi e dell'accessibilità ai rifornimenti idrici;
con l'accordo di Parigi siglato nel dicembre 2015 tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sottoscritto da 192 Paesi, tra cui l'Italia, è stato siglato il primo accordo universale sul clima mondiale, nel quale è definito un piano d'azione globale, finalizzato al contenimento dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione dell'incremento del riscaldamento globale;
sul versante dell'Unione europea sono state intraprese molteplici iniziative orientate all'individuazione di un'azione di politica climatica concreta e lungimirante finalizzata alla definizione di adeguate misure di adattamento per ridurre e gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici. Nel 2009 con il libro bianco "Adattarsi ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo", la Commissione europea ha richiesto agli Stati membri di elaborare le rispettive strategie di adattamento nazionale. Nel 2013 con l'adozione della "Strategia europea per i cambiamenti climatici" e con le successive conclusioni del Consiglio europeo del 13 giugno 2013 "Una strategia europea di adattamento al cambiamento climatico" è stato richiesto agli Stati membri di avviare una revisione del concetto di vulnerabilità, di rivedere le soglie critiche di rischio a livello nazionale e di misurare le proprie capacità di resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici attraverso politiche basate su un approccio locale e un determinante coinvolgimento di tutti gli interlocutori socio-economici;
in questa prospettiva è stata adottata nel 2015 dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), il cui obiettivo principale è quello di elaborare una visione nazionale sui percorsi comuni da intraprendere per far fronte ai cambiamenti climatici contrastando e attenuando i loro impatti, attraverso l'individuazione di azioni e di percorsi finalizzati alla riduzione dei rischi correlati ai cambiamenti climatici; nel 2016 è stata avviata la definizione del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) al fine di sostenere l'attuazione della SNAC;
l'obiettivo della "carbon neutrality" da raggiungere entro il 2050 rappresenta una priorità: sebbene questa prospettiva rientri tra gli obiettivi proposti dalla Commissione europea, la mancata approvazione del Consiglio europeo può rappresentare un limite nella direzione della 25esima conferenza delle parti dell'United Nations framework convention on climate change (Cop25 Unfccc) del dicembre 2019;
si evidenzia come la Commissione ambiente del Parlamento europeo abbia sollecitato la UE a veicolare in sede di Cop25 Unfccc "La sua strategia a lungo termine per raggiungere la climate neutrality al più tardi nel 2050", al fine di consentire il mantenimento in capo alla UE della "leadership mondiale in materia di lotta contro il cambiamento climatico";
si ritiene opportuno promuovere, in tutte le sedi, anche europee, la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica, come anche autorevolmente sostenuto da eminenti scienziati tra i quali il senatore a vita Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica;
si sottolinea, inoltre, come uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico si rintracci nella progressiva riduzione della disponibilità idrica a cui corrisponde, di contro, un incremento della variabilità estrema delle dinamiche dei volumi di acqua dei bacini fluviali e lacuali: le conseguenze correlate a questa variabilità sono da rintracciarsi nella compromissione della sicurezza del territorio unitamente ad un'alterazione dei ritmi di produzioni, soprattutto di alcune specie ittiche, e di effetti deleteri sulla produzione agricola in ragione della difficoltà di accesso agli approvvigionamenti, con inevitabili danni agli ecosistemi e progressiva perdita di biodiversità;
si evidenzia, inoltre, che l'incremento delle temperature determina l'aumento del rischio di desertificazione, da cui attualmente è interessato un quarto della superficie terrestre, e che l'inaridimento caratterizzato da carenza di piogge e da alte temperature riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse;
tra le conseguenze dei cambiamenti climatici si annoverano la crescita del livello del mare, aumentato nell'ultimo secolo di 10-25 centimetri e che sembra possa aumentare di altri 88 centimetri entro il 2100, la perdita di biodiversità, perché molte specie animali non saranno in grado di adattarsi ai cambiamenti del clima con la rapidità necessaria, una maggiore diffusione di malattie e problemi nella produzione alimentare;
molteplici sono i rischi anche per la produzione agricola, che subisce gli effetti delle variazioni climatiche estreme con il conseguente susseguirsi di carestie: la FAO ha rilevato che entro il 2080 ci sarà una perdita di oltre 10 per cento della superficie coltivabile nei Paesi in via di sviluppo, con riduzione della produzione di cereali e il conseguente aumento della fame nel mondo;
a tal riguardo si rileva come l'impasse climatica ed il continuo avvicendarsi di fenomeni atmosferici estremi stia mettendo in evidenza in tutta la sua drammaticità il crescente rischio idrogeologico strettamente connesso alla configurazione territoriale ed infrastrutturale italiana: il susseguirsi di eventi di attualità mettono in luce, ancora di più rispetto al passato, le gravissime carenze strutturali presenti nel nostro Paese per quanto riguarda il dissesto idrogeologico del territorio;
quanto verificatosi il 24 novembre 2019 con il crollo di una porzione di 30 metri del viadotto Torino-Savona, a causa di una frana distaccatasi dal monte che fiancheggia il viadotto, rappresenta la conferma, allarmante e drammatica, dell'emergenza idrogeologica che condiziona il nostro Paese, il cui patrimonio infrastrutturale è palesemente incapace di fronteggiare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici in corso; dinanzi a questo scenario e ai continui rischi cui è esposto il Paese appare non più rinviabile la pianificazione di un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone a rischio, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati, opportunamente studiati ed analizzati, specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure tampone che rischiano di limitarsi alla gestione dell'emergenza in atto lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;
sono evidenti, infatti, i danni provocati da frane, inondazioni e alluvioni, che deturpano una vasta percentuale del territorio nazionale: risultano più di 29.000 i chilometri quadrati di territorio nazionale che presentano elevati aspetti di criticità sotto il profilo idrogeologico e più di 10 milioni i cittadini che vivono in insediamenti abitati in aree a rischio. Inoltre negli ultimi decenni l'intero patrimonio territoriale nazionale ha subito una progressiva riduzione delle aree naturali a vantaggio di un incremento degli insediamenti urbani e industriali, con incrementi vicini anche al 500 per cento rispetto ai primi anni del dopoguerra;
si sottolinea pertanto che la capacità di consentire la gestione degli effetti dei cambiamenti climatici, già in atto e attesi a partire dal prossimo decennio, con le esigenze sociali, le istanze economiche e tecnologiche costituisca una sfida importante per la gestione delle risorse del nostro territorio, segnatamente in quelle aree dove la tenuta e la stabilità del suolo sono maggiormente in crisi;
la maggiore sensibilità per le tematiche ambientali e l'aspettativa di trasparenza e partecipazione da parte della società, da un lato, il rilevante peso degli usi produttivi delle risorse, dall'altro, uniti alla crescente e abbondante disponibilità d'informazioni prodotte da tecnologie di monitoraggio innovative e di modelli di previsione sempre più affidabili, sono elementi da considerare in modo coordinato, per indirizzare la governance del territorio, valorizzare in modo armonico le risorse locali e rendere più resilienti le comunità locali;
la complessità dello scenario richiede di affrontare le questioni evidenziate con una visione sistemica del territorio, che non si limiti ad affrontare la singola emergenza, ma che consenta una visione integrata, orientata ad una completa "gestione delle risorse" attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti direttamente coinvolti. Infatti, lo scenario in evoluzione impone l'individuazione di soluzioni ambiziose con il coinvolgimento di tutte le parti in un processo di pianificazione che consideri tutti gli interessi dei soggetti coinvolti, grazie anche al supporto di strumenti operativi e innovativi in grado di fornire informazioni quantitative, facilitando l'esplorazione delle possibili sinergie tra i vari stakeholder e delle azioni da compiere anche quotidianamente. In questa prospettiva, risultano esemplificativi i progetti SO-WATCH del Politecnico di Milano, che si propone di studiare le strategie di adattamento per la gestione delle risorse idriche in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico, ed il progetto ADAPT cofinanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020, che ha l'obiettivo di individuare strategie di adattamento delle città italiane e francesi dell'alto Tirreno alle conseguenze dei cambiamenti climatici, con particolare riferimento alle alluvioni causate dalle cosiddette bombe d'acqua;
in tal senso non si può trascurare la necessità di evitare il consumo di nuovo suolo privilegiando modalità di intervento che ottimizzino l'impiego dei fattori "territorio e ambiente" in una prospettiva di sostenibilità e che siano, pertanto, anche volte al recupero e riconversione di siti industriali esistenti, cresciuti in numero e diffusione territoriale in funzione delle successive fasi di industrializzazione del secolo scorso e che oggi, invece, in ragione dei fenomeni di deindustrializzazione, presentano elevati livelli di contaminazione ambientale e di rischio per la salute dei cittadini;
appare non trascurabile l'analisi dell'impatto sulla salute degli eventi correlati ai cambiamenti climatici: secondo il rapporto "The Lancet countdown 2019: tracking progress on health and climate change", redatto da 120 esperti di 35 istituzioni accademiche internazionali e agenzie delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di fornire elementi e strumenti più adeguati ai Governi affinché adottino politiche adeguate alle criticità connesse ai cambiamenti climatici, tra l'altro evidenzia la correlazione tra utilizzo di fonti fossili per la produzione di energia e peggioramento della qualità dell'aria, oltre alla correlazione tra l'incremento delle temperatura e diffusione di malattie infettive: con riferimento all'Italia, soltanto nel 2016 sono stati registrati 45.600 decessi prematuri a seguito dell'esposizione a Pm2.5, un dato tra i più alti in Europa;
inoltre è evidente la correlazione tra dinamiche di mercato e rispetto della sostenibilità ambientale sul versante economico-produttivo, infatti il carattere elevato dei volumi di prodotti importati da Paesi extra UE che non rispettano gli standard europei di tutela ambientale, oltre agli standard di salute e sicurezza sul lavoro, e la conseguente alterazione della concorrenza con effetto distorsivo sul mercato, sollevano molteplici quesiti circa la compatibilità di tali immissioni di prodotti nel mercato europeo con le misure di sostenibilità ambientale ed economico-sociale perseguite nella cornice europea. Su questo versante l'ipotesi di prevedere delle misure di contrasto all'importazione di prodotti da Paesi extra UE che non rispettano gli standard ambientali, salariali e di sicurezza vigenti in ambito europeo risulterebbe in linea con gli interventi strutturali di sostenibilità economico-sociale perseguiti, configurandosi anche come una misura di deterrenza verso quei Paesi che ancora sono sostenitori di ragioni ostative agli impegni a tutela ambientale contratti in sede internazionale;
l'assenza di una cultura ambientale nel nostro Paese che parta dalle scuole e che porti ad una sensibilizzazione crescente verso la tutela dell'ambiente ed il suo rispetto, verso la cultura del risparmio energetico, l'eliminazione degli sprechi e la mobilità sostenibile rappresentano un fattore ostativo all'evoluzione in chiave sostenibile della società: l'Italia è fanalino di coda in Europa, segnatamente per quanto riguarda la presenza di tali tematiche tra le materie oggetto di approfondimento e di insegnamento nelle scuole, infatti i programmi scolastici non affrontano in maniera adeguata e univoca questi temi fondamentali per le future generazioni, spesso affidati alla discrezionalità e sensibilità dei singoli insegnanti;
il 19 novembre 2019, la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria (1-00295) sulle iniziative a favore della città di Venezia alla luce dell'emergenza che ha interessato la città in queste ultime settimane che hanno contribuito a renderla metafora per eccellenza del rischio correlato ai mutamenti climatici e degli effetti devastanti di questo sugli insediamenti urbani: nella mozione, tra le altre cose, il Governo si è impegnato ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati al fine di renderlo riferimento per l'approfondimento e lo studio internazionale sui fenomeni legati ai cambiamenti climatici,
impegna il Governo:
1) a superare i generici impegni programmatici e cronologici in materia di lotta ai cambiamenti climatici e a definire quelle attività antropiche che contribuiscono, direttamente o indirettamente, all'incremento delle temperature con chiari indirizzi per una loro graduale diminuzione: centrali elettriche a carbone o a olio combustibile, incenerimento dei rifiuti anche legati alla produzione di energia, trasporto su gomma, riscaldamenti con combustibili fossili, deforestazione, consumo del territorio in particolare attraverso l'espansione delle città;
2) a promuovere la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica;
3) ad adottare, anche con il coinvolgimento del Parlamento, iniziative volte all'attuazione degli impegni di cui agli accordi siglati in sede internazionale volti alla riduzione delle emissioni di gas serra e all'attuazione della progressiva transizione energetica verso la decarbonizzazione;
4) ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati, che porti avanti studi e ricerche sui temi della vulnerabilità e dell'adattamento ai cambiamenti climatici nell'ambito della salvaguardia della nazione, anche nel quadro del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) di cui è importante e urgente completare l'elaborazione;
5) a promuovere l'impegno della UE per l'attuazione della carbon neutrality entro il 2050;
6) ad incentivare la ricerca scientifica in materia di adattamento climatico urbano, attraverso la sperimentazione di nuovi materiali e nuove tecnologie sul versante dell'edilizia nella prospettiva di ridurre i consumi energetici;
7) ad avviare un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone e delle infrastrutture a rischio idrogeologico, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure di gestione dell'emergenza che rischiano di limitarsi alle criticità in atto, lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;
8) ad adottare tutte le misure necessarie per stanziare adeguate risorse per favorire la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico e gli interventi a difesa del suolo, ivi inclusi quelli destinati alla lotta all'erosione costiera, sollecitando il rafforzamento e lo sviluppo delle attività di complesso monitoraggio del territorio nazionale;
9) a valutare l'opportunità di prevedere un corpo specialistico di Polizia ambientale a ordinamento civile con funzioni di tutela ambientale, delle foreste, del paesaggio e della biodiversità, come strumento attivo di tutela del patrimonio ambientale, nonché di prevenzione e di contrasto del rischio idrogeologico;
10) a promuovere una maggiore sensibilizzazione dei cittadini verso gli effetti dei cambiamenti climatici, promuovendo best practice tese alla tutela dell'ambiente e introdurre, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento dell'educazione ambientale;
11) a promuovere l'introduzione di dazi, inquadrabili come dazi di civiltà, su quei prodotti di importazione provenienti da Paesi extra UE che non rispecchiano gli standard di tutela ambientale, unitamente a quelli salariali e di salute e sicurezza sul lavoro, vigenti in ambito europeo, al fine di evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;
12) a valutare l'opportunità di promuovere progetti di ricerca orientati all'individuazione di strategie di adattamento per la gestione delle risorse naturali in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico;
13) a predisporre un tavolo tecnico multilivello teso all'individuazione, al monitoraggio e all'approfondimento dei rischi per la salute dovuti al deterioramento ecosistemico e all'interrelazione di questo con il cambiamento climatico nella prospettiva di pianificare azioni volte al contenimento e alla sensibilizzazione della popolazione circa rischi sulla salute umana;
14) a farsi portavoce, nelle competenti sedi internazionali, dell'individuazione di regole e standard condivisi a livello globale finalizzati alla concreta e fattiva attuazione degli accordi siglati in sede internazionale.
Iannone, Maffoni, Nastri, Ciriani, Rauti, Balboni, Bertacco, Calandrini, de Bertoldi, Fazzolari, Garnero Santanchè, La Pietra, La Russa, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini.
Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte
Il Senato,
premesso che:
la consapevolezza dell'emergenza climatica in atto, e degli effetti connessi e riscontrabili nell'attualità e sul medio-lungo periodo, è oggetto di molteplici ed autorevoli studi scientifici orientati non solo verso l'individuazione della correlazione tra cambiamento climatico e azione antropica, ma anche e soprattutto verso l'individuazione di prospettive di intervento tese al contenimento degli effetti deleteri sull'ecosistema, che devono essere riferimento imprescindibile per le politiche in materia;
i dati del quinto rapporto di valutazione, pubblicato nel 2013 e 2014 dall'IPCC (Intergovernmental panel on climate change), gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, evidenziano come l'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera sia da individuare come la causa alla base dei più complessi e deleteri cambiamenti climatici in atto: in particolare, si evidenzia come la temperatura del pianeta sia aumentata, dal 1860 ad oggi, di quasi un grado centigrado nella sola Europa e che le previsioni scientifiche attestano un incremento della temperatura tra 1,4 e 5,8 gradi entro la fine del secolo. Nello specifico è stato registrato, nel corso dell'ultimo trentennio, un incremento del 70 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica con il conseguente superamento del 20 per cento della soglia limite di concentrazioni delle 400 parti per milione;
si sottolinea che, stando ai dati del rapporto "Trajectories of the earth system in the Anthropocene", pubblicato dalla National academy of sciences degli USA nel 2018, il solo incremento della temperatura di 2 gradi potrebbe configurarsi come conditio per un "effetto domino incontenibile", in ragione della consequenzialità sussistente tra incremento della temperatura ed evoluzioni climatiche correlate ad eventi estremi ed i loro riverberi sul versante degli equilibri ecosistemici, della sicurezza dei territori rivieraschi e dell'accessibilità ai rifornimenti idrici;
con l'accordo di Parigi siglato nel dicembre 2015 tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sottoscritto da 192 Paesi, tra cui l'Italia, è stato siglato il primo accordo universale sul clima mondiale, nel quale è definito un piano d'azione globale, finalizzato al contenimento dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione dell'incremento del riscaldamento globale;
sul versante dell'Unione europea sono state intraprese molteplici iniziative orientate all'individuazione di un'azione di politica climatica concreta e lungimirante finalizzata alla definizione di adeguate misure di adattamento per ridurre e gestire i rischi connessi ai cambiamenti climatici. Nel 2009 con il libro bianco "Adattarsi ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo", la Commissione europea ha richiesto agli Stati membri di elaborare le rispettive strategie di adattamento nazionale. Nel 2013 con l'adozione della "Strategia europea per i cambiamenti climatici" e con le successive conclusioni del Consiglio europeo del 13 giugno 2013 "Una strategia europea di adattamento al cambiamento climatico" è stato richiesto agli Stati membri di avviare una revisione del concetto di vulnerabilità, di rivedere le soglie critiche di rischio a livello nazionale e di misurare le proprie capacità di resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici attraverso politiche basate su un approccio locale e un determinante coinvolgimento di tutti gli interlocutori socio-economici;
in questa prospettiva è stata adottata nel 2015 dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), il cui obiettivo principale è quello di elaborare una visione nazionale sui percorsi comuni da intraprendere per far fronte ai cambiamenti climatici contrastando e attenuando i loro impatti, attraverso l'individuazione di azioni e di percorsi finalizzati alla riduzione dei rischi correlati ai cambiamenti climatici; nel 2016 è stata avviata la definizione del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) al fine di sostenere l'attuazione della SNAC;
l'obiettivo della "carbon neutrality" da raggiungere entro il 2050 rappresenta una priorità: sebbene questa prospettiva rientri tra gli obiettivi proposti dalla Commissione europea, la mancata approvazione del Consiglio europeo può rappresentare un limite nella direzione della 25esima conferenza delle parti dell'United Nations framework convention on climate change (Cop25 Unfccc) del dicembre 2019;
si evidenzia come la Commissione ambiente del Parlamento europeo abbia sollecitato la UE a veicolare in sede di Cop25 Unfccc "La sua strategia a lungo termine per raggiungere la climate neutrality al più tardi nel 2050", al fine di consentire il mantenimento in capo alla UE della "leadership mondiale in materia di lotta contro il cambiamento climatico";
si ritiene opportuno promuovere, in tutte le sedi, anche europee, la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica, come anche autorevolmente sostenuto da eminenti scienziati tra i quali il senatore a vita Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica;
si sottolinea, inoltre, come uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico si rintracci nella progressiva riduzione della disponibilità idrica a cui corrisponde, di contro, un incremento della variabilità estrema delle dinamiche dei volumi di acqua dei bacini fluviali e lacuali: le conseguenze correlate a questa variabilità sono da rintracciarsi nella compromissione della sicurezza del territorio unitamente ad un'alterazione dei ritmi di produzioni, soprattutto di alcune specie ittiche, e di effetti deleteri sulla produzione agricola in ragione della difficoltà di accesso agli approvvigionamenti, con inevitabili danni agli ecosistemi e progressiva perdita di biodiversità;
si evidenzia, inoltre, che l'incremento delle temperature determina l'aumento del rischio di desertificazione, da cui attualmente è interessato un quarto della superficie terrestre, e che l'inaridimento caratterizzato da carenza di piogge e da alte temperature riguarda circa il 47 per cento delle terre emerse;
tra le conseguenze dei cambiamenti climatici si annoverano la crescita del livello del mare, aumentato nell'ultimo secolo di 10-25 centimetri e che sembra possa aumentare di altri 88 centimetri entro il 2100, la perdita di biodiversità, perché molte specie animali non saranno in grado di adattarsi ai cambiamenti del clima con la rapidità necessaria, una maggiore diffusione di malattie e problemi nella produzione alimentare;
molteplici sono i rischi anche per la produzione agricola, che subisce gli effetti delle variazioni climatiche estreme con il conseguente susseguirsi di carestie: la FAO ha rilevato che entro il 2080 ci sarà una perdita di oltre 10 per cento della superficie coltivabile nei Paesi in via di sviluppo, con riduzione della produzione di cereali e il conseguente aumento della fame nel mondo;
a tal riguardo si rileva come l'impasse climatica ed il continuo avvicendarsi di fenomeni atmosferici estremi stia mettendo in evidenza in tutta la sua drammaticità il crescente rischio idrogeologico strettamente connesso alla configurazione territoriale ed infrastrutturale italiana: il susseguirsi di eventi di attualità mettono in luce, ancora di più rispetto al passato, le gravissime carenze strutturali presenti nel nostro Paese per quanto riguarda il dissesto idrogeologico del territorio;
quanto verificatosi il 24 novembre 2019 con il crollo di una porzione di 30 metri del viadotto Torino-Savona, a causa di una frana distaccatasi dal monte che fiancheggia il viadotto, rappresenta la conferma, allarmante e drammatica, dell'emergenza idrogeologica che condiziona il nostro Paese, il cui patrimonio infrastrutturale è palesemente incapace di fronteggiare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici in corso; dinanzi a questo scenario e ai continui rischi cui è esposto il Paese appare non più rinviabile la pianificazione di un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone a rischio, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati, opportunamente studiati ed analizzati, specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure tampone che rischiano di limitarsi alla gestione dell'emergenza in atto lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;
sono evidenti, infatti, i danni provocati da frane, inondazioni e alluvioni, che deturpano una vasta percentuale del territorio nazionale: risultano più di 29.000 i chilometri quadrati di territorio nazionale che presentano elevati aspetti di criticità sotto il profilo idrogeologico e più di 10 milioni i cittadini che vivono in insediamenti abitati in aree a rischio. Inoltre negli ultimi decenni l'intero patrimonio territoriale nazionale ha subito una progressiva riduzione delle aree naturali a vantaggio di un incremento degli insediamenti urbani e industriali, con incrementi vicini anche al 500 per cento rispetto ai primi anni del dopoguerra;
si sottolinea pertanto che la capacità di consentire la gestione degli effetti dei cambiamenti climatici, già in atto e attesi a partire dal prossimo decennio, con le esigenze sociali, le istanze economiche e tecnologiche costituisca una sfida importante per la gestione delle risorse del nostro territorio, segnatamente in quelle aree dove la tenuta e la stabilità del suolo sono maggiormente in crisi;
la maggiore sensibilità per le tematiche ambientali e l'aspettativa di trasparenza e partecipazione da parte della società, da un lato, il rilevante peso degli usi produttivi delle risorse, dall'altro, uniti alla crescente e abbondante disponibilità d'informazioni prodotte da tecnologie di monitoraggio innovative e di modelli di previsione sempre più affidabili, sono elementi da considerare in modo coordinato, per indirizzare la governance del territorio, valorizzare in modo armonico le risorse locali e rendere più resilienti le comunità locali;
la complessità dello scenario richiede di affrontare le questioni evidenziate con una visione sistemica del territorio, che non si limiti ad affrontare la singola emergenza, ma che consenta una visione integrata, orientata ad una completa "gestione delle risorse" attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti direttamente coinvolti. Infatti, lo scenario in evoluzione impone l'individuazione di soluzioni ambiziose con il coinvolgimento di tutte le parti in un processo di pianificazione che consideri tutti gli interessi dei soggetti coinvolti, grazie anche al supporto di strumenti operativi e innovativi in grado di fornire informazioni quantitative, facilitando l'esplorazione delle possibili sinergie tra i vari stakeholder e delle azioni da compiere anche quotidianamente. In questa prospettiva, risultano esemplificativi i progetti SO-WATCH del Politecnico di Milano, che si propone di studiare le strategie di adattamento per la gestione delle risorse idriche in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico, ed il progetto ADAPT cofinanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020, che ha l'obiettivo di individuare strategie di adattamento delle città italiane e francesi dell'alto Tirreno alle conseguenze dei cambiamenti climatici, con particolare riferimento alle alluvioni causate dalle cosiddette bombe d'acqua;
in tal senso non si può trascurare la necessità di evitare il consumo di nuovo suolo privilegiando modalità di intervento che ottimizzino l'impiego dei fattori "territorio e ambiente" in una prospettiva di sostenibilità e che siano, pertanto, anche volte al recupero e riconversione di siti industriali esistenti, cresciuti in numero e diffusione territoriale in funzione delle successive fasi di industrializzazione del secolo scorso e che oggi, invece, in ragione dei fenomeni di deindustrializzazione, presentano elevati livelli di contaminazione ambientale e di rischio per la salute dei cittadini;
appare non trascurabile l'analisi dell'impatto sulla salute degli eventi correlati ai cambiamenti climatici: secondo il rapporto "The Lancet countdown 2019: tracking progress on health and climate change", redatto da 120 esperti di 35 istituzioni accademiche internazionali e agenzie delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di fornire elementi e strumenti più adeguati ai Governi affinché adottino politiche adeguate alle criticità connesse ai cambiamenti climatici, tra l'altro evidenzia la correlazione tra utilizzo di fonti fossili per la produzione di energia e peggioramento della qualità dell'aria, oltre alla correlazione tra l'incremento delle temperatura e diffusione di malattie infettive: con riferimento all'Italia, soltanto nel 2016 sono stati registrati 45.600 decessi prematuri a seguito dell'esposizione a Pm2.5, un dato tra i più alti in Europa;
inoltre è evidente la correlazione tra dinamiche di mercato e rispetto della sostenibilità ambientale sul versante economico-produttivo, infatti il carattere elevato dei volumi di prodotti importati da Paesi extra UE che non rispettano gli standard europei di tutela ambientale, oltre agli standard di salute e sicurezza sul lavoro, e la conseguente alterazione della concorrenza con effetto distorsivo sul mercato, sollevano molteplici quesiti circa la compatibilità di tali immissioni di prodotti nel mercato europeo con le misure di sostenibilità ambientale ed economico-sociale perseguite nella cornice europea. Su questo versante l'ipotesi di prevedere delle misure di contrasto all'importazione di prodotti da Paesi extra UE che non rispettano gli standard ambientali, salariali e di sicurezza vigenti in ambito europeo risulterebbe in linea con gli interventi strutturali di sostenibilità economico-sociale perseguiti, configurandosi anche come una misura di deterrenza verso quei Paesi che ancora sono sostenitori di ragioni ostative agli impegni a tutela ambientale contratti in sede internazionale;
l'assenza di una cultura ambientale nel nostro Paese che parta dalle scuole e che porti ad una sensibilizzazione crescente verso la tutela dell'ambiente ed il suo rispetto, verso la cultura del risparmio energetico, l'eliminazione degli sprechi e la mobilità sostenibile rappresentano un fattore ostativo all'evoluzione in chiave sostenibile della società: l'Italia è fanalino di coda in Europa, segnatamente per quanto riguarda la presenza di tali tematiche tra le materie oggetto di approfondimento e di insegnamento nelle scuole, infatti i programmi scolastici non affrontano in maniera adeguata e univoca questi temi fondamentali per le future generazioni, spesso affidati alla discrezionalità e sensibilità dei singoli insegnanti;
il 19 novembre 2019, la Camera dei deputati ha approvato una mozione unitaria (1-00295) sulle iniziative a favore della città di Venezia alla luce dell'emergenza che ha interessato la città in queste ultime settimane che hanno contribuito a renderla metafora per eccellenza del rischio correlato ai mutamenti climatici e degli effetti devastanti di questo sugli insediamenti urbani: nella mozione, tra le altre cose, il Governo si è impegnato ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati al fine di renderlo riferimento per l'approfondimento e lo studio internazionale sui fenomeni legati ai cambiamenti climatici,
impegna il Governo:
1) a superare i generici impegni programmatici e cronologici in materia di lotta ai cambiamenti climatici e a definire quelle attività antropiche che contribuiscono, direttamente o indirettamente, all'incremento delle temperature con chiari indirizzi per una loro graduale diminuzione.
2) a promuovere la ricerca in materia di innovazione tecnologica e di sviluppo del gas naturale senza emissione di anidride carbonica;
3) ad adottare, anche con il coinvolgimento del Parlamento, iniziative volte all'attuazione degli impegni di cui agli accordi siglati in sede internazionale volti alla riduzione delle emissioni di gas serra e all'attuazione della progressiva transizione energetica verso la decarbonizzazione;
4) ad istituire nella città di Venezia un centro internazionale sui cambiamenti climatici, per valorizzare il patrimonio di conoscenze maturate da soggetti pubblici e privati, che porti avanti studi e ricerche sui temi della vulnerabilità e dell'adattamento ai cambiamenti climatici nell'ambito della salvaguardia della nazione, anche nel quadro del piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) di cui è importante e urgente completare l'elaborazione;
5) a promuovere l'impegno della UE per l'attuazione della carbon neutrality entro il 2050;
6) ad incentivare la ricerca scientifica in materia di adattamento climatico urbano, attraverso la sperimentazione di nuovi materiali e nuove tecnologie sul versante dell'edilizia nella prospettiva di ridurre i consumi energetici;
7) ad avviare un monitoraggio ed una mappatura completa delle zone e delle infrastrutture a rischio idrogeologico, attraverso il coinvolgimento di istituzioni competenti, enti locali ed esperti al fine di rivolgere ai siti interessati specifici interventi strutturali, risolutivi e sistemici, che non si risolvano in misure di gestione dell'emergenza che rischiano di limitarsi alle criticità in atto, lasciando a se stesse tutte le altre situazioni a rischio del Paese;
8) ad adottare tutte le misure necessarie per stanziare adeguate risorse per favorire la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico e gli interventi a difesa del suolo, ivi inclusi quelli destinati alla lotta all'erosione costiera, sollecitando il rafforzamento e lo sviluppo delle attività di complesso monitoraggio del territorio nazionale;
9) a valutare l'opportunità di prevedere un corpo specialistico di Polizia ambientale a ordinamento civile con funzioni di tutela ambientale, delle foreste, del paesaggio e della biodiversità, come strumento attivo di tutela del patrimonio ambientale, nonché di prevenzione e di contrasto del rischio idrogeologico;
10) a promuovere una maggiore sensibilizzazione dei cittadini verso gli effetti dei cambiamenti climatici, promuovendo best practice tese alla tutela dell'ambiente e introdurre, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'insegnamento dell'educazione ambientale;
11) a promuovere l'introduzione di dazi, inquadrabili come dazi di civiltà, su quei prodotti di importazione provenienti da Paesi extra UE che non rispecchiano gli standard di tutela ambientale, unitamente a quelli salariali e di salute e sicurezza sul lavoro, vigenti in ambito europeo, al fine di evitare un pericoloso dumping sociale e contrastare fenomeni di concorrenza sleale;
12) a valutare l'opportunità di promuovere progetti di ricerca orientati all'individuazione di strategie di adattamento per la gestione delle risorse naturali in condizioni di cambiamento climatico e socio-economico;
13) a predisporre un tavolo tecnico multilivello teso all'individuazione, al monitoraggio e all'approfondimento dei rischi per la salute dovuti al deterioramento ecosistemico e all'interrelazione di questo con il cambiamento climatico nella prospettiva di pianificare azioni volte al contenimento e alla sensibilizzazione della popolazione circa rischi sulla salute umana;
14) a farsi portavoce, nelle competenti sedi internazionali, dell'individuazione di regole e standard condivisi a livello globale finalizzati alla concreta e fattiva attuazione degli accordi siglati in sede internazionale.
(1-00199) (15 gennaio 2020)
Bernini, Malan, Gallone, Berutti, Alfredo Messina, Papatheu, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Berardi, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Ferro, Floris, Galliani, Gasparri, Ghedini, Giammanco, Giro, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Masini, Minuto, Modena, Moles, Pagano, Paroli, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Romani, Ronzulli, Rossi, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Vitali. -
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), l'accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;
uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici; in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure dei singoli Paesi;
l'Unione europea ha pertanto approvato il quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030 che definisce una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per il periodo 2020-2030;
l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
il piano è strutturato su 5 dimensioni: de-carbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività;
il PNIEC contiene gli obiettivi "per l'energia e il clima" che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030; il documento dovrebbe anche indicare le politiche, le misure e le relative coperture economiche attraverso le quali, credibilmente, si intende raggiungere tali obiettivi;
si può cogliere questa possibilità, per programmare investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, che incrementano la competitività del Paese, tenendo presente l'impatto ambientale del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;
occorrono azioni per la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un programma di gestione del ciclo dei rifiuti e in sinergia tra Stato e privati;
in questo quadro è fondamentale che la "transizione climatica" dell'Europa debba essere sostenibile da un punto di vista ecologico, economico e sociale e non possa prescindere, data la natura globale della questione, da una cooperazione a livello internazionale che coinvolga gli Stati americani e asiatici;
il 23 settembre 2019, si è svolto a New York un vertice ONU sull'azione per il clima che si è basato sulle azioni da intraprendere in 7 campi: transizione verso le energie rinnovabili, finanziamento della "azione climatica" e della tariffazione del carbonio, riduzione delle emissioni dell'industria, ricorso a soluzioni "basate sulla natura", città sostenibili e azioni a livello locale, resilienza al cambiamento climatico;
dal 2 al 13 dicembre 2019 si è svolta a Madrid la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25);
le priorità indicate dalla presidenza cilena della Cop25 sono state le seguenti: energie rinnovabili; elettro-mobilità; estrazione mineraria verde; economia circolare; oceani; foreste e agricolture resistenti al cambiamento climatico; città sostenibili e infrastrutture resistenti; finanza climatica;
tuttavia, nonostante i buoni auspici iniziali, il vertice non ha prodotto i risultati sperati dai suoi proponenti tanto che il presidente delle Nazioni Unite, António Guterres, avrebbe detto di essere "contrariato" per l'esito della venticinquesima conferenza mondiale sul clima;
il negoziato tra i Paesi partecipanti alla conferenza sembrerebbe essersi arenato intorno alle regole da costruire all'articolo 6 del Trattato di Parigi, che prevede diversi meccanismi volti a ridurre le emissioni cumulative di anidride carbonica, tra cui in particolare un nuovo mercato internazionale del carbonio (carbon market) per favorire lo scambio di quote di anidride carbonica tra diversi Paesi; quindi, sulle regole per il mercato dell'anidride carbonica non si sono fatti progressi;
se da una parte i Paesi di Asia, Africa, America del Sud e quelli in via di sviluppo rimproverano ad Occidente e Stati Uniti le loro responsabilità storiche sul fronte delle emissioni, sostenendo che dovrebbero fare molto di più anche dal punto di vista finanziario per sorreggere i più colpiti, dall'altra gli Stati Uniti d'America non hanno mai firmato il protocollo di Kyoto del 1997, e a breve usciranno dagli accordi di Parigi 2015;
purtroppo, senza un vero accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Cina (sono rispettivamente il primo emettitore pro capite di anidride carbonica e il primo quanto a valore assoluto) è evidente che molto poco si riuscirà a fare (all'Europa fa capo solo il 9-10 per cento delle emissioni mondiali di gas serra);
definire un mercato del biossido di carbonio su scala globale è tutt'altro che semplice e richiederebbe una cooperazione tra Paesi assai maggiore in confronto a quella dimostrata nel vertice spagnolo;
in questo quadro il nostro Paese ha responsabilità importanti per gli anni a venire e non si può nascondere che, prima di interrompere l'utilizzo dell'energia derivata da fonti fossili, bisognerebbe prevedere un grande piano di investimenti volti a riconvertire gli impianti verso un'economia verde e a puntare su nuove fonti di approvvigionamento;
un esempio emblematico è costituito dalla Sardegna che ha attive due centrali carbonifere importanti, una nel nord dell'isola, in provincia di Sassari, e l'altra nel Sulcis Iglesiente, in provincia di Cagliari;
se si prende in considerazione il fatto che il progetto del metanodotto in Sardegna non è ancora avviato, l'isola rischierebbe nel giro di pochi anni un black out dovuto alla mancanza di fonti di approvvigionamento alternative;
l'Italia nei prossimi anni dovrà necessariamente puntare su un diverso modello energetico più incentrato sul risparmio, l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, partendo dalla generazione distribuita in piccoli impianti alimentati sempre più da energie rinnovabili allacciate a reti intelligenti (smart grid) integrate con efficaci sistemi di accumulo;
si rende inoltre necessario avviare urgentemente un percorso virtuoso che porti al più presto alla creazione di un sistema di riciclo dei rifiuti che non possa in alcun modo prescindere dalla realizzazione di termovalorizzatori per la produzione e l'accumulo di energia termica oltre che dalla generazione di energia da biogas;
un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e termovalorizzazione consentirebbe al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con evidenti benefici per le industrie di manufatti, che vedrebbero diminuire sensibilmente il loro costo di produzione, e per i consumatori finali che usufruirebbero del prodotto finito ad un costo più basso;
secondo dati pubblicati dall'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel 2016, la quantità totale di rifiuti speciali esportata è stata pari a 3,1 milioni di tonnellate; i maggiori quantitativi di rifiuti sono stati destinati in Germania e in Cina, rispettivamente 850.000 e 260.000 tonnellate;
una gestione corretta del ciclo dei rifiuti può dunque trattenere o attirare ricchezza all'interno di un Paese, evitando così le spese legate al trasporto e ai costi di smaltimento all'estero. Inoltre, considerando che dai rifiuti è possibile ricavare energia termica ed elettrica in parte rinnovabile potrebbero ricavarsi ulteriori vantaggi;
superare l'emergenza rifiuti in grandi agglomerati urbani come Roma e Napoli, per proiettarli verso un circuito virtuoso ed efficiente di gestione, deve rappresentare una delle maggiori priorità di un Paese civile,
impegna il Governo:
1) a farsi carico tra i Paesi partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti e regole chiare, che non penalizzino in modo irragionevole gli Stati membri e in particolare l'Italia, conciliando sviluppo industriale e scelte ecologiche, al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale;
2) ad adoperarsi in sede europea e internazionale affinché sia intrapresa ogni azione per giungere ad un vero accordo che includa tutti i Paesi dove maggiori sono le emissioni di gas serra;
3) ad adoperarsi affinché l'Europa, sul tema dell'emergenza climatica e non solo, sia unita nel portare avanti la propria strategia, al fine essere più incisiva durante il confronto con gli altri Paesi;
4) a garantire il completamento del capacity market, finalizzato ad una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento ed il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso;
5) a prevedere un piano di investimenti pubblici finalizzato a promuovere un nuovo modello energetico-ambientale fondato sull'efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale e sviluppo delle fonti rinnovabili, attraverso l'introduzione di incentivi fiscali per cittadini e imprese e di misure di semplificazione; riciclo e trasformazione in risorse dei rifiuti (circular economy);
6) a creare un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e ad avviare un piano per la costruzione di termovalorizzatori, al fine di consentire al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con i benefici che di conseguenza verrebbero generati.
(1-00199) (testo 2) (09 giugno 2020)
Bernini, Malan, Gallone, Berutti, Alfredo Messina, Papatheu, Aimi, Alderisi, Barachini, Barboni, Battistoni, Berardi, Biasotti, Binetti, Caliendo, Caligiuri, Cangini, Carbone, Causin, Cesaro, Craxi, Dal Mas, Damiani, De Poli, De Siano, Fantetti, Fazzone, Ferro, Floris, Galliani, Gasparri, Ghedini, Giammanco, Giro, Lonardo, Mallegni, Mangialavori, Masini, Minuto, Modena, Moles, Pagano, Paroli, Perosino, Pichetto Fratin, Rizzotti, Romani, Ronzulli, Rossi, Saccone, Schifani, Sciascia, Serafini, Siclari, Stabile, Testor, Tiraboschi, Toffanin, Vitali. -
Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte
Il Senato,
premesso che:
nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC), l'accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su principi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo;
uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici; in particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure dei singoli Paesi;
l'Unione europea ha pertanto approvato il quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030 che definisce una serie di obiettivi chiave e misure di intervento per il periodo 2020-2030;
l'8 gennaio 2019, è stata resa nota la proposta di piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) inviata a Bruxelles dal Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
il piano è strutturato su 5 dimensioni: de-carbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, ricerca, innovazione e competitività;
il PNIEC contiene gli obiettivi "per l'energia e il clima" che gli Stati membri si impegnano a raggiungere entro il 2030; il documento dovrebbe anche indicare le politiche, le misure e le relative coperture economiche attraverso le quali, credibilmente, si intende raggiungere tali obiettivi;
si può cogliere questa possibilità, per programmare investimenti in grandi opere, come il treno ad alta velocità e l'ammodernamento della rete ferroviaria, che incrementano la competitività del Paese, tenendo presente l'impatto ambientale del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci;
occorrono azioni per la rigenerazione delle grandi città in un'ottica di efficientamento energetico e della rete metro-ferro-tranviaria, un programma di gestione del ciclo dei rifiuti e in sinergia tra Stato e privati;
in questo quadro è fondamentale che la "transizione climatica" dell'Europa debba essere sostenibile da un punto di vista ecologico, economico e sociale e non possa prescindere, data la natura globale della questione, da una cooperazione a livello internazionale che coinvolga gli Stati americani e asiatici;
il 23 settembre 2019, si è svolto a New York un vertice ONU sull'azione per il clima che si è basato sulle azioni da intraprendere in 7 campi: transizione verso le energie rinnovabili, finanziamento della "azione climatica" e della tariffazione del carbonio, riduzione delle emissioni dell'industria, ricorso a soluzioni "basate sulla natura", città sostenibili e azioni a livello locale, resilienza al cambiamento climatico;
dal 2 al 13 dicembre 2019 si è svolta a Madrid la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25);
le priorità indicate dalla presidenza cilena della Cop25 sono state le seguenti: energie rinnovabili; elettro-mobilità; estrazione mineraria verde; economia circolare; oceani; foreste e agricolture resistenti al cambiamento climatico; città sostenibili e infrastrutture resistenti; finanza climatica;
tuttavia, nonostante i buoni auspici iniziali, il vertice non ha prodotto i risultati sperati dai suoi proponenti tanto che il presidente delle Nazioni Unite, António Guterres, avrebbe detto di essere "contrariato" per l'esito della venticinquesima conferenza mondiale sul clima;
il negoziato tra i Paesi partecipanti alla conferenza sembrerebbe essersi arenato intorno alle regole da costruire all'articolo 6 del Trattato di Parigi, che prevede diversi meccanismi volti a ridurre le emissioni cumulative di anidride carbonica, tra cui in particolare un nuovo mercato internazionale del carbonio (carbon market) per favorire lo scambio di quote di anidride carbonica tra diversi Paesi; quindi, sulle regole per il mercato dell'anidride carbonica non si sono fatti progressi;
se da una parte i Paesi di Asia, Africa, America del Sud e quelli in via di sviluppo rimproverano ad Occidente e Stati Uniti le loro responsabilità storiche sul fronte delle emissioni, sostenendo che dovrebbero fare molto di più anche dal punto di vista finanziario per sorreggere i più colpiti, dall'altra gli Stati Uniti d'America non hanno mai firmato il protocollo di Kyoto del 1997, e a breve usciranno dagli accordi di Parigi 2015;
purtroppo, senza un vero accordo tra gli Stati Uniti d'America e la Cina (sono rispettivamente il primo emettitore pro capite di anidride carbonica e il primo quanto a valore assoluto) è evidente che molto poco si riuscirà a fare (all'Europa fa capo solo il 9-10 per cento delle emissioni mondiali di gas serra);
definire un mercato del biossido di carbonio su scala globale è tutt'altro che semplice e richiederebbe una cooperazione tra Paesi assai maggiore in confronto a quella dimostrata nel vertice spagnolo;
in questo quadro il nostro Paese ha responsabilità importanti per gli anni a venire e non si può nascondere che, prima di interrompere l'utilizzo dell'energia derivata da fonti fossili, bisognerebbe prevedere un grande piano di investimenti volti a riconvertire gli impianti verso un'economia verde e a puntare su nuove fonti di approvvigionamento;
un esempio emblematico è costituito dalla Sardegna che ha attive due centrali carbonifere importanti, una nel nord dell'isola, in provincia di Sassari, e l'altra nel Sulcis Iglesiente, in provincia di Cagliari;
se si prende in considerazione il fatto che il progetto del metanodotto in Sardegna non è ancora avviato, l'isola rischierebbe nel giro di pochi anni un black out dovuto alla mancanza di fonti di approvvigionamento alternative;
l'Italia nei prossimi anni dovrà necessariamente puntare su un diverso modello energetico più incentrato sul risparmio, l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, partendo dalla generazione distribuita in piccoli impianti alimentati sempre più da energie rinnovabili allacciate a reti intelligenti (smart grid) integrate con efficaci sistemi di accumulo;
si rende inoltre necessario avviare urgentemente un percorso virtuoso che porti al più presto alla creazione di un sistema di riciclo dei rifiuti che non possa in alcun modo prescindere dalla realizzazione di termovalorizzatori per la produzione e l'accumulo di energia termica oltre che dalla generazione di energia da biogas;
un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e termovalorizzazione consentirebbe al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con evidenti benefici per le industrie di manufatti, che vedrebbero diminuire sensibilmente il loro costo di produzione, e per i consumatori finali che usufruirebbero del prodotto finito ad un costo più basso;
secondo dati pubblicati dall'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel 2016, la quantità totale di rifiuti speciali esportata è stata pari a 3,1 milioni di tonnellate; i maggiori quantitativi di rifiuti sono stati destinati in Germania e in Cina, rispettivamente 850.000 e 260.000 tonnellate;
una gestione corretta del ciclo dei rifiuti può dunque trattenere o attirare ricchezza all'interno di un Paese, evitando così le spese legate al trasporto e ai costi di smaltimento all'estero. Inoltre, considerando che dai rifiuti è possibile ricavare energia termica ed elettrica in parte rinnovabile potrebbero ricavarsi ulteriori vantaggi;
superare l'emergenza rifiuti in grandi agglomerati urbani come Roma e Napoli, per proiettarli verso un circuito virtuoso ed efficiente di gestione, deve rappresentare una delle maggiori priorità di un Paese civile,
impegna il Governo:
1) a farsi carico tra i Paesi partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell'adozione di un codice che esiga un livello elevato di trasparenza, con solide norme vincolanti per tutte le parti e regole chiare, che non penalizzino in modo irragionevole gli Stati membri e in particolare l'Italia, conciliando sviluppo industriale e scelte ecologiche, al fine di misurare accuratamente i progressi e consolidare la fiducia tra le parti che partecipano al processo internazionale;
2) ad adoperarsi in sede europea e internazionale affinché sia intrapresa ogni azione per giungere ad un vero accordo che includa tutti i Paesi dove maggiori sono le emissioni di gas serra;
3) a proseguire l'impegno affinché l'Europa, sul tema dell'emergenza climatica , sia unita nel portare avanti la propria strategia, al fine di essere più incisiva durante il confronto con gli altri Paesi;
4) a garantire il completamento del capacity market, finalizzato ad una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento ed il sostegno alla fonte idroelettrica rinnovabile e programmabile al tempo stesso;
5) a proseguire le politiche finalizzate alla realizzazione di un nuovo modello energetico-ambientale fondato sull'efficienza dei consumi energetici nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, attraverso la digitalizzazione delle reti, la diffusione della mobilità elettrica, lo sviluppo di tecnologie elettro-efficienti in ambito residenziale e sviluppo delle fonti rinnovabili, nonché l'attuazione dei principi dell'economia circolare;
6) a creare un sistema coordinato e bilanciato di riciclo e ad avviare un piano per la costruzione di termovalorizzatori, al fine di consentire al nostro Paese di ottenere un'autonomia energetica con i benefici che di conseguenza verrebbero generati.
(1-00244) (09 giugno 2020)
Briziarelli, Arrigoni, Bruzzone, Pazzaglini, Testor, Romeo, Pergreffi, Bergesio. -
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
nel corso dei millenni il clima del nostro pianeta ha subìto l'alternanza di periodi caldi e freddi, siccitosi ed estremamente piovosi, e negli ultimi anni, le alterazioni climatiche e gli squilibri che ne derivano hanno subito un'accelerazione significativa in diverse parti del mondo, andando ad incidere sull'innalzamento della temperatura del pianeta, con una serie di drammatiche conseguenze, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello dei mari, gli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti ed intensi, gli impatti su flora e fauna e sui servizi ecosistemici, che richiamano la necessità dell'intervento incisivo dell'uomo fondato su avanzate tecnologie e comprovate evidenze scientifiche, che possano ridurre l'impatto dell'attività umana sul clima e sull'ambiente;
per far fronte a queste emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le tematiche in modo cosciente e analitico, al fine di poter proporre soluzioni realistiche e opportune, e prendere delle decisioni rapide ed efficaci;
tuttavia i nostri sono tempi in cui le informazioni circolano prevalentemente via social network o per mezzo dei mass media, il che rappresenta una pericolosa arma a doppio taglio: una enorme quantità di informazioni di livello qualitativo molto basso che porta a distinguere con fatica il vero dal falso, la realtà dall'allarmismo e dal negazionismo, entrambi potenzialmente dannosi. È fondamentale quindi stimolare una coscienza critica e la capacità di analisi e di lettura della realtà e dei fatti che ci circondano per evitare di restare vittime di slogan ideologici senza fondamento;
la politica dell'Unione europea in merito al cambiamento climatico mira ad un livello di tutela elevato, tenendo conto della diversità delle varie regioni dell'Unione e nel predisporre la sua politica, l'Unione tiene conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione, dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione e dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni;
a seguito del pacchetto legislativo, cosiddetto Clean Energy Package adottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione per l'energia e il clima funzionale al raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 in materia e al percorso di decarbonizzazione entro il 2050, ciascun Stato membro è stato chiamato a predisporre un proprio Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target al 2030 e il Governo italiano lo scorso gennaio ha inviato il proprio PNIEC per gli anni 2021-2030 alle Istituzioni europee, a seguito di una interlocuzione intercorsa con le istituzioni nazionali ed europee ed una consultazione pubblica, con obiettivi sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di maggiore efficienza energetica e minori emissioni di gas serra;
a dicembre 2019 la Commissione europea ha raccolto la sfida di rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea presentando con il "Green New Deal" un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente industrializzato climaticamente neutro al 2050;
il Green New Deal si pone l'obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità, in tutti i settori politici e favorire la transizione equa e inclusiva per tutti e rilanciare l'economia attraverso un approccio "verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile";
con la proposta "NExt Generation EU", presentata il 27 maggio 2020 al Parlamento europeo, la Commissione propone un piano da 750 miliardi per stimolare l'economia insieme alla nuova proposta per un bilancio più consistente per il periodo 2021-2027 per un massiccio piano di ripresa e ricostruzione che abbia al centro il Green Deal per stimolare l'economia e contrastare il cambiamento climatico ed i suoi impatti;
presso la Commissione europea è in corso di predisposizione una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il fondo per una transizione giusta,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative per uno sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green e garantendo alle imprese tempi realistici e sostenibili, programmi elastici con obiettivi stabili a lungo termine, nonché soglie minime che consentano la sopravvivenza delle aziende più piccole che contribuiscono in misura non significativa in termini di emissioni climalteranti;
2) a promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi, che sottopongono le imprese nazionali a significativi sforzi economici ed esposizione a distorsioni della concorrenza a livello internazionale da parte delle imprese dei Paesi, che non hanno sottoscritto l'Accordo, promuovendo soluzioni realistiche e tempi congrui per la riconversione green;
3) a progettare e a realizzare un piano pluriennale "Green new deal", che coinvolga le forze imprenditoriali ed economiche in particolare per il settore primario e del turismo, le Università e gli enti di ricerca ed anche le Istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali tutte disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, assumendo iniziative per:
3a) attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 (ad esempio riforestazione e verde urbano), al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori;
3b) per realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;
3c) per realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;
3d) per accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;
4) ad assumere iniziative per adottare e finanziare un piano di sensibilizzazione su larga scala volto a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;
5) a promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale che si è andato a perdere negli ultimi decenni, provvedendo all'immediata attuazione della legge n. 92 del 2019, che, all'articolo 3, incarica il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di definire linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, che individuino, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento una serie di tematiche, tra cui «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015» ed «educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale»;
6) ad adottare le opportune iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani e le capacità di analisi e di lettura della realtà che ci circonda, attraverso un'attenta ed intelligente attività, credibile e realistica di prevenzione, che non porti però a scelte affrettate e non ragionate come «rapide soluzioni»;
7) ad assumere iniziative legislative per garantire norme chiare e procedure amministrative e autorizzative semplici, per garantire il perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori anche adottando misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità;
8) ad adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare», tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute in modo concreto le aziende che garantiscono il fine vita del rifiuto e pertanto la «chiusura del cerchio», all'interno di un contesto di economia circolare reale e non solo teorico;
9) ad agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, affinché l'assegnazione delle risorse del Fondo per una transizione giusta debba anche tenere conto dei risultati raggiunti dai singoli Stati membri per quanto riguarda gli obiettivi del 2020 per l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, così garantendo un approccio positivo per gli Stati membri che hanno già investito prima, raggiungendo gli obiettivi stabiliti come ha fatto l'Italia, senza penalizzare quelli che hanno ritardato la transizione in coerenza con la natura di questo meccanismo.
(1-00244) (testo 2) (09 giugno 2020)
Briziarelli, Arrigoni, Bruzzone, Pazzaglini, Testor, Romeo, Pergreffi, Bergesio. -
V. testo 3
Il Senato,
premesso che:
nel corso dei millenni il clima del nostro pianeta ha subìto l'alternanza di periodi caldi e freddi, siccitosi ed estremamente piovosi, e negli ultimi anni, le alterazioni climatiche e gli squilibri che ne derivano hanno subito un'accelerazione significativa in diverse parti del mondo, andando ad incidere sull'innalzamento della temperatura del pianeta, con una serie di drammatiche conseguenze, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello dei mari, gli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti ed intensi, gli impatti su flora e fauna e sui servizi ecosistemici, che richiamano la necessità dell'intervento incisivo dell'uomo fondato su avanzate tecnologie e comprovate evidenze scientifiche, che possano ridurre l'impatto dell'attività umana sul clima e sull'ambiente;
per far fronte a queste emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le tematiche in modo cosciente e analitico, al fine di poter proporre soluzioni realistiche e opportune, e prendere delle decisioni rapide ed efficaci;
tuttavia i nostri sono tempi in cui le informazioni circolano prevalentemente via social network o per mezzo dei mass media, il che rappresenta una pericolosa arma a doppio taglio: una enorme quantità di informazioni di livello qualitativo molto basso che porta a distinguere con fatica il vero dal falso, la realtà dall'allarmismo e dal negazionismo, entrambi potenzialmente dannosi. È fondamentale quindi stimolare una coscienza critica e la capacità di analisi e di lettura della realtà e dei fatti che ci circondano per evitare di restare vittime di slogan ideologici senza fondamento;
la politica dell'Unione europea in merito al cambiamento climatico mira ad un livello di tutela elevato, tenendo conto della diversità delle varie regioni dell'Unione e nel predisporre la sua politica, l'Unione tiene conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione, dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione e dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni;
a seguito del pacchetto legislativo, cosiddetto Clean Energy Package adottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione per l'energia e il clima funzionale al raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 in materia e al percorso di decarbonizzazione entro il 2050, ciascun Stato membro è stato chiamato a predisporre un proprio Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target al 2030 e il Governo italiano lo scorso gennaio ha inviato il proprio PNIEC per gli anni 2021-2030 alle Istituzioni europee, a seguito di una interlocuzione intercorsa con le istituzioni nazionali ed europee ed una consultazione pubblica, con obiettivi sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di maggiore efficienza energetica e minori emissioni di gas serra;
a dicembre 2019 la Commissione europea ha raccolto la sfida di rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea presentando con il "Green New Deal" un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente industrializzato climaticamente neutro al 2050;
il Green New Deal si pone l'obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità, in tutti i settori politici e favorire la transizione equa e inclusiva per tutti e rilanciare l'economia attraverso un approccio "verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile";
con la proposta "NExt Generation EU", presentata il 27 maggio 2020 al Parlamento europeo, la Commissione propone un piano da 750 miliardi per stimolare l'economia insieme alla nuova proposta per un bilancio più consistente per il periodo 2021-2027 per un massiccio piano di ripresa e ricostruzione che abbia al centro il Green Deal per stimolare l'economia e contrastare il cambiamento climatico ed i suoi impatti;
presso la Commissione europea è in corso di predisposizione una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il fondo per una transizione giusta,
impegna il Governo:
01) ad approvare in tempi brevi i decreti necessari a dare concreta ed immediata attuazione alle norme in materia ambientale già in vigore, nonché dare corso alle iniziative già avviate dal Governo;
1) ad adottare iniziative per uno sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green e garantendo alle imprese tempi realistici e sostenibili, programmi elastici con obiettivi stabili a lungo termine, nonché soglie minime che consentano la sopravvivenza delle aziende più piccole che contribuiscono in misura non significativa in termini di emissioni climalteranti;
2) a promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi, che sottopongono le imprese nazionali a significativi sforzi economici ed esposizione a distorsioni della concorrenza a livello internazionale da parte delle imprese dei Paesi, che non hanno sottoscritto l'Accordo, promuovendo soluzioni realistiche e tempi congrui per la riconversione green;
3) a progettare e a realizzare un piano pluriennale "Green new deal", che coinvolga le forze imprenditoriali ed economiche in particolare per il settore primario e del turismo, le Università e gli enti di ricerca ed anche le Istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali tutte disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, assumendo iniziative per:
3a) attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 (ad esempio riforestazione e verde urbano), al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori;
3b) per realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;
3c) per realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;
3d) per accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;
4) ad assumere iniziative per adottare e finanziare un piano di sensibilizzazione su larga scala volto a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;
5) a promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale che si è andato a perdere negli ultimi decenni, provvedendo all'immediata attuazione della legge n. 92 del 2019, che, all'articolo 3, incarica il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di definire linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, che individuino, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento una serie di tematiche, tra cui «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015» ed «educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale»;
6) ad adottare le opportune iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani e le capacità di analisi e di lettura della realtà che ci circonda, attraverso un'attenta ed intelligente attività, credibile e realistica di prevenzione, che non porti però a scelte affrettate e non ragionate come «rapide soluzioni»;
7) ad assumere iniziative legislative per garantire norme chiare e procedure amministrative e autorizzative semplici, per garantire il perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori anche adottando misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità;
8) ad adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare», tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute iniziative di cittadini, enti territoriali e aziende capaci di garantire l'eco-design dei prodotti, l'impiego dei prodotti ed il fine vita del rifiuto;
9) ad agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, tenendo conto degli sforzi sostenuti dal Paese Italia.
(1-00244) (testo 3) (09 giugno 2020)
Briziarelli, Arrigoni, Bruzzone, Pazzaglini, Testor, Romeo, Pergreffi, Bergesio. -
Votata per parti separate. Approvata la parte evidenziata in neretto; respinta la restante parte.
Il Senato
premesso che:
nel corso dei millenni il clima del nostro pianeta ha subìto l'alternanza di periodi caldi e freddi, siccitosi ed estremamente piovosi, e negli ultimi anni, le alterazioni climatiche e gli squilibri che ne derivano hanno subito un'accelerazione significativa in diverse parti del mondo, andando ad incidere sull'innalzamento della temperatura del pianeta, con una serie di drammatiche conseguenze, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello dei mari, gli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti ed intensi, gli impatti su flora e fauna e sui servizi ecosistemici, che richiamano la necessità dell'intervento incisivo dell'uomo fondato su avanzate tecnologie e comprovate evidenze scientifiche, che possano ridurre l'impatto dell'attività umana sul clima e sull'ambiente;
per far fronte a queste emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le tematiche in modo cosciente e analitico, al fine di poter proporre soluzioni realistiche e opportune, e prendere delle decisioni rapide ed efficaci;
tuttavia i nostri sono tempi in cui le informazioni circolano prevalentemente via social network o per mezzo dei mass media, il che rappresenta una pericolosa arma a doppio taglio: una enorme quantità di informazioni di livello qualitativo molto basso che porta a distinguere con fatica il vero dal falso, la realtà dall'allarmismo e dal negazionismo, entrambi potenzialmente dannosi. È fondamentale quindi stimolare una coscienza critica e la capacità di analisi e di lettura della realtà e dei fatti che ci circondano per evitare di restare vittime di slogan ideologici senza fondamento;
la politica dell'Unione europea in merito al cambiamento climatico mira ad un livello di tutela elevato, tenendo conto della diversità delle varie regioni dell'Unione e nel predisporre la sua politica, l'Unione tiene conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione, dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione e dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni;
a seguito del pacchetto legislativo, cosiddetto Clean Energy Package adottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione per l'energia e il clima funzionale al raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 in materia e al percorso di decarbonizzazione entro il 2050, ciascun Stato membro è stato chiamato a predisporre un proprio Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target al 2030 e il Governo italiano lo scorso gennaio ha inviato il proprio PNIEC per gli anni 2021-2030 alle Istituzioni europee, a seguito di una interlocuzione intercorsa con le istituzioni nazionali ed europee ed una consultazione pubblica, con obiettivi sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di maggiore efficienza energetica e minori emissioni di gas serra;
a dicembre 2019 la Commissione europea ha raccolto la sfida di rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea presentando con il "Green New Deal" un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente industrializzato climaticamente neutro al 2050;
il Green New Deal si pone l'obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità, in tutti i settori politici e favorire la transizione equa e inclusiva per tutti e rilanciare l'economia attraverso un approccio "verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile";
con la proposta "NExt Generation EU", presentata il 27 maggio 2020 al Parlamento europeo, la Commissione propone un piano da 750 miliardi per stimolare l'economia insieme alla nuova proposta per un bilancio più consistente per il periodo 2021-2027 per un massiccio piano di ripresa e ricostruzione che abbia al centro il Green Deal per stimolare l'economia e contrastare il cambiamento climatico ed i suoi impatti;
presso la Commissione europea è in corso di predisposizione una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il fondo per una transizione giusta,
impegna il Governo:
01) ad approvare in tempi brevi i decreti necessari a dare concreta ed immediata attuazione alle norme in materia ambientale già in vigore, nonché dare corso alle iniziative già avviate dal Governo;
1) a proseguire nell'azione di sostegno allo sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green e garantendo alle imprese tempi realistici e sostenibili, con obiettivi stabili a lungo termine;
2) a promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi, adottando le misure necessarie per il sostegno alle imprese nazionali dei Paesi che hanno sottoscritto l'Accordo stesso, impegnate nel perseguimento degli obiettivi;
3) a coinvolgere, nell'ambito della realizzazione del "Green new deal", le forze imprenditoriali ed economiche, le Università e gli enti di ricerca ed anche le istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, implementando e rafforzando le iniziative per:
3a) attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 (ad esempio riforestazione e verde urbano), al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori;
3b) per realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;
3c) per realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;
3d) per accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;
4) a proseguire l'azione di sensibilizzazione su larga scala volta a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;
5) a promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale che si è andato a perdere negli ultimi decenni, provvedendo all'immediata attuazione della legge n. 92 del 2019, che, all'articolo 3, incarica il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di definire linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, che individuino, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento una serie di tematiche, tra cui «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015» ed «educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale»;
6) a rafforzare le iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani e le capacità di analisi e di lettura della realtà che ci circonda, attraverso un'attenta ed intelligente attività di prevenzione;
7) ad assumere iniziative, anche legislative, al fine di garantire la chiarezza e la certezza dei procedimenti amministrativi, nell'ottica del pieno perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori, valutando l'opportunità di adottare eventuali misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità, anche utilizzando a tal fine le risorse straordinarie stanziate dall'Unione europea;
8) ad adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare», tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute iniziative di cittadini, enti territoriali e aziende capaci di garantire l'eco-design dei prodotti, l'impiego dei prodotti ed il fine vita del rifiuto;
9) ad agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, tenendo conto degli sforzi sostenuti dal Paese Italia .
Allegato B
Testo integrale dell'intervento della senatrice Papatheu nella discussione delle mozioni 1-00194 (testo 3), 1-00198, 1-00199 e 1-00244
Presidente, cari colleghi, dall'Accordo di Parigi del 2015 in poi, le politiche ambientali - clima ed energia - hanno avuto una svolta più o meno in tutto il mondo.
Anche l'Italia ha dovuto fare la sua parte. La decisione presa a Cop 21 di contenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2° C, ma addirittura limitando l'aumento a 1.5° C rispetto ai livelli preindustriali ha inciso non poco sulle scelte di politica ambientale.
Si è voluto mettere in pratica un accordo (attraverso i piani di mitigazione) in cui tutti gli Stati del mondo si sono impegnati a ridurre le loro emissioni entro il 2030.
Ma l'impegno dell'Europa - ma anche quello dell'Italia - era partito già da Kyoto.
L'Unione prese allora l'impegno di ridurre le proprie emissioni di gas serra, nel periodo 2008-2012, dell'8 per cento rispetto ai livelli del 1990, l'Italia del 6,5 per cento.
Da allora ogni direttiva europea è stata adottata nel nostro ordinamento e lentamente ha appesantito il modo di procedere della pubblica amministrazione.
Voglio fare un inciso, ancora una volta quelle autorizzazioni ambientali che in altri Paesi vengono rilasciate a vista, da noi impiegano anni a essere timbrate.
Poi sono stati presi impegni più ambiziosi, dal 2020 in poi, che forse non riusciremo ad onorare.
Oggi vi chiedo se forse non sarebbe meglio subordinarli all'obiettivo più importante che abbiamo davanti, ovvero la ripartenza dell'economia visto che tutti abbiamo letto in questi giorni che abbiamo 420 mila posti persi; non so se ce ne rendiamo conto. Quasi mezzo milioni di posti di lavoro.
Possiamo anche onorare molti impegni assunti in materia ambientale, ma a patto e/o condizione che questi non penalizzeranno la nostra economia, che garantiranno il mantenimento di posti di lavoro e il ripristino di quelli persi durante questa emergenza pandemia, che ha avuto ripercussioni su ogni decisione.
Colleghi gli obiettivi di riduzione europei al 2030 sono importanti, ma prima deve venire la crescita economica, prima deve venire la salvaguardia della ricchezza del Paese e del lavoro della gente.
La transizione richiesta dagli obiettivi che ci attendono tra dieci anni - ovvero meno 40 per cento emissioni, 32 per cento consumi energetici da rinnovabili, più 32,5 per cento di efficienza energetica - ha un costo economico, fiscale e sociale pesante, che non possiamo scaricare oggi sulle nostre imprese.
E la strategia di lungo termine persegue la neutralità emissiva nel 2050, cioè l'azzeramento delle emissioni al netto degli assorbimenti. Una strategia ambiziosa, che può tornare alla nostra portata solo se l'Italia non si impoverisce ulteriormente.
Ogni Paese ha quindi modificato le proprie strategie e con esse dovrà modificare i propri sistemi produttivi.
Ora l'Italia ha già raggiunto e persino superato alcuni degli obiettivi mentre altri, in questo momento storico di crisi economica, deve raggiungerli con prudenza.
I costi della transizione sono notevoli, in questa fase riguardano milioni di posti di lavoro e un intero assetto produttivo e sociale.
Allora in questo momento ci chiediamo, ad esempio, se abbia senso spingere l'acceleratore sulla chiusura delle centrali termiche a carbone, peraltro in territori isolati dalla rete nazionale.
Certamente ha senso spingere sugli investimenti verso sistemi di produzione di energia più pulita, perché creano impresa e attivano posti di lavoro, diretti e indotti, ma valutando attentamente costi e benefici immediati.
Cioè le risorse di oggi non possono essere distolte dall'obiettivo principale e prioritario, che deve essere quello di ricucire completamente il tessuto sociale del Paese.
E per fare questo bisogna essere sicuri che ogni scelta importante in materia ambientale non vada a penalizzare il ripristino delle condizioni preesistenti e la creazione di nuove opportunità.
E quindi anche la riduzione dei consumi di energia - che è sempre stato un punto auspicabile dagli ambientalisti - non è augurabile per i settori produttivi, perché sarebbe lo specchio di una crisi economica, di una industria che non riesce a ripartire.
L'economia in questo momento ha bisogno di essere liberata e ha bisogno di meno vincoli, pur capendo bene che gli ambiziosi obiettivi ambientali prima o poi dovranno essere raggiunti.
Lo status quo ante però aveva già visto un Paese in difficoltà a fine 2019, con un calo del PIL vistoso.
L'Italia aveva già rallentato a causa delle vostre ricette economiche e che si sono dimostrate inefficaci. Quelle precedenti avevano messo al centro dell'azione politica un piano verde mal coniugato con il contesto industriale italiano.
Le nuove ricette verdi di questo governo si limitano a incentivare l'uso della bicicletta elettrica e del monopattino elettrico, ed incidono minimamente sull'ambiente, perché diminuiscono l'uso dell'auto, ma in modo veramente marginale, considerato sia l'uso limitato - pochi chilometri - che si può fare dei due mezzi, che il numero soggetto a click day - dei beneficiari degli sconti per l'acquisto. Ma vi è di più!
I ricercatori dell'università di San Francisco hanno analizzato i ricoveri in pronto soccorso per incidenti dovuti agli scooter tra il 2014 e il 2018, confrontando poi i numeri ottenuti con quelli dei traumi dovuti alla bicicletta negli stessi anni. Nel periodo considerato, spiegano gli autori, il numero totale di incidenti relativi ai monopattini è cresciuto del 222 per cento, e quello dei ricoveri del 315 per cento.
Ritorniamo a noi però e alla mozione. La conferma che raggiunto un livello di regolazione e di tassazione così alto non si può che decrescere è stata confermata ora.
Mentre gli altri Paesi europei sono riusciti ad andare fuori dalla morsa del lockdown, noi ci siamo ancora dentro e non abbiamo messo in campo le misure per fare ripartire il Paese.
Ove anche il Paese ripartisse si troverebbe a gennaio con tasse ambientali sulle bevande e sulla plastica, situazione che, ad esempio, vedrà un'impresa delle Coca Cola chiudere proprio nella mia Sicilia.
Ma l'impatto di queste due tasse riguarda molti settori dell'industria nazionale del resto d'Italia. E mai come adesso che viene consigliata ovunque l'adozione del plexiglas, persino nelle scuole, le misure del Governo risultano banali, inutili e ridondanti.
Si può dire ora che abbiamo nostalgia delle emissioni dell'industria manifatturiera, ridottesi oggi in modo vertiginoso, che comprendono anche quelle dovute all'autoproduzione di energia elettrica. Perché vuol dire che si produce di meno, che si lavora di meno, che si crea meno ricchezza.
Anche l'adozione delle direttive sull'economia circolare questo momento storico appare come una tessitura di nuovi lacci all'intrapresa, rischiando di rallentarla ulteriormente.
Fermiamoci un momento, diamo al green new deal - verso il quale non siamo pregiudizialmente ostili - un nuovo calendario, che metta al primo posto altre priorità quali la crescita del prodotto e del benessere delle famiglie.
L'analisi di quanto diventa efficiente produrre energia deve valutare anche quanto questi processi incidono sulla produzione della ricchezza nazionale.
In questo momento appare giusto, al contrario, prevedere solamente misure di incentivazione e non di penalizzazione - nei confronti di chi investe verso la riconversione energetica industriale, verso l'efficientamento energetico, verso la riduzione dei consumi a parità di produzione.
Perché proprio la riduzione dei consumi finali di energia da parte dei settori dell'industria e dei trasporti erano stati il segnale che l'economia non stava adottando un risparmio energetico, ma stava arrancando nei valori complessivi della propria produzione.
Tra le misure che vanno meglio chiarite ci sono ora gli ecobonus a 110 per cento, che potranno giocare un ruolo non solo in chiave green, ma anche per incentivare investimenti e l'innesco di un circolo virtuoso in uno dei settori più trainanti dell'economia, quello delle costruzioni. E si collega al tema delle costruzioni, quello della costruzione dei termovalorizzatori dei rifiuti, un settore che ha grandi potenzialità. Si veda Copenaghen dove sul termovalorizzatore si scia e si fanno arrampicate con la beffa che a costruirlo sia stata la bergamasca Neveplast grazie all'archistar Biarket Ingels. Un tema che deve essere affrontato oggi senza steccati ideologici posto che il vantaggio di avere una presenza più capillare di termovalorizzatori efficienti implica diversi fattori, laddove non basta l'economia circolare.
Questa riflessione si lega al tema della legalità su molti territori del Mezzogiorno, a cui si possono abbinare i tanti vantaggi di avere impianti efficienti vicino ai luoghi di raccolta, per produrre energia pulita.
E la costruzione di questi impianti avrebbe un impatto immediato sulla creazione di posti di lavoro, per qualche anno, e duratura una volta terminati gli impianti e attivata l'economia ad essi collegata.
Così come oggi appare evidente che le nostre imprese pagano ancora di più quei veti ideologici degli anni addietro per i mancati investimenti in centrali ad energia pulita e a basso costo, che hanno i Paesi che confinano con noi.
Altro punto da affrontare in materia di ambiente è quello del dissesto idrogeologico e dello smisurato numero di interventi che necessita il territorio italiano per essere messo in sicurezza.
La recente ondata di piogge nel nord Italia ci è presente come un monito per l'enorme lavoro da fare dopo ogni alluvione, una cura del territorio che andrebbe fatta prima, per evitare le vittime, i danni e i disagi.
Insomma i fatti concreti, le emergenze economiche riportano anche l'agenda ambientale su misure più concrete, non velate da quel torpore ideologico che ha visto solo il riscaldamento globale come la causa di tutti i mali.
E anche chi aveva legato il diffondersi del contagio alla più alta presenza di inquinamento deve essere smentito dai numeri che vedono ad esempio qualche provincia ad alto inquinamento con zero casi di coronavirus.
Ripartiamo dalla lezione che ha dato a tutti noi questa pandemia per creare un'Italia più rispettosa dell'ambiente e del territorio, senza creare ulteriori vincoli burocratici.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alessandrini, Auddino, Barachini, Bertacco, Bongiorno, Bossi Umberto, Campagna, Castaldi, Cattaneo, Ciampolillo, Crimi, De Poli, Di Piazza, Faggi, Garnero Santanchè, Giacobbe, Lucidi, Malpezzi, Margiotta, Merlo, Misiani, Monti, Napolitano, Romano, Ronzulli, Sciascia, Segre, Sileri e Turco.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:
1a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Corbetta;
2a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Corbetta.
Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto", variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato, in data 8 giugno 2020, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" il senatore Alessandro Ruotolo in sostituzione del senatore Gabriele Lanzi, dimissionario.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Tiraboschi Maria Virginia, Binetti Paola, Ferro Massimo, Barboni Antonio, Perosino Marco, Masini Barbara, Pichetto Fratin Gilberto
Disposizioni in materia di agevolazioni a favore di studenti universitari e imprese finalizzate alla copertura delle spese universitarie (1840)
(presentato in data 04/06/2020);
senatore Nannicini Tommaso
Interventi per il passaggio al professionismo e allargamento delle tutele sul lavoro negli sport femminili (1841)
(presentato in data 05/06/2020).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Fedeli Valeria ed altri
Istituzione del Fondo per il sostegno dei luoghi autogestiti dalle associazioni di donne (1718)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 09/06/2020);
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Totaro Achille
Introduzione dell'articolo 600.1 del codice penale in materia di atti di condizionamento della personalità (1725)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 12ª (Igiene e sanita')
(assegnato in data 09/06/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Urraro Francesco
Modifica al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (1470)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio)
(assegnato in data 09/06/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Siri Armando ed altri
Istituzione di conti individuali di risparmio (CIR) finalizzati all'acquisto di titoli del debito pubblico da parte dei risparmiatori italiani (1578)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 09/06/2020);
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Saviane Paolo, Sen. Vescovi Manuel
Indennità erogate dalle casse di previdenza private (1809)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 09/06/2020);
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Pagano Nazario ed altri
Abrogazione del codice dei contratti pubblici (1804)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 14ª (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 09/06/2020);
11ª Commissione permanente Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Dep. Ciprini Tiziana ed altri
Modifiche al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura (1646)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali)
C.1027 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 09/06/2020);
Commissioni 1ª e 2ª riunite
Sen. Maiorino Alessandra ed altri
Istituzione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti e disposizioni concernenti la procedura di ammonimento da parte del questore (1770)
previ pareri delle Commissioni 5ª (Bilancio), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 12ª (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 09/06/2020);
Commissioni 2ª e 6ª riunite
Sen. Lomuti Arnaldo ed altri
Disposizioni in materia di impignorabilità dell'unico immobile di proprietà del debitore e dei beni mobili e immobili strumentali all'esercizio di imprese, arti e professioni e di riforma del sistema di riscossione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (1782)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 09/06/2020).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 maggio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2020, concernente l'esercizio di poteri speciali, con prescrizioni, in relazione alla notifica delle società GSE Trieste S.r.l., M23 S.r.l., SPH S.r.l. e AL SHAMAL 3 LLC relativa all'investimento di quest'ultima nella società M23 S.r.l. e al trasferimento del ramo d'azienda relativo alla progettazione e costruzione di minisommergibili dalla società GSE a M23.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 495).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 maggio 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e dell'articolo 13, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, il conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2019.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 498).
Governo, comunicazioni dell'avvio di procedure d'infrazione
Il Ministro per gli affari europei, con lettera in data 3 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, le seguenti comunicazioni concernenti l'avvio di procedure d'infrazione ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea - notificate il 28 maggio 2020 - che sono trasmesse alle sottoindicate Commissioni permanenti, nonché alla 14a Commissione permanente:
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0204, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro - alla 11a e alla 12a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 64);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0205, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2018/844 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica - alla 8a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 65);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0206, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2019/692 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, che modifica la direttiva 2009/73/CE relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale - alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 66);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0207, sul mancato recepimento della direttiva (UE) 2019/1845 della Commissione dell'8 agosto 2019, che modifica, adeguandolo al progresso scientifico e tecnico, l'allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'esenzione relativa all'uso di bis (2-elitesil) ftalato in alcuni componenti di gomma utilizzati nei sistemi motore - alla 8a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 67);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0208, sul mancato recepimento della direttiva delegata (UE) 2019/1846 della Commissione dell'8 agosto 2019 che modifica, adeguandolo al progresso scientifico tecnico, l'allegato III della direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l'esenzione relativa all'uso del piombo nelle leghe saldanti utilizzate in alcuni motori a combustione - alla 8a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 68);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0210, sul mancato recepimento della direttiva delegata (UE) 2020/363 della Commissione del 17 dicembre 2019, recante modifica dell'allegato II della direttiva 2000/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai veicoli fuori uso per quanto riguarda determinate esenzioni per il piombo e i composti di piombo nei componenti - alla 8a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 69);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0211, sul mancato recepimento della direttiva di esecuzione (UE) 2019/68 della Commissione del 16 gennaio 2019 che stabilisce le specifiche tecniche per la marcatura delle armi da fuoco e dei loro componenti essenziali a norma della direttiva 91/477/CEE del Consiglio relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi - alla 1a e alla 4a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 70);
comunicazione di avvio della procedura di infrazione n. 2020/0212, sul mancato recepimento della direttiva di esecuzione (UE) 2019/69 della Commissione, del 16 gennaio 2019, che stabilisce le specifiche tecniche relative alle armi d'allarme o da segnalazione a norma della direttiva 91/477/CEE del Consiglio relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi - alla 1a e alla 4a Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 71).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2019/833 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019, che stabilisce le misure di conservazione e di esecuzione da applicare nella zona di regolamentazione dell'Organizzazione della pesca nell'Atlantico nord-occidentale (COM(2020) 215 definitivo), alla 3a, alla 9a, alla 10a, alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma InvestEU (COM(2020) 403 definitivo), alla 5a, alla 6a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta modificata di Regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (COM(2020) 443 definitivo), alla 1a, alla 5a, alla 6a, alla 7a, alla 9a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
Proposta di Regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2020) 446 definitivo), alla 1a, alla 3a, alla 5a, alla 6a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente;
Proposta di Regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento dell'Unione europea per la ripresa a sostegno dell'economia dopo la pandemia di Covid-19 (COM(2020) 441 definitivo), alla 1a, alla 3a, alla 5a, alla 6a, alla 9a, alla 10a, alla 11a, alla 12a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica popolare cinese sulla cooperazione in materia di indicazioni geografiche e sulla loro protezione (COM(2020) 213 definitivo), alla 3a, alla 9a, alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il governo della Repubblica popolare cinese sulla cooperazione in materia di indicazioni geografiche e sulla loro protezione (COM(2020) 214 definitivo), alla 3a, alla 9a, alla 10a, Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nel Consiglio dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale per quanto riguarda la prevista adozione dell'emendamento 91 dell'annesso 10, volume III, e la notifica della differenza rispetto alla data di applicazione dell'emendamento 13 dell'annesso 14, volume I, dell'emendamento 40C dell'annesso 6, dell'emendamento 77B dell'annesso 3 e dell'emendamento 39 dell'annesso 15 (COM(2020) 218 definitivo), alla 3a, alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Programma di lavoro adattato 2020 della Commissione (COM(2020) 440 definitivo), alla 1a, alla 3a, alla 5a, alla 8a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
Comunicazione della Commissione Il bilancio dell'UE come motore del piano per la ripresa europea (COM(2020) 442 definitivo), alla 1a, alla 5a, alla 6a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio Recupero e confisca dei beni: garantire che "il crimine non paghi" (COM(2020) 217 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (COM(2020) 224 definitivo), alla 1a, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente.
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettere in data 28 maggio e 3 giugno 2020, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, le seguenti segnalazioni, deferite ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento:
in merito alle criticità della disciplina d'emergenza di cui all'articolo 88-bis del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modifiche dall'articolo 1, comma 1, della legge 24 aprile 2020, n. 27 - alla 1a, alla 5a, alla 7a, alla 8a, alla 10a, alla 12a e alla 14a (Atto 496);
in merito alla disciplina di commercializzazione dei medicinali allergeni - alla 10a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Atto 497).
Autorità nazionale anticorruzione dell'Autorità nazionale, trasmissione di atti. Deferimento
Il Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con lettera in data 5 giugno 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1190, n. 287 e dell'articolo 213, comma 3, lettere c) e d), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, la segnalazione, approvata con delibera n. 448 del 27 maggio 2020, concernente proposte di modifica alla disciplina del pantouflage di cui all'articolo 53, comma 16-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 ("Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche").
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 10a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 501).
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
Con lettera in data 4 maggio 2020, è stata inviata, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nel 2018 dal Garante del contribuente della Liguria.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 500).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione. Deferimento
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 5 giugno 2020, ha trasmesso la deliberazione n. 5/2020/G su "La Gestione degli acquisti di beni e servizi da parte del Ministero della difesa e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca".
La predetta deliberazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4a, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Atto n. 499).
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), trasmissione di documenti
Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con lettera in data 1° giugno 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 10, della legge 30 dicembre 1986, n. 936, un documento, approvato dall'assemblea del CNEL nella seduta del 27 maggio 2020, concernente "Osservazioni e proposte del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro sull'Atto Camera 2500 di conversione in legge del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali, connesse all'emergenza epidemiologica da Covid -19" (Doc. XXI, n. 9).
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento
La Commissione europea ha trasmesso, in data 5 giugno 2020, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2016/1628 per quanto riguarda le disposizioni transitorie al fine di far fronte agli effetti della crisi della Covid-19(COM(2020) 233 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è stato deferito, in data 5 giugno 2020, alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 31 luglio 2020. L'atto è stato altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a;
la proposta modificata di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante le disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo per una transizione giusta, al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo Asilo e migrazione, al Fondo per la Sicurezza interna e allo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti (COM(2020) 450 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 31 luglio 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 7a, alla 9a, alla 10a, alla 11a, alla 12a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo allo strumento di prestito per il settore pubblico nel quadro del meccanismo per una transizione giusta visti (COM(2020) 453 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 14a Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; la scadenza del termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo è fissata al 31 luglio 2020. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a, alla 5a, alla 6a, alla 8a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Rojc e il senatore Astorre hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01652 della senatrice Valente ed altri.
I senatori Malan, Gasparri, Schifani, Galliani, Ferro, Perosino, Biasotti, Gallone, Binetti, Minuto, Papatheu, Modena, Tiraboschi, Barboni, Floris, Toffanin, Pichetto Fratin, Cangini e Moles hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03595 del senatore Aimi.
Mozioni, nuovo testo
La mozione 1-00194 (testo 2), del senatore Ferrazzi ed altri, pubblicata il 15 gennaio 2020, deve intendersi riformulata come segue:
FERRAZZI, L'ABBATE, COMINCINI, NUGNES, UNTERBERGER, DE PETRIS, MESSINA Assuntela, MIRABELLI, GIROTTO, FEDELI, MORONESE, LA MURA - Il Senato,
premesso che:
il nostro Paese si confronta con sempre maggiore frequenza con eventi climatici estremi, che rappresentano l'effetto dei profondi mutamenti climatici subiti dal pianeta; alluvioni, siccità, ondate di calore, innalzamento del livello del mare ed aumento del cuneo salino si susseguono senza sosta, in diverse parti del mondo, determinando lutti e danni economici a persone, animali e interi sistemi produttivi;
il cambiamento climatico in atto è direttamente influenzato dalle attività umane, siano esse industriali o meno, come dimostrano ormai numerosi studi scientifici, a cominciare da quelli elaborati dall'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite; in assenza di azioni concrete per invertire tale tendenza, dunque, entro pochi anni ci si potrebbe trovare di fronte ad un punto di non ritorno; le emissioni di gas serra, l'inquinamento dell'aria e delle acque, il degrado di matrice antropica dei terreni hanno infatti generato profondi mutamenti tali da comportare che il circolo vizioso dell'emergenza climatica possa essere spezzato unicamente attraverso azioni decisive, immediate e continuative;
l'urgenza di un intervento decisivo e immediato per invertire tale processo non è quindi più in alcun modo rinviabile, come ampiamente dimostrato dal sempre crescente numero di allarmi che giungono dall'intera comunità scientifica;
secondo l'ultimo rapporto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale ovvero il momento nel quale i cambiamenti saranno divenuti non più ripristinabili; l'organismo scientifico dell'ONU ha invitato tutti i legislatori e i governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente;
la nuova Commissione europea guidata dalla presidente Ursula Von der Leyen ha previsto quale priorità in materia di clima quella di "rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050", favorendo altresì verifiche di impatto sociale, economico e ambientale in grado di stimolare "innovazione, competitività e occupazione"; il 14 gennaio 2019, a questo scopo, è stato presentato l'atteso progetto legislativo sul "Green Deal" che dovrebbe contribuire a finanziare tra il 2021 e il 2027 la transizione verso la neutralità climatica entro il 2050;
considerato che:
gli effetti dei cambiamenti climatici non generano solo conseguenze ambientali, ma anche profonde conseguenze sociali. Con la pubblicazione, il 19 marzo 2018, del rapporto su migrazioni e clima (Groundswell: "Preparing for internal climate migration"), la Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o delle condizioni ambientali diventate invivibili;
l'Organizzazione mondiale della sanità ha a sua volta evidenziato l'incidenza del cambiamento climatico sugli elementi sociali ed ambientali che hanno effetti diretti sulla salute, cioè aria pulita, acqua potabile, cibo in quantità sufficienti, sicurezza e condizioni igieniche degli alloggi, messi in pericolo da inondazioni, ondate di calore, incendi, siccità, così come il limitato accesso all'acqua in conseguenza proprio dal cambiamento climatico che genera la fosca previsione di un incremento sostanzioso dei decessi (oltre 250.000 annui) nel periodo tra il 2030 e il 2050;
in Europa i disastri naturali del 2018 sono stati simili a quelli registrati negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, con un totale di 113 eventi con perdite di 16 miliardi di euro. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari; nel 2018 si sono contati 850 disastri naturali, soprattutto alluvioni, inondazioni, frane, uragani e tempeste;
nonostante ciò, appare preoccupante il dato che vede l'Italia dal 1998 al 2018 spendere, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi, secondo dati del CNR e del Dipartimento della protezione civile, per "riparare" i danni del dissesto (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro);
uno studio internazionale pubblicato dalla rivista scientifica "Climate" ha precisato che i danni per le inondazioni in Europa potrebbero arrivare a costare 17 miliardi di euro all'anno, qualora le temperature medie dovessero salire di 3 gradi centigradi rispetto alla media preindustriale, mentre il numero di cittadini che subiranno le conseguenze delle piene potrebbe raggiungere le 780.000 unità, in crescita del 123 per cento rispetto ad oggi. Il problema, dunque, non riguarderebbe solo il sud del mondo;
in Italia la situazione non è migliore; il 2018 è stato l'anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 e si assiste al susseguirsi di record che non possono lasciare indifferenti. Nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici intensi ed estremi, dovuti in primis ai cambiamenti climatici, stanno causando danni ai territori e alle città, indietro nelle politiche di adattamento al clima, e alla salute dei cittadini; soltanto nel 2018 sono state 32 le vittime ricollegabili a 148 eventi estremi che si sono succeduti lungo tutta la penisola; 66 sono i casi di allagamenti da piogge intense; 41 casi, invece, di danni da trombe d'aria, 23 di danni alle infrastrutture e 20 da esondazioni fluviali;
da ultimo si veda quanto è avvenuto a Venezia, ove si è avuta una sequenza di maree eccezionali, mai verificatasi in precedenza, con l'acqua alta che ha raggiunto quota 187 centimetri, la seconda marea più elevata di sempre dopo l'alluvione del 1966; l'alta marea ha, come noto, colpito anche le isole di Lido e di Pellestrina e Chioggia; in ogni caso, la frequenza delle maree eccezionali che hanno colpito la città è stato causato in via principale dal cambiamento climatico, la cui portata rischia di mettere in difficoltà la sopravvivenza non solo della città lagunare ma anche di significative porzioni della terraferma;
contestualmente si sono verificati eventi meteorologici eccezionali che hanno investito con conseguenze drammatiche l'intero territorio italiano: dal Piemonte, in particolare nell'alessandrino, alla Liguria, con il crollo di un viadotto autostradale sulla A6, dalla Calabria con Reggio Calabria, alla Basilicata con Matera e il metapontino, ed allerta rossa per il maltempo;
nonostante la portata storica dell'accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo divenuto ormai insostenibile sotto il profilo ambientale ma anche sotto quello sociale ed economico;
nella Cop24 (conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici) tenutasi nel dicembre 2018 a Katowice, in Polonia, è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento degli impegni assunti dai membri della comunità internazionale; elemento positivo è stato l'aver dotato l'accordo del 2015 di linee guida (rulebook) per la sua attuazione a partire dal 2020, ma non sono stati purtroppo concordati impegni sull'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso;
il 23 settembre 2019 si è svolto a New York il Climate action summit 2019 dedicato a raccogliere nuove iniziative e gli impegni di governi, imprese e società civile per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e per orientare l'azione verso la sostanziale riduzione a zero delle emissioni entro il 2050;
nel mese di dicembre si è tenuta a Madrid la conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici (Cop25), che ha riunito scienziati, uomini d'affari, rappresentanti istituzionali, organizzazioni non governative e governi di tutto il mondo, per incontri e trattative ufficiali che avevano l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera e di limitare ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura, realizzando quegli impegni vincolanti tra i Paesi partecipanti per la piena attuazione dell'accordo di Parigi, che deve entrare pienamente in vigore entro gennaio 2020; tuttavia, la Cop25 non è riuscita a rispondere con strumenti adeguati e programmi ambiziosi alle impellenti esigenze di risposta al cambiamento climatico;
ripetutamente, negli ultimi mesi, giovani e studenti si sono riuniti nelle piazze di tutto il mondo, comprese quelle italiane, sull'esempio dell'adolescente svedese Greta Thunberg, chiedendo l'impegno concreto dei Governi nazionali nel contrasto dei cambiamenti climatici e per salvare il pianeta non pregiudicandone oltre il futuro;
considerato altresì che:
secondo gli scienziati dell'IPCC, il tempo per giungere ad un'inversione di marcia sul cambiamento climatico è davvero breve: secondo tali previsioni si avrebbe tempo fino al 2030 per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e, anche sulla scorta di tali previsioni scientifiche allarmanti, molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica;
per dare una risposta a queste istanze bisogna investire al più presto in innovazione e ricerca, green economy, riduzione delle diseguaglianze, investimenti in infrastrutture e manutenzione;
in questo drammatico contesto l'Italia ha la possibilità di assumere un ruolo da protagonista sui temi del cambiamento climatico, della tutela del paesaggio e del suolo, della transizione verso forme di energia sostenibili ed ecologiche, coniugandole con il sostegno alle nuove tecnologie e alle azioni delle comunità locali, della società civile, delle istituzioni universitarie, il tutto per uscire quanto prima dalla crisi climatica, economica e sociale;
è positivo che nel programma il Governo, al punto 7 dei 29 punti programmatici, sia stata espressamente prevista la realizzazione di un "green new deal", che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti ad inserire la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Viene stabilito, altresì, che tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell'ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Viene, inoltre, stabilità la necessità di adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese e perseguano la piena attuazione della eco-innovazione. Vengono, infine, espressamente richiamati i principi dello sviluppo tecnologico sostenibile e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la "transizione ecologica" e indirizzare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e del riuso e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto;
come noto, il green new deal è il perno della strategia di sviluppo del Governo e si inserisce nel disegno di bilancio 2020 con la finalità di promuovere il benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo rispetto agli altri Paesi europei;
è fondamentale rimarcare che un green new deal non deve essere solo un'agenda di impegni, seppur in chiave verde e sostenibile, ma deve essere un programma organico, sociale ed economico, che ha tra i principali obiettivi la decarbonizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico così come allo stesso tempo un programma che comporti un "fisco green" capace di sostenere la transizione ecologica e sostenga le attività di prevenzione del rischio di danno ambientale, tramite una legislazione che attui pienamente il principio del "chi inquina paga" e della responsabilità estesa del produttore che realizza prodotti e sistemi produttivi impattanti;
altrettanto essenziale ed urgente è progredire nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni; in questo senso, va affrontato il dissesto idrogeologico con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati, e particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche;
il Governo, attraverso l'articolo 1 del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, ha già istituito il programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria in cui sono individuate le misure di competenza nazionale da porre in essere al fine di assicurare la corretta e piena attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, volta a contrastare i cambiamenti climatici. È auspicabile che tale politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici si coordini con il piano nazionale integrato per l'energia e il clima e con la pianificazione di bacino per il dissesto idrogeologico e che venga approvato e attuato con urgenza il PNACC (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici); è stata altresì riconosciuta la necessità della trasformazione del CIPE in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e per lo sviluppo sostenibile), come strumento di indirizzo strategico di tutti gli investimenti pubblici per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite;
vanno considerate, altresì, un passo nella giusta direzione le recenti misure poste in essere dal Governo in ordine alla riforestazione, comprensive di misure per la messa a dimora di alberi, di reimpianto e di silvicoltura, e per la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane con l'obiettivo di garantire la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico così come previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34;
la legge di bilancio per il 2020 ha previsto, altresì, misure importanti per transizione ambientale, tra cui il fondo investimento delle amministrazioni centrali, finalizzato al rilancio degli investimenti sull'economia circolare, alla decarbonizzazione dell'economia, a misure di sostegno e per l'innovazione nel comparto agricolo, uno tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, l'estensione degli incentivi di "industria 4.0" per le imprese che realizzano progetti ambientali nell'ambito dell'economia circolare così come il piano "rinascita urbana" finalizzato a migliorare la qualità dell'abitare e che punta, inter alia, alla riqualificazione urbana e delle periferie;
è necessario affrontare in modo integrato i rischi del cambiamento climatico con altri rischi naturali rappresentati dal rischio sismico, idrogeologico e vulcanico, unitamente alla valorizzazione del patrimonio abitativo,
impegna il Governo ad adottare iniziative per:
1) riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese ed operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia;
2) accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico;
3) sostenere l'azione parlamentare tesa all'inserimento del principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione;
4) rafforzare le misure contenute nel piano nazionale integrato per l'energia e il clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell'ambito dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici;
5) procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l'efficientamento energetico, anche per favorire l'utilizzo migliore delle tecnologie esistenti per aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, incrementare notevolmente lo sviluppo del solare fotovoltaico, la valorizzazione delle aree verdi e per il sostegno all'utilizzo di tecniche e materiali di edilizia ecocompatibile, adottando le iniziative necessarie per la loro razionalizzazione e stabilizzazione e premiare la partecipazione al mercato dell'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, anche mediante impianti domestici di piccola taglia e sistemi puntuali di accumulo;
6) attuare ogni misura che favorisca la transizione dall'economia lineare verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti, nel rispetto della gerarchia europea, alla riduzione, al riuso e al recupero di materia ed energia, rispettando i tempi per il recepimento nell'ordinamento giuridico nazionale delle direttive europee del "pacchetto economia circolare" che permetta di prolungare la durata, l'uso condiviso e la riparazione dei prodotti, incrementando il riciclo e migliorando l'impiego e l'innovazione dei materiali riciclati e delle tecnologie di produzione, nonché, in materia di rifiuti, di imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile, che riduca il conferimento in discarica e favorisca raccolta e gestione differenziata dei rifiuti;
7) pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 221, attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità anche con l'eventualità di introdurre l'obbligo di valutazione ambientale preventiva dei sussidi, con l'obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, con misure volte alla loro conversione ecologica, a cominciare dall'agricoltura;
8) elaborare politiche di trasporto, edilizia e modelli produttivi che rispondano in maniera coerente alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e che coinvolgano Regioni e Comuni;
9) favorire la transizione verso un sistema di trasporto pubblico sostenibile e verso la mobilità elettrica, pubblica e privata, con l'obiettivo della completa decarbonizzazione (emissioni zero) del settore;
10) attuare, al fine di ridurre gli sprechi energetici, un percorso di ecoefficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
11) intervenire in materia di politica industriale e di riqualificazione del settore manifatturiero, sostenendo e favorendo la transizione verso un modello economico-produttivo ecologicamente sostenibile;
12) adottare, nell'ambito delle proprie competenze, ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell'economia fissando come obiettivo l'impatto climatico zero entro il 2050, come indicato dalla strategia a lungo termine dell'Unione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra (COM(2018) 773 del 28 novembre 2018);
13) promuovere lo sviluppo di sistemi ecoefficienti di produzione ricorrendo alla bioeconomia e all'ecodesign anche mediante finanziamenti agevolati;
14) realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica e messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati;
15) favorire le politiche di rigenerazione urbana delle città e del tessuto urbano, di tutela dei beni culturali, paesaggistici e degli ecosistemi, di contrasto al nuovo consumo di suolo e all'abusivismo edilizio, stabilendo modalità e certezze per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico, abbandonando il modello dell'urbanistica espansiva e adottando una nuova governance che agevoli le procedure che favoriscono l'innovazione;
16) individuare, in particolare, le azioni e le politiche di mitigazione e adattamento del territorio con uniformità di indirizzi in tutto il Paese ma con considerazione specifica per quelle aree del Paese sottoposte a più forte rischio idrogeologico o soggette con frequenza a eventi meteorologici estremi dagli effetti devastanti su uomini, attività economiche e territorio;
17) garantire un adeguato utilizzo i fondi a disposizione del nostro Paese, combinando contributi europei previsti nella programmazione europea, anche per il periodo 2021-2027, e risorse nazionali, per accompagnare la transizione e il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, con l'attuazione della strategia energetica nazionale che punti sul risparmio e sull'efficienza energetica e sull'utilizzo su larga scala delle energie rinnovabili;
18) realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di prevenzione e mitigazione del rischio e di adattamento ai cambiamenti climatici, che preveda un piano di adattamento per la mitigazione dei fenomeni più gravi dovuti ai mutamenti climatici con il pieno coinvolgimento dei Comuni e dei sistemi produttivi, e tra questi quello agricolo;
19) promuovere, in particolare, lo sviluppo della filiera agricola biologica e delle buone pratiche agronomiche, in modo da ridurre l'impatto della chimica nel suolo e tutelare le risorse sotto il profilo qualitativo e quantitativo, aumentare e mantenere la qualità del territorio, la fertilità organica del suolo ed il sequestro di carbonio;
20) favorire l'occupazione giovanile attraverso l'introduzione di incentivi e agevolazioni fiscali per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani per svolgere attività finalizzate alla salvaguardia delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione del territorio e alla gestione delle emergenze, nonché all'implementazione delle fonti di energia rinnovabili e allo sviluppo della economia circolare;
21) attuare la strategia nazionale per Io sviluppo sostenibile, rendendo pienamente operativa la cabina di regia "Benessere Italia", istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2019, attraverso il potenziamento della struttura in termini di adeguate risorse umane e finanziarie necessarie al perseguimento delle finalità e all'assolvimento dei compiti istitutivi;
22) farsi promotore nelle opportune sedi internazionali, tra le quali rivestirà importanza particolare il prossimo incontro della conferenza delle parti della convenzione internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow nel novembre 2020 (Cop26), in accordo e coordinamento con le istituzioni europee, di ogni necessaria azione che permetta di giungere al traguardo dell'adozione di un quadro normativo vincolante e condiviso per l'attuazione dell'accordo di Parigi, e più in generale di politiche a livello globale tese ad un reale cambio di direzione in tutti i settori dell'economia che consenta, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche entro un accordo internazionale, la transizione energetica verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva e rapida decarbonizzazione dell'economia.
(1-00194) (Testo 3)
Mozioni
BRIZIARELLI, ARRIGONI, BRUZZONE, PAZZAGLINI, TESTOR, ROMEO, PERGREFFI, BERGESIO - Il Senato,
premesso che:
nel corso dei millenni il clima del nostro pianeta ha subìto l'alternanza di periodi caldi e freddi, siccitosi ed estremamente piovosi, e negli ultimi anni, le alterazioni climatiche e gli squilibri che ne derivano hanno subito un'accelerazione significativa in diverse parti del mondo, andando ad incidere sull'innalzamento della temperatura del pianeta, con una serie di drammatiche conseguenze, tra cui lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento del livello dei mari, gli eventi atmosferici estremi sempre più frequenti ed intensi, gli impatti su flora e fauna e sui servizi ecosistemici, che richiamano la necessità dell'intervento incisivo dell'uomo fondato su avanzate tecnologie e comprovate evidenze scientifiche, che possano ridurre l'impatto dell'attività umana sul clima e sull'ambiente;
per far fronte a queste emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le tematiche in modo cosciente e analitico, al fine di poter proporre soluzioni realistiche e opportune, e prendere delle decisioni rapide ed efficaci;
tuttavia i nostri sono tempi in cui le informazioni circolano prevalentemente via social network o per mezzo dei mass media, il che rappresenta una pericolosa arma a doppio taglio: una enorme quantità di informazioni di livello qualitativo molto basso che porta a distinguere con fatica il vero dal falso, la realtà dall'allarmismo e dal negazionismo, entrambi potenzialmente dannosi. È fondamentale quindi stimolare una coscienza critica e la capacità di analisi e di lettura della realtà e dei fatti che ci circondano per evitare di restare vittime di slogan ideologici senza fondamento;
la politica dell'Unione europea in merito al cambiamento climatico mira ad un livello di tutela elevato, tenendo conto della diversità delle varie regioni dell'Unione e nel predisporre la sua politica, l'Unione tiene conto dei dati scientifici e tecnici disponibili, delle condizioni dell'ambiente nelle varie regioni dell'Unione, dei vantaggi e degli oneri che possono derivare dall'azione o dall'assenza di azione e dello sviluppo socioeconomico dell'Unione nel suo insieme e dello sviluppo equilibrato delle sue singole regioni;
a seguito del pacchetto legislativo, cosiddetto Clean Energy Package adottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 che fissa il quadro regolatorio della governance dell'Unione per l'energia e il clima funzionale al raggiungimento dei nuovi obiettivi europei al 2030 in materia e al percorso di decarbonizzazione entro il 2050, ciascun Stato membro è stato chiamato a predisporre un proprio Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target al 2030 e il Governo italiano lo scorso gennaio ha inviato il proprio PNIEC per gli anni 2021-2030 alle Istituzioni europee, a seguito di una interlocuzione intercorsa con le istituzioni nazionali ed europee ed una consultazione pubblica, con obiettivi sfidanti in termini di maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili, di maggiore efficienza energetica e minori emissioni di gas serra;
a dicembre 2019 la Commissione europea ha raccolto la sfida di rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea presentando con il "Green New Deal" un pacchetto di misure inteso a rendere l'Europa il primo continente industrializzato climaticamente neutro al 2050;
il Green New Deal si pone l'obiettivo di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità, in tutti i settori politici e favorire la transizione equa e inclusiva per tutti e rilanciare l'economia attraverso un approccio "verde, sociale e digitale per costruire un futuro più sostenibile";
con la proposta "NExt Generation EU", presentata il 27 maggio 2020 al Parlamento europeo, la Commissione propone un piano da 750 miliardi per stimolare l'economia insieme alla nuova proposta per un bilancio più consistente per il periodo 2021-2027 per un massiccio piano di ripresa e ricostruzione che abbia al centro il Green Deal per stimolare l'economia e contrastare il cambiamento climatico ed i suoi impatti;
presso la Commissione europea è in corso di predisposizione una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il fondo per una transizione giusta,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative per uno sviluppo sostenibile ambientale, economico e sociale, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende che manifestano l'intenzione di effettuare una transizione green e garantendo alle imprese tempi realistici e sostenibili, programmi elastici con obiettivi stabili a lungo termine, nonché soglie minime che consentano la sopravvivenza delle aziende più piccole che contribuiscono in misura non significativa in termini di emissioni climalteranti;
2) a promuovere e a collaborare a livello mondiale per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi, che sottopongono le imprese nazionali a significativi sforzi economici ed esposizione a distorsioni della concorrenza a livello internazionale da parte delle imprese dei Paesi, che non hanno sottoscritto l'Accordo, promuovendo soluzioni realistiche e tempi congrui per la riconversione green;
3) a progettare e a realizzare un piano pluriennale "Green new deal", che coinvolga le forze imprenditoriali ed economiche in particolare per il settore primario e del turismo, le Università e gli enti di ricerca ed anche le Istituzioni territoriali, le forze ambientaliste e sociali tutte disposte a lavorare insieme per vincere le sfide ambientali, economiche, occupazionali e sociali e dar vita a una serie di programmi nazionali, assumendo iniziative per:
3a) attuare, in coerenza con il PNIEC, una reale e duratura transizione energetica e per ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori produttivi, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2 (ad esempio riforestazione e verde urbano), al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori;
3b) per realizzare un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio, con politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, con attenzione alle specificità dei singoli territori, ed in particolare sugli impatti relativi all'acqua ed all'assetto idrogeologico in accordo con le rispettive Regioni;
3c) per realizzare un grande programma di investimenti pubblici orientati ai principi della mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico ed alla sostenibilità ambientale, con azioni di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati, politiche di tutela dei beni paesaggistici e degli ecosistemi, di valorizzazione e salvaguardia dell'agricoltura di qualità, di rigenerazione urbana delle città con particolare attenzione alla gestione delle acque e la riduzione dell'effetto di riscaldamento urbano, di tutela dei beni culturali;
3d) per accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali, su una corretta gestione dell'acqua e su un virtuoso ciclo dei rifiuti che punti al recupero di materia ed energia, sia attraverso un rapido recepimento del «pacchetto economia circolare», sia attraverso il conseguente e necessario efficientamento e completamento di un sistema impiantistico efficace ed uniforme sull'intero territorio nazionale;
4) ad assumere iniziative per adottare e finanziare un piano di sensibilizzazione su larga scala volto a creare una coscienza ecologica consapevole anche attraverso l'incentivazione di azioni green;
5) a promuovere la riscoperta, nelle generazioni odierne e future, del senso civico e ambientale che si è andato a perdere negli ultimi decenni, provvedendo all'immediata attuazione della legge n. 92 del 2019, che, all'articolo 3, incarica il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di definire linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, che individuino, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e degli obiettivi specifici di apprendimento, assumendo a riferimento una serie di tematiche, tra cui «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015» ed «educazione ambientale, sviluppo ecosostenibile e tutela del patrimonio ambientale»;
6) ad adottare le opportune iniziative per stimolare la coscienza critica dei cittadini e, soprattutto, dei giovani e le capacità di analisi e di lettura della realtà che ci circonda, attraverso un'attenta ed intelligente attività, credibile e realistica di prevenzione, che non porti però a scelte affrettate e non ragionate come «rapide soluzioni»;
7) ad assumere iniziative legislative per garantire norme chiare e procedure amministrative e autorizzative semplici, per garantire il perseguimento degli obiettivi del PNIEC, per dare certezza agli investimenti, anche in ricerca e sviluppo, e agli operatori anche adottando misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità;
8) ad adottare iniziative per allineare la normativa italiana alle direttive europee del «pacchetto economia circolare», tenendo presente che in fase di recepimento vanno sostenute in modo concreto le aziende che garantiscono il fine vita del rifiuto e pertanto la «chiusura del cerchio», all'interno di un contesto di economia circolare reale e non solo teorico;
9) ad agire in sede europea con l'obiettivo di perseguire una transizione equa che garantisca il raggiungimento e l'efficacia degli obiettivi fissati, affinché l'assegnazione delle risorse del Fondo per una transizione giusta debba anche tenere conto dei risultati raggiunti dai singoli Stati membri per quanto riguarda gli obiettivi del 2020 per l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, così garantendo un approccio positivo per gli Stati membri che hanno già investito prima, raggiungendo gli obiettivi stabiliti come ha fatto l'Italia, senza penalizzare quelli che hanno ritardato la transizione in coerenza con la natura di questo meccanismo.
(1-00244)
GIAMMANCO, SICLARI, SCHIFANI, PAPATHEU, MALAN, GALLIANI, RIZZOTTI, MANGIALAVORI, CALIENDO, BERARDI, GASPARRI, PAGANO, CALIGIURI, PAROLI, PICHETTO FRATIN, GALLONE, ROSSI, FERRO, MOLES, BARBONI, FLORIS, CARBONE, PEROSINO - Il Senato,
premesso che:
il ponte sullo stretto di Messina è un'opera strategica, che garantirebbe non solo la continuità territoriale tra la Sicilia e il resto d'Italia, ma anche quella tra il nostro Paese e il resto d'Europa, comportando grandi vantaggi in termini di sviluppo economico e sociale;
il Mezzogiorno soffre di una grave carenza infrastrutturale, tra i principali motivi del costante perdurare del divario che lo divide dal resto del Paese;
l'Unione europea ha più volte sollecitato l'Italia a colmare tale divario, fino a giungere alla pronuncia di un severo monito a causa dei mancati investimenti al Sud;
in un momento di grave depressione dell'economia, la realizzazione di opere infrastrutturali di tale portata consentirebbe non solo di creare nuovi posti di lavoro e di riattivare il tessuto economico, ma anche di attrarre investimenti per la crescita, trasformando la crisi che stiamo vivendo in una concreta opportunità di sviluppo;
considerato che:
il ponte sullo stretto di Messina è un'opera la cui realizzazione è stata immaginata fin dall'epoca romana e che si sono succeduti nell'ultimo secolo progetti e proposte, fino a giungere al 1955 quando viene costituito il Gruppo Ponte Messina SpA al fine di realizzare studi sulla fattibilità dell'opera;
nel 1966, con il lancio del concorso internazionale di idee, lo Stato ottiene 12 progetti e inizia il dispendio di danaro: oltre 3 miliardi per i soli studi di fattibilità;
nel corso degli anni si susseguono progetti fino a giungere al 1984, quando viene annunciata come data di realizzazione dell'opera il 1994;
nel 2003, con un ulteriore balzo in avanti voluto dal Governo Berlusconi, si giunge ad annunciare che l'opera sarà realizzata nel 2020;
nel 2011 viene approvato il progetto definitivo, che prevede un costo di 8,5 miliardi per realizzare l'opera, ma nel 2012 il Governo Monti stanzia 300 milioni di euro da destinare al pagamento di penali conseguenti alla scelta di accantonarla;
nel 2013 Eurolink chiede all'Italia, attraverso una causa legale, 779 milioni per la mancata realizzazione;
nel 2016 il Governo Renzi inserisce il ponte sullo stretto di Messina fra le priorità del suo Governo;
si stima che l'iter dell'opera non realizzata sia costato allo Stato diversi miliardi di euro. La Corte dei conti, nel 2017, ha sentenziato che dalla sola messa in liquidazione nel 2013 della società incaricata della realizzazione del ponte, la spesa è stata di 1,5 milioni di euro l'anno;
rilevato che:
in seno alla maggioranza sono giunte proposte di realizzazione dell'opera, in particolare da Italia Viva, a cui hanno fatto seguito aperture da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, Conte, del Ministro per le infrastrutture De Micheli che ha dichiarato: "con l'arrivo delle risorse del Recovery Fund possiamo immaginare una fase di studi e di progettazione". Nonché del viceministro alle infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, che ha detto: "Il Ponte sullo Stretto sia un tassello di un quadro generale importante. No a una cattedrale nel deserto che collega il nulla, ma un'opera che corona un coraggioso progetto Sud";
il ponte sullo stretto andrebbe a completamento di quel Piano Sud di 100 miliardi, che prevede investimenti in infrastrutture e servizi per ridurre i divari sociali, presentato a febbraio 2020 dal Governo,
impegna il Governo:
1) ad adottare tutte le iniziative necessarie per consentire la rapida realizzazione del ponte sullo stretto di Messina;
2) ad adottare al più presto ogni provvedimento necessario a sbloccare le grandi opere infrastrutturali nel Paese per rilanciare l'economia e intervenire in modo deciso sul preoccupante aumento della disoccupazione.
(1-00245)
SALVINI Matteo, ROMEO, CALDEROLI, CENTINAIO, STEFANI, CANDIANI, BORGONZONI, SIRI, TOSATO, FAGGI, SAPONARA, ARRIGONI, ALESSANDRINI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BORGHESI, BOSSI Simone, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CAMPARI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, CORTI, DE VECCHIS, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, GRASSI, IWOBI, LUCIDI, LUNESU, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, PELLEGRINI Emanuele, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, PISANI Pietro, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, RUFA, SAVIANE, SBRANA, TESTOR, URRARO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Il Senato,
premesso che:
nell'ultimo venerdì del mese di Ramadan, nella Repubblica Islamica dell'Iran si festeggia la "Giornata di al-Quds (Gerusalemme)";
tale giornata è stata istituita nel 1979 per volontà di Khomeini, che l'ha descritta con tali parole: "Il Giorno di Gerusalemme è il giorno in cui possiamo riconoscere quali persone e quali regimi sono nemici dell'Islam. Chi non partecipa è contro l'Islam ed a favore di Israele, e chi partecipa è a favore dell'Islam e contro i suoi nemici - Stati Uniti e Israele";
venerdì 22 maggio 2020 in Iran si è festeggiata la Giornata descritta;
il leader della Repubblica Islamica dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei, ha rilasciato in tale Giornata gravi affermazioni nei confronti dello Stato di Israele, invocando la lotta armata;
Khamenei ha definito Israele un "virus" e un "cancro da estirpare". Ha inoltre dichiarato che "la jihad e la lotta per liberare la Palestina sono doveri islamici", sottolineando che "la vittoria è garantita da Dio". Ha inoltre aggiunto che "i gruppi jihadisti devono essere organizzati e si devono espandere nelle terre palestinesi, perché i sionisti capiscono solo il linguaggio della forza";
anche le Guardie della Rivoluzione (Pasdaran), che costituiscono insieme all'esercito nazionale le forze armate dell'Iran, hanno rilasciato una nota contenente duri attacchi a Israele, augurandosi la sua scomparsa: "Dopo 72 anni dall'occupazione sionista, la liberazione di Gerusalemme si realizzerà, presto non ci sarà più il nome di Israele sulla falsa carta geografica del mondo";
considerato che:
negli ultimi anni si assiste in Europa e nel mondo a un notevole incremento di fenomeni collegati all'antisemitismo;
tale è la portata del fenomeno che diversi esperti e accademici hanno coniato il termine "neo-antisemitismo" o "nuovo antisemitismo", cioè una nuova ondata di antisemitismo che dagli inizi del XXI Secolo si è diffusa dal Medio Oriente sino al mondo occidentale, e si è fortemente radicata in Europa;
il "neo-antisemitismo" ha sostituito l'antisemitismo storico che ha drammaticamente caratterizzato il Novecento, evolvendosi grazie a una matrice prettamente politica che ha come sfondo la demonizzazione di Israele, trasformato in Stato paria, e conseguentemente messo in discussione nei suoi fondamenti e nel suo diritto di esistere;
questo sentimento di avversione proietta gli stereotipi, che un tempo erano addossati agli individui e le comunità di religione ebraica, direttamente su Israele, lo "Stato degli ebrei";
l'antisemitismo dimostra quindi di aver una notevole capacità di mimetismo che ha permesso a questo fenomeno di sopravvivere ed evolversi nel corso della storia, e l'antisionismo, in tal modo, diventa la migliore maschera per coprire i sentimenti di neo-antisemitismo descritti;
all'interno dei movimenti della galassia antisionista, si trovano spesso teorie che negano al popolo ebraico il diritto all'autodeterminazione, sostenendo che l'esistenza stessa dello Stato d'Israele costituisca un atto di razzismo; o tesi che tracciando paragoni tra la presente politica d'Israele e quella dei nazisti e che usano simboli e immagini associate all'antisemitismo storico per caratterizzare Israele e i cittadini israeliani;
valutato che:
a settembre 2019, durante la Conferenza sull'antisemitismo svoltasi a Bruxelles, il Governo israeliano ha presentato il report sulla crescita mondiale dell'antisemitismo "Behind the Mask", nel quale è stato evidenziato il crescente numero di violenze ad esso collegate;
"European Jewish association" e "Europe Israel press association" hanno organizzato un convegno al Press club di Bruxelles dal titolo "La delegittimazione dello Stato d'Israele: il volto accettabile dell'antisemitismo", nel corso del quale è stato illustrato un report dal Ministro israeliano della sicurezza pubblica e degli affari strategici, Gilad Erdan, insieme all'inviato speciale USA per monitoraggio e lotta all'antisemitismo, Elan Carr, al direttore generale del Ministero degli affari strategici israeliano, Tzachi Gavrieli, al direttore EIPA, Tal Rabina e al Chairman EJA, Rabbi Menachem Margolin, dove si evidenzia una preoccupante crescita degli attacchi antisemiti;
nel corso dell'illustrazione del report è emerso lo stretto legame tra antisemitismo e le violenze ad esso collegate con il crescente sentimento di delegittimazione e boicottaggio dello Stato ebraico, con particolare riferimento al movimento "Boycott, divestment and sanctions" (BDS), che ha mostrato sin dalla sua nascita molteplici tendenze antisemite;
il rapporto includeva oltre 80 esempi di importanti attivisti BDS diffusione di contenuti antisemiti, coerenti con la definizione operativa sull'antisemitismo coniata dall' International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA);
secondo un censimento dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali, sentimenti di antisemitismo sarebbero cresciuti negli ultimi 5 anni in Europa, come si evince da un'intervista di oltre 16.300 persone nei 12 Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito), che ospitano il 96 per cento degli ebrei in Europa;
nel 2018 più di 300 intellettuali e personalità francesi hanno firmato un manifesto, scritto da Philippe Val, ex direttore di Charlie Hébdo, "contro il nuovo antisemitismo" sul suolo francese, determinato dalla "radicalizzazione islamista";
nello stesso anno 38 gruppi ebraici tedeschi hanno sollecitato il Governo tedesco a mobilitarsi attivamente contro l'antisemitismo crescente: tra questi gruppi c'è anche il noto Jewish Forum for Democracy and Anti- Antisemitism (JFDA), la quale Presidente, Lala Susskind, ha specificato che l'appello è rivolto anche alle organizzazioni islamiche, preoccupata dal pericolo derivante dalla diffusione dell'antisemitismo fra i musulmani tedeschi;
sono numerosi gli attacchi antisemiti nei Paesi europei attribuibili a cittadini di fede islamica emigrati, soprattutto in Germania, Belgio e Francia. Da quest'ultima, sin dal 2000, sono fuggiti circa 50.000 cittadini di fede ebraica, e per Hakim El Karoui, ex funzionario governativo e operatore dell'Institut Montaigne, c'è "grande omertà nella comunità musulmana" nel condannare gli attacchi antisemiti da parte delle organizzazioni che professano un Islam radicale. Come conferma Yonathan Arfi, presidente del Cri (Conseil Représentatif des Institutions juives de France) "dal 2000 abbiamo subito diverse centinaia di attacchi. Ma prima si trattava di scritte offensive sui muri, ora siamo passati all'assassinio di persone e al terrorismo. La natura dell'antisemitismo è cambiata in modo drammatico. Molti giovani si identificano con i palestinesi e considerano gli ebrei francesi colpevoli per quello che accade in Medio Oriente";
le grandi ondate migratorie che continuano ad investire l'Europa, e che hanno caratterizzato un cambiamento demografico negli ultimi decenni, rischiano di acuire un trend che è già pericolosamente avviato verso una situazione di non ritorno, date le numerose testimonianze di pericolo che provengono dalle comunità ebraiche;
valutato infine che:
le minacce alla stessa esistenza dello Stato d'Israele continuano a crescere, e vengono lanciate anche dai leader dei principali Paesi mediorientali e dalle principali organizzazioni islamiche della regione;
il 27 gennaio 2020 lo Stato islamico ha diffuso un nuovo messaggio audio, giorno in cui l'intera comunità internazionale stava commemorando le vittime dell'Olocausto:"nei prossimi giorni Israele soffrirà, è giunto il momento di testare le armi chimiche" ha dichiarato Abu Hamza al-Qurashi, portavoce dello Stato islamico. Inoltre invitava "tutti i soldati dello Stato islamico nel Sinai ed in Siria ad intraprendere operazioni per conquistare gli insediamenti israeliani". Tra i primi bersagli indicati vi erano proprio le comunità ed i mercati ebraici;
già nel 2015 il sedicente Califfo Abu Bakr al-Baghdadi dichiarò in un altro audio "la Palestina non sarà la vostra terra, né la vostra casa, ma il vostro cimitero. Allah vi ha raccolto in Palestina perché i musulmani vi uccidano";
nel luglio del 2018 di fronte al Parlamento, il Presidente della Turchia Erdogan ha dichiarato che "Israele è il Paese più fascista e razzista del mondo", e che "non c'è differenza fra l'ossessione di Hitler per la razza ariana e la mentalità di Israele. Lo spirito di Hitler è riemerso sotto l'amministrazione israeliana";
secondo un rapporto pubblicato nel maggio del 2020 dal Ministero degli affari strategici di Israele, dal titolo "The virus of hate", si è assistito a una preoccupante crescita della retorica antisemita in tempi di crisi dovuta al COVID-19;
nel rapporto si citano le frasi del leader di Hamas nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar, che ha minacciato così Israele: se a Gaza dovessero venire a mancare i respiratori, "sei milioni di israeliani non respireranno";
come riportato da Moshe Kantor, presidente del Congresso ebraico europeo: "Dall'inizio della pandemia Covid-19, si è registrato un aumento significativo delle accuse secondo cui gli ebrei, sia come individui sia come collettivo o come Stato ebraico, sarebbero dietro alla diffusione del virus o ne trarrebbero direttamente profitto. Il linguaggio e le immagini utilizzate indicano chiaramente un revival delle 'calunnie del sangue' di stampo medievale, quando gli ebrei venivano accusati di diffondere malattie, avvelenare pozzi o controllare le economie",
impegna il Governo a prendere ufficialmente le distanze e a condannare le dichiarazioni che minacciano l'esistenza stessa dello Stato di Israele, e al contempo impegnarsi in un sempre più intenso dialogo che comporti un concreto sostegno a Israele, quale partner storico e strategico per il nostro Paese, alla luce della recrudescenza di odio descritta in premessa.
(1-00246)
Interrogazioni
BOTTO, NATURALE, PAVANELLI, LANNUTTI, TRENTACOSTE, GIANNUZZI, PRESUTTO, ANGRISANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
le condizioni generali del viadotto Bisagno dell'autostrada A12, che attraversa la città di Genova, riferite ai livelli di sicurezza e di manutenzione (nonostante gli esiti delle verifiche effettuate) destano ad avviso degli interroganti, dubbi e preoccupazione, anche in relazione alle recenti denunce da parte dei residenti sottostanti al ponte e dei comitati di quartiere, in merito alle cadute di pietre, bulloni, calcinacci e grondaie che, staccandosi dalle strutture del ponte (alto circa 70 metri) cadono sulle automobili in sosta, sulle strade di percorrenza e addirittura spesso sui passanti;
al riguardo, si evidenzia che in merito alle criticità riguardanti il viadotto, la prima firmataria del presente atto aveva già sollecitato il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, attraverso l'interrogazione 4-01966, dello scorso 17 luglio 2019, affinché adottasse le opportune iniziative, finalizzate ad intervenire nei riguardi della società concessionaria Autostrade per l'Italia (Aspi), per garantire la sicurezza e l'incolumità dei residenti dell'area locale interessata, e la risposta (datata 26 novembre 2019) nonostante le rassicurazioni in merito all'avvio dei lavori di manutenzione (previsti a partire dal prossimo giugno) non sembra tuttavia contenere elementi confortanti, considerato che le cadute di diversi oggetti sono continuate anche nei mesi successivi;
la stampa locale, inoltre, ha reso noto, attraverso una serie di articoli recentemente pubblicati, il sentimento di paura e angoscia della popolazione residente nel municipio Media Val Bisagno, a causa di continui rumori minacciosi provenienti dai tronconi del viadotto, che hanno indotto alcuni degli abitanti ad abbandonare addirittura momentaneamente la propria abitazione;
gli interroganti evidenziano inoltre che, a livello locale, il sindaco di Genova, nell'ambito delle attività di controllo e di monitoraggio delle condizioni complessive del viadotto Bisagno (nonché sull'espletamento degli interventi di messa in sicurezza da parte dell'ente gestore) non sembra abbia proceduto in termini efficienti e tempi rapidi, in relazione alle funzioni di competenza statale attribuitegli, in materia di pubblica sicurezza, dall'articolo 54 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sugli ordinamenti degli enti locali), che dispone al comma 4, l'obbligo di assumere provvedimenti urgenti, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e diretti a tutelare l'integrità fisica della popolazione; così come lo stesso sindaco non sembra abbia altresì adempiuto a quanto disposto dal comma 7 del citato articolo 54, che gli attribuisce nei riguardi di determinate persone, la potestà di provvedere, a spese delle stesse, fatte salve le azioni penali, nel caso l'ordinanza non venisse da essi ottemperata;
a tal fine, ad avviso degli interroganti, risulta urgente ed indifferibile un intervento del Ministro in indirizzo, in coerenza con quanto disposto dal comma 12 dell'articolo 54 stesso, al fine di disporre l'obbligo nei confronti del sindaco, ad intervenire, ai sensi di quanto previsto dalla normativa nazionale, in materia di sicurezza pubblica (nonché di misure prevenzione in caso di gravi pericoli che minaccino l'incolumità pubblica o la sicurezza urbana) per l'immediata messa in sicurezza dei residenti dell'area cittadina interessata dalla presenza del viadotto, con oneri a carico dell'Aspi,
si chiede di sapere:
quali orientamenti il Ministro in indirizzo intenda esprimere nell'ambito delle proprie competenze, con riferimento a quanto esposto in premessa;
se condivida le criticità richiamate, in merito ai livelli di pericolosità e d'insicurezza sulla tenuta del viadotto, come recentemente denunciato anche dalla stampa locale e conseguentemente ai rischi effettivi che incombono sull'incolumità della popolazione residente nella zona delle Gavette;
in caso affermativo, quali iniziative urgenti e indifferibili intenda intraprendere nell'ambito delle proprie competenze, nei confronti del sindaco di Genova;
se non ritenga infine, altresì urgente ed opportuno, intervenire affinché quest'ultimo possa esercitare rapidamente gli strumenti previsti dall'articolo 54 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 in merito all'emissione di ordinanze sindacali volte a prevenire i gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana dell'area interessata.
(3-01656)
GIANNUZZI, PRESUTTO, MORRA, CASTELLONE, MAUTONE, ANGRISANI, LA MURA, SANTILLO, DE LUCIA, DI MICCO, GAUDIANO, RICCIARDI, VACCARO, PUGLIA, LANNUTTI, BOTTO, TRENTACOSTE, LICHERI, VANIN, ROMANO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che il commissariato di polizia di Acerra (Napoli) esercita la propria giurisdizione su sei comuni della città metropolitana di Napoli: Acerra, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Mariglianella, Brusciano e Pomigliano d'Arco. Acerra, con più di 58.000 abitanti, è il terzo comune della Campania per estensione dopo Napoli e Giugliano e il territorio di competenza del commissariato conta, complessivamente, una popolazione di 200.000 abitanti;
considerato che:
a partire dagli anni Duemila, il commissariato ha subìto un forte depotenziamento del personale. È passato, infatti, da un totale di 75 operatori a 59, di cui 57 tra ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti, più un direttivo e un dirigente vicequestore. A causa del numero esiguo di risorse, il commissariato il più delle volte non riesce a garantire il presidio di più di una volante per tutto il perimetro dei sei comuni;
considerato altresì che:
la densità demografica nell'area metropolitana di Napoli è in continuo aumento, anche per via del più basso costo della vita rispetto a quello in città. Dagli ultimi dati ISTAT emerge, infatti, che la curva dell'andamento demografico dei comuni ha mantenuto un trend di crescita costante dal 2001 al 2018, fatta eccezione per Casalnuovo di Napoli e Pomigliano d'Arco, che registrano dati più variabili. Il territorio dei sei comuni, così come tutta l'area metropolitana di Napoli, è interessato dal fenomeno della criminalità organizzata che, provocando frequenti problemi di sicurezza e di ordine pubblico, rende necessaria una presenza massiccia e costante delle forze dell'ordine. Qualche giorno fa il presidente del Consiglio comunale di Acerra ha convocato per domenica 31 maggio la Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari con all'ordine del giorno la convocazione di un Consiglio comunale straordinario e urgente proprio sull'emergenza legata alla criminalità organizzata e alla camorra,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta;
se non ritenga che, visti l'ampiezza territoriale dell'area dei sei comuni, il trend demografico in costante crescita e gli innumerevoli problemi legati alla criminalità organizzata, non sia il caso di provvedere al potenziamento del personale del commissariato di Acerra.
(3-01659)
STEFANO, D'ARIENZO, ASTORRE, FEDELI, D'ALFONSO, FERRARI, PITTELLA, COLLINA, ALFIERI, BITI, TARICCO, VATTUONE, PINOTTI, IORI, PARRINI, MESSINA Assuntela, BOLDRINI, MANCA, VALENTE, FERRAZZI, LAUS, ROJC, GIACOBBE - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che il saldo e stralcio dei debiti consente a molti contribuenti di mettersi in regola con i pagamenti dovuti al fisco e agli enti previdenziali. Attraverso questa formula molti lavoratori possono saldare i contributi arretrati che non hanno pagato nel corso degli anni;
considerato che:
l'INPS riconosce il pagamento dei contributi con la modalità del saldo e stralcio in percentuale rispetto agli anni di lavoro a cui si riferiscono e non per intera annualità;
questa modalità di conteggio dei contributi arretrati saldati produce però, come segnalato da alcuni contribuenti, un problema per i lavoratori che desiderano andare in pensione con "quota 100". L'INPS, infatti, non riconosce ai pagamenti operati con il saldo e stralcio l'annualità intera, con la conseguenza che il lavoratore che ne ha usufruito non riuscirà mai ad arrivare ai 38 anni di contributi previsti per quota 100;
tenuto conto che è stato evidenziato un altro e connesso problema relativo all'annullamento delle cartelle INPS inferiori a 1.000 euro, sempre presso l'Agenzia delle entrate riscossione. In tali casi, la prevista agevolazione rischierebbe di danneggiare il cittadino poiché, da una parte, si vedrebbe azzerato il debito, dall'altra, gli verrebbero azzerati gli anni di lavoro ai fini pensionistici, in quanto non riconosciuti come contributi pagati,
si chiede di sapere:
se le problematiche segnalate dai contribuenti corrispondano al vero e se il Ministro in indirizzo ne sia a conoscenza;
se non ritenga necessario attivarsi in iniziative utili a superare tali anomalie, nel più breve tempo possibile, in modo da rendere l'accesso a "quota 100" realmente opzionabile per tutti i lavoratori che ne hanno maturato i requisiti, quale che sia la forma con la quale hanno finito di pagare i propri oneri contributivi.
(3-01660)
CENTINAIO, BERGESIO, VALLARDI, SBRANA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute. - Premesso che:
il "ClassyFarm" è un sistema integrato finalizzato alla categorizzazione dell'allevamento in base a parametri qualitativi elevati, per il rispetto del benessere animale, la biosicurezza e l'uso dei farmaci al fine di elevare il livello di sicurezza e qualità dei prodotti della filiera agroalimentare;
si tratta di uno strumento efficace per rafforzare la prevenzione delle malattie animali e la lotta all'antimicrobico resistenza e rendere più efficiente il controllo ufficiale da parte delle Autorità competenti, ma nello stesso tempo spinge gli allevatori a comportamenti più virtuosi, con benefici diretti per l'agroalimentare italiano che vede certificata la sua eccellenza;
il "ClassyFarm" era strutturato su un sistema dei controlli veterinari basato su due livelli, il primo prevede il rispetto delle norme cogenti emanate dall'Europa e recepite a livello nazionale (norme alle quali si sottopongono tutti gli allevatori europei), mentre il secondo livello prevede l'introduzione di parametri molto superiori alle norme cogenti, per dare una «patente di qualità superiore» agli allevamenti che investono in strutture innovative e buone pratiche agricole;
ma, notizia di questi giorni, sembra che il Ministero delle politiche agricole abbia predisposto nuove disposizioni alle quali gli allevatori italiani dovranno adeguarsi; questi sono già vessati da innumerevoli adempimenti dal punto di vista fiscale e burocratico e sembra che ora dovranno cimentarsi in disposizioni ancora più complesse rispetto al "ClassicFarm";
il nuovo sistema, risulta basato su una check-list di 26 pagine, imposto alle Regioni in pieno lockdown e nemmeno concordato con le organizzazioni degli allevatori; per evidenziare quanto questo nuovo sistema sia complesso per gli allevatori basti pensare che in Francia la check-list è di una sola pagina;
sarebbe opportuno sospendere la circolare che introduce questo diverso sistema e ripristinare il ClassyFarm, che ha trovato sempre d'accordo gli allevatori, permettendo all'Italia di ricoprire un ruolo di assoluta centralità, a livello europeo e mondiale, nella definizione di un modello basato su alti livelli prestazionali volti ad esaltare le eccellenze del "Made in Italy", quale riferimento imprescindibile per una sana ed equilibrata alimentazione;
questo nuovo sistema è indubbiamente un regalo alla concorrenza europea, che da sempre contrasta il "Made in Italy" e cerca di ostacolare il virtuoso sistema di allevamenti bovini in Italia, consapevoli che la nostra zootecnia è la più sicura e sostenibile a livello mondiale;
le nuove disposizioni porteranno sul mercato italiano carne estera di qualità inferiore rispetto allo standard italiano, a costi estremamente bassi, esponendo gli allevatori italiani ad una aggressiva concorrenza che avrebbe l'effetto di tagliarli fuori dal mercato,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo vogliano adottare urgentemente, ognuno per competenza, iniziative per il ripristino di un percorso virtuoso per il riconoscimento delle eccellenze agroalimentari italiane, nel rispetto dei tempi necessari di adeguamento da parte della filiera, anche attraverso l'istituzione di un Tavolo permanente per l'elaborazione di un modello di prestazione che risponda a più alti livelli qualitativi, volto a valorizzare la filiera agroalimentare italiana e non ad ostacolarne la crescita.
(3-01662)
ALFIERI, BOLDRINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
l'articolo pubblicato sulla rivista scientifica "The New England Journal of Medicine" (NEJM) il 21 marzo 2020, esamina il ruolo degli ospedali nella gestione della epidemia da COVID-19, concludendo che la scelta di aprire reparti COVID-19 all'interno di strutture ospedaliere non dedicate al trattamento del virus pandemico si è rivelato alquanto inopportuna, poiché: "quando l'ospedalizzazione non può essere evitata, occorre concentrare i pazienti Covid-19 in strutture dedicate. Questo consente di minimizzare l'esposizione degli operatori sanitari perché solo un gruppo ristretto di professionisti che può essere altamente formato entra in contatto ripetuto con il virus. Inoltre consente di razionalizzare l'uso di DPI adeguati, che altrimenti sono dispersi in tanti utilizzatori diversi. La speranza di confinare l'infezione in un reparto all'interno di ospedali non Covid-19 per mesi quando gli operatori e i pazienti condividono ascensori, spazi comuni, altri, con medici che, magari fanno persino turni misti tra diversi reparti, è semplicemente irrealistica";
il Ministero della salute, con circolare prot. Gab. 0002627-P del 1° marzo 2020, ha fornito indicazioni riguardo l'incremento della disponibilità dei posti letto del Servizio sanitario nazionale da destinare all'emergenza COVID-19 auspicando "l'individuazione di una o più strutture/stabilimenti ospedalieri da dedicare alla gestione esclusiva del paziente affetto da Covid-19" e stabilendo che l'utilizzo delle strutture private accreditate "dovrà essere valutato prioritariamente per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche mediante trasferimento e presa in carico di pazienti non affetti da Covid-19";
il Ministero della salute, con più recente circolare prot. 0007865 del 25 marzo 2020, ha aggiornato le linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri, stabilendo in modo esplicito la necessità "di identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da Covid-19" e "solo in casi eccezionali, laddove non risulti possibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da Covid-19 da quelli non Covid-19, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati devono, comunque, essere nettamente separati.";
lo stesso Ministro della salute, Speranza, in un intervento reso nel corso della trasmissione di Radio Capital "Circo Massimo" del 20 aprile 2020 ha dichiarato: " (?) Abbiamo bisogno di strutture che si specializzino sul Covid, perché gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio: è molto difficile bloccarlo quando si hanno nella stessa struttura pazienti Covid e non Covid";
premesso inoltre che:
l'assessore regionale alla salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza, con la circolare 23608 del 21 maggio 2020 avente per oggetto "Emergenza Covid-19. Progressivo ripristino delle attività assistenziali fase 2", ha approvato le linee guida per il progressivo ripristino delle attività assistenziali nella "fase 2". Di fatto tale circolare non sarebbe passata al vaglio del comitato tecnico scientifico, il cui scopo è proprio quello di fornire un'analisi accurata e scientifica su eventuali nuovi provvedimenti. A seguito di ciò, nello stesso giorno i componenti del CTS hanno rimesso il loro mandato: "preso atto delle determinazioni assunte in tema di politica sanitaria relativa al Progressivo ripristino delle attività assistenziali con la nota odierna 23608 DPS/A1, i componenti del CTS, nel ringraziare Assessore e Presidente per l'onore dato di potere servire la propria Regione e i Cittadini Siciliani, rimettono il loro mandato";
nelle predette linee guida adottate dall'assessorato regionale alla salute non si parla dei COVID- hospital mentre si prevede l'istituzione in tutte le strutture ospedaliere di reparti COVID dedicati "con relativi e adeguati percorsi separati". Ciò significa che gli eventuali nuovi casi potranno essere trattati in tutti gli ospedali, anche quelli che nella fase 1 sono stati esclusi. Di fatto, dunque, tutti gli ospedali dell'isola rischiano di diventare ospedali "misti";
considerato che:
in occasione della pubblicazione del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto decreto-legge "Rilancio"), sul sito del Ministero della salute sono stati annunciati l'incremento e la resa stabile della realizzazione di COVID-hospital, una parte fondamentale nella strategia contro il virus, "dal momento che gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio. Saranno strutture ad alto valore aggiunto in termini di innovazione, tecnologia e competenze, dedicati esclusivamente ai pazienti Covid-19. Che saranno curati da personale adeguatamente formato, all'interno di spazi strutturalmente distinti";
nella relazione di accompagnamento al suddetto decreto-legge, si legge chiaramente che "la rete di offerta Covid-19, attivata in questa fase va, quindi, ridefinita rendendola integrata organicamente con la rete di assistenza ospedaliera regionale, per cui sarà preferibile attrezzare l'offerta Covid-19 negli ospedali forniti delle necessarie professionalità, dotazioni strutturali, tecnologiche e di servizi";
nella risoluzione approvata dalla 12a Commissione permanente (Igiene e Sanità) del Senato il 3 giugno 2020 sull'affare assegnato sui profili sanitari della cosiddetta fase due: strategie anti e post Covid-19 (n. 456), si impegna il Governo, tra le altre cose, "a orientare l'investimento sui Covid-Hospital in modo da distribuire sul territorio strutture di riferimento coordinate tra loro con alte specialità a beneficio dell'intera rete ospedaliera e territoriale, anche attraverso la riconversione strutturale di edifici esistenti, previa ricognizione delle competenze presenti in medicina di comunità e cure primarie, medicina d'urgenza, malattie infettive e microbiologia-virologia";
inoltre, secondo quanto previsto dal decreto-legge cosiddetto "Cura Italia" e dal decreto-legge cosiddetto "Rilancio", ciascuna regione e provincia autonoma dovrà redigere un piano di riorganizzazione che, una volta approvato dal Ministero della salute, sarà recepito in un apposito Programma operativo per la gestione dell'emergenza COVID-19 che il Ministero della salute dovrà approvare, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e che dovrà essere sottoposto al monitoraggio congiunto dei suddetti Ministeri,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di rendere uniforme sull'intero territorio nazionale l'applicazione delle misure previste in materia di riordino della rete ospedaliera nell'emergenza sanitaria da COVID-19;
se non ritenga altresì di dover verificare le cause che hanno portato alle dimissioni del Comitato tecnico scientifico dell'assessorato alla salute della Regione Siciliana e di adottare le iniziative di sua competenza per contestare la circolare del 21 maggio 2020, al fine di scongiurare il pericolo dell'ingenerarsi di focolai nei cosiddetti ospitali misti.
(3-01663)
STABILE - Ai Ministri dell'istruzione e della salute. - Premesso che:
secondo quanto stabilito nelle linee guida formulate dalla task-force del Ministero dell'istruzione e in quelle approvate dal Comitato tecnico scientifico per le riaperture dei centri estivi per bambini, il distanziamento fisico e le misure di igiene e prevenzione saranno le regole principali da seguire;
in particolare, i bambini sopra i sei anni e gli insegnanti dovranno mantenere la distanza di almeno un metro in classe e di due nelle palestre, lavare costantemente le mani e indossare la mascherina per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici, fatte salve le dovute eccezioni, ad esempio quando si fa attività fisica, durante il pasto o le interrogazioni;
rispetto a queste linee guida, sono state molte le proteste sollevate da genitori ed educatori che hanno ritenuto "improponibili" le regole formulate. Per esempio, sono già migliaia le firme raccolte da un raggruppamento di comitati e associazioni guidato dal Coordinamento internazionale associazioni per la tutela dei diritti dei minori per il no all'obbligo di far indossare la mascherina ai bambini a scuola e nei centri estivi. Alla petizione hanno aderito anche medici ed esponenti del mondo culturale e dell'informazione. Inoltre, il Movimento "La scuola che accoglie" ha lanciato un appello chiedendo un ritorno alla normalità che non porti a una scuola dove i bambini imparano senza il contatto e in cui si è sottolineata l'importanza di riaprire la scuola a "volto scoperto" difendendola dall'abuso della tecnologia a discapito delle relazioni umane;
a parere dell'interrogante bambini e adolescenti non conoscono e non dovrebbero conoscere il distanziamento sociale, che implica una lontananza non solo fisica, ma anche umana dagli altri. Mentre, con riferimento all'obbligo di indossare la mascherina per tante ore consecutive in classe, occorre prendere in considerazione non solo gli aspetti di tipo sanitario, per le eventuali difficoltà respiratorie evidenziate anche da molti pediatri, ma anche quelli emotivi, sociali e psicologici;
appare inoltre, del tutto evidente che la complessità e gravosità delle cautele previste nei provvedimenti assunti a carico dei bambini, non sono state modulate tenendo conto dell'andamento epidemiologico del virus e degli effetti che il COVID-19 ha avuto sui bambini e sugli adolescenti;
tali affermazioni trovano del resto conferma in un recente studio dello E.C.D.C. (European Centre for Disease Prevention and Control) secondo cui i bambini rappresentano una percentuale molto bassa dei casi di COVID-19 segnalati, con circa l'1 per cento di tutti i casi per i soggetti di età inferiore a 10 anni e il 4 per cento per quelli di età compresa tra 10 e 19 anni;
l'OMS, nel documento del 5 giugno 2020 riconosce che non c'è evidenza diretta che l'uso delle mascherine in persone sane nella comunità prevenga l'infezione, e segnala alcuni rischi potenziali che dovrebbero essere attentamente presi in considerazione in ogni processo decisionale, ovvero possibili lesioni cutanee o dermatiti se l'uso si protrae per ore, potenziali difficoltà respiratorie, autocontaminazione che può avvenire toccando e riutilizzando mascherine contaminate, rischio di trasmissione da droplets negli occhi, se non c'è adeguata protezione degli occhi, scarsa aderenza all'uso della mascherina nei bambini;
l'ECDC avverte che "l'uso delle mascherine richiede precise ed attente istruzioni per non rivelarsi dannoso" (ECDC.Using face masks in the community Reducing COVID-19 transmission from potentially asymptomatic or pre-symptomatic people through the use of face masks, 8 April 2020);
da quanto esposto appare veramente difficile ipotizzare un uso corretto delle mascherine da parte dei bambini e degli adolescenti;
il principio di precauzione, ex art. 191 del TFUE (ex articolo 174 del TCE) e ripreso nella comunicazione della Commissione sul principio di precauzione COM (2000), nella sua versione definitiva, può essere invocato quando un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva che non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza;
infine, soprattutto con riferimento alle attività svolte nei centri estivi, occorre sottolineare che esse avvengono quasi sempre all'aperto dove il rischio di contagio è da escludersi,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, su quanto esposto in premessa, anche alla luce del principio di precauzione ex art. 191 del TFUE citato, e se non ritengano di dover rivedere le linee guida per l'apertura dei centri estivi e delle scuole al fine di eliminare l'obbligo di indossare la mascherina e le misure di distanziamento sociale anche per i bambini di età superiore a 6 anni.
(3-01665)
RIZZOTTI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
il COVID-19 ha fatto emergere le debolezze già evidenti della sanità pubblica e ha messo in evidenza tutti i nodi del depotenziamento del territorio e dei servizi essenziali alla persona;
le difficoltà maggiori in questi mesi sono state incontrate soprattutto dai malati oncologici, cronici o con pluripatologie, che si sono ritrovati nell'impossibilità di eseguire le visite programmate e ancora adesso attendono di conoscerne i tempi;
di conseguenza, dopo l'emergenza sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19, per il servizio sanitario nazionale si prospetta una nuova emergenza: l'accumularsi delle liste d'attesa per tutti gli interventi rimandati durante questi mesi;
secondo una analisi della società "Nomisma", infatti, dall'inizio dell'emergenza, con la chiusura di reparti e interi ospedali, trasformati in strutture solo COVID, si sarebbero accumulati circa 410.000 interventi chirurgici di ogni tipo, giudicati non urgenti e ora però da recuperare. A questi vanno sommati gli oltre 11 milioni di controlli e accertamenti clinici saltati per lo stesso motivo;
ci vorranno mesi per smaltire le liste d'attesa e questo potrebbe creare sia una nuova pressione su ospedali e strutture, ma anche una vera e propria trasformazione delle abitudini di cura degli italiani; molti potrebbero ad esempio preferire strutture più vicine, ma considerate meno capaci, come spesso accade al Sud;
se ogni anno sono circa 750.000 i cittadini che si spostano per avere cure in altre regioni diverse da quella di residenza, quasi sempre verso quelle del Nord, il citato studio ha calcolato che durante la pandemia questo flusso ha avuto un blocco pressoché totale. Si fa riferimento a persone che per oltre il 90 per cento si sposta per ricoveri acuti in regime ordinario e che si addossa spese anche ingenti;
con la sospensione dei ricoveri differibili, Nomisma ha stimato che siano stati rimandati il 75 per cento dei ricoveri per interventi chirurgici in regime ordinario. Considerando un blocco totale della attività per due mesi, questo significa 410.000 ricoveri per interventi chirurgici da riprogrammare. Del resto, come evidenziano i saldi sulla mobilità sanitaria, le regioni di maggiore destinazione per le cure fuori dalla zona di residenza sono Lombardia ed Emilia-Romagna, cioè due delle più colpite in assoluto dal nuovo Coronavirus in Italia;
le percentuali di interventi rimandati variano e molto in base al tipo di operazione: si va quindi dal 56 per cento dei ricoveri rinviati per interventi legati a malattie e disturbi cardiocircolatori alla quasi totalità di rinvio per i ricoveri dovuti a patologie di otorinolaringoiatria del sistema endocrino, nutrizionale e metabolico, passando per circa il 30 per cento degli interventi in area ortopedica;
il blocco degli interventi chirurgici non urgenti avrà naturalmente un significativo impatto sulle liste di attesa: per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica coronarica, dove l'attesa media nazionale si aggira intorno ai 20-25 giorni, le attese potranno raggiungere i quattro mesi, mentre per un impianto di protesi d'anca i tempi di attesa potranno raddoppiare superando i sei mesi;
a parere dell'interrogante quanto descritto, insieme alla persistente paura, potrebbe avere una pesante ripercussione sulla mobilità sanitaria. Molti rinunceranno a spostarsi preferendo strutture più vicine o rimandando ancora i propri interventi fino a quando la gestione della situazione emergenziale sarà consolidata,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative intenda intraprendere affinché in tutto il territorio nazionale le attività ambulatoriali riprendano il normale funzionamento;
se non ritenga di dover adottare un piano straordinario per le liste d'attesa al fine di recuperare i mesi di sospensione, permettendo ai cittadini di curarsi in sicurezza con tempi, mezzi e procedure adeguate.
(3-01666)
SANTANGELO, ANASTASI, PAVANELLI, DONNO, CORRADO, MOLLAME, ANGRISANI, PISANI Giuseppe, PRESUTTO, TRENTACOSTE, GIANNUZZI - Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale. - Premesso che:
a Trapani, da svariati anni per dei problemi strutturali o frequenti rotture della condotta di scarico fognaria collegata all'impianto di depurazione consortile, ubicato nelle vicinanze dell'abitato di Xitta, in contrada Portazza, e precisamente nell'area adiacente al canale Baiata e alla strada provinciale 21 Trapani-Marsala, si procede ad effettuare degli sversamenti in mare dei reflui urbani. Precisamente, nel tratto di mare antistante al lungomare Dante Alighieri nei pressi del CCR (centro comunale raccolta rifiuti differenziati) si è verificata la fuoriuscita di reflui urbani dal cosiddetto "pennello a mare", come denunciato negli anni precedenti dall'interrogante e dai consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle;
diverse testate giornalistiche locali hanno riportato tra le notizie di cronaca, uno degli ultimi sversamenti in mare, quali il quotidiano on line "Tp24" lo scorso 1° giugno 2020 con l'articolo dal titolo "Sversamenti sul lungomare di Trapani. Il Comune: "Si è rotta la condotta fognaria"" e il "Giornale di Sicilia" on line del 6 giugno 2020 con l'articolo titolato "Trapani, tre rotture in dieci giorni alla rete fognaria di via Libica";
considerato che:
già dall'insediamento della nuova amministrazione a seguito delle elezioni amministrative del giugno 2018, si contano nove rotture nel tratto della condotta che attraversa via Marsala e via Libica fino all'impianto di depurazione consortile;
codeste rotture hanno prodotto diversi interventi comunque non risolutivi del problema, generando costi e disagi alla cittadinanza trapanese senza sottovalutare il grave danno all'ambiente marino e al litorale trapanese causa i continui sversamenti in mare, con continue limitazioni ed emissioni di ordinanze sindacali di divieto di balneazione, proprio a causa dell'alta presenza di reflui urbani, tutto documentato con le analisi di laboratorio derivate dai prelievi effettuati dalla stessa Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) della Sicilia (sezione distaccata di Trapani);
considerato inoltre che:
nel mese di luglio 2019 l'interrogante aveva incontrato il Sindaco di Trapani e l'assessore ai lavori pubblici, insieme alle consigliere comunali del Movimento Cinque Stelle nella sede del Sindaco, proprio per conoscere la programmazione e la progettazione di eventuale opere che l'amministrazione comunale avesse da sottoporre al fine di risolvere l'annoso problema delle rete fognaria della città;
risulta all'interrogante che l'amministrazione comunale di Trapani con il suo assessore ai lavori pubblici, in data 18 settembre 2019, abbia incontrato il Ministro per il sud e la coesione territoriale presso il Ministero. Dalla nota pubblicata sul sito del Comune di Trapani relativamente a detto incontro si legge: "Si è anche chiesto di considerare strategici gli investimenti per consentire il buon esito delle Europeade e di ritenere prioritari gli interventi a tutela del mare e quelli relativi al trattamento dei reflui. L'ambiente è una priorità per chi desidera investire nel turismo";
inoltre, da dichiarazioni rese dal Sindaco di Trapani e dagli assessori ai lavori pubblici e all'ecologia, si apprende che nel corso del suddetto incontro "sono state illustrare le problematiche della città e sono stati consegnati diversi dossier. In particolare, in quella occasione, venne consegnato il progetto relativo alla condotta di via Libica, oltre che la richiesta di svincolo delle economie della gara sulla seconda soffolta, anche al fine eliminare il pennello di via Tunisi, il quale è anche causa di erosione delle coste" ("siciliaogginotizie", del 5 giugno 2020),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative, nelle sedi di competenza, intenda assumere al fine di accertare lo stato del citato progetto relativo alla condotta della fognatura di via Libica e, in particolare, della richiesta di svincolo delle economie della gara sulla seconda soffolta, da utilizzare per eliminare il "pennello" di via Tunisi, come da dichiarazioni rese dall'amministrazione comunale;
se, in considerazione del superamento delle infrazioni europee, si intenda incentivare con aiuti economici i comuni nell'ammodernamento delle opere fognarie fondamentali per il corretto funzionamento degli impianti di depurazione.
(3-01668)
MARIN, CANTU', LUNESU, FREGOLENT, VESCOVI, SBRANA, NISINI - Al Ministro della salute. - Premesso che:
da notizie di stampa, in particolare del quotidiano "Il Giornale", si apprende che per combattere il COVID-19 è in arrivo il plasma iperimmune industriale;
la sperimentazione è iniziata presso l'azienda ospedaliera "Carlo Poma" di Mantova, su iniziativa dello pneumologo professor Giuseppe De Donno, ospedale dove, da quasi due mesi, gli ammalati di COVID-19 ai quali si è trasfuso il plasma iperimmune non sono deceduti;
l'Istituto superiore di Sanità, in accordo con AIFA, ha deciso di far partire una sperimentazione nazionale, non nella città sede dell'azienda ospedaliera "Carlo Poma", ma nella città di Pisa;
il 14 maggio 2020 il professor De Donno è stato audito in streaming dalla 12ª Commissione permanente (Igiene e Sanità) del Senato, dove era presente anche la prima firmataria del presente atto, membro della stessa Commissione;
prima del professor De Donno è intervenuto il dottor Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, il quale, poco dopo l'inizio del suo intervento, ha ceduto la parola al dottor Paolo Marcucci, che non era atteso né inserito nelle liste dei soggetti da audire;
Paolo Marcucci è l'amministratore delegato di Kedrion Biopharma, colosso dei plasmaderivati, e ha dichiarato che l'azienda che rappresenta lavora a fianco del Centro nazionale del sangue contro il contagio e ha fornito gratuitamente la strumentazione e i kit di consumo per l'inattivazione virale del plasma, e accompagnato tutte le sperimentazioni in corso sul plasma iperimmune;
Paolo Marcucci ha spiegato anche la seconda fase: Kedrion metterà a disposizione il proprio stabilimento di Napoli per raccogliere il plasma dei donatori italiani e trasformarlo, in «conto lavorazione» in plasma iperimmune industriale, utilizzabile nei quattro anni successivi: «Così si eviterà di eseguire l'inattivazione virale nei singoli centri che è un'inattivazione comunque artigianale, costosa e adatta solo alla sperimentazione»; il contrario di quanto sosterrà poco più tardi il professor De Donno;
in sintesi, il plasma donato gratuitamente dai convalescenti italiani diventerà un prodotto industriale di un'azienda privata che, evidentemente, non lavorerà gratis,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali azioni intenda intraprendere al fine di appurarne la veridicità ed evitare eventuali conflitti di interessi nella produzione e commercializzazione del plasma iperimmune.
(3-01669)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GIAMMANCO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il 10 aprile 2015 il viadotto Himera, sito sull'autostrada A19 Palermo-Catania, ha subito un crollo a causa di una frana, che ha di fatto spezzato in due la Sicilia: in seguito al cedimento, era stato annunciato che il viadotto sarebbe stato pronto in 16 mesi. Da allora, pur essendo trascorsi 5 anni, l'infrastruttura non è ancora stata completata;
in una prima fase successiva al crollo, al fine di raggiungere le due città collegate precedentemente dal viadotto, era necessario optare per un percorso lungo 30 chilometri, pari a circa un'ora di viaggio, a fronte dei 270 metri costituenti la lunghezza del viadotto, su strade di montagna, con un disagio non indifferente per gli automobilisti;
dopo circa 7 mesi e con un investimento di ben 7,4 milioni di euro, è stato realizzato un bypass che consente di scavalcare la carreggiata oggetto del cedimento, senza tuttavia provvedere alla ricostruzione del viadotto;
trascorsi 3 anni dal crollo, nel maggio del 2018, si sono avviati i lavori di ricostruzione che sarebbero dovuti terminare nell'aprile del 2020, e che ad oggi non sono stati ancora portati a compimento;
intorno alla metà del mese di maggio 2020, ANAS ha annunciato un ulteriore ritardo, posticipando la fine dei lavori da luglio a settembre;
il 19 maggio 2020, nel corso di un'audizione presso la 14ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) del Senato, il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha garantito, sulla scia di quanto dichiarato dal viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Giancarlo Cancelleri pochi giorni prima, che il viadotto sarebbe stato completato per luglio;
considerato che:
il ponte di Genova, ricostruito in meno di due anni, dimostra come la burocrazia non possa essere una scusante valida dietro cui nascondersi per la mancata realizzazione di un'opera nei tempi previsti;
il sud Italia paga da sempre in termini economici e sociali la grave carenza di infrastrutture, evidenziata anche dal severo monito giunto dall'Europa nell'ottobre scorso, quando la Commissione minacciò l'Italia di intervenire con un taglio dei fondi strutturali, se non avesse mantenuto un adeguato livello di investimenti nel Mezzogiorno;
il Governo ha più volte discusso e annunciato interventi infrastrutturali, relativi allo sblocco dei cantieri, senza tuttavia presentare un adeguato e puntuale piano al fine di trasformare gli annunci in fatti concreti,
si chiede di sapere:
quando saranno effettivamente conclusi i lavori relativi al viadotto Himera, al fine di consentire una mobilità adeguata ai cittadini siciliani;
se il Ministro in indirizzo, al di là degli annunci, abbia intenzione di realizzare le opere infrastrutturali necessarie al Sud e alla Sicilia e quando intenda presentare tale piano al Parlamento.
(3-01657)
GIAMMANCO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il ponte sullo stretto di Messina è un'opera strategica, che garantirebbe non solo la continuità territoriale tra la Sicilia e il resto d'Italia, ma anche quella tra il nostro Paese e il resto d'Europa, comportando grandi vantaggi in termini economici e sociali;
il Mezzogiorno soffre una carenza infrastrutturale endemica, tra i principali motivi del suo mancato sviluppo e del costante perdurare del divario fra nord e sud del Paese;
l'Unione europea ha più volte sollecitato l'Italia a colmare tale divario, fino a giungere alla pronuncia di un severo monito a causa dei mancati investimenti al Sud: monito a cui non sono seguiti per ora fatti da parte del Governo;
in un momento di grave depressione dell'economia, la realizzazione di opere infrastrutturali di tale portata consentirebbe, non solo di creare nuovi posti di lavoro e riattivare il tessuto economico, ma anche di attrarre investimenti per la crescita, trasformando la crisi in una concreta opportunità di sviluppo;
considerato che:
il Governo ha più volte parlato in questi giorni di un grande piano infrastrutturale, che porterebbe finalmente l'alta velocità al Sud ma che, senza il ponte sullo stretto, taglierebbe fuori ancora una volta la Sicilia;
il Presidente del Consiglio dei ministri Conte, nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 3 giugno 2020, ha lanciato parziali segnali di apertura in merito alla realizzazione dell'opera;
non realizzare l'opera significherebbe privare il Paese di almeno 40.000 nuovi posti di lavoro, in un momento in cui la disoccupazione ha subito, a causa del lockdown, un'impennata significativa,
si chiede di sapere se il Governo intenda procedere affinché si avvii finalmente la costruzione del ponte, al fine di rilanciare non solo l'economia della Sicilia, ma dell'intero territorio nazionale.
(3-01658)
VITALI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
con decreto n. 217 del 17 maggio 2020, emanato d'intesa con il Ministro della salute, il Ministro delle infrastrutture De Micheli ha stabilito l'operatività di alcuni scali nazionali prorogando lo stop per taluni altri;
in questa seconda fascia rientra l'aeroporto di Brindisi che, di recente ristrutturazione e rispondente ai più alti standard di sicurezza ed efficienza, oltre a servire l'utenza di Taranto, Brindisi e Lecce, è un punto nevralgico nel sostenere il settore del turismo per tutto il Sud;
il Salento risulta essere tra i territori più belli e caratteristici d'Italia, ma senza il suo aeroporto verrebbe tagliato fuori dalla domanda del settore; nè può essere sufficiente, nella Regione più lunga d'Europa, l'operatività del solo aeroporto di Bari;
risulta difficile comprendere come si possano incentivare le vacanze in Italia e contemporaneamente negare le possibilità di raggiungere alcune mete e altrettanto arduo risulta capire come sia stato possibile riaprire il 18 maggio lo scalo di Bergamo (una delle zone epicentro della diffusione del Coronavirus) lasciando inattivo lo scalo brindisino e da parte dell'interrogante è stato constatato amaramente che due cortesi richieste di chiarimenti inoltrate per iscritto al Ministro in indirizzo nel mese di maggio, relativamente alla situazione, sono rimaste senza alcun riscontro,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire una rivisitazione del citato decreto con la riapertura immediata dello scalo di Brindisi all'operatività dei voli nazionali ed internazionali, sia pure con tutte le preventive verifiche e con i protocolli applicati agli altri scali.
(3-01661)
SCHIFANI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
a pochi giorni dalla riapertura ufficiale dopo il lockdown dell'aeroporto di Trapani Birgi, la compagnia aerea Alitalia, attraverso una call conference con la dirigenza di Airgest, società di gestione dello scalo, ha improvvisamente e unilateralmente comunicato di cancellare a partire dal mese di luglio 2020, le proprie rotte quotidiane, da Trapani Birgi verso Roma Fiumicino e Milano Linate, nonostante i biglietti già venduti;
risulta, inoltre, che ad oggi Alitalia non ha abbia ancora firmato il contratto con il Comune di Marsala, che le avrebbe garantito, in modo rapido e diretto, oltre 600.000 euro grazie alla legge regionale n. 24 del 2016;
come riferito dal presidente di Airgest, Salvatore Ombra, l'incontro con cui la compagnia aerea ha annunciato il sostanziale abbandono è durato pochi minuti e si è svolto alla presenza di Andrea Benassi, revenue management di Alitalia, e Gianluigi Lo Giudice, vice presidente Ground Operation;
la notizia della cancellazione da parte di Alitalia delle rotte da Trapani sarebbe giunta dopo alcuni interventi polemici dello stesso presidente di Airgest, che aveva sostenuto che "le politiche del Governo nazionale a vantaggio della cosiddetta compagnia di bandiera avrebbero messo in fuga le low cost e fatto schizzare in alto il prezzo dei biglietti";
tale decisione è ancora più criticabile, posto che la compagnia di bandiera Alitalia è ampiamente sostenuta dallo Stato e in quanto tale dovrebbe valutare le proprie decisioni nell'interesse di tutti i territori interessati dagli scali, anche in un'ottica di rilancio dell'economia che, a seguito dell'emergenza epidemiologica, registra un trend particolarmente negativo;
la decisione di cancellare le rotte dall'aeroporto di Trapani desta ancor più preoccupazione e sconcerto in prossimità dell'avvio della stagione estiva che, al contrario, necessiterebbe di soluzioni concrete per aiutare l'economia locale che continua a subìre danni a seguito dell'epidemia da COVID-19,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della decisione di cui in premessa;
se non ritenga di intraprendere azioni di rilancio e sostegno dell'aeroporto di Trapani -Birgi finalizzate alla pronta riapertura al traffico civile.
(3-01664)
BINETTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
sono giunte all'interrogante anomalie riguardanti il mancato versamento di contributi a dipendenti assunti mediante somministratori di lavoro;
è il caso di R.R. che, nel luglio 2017, a seguito di un colloquio di lavoro per un'azienda di Savona, è stato assunto dalla M&G cooperativa con regolare contratto a tempo determinato per 24 ore settimanali nella sede di lavoro del negozio, in cui ha iniziato a svolgere la sua attività di natura contabile. Un anno dopo, il 5 luglio 2018, a seguito di un controllo all'interno dell'azienda da parte degli ispettori del Ministero del lavoro, R.R. ha scoperto che, secondo loro, era stato licenziato e riassunto nel periodo compreso tra novembre 2017 e i primi giorni del 2018. Il lavoratore ha fornito loro copia del contratto di assunzione e relativa proroga e l'azienda, dal canto suo, ha fornito copia delle fatture e del contratto di appalto; gli ispettori, dopo aver redatto il verbale, hanno assicurato che avrebbero verificato la regolarità dei documenti;
contattati gli uffici della M&G, R.R. è stato tranquillizzato, in quanto informato che si è trattato solo di un cambio del nome della società e che le ferie non fatte, Tfr, eccetera, saranno liquidate al termine del rapporto di lavoro;
R.R. si è fidato, soprattutto perché, se ci fossero state anomalie, essendo in corso la verifica dell'ispettorato del lavoro, in caso di irregolarità sarebbero state accertate e i lavoratori tutelati;
purtroppo R.R. ad oggi ha scoperto che non è così. Il negozio dove prestava servizio ha assunto un'altra persona sempre tramite cooperativa, cosa economicamente più conveniente per l'azienda perché il costo orario lordo è inferiore; scarica l'Iva, e la M&G si trattiene 3,50 euro l'ora comprensive di tredicesima, contributi e compenso per i costi di servizio. Dall'ispettorato del lavoro nessuno ha fatto sapere più nulla e ciò ha fatto presupporre che tutto sia regolare. Intanto il contratto è stato prorogato più volte fino al 31 dicembre di quest'anno quando l'azienda dove R.R. presta servizio chiude;
il 2 gennaio 2020 R.R. ha fatto domanda on line per ottenere la Naspi; avendo lavorato da luglio 2017 ad oggi, ne ha pienamente diritto e la media dei suoi compensi è di 800 euro mensili; tenendo conto che la Naspi è calcolata sul 75 per cento del compenso, l'importo che R.R. dovrebbe ricevere è di circa 600 euro;
l'Inps tramite lettera gli ha comunicato che l'importo calcolato è di euro 219,59, quindi molto inferiore rispetto al previsto. Dopo una serie di richieste all'Inps e di rimpalli di competenze tra lo stesso ente e l'ispettorato del lavoro, R.R. ha fatto la sua regolare denuncia all'Ispettorato medesimo, che avrebbe risposto che è tipico di questa società fare contratti regolari, Cud e buste paga, salvo poi comunicare all'INPS che il dipendente ha lavorato solo alcuni giorni al mese, ciò comportando il versamento di minori contributi;
tutto ciò si è reso possibile in quanto i due enti non si scambiano i dati;
essendo previsto che la Naspi è dovuta anche se il datore di lavoro non versa i contributi, come specificato dalla circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015 che al punto 2.2 lettera b), recita testualmente che: "Per contribuzione utile al diritto si deve intendere anche quella dovuta ma non versata, in base al principio della c.d. automaticità delle prestazioni ex art. 2116 c.c. "; il che tradotto in termini concreti significa che va calcolata sulla base del contratto di assunzione, sulle buste paga, sul cud, a prescindere dalla disonestà del datore di lavoro, R.R., dopo aver inoltrato nuovamente la richiesta on line all'INPS ha ricevuto per email la seguente risposta: "Non possiamo sapere quale sarebbe stata la giusta retribuzione da versare. Se è andato a fare denuncia all'ispettorato le daranno un verbale ispettivo e faranno loro gli accertamenti. Solo dopo la variazione della Emens si potrà riliquidare la Naspi";
si tratta della storia di un onesto lavoratore a cui l'azienda ad oggi non ha versato, né TFR, né due tredicesime per gli anni 2018 - 2019; per recuperare questi importi ha dovuto avviare una vertenza sindacale, e ha scoperto di aver perso i diritti per il periodo luglio 2017 - novembre 2017, in cui era stato licenziato e riassunto a sua insaputa;
R.R. appare penalizzato proprio per aver lavorato; quello che preoccupa è che un'azienda che ha moltissimi dipendenti può non versare i contributi, senza che INPS e Ispettorato del lavoro facciano alcunché per ovviare al danno enorme che ne deriva per i cittadini;
l'INPS e l'Ispettorato del lavoro sono a conoscenza di tali problematiche, ma non fanno nulla per impedirle, mentre basterebbe un confronto dati, possibile con i moderni data base dialoganti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali condotte profondamente scorrette nei confronti di lavoratori, ai quali non viene versato quanto dovuto, in virtù di una serie di sotterfugi dei datori di lavoro che potrebbero essere facilmente "smascherati", se il sistema sociale di vigilanza fosse tarato sulla tutela dei lavoratori e non sulla "iperburocratizzazione" dell'INPS.
(3-01667)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BOSSI Simone - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
come si legge sul sito dell'Ambasciata greca in Italia, fino al 15 giugno 2020 è ancora valida la sospensione dei voli da e per la Grecia, che riguardano il nostro Paese;
dal 15 al 30 giugno 2020 verranno ripresi i collegamenti aerei da tutti gli aeroporti d'Italia da e per Atene e Salonicco, ma i passeggeri che provengono dagli aeroporti della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e dell'Emilia-Romagna verranno sottoposti al test per il COVID-19;
una nota dell'Ambasciata spiega le modalità per i passeggeri che provengono dai citati aeroporti è richiesto il soggiorno di una notte in un albergo designato. Nel caso il test fosse negativo, il passeggero deve comunque mettersi in quarantena per 7 giorni. Al contrario, se il test risultasse positivo, il passeggero viene messo in quarantena sotto controllo per 14 giorni;
dal 1° luglio 2020 verranno ripresi i collegamenti aerei con tutti gli aeroporti della Grecia. I passeggeri all'arrivo saranno sottoposti a un test a campione;
considerato che:
il Ministro in indirizzo, martedì 9 giugno, sarà in missione diplomatica proprio ad Atene, dopo aver fatto tappa nei giorni precedenti in Germania e in Slovenia per affrontare il tema dei flussi turistici;
i dati e i trend delle 4 regioni accusate dalla Grecia di essere una sorta di lazzaretto europeo, al contrario, sono estremamente positivi, come testimoniato dalla totalità della comunità scientifica nazionale e come spesso dichiarato dalle istituzioni,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di tutelare il pieno accesso italiano ai flussi turistici degli altri paesi europei, in vista del prossimo incontro con il Ministro degli esteri greco, tutelando al contempo la dignità e gli interessi delle 4 regioni citate in premessa.
(4-03603)
LONARDO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
il 21 maggio 2020, si è insediato al Ministero dell'ambiente il nuovo commissario straordinario per la depurazione, professore Maurizio Giugni, affiancato dai subcommissari Stefano Vaccari e Riccardo Costanza;
il commissario, il cui mandato ha una durata di tre anni, dovrà accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi di collettamento, fognatura e depurazione;
è stato, dunque, sostituito il professor Enrico Rolle, che aveva già definito una linea strategica per uscire dall'emergenza della depurazione a Benevento;
il Comune ha recuperato gran parte dei fondi per la realizzazione degli impianti e il completamento dell'opera è oramai nelle mani dello stesso,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni che hanno portato il Ministro in indirizzo a sostituire il commissario Rolle;
quali siano i criteri con i quali abbia scelto il successore;
al fine di dare alla città campana i depuratori di cui ha bisogno e che mancano da diversi anni, se sia possibile poter pianificare un incontro tra il nuovo commissario e l'amministrazione comunale di Benevento, per definire urgentemente un piano di intervento snellendo l'iter burocratico che ad oggi ha rallentato il piano di depurazione.
(4-03604)
MASINI - Ai Ministri per gli affari regionali e le autonomie, dell'università e della ricerca e per gli affari europei. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
con decreto n. 2686 del 26 febbraio 2019 la Regione Toscana ha pubblicato il bando "Asse A Occupazione - Priorità di investimento A.2 - Obiettivo A.2.1 - Azione A.2.1.7 - Assegni di ricerca in ambito culturale" per progetti congiunti di alta formazione attraverso l'attivazione di assegni di ricerca, con il quale s'intende favorire la qualificazione del capitale umano e la sua occupazione, attraverso il finanziamento di percorsi di alta formazione, tramite la ricerca;
tali percorsi, realizzati attraverso progetti di ricerca condotti in collaborazione fra Università o Enti di ricerca da un lato e operatori della filiera culturale e creativa regionale dall'altro, mirano nello specifico a qualificare i profili professionali e rafforzare l'occupabilità di giovani studiosi e ricercatori attraverso attività di ricerca che permettano loro di integrare le conoscenze apprese in ambito accademico con nuove competenze applicative da acquisire in specifici contesti di esperienza;
l'intervento rientra nel progetto regionale Ricerca, Sviluppo e Innovazione ed è inserito nell'ambito di "Giovanisì", il progetto della Regione Toscana per l'autonomia dei giovani;
per l'attuazione dell'intervento è disponibile la cifra complessiva di euro 4.700.000 a valere sui fondi del POR FSE 2014-2020 - Asse A Occupazione;
il Comune di Pistoia, in collaborazione con l'Università Normale di Pisa, ha partecipato ed è entrato in graduatoria in posizione utile per essere destinatario di giovani ricercatori funzionali alla razionalizzazione, studio, riorganizzazione e riqualificazione dei musei civici;
l'art. 12 del bando recita quanto segue: "per disciplinare le modalità di svolgimento e di finanziamento, oltre a quelle di monitoraggio, rendicontazione e pagamento dei Programmi di Intervento l'OR proponente sottoscrive una convenzione con la Regione Toscana" e "la convenzione dovrà essere stipulata entro 60 giorni dalla data di pubblicazione sul BURT della graduatoria dei Progetti di Ricerca ammessi a finanziamento"; tale graduatoria risulta pubblicata in data 17 ottobre 2019;
a quanto risulta all'interrogante tali convenzioni non sarebbero state ancora stipulate e questo avrebbe bloccato oltre 36 progetti relativi ad altrettanti studiosi e giovani laureati che si sono collocati in posizione utile,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le loro considerazioni in merito;
se corrisponda al vero che la mancata stipula delle convenzioni ha comportato un danno economico e occupazionale ai giovani risultati vincitori del bando;
se non ritengano opportuno intervenire, ognuno per le proprie competenze, per porre rimedio e sbloccare una situazione che potrebbe dare respiro economico ed occupazionale ai ricercatori coinvolti.
(4-03605)
PAPATHEU - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
l'interrogante ha presentato con atto 4-02293, pubblicato il 15 ottobre 2019, nella seduta n. 155, e con successivo atto 4-02842 pubblicato il 5 febbraio 2020, nella seduta n. 187, due interrogazioni parlamentari al Ministro dell'interno relative a fatti di sicurezza e ordine pubblico riguardanti il Comune di Leonforte (Enna); nonostante la rilevanza e l'urgenza degli argomenti in questione, ad oggi non risulta sia stata data risposta;
in particolare, nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2019 in Sicilia, a Leonforte un attentato incendiario è stato commesso ai danni del vicesindaco, Nino Ginardi, un giovane amministratore di 32 anni a cui è stata conferita, tra l'altro, dal sindaco una delega speciale alla legalità; ancora oggi sono in corso le relative attività di indagine delle autorità competenti sull'inquietante vicenda, che riguarda un assessore stimato e da sempre attivamente impegnato, in politica e nella società civile, in prima linea a difesa delle Istituzioni e nel contrasto della criminalità comune e organizzata;
nel Comune di Leonforte, con apposita istanza autorizzativa trasmessa al Ministero della giustizia in data 11 agosto 2016, l'ente locale ha richiesto l'autorizzazione al trasferimento nell'edificio di proprietà comunale del Commissariato di Polizia di Stato di Leonforte sito in largo Melvin Jones; l'immobile (inizialmente costruito come sede per l'ex pretura ed utilizzato come sede del giudice di pace) è un fabbricato realizzato dal Comune con fondi propri, finanziato in parte con un mutuo acceso presso la Cassa depositi e prestiti, regolarmente pagato ed interamente restituito, pertanto svincolato da qualsiasi obbligazione economica e finanziaria; ancora oggi, il Comune attende il nulla osta della Prefettura di Enna al trasferimento del Commissariato nell'immobile di largo Melvin Jones e ciò non consente l'attivazione di una nuova sede più funzionale alle esigenze logistiche e di sicurezza nel territorio di Leonforte;
per tali fatti si richiedeva, dunque, il rafforzamento delle misure di sicurezza e di controllo del territorio a Leonforte e l'intervento del Ministero dell'interno al fine di poter ultimare nel più breve tempo possibile la procedura di attivazione della nuova sede del locale Commissariato di Polizia di Stato;
si continua ad attendere un riscontro alle richiamate sollecitazioni concernenti indifferibili circostanze, dalle quali si evince l'esigenza di garantire le dovute condizioni di sicurezza nella cittadina siciliana,
si chiede di sapere:
quali iniziative siano state assunte dal Ministro in indirizzo sui fatti descritti;
se siano state intraprese le opportune azioni volte al completamento delle procedure per il trasferimento del Commissariato di pubblica sicurezza nella nuova sede e a garantire il dispiegamento di ulteriori risorse umane e logistiche nel territorio.
(4-03606)
DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:
da circa una settimana il fiume Tevere è oggetto di frequenti segnalazioni circa la presenza di numerosi banchi di pesci morti in più di una zona della Capitale;
le carcasse sono state avvistate sia tra Ponte Amedeo di Savoia e Ponte della Musica, sia all'altezza del Ponte della Scienza, tra Ostiense e Marconi;
dopo le denunce di alcune associazioni animaliste ed ambientaliste, la ASL Roma 1 è stata incaricata di eseguire alcuni accertamenti per verificare le cause della moria di pesci;
le analisi effettuate dall'Istituto di zooprofilassi non hanno tuttavia condotto a nessuna spiegazione, risultando le carcasse raccolte, prevalentemente barbi tiberini e cefali, in uno stato di decomposizione troppo avanzato, con organi colliquati, ossia liquefatti. Il campionamento, dunque, dovrà essere eseguito nuovamente per chiarire le cause della moria;
attualmente il parchetto viscerale risulta inviato alla UOT Toscana presso il centro laboratoriale di chimica tossicologica dell'unità di Firenze, ove sarà ricercata la presenza di cianuro e di pesticidi;
non è la prima volta che accadono episodi simili, ma il verificarsi di questa strage a ridosso del lockdown dovuto alla pandemia è la dimostrazione che i danni causati all'ambiente dalle attività umane rischiano di essere ormai irreversibili, sia che la moria risulti connessa al rilascio di sostanze inquinanti, sia che possa essere attribuita a fenomeni solo apparentemente naturali come la scarsa portata idrica: in acque basse, infatti, gli inquinanti già presenti e smossi dal temporale del 31 maggio potrebbero essere risultati letali per i pesci;
è inaccettabile che possano verificarsi disastri ambientali di questa portata in un fiume di importanza cruciale come il Tevere, senza che siano ancora chiare le cause e le relative responsabilità,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa e se non intendano intervenire al fine di contribuire alla ricerca delle cause della moria di pesci nel Tevere, anche al fine di predisporre future iniziative volte alla tutela del fiume e delle specie animali e vegetali presenti nel suo ecosistema.
(4-03607)
SAPONARA - Al Ministro dell'istruzione. - Premesso che:
il decreto-legge n. 22 del 2020, approvato di recente dal Senato, ha lasciato irrisolte molte questioni relative alla riapertura delle scuole;
il Comitato tecnico-scientifico istituito per l'emergenza Coronavirus ha emesso, in data 28 maggio, il documento con le misure di sicurezza sanitaria previste per il rientro a settembre;
nel suddetto documento viene esplicitamente detto che "la sospensione delle attività scolastiche e il successivo isolamento hanno determinato una significativa alterazione della vita sociale e relazionale dei bambini e ragazzi determinando al contempo una interruzione dei processi di crescita in autonomia, di acquisizione di competenze e conoscenze, con conseguenze educative, psicologiche e di salute che non possono essere sottovalutate";
la necessaria ripresa delle attività scolastiche deve essere effettuata in un complesso equilibrio tra sicurezza, in termini di contenimento del rischio di contagio, benessere socio emotivo di studenti e lavoratori della scuola, qualità dei contesti e dei processi di apprendimento e rispetto dei diritti costituzionali all'istruzione e alla salute;
è stato dimostrato che soggetti giovani tendono a presentare con minore frequenza la malattia COVID-19 in forma sintomatica, ma possono contrarre l'infezione, in forma asintomatica, con cariche virali confrontabili con quelle di soggetti di età maggiore, contribuendo pertanto alla diffusione del virus;
in molti Paesi d'Europa il rientro a scuola non prevede da parte dei bambini l'uso della mascherina, essendo reputato sufficiente il distanziamento sociale;
l'uso prolungato della mascherina può portare ad altre problematiche di tipo respiratorio cardiaco o dermatologico,
si chiede di sapere se, per tutti i motivi descritti, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prendere in considerazione l'eventualità di prevedere uno sportello psicologico nelle scuole e di non considerare obbligatorio l'uso della mascherina in situazioni di distanziamento sociale adeguato.
(4-03608)
ALESSANDRINI, BRIZIARELLI, PILLON, LUCIDI, PAZZAGLINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
dal 1° giugno ANAS ha disposto la chiusura del viadotto Montoro, che insiste sulla strada statale 675 Umbro-Laziale, meglio nota come raccordo Terni-Orte e parte del tracciato europeo E45;
Anas ha comunicato che la chiusura al traffico del viadotto si è resa necessaria per garantire la sicurezza della circolazione, in seguito agli approfondimenti tecnici che hanno evidenziato la necessità di un intervento urgente di ripristino strutturale su uno degli elementi del viadotto;
il tratto di strada interessato consta di soli 210 metri, che risultano però essere di vitale importanza per la circolazione tra le Regioni Umbria e Lazio: se l'intervento richiederà più tempo del previsto, ciò rappresenterà un problema serio per la viabilità regionale, con conseguenze significative sulla tenuta economica dell'Umbria, in particolare per quanto concerne i settori del turismo, dei trasporti e del commercio, già fortemente penalizzati dalla lunga fase di sospensione delle attività dovuta all'emergenza sanitaria;
l'infrastruttura viaria oggetto di chiusura è funzionale al raccordo con il porto di Civitavecchia, dopo il sequestro del viadotto Puleto, che ha già causato gravissimi disagi nella parte nord della regione Umbria, cui si aggiunge il mancato completamento della Orte-Civitavecchia, così del tutto isolando sempre più AST-Terni, che vive già un momento travagliato della sua storia e che non sarà certo agevolata nel suo auspicabile rilancio da problemi infrastrutturali di tale gravità;
la chiusura del tratto in questione sta causando anche notevoli difficoltà ai comuni interessati dalla deviazione del traffico veicolare, in particolare Terni e Narni, tanto in termini di congestione della circolazione stradale urbana per il transito dei mezzi pesanti, quanto in termini di disagio e pericolo per cittadini residenti e lavoratori,
si chiede di sapere:
quali azioni di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda attivare per risolvere il problema esposto in premessa;
quali siano i tempi stimati da ANAS per realizzare l'intervento necessario a restituire ai cittadini l'importante asse viario;
se non ritenga di inserire tali lavori nell'elenco delle opere pubbliche da realizzare secondo il modello Genova consentendo, pur in sicurezza e trasparenza, di abbattere ogni barriera burocratica velocizzando le procedure e completando i lavori in tempi rapidi.
(4-03609)
CAMPARI, BOSSI Simone, SAPONARA - Ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
a seguito dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 sono state introdotte misure emergenziali per il contenimento dei contagi, consistenti in forti limitazioni delle libertà costituzionali, in particolar modo di circolazione sul territorio nazionale, ed in sospensioni degli eventi di varia natura, delle attività economiche e produttive, di quelle sportive e dei servizi educativi e scolastici;
le limitazioni hanno coinvolto sin dal principio anche le attività delle strutture sanitarie e sociosanitarie per anziani (RSA), per le quali sono stati previsti limiti all'accesso da parte di parenti e visitatori;
le RSA sono finite nell'occhio del ciclone a motivo dei numerosi contagi che si sono registrati in alcune strutture nelle quali le misure anti contagio si sono rivelate insufficienti o carenti;
tuttavia, sono numerosissime le strutture che hanno adottato sin da subito tutte le misure precauzionali raccomandate dal Ministero della salute e dalle Asl territorialmente competenti;
in particolare, la casa di riposo per anziani Villa Ramiola, situata a Medesano, in provincia di Parma, ha deciso autonomamente di chiudere la propria struttura a nuovi ingressi sin dal 21 febbraio 2020, adottando al contempo tutte le opportune misure precauzionali che hanno permesso di evitare la diffusione del COVID-19;
la struttura risulta essere totalmente esente da casi di contagio;
tuttavia, le autorità competenti sul territorio tardano a trasmettere indicazioni precise in merito alla possibilità, per le RSA, di accogliere nuovi ospiti, il che sta determinando pesanti ripercussioni sulla governance e sui costi di gestione delle strutture;
l'impossibilità prolungata di accogliere nuovi ospiti, soprattutto per le strutture private, renderà troppo oneroso il mantenimento del personale impiegato presso le medesime;
occorre maggiore attenzione da parte delle istituzioni verso queste realtà, poiché dietro la struttura ci sono molti lavoratori e molte famiglie che rischiano di perdere il lavoro se non si consentirà di operare a pieno regime, soprattutto laddove non sussistono particolari rischi di contagio, data la meticolosità e l'accuratezza delle misure precauzionali adottate,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di consentire alle residenze socio-sanitarie ed assistenziali di operare a pieno regime, oltre che in piena sicurezza, e far sì che a tali strutture pervengano prontamente e con regolarità indicazioni precise e puntuali da parte delle amministrazioni competenti sulla gestione operativa delle medesime.
(4-03610)
DE VECCHIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:
da qualche giorno sono state rinvenute lungo il fiume Tevere, dal centro della città di Roma fino alla zona portuale del Comune di Fiumicino, numerose carcasse di pesci;
non si tratta di un fenomeno isolato: nel 2017 un grave episodio di simile portata è stato registrato nella stessa zona, portando le carcasse dei pesci fino alle spiagge del litorale di Fiumicino, suscitando grande impressione e allarme nella cittadinanza;
considerato che:
da sempre i fiumi sono tra gli ecosistemi più fragili e delicati che risentono rapidamente di alterazioni e squilibri lungo tutto il loro corso, dalla sorgente fino al mare;
la moria di pesci è un fenomeno importante quale campanello di allarme di problemi ambientali e sanitari in corso anche gravi, e quindi necessita di essere investigato in maniera opportuna e approfondita, al fine di comprenderne le cause e di individuare una rapida e definitiva soluzione;
è fondamentale agire tempestivamente per arginare il problema rilevato, evitando conseguenze gravi e irreversibili all'ecosistema e alla salute dei cittadini, e per ripristinare un buono stato di salute dell'ambiente interessato,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di fare chiarezza sulle cause del fenomeno e sugli effettivi rischi per la salute pubblica e per l'ambiente, e come intendano agire per riportare al più presto la situazione alla normalità.
(4-03611)
DE VECCHIS, BORGONZONI - Ai Ministri dell'interno, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
in via del Foro Italico, a Roma, sussiste un campo "tollerato", in cui risulterebbero vivere circa cento persone di varia nazionalità;
tale insediamento è ubicato nella zona nord della Capitale, immediatamente adiacente alla Moschea ed al fiume Tevere, all'interno della riserva naturale della Valle dell'Aniene;
tale insediamento da tempo rappresenta un coacervo di degrado ed illegalità, a motivo in particolare della presenza di una vera e propria discarica a cielo aperto e di roghi potenzialmente tossici;
da ultimo, si apprende anche da organi di stampa che presso il campo di via del Foro Italico si svolgerebbe una vera e propria attività illegale di smaltimento di rifiuti tossici, presumibilmente gestito da un gruppo di persone di etnia rom;
da organi di stampa si apprende, altresì, che, presso l'insediamento, sussisterebbe un'organizzazione dedita all'usura e ad altri atti di microcriminalità;
occorre intervenire prontamente al fine di garantire la sicurezza e la salute dei cittadini, beni primari da tutelare;
le esalazioni tossiche costituiscono un fattore di pericolo sia dal punto di vista ambientale sia della salute, essendo provocate dalla combustione di materiali ferrosi che andrebbero gestiti e smaltiti secondo determinate procedure al fine di non impattare negativamente sull'ambiente circostante, e che, invece, vengono accumulati proprio nei pressi dei campi nomadi, destinati al mercato clandestino;
l'insediamento, ancorché "tollerato", non è autorizzato, ragion per cui presenta le gravi criticità dettate dall'estrema precarietà degli allacciamenti alle reti per i servizi primari, nonché alla carenza di adeguate strutture igieniche,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini e garantire il rispetto della legalità e dell'incolumità pubblica, rimuovendo la situazione di degrado ed illegalità richiamata in premessa.
(4-03612)
MARTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
la riserva statale marina e terrestre di Torre Guaceto è sita nei comuni pugliesi di Carovigno e Brindisi ed è una delle più importanti aree protette italiane, unica realtà insignita del prestigioso riconoscimento internazionale "Blue Park award";
il 19 maggio 2020 con un'autonoma e meritoria azione di Polizia giudiziaria gli uomini del NOPA (Nucleo operativo di Polizia ambientale) della Capitaneria di porto di Brindisi ispezionavano e ponevano sotto sequestro giudiziario un'area di 300 metri quadri sita in località Penna grossa, su un promontorio del demanio marittimo tra due bellissime spiagge dell'area marina protetta;
l'area, soggetta a vincoli" SIC" "ZPS" "ZSC" e zona C di riserva marina dello Stato, è interessata da un cantiere di lavoro per eseguire un progetto di bonifica di "rifiuti inerti", appaltato dal Comune di Carovigno. Il cantiere dista cento metri dal centro operativo per il recupero tartarughe marine del Consorzio di Torre Guaceto;
i lavori che si stavano effettuando sembrano difformi rispetto all'assentito ed alle prescrizioni dell'autorizzazione VINCA (Valutazione di incidenza ambientale), con scavi non autorizzati e devastazione di parte di un arenile. Inoltre non risultano rispettate le basilari norme sulla sicurezza e di tutela dell'habitat naturale;
quando la notizia del sequestro è apparsa sui social il consorzio di gestione di Torre Guaceto è stato oggetto di critiche da parte di alcuni cittadini. In risposta a dette critiche, il presidente del consorzio, Corrado Tarantino, ha diffuso un comunicato stampa dove si afferma testualmente: "Per quanto concerne i fatti accaduti delle ultime ore, il comunicato diffuso dalla Capitaneria ha chiarito in modo inequivocabile che, nel merito della vicenda, non è possibile addossare alcun tipo di responsabilità al Consorzio gestore della riserva". Nella nota si minacciano anche querele, metodo di interlocuzione già ampiamente usato dal consorzio di Torre Guaceto che nel recente passato ha diffidato o querelato singoli cittadini, giornalisti, consiglieri comunali ed imprenditori locali;
eppure dovrebbe essere legittimo che un cittadino o un'associazione ambientalista o un partito politico si chieda come mai gli operatori del consorzio di Torre Guaceto, che effettuano a spese dello Stato il monitoraggio giornaliero della costa in gestione, non si siano mai accorti nei giorni precedenti il sequestro che a cento metri dalla loro sede operativa camion, pale meccaniche, ed escavatori erano in piena attività;
peraltro, sulla vicenda, i consiglieri comunali di opposizione del Comune di Carovigno (stazione appaltante dei lavori posti sotto sequestro) hanno chiesto al Sindaco chiarimenti urgenti senza ricevere alcuna risposta. Eppure ancora oggi a distanza di settimane il cantiere è sotto sequestro giudiziario,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire per riportare il consorzio di Torre Guaceto al proprio ruolo istituzionale di soggetto gestore che opera in concordia con i vari portatori d'interesse per la tutela ambientale e per la promozione culturale e sociale del territorio.
(4-03613)
BARBARO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
con propria deliberazione (665/2017), ARERA ha emanato il Testo integrato corrispettivi servizi idrici (TICSI) che ha rivisto i criteri delle tariffe per gli utenti finali, al fine di omogeneizzarle su tutto il territorio nazionale. All'uopo si segnala che, in applicazione del TICSI, le conferenze dei sindaci ricadenti negli ambiti Ato, devono approvare le entità dei corrispettivi;
considerato che all'interrogante risultano molteplici casi di incrementi spropositati delle tariffe idriche, in danno alle utenze in particolare modo domestiche, come ad esempio nel caso degli utenti serviti da Acea ATO2, attraverso l'impiego di nuovi criteri e formule retroattive particolarmente pregiudizievoli per i fruitori,
si chiede di conoscere:
quale sia l'entità dei rincari reali patiti, nell'ultimo periodo, dagli utenti finali della risorsa idrica, in particolare di quelli rientranti nei Comuni nell'ATO2 Acea, Roma compresa;
se il Ministro in indirizzo intenda intervenire, direttamente o indirettamente, al fine di promuovere ogni iniziativa finalizzata a calmierare i costi delle tariffe idriche.
(4-03614)
ROMANO, MININNO - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
l'ex base USAF di Brindisi - San Vito dei Normanni fu costituita nel 1959 su un'area di 160.000 ettari, a seguito di un accordo tra lo Stato italiano e quello statunitense, atto ad assicurare la difesa aerea, garantendo la sicurezza del blocco occidentale di nazioni facenti parte del Patto Atlantico (NATO);
a seguito di tale accordo la base USAF ha rappresentato un importante "network" di spionaggio delle comunicazioni (COMINT) intercorse sul territorio nazionale ed europeo, per poi assolvere la funzione di distaccamento posto alle dipendenze della base aerea di Aviano (ancora oggi operativa), fornendo a quest'ultima il supporto logistico necessario ad assolvere i propri compiti;
la base divenne autonoma dal 1° marzo 1961, passando sotto la gestione dell'United State Air Force Security Service (USAFSS), divenendo di fatto operativa a partire dal 1964;
il 1° ottobre 1979 la base venne riassegnata all'United State Air Force Security Electronic Group (USAFSE);
gli apparati di radio ascolto sono rimasti operativi fino all'ottobre del 1994, anche se a seguito della caduta del muro di Berlino la base fu dichiarata operativamente superflua e quindi disattivata, fatto salvo un temporaneo utilizzo durante la guerra nei Balcani;
il 23 luglio 2003 l'intero sedime e complesso infrastrutturale furono riconsegnati all'Italia al prezzo simbolico di 1 dollaro;
il 23 luglio 2006 il Ministero della difesa ha assunto in carico l'intero complesso, caratterizzato da un patrimonio stimato di circa 300 immobili su 177 ettari di superficie. La base USAF nel suo periodo di massima espressione operativa ha ospitato circa 5.000 militari, ivi comprese le famiglie del personale militare, ed oltre 600 lavoratori civili;
successivamente al 2003 il Governo italiano ha donato circa il 20 per cento dell'intera area al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP), che dal 2000 gestiva nell'aeroporto di Brindisi la base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD);
nell'estate del 2006 un incendio ha distrutto una piccola parte del villaggio militare e nel dicembre dello stesso anno UNHRD ha iniziato a utilizzare l'installazione come polo addestrativo e di simulazione con compiti di formazione in favore dei funzionari logistici e per gli operatori di altre organizzazioni umanitarie;
considerato che:
negli anni recenti sono state avanzate svariate proposte circa il riutilizzo della struttura;
nel 2015 fu istituito un Tavolo tecnico per il rilancio e la valorizzazione dell'area presso il Comune di Brindisi con il fine di valutare, in maniera condivisa e partecipata, possibili sinergie territoriali per il recupero del tessuto produttivo e occupazionale del territorio;
sempre nel 2015, in seguito ad un'interrogazione parlamentare presentata dal M5S in merito allo stato della ex base USAF e alla sua futura destinazione, il Ministro della difesa pro tempore Roberta Pinotti rispose che nell'ottobre del 2013 si erano concluse le operazioni di bonifica propedeutiche alla dismissione dell'area, la quale ha interessato circa 120 ettari, con l'esclusione di una superficie di 10 ettari assegnata all'Air Force Solar Electro-Optical network Network (SEON) ed ulteriori 15 ettari concessi in uso al World Food Programme (WFP). La parte restante dell'area è stata interessata dalla procedura per la retrocessione del bene all'Agenzia del Demanio;
sono innegabili le difficoltà che il processo di riqualificazione di un'area militare dismessa comporta, in termini di processo decisionale, finanziamenti e tempi di realizzazione dell'intervento, ma altrettanto stimolanti sono le prospettive che potrebbero configurarsi per l'intero territorio interessato;
un progetto di riqualificazione di un vasto complesso quale l'ex base USAF dovrebbe nascere dalla sinergia del comparto pubblico e privato, al fine di ottimizzare le opportunità esistenti e riabilitare l'intera area ormai in fase di avanzato degrado strutturale;
la sfida è di dare vita ad un volano di sviluppo economico-sociale per i territori di Brindisi, Lecce, Taranto e in parte di Bari;
si potrebbero trasferire unità militari, posizionate attualmente in località decentrate e per nulla aderenti all'attuale scenario geopolitico, le quali configurerebbero un pacchetto di capacità di proiezione e reazione immediata di natura interforze, anche in considerazione che la base è una delle poche sul territorio nazionale dotata di tutte le facilities (porto, aeroporto militare e ferrovia);
esempio di unità militare, appartenente all'Esercito italiano, da poter prendere in considerazione nella riconfigurazione proposta anche dal ministro pro tempore Trenta, è il 5° reggimento artiglieria terrestre lanciarazzi "Superga", unica unità lanciarazzi del sistema Difesa;
l'unità citata ha in dotazione il sistema d'arma MLRS (Multiple Launch Rocket System), punta di diamante dell'artiglieria terrestre italiana, in possesso della migliore tecnologia nel lancio di razzi e missili, anche a testata nucleare;
l'unità è situata in una località attualmente poco attuale rispetto alle potenziali minacce che si possono configurare nel moderno scenario strategico, con un'area di addestramento carri per nulla incline all'esigenze tattiche e logisticamente non dotata delle facilities citate, le quali conferiscono alle unità militari maggiore autonomia ed una migliore ottimizzazione dei costi d'impiego;
data l'ingente superficie di cui è dotata, l'ex base USAF potrebbe garantire condizioni ottimali sia dal punto di vista addestrativo che da quello alloggiativo, in favore del personale operante e delle rispettive famiglie;
per dar luce al progetto, risulta fondamentale far eseguire a un esperto una perizia tecnica sugli immobili, procedere alla stima dell'entità dei lavori, stabilire la priorità e quantificare la spesa,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, per quanto di competenza, in ordine alla riqualificazione dell'ex base USAF di Brindisi-San Vito dei Normanni e se vi siano le condizioni per valutare l'opportunità di una riconversione nei termini suggeriti, anche facendo ricorso all'utilizzo di fondi strutturali europei.
(4-03615)
BOTTO - Ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie. - Premesso che:
l'articolo 114 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, istituisce un fondo, con una dotazione pari a 70 milioni di euro, per contribuire alle spese di sanificazione e disinfezione dei locali degli enti locali;
tali risorse concorrono al finanziamento delle spese di sanificazione e disinfezione degli uffici, degli ambienti e dei mezzi di province, città metropolitane e comuni, il cui intervento è motivato dal livello di esposizione al rischio di contagio da COVID-19 connesso allo svolgimento dei compiti istituzionali dei medesimi enti;
al riguardo, l'interrogante evidenzia che lo scorso aprile 2020, presso il Comune di Rovegno in provincia di Genova, non è stata erroneamente rilevata la presenza di tre individui affetti da Coronavirus con sintomi accertati dall'ufficio d'igiene della Asl 3 di Genova, a causa di difficoltà di scambi di comunicazione tra la Regione Liguria e il Ministero in indirizzo;
dei tre casi, antecedenti la data del 10 aprile 2020, uno dei tre individui infetti è deceduto dopo il ricovero, all'ospedale San Martino di Genova;
la vicenda, a parere dell'interrogante, evidenzia una mancata trasmissione d'informazioni, tra le istituzioni locali e quelle centrali, in relazione anche alle complessità connesse ai numerosi interventi burocratici necessari a consentire l'erogazione dei compensi al personale della polizia comunale e al personale amministrativo per gli straordinari svolti in questo periodo di grave emergenza, in cui il Comune in precedenza richiamato, ha dovuto sovraccaricarsi di oneri, spese per il personale e supporti igienico-sanitari e sociali aggiuntivi, che la situazione di estrema gravità del momento richiedeva,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se condividano quanto richiamato, in relazione alle complessità delle procedure burocratiche previste, nell'attuale fase di emergenza nazionale causato dalla pandemia da COVID-19, in cui possono accadere sovente disfunzioni, tra gli enti locali e le istituzioni centrali preposte, in merito alle domande effettuate ai fini dell'erogazione di finanziamenti o sovvenzioni;
in caso affermativo, quali iniziative intendano infine intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di modificare le somme attribuite al Comune di Rovegno in senso favorevole, in relazione a quanto previsto dall'articolo 114 e 115, che dispone agli enti locali, di finanziare le prestazioni di lavoro straordinario effettuato dal personale della Polizia locale impiegato nel contenimento dell'emergenza epidemiologica in atto e disporre pertanto alla rettifica dell'importo assegnato, adeguando la quota spettante al Comune medesimo, sulla base del numero dei contagiati effettivamente accertati, in numero pari a quattro.
(4-03616)
VANIN, LEONE, DONNO, ANGRISANI, PAVANELLI, NATURALE, PRESUTTO, ACCOTO - Al Ministro dell'università e della ricerca. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
nel 2018 l'Università di Padova ha deciso di appaltare ad una società esterna la gestione delle elezioni, passando dalla forma tradizionale cartacea, gestita internamente con personale dipendente (schede elettorali, urne, scrutinio), al voto elettronico da remoto, tramite una piattaforma informatica, "Helios Voting";
analizzando alcuni dati del bilancio di esercizio 2018 dell'Università degli Studi di Padova è emerso che la voce "spese elettorali" è lievitata da 12.219 euro nel 2017 a ben 167.627 euro nel 2018, ossia vi è stato un aumento del 1370 per cento dei costi. Il voto elettronico sembrerebbe dunque aver fatto aumentare i costi, anziché diminuirli;
con una prima richiesta di accesso civico generalizzato ex art. 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33 del 2013 il Sindacato nazionale autonomo lavoratori della scuola (SNALS- Confsal) ha richiesto all'Ateneo l'elenco delle procedure elettorali indette e svolte nel corso degli anni 2017 e 2018 (anno in cui è entrato in vigore il voto elettronico) e le relative spese. In tale occasione le informazioni sono state fornite tutte;
dall'esame dei prospetti reperiti a seguito dell'istanza documentale, emerge un aumento delle spese a seguito dell'utilizzo del sistema elettronico (2018). In particolare, vi è una spesa ricorrente (4.000 euro) riferita a "elezioni future" che non è chiara. Per avere un dato più attendibile, tuttavia, era necessario ed opportuno avere a disposizione i dati del 2015-2016, anni in cui era in vigore il sistema tradizionale cartaceo. Infatti, con tali dati, si sarebbe potuto eseguire una comparazione e verificare se effettivamente c'è stato un forte aumento della spesa e, quindi, la convenienza del nuovo sistema elettronico;
il sindacato ha così formulato una nuova istanza di accesso civico generalizzato, di tenore analogo alla precedente (se non rispetto agli anni di riferimento), richiedendo "elenco dettagliato di tutte le procedure elettorali indette e svolte dall'Università degli Studi di Padova negli anni 2015 e 2016 corredato dall'indicazione dei relativi costi";
tuttavia l'Ateneo patavino negava parzialmente l'accesso civico generalizzato, in particolare non venivano offerti i dati relativi ai costi, e motivava il diniego ritenendo che l'accesso fosse "irragionevole e sovrabbondante, tale da costituire un abuso dell'istituto dell'accesso civico generalizzato". Veniva, quindi, presentata istanza di riesame al responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza, riformulando la richiesta e chiedendo non più il dato analitico delle singole elezioni ma "il dato della spesa complessiva annuale, riassuntivo quindi delle singole elezioni, per le rispettive annualità": in sostanza due dati aggregati, uno del 2015 e uno del 2016;
il responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza ha respinto la predetta istanza, arricchendo il supporto motivazionale con un elemento ulteriore ossia che il dato richiesto non sarebbe in possesso dell'amministrazione universitaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta;
quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per dare corso alle opportune verifiche, anche nella prospettiva di un eventuale danno alle casse dell'erario;
se sia possibile e plausibile che i dati relativi ai costi del sistema elettorale da remoto relativi alle annualità 2015-2016 non siano a disposizione dell'Amministrazione universitaria, mentre lo sono i medesimi dati riferiti alle annualità 2017-2018, considerato peraltro che si tratta di dati che devono essere inseriti in bilancio;
come possa l'Università degli Studi di Padova valutare ed analizzare, in trasparenza, o favorire forme diffuse di controllo sui benefici dell'appalto di servizi senza avere a disposizione i costi del servizio stesso;
se vi sia stato o meno un aumento dei costi del servizio, come sembrerebbe esaminando il bilancio consolidato 2018;
se il sistema del voto elettronico tramite acquisto del servizio presso società esterna sia vantaggioso in termini di razionalizzazione della spesa oppure comporti dei costi maggiori.
(4-03617)
BATTISTONI - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Premesso che:
con ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile nazionale n. 670 del 28 aprile 2020, che modifica la precedente ordinanza n. 614 del 12 novembre 2019, viene sancita la perdita del "contributo di autonoma sistemazione" (C.A.S.) da parte di tutti coloro che hanno acquistato o costruito un'abitazione a proprie spese, e senza aiuti dallo Stato, nel periodo compreso tra l'evento sismico e il 18 dicembre 2019, data di entrata in vigore dell'ordinanza n. 614;
la Protezione civile ha più volte ribadito che l'acquisto o la costruzione di una nuova abitazione, effettuata dopo il sisma, non costituisce manifestazione della volontà di reperire un'altra sistemazione con carattere di stabilità;
a fronte di questa nuova ordinanza quanti hanno provveduto autonomamente ad una sistemazione nell'immediatezza del sisma, oltre ad essere pregiudicati perché privati del C.A.S., vengono anche ad essere trattati in maniera differente rispetto a quelli che hanno acquistato o costruito una nuova casa entro un anno a partire dal 18 novembre 2019, poiché a questi soggetti viene riconosciuto, con palese disparità di trattamento, un contributo forfettario mensile, in sostituzione del C.A.S., per la durata di tre anni;
questa nuova ordinanza, emanata nel periodo di maggior crisi economica per la popolazione italiana dal dopoguerra ad oggi, va ulteriormente a penalizzare la già grave e precaria situazione economica e sociale dei terremotati,
si chiede di sapere:
quali azioni il Presidente del Consiglio dei ministri intenda intraprendere per scongiurare tale gravissima e discriminatoria situazione;
se l'ordinanza n. 670 del 28 aprile 2020 possa ritenersi in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione italiana in merito al principio di eguaglianza secondo cui "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
(4-03618)
PAPATHEU - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
la città di Catania è una delle realtà di maggiore rilievo della Sicilia e del Mezzogiorno, fulcro economico ed infrastrutturale del distretto del sud-est Sicilia, istituito il 26 febbraio 2014, alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che rappresenta il principale polo industriale, logistico e commerciale della Sicilia ed è sede dell'aeroporto "Vincenzo Bellini";
da anni i cittadini di corso Sicilia hanno espresso, con varie comunicazioni formali alle autorità preposte, il proprio stato di profondo disagio per la situazione di gravissimo degrado in cui versa tale quartiere, dove i residenti lamentano di essere stati abbandonati dalle Istituzioni pubbliche "di ogni ordine e grado". Il comitato dei residenti, rappresentato da Ivan Maravigna, ha informato di tali criticità il Prefetto di Catania. È lungo l'elenco di criticità segnalate dai catanesi che denunciano, in particolare, fenomeni quali lo spaccio di sostanze stupefacenti e la prostituzione, in particolare nella parte di via Sturzo e alle spalle di San Berillo Vecchio, sporcizia e degrado. L'adescamento dei clienti da parte delle prostitute, e la consumazione di rapporti sessuali a pagamento avviene in strada, all'aperto, dinanzi ai portoni delle abitazioni e ciò, tra l'altro, non si è nemmeno fermato durante l'emergenza Coronavirus, rappresentando un ulteriore pericolo sanitario per la comunità;
inoltre, nella zona, si verificano risse tra le varie bande di diversa etnia, tra protettori e prostitute, tra spacciatori e tossicodipendenti, tra spacciatori e protettori, tra prostitute e clienti; è un quadro allarmante che è diventato un'inaccettabile normalità in Corso Sicilia; le forze dell'ordine sono intervenute in diverse occasioni, anche a seguito delle segnalazioni dei residenti, ma i numerosi problemi di quest'area non hanno mai trovato una soluzione risolutiva;
le bancarelle dei venditori extracomunitari abusivi occupano illegalmente, per centinaia di metri, i portici di corso Sicilia, rendendo difficoltoso alla cittadinanza il passeggio sui marciapiedi ed impossibile la visione delle vetrine degli esistenti esercizi commerciali;
a causa di una perenne occupazione abusiva, molti esercenti hanno preferito abbandonare una zona in cui sono impossibilitati ad operare in condizioni di legalità e sicurezza; l'indisturbata attività dell'ambulantato selvaggio e di commercializzazione abusiva di articoli contraffatti rappresenta un danno per gli operatori economici locali, che devono far fronte a oneri di concessione di autorizzazioni e licenze, gli oneri tributari e fiscali, ma si trovano a dover competere con la concorrenza sleale di chi vende prodotti senza avere licenza alcuna ed esenti da imposte e tributi;
appare opportuno evidenziare che corso Sicilia si sviluppa dal centro storico di Catania, e lo stesso avrebbe dovuto costituire il suo cuore economico pulsante. Infatti, hanno lì sede tutte le direzioni compartimentali per la Sicilia orientale dei principali istituti di credito ed assicurativi; alle spalle del corso, si trova il mercato storico "fiera di Catania", fonte di sostentamento di un significativo numero di famiglie di commercianti e lavoratori dell'indotto, e irrinunciabile tappa di ogni itinerario turistico; ma anche la bellissima e storica piazza Carlo Alberto è stata trasformata in una discarica a cielo aperto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione in atto in corso Sicilia a Catania e se non ritenga opportuno assumere provvedimenti urgenti ed indifferibili, finalizzati al rafforzamento immediato delle misure di sicurezza, ordine pubblico e controllo del territorio al fine di ripristinare i necessari presupposti di vivibilità sollecitati dagli abitanti;
se non ritenga opportuno dislocare una maggiore presenza di forze dell'ordine in zona ed attivarsi, di concerto con le Istituzioni locali, al fine di prevedere misure che possano così consentire un percorso di riqualificazione sociale ed economica del territorio.
(4-03619)
MALLEGNI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
il 3 giugno 2020 è stata avviata la cosiddetta "fase 3" sia per i cittadini, che per le attività economiche;
per il settore dei giochi (sale, scommesse e bingo), ad oggi, non è ancora prevista la data di ripresa dell'attività, ferma dall'8 marzo scorso a seguito dell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, analogamente ad altre, ne ha decretato la chiusura;
la mancata riapertura delle sale giochi, scommesse e Bingo sta generando una perdita per l'Erario di circa 750 milioni di euro al mese, oltre 2,2 miliardi complessivi nei 3 mesi di lockdown, mentre il settore di gioco legale impegna una forza lavorativa, tra impiego diretto e indotto, di circa 120.000 persone;
alcune analisi di settore indicano come almeno il 15 per cento delle imprese di gioco non riaprirà in ogni caso;
la discriminazione determinata dalla mancata ripresa dell'attività, oltre che aver reso drammatico lo stato di salute delle nostre imprese, si riflette sui cittadini che, privi delle tutele garantite dalla rete del gioco, proprio a seguito del riavvio dei maggiori campionati europei di calcio, delle corse ippiche italiane e degli avvenimenti calcistici nazionali, si rivolgono a soggetti che, seppur privi di autorizzazione, accettano comunque le giocate, determinando un vantaggio per il settore della malavita e della criminalità organizzata,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi della mancata ripresa dell'attività del gioco di cui in premessa e se sia già prevista una data per il riavvio della stessa;
se e quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere a sostegno del settore.
(4-03620)
BRUZZONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
con nota prot. n. 39696 del 28 maggio 2020, trasmessa all'ISPRA, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio del mare, ha invitato le Regioni a fermare il prelievo venatorio delle specie moriglione e pavoncella, in disaccordo con ISPRA ente tecnico-scientifico dello stesso Ministero, che ne ammette la caccia in tutte le regioni italiane nella prossima stagione, con limiti di prelievo;
lo stesso Ministero aveva inviato con nota prot. 24896 del 7 aprile 2020, una nota alle regioni riguardante proprio i calendari venatori, in cui raccomandava il rispetto dei Key Concepts e faceva esplicito riferimento alla necessità di adottare limiti di prelievo per le specie giudicate in cattivo stato di conservazione, senza accennare in alcun modo a divieti totali di caccia;
nonostante siano trascorsi sei anni dalla procedura Eu pilot 6955/14, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ha ancora adottato un piano di azione per il moriglione e la pavoncella, né ha preso provvedimenti di adozione del Piano d'azione multispecie, che individua nel controllo dei predatori e delle pratiche agricole distruttive le azioni principali da intraprendere per la conservazione della pavoncella e di altri sette limicoli;
il prelievo venatorio delle due specie in Italia consiste in meno dell'uno per cento delle popolazioni complessive, come da fonti di letteratura disponibili;
la pavoncella è giudicata in aumento in Italia, sia in inverno, sia in stagione riproduttiva e il moriglione dimostra incremento negli anni recenti in aree importanti di svernamento;
l'accordo AEWA a cui si fa riferimento non è esposto correttamente, poiché le specie pavoncella e moriglione sono classificate diversamente e non nella stessa categoria, inoltre la Commissione europea ha chiesto l'eccezione, essendovi un conflitto con la direttiva "Uccelli", legittimandone quindi la caccia in tutta l'Unione europea;
gli interventi di ripristino e conservazione degli habitat in favore di queste specie sono compiuti in Italia principalmente dai cacciatori. Il divieto di caccia, a giudizio dell'interrogante, rischia di produrre l'effetto di annullare l'interesse dei cacciatori alla prosecuzione dei suddetti interventi, che sono a costo zero per l'ente pubblico;
la stessa direttiva Uccelli prevede all'articolo 2, contrariamente alle indicazioni del Ministro in indirizzo, che il livello delle popolazioni sia mantenuto in base alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative. La caccia è richiamata, per ben due volte, tra le esigenze culturali e quelle ricreative. Ciò significa che i divieti di caccia non sono necessariamente la soluzione da perseguire,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia in possesso di dati scientifici aggiornati, anche in riferimento all'incidenza del prelievo, e se non intenda consultare le Regioni italiane prima di diramare lettere che creano difficoltà amministrative e non sono fondate su analisi oggettive dei fatti;
se, alla luce di quanto esposto in premessa, voglia riconsiderare la posizione assunta nella nota prot. n. 39696 del 28 maggio 2020, rendendo noti gli orientamenti che si intendono adottare in merito all'adozione dei piani di azione nazionali per il moriglione e la pavoncella.
(4-03621)
QUAGLIARIELLO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. - Premesso che:
la riduzione delle immatricolazioni di autovetture registrata nei primi mesi del 2020 è un dato ormai noto, che testimonia la crisi pesantissima che il settore dell'automotive sta vivendo nel nostro Paese;
la crisi economica derivante dall'emergenza sanitaria COVID-19 è destinata a dispiegare i suoi effetti anche nei prossimi messi, portando ad un sostanziale azzeramento della domanda nel nostro Paese: tra i dati raccolti nei primi 12 giorni di maggio, si evince che gli ordinativi registrano un meno 70 per cento, e le immatricolazioni un meno 52 per cento, dato leggermente migliore grazie a due mesi di arretrati con vetture già ordinate precedentemente e solo da consegnare, ma non per questo meno drammatico;
considerato che:
i principali Paesi europei stanno predisponendo piani articolati per il sostegno alla filiera, che, se messi in pratica nel breve periodo, darebbero alle industrie europee un vantaggio competitivo importante nei confronti della filiera italiana, che già attendeva misure importanti prima della crisi economica e che è sostanzialmente bloccata e rischia, a catena, di produrre una "voragine" di circa 10 miliardi di euro nelle entrate tributarie dell'Erario nel solo 2020, essendo tra i principali contribuenti per lo Stato;
la situazione avrà ricadute pesantissime sia sui piani di rinnovamento del parco circolante delle vetture, tra i più vecchi d'Europa, sia sull'occupazione in tutta la filiera, stimato dagli operatori in una perdita di circa il 15-20 per cento della forza lavoro;
appare chiaro che la situazione di crisi in cui versa il mercato dell'automotive produrrà degli effetti a catena che si estenderanno a tutto il suo indotto, che richiede azioni immediate per la tutela dei lavoratori, nonché interventi volti a rimodulare il meccanismo di incentivazione cosiddetto "bonus-malus", consentendo alle fasce più deboli della popolazione di convertire i propri mezzi verso soluzioni maggiormente efficienti tecnologicamente, pur non essendo in grado di acquistare veicoli elettrici a causa del loro costo ancora molto elevato,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano adottare urgenti iniziative normative volte al rilancio del settore, per la tutela della filiera del nostro Paese, anche partendo dalla riattivazione dei tavoli ministeriali sul settore sull'offerta e sulla domanda nel mercato auto e dalla revisione dell'attuale sistema di incentivazione, che, spingendo per la transizione verso la propulsione elettrica, rischia di bloccare ulteriormente le vendite.
(4-03622)
EVANGELISTA - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il decreto legislativo n. 155 del 2012 di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ha soppresso 31 tribunali e le corrispondenti procure della Repubblica, nonché 220 sezioni distaccate di tribunale;
il provvedimento ha colpito pesantemente la Sardegna con la soppressione della sezione distaccata di Olbia ed il conseguente trasferimento di tutti gli affari giudiziari presso il Tribunale di Tempio Pausania;
questo, da subito, ha costituito una evidente e grave "anomalia", avendo Olbia ed il suo territorio un rilievo economico e sociale ben superiore a quello di Tempio, e tale che avrebbe giustificato l'istituzione del Tribunale di Olbia;
l'anomalia citata, oggi è sempre più evidente.
Infatti, la città di Olbia è divenuta nel tempo il più importante ed esteso centro di riferimento economico di tutto il nord-est della Sardegna. È l'unica città d'Italia che ha registrato negli ultimi dieci anni una crescita demografica vertiginosa, con più di 80.000 residenti attuali. Inoltre, Olbia ha avuto un notevole e rapido sviluppo industriale e commerciale, grazie ai noti insediamenti turistici della Costa Smeralda e per le infrastrutture viarie di cui è dotata;
il porto di Olbia è il primo in Italia per numero di passeggeri, con un traffico annuale che si avvicina al milione di passeggeri. È anche sede dell'aeroporto Olbia - Costa Smeralda, che nel 2019 ha fatto registrare un traffico di circa tre milioni di passeggeri. È inoltre presente nel suo territorio l'ospedale di eccellenza Mater Olbia Hospital, risultato della partnership fra la Quatar Foundation e la Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma;
il forte sviluppo economico della città di Olbia ha determinato un incremento della criminalità, con fenomeni sempre più gravi rilevati dalla Commissione Antimafia a seguito dell'accertamento di infiltrazioni della criminalità organizzata e persino di organizzazioni del terrorismo islamico. Dati allarmanti questi che richiederebbero la presenza in città della Procura della Repubblica;
la città di Tempio Pausania, di contro, non è dotata dei necessari requisiti oggettivi richiesti per ricoprire il suo ruolo;
infatti, ha una popolazione residente al 2019 di 13.826 unità, con un decremento rispetto al 2018; è situata nel cuore dell'Alta Gallura, ai piedi del Monte Limbara (1.359 metri), con inverni molto freddi e frequenti precipitazioni nevose, in un territorio in parte isolato con strade vecchie ed inadeguate ed un unico collegamento ferroviario con Sassari a scartamento ridotto, utilizzato esclusivamente a fini turistici. Per queste ragioni i cittadini e gli avvocati del territorio della Gallura hanno, quindi, difficoltà a raggiungere la città di Tempio Pausania;
il Tribunale di Tempio Pausania è in stato di emergenza continua, come rilevato anche dal procuratore generale della Repubblica nella sua relazione per l'anno 2019 e dallo stesso Presidente del Tribunale, il quale nel suo rapporto annuale afferma: "il Tribunale di Tempio Pausania è diventato ormai una sede disagiata e come tale deve essere governato", evidenziando la grave inadeguatezza della pianta organica sia degli amministrativi che della magistratura; "Giustizia da terzo mondo" sono le recenti parole del CSM;
Già prima della pandemia le udienze erano disertate dagli avvocati in stato di astensione a causa dei continui rinvii dovuti, tra gli altri e da ultimo anche al trasferimento dell'unico giudice del lavoro, con gravi ripercussioni sulla tutela dei diritti dei lavoratori di Air Italy che hanno promosso un giudizio nei confronti della Compagnia; senza dimenticare, inoltre, che il Tribunale di Tempio registra a causa di questi disagi il 43 per cento di prescrizione dei reati dal 2013,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione in cui versa il Tribunale di Tempio Pausania;
quali siano gli intendimenti per risolvere tutte le criticità e problematicità evidenziate e porre fine ad una vistosa anomalia che permane da anni;
se, a questo scopo, possa valutare la necessità di istituire ex novo il Tribunale di Olbia, mantenendo comunque nella zona dell'Alta Gallura un presidio giudiziario adeguato alla realtà demografica, economica e sociale che gravita attorno alla città di Tempio Pausania.
(4-03623)
RUOTOLO, DE PETRIS, ERRANI, NUGNES - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
in base a quanto risulta agli interroganti, da circa 15 anni il vecchio piano regolatore generale del Comune di Volla, in provincia di Napoli, ha esaurito i suoi effetti. Le varie amministrazioni succedutesi non sono state in grado di aggiornare e ridefinire una pianificazione urbanistica con il nuovo strumento del PUC (piano urbanistico comunale);
si segnala, in particolare, che a Volla non si è neppure potuto attivare il "periodo di salvaguardia", ossia quel lasso di tempo in cui il PUC viene rivisto, modificato e approvato dall'ente locale (dopo parere della Regione, tale parere è vincolante) ed entro il quale il Comune ed il settore tecnico devono applicare la normativa più restrittiva in termini di autorizzazioni edilizie (da qui il termine "salvaguardia");
in questi anni l'edilizia locale ha continuato ad espandersi a dismisura senza alcuna programmazione per la realizzazione di servizi, sottoservizi e nuove infrastrutture;
la realizzazione di qualsiasi intervento edilizio è soggetta al rispetto dell'indice di cubatura stabilito dagli strumenti urbanistici rilevanti;
nel caso in cui questo indice non possa essere soddisfatto unicamente mediante la capacità edificatoria di un determinato lotto, è possibile avvalersi della cubatura di un lotto vicino con il conseguente asservimento dell'area, consistente nella volontaria rinuncia alle possibilità edificatorie;
Volla è un comune di circa 25.000 abitanti ed è posizionato tra la fascia vesuviana e l'area orientale di Napoli e non rientra, se pur compreso in parte alle pendici del Vesuvio, secondo i piani della Protezione civile nazionale, in nessuna 'zona rossa';
si evidenziano, a quanto consta agli interroganti, due anomalie: la prima riguarderebbe, nella maggior parte dei casi, trasferimento e atterraggio di cubature da comuni limitrofi ricadenti nella "zona rossa" del Vesuvio, nei quali vige il divieto assoluto di edificare residenze. La seconda, invece, risiederebbe nell'utilizzo della cubatura aggiuntiva del "piano casa", che va ad aggiungersi a questo trasferimento di cubatura, anche su terreni privi di edificazione;
in base alle informazioni di cui sono a conoscenza gli interroganti, il rilascio di autorizzazioni edilizie è avvenuto e avviene attraverso un'applicazione discutibile e forzata dello stesso "piano casa". Atti amministrativi motivati da interpretazioni discutibili e non pacifiche di norme, regolamenti, provvedimenti del Tar e Consiglio di Stato capaci di renderli ad arte 'elastici' con l'effetto di uno sviluppo disordinato del territorio caratterizzato da una vera e propria colata di cemento;
permessi a costruire concessi anche con demolizione e ricostruzione di fabbricati da adibire a edilizia residenziale sociale (RSA) con opere di ristoro come ludoteche, asilo nido, piscine ad uso sociale, rimodellamento di piazze, slarghi, strade e opere di arredo urbano, progetti solo teorici che puntualmente sono stravolti in corso d'opera con la presentazione di Scia, segnalazione certificata di inizio attività, in sanatoria;
considerato che:
il 13 marzo 2019 e il 30 maggio 2019 il gip presso il Tribunale di Nola su richiesta della Procura di Nola, ha emesso distinti decreti di sequestro preventivo nel territorio di Volla aventi ad oggetto complessi abitativi per 250 appartamenti, per un valore commerciale complessivo superiore ai 60 milioni di euro e per 23 appartamenti e 13 villette per un valore commerciale complessivo pari a circa 7.5 milioni di euro. L'autorità giudiziaria ha contestato ai vari proprietari-committenti, progettisti e responsabili delle imprese esecutrici dei lavori, il reato di avere realizzato immobili a destinazione abitativa in totale difformità degli originari permessi a costruire rilasciati e in violazione della normativa urbanistica;
in entrambi i provvedimenti giudiziari si evince una trasformazione urbanistica di quelle aree destinate dallo strumento urbanistico a servizio di interesse pubblico, in maniera funzionale e permanente a fini residenziali;
il 19 novembre 2004 con pubblicazione sulla Gazzetta n. 272 il Consiglio comunale di Volla è stato sciolto per l'ingerenza della criminalità organizzata. Nella relazione conclusiva dell'atto di scioglimento tra l'altro si legge "con riferimento all'attività di gestione del territorio l'organo ispettivo ha riscontrato illegittimità in ordine a talune concessioni edilizie rilasciate in violazione della normativa di settore ed a favore di soggetti che hanno rapporti di frequentazione con soggetti gravati da pregiudizi per associazione di stampo mafioso";
queste gravi circostanze, secondo gli interroganti, avvengono e continuano ad avvenire nella disattenzione e nel disinteresse più totale da parte anche delle successive amministrazioni, come dimostrano i sequestri citati, prova irrimediabile della devastazione del territorio di Volla,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre, ex articolo 143 del Testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), la nomina, da parte del prefetto, di una commissione d'accesso agli atti dell'amministrazione locale, al fine di compiere tutte le verifiche necessarie riguardanti la regolarità urbanistico-edilizia e le modalità di rilascio dei permessi, accertare e verificare, inoltre, se gli organi amministrativi ed elettivi possano ancora aver subito fenomeni di condizionamento malavitoso, nonché garantire la piena trasparenza e la corretta azione amministrativa dell'ente locale.
(4-03624)
RUOTOLO, DE PETRIS, ERRANI, NUGNES - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
desta commozione e sconcerto la notizia, riportata dal quotidiano "la Repubblica" riguardo alla vicenda dell'operaio straniero, Thomas Daniel, 41 anni, per molti giorni rimasto un fantasma senza nome, impiegato come muratore a nero in un cantiere abusivo di via Archimede nel quartiere di Pianura, periferia occidentale di Napoli, rimasto ucciso, lunedì 1° giugno 2020, insieme con Ciro Perrucci, 51 anni a seguito del crollo di un muro di contenimento che stavano realizzavano;
Thomas Daniel era in Italia dal 2002 quando con la moglie Cinthia è fuggito dalla Liberia dove imperversava una guerra. Lasciati i suoi tre figli piccoli in Ghana, è approdato, dopo un lungo e difficile peregrinare, in Italia e si è stabilito a Castel Volturo. Bocciata la richiesta di asilo politico, aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
secondo quanto risulta agli interroganti, ha iniziato a lavorare in una fabbrica e poi nel settore dell'edilizia, sempre in nero. Partiva, come fanno molti stranieri, alle 5 da Castel Volturno per lavorare, dal lunedì al sabato, come muratore in qualche cantiere tra Napoli e la sua provincia per poco più di 50 euro e ai tempi del COVID, con una paga scesa a 40 euro, mentre sua moglie Cinthia, sempre in nero, lavorava saltuariamente in una impresa di pulizie fino allo scoppio della pandemia;
è emerso che il permesso di soggiorno per motivi umanitari di Thomas Daniel e di sua moglie, per le modifiche legislative introdotte nel pacchetto sicurezza fortemente volute dal ministro dell'interno pro tempore Matteo Salvini, era stato sospeso perché la nuova normativa impedisce il rilascio e il rinnovo in mancanza di un contratto di lavoro;
giova ricordare, tra l'altro, che il "Decreto sicurezza bis" approvato dal Governo Conte I e poi convertito in legge dal Parlamento è stato già oggetto di due rilievi da parte del Presidente della Repubblica che nell'atto di promulgazione ha inviato una lettera ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio Conte, segnalando tra l'altro due profili della legge che suscitano rilevanti perplessità;
a seguito della citata sciagurata legge sicurezza si rischia, in concreto, di trasformare in irregolari 110.000 migranti in tutta Italia e in particolare oltre 2.000 nella sola Castel Volturno, tutti per lo più impegnati come manovali nei cantieri. Si rileva, altresì, come il provvedimento della regolarizzazione contenuta nel cosiddetto "Decreto ripartenza" doveva essere aperto anche al settore dell'edilizia, che è al secondo posto in Italia per lo sfruttamento dei lavoratori;
a giudizio degli interroganti, questa è solo la punta dell'iceberg che delinea un altro tipo di caporalato, quello dell'edilizia, in cui oltre alla mancata sicurezza sui posti di lavoro, di regolarità dei contratti, i lavoratori sono sottoposti a minacce e ricatti, insomma, sono privi dei diritti minimi, della propria identità, senza neppure le tutele sanitarie ed esposti a gravi rischi compreso il contagio da COVID-19;
secondo notizie in possesso degli interroganti, risulta che a Castel Volturno sarebbero in vendita contratti di lavoro a 4.000 euro come colf, badanti e agricoltori, prezzario imposto per "aggiustare" le carte, ottenere un contratto di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno. Un modus operandi che surrettiziamente alimenterebbe e incentiverebbe il fenomeno "dell'usura della disperazione" a cui molti cittadini stranieri sono costretti. Inoltre, come rilevato anche dagli sportelli d'assistenza dei sindacati nell'espletamento delle pratiche in sanatoria, tale fenomeno riguarderebbe anche altri territori, come quello in regione Basilicata. Sono in tanti, infatti, a rivolgersi agli strozzini per ottenere il prestito della cifra necessaria per comprare i propri diritti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano tener conto di quanto esposto in premessa e non ritengano opportuno intervenire con provvedimenti affinché tutte quelle persone nella condizione di Thomas Daniel, a cui, a giudizio degli interroganti, dovremmo chiedere scusa come Paese, di sua moglie Cinthia possano restare a vivere in Italia da cittadini con i loro diritti garantiti;
se e quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per sostenere concretamente chi è vittima del caporalato dell'edilizia;
quali interventi intenda promuovere per contrastare tutti quei fenomeni di ricatto criminale a cui sono sottoposti i cittadini stranieri, scaturiti dalla compressione delle libertà e dei diritti dovuti ai due "Decreti sicurezza", che occorre cancellare con urgenza, come più volte ha sostenuto lo stesso Governo.
(4-03625)
PAPATHEU - Al Ministro per la pubblica amministrazione. - Premesso che:
il contratto collettivo nazionale del personale non dirigente del comparto Funzioni locali ha regolato all'art. 16 le progressioni orizzontali;
al comma 3 del citato articolo è previsto che le progressioni economiche siano attribuite in relazione alle risultanze della valutazione della performance individuale del triennio che precede l'anno in cui è adottata la decisione;
l'ARAN, Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, è già intervenuta sulla materia delle progressioni, esplicitando che la clausola contrattuale, di cui all'art. 16, comma 3, richiede espressamente, ai fini della sua applicazione, le valutazioni del triennio precedente l'anno della sottoscrizione del contratto integrativo;
l'amministrazione comunale di Francavilla Fontana (Brindisi) ha operato, a quanto risulta all'interrogante, in violazione della norma citata;
la predetta amministrazione, con contrattazione decentrata in deroga a quella nazionale, ha altresì previsto graduatorie non già all'interno delle categorie del contratto nazionale (B, C, D) bensì per articolazioni organizzative (per settore, per area ), creando disparità di trattamento dal momento che un dipendente può beneficiare della progressione, perché in posizione utile all'interno del proprio settore, pur avendo un punteggio complessivamente inferiore rispetto ad altri dipendenti di settori ed aree differenti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di queste anomale applicazioni del citato contratto collettivo;
se intenda sanzionarle e quali iniziative intenda adottare.
(4-03626)
DE BONIS, MARTELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. - Premesso che:
il comitato di esperti voluto dal Governo e guidato dal manager Vittorio Colao ha consegnato alla Presidenza del Consiglio dei ministri un documento di 121 pagine intitolato "Iniziative per il rilancio-Italia 2020-2022", che è stato ribattezzato "Piano Colao". Si tratta di un elenco di 102 proposte per favorire la ripresa economica del Paese;
il centro del confronto degli Stati Generali per il rilancio economico sociale del Paese per far fronte alla crisi senza precedenti determinata in Italia dalla pandemia di COVID-19, che si terranno con ogni probabilità a partire da venerdì 13 giugno, sarà il piano di rilancio trasmesso dal Vittorio Colao, a lungo manager della compagnia telefonica multinazionale Vodafone, nominato lo scorso aprile a capo del gruppo incaricato di coordinare la cosiddetta "fase 2" della lotta alla pandemia;
dopo due mesi di lavoro, il gruppo di Colao ha prodotto un documento lungo ed elaborato, con numerose proposte che vanno dal taglio delle imposte all'introduzione di nuovi sussidi familiari, passando per nuovi sistemi per misurare e favorire l'equità di genere. L'elenco è diviso in sei ambiti principali: Impresa e lavoro; Infrastrutture e ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie;
di tutte le principali iniziative proposte, viene presentato un contesto generale e vengono poi suggerite alcune "azioni specifiche" che il comitato ritiene vadano eseguite. Le iniziative suggerite sono più di 100 e di ognuna viene specificato il tipo di finanziamento previsto e le tempistiche per il lancio delle iniziative;
nel punto "27. Sviluppo reti 5G (Infrastrutture e Ambiente, volano del rilancio. Accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni)", il dossier indica di voler "Adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio, per accelerare lo sviluppo delle reti 5 G. Escludere opponibilità locale se protocolli nazionali sono rispettati." In pratica, si chiede di portare l'elettrosmog da 6 V/m a ben 61 V/m (cioè + 110 volte rispetto ad oggi). Si tratterebbe di un vero e proprio attentato ambientale, necessario per far funzionare almeno un milione di nuove antenne nell'irradiazione multipla e cumulativa senza precedenti nella storia dell'umanità, voluta per connettere 1 milione di oggetti per chilometro quadrato sul 98 per cento del territorio nazionale;
considerato che:
l'aumento della diffusione dei campi elettromagnetici rappresenta sicuramente un valore per lo sviluppo di tecnologie all'avanguardia, molto utili al giorno d'oggi, ma gli effetti sulla salute dell'uomo sono sconcertanti. Un riesame dei dati canadesi dell'Interphone, dopo correzione di alcuni bias, ha dimostrato un rischio doppio di glioma (OR 2.2, intervallo di confidenza al 95 per cento 1.3-4.1) in seguito ad utilizzo intenso di cellulari (Momoli et al, 2017). Inoltre, l'evidenza che radiazioni a radiofrequenza (RF) a determinate potenze creano conseguenze biologiche e sanitarie è schiacciante;
rispetto ai tempi in cui è stato emesso il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 sui campi a radiofrequenza, le conoscenze scientifiche sui rischi per la salute correlate sono notevolmente aumentate e in continua crescita. Nel 2015 scienziati di 41 Paesi, tra cui l'Italia, hanno comunicato il loro allarme alle Nazioni Unite e all'Organizzazione mondiale della sanità, affermando che "numerose recenti pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che i campi elettromagnetici colpiscono organismi viventi a livelli molto al di sotto della maggior parte delle linee guida internazionali e nazionali. Più di 10.000 studi scientifici sottoposti a peer review dimostrano danni alla salute umana derivanti dalle radiazioni RF". Questi scienziati hanno rivolto un appello all'Europa per chiedere il blocco della tecnologia 5G, a causa delle crescenti preoccupazioni per l'aumento delle radiazioni da radiofrequenza e dei relativi rischi per la salute cui sono sottoposti i cittadini europei;
l'attuazione del punto "27. Sviluppo reti 5G" del Piano Colao rappresenta un'imposizione per azzerare i 516 Comuni d'Italia "Stop 5G", irradiando chiunque fino a 61 V/m. Queste sono le regole del 5G consegnate al Governo nel piano per la cosiddetta "fase 3", la ripartenza post COVID-19 "per un'Italia più forte, resiliente ed equa". Si tratta delle stesse richieste avanzate dalle compagnie telefoniche, recepite senza scrupolo dal Comitato di esperti in materia economica e sociale guidato dal 10 aprile 2020 dall'ex top manager di Vodafone;
verrebbe, in questo modo, disattesa qualsiasi tipo di civile opposizione e di moratoria territoriale adottata dai sindaci in difesa della salute dei loro concittadini, in attesa della riclassificazione della cancerogenesi delle radiofrequenze onde non ionizzanti annunciata con priorità entro il 2024 dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro;
nel Piano viene richiesto al Governo di non considerare la legittimità costituzionale delle ordinanze urgenti e contingibili Stop 5G, di eliminare la consolidata giurisprudenza amministrativa in materia sanitaria che trova nel Sindaco la massima autorità garante della tutela della salute pubblica. "Escludere opponibilità locale se protocolli nazionali sono rispettati". Nessuno si era mai spinto fin qui;
sulla dannosità della tecnologia 5G il primo firmatario del presente atto ha già presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-01344, pubblicato il 27 febbraio 2019, nel quale vengono evidenziati gli studi effettuati. Similmente all'interrogazione, ha presentato un ordine del giorno al "decreto crescita" (AS 1354), accolto dal Governo e in una seconda interrogazione, 4-01991, pubblicata il 18 luglio 2019, ha messo in luce la denuncia di un'ecatombe di alberi che intralciano il wireless del 5G,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga di dovere assolutamente scongiurare un eventuale accoglimento della proposta Colao contenuta nel punto "27. Sviluppo reti 5G", volta ad adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi 3 volte più alti, per accelerare lo sviluppo delle reti 5G, di comprovata pericolosità per la salute umana;
considerata la lunga carriera di manager nella compagnia telefonica multinazionale Vodafone del dottor Vittorio Colao, se non ritenga vi sia un conflitto di interessi nel dedicare un ampio capitolo allo sviluppo della tecnologia 5G, oltre che eludere le varie ordinanze urgenti e contingibili Stop 5G ed eliminare la consolidata giurisprudenza amministrativa in materia sanitaria.
(4-03627)
DI NICOLA, LANNUTTI, TAVERNA, DE LUCIA, MARILOTTI, PIRRO, PRESUTTO, TRENTACOSTE, VANIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
le misure previste nel cosiddetto "decreto liquidità" (decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23), tese a supportare sul piano economico e finanziario le micro, piccole e medie imprese colpite in misura devastante dal lockdown imposto per far fronte al dilagare della pandemia da COVID-19, ad oltre un mese di distanza dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto medesimo, registrano gravi ritardi nella loro applicazione;
si tratta di una pluralità di piccole e piccolissime realtà economiche territoriali, stimate in circa quattro milioni, che costituiscono la nervatura centrale del sistema economico del nostro Paese e che rappresentano all'incirca il 40 per cento dei lavoratori che hanno perso il lavoro a causa delle misure prese per fronteggiare la pandemia in corso (quelle con 5 lavoratori ne rappresentano circa un quarto);
luci ed ombre sull'applicazione di queste misure si susseguono, eppure intenzione prevalente del Governo era che l'erogazione di questi aiuti fosse estremamente celere, proprio perché interamente garantiti dallo Stato;
l'attuazione di tali interventi non sta funzionando con la rapidità ed efficacia che ci si attenderebbe dalla gravità della situazione, a motivo della notevole quantità di documenti richiesti alle imprese, che dilatano oltre misura i tempi di erogazione del credito e rischiano di vanificare gli obiettivi per cui tali misure sono state realizzate;
alle lungaggini burocratiche, riscontrate peraltro anche nella concessione delle altre misure di aiuto, sembrerebbe aggiungersi una generale carenza nelle forme di dialogo, interoperabilità e interazione tra i sistemi informativi dei Ministeri, delle Regioni, dell'INPS e di tutti gli altri enti a vario titolo coinvolti, e una procedura di semplificazione che consenta a questi soggetti di scambiarsi le informazioni in loro possesso senza doverle richiedere ex novo alle imprese;
inoltre, gli istituti di credito stanno procedendo con molta cautela nell'erogazione di tali aiuti perché, pur nella consapevolezza che trattasi di prestiti garantiti al 100 per cento dallo Stato, non sono affatto sicuri di poter escutere la garanzia statale in caso di procedura concorsuale, cioè nel caso in cui il credito concesso non possa o non venga poi integralmente restituito dall'impresa;
infatti, nell'ipotesi in cui, a fronte di un credito non restituito, le banche fossero imputate di "incauto affidamento", per non aver rispettato le vigenti norme sulla garanzia del credito, le banche medesime si ritroverebbero nella condizione di non poter escutere la garanzia statale e pertanto sarebbero costrette ad iscrivere la perdita sui propri bilanci;
altro elemento di freno e rallentamento di tale meccanismo di erogazione del credito sembra essere rappresentato, secondo alcuni osservatori, dalle persistenti responsabilità legali tuttora poste in capo ai funzionari di banca per i casi di insolvenza;
si tratta di un complesso di elementi di raffreno emersi sin dall'inizio della crisi sanitaria ed economica e tuttora perdurante, nonostante i reiterati appelli rivolti dal Presidente del Consiglio dei ministri al mondo bancario nelle scorse settimane a che gli istituti di credito facessero uno sforzo per andare incontro a tali richieste ed erogare subito liquidità alle imprese, facendo leva sulle previsioni inerenti le garanzie statali per i prestiti alle imprese che il Governo ha messo in campo con il decreto liquidità;
ciò nonostante tale meccanismo, come per ultimo correttamente fotografato anche da un'analisi del "Corriere della Sera" di mercoledì 3 giugno 2020, risulta tuttora inceppato, determinando l'emersione di un rischio che ad oggi il Paese non può permettersi di correre, e che nel combinato disposto della perdurante crisi economica e della prossima decorrenza del termine del 17 agosto relativo al cosìddetto "congelamento dei licenziamenti", è quantificato in almeno 1,2 milioni di posti di lavoro che andranno persi;
ulteriore elemento di sconcerto suscitano poi altri comportamenti delle banche che rischiano di vanificare gli aiuti concessi alle imprese per l'emergenza pandemica in atto: sarebbe molto diffusa in questa fase come pratica bancaria la richiesta, da parte degli stessi istituti di credito, nel concedere i prestiti alle imprese, di chiudere i fidi ancora pendenti e non garantiti per un importo equivalente, sostituendo in tal modo un fido non garantito e di difficile riscossione con un altro garantito al 100 per cento dallo Stato;
le preoccupazioni dovute ai ritardi evidenziati nell'attuazione delle misure del "decreto liquidità", sono peraltro state riscontrate dal Ministro dell'economia e delle finanze nel corso di un'intervista rilasciata venerdì 15 maggio al quotidiano "la Repubblica". Il Ministro, in quell'occasione, si è dimostrato anche favorevole alla possibilità di interventi in sede parlamentare per il rafforzamento delle procedure di autocertificazione che riducano il rischio di coinvolgimento, sul piano del diritto fallimentare penale, per chi eroga il prestito in situazioni di eccezionale ed oggettiva incertezza economica determinata dalle conseguenze dell'epidemia COVID-19;
ad aggravare ulteriormente la crisi di liquidità delle PMI si aggiunge il fatto che spesso gli stessi piccoli imprenditori stanno anticipando la cassa integrazione ai propri lavoratori, e quindi, in attesa o a causa dei suddetti ritardi, sono costretti ad indebitarsi ulteriormente, con il risultato di aggravare ancora di più la crisi di liquidità in cui versano per effetto della pandemia,
si chiede di sapere:
se il Governo, a fronte del perdurante allungamento dei tempi di erogazione degli aiuti previsti nel "decreto liquidità" a favore delle piccole e medie imprese, non ritenga di intervenire per verificare il corretto comportamento degli istituti di credito;
se non ritenga di intervenire mediante atti di impulso o tempestivi provvedimenti esecutivi volti a garantire alle piccole e medie imprese l'erogazione degli aiuti al lordo di tutte le pendenze di carattere finanziario, che esse dovessero avere nei confronti degli istituti di credito ai quali si rivolgono.
(4-03628)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso la Commissione permanente:
12ª Commissione permanente (Igiene e sanità):
3-01663 del senatore Alfieri e della senatrice Boldrini sulle misure adottate dalla Regione Siciliana per affrontare la fase 2;
3-01669 della senatrice Marin ed altri, sulla commercializzazione del plasma iperimmune come terapia anti COVID.