Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 086 del 30/01/2019
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
86a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 30 GENNAIO 2019
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 87 del 5 febbraio 2019
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 18,04).
Si dia lettura del processo verbale.
PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla situazione in Venezuela e conseguente discussione (ore 18,13)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla situazione in Venezuela».
Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, professor Moavero Milanesi.
MOAVERO MILANESI, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, senatrici e senatori, la situazione in Venezuela merita tutta la nostra attenzione e preoccupazione. Se posso fare una sintesi estrema, sono tre i fattori di preoccupazione: la deriva politica in atto, la crisi economica e sociale molto grave che sta colpendo la popolazione del Venezuela e, terzo fattore, per noi italiani, la presenza di una comunità molto importante di nostri compatrioti, discendenti di italiani e anche cittadini italiani presenti in Venezuela. Siamo sempre stati fautori di una risposta europea a questa crisi, come peraltro alle altre crisi con le quali ci confrontiamo nello scenario mondiale. Riteniamo che sia giusto perseguire - è quanto l'Italia ha sempre fatto e quanto sta facendo il Governo - una soluzione pacifica e democratica per questo Paese a noi così vicino.
Se mi consentite, passo a una ricostruzione degli eventi che hanno portato alla situazione attuale. Nel maggio dello scorso anno si sono svolte elezioni presidenziali anticipate, che hanno portato alla riconferma dell'attuale presidente, Nicolás Maduro. Queste elezioni sono state giudicate dalla comunità internazionale e dagli osservatori come non libere e non trasparenti. Di conseguenza, la legittimità dell'attuale Presidente del Venezuela ne è uscita fortemente inficiata. I fattori che hanno determinato questo giudizio possono schematicamente riepilogarsi nei seguenti: la partecipazione degli elettori al voto è stata bassa - inusualmente bassa - in un Paese dove normalmente è elevata; ci sono state delle decisioni giudiziarie quantomeno discutibili, che hanno portato a escludere svariati esponenti dell'opposizione dalla competizione elettorale; vi sono state numerose denunce di irregolarità e il risultato non è stato riconosciuto dalla coalizione di opposizione, né dall'Organizzazione degli Stati americani, né dall'Unione europea. Queste organizzazioni internazionali - ovviamente non hanno un potere di intervento diretto, ma possono liberamente esprimere il loro punto di vista - si sono immediatamente pronunciate a favore di nuove elezioni, purché libere e trasparenti.
Nel giugno dello scorso anno, di fronte a un'assenza di progressi, a livello di Unione europea è stato approvato un pacchetto di misure sanzionatorie cosiddette individuali, perché colpiscono singole persone: 11 esponenti dell'attuale regime di Governo in Venezuela sono stati ritenuti responsabili e, quindi, sanzionati per violazioni che riguardano i diritti umani e le regole democratiche. L'obiettivo delle violazioni era mantenere una forma di stimolo, di pressione, affinché si procedesse a un dialogo tra le forze politiche venezuelane e possibilmente a un ristabilimento pieno del quadro di legittimità democratica. In realtà, è accaduto che, il 5 agosto sempre del 2018, c'è stato un presunto attentato in presenza del presidente Maduro e questo ha causato una serie di interventi che sono stati portati avanti nei confronti delle opposizioni, che venivano indicate dal regime come colpevoli. Ciò, naturalmente, ha comportato a sua volta un'ulteriore reazione a livello di comunità internazionale. In particolare, alcuni Paesi dell'America latina - Argentina, Cile, Colombia, Paraguay e Perù, ai quali si è aggiunto il Canada - hanno preso una decisione molto rara nelle relazioni internazionali, vale a dire il deferimento del Venezuela alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità. Si tratta di un atto d'accusa di una gravità all'evidenza molto forte.
L'Unione europea, dal canto suo, con il pieno sostegno e la partecipazione dell'Italia, ha sempre insistito su cinque punti che - sempre nel tentativo di essere chiaro - mi permetto di schematizzare: il primo, il pieno ripristino e il rispetto dei poteri dell'Assemblea nazionale democraticamente eletta in elezioni giudicate valide dalla comunità internazionale e dagli osservatori; il secondo, l'indizione di nuove elezioni presidenziali credibili (il punto costante di questa vicenda nella posizione dell'Unione europea); il terzo, il rilascio di tutti i prigionieri qualificabili come prigionieri politici; il quarto, la piena garanzia della libertà di espressione e di informazione (quindi, siamo alle libertà basilari); il quinto, l'apertura di appositi corridoi umanitari per consentire l'afflusso di aiuti internazionali a favore della popolazione. Vi ricordo che uno dei tre elementi gravi di questa situazione è proprio l'emergenza sociale che tocca strati diversi della popolazione venezuelana. Questo è peraltro l'ulteriore sviluppo degli ultimi mesi: una vera e propria crisi di rifugiati, persone che lasciano il Venezuela per cercare rifugio e situazioni migliori in Paesi confinanti.
L'Italia è intervenuta a questo riguardo - lo segnalo come esempio particolare - con un finanziamento di 500.000 euro all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, e si è fatta promotrice - a fine ottobre 2018 - di un inizio di fase esplorativa dell'Unione europea, insieme a Paesi latino-americani, per cercare di facilitare il dialogo tra Governo e opposizione.
Arriviamo agli sviluppi più recenti. Il 10 gennaio il presidente Maduro si è insediato - nella situazione di non piena legittimità democratica di cui abbiamo già detto - per il suo secondo mandato. Gli ambasciatori degli Stati dell'Unione europea non sono stati presenti alla cerimonia cosiddetta di insediamento, per decisione evidentemente coordinata a livello di Unione. Successivamente sono state assunte delle iniziative, da parte del Governo, per restringere la piena possibilità di operare del Parlamento, che nel frattempo aveva eletto come proprio presidente Juan Guaidó.
Lo scorso 23 gennaio il Presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela - è il Presidente del Parlamento - sulla base degli articoli della Costituzione venezuelana - per chi ama i numeri, si tratta degli articoli 233 e 333 - ha giurato come Presidente ad interim e si è quindi arrivati a una rottura del quadro istituzionale interno.
A seguito di questo suo pronunciamento, sono arrivati dei riconoscimenti al Presidente dell'Assemblea da parte degli Stati Uniti e di sette dei Paesi del cosiddetto Gruppo di Lima, che riunisce i Paesi dell'America del Sud. Sono rimasti fuori da questo supporto Messico e Uruguay, che hanno espresso una posizione comune per un negoziato fra Governo e opposizione in Venezuela.
Viceversa, sul fronte opposto di sostegno al presidente Maduro troviamo Cuba, Russia, Cina, Turchia, Nicaragua e Bolivia. Ci sono state espressioni di preoccupazione da parte della Santa Sede e, per quanto riguarda l'Unione europea, al Consiglio affari esteri del 21 gennaio scorso è stato discusso, ancora una volta, lo stato della situazione in Venezuela. Un piccolo gruppo di Paesi (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Paesi Bassi) ha fatto una dichiarazione insieme - sempre il 21 gennaio - per rendere più veloce la costituzione del cosiddetto gruppo di contatto internazionale, che dovrebbe riunire Paesi dell'America latina e Paesi europei, per cercare di ristabilire i fili del dialogo - o del negoziato, se vogliamo chiamarlo così - tra Governo e opposizione e, possibilmente - quanto meno negli intenti dei Paesi europei e dell'America latina - portare a un ristabilimento pieno della legittimità democratica.
Successivamente, il 23 gennaio scorso c'è stata una prima dichiarazione a 28 - tutti gli Stati attualmente membri dell'Unione europea - contro l'uso della forza da parte della polizia e a sostegno della libertà di manifestazione, perché era in atto una repressione delle manifestazioni contrarie al Governo. Arriviamo infine agli ultimissimi avvenimenti. Tra venerdì 25 e sabato 26 gennaio è stata discussa, a livello di contatti intensi tra gli Stati membri dell'Unione europea, una dichiarazione comune - alla redazione della quale, come Governo italiano, abbiamo contribuito più che attivamente - che è stata adottata e diffusa al pubblico sabato 26, in cui si sottolinea la necessità di arrivare a una soluzione democratica.
In particolare, anche in questo caso mi permetto un riassunto nei cinque punti più rilevanti. Vi sono anzitutto la condanna delle morti provocate dalla repressione e il sostegno all'Assemblea nazionale, organo democraticamente legittimato. Come terzo elemento, vi è un pressante appello per la convocazione di elezioni, con un annuncio da farsi già nei prossimi giorni, rispetto a questo sabato 26. Come quarto elemento, nel caso in cui non ci dovesse essere detto annuncio e non si dovesse procedere verso nuove elezioni, i Paesi dell'Unione europea si riservano ulteriori iniziative. Viene menzionato come esempio, con la terminologia «ivi inclusa», la questione del riconoscimento di una diversa leadership nel Paese, secondo quanto previsto dall'articolo 233 - già da me citato - della Costituzione venezuelana. Come quinto elemento, vi è il sostegno a un credibile processo che impegni il Venezuela e i Paesi vicini, attraverso la costituzione del gruppo di contatto internazionale, di cui dovrebbero far parte - ripeto - Paesi latino-americani e Stati membri dell'Unione europea.
Alcuni degli Stati membri dell'Unione europea - 6 su 28 e, nello specifico, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Portogallo - hanno ritenuto di dover esprimere una posizione più netta rispetto alla posizione comune di cui vi ho detto. In particolare, hanno indicato esplicitamente un termine perentorio di otto giorni entro il quale fare l'annuncio, allo scadere del quale si riservano azioni. Queste dichiarazioni sono state diffuse sostanzialmente nella medesima giornata di sabato 26 ed esprimono chiaramente un appoggio al Presidente dell'Assemblea e alla sua attuale posizione di autoproclamazione, ai sensi della Costituzione venezuelana, come capo del Governo.
Per quanto riguarda la posizione italiana, ci riconosciamo pienamente nella dichiarazione dell'Unione europea, in particolare l'ultima, quella di sabato 26 gennaio; una posizione che ribadisce un obiettivo di risultato: arrivare a elezioni libere, democraticamente riconoscibili e trasparenti per il Presidente della Repubblica. Ci riconosciamo anche nella indicazione di un termine di giorni entro i quali debba arrivare l'annuncio delle nuove elezioni, anche se nella dichiarazione europea questo termine non è cifrato, a differenza di ciò che, invece, avviene nella dichiarazione dei sei Paesi di cui vi ho detto.
Teniamo presente che la situazione in Venezuela si può definire, con un termine neutrale, fluida; è una situazione tesa, in cui non dobbiamo dimenticare che la priorità deve essere quella di evitare che possano aumentare le violenze e prevenire uno scontro. C'è chi teme anche la possibilità di una guerra civile. Su questo - come ho detto all'inizio - bisogna riflettere con un occhio alla presenza di una forte comunità di compatrioti italiani.
L'obiettivo fondamentale della linea del Governo è restituire la scelta democratica al popolo venezuelano. Su questo non ci devono essere dubbi. L'opzione di arrivare a nuove elezioni, libere e trasparenti, pienamente riconoscibili dalla comunità internazionale, non è assolutamente da mettere in dubbio. Pensiamo che occorra lavorare per favorire siffatto processo nel migliore dei modi.
Rispetto a questo, rimaniamo impegnati e troviamo che la costituzione del gruppo internazionale di contatto rappresenterebbe un passo importante, perché permetterebbe di avere un gruppo permanente, nella misura in cui sarebbe stabile rispetto all'attuale crisi, che può fungere da stimolo e da osservatore, anche per rendere note pubblicamente eventuali derive.
Ci possono essere dei margini. Ci sono elementi che possono far pensare che si possa intraprendere questo percorso, ma ancora non ci siamo arrivati.
Il tema resta tra le priorità nelle discussioni a livello europeo. Domani mattina mi recherò a Bucarest, dove è previsto un Consiglio dei ministri dell'Unione europea a Presidenza rumena (si svolge in questa forma nella capitale della Romania). Il Venezuela è il primo punto all'ordine del giorno e, quindi, il dibattito odierno in quest'Aula è quanto mai opportuno dal punto di vista della tempistica.
Siamo fortemente impegnati per gli italiani e i cittadini venezuelani di origine italiana che si trovano nel Paese, così come riserviamo particolare attenzione alle nostre aziende. Abbiamo preso alcune misure puntuali, che cito brevemente a titolo di esempio e naturalmente siamo a disposizione per dare maggiori dettagli. Abbiamo provveduto a intervenire sull'integrazione del minimo pensionistico. Tenete conto che vi è un'emergenza sociale: possono sembrare misure del tutto fuori luogo, inadeguate rispetto all'emergenza politica, ma stiamo parlando dell'emergenza sociale. Siamo, quindi, intervenuti su un tasso di cambio più vantaggioso per chi si trova in Venezuela e con un piano straordinario di assistenza ai gruppi più vulnerabili, stanziando per i nostri compatrioti più bisognosi che si trovano in Venezuela la somma di circa due milioni di euro.
Abbiamo provveduto a stabilire un fondo in grado di provvedere alla fornitura diretta di medicinali che non sono più reperibili sul mercato locale e, sempre nell'ordine di questi esempi, abbiamo sospeso l'adeguamento automatico della tariffa percepita per i servizi consolari, che viene adeguata automaticamente alla svalutazione della moneta venezuelana. Questa è una misura importante, perché la svalutazione ha raggiunto dei ritmi di grande rilievo.
I nostri servizi consolari e di ambasciata operano a pieno ritmo, in assistenza agli italiani e ai cittadini di origine italiana. Abbiamo rafforzato le misure atte a garantire la sicurezza, potenziando, tra le varie cose, il contingente di carabinieri in servizio presso le nostre sedi. Nel sito della Farnesina Viaggiare Sicuri, che ha l'obiettivo di fornire il massimo delle informazioni, vengono fornite tutte le informazioni necessarie.
Un'ultima parola pronuncio sul caso della cittadina italo-venezuelana Laura Beatriz Gallo, attivista dell'opposizione, che è stata tratta in arresto nel corso delle manifestazioni di protesta del 23 gennaio scorso. La nostra ambasciata ha preso tutte le informazioni e sta fornendo assistenza, in particolare per verificare le sue condizioni di salute e di detenzione. Siamo in contatto con i familiari e con i legali, naturalmente, come sempre accade quando ci sono queste situazioni di difficoltà per gli italiani all'estero. La situazione processuale è la seguente: il giudice aveva disposto una libertà condizionata, c'è stata un'opposizione in appello da parte della pubblica accusa e ora si deve pronunciare il giudice di appello.
Questo è il quadro, mi auguro utile. Avremo ulteriori aggiornamenti sulle posizioni europee a valle della riunione di cui vi ho già detto, domani e dopodomani a Bucarest. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto magistrale statale «Carlo Baudi di Vesme» di Iglesias, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (ore 18,34)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà.
CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, anzitutto consentitemi di rivolgere un saluto agli italiani in Venezuela, che sono sicuramente in questo momento - come ci hanno segnalato già da qualche giorno - in contatto con questa Aula in modo materiale, nel senso che stanno seguendo il dibattito che avviene qui al Senato. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Lo hanno aspettato con ansia. Il Governo finalmente si è presentato, dopo quattro o cinque giorni dalle nostre richieste, secondo me tardivamente. Vorrei anche dire a quegli italiani che tanti di coloro che sono presenti in quest'Aula saranno sabato in piazza con la comunità venezuelana in Italia, a manifestare per la libertà di quel Paese.
Lo voglio dire e voglio sgomberare il campo da un problema: tutti voi sapete in quest'Aula, per la mia lunga militanza, che sono considerato quasi sempre un mediatore, anche in eccesso, una persona che cerca e rifugge gli estremismi. È vero, sono così, è la mia natura e non solo la mia vocazione politica. E sono anche uno che non fa mai delle polemiche personali. Voglio infatti dire al ministro Moavero Milanesi, che stimo, che mi rendo conto della sua situazione e vorrei sgomberare il campo anche dal fatto che le considerazioni che farò siano rivolte personalmente al Ministro. Siamo tutti troppo intelligenti per non capire che il Ministro siede in un Governo dove, sul tema dell'Afghanistan, il Ministro della difesa ha spiegato che non era tenuto ad avvertire il Ministro degli affari esteri. Ripeto, egli siede in un Governo in cui il Ministro della difesa, davanti a un tema come quello del ritiro dall'Afghanistan, dice che non era mica tenuto a parlare con il Ministro degli affari esteri. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD e del senatore De Bertoldi).
Francamente, non mi meraviglio, dopo questa premessa, nel sentire quello che il Ministro degli affari esteri ha detto adesso, che è una comunicazione burocratica ineccepibile sulla burocratica posizione che il Governo italiano ha assunto, che peraltro è stata burocraticamente anticipata dal Presidente del Consiglio dei ministri, che qualche ora fa - è su tutte le agenzie - ci ha spiegato che noi siamo per il dialogo; che noi siamo per la pace in Venezuela, e che noi vogliamo che le parti dialoghino tra di loro. Guardate: è molto difficile non essere d'accordo con questo. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP).
Il problema vero è che questo dialogo si è ricercato da anni. Il Vaticano ha fatto in prima persona una mediazione chiamando al tavolo tutti, e tutti hanno capito che il dialogo serviva unicamente a Maduro per prendere tempo e reprimere brutalmente l'opposizione in quello che è diventato un regime narcotrafficante, perché i collegamenti tra il traffico della droga e il regime venezuelano ormai li conoscono anche i bambini dell'asilo. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP). E non è un caso che tutti i Paesi del blocco dell'America del Sud, o quasi tutti - certo non il Nicaragua, ma forse uno di questi giorni dovremmo parlare del Nicaragua - abbiano espresso una posizione univoca.
Io vi dico sinceramente che non è vero che il Governo italiano non si sia espresso. No, perché, se noi diciamo che questa comunicazione burocratica non è chiara, sbagliamo: è chiarissima. Una volta tanto consentitemi di dire che Salvini - lo critichiamo sempre e lo critico anch'io in prima persona - aveva ragione. Salvini ha detto: «Sto con il popolo venezuelano e contro i regimi come quello di Maduro, fondato su violenza, paura e fame. Quanto prima cade, senza ulteriori scontri, meglio è».
Io speravo che almeno in questa circostanza, visto che Salvini conta molto nel Governo, avesse impresso questa linea al Governo italiano, che è la linea che hanno espresso non alcuni Paesi che non hanno interessi in Venezuela. Anche in questo, per favore, non siamo così ipocriti da dire che noi non prendiamo posizione per paura dei nostri connazionali. I nostri connazionali in Venezuela oggi vogliono che prendiamo posizione. La Spagna mi risulta che non abbia meno connazionali di noi in Venezuela. E io devo ringraziare il Governo spagnolo, quello francese, quello del Regno Unito, quello dei Paesi Bassi, che hanno con coraggio assunto una posizione. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD e del senatore De Bertoldi).
Noi abbiamo una posizione; non è vero che noi non l'abbiamo. Noi abbiamo una posizione chiarissima: il Governo italiano è per una equidistanza tra Maduro e l'Assemblea legislativa. In sostanza, il Governo italiano ci spiega che devono dialogare; che i due ragazzi che litigano si mettano al tavolo, perché per noi ci sono il Presidente e il Parlamento; noi non sappiamo da che parte stare; sappiamo che devono dialogare.
No, no, i conti non tornano. Io so da che parte stare, il Gruppo per le Autonomie sa da che parte stare: noi scegliamo l'unico organismo legittimato dal voto popolare, quello vero, che è l'Assemblea legislativa. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD). Noi scegliamo di essere solidali con i nostri colleghi venezuelani che sono stati privati dello stipendio, che sono stati privati della sede. Se non vi è chiaro, vi vorrei dire che il regime ha provveduto anche a tagliare la luce, il gas e tutto il resto all'Assemblea nazionale venezuelana. Almeno per solidarietà tra parlamentari, io credo che noi dovremmo esprimerci con chiarezza su questo. E invece noi scegliamo l'equidistanza.
Colleghi, sui cinque punti prima citati dal Ministro siamo tutti d'accordo. Avete visto che anche Maduro dice che occorre fare le elezioni. Oggi Maduro ha detto di essere d'accordo con la richiesta di fare elezioni garantite democraticamente, ma dell'Assemblea nazionale! Si è dimenticato le sue elezioni (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD), perché tanto ha già incassato le elezioni. Lui è per rinnovare l'Assemblea nazionale. Se non fosse una vicenda tragica, se non fosse che noi parliamo del Paese che negli anni Settanta era l'Eldorado - era tra i Paesi più ricchi del mondo, secondo tutte le statistiche, mentre oggi è invece ridotto al livello dei Paesi più scalcagnati del nostro Pianeta - ci sarebbe quasi da sorridere davanti a queste cose.
Bene, io credo e spero che il Governo italiano cambi posizione. Spero che il Governo italiano decida da che parte stare. Spero che il Governo italiano scelga di stare dalla parte di coloro che oggi sono in piazza e sono affamati da un regime illiberale e dispotico. Spero che il Governo italiano esca dalla stucchevole idea dell'equidistanza come se ci fossero due parti egualmente legittimate moralmente e democraticamente. No! Non sono uguali. Non sono uguali perché da una parte c'è il bene; c'è una politica che comunque cerca di lavorare nell'interesse della gente e rischia in prima persona per affermare le proprie idee e, dall'altra parte, c'è un regime che sta in piedi con i militari. E sapete perché i militari tengono i piedi questo regime? Sono compromessi fin sopra la testa con i traffici, non ultimi i narcotraffici, ormai completamente connessi con il regime venezuelano. Questa è la realtà.
Io non sono un pericoloso estremista che cerca di andare in giro. Sono una persona obiettiva che in gran parte, con questo discorso, è in connessione con tutte le persone che conoscono la situazione del Venezuela e che hanno, in questi anni, seguito attentamente la situazione.
Cari colleghi, è un'occasione mancata per l'Italia, l'ennesima. Non mi meraviglio perché, considerate le premesse che ho fatto sull'Afghanistan, il minimo è che succeda anche questo. Speriamo che nelle prossime ore ci sia un sussulto di dignità. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), FI-BP e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Onorevole ministro Moavero Milanesi, la ringrazio per aver informato quest'Assemblea sui propositi del Governo rispetto alla crisi venezuelana. Abbiamo ascoltato con grande attenzione le sue parole e vogliamo credere che esse rappresentino davvero la posizione del Governo. Dico questo perché nei giorni scorsi, come spesso accade, diversi esponenti della maggioranza hanno espresso posizioni diverse, in certi casi addirittura contraddittorie.
Io penso che la politica estera dell'Italia meriti un comportamento più serio, maggiore prudenza nelle dichiarazioni e una linea condivisa almeno a livello di Governo. Non parliamo poi delle quasi dichiarazioni di guerra a Germania, Francia e Olanda, ma soprattutto di quelle sull'impegno dei nostri militari che non possono e non devono essere esposti a maggiori rischi per le beghe di una maggioranza traballante.
Voglio approfittare di questa occasione per far giungere al Presidente Conte la mia sincera solidarietà. Piuttosto che governare il Paese, il Presidente del Consiglio sembra costretto a passare la maggior parte del suo tempo a riconciliare le litigiose fazioni della sua maggioranza o a proporsi come scudo per responsabilità altrui.
Seguiamo con apprensione l'evoluzione di una situazione di grande tensione: l'aggravarsi del braccio di ferro tra Nicolás Maduro e Juan Guaidó sta portando il Paese nel caos, mentre il popolo venezuelano è già profondamente sfiancato da condizioni economiche e sociali davvero drammatiche che lei stesso ha illustrato, con carenze di cibo, di medicine e di acqua, con decine di morti a seguito delle manifestazioni di protesta.
Riteniamo che a questo punto l'Italia, di concerto con i Paesi dell'Unione europea e in conformità con il diritto internazionale, debba promuovere una forte iniziativa diplomatica utile a evitare che su questa crisi si consumi uno scontro di natura geopolitica e geoeconomica che nulla ha a che fare con la vera urgenza di queste ore: evitare innanzi tutto una guerra civile e scongiurare spargimenti di sangue, nel supremo interesse di tutti i cittadini venezuelani, molti dei quali di origine italiana. Bisogna allora ricondurre lo scontro dentro i limiti della legittimità democratica, lavorando affinché siano i cittadini a scegliere autonomamente e democraticamente, mediante nuove elezioni, il futuro del loro Paese.
Noi di Liberi e Uguali crediamo che la comunità internazionale debba accompagnare questa fase attraverso osservatori internazionali che vigilino sul corretto svolgimento di nuove elezioni da convocare il prima possibile, attraverso il negoziato e la diplomazia con tutti i mezzi possibili, evitando che gli ultimatum si risolvano in occasioni di violenza fratricida.
Come opposizione, sosterremo lealmente il Governo italiano in questa prospettiva e contestualmente chiediamo a lei, ministro Moavero Milanesi, di riferire tempestivamente al Parlamento le ulteriori iniziative che ella vorrà intraprendere per tutelare la comunità italiana che vive in Venezuela e che ci sta seguendo. (Applausi dai Gruppi Misto e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà.
URSO (FdI). Signor Presidente, avevamo chiesto in quest'Aula l'intervento del nostro Governo una settimana fa: è dunque passata una settimana prima di avere una tardiva, confusa e approssimativa informativa.
Nel frattempo, a noi tutti sono arrivate centinaia, migliaia di commoventi richieste d'aiuto da parte della nostra comunità in Venezuela. Due milioni di cittadini italiani - o oriundi italiani - ci hanno guardato e ci guardano anche in questi minuti: grazie a Internet e al canale satellitare, infatti, siamo seguiti da quella comunità proprio in queste ore, mentre a Caracas e in altre città la gente scende in piazza per manifestare e chiedere libertà.
Quella gente aspettava dal Governo della Patria d'origine una chiara presa di posizione. In questa settimana, invece, secondo il giornale più vicino al Governo, «il Fatto Quotidiano», l'Italia ha espresso quattro diverse posizioni.
La prima posizione è quella da lei ribadita in quest'Aula, vicina, o meglio, al seguito dell'Unione europea, dato che lei ha parlato solo di seguire l'Unione europea: l'Italia, che, insieme alla Spagna, è il Paese che ha più connazionali in Venezuela di chiunque altro, è al seguito dell'Unione europea.
In secondo luogo, lo stesso giornale parla di Salvini contro Maduro. Finalmente, dopo il primo giorno, in cui la Lega è rimasta imbarazzata e silente, senza prendere posizioni in quest'Aula, l'ha fatto il ministro dell'interno Salvini, e in maniera netta, contro il dittatore Maduro, a capo di una giunta e di un regime militare che si reggono anche sul narcotraffico. Quanto di peggio vi possa essere al mondo in questo momento.
Una terza posizione, contro gli Stati Uniti, è stata espressa dal Ministro degli affari esteri in pectore - o ombra - il signor Di Battista, peraltro appena tornato dal Nicaragua.
Una quarta posizione - lo dice lo stesso giornale - è stata espressa dal Premier, essendo in mezzo a tutti gli altri. Aggiungo, signor Ministro degli affari esteri, che una quinta posizione è stata espressa pochi minuti fa dal Gruppo di maggioranza relativa che in un comunicato ufficiale - che anticipa quanto ha detto lei - dice esattamente un'altra cosa. Nel comunicato ufficiale espresso dal Gruppo dei senatori del MoVimento 5 Stelle pochi minuti fa in un'agenzia, infatti, è stata espressa una quinta posizione poco prima che lei parlasse, che è la posizione della Grecia; di questa "grande potenza" che evidentemente avrà anch'essa milioni di connazionali in Venezuela e che, a differenza di quello che pensano le popolazioni dell'America latina (brasiliani, argentini, cileni, colombiani e tutti gli altri o quasi tutti gli altri), esprime un'altra posizione, perché la Grecia è molto vicina a quel Paese, ne sa molto di Venezuela, più della Spagna, più di noi, più degli americani, più dei venezuelani.
Siamo quindi già a cinque diverse posizioni in vista del vertice di domani, in cui non si capisce cosa lei dirà a nome dell'Italia. E non si capisce il momento di estrema gravità, in cui a noi appare chiarissima la situazione: da una parte c'è un regime militare che si regge sul terrore. Secondo le Nazioni Unite, già in questa settimana di silenzio e latitanza da Ponzio Pilato del Governo italiano, ci sono stati 40 morti, 850 arresti (700 solo nella giornata di mercoledì scorso). Ci sono video che mostrano le torture e gli assassinii perpetrati dalla polizia segreta venezuelana; ci sono italiani arrestati; un milione di persone è fuggito all'estero; ci sono disperazione e morte, anche e soprattutto nelle zone come le borgate di Caracas, che tanto avevano sperato nel regime di Chavez e che oggi sono piombate nel buio di Maduro. C'è un regime militare che è stato eletto in un'elezione definita una farsa dalla comunità internazionale, con un regime che è stato deferito dagli Stati - non è un evento raro, ma è la prima volta che accade - alla Corte penale internazionale. La gravità è questa. Da una parte vi è un regime intollerante, l'elezione di Maduro che è stata dichiarata una farsa; e dall'altra parte vi è un'Assemblea nazionale liberamente eletta che, in base alla Costituzione venezuelana e al diritto internazionale, elegge un Presidente ad interim, sia sulla base del diritto venezuelano (articolo 233 della Costituzione) sia sulla base del diritto internazionale.
Non c'è dubbio da che parte stare. Non comprendiamo il dubbio del Governo, e non dell'Italia, perché essa sta dalla parte della comunità italiana in Venezuela, per la libertà del Venezuela. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP, PD e Aut (SVP-PATT, UV)).
È il Governo italiano che non sta né con la comunità italiana, né con la comunità internazionale, e nemmeno col popolo italiano, che ha molti parenti in Venezuela. (Commenti del senatore Ferrara).
Dall'altra parte, c'è un Governo eletto da un Parlamento liberamente scelto dagli elettori. Cosa ha risposto Maduro? Lei non ce l'ha detto in quest'Aula. Maduro ha risposto già oggi alle richieste della comunità internazionale, dicendo che resterà in carica fino al 2025 - si è fatto rieleggere fino al 2025 - e che semmai scioglierà l'Assemblea nazionale per eleggerne un'altra. La risposta c'è già stata. Ora tocca all'Europa e toccherebbe anche all'Italia - prima dell'Europa e non dopo l'Europa, non coprendosi con l'Europa, ma scoprendo il proprio volto di Paese e di Nazione - dire cosa pensa. Noi crediamo che l'Italia debba dire soltanto una cosa: quello che chiedono gli italiani in Venezuela, e cioè garantire la loro libertà e la loro sopravvivenza e per la loro libertà e la loro sopravvivenza ci vogliono elezioni libere e democratiche garantite dalla comunità internazionale; elezioni presidenziali (che sono quelle illegittime), ed è quello che deve chiedere immediatamente il Governo italiano per dare conforto alla comunità internazionale e alla comunità italiana. Più forte è la nostra voce - noi non siamo né la Grecia né la Tunisia, ma siamo l'Italia - più forti sono i diritti degli italiani che stanno in Venezuela e più forti sono i diritti dei venezuelani che guardano all'Italia come madrepatria.
Per questo crediamo che il suo intervento sia stato giustificato dalle condizioni di questo Governo e dell'attuale maggioranza, ma pensiamo - se permette - che esso sia inadeguato rispetto alle richieste di aiuto che ci vengono dal Venezuela e anche dagli altri Paesi dell'Unione europea, che chiedono all'Italia di schierarsi insieme e uniti per reclamare libertà e democrazia per tutto il Venezuela e certamente per la nostra comunità. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP e del senatore Steger).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD). Signor Presidente, come sa, avremmo voluto questo incontro già la scorsa settimana, dinanzi agli eventi che si succedevano con un'intensità senza precedenti e che avevano cambiato il quadro politico in Venezuela. Purtroppo non è stato possibile per le evidenti difficoltà di una maggioranza mai divisa come in politica estera: lo abbiamo visto in questo caso, così come nel caso delle missioni in Afghanistan. Serve un chiarimento e io penso che non basti un'informativa; credo che servano delle comunicazioni, con delle risoluzioni sulla politica estera, perché la nostra preoccupazione è che la politica estera italiana stia cambiando radicalmente.
Faccio il primo esempio concreto. La comunità italiana in Venezuela, una delle più importanti in America latina, si aspettava una risposta chiara, netta e di vicinanza dal Parlamento, che parlasse con una voce unica; questa voce non c'è stata e questo è l'elemento più grave. Parliamo di un Paese che ha conosciuto negli ultimi anni un innalzamento del 10 per cento della mortalità infantile, un'inflazione a tre cifre, una svalutazione del 95 per cento in nome del sovranismo, con una nuova moneta che ha portato ad incrementare il costo delle importazioni - lo sanno bene i nostri italiani - e dove trovare delle medicine è maledettamente complicato. Menomale che, come abbiamo sentito dal Ministro, grazie ai diplomatici che stanno lavorando, avete ripristinato quel fondo che l'attuale maggioranza ha tagliato nella legge di bilancio e che noi invece avevamo previsto lo scorso anno, con due milioni utili in questa occasione come non mai. (Applausi dal Gruppo PD).
Lo dico perché sappiamo distinguere il lavoro prezioso che fa la diplomazia per stare vicino alla nostra comunità italiana rispetto alle dichiarazioni dissennate dei leader della maggioranza che governa in questo momento il nostro Paese. Lo dico perché noi rischiamo di abbandonare la comunità internazionale, la comunità delle democrazie liberali: è questo il principale rischio che vedo in questo momento, di non stare dalla parte di chi ha patito in questi anni la dittatura di Maduro. Parliamo di tre milioni di rifugiati, con i leader dei principali partiti di opposizione - penso a Volontà Popolare - sono stati arrestati o sono in esilio o hanno chiesto asilo nelle principali ambasciate dei Paesi latino-americani.
Credo dunque che, davanti ad un episodio come quello che è accaduto nelle settimane scorse, con il fermo del Presidente dell'Assemblea nazionale e il successivo congelamento dei beni e il divieto di espatrio, il Governo del nostro Paese dovesse esprimere con chiarezza solidarietà e vicinanza al presidente Guaidó. Questo non voleva dire riconoscerlo; voleva dire che noi stiamo dalla parte delle democrazie liberali, stiamo con la comunità internazionale che ha deciso di condannare quegli eventi. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)).
L'altro grande rischio che io vedo è la rottura del nostro protagonismo e della solidarietà all'interno dell'Unione europea. Mai come con il Venezuela si era misurata la capacità dell'Unione europea di parlare con una voce sola.
È vero o non è vero, signor Ministro, che, dopo le elezioni del maggio 2018, elezioni contestate con forza dall'Unione europea per l'assenza di osservatori internazionali, vi eravate trovati al Consiglio affari esteri e avevate detto in maniera netta che bisognava prendere misure restrittive, mentre al contempo la Russia - che sembra essere diventata un punto di riferimento di una parte della maggioranza - riconosceva Maduro, gli faceva i complimenti e lo invitava al Cremlino?
È vero o non è vero che a dicembre, quando lei ha appoggiato con il suo autorevole parere, il parere del Governo italiano, le misure dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini per la conferma dell'embargo delle armi al Venezuela, nonché le misure restrittive nei confronti di 18 personaggi del Governo di Maduro - gli stessi responsabili delle repressioni nei confronti delle manifestazioni legittime e democratiche dell'opposizione - nello stesso momento Mosca inviava due bombardieri strategici Tupolev 160 a Caracas?
E nel momento in cui, a gennaio, la Mogherini riconfermava la sua preoccupazione per la situazione in Venezuela, «Reuters» e «The Guardian» pubblicavano articoli in cui dicevano che mercenari russi legati al gruppo Wagner arrivavano al fianco di Maduro in Venezuela.
Davanti a questa situazione così maledettamente complicata noi dobbiamo dire da che parte stiamo; non si può tentennare: o si sta dalla parte di Russia, Cuba e dei loro amici o si sta dalla parte della comunità internazionale e delle democrazie liberali. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP-PATT, UV)). Conosco il lavoro che viene fatto al Consiglio affari esteri e il lavoro che fa lei come Ministro, ma - non me ne voglia - nella costruzione e nella definizione degli elementi essenziali della politica estera incidono di più le dichiarazioni dei principali leader della maggioranza.
Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, ed è stato quello il momento di frattura fondamentale che ha aperto una nuova fase che la comunità internazionale ha colto, perlomeno i principali Paesi democratici: in testa l'Unione europea con la Francia, la Spagna e la Germania, e dovevamo esserci noi a costruire quella posizione comune. Ebbene, davanti a quel tentativo di costruire e aprire una nuova fase, l'Italia è stata silente. Anzi, no, non è stata silente: magari fosse stata silente. Abbiamo invece sentito voci diverse: da una parte, abbiamo sentito Salvini dire subito che era dalla parte di Trump - perché dire dalla parte dell'Unione europea evidentemente gli fa fatica; è troppo - e, dall'altra parte, il nuovo capo politico del MoVimento 5 Stelle Di Battista, onnipresente in televisione, ha definito la posizione dell'Unione europea, che sarebbe stata avallata da Salvini, una «stronzata megagalattica»: una fine definizione diplomatica che dà il senso di quello che oggi è il messaggio che va all'estero dell'Italia. Penso, allora, che il Governo italiano debba recuperare.
Non mi hanno rassicurato le dichiarazioni del presidente del Consiglio Conte di questa mattina: ha parlato di elezioni libere e democratiche e ha detto che non c'è bisogno di investiture. Penso che in questo momento le posizioni ambigue e gli equilibrismi non siano sinonimo di un'attenzione equilibrata o di un tentativo di mediazione, ma rischino di essere una vicinanza pericolosa a un regime repressivo, e noi abbiamo il dovere di dire con chiarezza da che parte stiamo. (Applausi dai Gruppi PD, FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV). Congratulazioni).
IWOBI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IWOBI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro degli affari esteri, credo che di fronte a un popolo in sofferenza non ci debba mai essere spazio per le polemiche, specialmente in quest'Aula, ma una ricerca di proposte condivise al fine di trovare una soluzione adeguata. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Detto questo, anzitutto esprimo la mia preoccupazione per quanto sta accadendo in questi giorni in Venezuela.
La situazione attuale è la conseguenza di un pesante conflitto istituzionale tra i poteri dello Stato venezuelano. Gli equilibri tra potere esecutivo e potere legislativo, infatti, sono compromessi a causa di una consolidazione dei rapporti tra Governo e Tribunale supremo di giustizia, che ha portato quest'ultimo - nel marzo 2017 - a dichiarare nulli gli atti dell'Assemblea nazionale per evidenti ragioni politiche e ad affidare le prerogative parlamentari al capo del Governo. L'autoproclamazione del capo dell'opposizione, nonché leader dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidó, è quindi solo l'ultimo atto di uno scontro che mostra una democrazia ferita e un popolo tutt'altro che libero di esprimere la propria sovranità.
La qualità di un ordinamento democratico dipende dal rispetto, da parte delle istituzioni, della libera volontà popolare e cioè dal saper accettare la sconfitta elettorale e dal rispettare l'opposizione, perché necessaria affinché sia data voce a tutti i cittadini. In questo difficile scenario vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà al popolo venezuelano e soprattutto ai nostri concittadini che vivono in Venezuela. Signor Ministro, il nostro impegno, come Paese democratico, dovrà essere indirizzato urgentemente a sostegno del ripristino della democrazia e dei giusti equilibri istituzionali, nel rispetto della dignità e della sicurezza del popolo venezuelano.
Mi avvio dunque a concludere questo mio breve intervento, signor Ministro. Vista la sofferenza che ha raggiunto un livello critico e insostenibile per la popolazione del Paese, ribadisco la necessità che nel rispetto della dignità umana e della persona, oltre agli interventi tempestivi già effettuati e di cui dobbiamo prendere atto - siamo infatti orgogliosi di aver fatto qualcosa e di esserci espressi come si deve (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az)- si debba intervenire ulteriormente contro un regime che ha portato, o sta portando, verso la guerra civile un popolo pacifico come quelle venezuelano. Tutto ciò ovviamente deve essere fatto rispettando la volontà democratica e la libertà, per porre fine al dolore e all'infelicità del popolo venezuelano.
È vero che il nostro Paese ha agito ed è intervenuto tempestivamente per arginare la sofferenza di questo popolo e dei nostri concittadini che vivono in Venezuela, ma è altrettanto vero che deve continuare ad agire nei confronti del regime, che sta infliggendo al Paese una sofferenza inaccettabile. Credo che questo sia il momento in cui dobbiamo guardare la realtà in faccia e fare ciò che è in nostro potere, come Paese democratico. L'Italia è un Paese democratico che deve far sentire la propria voce, come sta facendo in questi ultimi tempi. Dobbiamo infatti prendere atto che le cose stanno cambiando: credo che il nostro Paese e il nostro Governo in questo momento stiano operando, non soltanto di fronte a un popolo che soffre, ma negli scenari internazionali. Quindi, signor Ministro, per concludere, chiedo un ulteriore sforzo affinché questa sofferenza cessi in modo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e Aut (SVP-PATT, UV). Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-BP). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro degli affari esteri, abbiamo dovuto aspettare sei giorni e qualche ora per averla in Aula. Certamente lei ha un'agenda molto fitta e ha sicuramente avuto molti incontri importanti, però, lasci che citi anch'io il Ministro dell'interno: «Prima gli italiani». (Applausi dal Gruppo FI-BP). Non soltanto prima i senatori italiani, ma prima gli italiani che sono in Venezuela e che, ora dopo ora, in questi sei giorni in cui abbiamo aspettato, rischiano la vita a causa di condizioni drammatiche per tutti. I nostri connazionali in Venezuela vivono in un Paese in cui non c'è la libertà e in cui è difficile approvvigionarsi di cibo e di acqua. I farmaci si comprano al mercato nero. Riceviamo dei messaggi: le colleghe Minuto, Lonardo e altri ci fanno vedere i messaggi che ricevono da persone che sono lì. I farmaci li trovano - se li trovano, e spesso non ci sono - al mercato nero, con degli esborsi spaventosi. I bambini in stato di denutrizione sono numerosissimi, come nei peggiori Paesi poveri. Stiamo parlando di un Paese che, pochi decenni fa, era tra i più ricchi del mondo e che ha tutt'ora le potenzialità per essere tra i Paesi più ricchi, con un sottosuolo ricchissimo e una struttura economica che era forte. Oggi c'è invece un'inflazione che - è difficile addirittura dirlo - è pari a 10 milioni per cento. In pratica vuol dire che, in media ogni ventidue giorni, i prezzi raddoppiano. Questo vuol dire la distruzione dell'economia
La situazione è talmente disperata che anche coloro che altrimenti non avrebbero intrapreso la via dell'impegno e della discesa in piazza hanno avuto il coraggio di farlo, con la pancia vuota e il rischio che a casa magari arrivino le squadracce a portare via qualche parente. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Steger).
Ho letto quanto ci ha scritto un nostro nazionale: «Avevo cinque parenti spariti, e poi abbiamo trovato i loro corpi: uccisi dal regime. Fino a qualche tempo fa portavo, una volta alla settimana, un fiore su queste cinque tombe, ora non posso più fare neppure questo». (Applausi dai Gruppi FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV)). Questa è la situazione e ciò avveniva un anno fa.
L'opposizione democratica in Venezuela ha aspettato tantissimo. Quella del presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidó non è stato un colpo di testa: ha aspettato mesi e mesi prima di assumere tale decisione, nella speranza che il famoso dialogo desse qualche frutto. Dopo un anno e più di situazione insostenibile, dopo otto mesi dalle elezioni farsa del Presidente della Repubblica e dopo che sono stati tagliati la luce, l'acqua e ogni tipo di supporto all'Assemblea nazionale, il presidente Guaidó, con il consenso dell'Assemblea, ha applicato la Costituzione del Venezuela, che all'articolo 233 stabilisce chiaramente che, in mancanza del Presidente - e un Presidente eletto con elezioni farsa non è un Presidente - il Presidente dell'Assemblea nazionale assume provvisoriamente il ruolo di Presidente della Repubblica per garantire di arrivare a delle elezioni.
Signor Ministro, dopo sei giorni e dopo aver fatto comunicati sempre parecchio ambigui, parlando di un'attesa per le posizioni comuni dell'Unione europea, lei viene in questa sede e torna a riproporci, accanto a un dettaglio burocratico - di cui comunque la ringraziamo - una posizione che è ambigua nella forma - ovvero nell'apparenza - ma, come ha detto il presidente Casini, chiara nella sostanza: l'Italia non si schiera. L'Italia non riesce a schierarsi e a prendere una posizione tra il dittatore e chi - invece - forte della Costituzione e del sostegno popolare che ha eletto l'Assemblea nazionale, ha fatto un atto coraggioso di cui dobbiamo essere riconoscenti. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV) ) e dei senatori De Bertoldi e Ferrari).
Signor Ministro, lei ci ha detto delle cose interessanti e ci ha parlato delle dichiarazioni comuni fatte a livello di Unione europea, cui però è sempre mancato quel passo decisivo fatto da tanti altri Paesi - lei stesso ci ha parlato di sei Paesi dell'Unione europea - cioè riconoscere il presidente Juan Guaidó come Presidente temporaneo per arrivare a elezioni democratiche.
La domanda cui lei avrebbe dovuto rispondere, senza che gliela si facesse, è la seguente: come mai nei comunicati ufficiali l'Unione europea non ha fatto questo passo, mentre lo hanno fatto Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e altri? (Applausi dai Gruppi FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV) e dei senatori De Bertoldi e Ferrari). Come mai? Il sospetto che sia proprio a causa della posizione italiana, che si è espressa contro quelle condizioni, è forte. Allo stesso modo, è forte il sospetto che sia stata la posizione italiana - forse accanto a quella greca, con cui c'è stata una comunanza di intenti da parte dei senatori del MoVimento 5 Stelle - a portare alla mancata espressione del termine entro cui devono essere proclamate nuove elezioni.
Le nuove elezioni non possono essere gestite da Nicolás Maduro, da chi ha tenuto il comportamento di cui abbiamo parlato, esautorando, contro la Costituzione e ogni garanzia costituzionale, l'Assemblea nazionale democraticamente eletta per affidare i poteri legislativi a un organo di giustizia controllato da lui stesso. Possiamo metterli sullo stesso piano? No, non possiamo farlo. Possiamo fidarci di un presidente come Maduro quale garante delle elezioni democratiche? Possiamo fidarci di un Presidente, eletto con elezioni farsa, che adesso chiede le elezioni dell'unico organo che è legittimamente rappresentante della volontà popolare e cioè l'Assemblea nazionale? Non possiamo.
Che l'Italia venga superata da tutti gli organi, dagli organismi dell'Unione europea e da tanti altri Paesi; che l'Italia, con tanti cittadini italiani (200.000 con la cittadinanza italiana) che vivono lì (alcuni iscritti all'AIRE e altri no) e che in Venezuela ha forse un paio di milioni di cittadini di origine italiana, non si schieri quando i nostri concittadini ce lo chiedono (lo chiedono ai nostri rappresentanti, quando riescono ad andare in Venezuela) fa davvero cadere le braccia e ci fa dire che questo non è il Governo che rappresenta davvero gli italiani. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Perché ha aspettato così a lungo, signor Ministro? Ma il peggio è che noi di Forza Italia e tutta l'opposizione avevamo chiesto che, quando lei fosse venuto (e avremmo voluto che venisse molto prima), le sue fossero comunicazioni, cioè che il Senato potesse votare. La maggioranza l'ha impedito e il perché lo capiamo dalla posizione che lei ha illustrato, perché votare vuol dire prendere posizioni chiare e non stare nell'ambiguità. (Applausi dai Gruppi FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV) e dei senatori Ferrari e De Bertoldi). Da quello che abbiamo ascoltato - per la verità, più da quanto abbiamo sentito fuori dal Parlamento che da quanto abbiamo sentito in questa sede - in quest'Assemblea ci dovrebbe essere una vasta maggioranza favorevole al riconoscimento di Juan Guaidó e alla richiesta che sotto la sua Presidenza si arrivi a elezioni democratiche in Venezuela. Tuttavia ci viene impedito di votare. Dico che ci sarebbe una vasta maggioranza perché il ministro Salvini è stato piuttosto chiaro. Viene, però, impedito di votare, un po' come in Venezuela. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e Aut (SVP-PATT, UV)).
Non voglio dire che sia la stessa cosa, naturalmente, ma se accettiamo, come posizioni parimenti ammissibili, quella del presidente Maduro e quella del presidente Guaidó, se accettiamo che il Parlamento venga esautorato a beneficio di un organo nominato da un signore che è stato eletto tramite elezioni farsa, se lo accettiamo all'estero, c'è il rischio che un giorno lo si accetti anche nel nostro Paese.
Noi difendiamo la libertà dell'Italia, difendiamo la libertà dei venezuelani e soprattutto difendiamo la libertà, il benessere e la sopravvivenza dei nostri concittadini che vivono in Venezuela. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
In questi giorni il Parlamento europeo ha esaminato la questione; ieri il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha annunciato di essere in costante contatto telefonico col presidente Juan Guaidó; io avrei voluto ascoltare qualcosa del genere anche da lei o dal Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Evidentemente invece si scelgono altre vie. Domani verrà di nuovo affrontato il tema del Venezuela dal Parlamento europeo, che ha parecchie altre cose da fare, però ha trovato il tempo. Noi, in sei giorni, invece, riusciamo solo ad avere una comunicazione, senza poter esprimere un voto. Domani il Parlamento europeo voterà delle mozioni, tra le quali penso che passeranno sicuramente quelle del Partito Popolare Europeo, che chiedono esplicitamente il riconoscimento di Juan Guaidó come Presidente legittimo del Venezuela, in attesa di democratiche elezioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Steger).
Il Parlamento europeo lo farà domani; noi non solo non lo facciamo, ma non abbiamo neanche il diritto di votare. Questo non va bene! (Applausi dai Gruppi FI-BP e Aut (SVP-PATT, UV)). Questo ci copre di vergogna, in particolare di fronte ai nostri connazionali che soffrono in Venezuela e che hanno il coraggio di opporsi a un regime criminale, affamatore, complice dei trafficanti di droga (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD, FdI e Aut (SVP-PATT, UV) e che poi dà a prezzo di favore il petrolio a una certa grande potenza asiatica. Questo è inaccettabile ed è vergognoso per il nostro Paese! (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD, FdI e Aut (SVP-PATT, UV). Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare il signor Ministro per la sua costante disponibilità nel venire sempre in Parlamento ogni volta che lo richiediamo. Mi permetto di evidenziare che si tratta di una disponibilità costante e soprattutto seria, nel senso che gli permette di arrivare in Aula con una posizione politica certa, analitica e compiuta, checché ne dicano i nostri oppositori.
Il MoVimento 5 Stelle sostiene la maggioranza e quindi l'azione di Governo; quel Governo del cambiamento che ha portato l'Italia come capofila in Europa - vorrei ribadirlo, come capofila (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) - nel promuovere la linea unitaria del dialogo, della riconciliazione nazionale nel Venezuela e della soluzione politica e diplomatica e soprattutto nel chiedere con forza all'Unione europea e all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza di impegnarsi, finalmente e concretamente, in politica estera europea. Ci sembra, infatti, che finora non lo abbia mai fatto.
Abbiamo appreso dalle sue parole che sulla crisi venezuelana il Governo italiano conferma di aver scelto una posizione responsabile, in linea anche con quanto espresso pochi giorni fa da Papa Francesco; credo che questo sia un punto da sottolineare.
La crisi venezuelana, cari signori, non è una crisi dell'ultim'ora, come volete farci credere; è solo l'ennesima escalation di un contesto geopolitico caratterizzato da una condizione di instabilità interna che dura da almeno un ventennio. Nel 2015 questa crisi si è acuita enormemente, anche purtroppo grazie al calo del prezzo del petrolio; una parola che nessuno di voi però ha nominato in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo M5S). E allora lo faccio io: il prezzo del barile crollò nel 2015 da 100 dollari a circa 40 dollari; questo ovviamente ha condotto il Paese in un'inesorabile crisi, anche economica. È la verità.
Il mio collega senatore Grassi, insieme al nostro ufficio legislativo, ci ha spiegato - e il Ministro l'ha confermato - come in realtà in questo momento, a fronte di una grande crisi sociale, ci sia anche una grave crisi costituzionale, che vede appunto la Carta costituzionale venezuelana forzata e interpretata da tutti gli attori a proprio favore, traendone rispettivamente legittimità. Proprio da questo fatto nascono le ultime novità di questi giorni.
La mia collega senatrice Pacifico mi faceva invece notare che, a fronte di una grave instabilità politica e di scenari di politica interna instabili, come purtroppo spesso accade nei Paesi sudamericani, in realtà esistono dei sistemi elettorali rigidi, consolidati, efficienti e monitorati, come avviene in Venezuela. Speriamo pertanto che questi sistemi elettorali potranno essere usati a breve - come vi ha detto il Ministro - se il Paese finalmente deciderà di andare a nuove elezioni libere che consentano ai venezuelani di decidere il loro futuro, rifiutando pericolosi ultimatum e ingerenze internazionali... (Commenti dai Gruppi PD e FI-BP).
FERRARI (PD). Cosa dici? Vergognati!
LUCIDI (M5S). ...che, come ci insegna la storia, portano a destabilizzazioni, spargimenti di sangue e guerre, che altro non fanno se non creare altro caos e violenza. (Applausi dal Gruppo M5S).
Chiaramente noi riteniamo che il Governo italiano debba essere legato responsabilmente alle sorti dei nostri connazionali, ma non solo, quindi anche al popolo venezuelano (ricordo che ci sono 150.000 italiani residenti e oltre 2 milioni di italo-venezuelani), nel fornire - e questo il Ministro ce l'ha raccontato - un sostegno diplomatico e logistico ai nostri concittadini. Non da ultimo, non ho capito il motivo per cui rifiutate di accettare il fatto che abbiamo messo a disposizione fondi e medicinali per i nostri concittadini. (Applausi ironici dal Gruppo PD).
MALPEZZI (PD). Dovete dire da che parte state!
PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi.
LUCIDI (M5S). Però vorrei citare un dato. Io ho fatto una verifica, oggi pomeriggio, e ho scoperto che noi abbiamo in politica estera 35 trattati internazionali con il Venezuela; si tratta di accordi firmati con il Venezuela e ratificati dal nostro Governo. Il più recente, senatore Casini, è del 2010, quindi di qualche anno fa, mentre il più datato è addirittura del 1861. Quindi io le dico che, invece di gridare all'urgenza, dovremmo farci tutti un esame di coscienza. Fatevi un esame di coscienza su quello che non avete fatto nelle scorse legislature per questo Paese. (Applausi dal Gruppo M5S). È facile mettersi delle spillette colorate oggi; ma nella scorsa legislatura abbiamo fatto poco e niente per quel Paese. (Commenti dal Gruppo PD e del senatore Casini).
PRESIDENTE. Senatore Casini, faccia il bravo. Senatore Lucidi, torniamo ad oggi.
LUCIDI (M5S). Sì, torniamo ad oggi. Noi non stiamo sostenendo lo status quo in Venezuela; noi stiamo semplicemente dicendo quello che diciamo da sempre, cioè che rifiutiamo ogni tipo di ingerenza esterna, in virtù di quel principio di autodeterminazione che sempre abbiamo sostenuto. (Commenti dal Gruppo PD).
FERRARI (PD). C'è un regime!
PRESIDENTE. Democrazia è saper parlare e saper ascoltare. Ci sono stati sei interventi consecutivi, con un'educazione che mi è sembrata strana in quest'Aula. Concludiamo in bellezza. (Applausi dal Gruppo M5S).
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, la democrazia è un bene... (Commenti dal Gruppo PD).
FERRARI (PD). È responsabilità!
LUCIDI (M5S). E non mi sorprende il fatto che, anche quando abbiamo citato la nostra vicinanza di comuni intenti con la Grecia, siano tutti "esplosi". Guarda un po'; pensiamo un po' a chi l'ha inventata, la democrazia. Dovrebbero riflettere anche su questo, questi signori. (Commenti dal Gruppo PD).
Chiudo semplicemente ringraziando il Ministro e userò le parole del mio collega, senatore Ferrara, il quale mi suggerisce una cosa molto di buon senso (quello che secondo me a voi manca). La posizione dell'Italia è molto delicata: centinaia di migliaia di nostri connazionali rischiano di trovarsi coinvolti in un conflitto dagli esiti incerti. Questo ci impone ancora di più la massima responsabilità e moderazione, e non certo toni da ultrà, come abbiamo sentito in quest'Aula oggi e pochi giorni fa.
MALPEZZI (PD). Ultrà?
LUCIDI (M5S). Oggi noi non sappiamo cosa accadrà nel prossimo futuro in quel Paese, ma abbiamo in testa nomi e luoghi. Tutti li abbiamo in testa, questi nomi e luoghi, e sono: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e Ucraina, solo per citarne alcuni. In nessuno di questi casi precedenti la ricetta degli Stati che vengono posti a guardia dei principi di democrazia e prosperità ha ottenuto gli effetti desiderati. Ovunque, purtroppo, le ingerenze esterne hanno scatenato sanguinose guerre civili che durano da anni, devastazioni delle infrastrutture e delle città, distruzione delle istituzioni e dell'ordine che, seppur precario, permetteva una vita sicuramente migliore rispetto a quella che è venuta dopo. (Commenti dal Gruppo PD).
URSO (FdI). Come Cuba e la Corea del Nord!
LUCIDI (M5S). Sono persuaso che il popolo venezuelano saprà presto risollevarsi pacificamente da questa crisi economica e istituzionale, ma dobbiamo fare in modo... (Commenti dal Gruppo PD).
URSO (FdI). Ma che state dicendo? Anche in Corea del Nord allora c'è la pace.
PRESIDENTE. Senatore Urso, stia tranquillo. (Commenti del senatore Urso). Senatore Urso, per la seconda volta.
LUCIDI (M5S). Ma dobbiamo fare in modo che ciò possa verificarsi, e che un eventuale cambio di regime, un cambio istituzionale, sia ordinato e pacifico. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
MALPEZZI (PD). E allora vadano a votare. Elezioni!
FERRARI (PD). È imbarazzante.
PRESIDENTE. Colleghi, è ancora in corso la seduta.
AIROLA (M5S). State zitti! Basta! (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Airola, per favore.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ringrazio per la disponibilità.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico che, previi accordi intercorsi fra i Capigruppo, la seduta di martedì 5 febbraio avrà inizio alle ore 16,30 e non alle 9,30.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PIRRO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, questa sera vorrei portare all'attenzione di questa Assemblea una questione inerente la sanità. Penserete che mi riferisca a qualche Regione del Sud, ma vi sbagliate: anche al Nord ci sono problemi, o ci potrebbero essere, per scelte scellerate. In questo caso mi riferisco al Piemonte, che solo di recente è uscito da un commissariamento della sanità. Nonostante i problemi che ci sono (nei giorni scorsi molte notizie parlavano di Pronto soccorso sovraffollati e pazienti costretti in barella per giorni), abbiamo però delle eccellenze riconosciute a livello non solo nazionale, ma europeo. Mi riferisco al polo materno-infantile del Sant'Anna e dell'ospedale Regina Margherita, attualmente confluiti nell'azienda unica della Città della salute con le Molinette, ed altri presidi della città di Torino.
Ebbene, l'attuale governo regionale ha previsto di ricollocare tutte le strutture presso il futuro Parco della salute, che intende realizzare nell'area del Lingotto. Potrebbe anche essere una buona idea costruire una nuova struttura con degli edifici moderni e sicuri dove allocare il meglio della sanità torinese, se non fosse che negli anni questo progetto ha visto scendere il numero dei posti letto complessivi ed in particolare quelli dell'area materno-infantile, che passerebbero dagli attuali 656 a 284, con una riduzione superiore al 55 per cento. È inaccettabile pensare che tra qualche anno i cittadini torinesi debbano trovarsi nella condizione di non poter far nascere i propri figli nella loro città o che, una volta nati, debbano portarli altrove per ricevere cure indispensabili.
Dopo aver assistito, negli ultimi anni, alla chiusura di ospedali e punti nascita, ora il Partito Democratico piemontese si appresta ad infliggere un ennesimo colpo alla sanità pubblica regionale, ma noi non ci stiamo. Il MoVimento 5 Stelle si è sempre opposto a questa politica distruttiva e continuerà a farlo. Per questo segnalo a tutti i torinesi, e non solo a loro, che sono in corso iniziative per manifestare chiaramente al governatore Chiamparino e a tutto il PD la contrarietà a questo progetto devastante ed in particolare l'invito, questo sabato alle 15, in Piazza Castello alla manifestazione «Un fiocco per il Regina Margherita e il Sant'Anna» perché le eccellenze vanno difese, potenziate e non smantellate. (Applausi dal Gruppo M5S).
PELLEGRINI Marco (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, dall'inizio della legislatura prendo periodicamente la parola per denunciare ed evidenziare, purtroppo, fatti criminosi di matrice mafiosa che avvengono a Foggia e nella sua provincia, dove opera da decenni quella che ormai è nota ovunque come la quarta mafia italiana. È una mafia feroce che ha un controllo pervicace del territorio e che incute un profondo timore tra i cittadini e gli operatori economici. Questo clima di vero e proprio terrore è finalizzato a perpetrare traffici di stupefacenti e di armi, nonché ad assoggettare gli operatori economici alle estorsioni, oltre ad altri delitti.
Negli ultimi mesi, le indagini della magistratura e delle Forze dell'ordine hanno portato all'arresto di numerosi e apicali esponenti dei clan della città capoluogo, oltre ad altri arresti che hanno colpito i clan di San Severo e di Manfredonia. Ma ciononostante, o forse anche in conseguenza di questi arresti e quindi del conseguente vuoto di potere criminale, si sono verificati in queste ultime settimane ben sette attentati dinamitardi ai danni di attività commerciali, di cui ben tre negli ultimi sei giorni e l'ultimo la notte passata. La volontà criminale è chiara: prostrare psicologicamente la cittadinanza, incutere il terrore tra i commercianti al fine di poterli taglieggiare comodamente.
Questi episodi fanno seguito a una lunga serie di bombe che volevano intimidire anche i Carabinieri, perché vi ricordo che ci sono stati nei mesi scorsi degli attentati a due carabinieri, uno a Cerignola e uno a Corato, o anche a dirigenti comunali: vi ricordo quello ai danni di un dirigente di Monte Sant'Angelo che è un Comune che era stato sciolto per mafia ed era tornato al voto.
In questo momento stanno operando le commissioni di accesso a Manfredonia e a Cerignola per verificare eventuali infiltrazioni mafiose in queste amministrazioni. La situazione, come ho cercato di spiegarvi, è gravissima e credo sia arrivato il momento per lo Stato di mettere in campo tutti i presidi e anche gli uomini necessari a contrastare questa mafia feroce. È necessario, a nostro giudizio, istituire al più presto una sezione di corte d'appello a Foggia e della DDA e a questo scopo il MoVimento 5 Stelle ha presentato un disegno di legge di cui sono primo firmatario. È altresì necessario istituire una sezione dislocata della DIA, la direzione investigativa antimafia, come il MoVimento 5 Stelle chiede sin dal gennaio del 2016.
Concludo facendo appello al Ministro dell'interno, al Governo e a tutte le forze politiche presenti nel Parlamento: chiedo a tutti voi di prendere atto di questa situazione gravissima e di concorrere all'adozione di tutti i provvedimenti del caso. Ogni giorno che passa è un giorno perso nel contrasto alle mafie, a queste feroci mafie foggiane, e ogni giorno che passa senza agire è un favore ai criminali. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella).
PIARULLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIARULLI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio rinnovare l'invito a prestare attenzione alle tematiche dell'agricoltura pugliese, in particolare al tema delle gelate di fine febbraio-inizio marzo che hanno colpito la Puglia. È una problematica ancora attuale perché il relativo emendamento presentato da me e da altri parlamentari pugliesi al decreto semplificazioni è stato dichiarato inammissibile per mancata attinenza all'oggetto del decreto stesso. Sono rammaricata per gli agricoltori, che rappresentano una categoria di lavoratori silenziosa, elemento portante dell'economia pugliese.
Ferme restando le presunte responsabilità addebitabili alla Regione Puglia, occorre comunque trovare soluzioni alternative al fine di ristorarli dai danni subiti in tempi brevi, essendo stati danneggiati circa 90.000 ettari di aree agricole ubicate nelle province di Bari, Barletta, Andria, Trani e Foggia. Il settore oleario, nell'anno 2018, ha perso circa 117 milioni di euro di produzione lorda vendibile, con il conseguente degrado delle infrastrutture connesse a tale attività.
Riconoscendo pertanto la sensibilità del Presidente del Senato, del ministro Centinaio e del presidente del Consiglio Conte, chiedo un autorevole intervento, al fine di superare definitivamente questa gravosa questione, a sostegno degli agricoltori. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella).
MIRABELLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, intervengo per parlare della mia città, Milano. Qualche giorno fa, il ministro Salvini vi si è recato e pensavo che, a quattro mesi dagli impegni presi, si sarebbe occupato di spiegare come intenda intervenire in via Bolla, dove c'è una situazione di degrado e illegalità ormai inaccettabile. Il Ministro si era impegnato a fare alcune cose, ma non sta succedendo niente e siamo arrivati al punto che i cittadini di quel quartiere hanno fatto un esposto per chiedere il sequestro di un intero condominio occupato da molte attività illegali e occupanti abusivi.
Oppure, visto che in quest'Aula non abbiamo ancora avuto la possibilità di ricevere una risposta all'interrogazione presentata in merito - e ne approfitto per segnalarglielo, signor Presidente - speravo che, venendo, ci avrebbe finalmente spiegato cosa intenda fare per compiere l'ultimo passo - che purtroppo spetta alle Forze di polizia - dell'intervento necessario a risanare la zona di Rogoredo, in cui si trova quel famoso boschetto che è diventato la centrale di spaccio di tutta la Regione Lombardia. Servono le Forze dell'ordine per liberarlo definitivamente, perché ormai il Comune di Milano si è impegnato a risanare tutto l'ambiente, insieme a Italia Nostra, ma il Ministro non ne ha parlato. Il Ministro invece è venuto ed ha parlato dell'aumento del biglietto dell'ATM proposto dal sindaco di Milano, tra l'altro facendo riferimento a una cosa di cui evidentemente non è a conoscenza. Non sa infatti che i biglietti rappresentano una tariffa che serve a coprire i costi di un sistema di trasporto pubblico che a Milano mi pare funzioni bene, né che i pendolari non sarebbero coinvolti da tale aumento dato che gli abbonamenti rimarrebbero a costo invariato o che ci sarebbe anche la possibilità di un biglietto unico per andare oltre i confini della città, dove oggi costa di più viaggiare.
Insomma, forse sarebbe meglio se il Ministro dell'interno, prima o poi, decidesse di svolgere il proprio ruolo e, invece di occuparsi di porti, ATM e tariffe, lasciasse fare a ognuno il proprio lavoro e si occupasse d'intervenire per garantire la sicurezza ai cittadini, in questo caso milanesi. (Applausi delle senatrici Malpezzi e Valente). So che sta sfuggendo tra una conferenza stampa e l'altra, ma questo è il compito del Ministro dell'interno: questo è il suo lavoro, se vuole davvero garantire la sicurezza ai cittadini; se invece vuole usare il tema in modo esclusivamente propagandistico, sappia che d'ora in avanti ogni volta saremo qui a ricordargli i problemi di sicurezza che ha promesso di impegnarsi a risolvere sul territorio. Non sarebbe difficile farlo, basterebbe un po' di volontà da parte sua, ma lui non li risolve. (Applausi dal Gruppo PD).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 5 febbraio 2019
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 5 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,42).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Borgonzoni, Candiani, Cattaneo, Cioffi, Crimi, De Poli, Giacobbe, Merlo, Monti, Napolitano, Renzi, Ronzulli, Santangelo e Siri.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Giro, per attività di rappresentanza del Senato; Girotto, Lanzi e Pisani Pietro, per attività della 10ª Commissione permanente; Craxi e Pinotti, per attività dell'Unione interparlamentare; Taverna, per partecipare ad un incontro internazionale.
Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, Ufficio di Presidenza
La Commissione parlamentare per il federalismo fiscale ha proceduto all'elezione dei Vice Presidenti e dei Segretari.
Sono risultati eletti:
Vice Presidenti: senatore Vincenzo Presutto e deputato Paolo Russo;
Segretari: deputata Angela Raffa e deputato Marco Osnato.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Marcucci Andrea, Fedeli Valeria, Cirinna' Monica, Iori Vanna, Messina Assuntela, Malpezzi Simona Flavia, Mirabelli Franco, Valente Valeria, Ferrari Alan, Alfieri Alessandro, Astorre Bruno, Bellanova Teresa, Biti Caterina, Boldrini Paola, Comincini Eugenio, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Alfonso Luciano, D'Arienzo Vincenzo, Faraone Davide, Ferrazzi Andrea, Garavini Laura, Ginetti Nadia, Grimani Leonardo, Laus Mauro Antonio Donato, Margiotta Salvatore, Marino Mauro Maria, Nannicini Tommaso, Parente Annamaria, Patriarca Edoardo, Pinotti Roberta, Pittella Gianni, Rampi Roberto, Richetti Matteo, Rojc Tatjana, Rossomando Anna, Sbrollini Daniela, Stefano Dario, Sudano Valeria, Taricco Mino, Vattuone Vito, Verducci Francesco
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti di migranti nel mar Mediterraneo (1029)
(presentato in data 29/01/2019);
senatrice Sbrana Rosellina
Modifiche al codice penale e alle altre norme a tutela degli animali (1030)
(presentato in data 29/01/2019);
senatrice Ronzulli Licia
Istituzione dell'educazione della convivenza civile nelle scuole primarie (1031)
(presentato in data 29/01/2019);
senatori Santillo Agostino, Fede Giorgio
Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi struttrurali in zone sismiche (1032)
(presentato in data 30/01/2019).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
4ª Commissione permanente Difesa
Sen. Ciriani Luca ed altri
Riconoscimento del servizio volontario civile prestato nell'organizzazione nordatlantica «Stay Behind Nets» (954)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 3ª (Affari esteri, emigrazione), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 30/01/2019);
9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare
Sen. Vallardi Gianpaolo ed altri
Modifiche all'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4 in materia di etichettatura (1000)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 10ª (Industria, commercio, turismo), 12ª (Igiene e sanita'), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 30/01/2019);
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Montevecchi Michela ed altri
Disposizioni in materia di tutela dei centri storici, dei nuclei e dei complessi edilizi storici (970)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 30/01/2019);
Commissioni 2ª e 6ª riunite
Sen. Nannicini Tommaso
Codice della giurisdizione tributaria (759)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 30/01/2019);
In sede referente
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Valente Valeria, Sen. Cucca Giuseppe Luigi Salvatore
Modifiche alla legge 28 aprile 2016, n. 57, e al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di tutele dei magistrati onorari ed efficienza degli uffici giudiziari del giudice di pace e del tribunale (945)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 11ª (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale)
(assegnato in data 30/01/2019);
Commissioni 9ª e 13ª riunite
Sen. La Mura Virginia
Legge quadro per la protezione e la gestione sostenibile del suolo (965)
previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali), 5ª (Bilancio), 7ª (Istruzione pubblica, beni culturali), 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni), 14ª (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 30/01/2019).
Disegni di legge, richieste di parere
La Commissione parlamentare per le questioni regionali è stata chiamata ad esprimere il proprio parere sul disegno di legge "Modifiche al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, in materia di formazione del personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola dell'infanzia" (641), già deferito in sede redigente alla 7ª Commissione permanente.
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 1ª Commissione permanente Aff. costituzionali in data 30/01/2019 il senatore Calderoli Roberto ha presentato la relazione unica 214, 515 e 805-A sui disegni di legge costituzionali:
sen. Quagliariello Gaetano "Modifiche alla Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari" (214)
(presentato in data 04/04/2018)
sen. Calderoli Roberto "Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica" (515)
(presentato in data 22/06/2018)
sen. Patuanelli Stefano, Sen. Romeo Massimiliano "Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori" (805)
(presentato in data 19/09/2018).
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 29 gennaio 2019, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la proposta di nomina del professor Angelo Miglietta a Presidente della Fondazione Ordine Mauriziano (n. 16).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, la proposta di nomina è deferita alla 1a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 19 febbraio 2019.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 11 e 12 dicembre, 21 e 25 gennaio 2019, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca dei seguenti incarichi:
al dottor Antonio Lampis, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali;
alla dottoressa Lina Di Domenico, magistrato ordinario collocato fuori ruolo organico della magistratura, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della giustizia;
al dottor Paolo Puglisi, il conferimento dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;
all'ingegner Donato Carlea, la revoca dell'incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli Senatori.
Con lettera in data 25 gennaio 2019 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Cenate Sotto (Bergamo), Roburent (Cuneo), Malvito (Cosenza), Castellar Guidobono (Alessandria), Casoria (Napoli), Capaccio Paestum (Salerno), Torremaggiore (Foggia), Maggiora (Novara), Rosciano (Pescara), Capistrello (L'Aquila).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 24 gennaio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, lettera f), del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, le relazioni sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e sull'efficacia dei meccanismi di tutela, riferite rispettivamente agli anni 2015 e 2016 (Doc. CXXX, n. 1) e all'anno 2017 (Doc. CXXX, n. 2).
I predetti documenti sono trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 28 gennaio 2019, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 23 dicembre 2002, n. 279, la relazione triennale - riferita al triennio 2015-2017 - sullo stato di attuazione della citata legge, recante "Modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario".
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. CXVII, n. 1).
Governo e Commissione europea, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea
Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel periodo dal 7 novembre 2018 al 13 gennaio 2019, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - atti e documenti dell'Unione europea.
Nel medesimo periodo, la Commissione europea ha inviato atti e documenti da essa adottati.
L'elenco dei predetti atti e documenti, disponibili presso l'Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, è trasmesso alle Commissioni permanenti.
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferito alle sottoindicate Commissioni permanenti il seguente atto dell'Unione europea, trasmesso dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla posizione che deve essere adottata a nome dell'Unione europea in occasione della 14° conferenza delle parti della convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento per quanto riguarda talune modifiche degli allegati II, VIII e IX della suddetta convenzione (COM(2019) 11 definitivo), alla 13a Commissione permanente e, per il parere, alla Commissione 14a.
Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento
Sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta dal Garante del Contribuente:
del Piemonte, nel 2018 (Atto n. 165);
per l'Emilia Romagna, nel 2018 (Atto n. 166).
I predetti documenti sono deferiti, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 22 e 24 gennaio 2019, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:
della Cassa di previdenza delle Forze Armate, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 107);
dell'Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche (INAPP), per l'esercizio 2017. Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 108).
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni deferite, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni permanenti, competenti per materia.
Il signor Francesco Di Pasquale da Cancello ed Arnone (Caserta) chiede:
campagne di sensibilizzazione sui rischi derivanti dal fumo di sigaretta (Petizione n. 293,
assegnata alla 12a Commissione permanente);
misure di sostegno a favore dei cittadini che versano in condizione di bisogno (Petizione
n. 294, assegnata alla 11a Commissione permanente);
il signor Renato Lelli da Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona) chiede:
l'abrogazione della legge 23 giugno 2017, n. 103, recante "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario" (Petizione n. 295, assegnata alla 2a Commissione permanente);
l'introduzione di un sistema di tassazione ad aliquota unica, c.d. flat tax (Petizione n. 296, assegnata alla 6a Commissione permanente);
l'introduzione di un "dazio sociale" a tutela delle aziende italiane (Petizione n. 297, assegnata alla 6a Commissione permanente);
misure per garantire la gratuità degli asili nido nonché sostegni di natura economica a favore dei genitori separati (Petizione n. 298, assegnata alla 11a Commissione permanente);
modifiche al D.P.R. 30 gennaio 2015, n. 26, in materia di riconoscimento dei figli naturali (Petizione n. 299, assegnata alla 2a Commissione permanente);
che la c.d. "teoria gender" non sia introdotta nelle scuole pubbliche (Petizione n. 300, assegnata alla 7a Commissione permanente);
modifiche alla legge 23 agosto 2004, n. 226, al fine di reintrodurre il servizio obbligatorio di leva (Petizione n. 301, assegnata alla 4a Commissione permanente);
la gratuità degli esami di laboratorio prevaccinali (Petizione n. 302, assegnata alla 12a Commissione permanente);
l'abolizione del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Petizione n. 303, assegnata alla 1a Commissione permanente);
la modifica dell'art. 67 della Costituzione al fine di introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari (Petizione n. 304, assegnata alla 1a Commissione permanente);
la modifica dell'art. 24 della Costituzione al fine di introdurre la fattispecie dei c.d. "patti prematrimoniali" (Petizione n. 305, assegnata alla 1a Commissione permanente);
misure per agevolare la reintroduzione di tratte aeree dirette tra Verona e Bruxelles (Petizione n. 306, assegnata alla 8a Commissione permanente).
Mozioni
ASTORRE, CIRINNA', PARENTE, VALENTE, MARINO, LAUS, ROSSOMANDO, TARICCO, MARGIOTTA, STEFANO, SBROLLINI, BELLANOVA, SUDANO, COLLINA, MALPEZZI, ALFIERI, MANCA, CUCCA, PARRINI, BOLDRINI - Il Senato,
premesso che:
con legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), è stata introdotta, a decorre dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2021, un'imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro (CO2 g/km) eccedenti la soglia di 110 CO2 g/km, gravante sugli acquisti, anche in locazione finanziaria, e sulle immatricolazioni in Italia di veicoli di categoria M1 (ovvero, quegli autoveicoli a motore aventi almeno quattro ruote, destinati al trasporto di persone) nuovi di fabbrica. L'imposta si paga per scaglioni suddivisi per intervalli di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro;
l'imposta, che va da un minimo di 150 euro fino ad un massimo di 3.000 euro, aumenta, entro la suddetta forchetta, con l'aumentare del volume di biossido di carbonio;
considerato che:
le elaborazioni Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) su dati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, aggiornate all'11 gennaio scorso, indicano che in Italia, nel 2018, sono state immatricolate un totale di 1.910.415 autovetture con un calo del 3,1 per cento rispetto al 2017;
le immatricolazioni di autovetture prodotte negli stabilimenti italiani del gruppo FCA rappresentano per il mese di dicembre una quota del 26 per cento del totale, con volumi in diminuzione dell'1 per cento e, complessivamente, registrano nel 2018 una flessione del 10 per cento delle immatricolazioni rispetto al 2017;
il dato, che certifica il primo rallentamento dal 2014, mostra inequivocabilmente una inversione di rotta rispetto alla continua crescita registrata negli ultimi anni dal mercato dell'automotive. Grazie anche alle misure messe in campo dagli ultimi governi di centrosinistra, quali gli incentivi della «legge Sabatini» e del «Superammortamento», si era infatti registrato un vero boom nell'acquisto di veicoli commerciali e di autocarri, ma anche di forti incrementi per le auto immatricolate acquistate dalle imprese;
i dati citati sembrano riaprire scenari di crisi del settore, che ci si augurava fossero definitivamente superati con la conclusione del ciclo recessivo iniziato nel 2008;
posto che:
la crisi potrebbe essere ulteriormente accentuata, stante la flessione registrata per il terzo mese consecutivo dalla produzione industriale della Germania, che è il maggiore partner industriale della filiera dell'automotive nazionale;
gli analisti indicano che la flessione in atto possa essere attribuibile all'introduzione, a partire dal 1° settembre 2018, delle nuove normative europee WLTP sulle emissioni, al calo di fiducia dei consumatori e al rallentamento della crescita interna, che ha visto nel terzo trimestre del 2018 una diminuzione che segna il primo calo dopo un periodo di espansione protrattosi per 14 trimestri consecutivi;
le previsioni relative all'avvio di una fase di stagnazione dell'economia nazionale, fatte dal ministro Tria nei giorni scorsi, e la stima al ribasso del Pil prevista per il 2019 gettano ulteriori elementi di urgenza e di riflessione sugli interventi necessari per le nostre imprese;
considerato che:
complessivamente, contando tutti i produttori e addetti indiretti, il comparto occupa in Italia 252.000 persone. L'automotive rappresenta ancora la spina dorsale della produzione industriale (7 per cento del settore manifatturiero) e di tutta l'occupazione nelle imprese dei settori industria, commercio e servizi (ancora 7 per cento). Il raffronto con i principali partner europei dice che il totale degli addetti diretti conta 850.000 unità in Germania, 224.000 in Francia, 178.000 in Polonia, 168.000 in Romania e 160.000 in Italia;
le suddette misure, adottate con la legge di bilancio per il 2019, che prevedono il meccanismo bonus-malus per l'acquisto attraverso la tassazione progressiva delle autovetture a combustione, sono state affrettatamente introdotte in un settore dove è evidente il rischio, per la filiera nazionale dell'automotive, di subire una contrazione della produzione. Ciò in quanto le industrie estere risultano al momento più avanti nella produzione di autovetture con tali caratteristiche. Il nuovo piano di investimenti di FCA intende peraltro in pochi anni colmare questo gap;
le associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, analisti e centri studi stimano per il 2019 la potenziale perdita di circa 100.000 immatricolazioni, con un impatto negativo anche sull'ecologia e sull'economia, visto che anziché favorire il rinnovo di un parco circolante fortemente invecchiato, l'ecotassa sugli acquisti di auto nuove finirà per spingere una quota considerevole di automobilisti a rimandare ulteriormente la sostituzione della propria vettura, o ad acquistare una vettura usata;
la suddetta misura, estemporaneamente introdotta nel corso dell'esame della legge di bilancio per il 2019, non verificata con il sistema industriale, né con le rappresentanze dei lavoratori, né con gli esperti del settore, ha registrato un coro unanime di critiche e preoccupazioni, specie sui livelli occupazionali dei diversi stabilimenti di produzione FCA esistenti in diverse regioni d'Italia;
tale misura non è stata affatto apprezzata dalle associazioni di categoria, e sindacali. Come emerge chiaramente dalla lettura di comunicati stampa e note divulgate dall'Unione nazionale rappresentanti veicoli esteri (UNRAE), da Federmeccanica, dal segretario generale della FIM CISL;
ad una prima verifica circa le ricadute della citata misura, gli analisti segnalano che tra i modelli che ne trarranno beneficio, tra le auto elettriche, ci sono due modelli Citroen (C-Zero ed E-Mehari), Hyndai (Ioniq e Nuova Kona), Nissan (Nissan e-NV200 Evalia), Pegeout (iON e Tepee), Volkswagen (eGolf ed eIP), la Smart Eq for-two , la Bmw i3, Kia Soul , Mitsubishi i Miev, Renault Zoe, Porshe Cayenne 3,0 E-Hybrid e tutti i modelli di Tesla. Mentre tra i modelli ibridi, se ne trovano tre di Kia (Niro Phev, Optima, Optima SW), due modelli Bmw (serie2 e serie 5) e due Toyota (prius plug-in, prius full Hybrid), la Mini Coutryman, Hyundai Ioniq, la Mercedes GLC e Mitsubishi Outlander;
ad essere penalizzati dalla nuova tassa, invece, saranno 17 modelli del gruppo Fca: nove modelli Maserati (Ghibli B, 4pB, GT, Gran Cabrio B, Ghibli D, 4pD, Levante, GT D, Gran Cabrio D) , la Renegade 2000 D e la Renagade 1.6 MJT, la 500X 2.0 diesel, la Giulietta 1.4 B, la Giulia 2.0 B e la Stelvio B, la Ducato B e la Fiat Panda 1.2 Easy. Tutti prodotti negli stabilimenti italiani, da Cassino a Mirafiori. Singolare è il caso della Panda 1.2 Easy, un modello non certo di lusso ed il più venduto nel nostro Paese lo scorso anno, con 124.000 nuove immatricolazioni, prodotta a Pomigliano e che sarà gravata da ben 300 euro di ecotassa;
FCA ha pertanto annunciato la volontà di un ridimensionamento del piano illustrato il 29 novembre 2018, che avrebbe previsto un complessivo piano degli investimenti in Italia per circa cinque miliardi di euro, specie per sviluppare nuovi modelli con motorizzazioni elettriche e ibride;
anche alla luce di tali dati, è forte la preoccupazione circa gli effetti che l'entrata in vigore della citata disposizione avrà sui livelli occupazionali negli stabilimenti della produzione automobilistica nazionale,
impegna il Governo:
1) a proporre, con la massima urgenza, un'apposita iniziativa normativa volta a modificare la disposizione finalizzata ad introdurre il meccanismo del bonus-malus per l'acquisto di nuove autovetture, così come definito nella legge di bilancio per il 2019;
2) ad avviare un confronto con il sistema delle imprese della produzione automobilistica e con le organizzazioni sindacali, anche tramite il supporto di esperti del settore dell'automotive, al fine di individuare le opportune misure volte a favorire il rafforzamento del sistema produttivo nazionale, nonché a definire un piano nazionale per l'occupazione nel comparto della produzione di mezzi di trasporto e dei loro componenti. Ciò anche in vista delle profonde trasformazioni produttive in atto, dell'evoluzione tecnologica e delle crescenti esigenze di tutela ambientale e di salute pubblica.
(1-00068)
CIRIANI, BALBONI, BERTACCO, DE BERTOLDI, FAZZOLARI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE, LA PIETRA, LA RUSSA, MAFFONI, MARSILIO, NASTRI, RAUTI, RUSPANDINI, STANCANELLI, TOTARO, URSO, ZAFFINI - Il Senato,
premesso che:
le reti di trasporto transeuropee (in acronimo Ten-T, dall'inglese transeuropean networks-transport) sono un insieme di infrastrutture di trasporto integrate, previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Unione europea;
la revisione della mappa Ten-T avviata nel 2009 ha condotto ad un nuovo quadro legislativo, entrato in vigore dal 1° gennaio 2014, che definisce lo sviluppo della politica dei trasporti fino al 2030-2050, costituito dagli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti di cui al regolamento (UE) n. 1315/2013 e il Connecting Europe facility (CEF) di cui al regolamento (UE) n. 1316/2013;
i nuovi orientamenti dell'Unione europea per lo sviluppo della rete Ten-T prevedono la creazione di una rete articolata in due livelli: una rete globale (da realizzare entro il 2050), che mira a garantire la piena copertura del territorio dell'Unione europea e l'accessibilità a tutte le regioni, e una rete centrale a livello europeo (da realizzare entro il 2030) basata su un "approccio per corridoi", che dovranno includere almeno tre modalità differenti di trasporto, attraversare almeno tre Stati membri e prevedere l'accesso ai porti marittimi;
la rete centrale è articolata in 9 corridoi principali, quattro dei quali interessano l'Italia: il corridoio mediterraneo che attraversa il Nord Italia da ovest ad est, congiungendo Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Bologna e Ravenna; il corridoio Reno-Alpi che passa per i valichi di Domodossola e Chiasso e giunge al porto di Genova; il corridoio Baltico-Adriatico, che collega l'Austria e la Slovenia ai porti del nord Adriatico di Trieste, Venezia e Ravenna, passando per Udine, Padova e Bologna; il corridoio scandinavo-mediterraneo, che parte dal valico del Brennero e collega Trento, Verona, Bologna, Firenze, Livorno e Roma, con i principali centri urbani del Sud come Napoli, Bari, Catanzaro, Messina e Palermo;
tali corridoi comprendono: 9 nodi urbani (Roma, Bologna, Cagliari, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia e Palermo); 11 aeroporti della rete centrale (Milano Linate, Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Bergamo-Orio al Serio, Bologna-Borgo Panigale, Cagliari-Elmas, Genova-Sestri, Napoli-Capodichino, Palermo-Punta Raisi, Torino-Caselle e Venezia-Tessera); 14 porti marittimi della rete centrale (Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia); 5 porti fluviali (Cremona, Mantova, Ravenna, Trieste e Venezia) e 15 interporti: Jesi (Ancona), Marcianise (Caserta), Nola (Napoli), Bologna, Cervignano (Udine), Pomezia nodo di Roma, Vado (Genova), Milano smistamento, Novara, Orbassano (Torino), Bari, Prato, Guasticce (Livorno), Padova, Verona;
il completamento delle infrastrutture di collegamento risulta essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle imprese italiane e favorire una maggiore integrazione tra Nord e Sud del Paese, nonché per garantire l'integrazione dell'Italia nello sviluppo europeo;
oggi la priorità a livello europeo è quella di garantire la continuità dei corridoi, realizzando i collegamenti mancanti, assicurando connessioni tra le differenti modalità di trasporto ed eliminando i colli di bottiglia esistenti;
il nuovo asse ferroviario ad alta velocità (Tav) tra Italia e Francia, e, più nello specifico, tra Torino e Lione, rientra nel corridoio mediterraneo;
i principali obiettivi dei promotori della Tav sono sia di tipo economico, per rendere più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci, sia di carattere ambientale, per ridurre il numero di tir sulle strade, sia di carattere sociale, per connettere meglio tra loro e valorizzare aree diverse;
secondo un documento della Presidenza del Consiglio dei ministri del 2012, tra i principali vantaggi della Torino-Lione ci sarebbero "il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l'incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion - circa 600.000 in meno - su strada nel delicato ambiente alpino";
nel complesso, degli oltre 42 milioni di tonnellate di merci passate tra Francia e Italia nel 2016, appena il 7,7 per cento (circa 3,3 milioni di tonnellate) è stato trasportato sui treni, e, dove è in progetto la costruzione del tunnel di base, sotto il Moncenisio, circa 10,5 milioni di tonnellate di merci sono circolate su strada (il 78,3 per cento), mentre poco meno di 3 milioni di tonnellate invece hanno attraversato il confine sui binari a bordo dei treni (il 21,7 per cento);
i dati più recenti dicono che ogni anno, tra Italia e Francia, passano circa 3 milioni di mezzi pesanti e, se le previsioni dell'Osservatorio sull'impatto della nuova linea fossero rispettate, dopo 8 anni dalla sua apertura, si assisterebbe a un trasferimento di 20 milioni di tonnellate da strada a rotaia e di 38 milioni dopo 30 anni;
in quella data, se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile ai valori di oggi, vale a dire intorno ai 40 milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia, determinando una riduzione di circa 3 milioni di camion che attraversano il confine;
per la realizzazione della nuova linea Torino-Lione, il 30 gennaio 2012 l'Italia ha sottoscritto un accordo con la Francia, sottoposto a ratifica parlamentare da entrambi gli Stati (l'Italia con la legge 23 aprile 2014, n. 71);
il 24 febbraio 2015 Francia e Italia hanno sottoscritto un ulteriore accordo per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea, ratificato con la legge del 5 gennaio 2017, n. 1;
il progetto definitivo italiano è stato approvato con la delibera del Cipe del 20 febbraio 2015, n. 19; il successivo 2 giugno 2015, anche la Francia ha approvato il proprio progetto;
alla Regione Piemonte, la società "Tunnel euralpin Lyon-Turin" (Telt, promotrice della sezione transfrontaliera) ed il commissario di Governo hanno proposto nel maggio 2017 un protocollo d'intesa per la gestione delle misure compensative connesse all'opera in favore della val di Susa;
lo Stato ha dovuto far fronte alla recrudescenza delle manifestazioni da parte di gruppi e movimenti "No Tav", via via sempre più connotatisi come espressioni dell'antagonismo di sinistra, con una crescente militarizzazione del cantiere della Maddalena di Chiomonte (Torino) ed ingente dispendio di risorse pubbliche per la sicurezza, che, tuttavia, non ha potuto impedire, negli anni, il ripetersi di episodi violenti ai danni delle forze dell'ordine e degli operai al lavoro nel cantiere;
l'Unione europea ha deciso di cofinanziare tale opera nell'ambito del programma CEF, lo strumento finanziario dell'Unione europea diretto a migliorare le reti europee nei settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni, con un finanziamento, fino all'anno 2019, pari al 40 per cento dell'ammontare delle opere;
il costo del tunnel transfrontaliero, i cui lavori dovrebbero entrare a pieno regime a inizio 2019, è di 8,6 miliardi di euro (costo certificato da un ente terzo), di cui il 40 per cento, come detto, a carico dell'Unione europea, il 35 per cento a carico dell'Italia (circa 3 miliardi di euro), il 25 per cento della Francia; il costo totale della Torino-Lione a carico dell'Italia, quantificato dalla delibera del Cipe 28 febbraio 2018, è di circa 6 miliardi di euro, di cui circa 3 già disponibili;
entro il 2019 è prevista l'assegnazione degli appalti per 81 bandi di gara (43 in Italia) per un totale di 5,5 miliardi di euro, ma questo procedimento è al momento bloccato in quanto la società Telt, che avrebbe dovuto pubblicare il bando di gara internazionale per 2,3 miliardi di euro entro l'estate 2018, ha deciso di non farlo, in attesa dell'analisi del rapporto tra costi e benefici prevista dal Governo che avrebbe dovuto essere pronta già a novembre 2018, due mesi dopo la scadenza fissata nel cronoprogramma dei lavori concordato con l'Unione europea per la concessione dei finanziamenti, con rischio di perdita, in tutto o in parte, degli stessi;
talune fonti stimano in 3,4 miliardi di euro il costo per lo Stato italiano del blocco definitivo della Tav, considerando gli oneri per la rescissione dei contratti, gli appalti già avviati, il ripristino degli scavi e le penali;
la mancata realizzazione imporrebbe, infatti, la messa in sicurezza degli oltre 26 chilometri già scavati e l'adeguamento del tracciato del Fréjus;
il "no" alla Tav obbligherebbe a gestire circa 3 milioni e mezzo di tir che attraversano la pianura Padana, con 44,1 milioni di tonnellate di merci che continuerebbero a essere trasportate verso la Francia su gomma;
un blocco unilaterale dei lavori sulla Torino-Lione non esclude la possibilità di una messa in mora dell'Italia, che potrebbe vedersi privata per un periodo di 5 anni dei finanziamenti europei sulle altre opere transfrontaliere non ancora in fase avanzata;
l'interruzione dei lavori sulla Torino-Lione avrebbe, quindi, una ricaduta negativa sulla realizzazione di tutte le infrastrutture di cui l'Italia ha bisogno, impedendo lo sviluppo del territorio e peggiorando una situazione già critica che vede la nostra nazione arretrata rispetto ad altri Stati europei dove gli investimenti sono superiori;
l'Italia sarebbe tagliata fuori dalle vie dello sviluppo europee, a vantaggio di vie di collegamento a nord delle Alpi, e, analogamente, i porti di Trieste e Genova sarebbero a rischio di veder deperire i loro traffici, perdendo l'occasione di un collegamento vitale con i mercati dell'Europa centro-settentrionale;
il coordinatore della commissione ministeriale per l'analisi costi-benefici, professor Marco Ponti, ha consegnato al Ministero la relazione della commissione, evidenziando a stretto giro come il lavoro svolto debba considerarsi parziale ed incompleto;
il Ministro ha dichiarato che l'analisi consegnata dal professor Ponti deve intendersi come una bozza che necessita di ulteriori approfondimenti;
il commissario di Governo per la Tav Torino-Lione, architetto Paolo Foietta, in audizione presso la IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati il 16 gennaio 2019, ha dichiarato di sentirsi "in una situazione surreale ed imbarazzante" perché per mesi dopo le elezioni del 4 marzo 2018 ha cercato di interloquire con il Governo senza alcun successo, aggiungendo di aver interloquito con il professor Ponti soltanto in occasione di dibattiti pubblici, ma mai in audizione presso la commissione per l'analisi costi-benefici;
dall'audizione dell'architetto Foietta sono emersi ulteriori elementi tecnici a supporto della necessità di concludere l'opera nei tempi previsti, sbloccando definitivamente i cantieri e dando attuazione agli investimenti programmati e concordati;
le incertezze governative sul destino dell'opera hanno portato alla nascita di un vasto movimento di opinione, composto dalle categorie economiche maggiormente rappresentative a livello piemontese e nazionale, nonché da numerosi amministratori locali, che hanno manifestato a più riprese il massimo sostegno alla realizzazione dell'opera;
nei giorni scorsi fonti governative e di stampa hanno accreditato l'ipotesi di un'ulteriore revisione del progetto, che mantenga il tunnel di base e riveda in forma restrittiva gli interventi sul tracciato a valle Susa-Bussoleno, di competenza di Rete ferroviaria italiana;
nelle ore immediatamente successive anche questa ipotesi di lavoro sembra essere stata "fermata" da parte dei vertici del Movimento 5 Stelle, riportandola su una più netta contrarietà alla Tav Torino-Lione;
la Tav rientra in un accordo internazionale tra Italia e Francia, ratificato dai rispettivi Parlamenti nazionali, e una rinuncia all'opera o una sua modifica sostanziale devono essere sottoposte a nuova approvazione parlamentare,
impegna il Governo:
1) a rendere pubblica integralmente l'analisi del rapporto tra costi e benefici redatta dalla commissione ministeriale incaricata;
2) ad adottare le iniziative di competenza affinché possa tenersi, sussistendone i presupposti di legge, un referendum consultivo sulla realizzazione del progetto Tav Torino-Lione nella stessa data nelle regioni interessate dalla tratta nazionale del corridoio mediterraneo (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia);
3) ad adottare tutte le iniziative che consentano alla società concessionaria Telt di procedere immediatamente con la pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base.
(1-00069)
Interrogazioni
GARAVINI, PITTELLA, VATTUONE, ALFIERI, FEDELI, GINETTI, ROJC - Al Ministro per gli affari europei. - Premesso che:
il 15 gennaio 2019 la Camera dei Comuni ha respinto l'accordo raggiunto tra Unione europea e Regno Unito in data 25 novembre 2018;
di conseguenza, a causa anche dell'indebolimento del Governo May e dell'acuirsi delle frizioni politiche interne, oggi appare sempre più concreta la possibilità che i negoziati per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea si concludano senza un accordo tra le due parti, ovvero con il cosiddetto "no deal";
tale evenienza avrebbe per l'Italia e l'Unione europea conseguenze estremamente gravi e in buona parte imprevedibili; a titolo esemplificativo delle conseguenze per l'Italia, il no deal comporterebbe la decadenza degli accordi che il Regno Unito aveva sottoscritto, che, quindi, andrebbero rinegoziati con ogni singolo Paese dell'Unione, compresa l'Italia;
considerato che:
il Regno Unito è il quinto importatore al mondo di beni italiani e, tra i settori dell'export italiano, i più rilevanti sono la meccanica strumentale, il tessile, il chimico e l'agroalimentare;
di particolare rilievo strategico appare anche l'interscambio relativo alla difesa e all'alta tecnologia, legate in particolare a player come Leonardo, ma anche a molte piccole e medie industrie, che hanno una forte presenza in entrambi i Paesi;
considerato altresì che:
attualmente risiedono nel Regno Unito circa 600.000 italiani, che perderebbero i benefici attualmente derivanti dallo status di cittadino europeo, venendo assoggettati all'obbligo di richiedere un permesso di soggiorno e di lavoro e di rientrare nelle quote stabilite dal Governo britannico per l'ingresso degli stranieri, e vedendo, inoltre, a rischio, le garanzie relative a protezione sociale e sanitaria, oltre a tutti i benefici di cui oggi fruiscono, come lavoratori o studenti comunitari;
di fronte allo scenario di un "no deal" molti Paesi, tra i quali Francia, Germania e Paesi Bassi, stanno già approntando misure per salvaguardare i propri cittadini presenti nel Regno Unito e gli scambi commerciali con Londra,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Governo intenda attuare al fine di affrontare lo scenario di un possibile "no deal" e al fine di tutelare gli interessi dei nostri cittadini, delle nostre imprese e degli investitori nei rapporti con il Regno Unito.
(3-00569)
LAFORGIA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
i dati provvisori dell'Inail inerenti alle denunce per infortuni sul lavoro con focus dedicato a quelle con esito mortale, nel 2018, palesano un aumento di queste;
secondo i dati, infatti, le denunce per infortuni sul lavoro sono state 641.261 con crescita dello 0,9 per cento rispetto al 2017 e le denunce con esito mortale risultano essere 1.133, cioè il 10,1 per cento rispetto alle 1.029 del 2017;
accanto alle denunce per infortuni, risultano in aumento anche le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 (2,5 per cento in più, pari a 1.456 casi in più rispetto ai 58.129 dell'anno precedente);
"Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall'Istituto, sarà, quindi, necessario attendere il consolidamento dei dati dell'intero 2018, con la conclusione dell'iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia", rileva l'Inail;
in quasi tutti i mesi del 2018 il numero delle denunce di casi mortali è stato superiore rispetto agli stessi mesi dell'anno precedente: tra questi spicca, in particolare, agosto, con 132 decessi contro i 78 dell'agosto 2017 (quasi il 70 per cento in più), alcuni dei quali causati da incidenti "plurimi", espressione che indica gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori;
l'anno scorso, infatti, nel solo mese di agosto si è contato quasi lo stesso numero di vittime (37) in incidenti plurimi dell'intero 2017 (42),
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e se e quali azioni intenda intraprendere per migliorare la prevenzione degli incidenti sul lavoro.
(3-00570)
MARINELLO, MATRISCIANO, ROMAGNOLI, CAMPAGNA, NOCERINO, CASTELLONE, MAUTONE, TRENTACOSTE, BOTTICI, DONNO, RICCARDI, LUCIDI, DI PIAZZA, ANGRISANI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute. - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:
l'amministrazione centrale dell'Inps, mediante deliberazione presidenziale n. 150 del 30 novembre 2018, ha recentemente confermato la volontà di portare a termine la riorganizzazione unilaterale dell'area medico-legale facente capo all'ente, avviata nel 2016, in base a quanto previsto dall'ordinamento delle funzioni centrali e territoriali dell'Istituto, così come modificato dalla determinazione presidenziale n. 125 del 26 luglio 2017, disponendo, in particolare, la soppressione di tutte le strutture medico-legali territoriali che non si trovino nei capoluoghi di provincia, al fine di realizzare una nuova articolazione territoriale, con accentramento a livello provinciale, che garantisca una maggiore qualità dei servizi e accresca l'efficienza nell'impiego delle risorse disponibili;
risulta che numerose sarebbero state le perplessità e le preoccupazioni sollevate dagli amministratori locali delle zone interessate, per quanto disposto. In particolare, il sindaco pro tempore di Sciacca (Agrigento), Fabrizio Di Paola, che, già nel 2017, venuto a conoscenza della questione Inps, aveva promosso un'iniziativa per contrastare il progetto di soppressione dei centri medico-legali presenti nel suo territorio, mediante l'elaborazione di un documento sottoscritto dai sindaci dei comuni che gravitano attorno alla locale agenzia complessa dell'Inps, quali Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montevago, Ribera, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, Santa Margherita di Belice, Santo Stefano di Quisquina, Sciacca e Villafranca Sicula. Nel documento, inviato al presidente nazionale dell'Inps e ai responsabili di altri settori dello stesso Istituto, venivano evidenziati gli enormi disagi che tale progetto avrebbe provocato ai numerosi utenti, costretti a raggiungere, con una viabilità disagevole, una sede distante qual è Agrigento. Infatti, il provvedimento, così come strutturato, non tiene conto della realtà geografica del territorio, né dei bisogni della popolazione, in quanto nel caso della sede Inps di Sciacca e del Tribunale, queste si trovano al centro di una vasta area dove insistono 16 comuni agrigentini e 5 comuni del trapanese con una popolazione che ammonta a più di 147.000 abitanti;
l'accentramento dell'area medica su Agrigento, come fanno rilevare i sindaci nel documento, non comporterebbe alcun risparmio per l'Istituto, che vedrebbe soltanto un notevole incremento delle visite domiciliari con un vertiginoso aumento dei rimborsi per l'indennità chilometrica, oltre al sicuro notevole allungamento dei tempi di visita, di definizione delle pratiche e di netta riduzione della partecipazione dei medici dell'Istituto, in veste di consulenti tecnici di parte, alle consulenze tecniche, ma al contrario provocherebbe un cospicuo aggravio in termini di spesa e di disagio per tutti quei cittadini colpiti da disabilità o che comunque vertono in condizioni di "fragilità", al fine di ottenere le dovute prestazioni assistenziali,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;
quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere al fine di scongiurare l'imminente chiusura delle agenzie interessate;
se non ritengano opportuno adoperarsi per evitare la soppressione o il depotenziamento delle sedi citate, prevedendo, in accordo con gli enti preposti, soluzioni alternative all'attuale modello di riorganizzazione annunciato per l'area medico-legale Inps, in considerazione, sia delle specificità a livello territoriale, sia delle realtà strategiche per l'utenza, come quella di Sciacca.
(3-00571)
MIRABELLI, MISIANI, ROSSOMANDO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
negli ultimi giorni il giornalista de "la Repubblica" Paolo Berizzi, autore del libro "NazItalia" e di importanti indagini sull'area dell'estremismo nero, è stato nuovamente destinatario di pesanti minacce da parte di militanti neofascisti e neonazisti e ultras di estrema destra, dopo quelle subite nell'ultimo periodo da diversi gruppi, in particolare "Forza nuova", "Do.Ra.", "Mab";
in particolare, gli ultimi episodi risalgono al 26 gennaio 2019, dopo la sua partecipazione, per motivi di lavoro, al funerale dell'ultras varesino Daniele Belardinelli rimasto ucciso negli scontri tra tifosi a margine della partita Inter-Napoli. Al termine del funerale, Berizzi veniva avvicinato minacciosamente da militanti neonazisti del gruppo Do.Ra. e solo grazie alla presenza di personale della Digos e di funzionari della questura si sono evitate conseguenze peggiori;
il coraggioso inviato de "la Repubblica" ha ricevuto sui social network numerose minacce di morte, rivolte non solo a lui ma anche alla sua famiglia, persino l'augurio di "documentare presto il funerale della madre", di avere una morte con "molto dolore e pena"; di "essere portato in un box" e di vedersi "strappare la lingua";
nei mesi scorsi si sono moltiplicate a Bergamo, città in cui vive, episodi di minacce gravi e serie nei confronti della sua persona. Il giornalista ha subito il danneggiamento dell'auto con l'incisione sulla carrozzeria di svastiche, simbolo SS e un crocefisso. I neofascisti hanno addirittura effettuato un blitz contro la sua casa, imbrattandola con scritte ingiuriose, minacce, svastiche. Un altro episodio ha investito la testata on line "Bergamonews" con attacchinaggio notturno di volantini nei quali Berizzi veniva definito "vergogna di Bergamo";
Paolo Berizzi, durante le varie iniziative sul territorio nazionale di presentazione del libro "NazItalia", nel quale documenta la fitta rete dell'estremismo nero, ha subito blitz di squadre neofasciste che lo hanno pesantemente contestato con striscioni infamanti. Eventi che si sono verificati, tra le altre città, a Torino, Como, Crema, Padova; in occasione di quest'ultima presentazione militanti di Forza nuova sono entrati addirittura in sala a scopo intimidatorio e hanno scattato delle fotografie a Berizzi;
per proteggere il giornalista è stata disposta la vigilanza dinamica da parte delle forze dell'ordine: tale dispositivo garantisce il passaggio più volte al giorno di mezzi di polizia nel luogo di dimora della persona sottoposta a tutela, un servizio reso con grande perizia dagli agenti, che però lascia scoperta la gran parte delle ore del giorno, nelle quali peraltro il giornalista, inviato, si trova in giro per lavoro e per svolgere le sue inchieste;
i gruppi neofascisti hanno dimostrato più volte di avere accesso ai luoghi di lavoro, agli eventi pubblici e addirittura all'abitazione di Paolo Berizzi, facendo temere per la sua incolumità fisica, data la loro più volte dichiarata volontà di passare dalle parole ai fatti,
si chiede di sapere:
se il dispositivo di vigilanza dinamica disposto in favore del giornalista Paolo Berizzi sia adeguato e sufficiente a proteggerlo dalle pesanti minacce a cui è sottoposto o se serva un più adeguato apparato di scorta;
quali altre iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per proteggere l'incolumità di una voce libera che esercita con coraggio il giornalismo d'inchiesta.
(3-00572)
CIRINNA', ASTORRE, PARENTE, ZANDA, MARCUCCI, MIRABELLI, MISIANI, ALFIERI, BOLDRINI, COLLINA, COMINCINI, CUCCA, FARAONE, FEDELI, FERRAZZI, IORI, LAUS, MAGORNO, MALPEZZI, MARGIOTTA, MARINO, MESSINA Assuntela, NANNICINI, PITTELLA, ROJC, ROSSOMANDO, SBROLLINI, STEFANO, SUDANO, VALENTE, VATTUONE, VERDUCCI, PATRIARCA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
a partire dal 2003, individui e famiglie legate al partito politico di ispirazione neofascista "CasaPound" hanno abusivamente occupato l'immobile sito a Roma in via Napoleone III n. 8, di proprietà demaniale e attribuito alla gestione del Ministero dell'istruzione, della università e della ricerca;
a partire da tale data, l'immobile è stato adibito a finalità abitative, ma anche ad attività politiche riconducibili al medesimo partito (ivi comprese ronde e azioni ostili nei confronti della popolazione straniera residente nel quartiere Esquilino), come testimonia l'apposizione sulla facciata del medesimo edificio di una vistosa insegna recante il nome della formazione politica;
nonostante l'evidente situazione di abuso, conclamata e addirittura rivendicata dagli esponenti del partito e dagli occupanti, non è stata assicurata, nel caso di specie, l'applicazione della legge, in relazione tanto all'interruzione della somministrazione dei servizi di erogazione dell'acqua e dell'energia elettrica (come prescritto dall'art. 5 del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80), quanto allo sgombero dell'immobile;
di recente, nel mese di ottobre 2018, è stato impedito alla Guardia di finanza e alla Corte dei conti di effettuare un sopralluogo nell'immobile, a fini di verifica dell'entità del danno erariale derivante dall'abusiva occupazione;
considerato che:
da qualche mese sono in corso, nella città di Roma, azioni di sgombero degli immobili abusivamente occupati, condotte d'intesa dal Comune e dal Ministero dell'interno;
in data 29 gennaio 2018, l'Assemblea capitolina ha approvato a larga maggioranza un ordine del giorno che impegna il sindaco di Roma ad intervenire presso la Prefettura e il Ministero al fine di assicurare che le azioni di sgombero riguardino anche l'immobile sito in via Napoleone III n. 8;
considerato altresì che:
l'emergenza abitativa che attanaglia la città di Roma dovrebbe essere oggetto di politiche ben più articolate, volte alla garanzia effettiva del diritto all'abitazione per le persone e le famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità sociale;
tuttavia, le azioni di sgombero in corso, una volta intraprese, non possono avvenire selettivamente, ma devono riguardare tutti gli immobili oggetto di occupazione abusiva, indipendentemente dalla contiguità degli occupanti a questa o quella forza politica;
peraltro, il protrarsi di tale situazione di illegalità trasmette alla cittadinanza l'immagine dell'impunità di una forza politica dichiaratamente neofascista che, come tale, dovrebbe essere oggetto di un attento controllo da parte della pubblica autorità, con ciò aumentando la sensazione di insicurezza degli abitanti del quartiere Esquilino,
si chiede di sapere quali iniziative e misure il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di ripristinare la legalità ed assicurare il definitivo e sollecito sgombero dell'immobile demaniale abusivamente occupato.
(3-00573)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BARBONI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:
il detenuto Matteo Cagnoni è stato condannato alla pena dell'ergastolo in primo grado dalla Corte d'assise di Ravenna lo scorso 22 giugno 2018, perché ritenuto colpevole dell'omicidio della moglie Giulia Ballestri, avvenuto sempre a Ravenna il 16 settembre 2016, e per questo assegnato alla casa circondariale di Bologna;
come riportato anche da diversi organi di stampa, il 22 novembre 2018, con provvedimento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il detenuto è stato trasferito nella casa circondariale di Ravenna, che solitamente ospita soltanto detenuti in attesa di giudizio o condannati a pene fino a 5 anni;
tale trasferimento ha suscitato e continua a suscitare, oltre che dolore e sgomento nella famiglia della vittima, vivaci proteste ed indignazione nella città di Ravenna, dove viene letto come un immeritato privilegio al detenuto,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per cui il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia deciso il trasferimento del detenuto Matteo Cagnoni dalla casa circondariale di Bologna (città dove peraltro si terrà il processo di secondo grado) a quella di Ravenna;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che il trattamento riservato al detenuto non appaia come un ingiusto privilegio meritevole di essere rimosso.
(4-01170)
RUSPANDINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
lo scorso 21 gennaio 2019 il treno regionale 2384 diretto da Napoli a Roma Termini, è stato bloccato alla stazione di Formia, dove è rimasto fermo su un binario morto per quasi un'ora, a seguito della presenza di insetti e di un ratto a bordo delle carrozze e di perdite di acqua dal tetto all'interno di un vagone;
i numerosi viaggiatori presenti nelle prime tre carrozze sono stati invitati a scendere e a trasferirsi negli altri vagoni, mentre sulle stesse venivano posti i sigilli;
il treno è naturalmente arrivato a destinazione in notevole ritardo, sommando disagio ai disagi dei pendolari che quotidianamente viaggiano in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie e assolutamente inadeguate;
medesimi disagi, sulla medesima linea, erano stati segnalati e riportati dagli articoli della stampa locale, già in data 11 dicembre 2018, quando era stata denunciata la presenza di ratti nei vagoni, in particolare nell'impianto di illuminazione di una delle carrozze;
è evidente la pericolosità di questa situazione in termini di rischi per la salute dei viaggiatori e della sicurezza del treno stesso ove si pensi che, soprattutto nelle giornate di pioggia, le infiltrazioni di acqua dal tetto delle carrozze sono ingenti e insistono su cavi elettrici usurati e, talvolta, anche rosicchiati dai roditori;
le numerose stazioni presenti tra Minturno e Roma Termini, lungo la suddetta linea, presentano altresì carenze di tipo strutturale, costituite da inadeguatezza delle infrastrutture, dalla vetustà degli ambienti, inadeguatezza della qualità dei servizi offerti all'utenza, servizi igienici inesistenti, non a norma, spesso inagibili o chiusi al pubblico; tabelloni luminosi per le comunicazioni ai viaggiatori assenti o spesso fuori servizio; sale d'attesa prive di riscaldamento, o comunque inadeguate alle necessità dei passeggeri e spesso in condizioni igieniche fatiscenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle gravi situazioni descritte e quali iniziative urgenti intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per garantire i necessari interventi di manutenzione e potenziamento della linea ferroviaria Napoli-Roma, che rappresenta una delle tratte maggiormente congestionate e frequentate, anche in ragione del collegamento con la capitale.
(4-01171)
AIMI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
da fonti stampa si apprende dell'operazione "Security Danger" coordinata dalla Procura di Reggio Emilia e dai militari dell'Arma dei Carabinieri, sfociata nell'esecuzione di quattro ordinanze cautelari emesse dal Tribunale reggiano per l'ipotesi di reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e false attestazioni a pubblico ufficiale;
i provvedimenti sono stati emessi nei confronti dei titolari di due società di sicurezza, cui è stato interdetto l'esercizio dell'attività professionale, nonché di due pregiudicati di origine campana finiti in manette;
secondo gli inquirenti, i due arrestati avrebbero reclutato un centinaio di persone, tra le quali anche migranti richiedenti asilo (sbarcati in Italia anche da pochi mesi), ma anche nomadi e pregiudicati, da impiegare come addetti alla sicurezza durante grandi eventi, dotandoli di tesserini di riconoscimento falsificati;
gli inquirenti hanno proceduto a monitorare numerosi grandi eventi tenuti nel 2017, come il concerto dei Guns'N Roses di Imola del 10 giugno 2017, dei Depeche Mode di Milano del 28 giugno 2017, di Vasco Rossi di Modena del 1° luglio 2017, di David Guetta di Padova del 28 luglio 2017, del DJ Salmo del 9 settembre 2017 e dei Rolling Stones di Lucca del 23 settembre 2017;
tra le dichiarazioni riportate a mezzo stampa, risulta particolarmente rilevante e preoccupante quella di uno dei richiedenti asilo reclutati come addetto alla sicurezza: «Sono giunto in Italia clandestinamente nel giugno 2016 dopo essere stato salvato in mare da una nave ONG durante il mio trasporto, su uno dei tanti barconi, proveniente dalla Libia (...) Una volta a Modena da quando abbiamo cominciato il lavoro a quando lo abbiamo terminato nessuno, né di alcuna società né delle forze dell'ordine, mi ha mai chiesto alcun documento ovvero effettuato alcun controllo sul mio cartellino né tanto meno sono stato oggetto di filtraggio con metal detector o di altro tipo, nemmeno visivo o sul contenuto delle mie tasche o degli effetti che portavo con me. Io mi ritengo una brava persona ma di fatto trovai strana l'assenza di controllo poiché se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa»;
pertanto, stanti le circostanze, questi fenomeni di illegalità diffusa hanno messo a rischio l'incolumità di centinaia di migliaia di persone, perché verificatisi in un settore delicatissimo come quello della sicurezza e in un periodo storico in cui il rischio terrorismo è serio e concreto,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, dal punto di vista normativo, per scongiurare il ripetersi di simili vicende e per potenziare gli obblighi, le prescrizioni e i controlli nei confronti dei soggetti che si occupano di sicurezza a vario titolo e, in particolare, per i grandi eventi.
(4-01172)
IANNONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
nella relazione di fine mandato sulle "Bonifiche nei siti di interesse nazionale", la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nella XVII Legislatura ha concluso sostenendo che: "Un dato emerso in maniera evidente e che sin d'ora può essere sottolineato è quello concernente l'estrema lentezza, se non la stasi, delle procedure attinenti alla bonifica dei siti di interesse nazionale";
identiche conclusioni erano state tratte dalla Commissione d'inchiesta nel corso della XVI Legislatura;
ad oggi, non si scorgono segnali che possano far pensare a un sostanziale cambio di rotta da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, competente in materia;
i procedimenti finalizzati alla bonifica dei SIN (siti di interesse nazionale), infatti, sono ben lontani dall'essere completati e, oltre alle affermazioni di principio, non si comprende quale sia la politica che il Governo intende perseguire in materia di bonifiche;
è necessario che la bonifica dei siti inquinati sia collegata al recupero economico e produttivo dei siti in un'ottica di sistema, che consenta la riduzione del consumo di suolo e il rilancio sociale e occupazionale delle aree interessate;
alla mancata bonifica dei SIN sono connesse gravi e impellenti problematiche sanitarie, come riportato anche dall'ultimo rapporto "Sentieri" (ed. 2018) sullo stato di salute delle popolazioni che vivono nei SIN e nei SIR (siti di interesse regionale), redatto dall'Istituto superiore di sanità e presentato a giugno 2018 presso il Ministero dell'ambiente,
si chiede di sapere quali azioni il Governo intenda realizzare per recuperare il tempo perduto ed evitare il protrarsi e l'aggravarsi dei danni al territorio e alla salute dei cittadini.
(4-01173)
IANNONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
in tema di acque reflue la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 31 maggio 2018, ha condannato l'Italia a pagare una somma forfettaria di 25.000.000 euro, nonché una penalità di 30.112.500 euro per ciascun semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie ad ottemperare alla sentenza, di pari oggetto, del 19 luglio 2012;
ad oggi l'Italia ha già versato oltre 50 milioni di euro;
per far fronte a tale situazione, nel 2017 il Governo pro tempore ha nominato commissario straordinario unico il professor Enrico Rolle,
si chiede di sapere:
a distanza di quasi due anni dalla nomina, a che punto sia la realizzazione degli interventi affidati al commissario Rolle;
quali misure stia adottando il Ministro in indirizzo per la procedura di infrazione n. 2014/2059, relativa agli agglomerati con carico generato superiore a 2.000 abitanti equivalenti (circa 883) e la non conformità per quanto riguarda 55 aree sensibili visto che tali procedure d'infrazione denotano un evidente problema di governance del Servizio idrico integrato che deve essere affrontato.
(4-01174)
IANNONE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Premesso che:
la normativa europea e quella nazionale prevedono che un rifiuto cessi di essere tale quando è stato sottoposto a un'operazione di recupero, incluso il riciclo e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi le seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana;
la recente sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n. 1229 del 28 febbraio 2018) ha messo in crisi il sistema, in quanto ha escluso che ogni singola Regione possa procedere a regolare autonomamente la cessazione "caso per caso" della qualifica di rifiuto;
in aggiunta a ciò, il Consiglio di Stato ha affermato che, in mancanza di indicazioni a livello normativo europeo, il regolamento ministeriale risulta l'unico atto idoneo ad intervenire ai fini della declassificazione "caso per caso",
si chiede di sapere che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per affrontare una situazione che sta provocando grandi disagi all'economia circolare incrementando, peraltro, il conferimento in discarica dei rifiuti.
(4-01175)
IANNONE - Al Ministro dello sviluppo economico. - Premesso che:
dal 2012 sono in totale 988 in Italia i casi di suicidio per motivazioni economiche, mentre sale a 717 il numero dei tentati suicidi. A rilevarlo l'osservatorio "Suicidi per motivazioni economiche" della Link Campus University, che pubblica i dati di 7 anni di attività e indagine sociologica sul fenomeno;
all'inizio del monitoraggio a essere particolarmente colpita era la categoria degli imprenditori, oggi i dati mostrano come l'incidenza sia cresciuta soprattutto tra i disoccupati: dal 2012 a oggi rappresentano infatti il 41,8 per cento gli imprenditori suicidi e il 40,1 per cento quei disoccupati che, a causa della perdita del lavoro o dell'incapacità di reinserirsi nel mercato, hanno scelto di togliersi la vita. A questi si aggiunge quel 12 per cento circa di coloro che un lavoro l'avevano, ma, schiacciati dal peso dell'instabilità lavorativa ed economica, hanno visto nel gesto estremo l'unica via di uscita;
proprio l'incremento dei suicidi tra i disoccupati, che nel 2012 erano pari al 31,5 per cento del totale a fronte del 55,1 per cento registrato tra gli imprenditori, pone l'accento su un "problema occupazionale che - sostiene il direttore dell'Osservatorio, Nicola Ferrigni - rappresenta un'emergenza non più' procrastinabile e che richiede una decisa riforma del welfare state: ben vengano dunque - aggiunge - interventi legislativi come il reddito di cittadinanza che se da un lato si configura come una misura di sostegno al reddito, dall'altra si propone di rimettere in moto il mercato del lavoro anche attraverso una riforma strutturale e motivazionale dei centri per l'impiego. Una iniezione di fiducia cui ora deve accompagnarsi una ottimizzazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro";
per ciò che riguarda la distribuzione geografica del fenomeno, l'ultimo aggiornamento dell'osservatorio rileva una sua decisa crescita nelle regioni meridionali soprattutto nell'ultimo anno: i suicidi al Sud passano infatti dal 14,6 per cento del 2012 al 31,8 per cento del 2018. Tuttavia, se si guarda al dato complessivo di questi 7 anni, è ancora il Nord-Est a occupare la cima di questa triste classifica, raccogliendo il 24,5 per cento dei suicidi legati a motivazioni economiche, seguito, a brevissima distanza, proprio dal Sud con il 24,1 per cento degli episodi. Il 21,3 per cento dei casi si registra ancora nelle regioni centrali, il 19,6 per cento nel Nord-Ovest, il 10,3 per cento nelle isole;
tra le regioni più interessate dal 2012, il Veneto (15,8 per cento) con le province di Padova, Venezia e Treviso, e la Campania (13,5 per cento), che proprio nel 2018 fa registrare la percentuale più elevata da quando l'osservatorio ha avviato il monitoraggio (21,8 per cento nel 2018 contro il 12,4 per cento del 2012), con in testa le province di Napoli e Salerno;
dall'analisi complessiva emerge come dal 2012 al 2018 la fascia d'età più esposta risulti quella dei 45-54enni, con un'incidenza pari al 34,1 per cento, nonostante continui a preoccupare la progressiva crescita del numero di suicidi tra i più giovani: complessivamente, infatti, rappresentano il 20 per cento del totale i suicidi tra i 35-44enni e il 10 per cento circa quelli tra gli under 34 (di questi il 7,6 per cento tra i 25-34enni e l'1,9 per cento tra i minori di 25 anni),
si chiede di sapere se ad avviso del Ministro in indirizzo la risposta al problema sia rappresentata unicamente dal reddito di cittadinanza o se ritenga che vadano intraprese politiche industriali che, soprattutto al Sud, non trovano attuazione da anni.
(4-01176)
GARAVINI, MIRABELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
il commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto "Polcevera" dell'autostrada A10, con il decreto commissariale n. 7/2018, ha indetto una consultazione di mercato finalizzata all'instaurazione di una procedura negoziata senza pubblicazione di bando avente ad oggetto il conferimento dell'incarico di coordinamento progettuale, direzione dei lavori, controllo della qualità e supporto alla struttura commissariale nell'ambito dell'appalto o degli appalti pubblici dei lavori per la realizzazione, in estrema urgenza, di tutte le opere di demolizione e di costruzione necessarie al ripristino strutturale e funzionale del viadotto a Genova e per la verifica della progettazione preventiva e in corso d'opera;
con i successivi decreti n. 11/2018 e n. 13/2018 veniva individuata come contraente ed aggiudicataria dell'incarico la società Rina Consulting, in quanto ritenuta, secondo la valutazione del commissario straordinario, "pienamente aderente alle specifiche tecniche ed esigenze commissariali";
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
il 12 dicembre 1999 la petroliera "Erika", battente bandiera maltese e noleggiata dalla compagnia petrolifera "Total", con un carico di circa 31.000 tonnellate di olio combustibile pesante, si imbatteva in una tempesta e naufragava nel golfo di Biscaglia, a circa una sessantina di miglia dalla costa bretone francese. Si verificava un grave disastro ambientale poiché circa 19.800 tonnellate di olio si disperdevano in mare, provocando la morte di 150.000 uccelli e contaminando circa 400 chilometri di costa. Con sentenza emessa nel gennaio 2008, la Corte penale di Parigi riconosceva la responsabilità per il naufragio della petroliera Erica di Total SA, Giuseppe Savarese (l'armatore), Antonio Pollara (il conduttore) e RINA (la società esperta), condannandoli in solido al pagamento di 192 milioni di euro (280 milioni di dollari). Tale decisione veniva confermata nel 2010 dalla Corte d'appello di Parigi e, successivamente, nel 2012 dalla Corte di cassazione francese, la quale individuava un'ulteriore responsabilità per imperizia in capo alla Total;
nel 2012 un incendio ha distrutto la fabbrica di abiti Ali Enterprises di Karachi in Pakistan. L'edificio aveva ricevuto una certificazione dall'azienda italiana Rina per conto del Social Accountability;
il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova Cinzia Perroni ha recentemente archiviato, come richiesto dal procuratore ministeriale Marcello Maresca, la posizione di Roberto Cavanna, all'epoca legale rappresentante di Rina Services ed oggi dipendente di Rina Consulting, ovvero la società che aveva attestato, tre mesi prima della tragedia, il rispetto da parte di Ali Enterprises dello standard di sicurezza "SA 8000";
lo studio legale "Ambrosio& Commodo" ha però annunciato l'intenzione di depositare presso il tribunale di Genova un atto di citazione contro Rina Services per una causa civile finalizzata a ottenere un risarcimento per i danni morali subiti dai parenti delle 250 vittime;
il distributore tedesco degli abiti che si producevano nella fabbrica bruciata, la Kik, ha accettato di pagare 6,15 milioni di dollari sotto forma di pensioni a lungo termine per i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, per le spese mediche e la perdita di reddito;
nel maggio 2013 la nave "Jolly Nero" urtò abbattendola la torre piloti del porto di Genova, uccidendo 9 persone. L'esame delle certificazioni e degli attestati sulla sicurezza ha convinto il pubblico ministero Walter Cotugno a indagare 35 persone: dirigenti e dipendenti della Rina e della Capitaneria di porto. Nell'aprile 2017 finirono agli arresti domiciliari due ingegneri Rina: Marco Benzi e Giorgio Ceroni, rispettivamente direttore del settore certificazioni e capo area. Sospesi dal servizio il capitano di fregata Marco Noris, all'epoca capo ufficio sicurezza della navigazione a Genova, e il capitano di vascello Antonio Sartorato. Indagato pure l'ammiraglio Luigi Giardino, capo ufficio del sesto reparto sicurezza della navigazione con sede a Roma;
nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre 2014 scoppiava un incendio a bordo del traghetto "Norman Atlantic", in rotta tra il porto di Igoumenitsa, Grecia, ed il porto di Ancona, Italia. Seguivano molteplici intense operazioni di soccorso svolte da mezzi esterni per mare e per cielo da parte delle autorità di guardia costiera italiane e greche, con l'assistenza di navi commerciali, della durata di oltre 36 ore, al termine delle quali si contavano 31 vittime. La conformità della nave agli standard richiesti era stata accertata dalla società Rina, contro la quale vi è un processo civile in corso, oltre alle indagini penali, non ancora giunte ad un primo pronunciamento,
si chiede di sapere se, nel valutare le specifiche tecniche della società Rina Consulting, considerato che tra i suoi compiti principali vi sarà il controllo della qualità del lavoro svolto dalle ditte affidatarie dell'incarico di ricostruzione del ponte sul Polcevera, sia stato debitamente valutato che la società stessa o la società capofila della holding di cui fa parte Rina SpA negli ultimi anni siano state sottoposte ad indagini e processi per le vicende descritte.
(4-01177)
MINUTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:
l'articolo 3 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136 e recante "Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria", prevede la cosiddetta definizione agevolata delle cartelle affidate all'Agenzia delle entrate Riscossione, emesse dal 1° gennaio 2000 e fino al 31 dicembre 2017 (rottamazione ter);
rispetto alle precedenti definizioni introdotte dal decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016 (cosiddetta prima rottamazione) e successivamente dal decreto-legge n. 148 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 172 del 2017 (cosiddetta rottamazione bis), il decreto-legge n. 119 del 2018 prevede novità sostanziali ed agevolative per il pagamento dei debiti;
possono aderire alla nuova definizione agevolata 2018 i contribuenti che alla "prima rottamazione" sono decaduti per non avere rispettato il piano di definizione e quelli che hanno aderito alla "rottamazione bis ", solo se risultano integralmente saldate, entro il 7 dicembre 2018, tutte le rate in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018;
in questo caso di omesso e/o insufficiente tardivo versamento delle rate della "rottamazione-bis" con scadenza luglio, settembre ed ottobre 2018, i contribuenti non possono accedere alla nuova rottamazione "ter" delle cartelle e subiranno l'avvio delle procedure di riscossione. Questa situazione sembra essere discriminatoria e appare privilegiare alcuni contribuenti e penalizzarne altri, in quanto verranno sfavorite le migliaia di contribuenti che non sono riusciti a pagare, in particolare, le rate della "rottamazione-bis" di settembre e ottobre, che prevedevano una rata troppo elevata rispetto alle altre,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda valutare l'opportunità di estendere l'agevolazione introdotta dal decreto-legge n. 119 del 2018 ai contribuenti decaduti dalla cosiddetta "rottamazione-bis", prevista dal decreto-legge n. 148 del 2017.
(4-01178)
IANNONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
per i circa 308.484 pendolari campani che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o a studiare, la condizione del trasporto pubblico è sempre più insostenibile;
dal 2011 ad oggi il calo dei pendolari è stato vertiginoso, passando dai 467.000 utenti a 308.484 (mentre negli ultimi anni il trend nazionale è per fortuna in risalita): in pratica un crollo del 34 per cento;
in termini pratici sono oltre 158.000 i pendolari che hanno abbandonato il trasporto pubblico (buona parte riguarda la Circumvesuviana, a causa di tagli e del degrado del servizio) per i mezzi privati, che significa una stima prudente di oltre 79.000 automobili che in sette anni sono ritornate a circolare sulle strade, con più ingorghi e più smog;
a fotografare la situazione del trasporto ferroviario pendolare in Campania è "Pendolaria", il rapporto annuale di Legambiente, presentato il 30 gennaio 2019;
in Campania, come sottolinea Legambiente, dal 2010 ad oggi sono stati effettuati tagli complessivi al servizio dell'8 per cento, mentre c'è stato un aumento delle tariffe del 48 per cento;
la Regione Campania investe troppo poco per potenziare il servizio e comprare treni: la spesa nel 2017 per i pendolari è di 121,76 milioni di euro tra servizi e materiale rotabile, pari ad un totale dello 0,69 per cento del bilancio regionale. Una spesa del tutto inadeguata, perché ancora non sufficiente ad eliminare i gravi problemi che affliggono molte delle linee pendolari;
in Campania continua ad aumentare l'età media dei treni, nonostante segnali di investimento e dei primi inserimenti di nuovi convogli nel corso degli ultimi mesi;
complessivamente nella regione sono 370 i treni in servizio sulla rete, con una età media dei convogli in circolazione di 19,8 anni, con il 65,6 per cento dei treni con più di 15 anni di età;
non diversa la situazione a Napoli, dove sono 81 i treni metropolitani con un'età media del materiale rotabile di 19,8 anni; il 77,8 per cento dei treni ha, invece, più di 15 anni. Sono 42 i tram che circolano nel capoluogo napoletano con una età media di 19,5 anni con ben il 57,7 per cento dei tram con più di 15 anni;
nel capoluogo napoletano sono 74 milioni i passeggeri annui che utilizzano la metropolitana, cifre basse rispetto i 496 milioni annui di Milano ed i 310 milioni di Roma,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della condizione del trasporto pubblico in Campania e quali azioni intenda realizzare per dare risposta ai disagi dei pendolari, atteso il fallimento completo della Regione Campania.
(4-01179)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
11ª Commissione permanente(Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale):
3-00571 del senatore Marinello ed altri, sulla riorganizzazione dell'area medico-legale dell'Inps;
14ª Commissione permanente(Politiche dell'Unione europea):
3-00569 della senatrice Garavini ed altri, sui pericoli derivanti dalla possibile uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza un accordo tra le parti.