Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 016 del 28/06/2018
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVIII LEGISLATURA ------
16a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 28 GIUGNO 2018
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Presidenza del vice presidente CALDEROLI,
indi del vice presidente TAVERNA
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Berlusconi Presidente: FI-BP; Fratelli d'Italia: FdI; Lega-Salvini Premier: L-SP; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-Leu; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB; Misto-PSI: Misto-PSI.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
LUPO (M5S). Chiediamo che le votazioni della seduta odierna vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Non essendo lei Capogruppo, senatrice Lupo, è necessario verificare il sostegno a tale richiesta.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(435) Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (Relazione orale)(ore 9,40)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 435.
Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto luogo la replica del rappresentante del Governo e ha avuto inizio l'esame degli emendamenti e ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge.
Riprendiamo l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, nonché di quelli volti ad inserire articoli aggiuntivi prima e dopo di esso, precedentemente accantonati, su cui è pervenuto, ed è in distribuzione, il parere della Commissione bilancio, di cui do lettura:
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti precedentemente accantonati relativi al disegno di legge in titolo, e i relativi subemendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sul subemendamento 1.0.500/1.
Il parere è di semplice contrarietà sugli emendamenti 1.118, 1.119, 1.0.113, 1.0.114 e 1.0.115.
Il parere è di nulla osta sulle proposte 1.0.500, 1.0.500/2 e 1.0.500/3».
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
PATUANELLI, relatore. Signor Presidente, una piccola premessa: per un semplice banale refuso, al comma 3 dell'emendamento 1.0.500, all'ultimo periodo, le parole «unitamente al permesso in sanatoria» sono da intendersi come «unitamente alla segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria». Si tratta ovviamente di un refuso materiale, trattandosi di interventi assoggettati a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
Per quanto riguarda il parere sull'emendamento 1.0.500, ne abbiamo già ampiamente discusso in Commissione e in Assemblea nei giorni passati. Si tratta di quell'emendamento che, come relatore, mi ero ripromesso di provare a portare in Assemblea e che introduce delle semplificazioni rispetto alle piccole difformità esistenti negli edifici colpiti dai danni del terremoto e che in questo momento bloccano buona parte delle ricostruzioni. Ci riferiamo a interventi fino alla manutenzione straordinaria con rilevanza strutturale: vengono quindi accorpati i procedimenti alla domanda di contributo, c'è una semplificazione rispetto alla normativa per quanto riguarda l'autorizzazione sismica e, ovviamente, in caso di vincolo paesaggistico, c'è l'assoggettabilità alla conformità ambientale, con procedimento semplificato.
Si tratta di un primo passo verso la soluzione di un problema che è stato segnalato da tanti sindaci, da tanti amministratori locali e dai cittadini. In tal modo si vuole cercare quella soluzione azzeccata di cui parlava il Presidente della Regione Abruzzo nelle sedute precedenti. Crediamo che, attraverso questo strumento, finalmente la ricostruzione potrà partire più speditamente. Quindi ovviamente il parere su questo emendamento è favorevole.
Signor Presidente, se vuole posso esprimere il parere anche sui subemendamenti 1.0.500/1, 1.0.500/2 e 1.0.500/3.
PRESIDENTE. Assolutamente sì.
PATUANELLI, relatore. Su tutti e tre i subemendamenti il parere è contrario e vorrei motivarlo. Per ciò che riguarda il subemendamento 1.0.500/1, a prima firma della senatrice Modena, ci piacerebbe poterlo approvare, perché allarga leggermente le maglie dell'intervento, ma su questo i pareri contrari dei Ministeri coinvolti sono stati netti.
Per quanto riguarda il subemendamento 1.0.500/2, presentato dal senatore Verducci, la proposta di sopprimere la lettera a), dopo le parole «articolo 22, comma 1», significa aprire agli interventi di ristrutturazione e risanamento conservativo, ma anche su questo il parere dei Ministeri è contrario.
In merito alla soglia di tolleranza rispetto alle difformità non considerate tali per quanto riguarda il vincolo paesaggistico, anche la nostra proposta iniziale era tesa a portare questa soglia al 5 per cento, ma anche su questo - purtroppo - abbiamo ricevuto un parere contrario dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT).
Per queste motivazioni il parere sui tre emendamenti è contrario.
PRESIDENTE. Ricordo che sono al nostro esame anche gli emendamenti 1.0.56, 01.23 e 01.58, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario, e poi gli emendamenti 1.0.113, identico agli emendamenti 1.0.114 e 1.119, e 1.0.116, identico agli emendamenti 1.0.117 e 1.0.118, sui quali mi pare fosse stato espresso pure un parere contrario.
PATUANELLI, relatore. Signor Presidente, confermo il parere contrario.
CASTELLI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.0.500 (testo corretto)/1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
MODENA (FI-BP). Ne chiediamo la votazione e domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MODENA (FI-BP). Signor Presidente, noi insistiamo per la votazione dell'emendamento 1.0.500 (testo corretto)/1 perché rappresenta il cuore del problema relativo al fatto che la ricostruzione è bloccata: non lo abbiamo detto noi, ma la gran parte dei soggetti auditi in Commissione.
La soluzione che è stata rinvenuta con l'emendamento presentato dal relatore è totalmente insufficiente, perché non consente né di procedere effettivamente alla ricostruzione, né soprattutto di presentare le domande di contributo. Non concordiamo neppure sul fatto che non ci sia la copertura finanziaria, perché evidentemente il problema è risolvibile nel momento in cui si modificano i criteri. Insistiamo quindi per la votazione dell'emendamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. In attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso di cui all'articolo 119 del Regolamento, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 9,48, è ripresa alle ore 10,03).
Prego i colleghi di raggiungere i loro posti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.500 (testo corretto)/1, presentato dalla senatrice Modena e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.500 (testo corretto)/2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Essendone stata avanzata richiesta, procediamo alla votazione.
VERDUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, intervengo sui subemendamenti 1.0.500 (testo corretto)/2 e 1.0.500 (testo corretto)/3, che si riferiscono all'emendamento 1.0.500 (testo corretto), presentato ieri sera dal relatore. Il tema in essi trattato è stato da noi molto sollecitato e concerne una problematica di cui ci si è accorti in maniera massiccia in corso d'opera e recentemente, nelle ultime settimane.
Mi riferisco alle piccole difformità di tipo edilizio e urbanistico che sono molto diffuse, spesso non eliminate per la mancanza di piani urbanistici comunali, e che niente hanno a che vedere, per lo meno per quanto riguarda la tipologia a cui noi del Partito Democratico ci riferiamo, con intenti speculativi o ipotesi ancora peggiori. Si tratta, quindi, di piccole difformità su cui tutti quanti abbiamo detto che è necessario intervenire.
Voglio anche dire che c'è stato un lavoro preparatorio che la commissaria straordinaria alla ricostruzione De Micheli ha fatto con tutti i Gruppi parlamentari, in vista del provvedimento. Questo tema non è entrato nel decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, perché il Governo, che era dimissionario, non aveva la necessaria autorevolezza politica per farlo. Si tratta, tuttavia, di un tema che dobbiamo assolutamente affrontare.
Signor Presidente, colleghi, noi voteremo l'emendamento presentato dal relatore, anche se riteniamo che sia una risposta assolutamente parziale e troppo limitata. Per questo motivo sono stati presentati i due subemendamenti. Noi auspichiamo, tuttavia, che durante l'esame alla Camera dei deputati tutti i Gruppi parlamentari possano giungere a un risultato più forte e ampio, ma condiviso da tutti, su questo tema, che è decisivo, altrimenti l'iter della ricostruzione non si completerà e si perderà altro tempo.
Ribadisco, quindi, che noi voteremo l'emendamento del relatore, che è comunque un passo in avanti, pur ritenendolo ancora insufficiente.
Ritiriamo altresì le nostre proposte emendative per arrivare a una soluzione che sia condivisa da tutti, perché il tema in esame appartiene a tutti.
PRESIDENTE. La presidenza ne prende atto.
CASTELLI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, prendiamo atto del ritiro delle proposte emendative.
Vorrei ringraziare le parti politiche che hanno permesso di arrivare a questo emendamento del relatore, perché i lavori svolti dalla Commissione hanno avuto proprio questo obiettivo. Ripeto che prendiamo atto del ritiro e ringrazio.
Se il Presidente me lo consente, colgo l'occasione per aggiungere un commento su quanto si voterà subito dopo l'emendamento del relatore, riguardante il famoso tema del de minimis. Su questo il Governo si è fermato (motivo per cui le proposte emendative erano state accantonate), cosciente di una volontà molto forte da parte di questo ramo del Parlamento. Il motivo per cui il Governo ha invitato a ritirare gli emendamenti riguardanti il tema del de minimis risiede nel fatto che il commissario agli aiuti di Stato ha chiesto alle aziende di dare informazioni sulla certificazione degli aiuti (ossia se questi erano legittimi oppure no). La certificazione dovrà arrivare al commissario nel periodo compreso dal 21 al 27 luglio. In quei giorni si prenderà atto di quelli legittimi e, quindi, non ci sarà alcun problema per le aziende coinvolte dal sisma. Il Governo intende informare questo ramo del Parlamento che si impegna a compiere tutti i passi necessari a rimettere in piedi le aziende che, invece, dall'analisi che sta sul tavolo del commissario per gli aiuti di Stato, risulterà che hanno ricevuto aiuti di Stato non leciti.
Pertanto, l'impegno del Governo è quello di arrivare il prima possibile, dopo questa certificazione, a poter rifocillare la parte di aziende che hanno avuto oggettivamente un danno. Tale è l'impegno che oggi voglio comunicare a questo ramo del Parlamento.
Ringrazio ancora i colleghi che hanno ritirato le proposte emendative. Ricordo che l'emendamento approvato dalla Commissione sulla proroga dei termini delle osservazioni è frutto di una scelta politica importante. Dall'altra parte, l'ordine del giorno che probabilmente verrà posto all'attenzione di quest'Assemblea riguarderà l'impegno sull'interlocuzione con Bruxelles su questo tema molto importante, su cui - ripeto - deve essere ripreso un dialogo con l'istituzione europea.
*QUAGLIARIELLO (FI-BP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (FI-BP). Signor Presidente, intervengo sulle dichiarazioni del Governo.
PRESIDENTE. Senatore, il Governo ha fatto un commento rispetto al ritiro. Lei ha titolo per parlare e dire quello che vuole.
QUAGLIARIELLO (FI-BP). Signor Presidente, lei mi insegna che le dichiarazioni del Governo riaprono il dibattito.
PRESIDENTE. Non le considero dichiarazioni, ma solo una presa d'atto del ritiro degli emendamenti del senatore Verducci.
QUAGLIARIELLO (FI-BP). La prima parte dell'intervento sì, signor Presidente; la seconda, no: nella seconda parte si è entrati nel merito del de minimis e sono state fatte delle comunicazioni.
PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, Forza Italia è già "sotto" di tre minuti, quindi non dovrei neanche farla parlare. La faccio parlare comunque. Non stiamo a discutere sulle minutaglie.
QUAGLIARIELLO (FI-BP). La ringrazio, signor Presidente; lei mi consentirà di non essere d'accordo con la sua interpretazione, ma la ringrazio comunque, perché è lei che decide in questo caso.
A me pare francamente che le dichiarazioni rese dovrebbero essere precisate da parte del Governo. Ritengo - e credo che tutti quanti qui ne siamo consapevoli - che in un mondo globalizzato ciò che conta siano le condizioni di contesto. Detto in altri termini, i soldi arrivano dove ci sono condizioni perché questi possano fruttare.
Il Governo si dovrebbe rendere conto che quelle agevolazioni sono state riconosciute perché a L'Aquila c'erano macerie, innanzitutto morali e poi economiche. Non c'erano strade, c'erano condizioni di lavoro terribili. Come si fa a considerare quelli come aiuti di Stato non leciti? Il Governo dovrebbe dire con chiarezza che quegli sgravi non sono aiuti di Stato.
E ancora, sottosegretario Castelli. Voglio essere un seguace moderato del presidente del Consiglio Conte, del Capo del Governo di cui lei fa parte, il quale ieri ha detto che non è possibile pensare di realizzare il pareggio del bilancio semplicemente operando tagli, ma occorre sviluppare l'economia. Le chiedo, allora: se la restituzione di questi soldi provocherà l'uscita dal mercato di una serie di aziende che miracolosamente erano riuscite a rimanervi dentro, se provocherà disoccupazione, questo sarà un modo per applicare ciò che avete detto ieri o sarà un modo per contraddirlo?
Infine - l'ultimo e più importante punto - l'Europa non ha mai detto e scritto che la decisione sul de minimis è aiuto di Stato. Nella lettera inviata al sindaco Biondi si dice una cosa diversa, quindi il parere da voi espresso francamente non è pertinente. L'Europa afferma che l'interpretazione sul de minimis è un problema del vostro Governo.
Detto in altri termini, se c'è un'assicurazione a risolvere il problema con i dovuti approfondimenti entro il tempo di questo decreto-legge - ma dovete risolverlo al vostro interno, non schermandovi dietro l'Europa, che in questo caso non c'entra (Applausi dal Gruppo FI-BP) -, poiché siamo persone ragionevoli e riteniamo che gli interessi dell'Aquila siano più importanti di qualsiasi speculazione politica, noi siamo disponibili ad accedere a qualsiasi soluzione. Ma a condizione che vi sia un impegno chiaro: che il problema venga risolto entro il tempo di questo decreto-legge. I due mesi da soli non bastano, anche perché uno sarà il mese di agosto e quindi servirà semplicemente a rendere la ferita più purulenta. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.0.500 (testo corretto)/2 e 1.0.500 (testo corretto)/3 sono ritirati.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.500 (testo corretto), presentato dal relatore.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Gli emendamenti 1.0.56, 01.23 e 1.0.58 risultano preclusi.
Procediamo con le votazioni.
VERDUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, intervengo in realtà per fare una dichiarazione di voto sull'emendamento 1.0.116, a firma mia e del senatore D'Alfonso, che richiama l'argomento che poco fa è stato affrontato anche dal Sottosegretario. È un argomento di grande rilevanza, come diceva il collega Quagliariello, perché riguarda moltissime imprese dell'Aquila. Se non interveniamo - dobbiamo farlo nel più breve tempo possibile; dobbiamo farlo entro i termini consentiti da questo decreto - le imprese saranno costrette a pagare sanzioni molto salate che costringeranno molte di loro anche a chiudere.
Presidente e colleghi, c'è già un procedimento coattivo. Noi dobbiamo assolutamente intervenire. La proroga approvata in Commissione speciale l'abbiamo votata, ma con l'auspicio che in Aula potessimo fare di più. Per questo manteniamo questo emendamento. Tra l'altro, la commissaria europea competente si è già espressa chiaramente nel merito di questa materia, dando ragione alle imprese italiane e aquilane. Pensiamo, quindi, che mai come in questa occasione dobbiamo far valere la nostra voce, la voce di questo Parlamento anche nei confronti dell'Unione europea, soprattutto quando un commissario europeo ci dà ragione. Non vedo motivi per non andare avanti.
Prendo atto delle dichiarazioni del Sottosegretario, da cui si evince, però, che si andrebbe sicuramente oltre il 29 luglio, oltre il termine per la conversione del decreto. Per questo chiediamo di andare avanti e questo sarà di aiuto anche al lavoro che si farà alla Camera.
MARSILIO (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARSILIO (FdI). Signor Presidente, intervengo come sottoscrittore dell'emendamento 1.0.114, rispetto al quale il Governo ha fornito dei pareri, dei chiarimenti e alcuni approfondimenti.
Come ha fatto il collega Quagliariello, intendo motivare la nostra posizione rispetto a questo emendamento. Abbiamo anche dato la disponibilità - lo ha anticipato prima il senatore Quagliariello - a individuare di comune accordo una possibile transizione. Naturalmente, se c'è l'intenzione di porre in votazione l'emendamento noi, e sul merito, voteremo a favore del nostro emendamento e, quindi, a quel punto resta in discussione.
Signor Sottosegretario, per quanto abbia apprezzato lo sforzo di dialogo e comprensione, credo che il tentativo di cavare il dente dal Ministero per ottenere documentazioni e carte che parlino in maniera più chiara delle eventuali ragioni sia stato poco fruttuoso. È una responsabilità che non riguarda solo il Governo in carica da qualche giorno, perché anche il Governo in carica precedentemente non è stato in grado di rispondere a un'iniziativa sbagliata e ostile dell'Europa e rispetto alla quale, negli uffici dei Ministeri competenti, c'è stata troppa arrendevolezza. Anche nella risposta portata in Commissione bilancio si affermano in maniera apodittica delle valutazioni. Ad esempio, si dice che si è in presenza di un dato testuale contrario e di un espresso diniego della Commissione europea al fatto che il de minimis sarebbe applicabile nel quadro temporale del 2011, cioè a 500.000 euro, e che anche l'emendamento subordinato, la norma d'interpretazione autentica, che potremmo adottare e che abbiamo presentato come subordinato all'emendamento del de minimis, sarebbe stato negato in presenza di questo dato testuale. Noi però non abbiamo nessun dato testuale. Questo dato testuale, che è stato anche rappresentato alle amministrazioni locali, cioè al sindaco dell'Aquila e al governo della Regione Abruzzo, è sempre stato riferito in maniera verbale.
Invito il Sottosegretario da questo punto di vista a fare un ulteriore approfondimento nei giorni che seguiranno.
Inevitabilmente la questione si andrà trascinando, e a far tirar fuori dal Ministero anche questi presunti e autodichiarati dati testuali, secondo i quali l'Europa avrebbe già risposto negativamente all'Italia sul fatto che il quadro di riferimento temporale da applicare è quello dell'entrata in vigore della norma e non della sua decorrenza in termini di efficacia. Noi invece sosteniamo il contrario e per queste ragioni, in presenza di una votazione, voteremo a favore dell'emendamento.
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, com'è noto abbiamo lavorato molto in Commissione su questo punto e condivido l'intervento che ha fatto due giorni fa - mi pare - il senatore Quagliariello.
Ora, se andiamo al voto, su questo punto, contrariamente al comportamento complessivo che abbiamo tenuto come membri del Gruppo Misto-LeU, in relazione e coerentemente ai pronunciamenti della Commissione per un impegno che ci eravamo assunti, noi voteremo questi emendamenti.
Cerco di spiegarmi. Qui in Aula il Governo si deve assumere un impegno definitivo, entro luglio, a risolvere questo problema e la strada principe è quella che diceva il collega che mi ha preceduto, vale a dire riportare la soglia dei 500.000 euro, che è il de minimis, stabilito allora, dell'Unione europea e non deciso da noi. Questo risolverebbe il problema, tant'è che avevo anche ipotizzato una correzione dell'emendamento proprio per dire questo. In ogni caso, se ci fosse un impegno dell'Esecutivo e tutta l'Assemblea fosse convinta, di fronte a questo impegno del Governo, a non andare al voto, allora staremmo tutti sull'impegno del Governo. Diversamente, se si dovesse andare al voto, noi voteremo questi emendamenti. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).
PRESIDENTE. Chiedo un attimo l'attenzione dei presentatori dei tre emendamenti identici 1.0.113, 1.0.114 e 1.119. Mi sembra che dal dibattito sia emerso che pur in presenza di un parere contrario, sulla linea di principio non ci sia un disaccordo da parte del Governo. Sarebbe valutabile una trasformazione di questi tre emendamenti identici in un ordine del giorno? Senatore Quagliariello, lei sarebbe disponibile?
*QUAGLIARIELLO (FI-BP). Signor Presidente, io chiederei al Governo, anche sulla base di quello che ha detto ora il senatore Errani, una precisazione delle sue dichiarazioni. Se da parte del Governo c'è un impegno preciso, così come evidentemente lei auspica, io credo che ci sarebbe la disponibilità di tutta quanta l'Assemblea. Ma l'impegno deve essere inequivocabile e il Governo non deve nemmeno pronunziare - se posso dare un consiglio, la mia non è una minaccia - l'espressione «aiuti di Stato», perché è esattamente questo il punto: il de minimis non è un aiuto di Stato. In questo senso ci sono due emendamenti, oltre ai tre che ha richiamato lei, e poi c'è l'emendamento del senatore Marsilio, che ha una natura interpretativa, cioè è volto a dare l'interpretazione corretta, per cui tra la data in cui il provvedimento fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale (novembre 2011) e la data nella quale entrò in vigore (1° gennaio 2012) vale la data nella quale la volontà popolare si espresse. Se si fa valere questa interpretazione, che se crediamo minimamente alla sovranità spetta al Governo italiano, il problema è risolto. È semplicemente un problema interpretativo, che non implica nemmeno considerazioni di bilancio, perché saremmo tutti d'accordo - e anche l'Europa dovrebbe prenderne atto - che se l'interpretazione è quella secondo la quale la misura rientra nel termine del 2011, evidentemente vale il de minimis a 500.000 euro. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, scusi, voglio un sì o un no: non stiamo parlando dei successivi tre emendamenti, l'1.0.116, l'1.0.117 e l'1.0.118.
QUAGLIARIELLO (FI-BP). Forse sono stato un po' prolisso, senza una precisazione del Governo.
PRESIDENTE. Perfetto, benissimo.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.113, presentato dal senatore Quagliariello e da altri senatori, sostanzialmente identico agli emendamenti 1.0.114, presentato dai senatori Marsilio e Zaffini, e 1.119, presentato dal senatore D'Alfonso e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'emendamento 1.0.116, identico agli emendamenti 1.0.117 e 1.0.118, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Chiedo ai presentatori se insistono per la votazione.
MARSILIO (FdI). Sì, signor Presidente.
ARRIGONI (L-SP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP). Signor Presidente, la Lega - come ha fatto nella Commissione speciale su atti urgenti del Governo - è disponibile a ritirare e trasformare l'emendamento 1.0.118 in un ordine del giorno analogo a quello presentato in quella sede e che - lo sottolineo - è stato approvato all'unanimità.
Qualcuno mi potrà obiettare che ripresentare un analogo ordine del giorno può essere superfluo; in realtà, quest'ordine del giorno chiede sostanzialmente due cose al Governo: impegnarsi ad intraprendere con le istituzioni europee, in particolare con la Commissione, una negoziazione in ordine alla procedura d'infrazione che è stata avviata; e, nelle more di queste interlocuzioni, valutare l'opportunità di prorogare il termine di presentazione delle osservazioni, ad oggi fissato al 22 luglio, di ulteriori sessanta giorni (due mesi).
In realtà, su questo secondo argomento l'Assemblea ieri ha approvato un emendamento del relatore Patuanelli, l'1.0.2.000, che chiedeva - e ha ottenuto - la proroga di due mesi della presentazione delle osservazioni. Tenuto conto però che la conversione del decreto potrebbe arrivare a ridosso della data del 22 luglio, magari uno o due giorni prima o due o tre giorni dopo, ritengo opportuno che il Governo, qualora dovesse emanare nelle prossime ore e nei prossimi giorni un decreto di proroga dei termini, si impegni a riprendere questa norma e a inserirla in quel testo.
Il testo è identico a quello approvato e ne ho qui una copia, che lascio agli atti: l'appello che muovo al Governo è di esprimere parere favorevole e quello che rivolgo a tutta l'Assemblea è di sostenere all'unanimità questo ordine del giorno, che diventerebbe un ulteriore vincolo per il Governo rispetto agli impegni testé illustrati dal sottosegretario Castelli.
PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.
PATUANELLI, relatore. Il parere sull'ordine del giorno è favorevole.
CASTELLI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il mio parere è conforme.
PRESIDENTE. A questo punto, prima di procedere al voto dell'ordine del giorno, chiedo al senatore Verducci e al senatore Marsilio se vogliono sottoscriverlo e ritirare i propri emendamenti oppure se intendono mantenerli.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, la ringrazio: per le motivazioni dette prima, ossia l'urgenza e l'attesa delle imprese aquilane, chiediamo che l'emendamento 1.0.116 venga posto in votazione.
MARSILIO (FdI). Concordo per il mantenimento, signor Presidente, nel mio caso dell'emendamento 1.0.117.
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.0.118, presentato dal senatore Arrigoni e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
È stato approvato all'unanimità, come richiesto dal senatore Arrigoni: complimenti.
Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.0.116, presentato dal senatore Verducci e da altri senatori, identico all'emendamento 1.0.117, presentato da senatori Marsilio e Zaffini.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie voterà a favore del provvedimento e auspica una rapida approvazione da parte della Camera. È un atto doveroso nei confronti delle 600.000 persone che abitano nelle zone colpite dal terremoto e di un territorio che, come ha ricordato il relatore, conta 138 Comuni, 340.000 abitazioni e un tessuto sociale e produttivo di grande importanza.
Abbiamo apprezzato il lavoro che tutti i Gruppi hanno condotto in Commissione speciale. È fondamentale che su temi come questo vi sia unità di intenti da parte di tutte le forze politiche. In questi casi non c'è colore politico che tenga; ci sono le istituzioni, in cui tutti lavorano con il massimo impegno.
Sul merito delle questioni, signor Presidente, siamo d'accordo sulla necessità, espressa dal relatore, di dar vita a una guida interpretativa per superare le incertezze e i problemi creati dalla costante produzione normativa. La stratificazione delle norme rischia di tramutarsi in un ostacolo burocratico per la ricostruzione e per le misure a beneficio delle famiglie e delle imprese: un tema, questo, evidenziato anche dal commissario straordinario.
Durante le audizioni in Commissione speciale, Confindustria ha portato un articolato per una legge quadro sulla gestione delle emergenze. È un tema importante, su cui sarà necessario intervenire per migliorare l'efficacia degli interventi e affrontare in maniera organica tutto quello che, nell'emergenza, poi si tramuta in un dilemma normativo. Pensiamo agli aspetti legati allo smaltimento delle macerie, alle proroghe fiscali, alle misure di sostegno per il tessuto produttivo: tutti aspetti che possono essere oggetto di una legge quadro, dalla quale determinare risorse e tipologie di misure, naturalmente a seconda della specificità delle situazioni e della loro gravità. In ogni caso, l'elemento più importante del decreto-legge è la proroga al 31 dicembre dello stato di emergenza. In questo modo, la prossima legge di bilancio potrà essere il sicuro terreno per lo stanziamento delle risorse ancora necessarie per la ricostruzione.
In conclusione, colleghe e colleghi, crediamo che in nessun modo si debba abbassare l'attenzione per quelle zone d'Italia che hanno patito eventi così drammatici. Ribadisco quindi il voto favorevole del nostro Gruppo alla conversione del decreto-legge. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)).
ERRANI (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERRANI (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghe e colleghi, come già molti hanno sottolineato nel corso della discussione generale, siamo di fronte alla più grande emergenza degli ultimi anni: nove scosse di magnitudo superiore a cinque, grande distruzione, dimensione territoriale inedita nella storia dei terremoti. Eppure, questi terremoti si inseriscono all'interno di un territorio già profondamente compromesso - forse di questo bisognerebbe avere maggiore consapevolezza - sul piano idrogeologico. Trovare, per esempio, aree per realizzare soluzioni temporanee in moltissimi Comuni è stato un enorme problema, non solo per i vincoli, ma per il dramma dell'assetto idrogeologico.
Siamo di fronte a Comuni, nei quali il processo di spopolamento, prima del 24 agosto 2016, aveva già raggiunto percentuali superiori al 50 per cento. Parliamo di realtà territoriali che, dal punto di vista della struttura amministrativa, hanno spesso segretari comunali "a scavalco" su due Comuni, se non su quattro.
Molti Comuni hanno il sindaco, un vigile urbano e, quando va bene, il segretario a scavalco e un tecnico.
Ho visto, nella mia esperienza, Comuni nei quali non si faceva una gara da circa otto anni per le condizioni strutturali di quei Comuni, con delle conseguenze: in otto anni le norme sulle gare sono cambiate radicalmente. Se poi andiamo a vedere la debolezza strutturale dei servizi, ci accorgiamo che in quelle aree una delle infrastrutture più moderne è forse la Salaria, che hanno costruito i romani. Tutto questo ha messo in condizioni veramente difficili il processo di gestione dell'emergenza prima e di ricostruzione poi.
Sarà bene avere questa consapevolezza, come abbiamo visto anche nel lavoro della Commissione. Io ringrazio qui il relatore e ringrazio tutti i Gruppi. Abbiamo fatto un lavoro secondo me positivo. Per questo noi voteremo a favore di questo provvedimento. Avete visto che il nostro comportamento è stato coerente con gli impegni e con il lavoro svolto in Commissione; ma è bene avere questa consapevolezza. Del resto, l'emendamento che abbiamo testé votato sulle piccole difformità o i piccoli abusi - non dobbiamo avere paura delle parole - ci dimostra quanto ciò sia complicato.
I colleghi della Commissione speciale sanno che avevamo trovato insieme una soluzione, che consideravamo positiva. Tuttavia, gli apparati dei Ministeri ci hanno detto di no. È un percorso noto questo: è molto più semplice fare annunci o critiche; è più complesso il processo di costruzione reale delle norme. Lo dico non in senso polemico, come credo sia ben comprensibile, ma per spiegare qual è livello di difficoltà in cui ci si trova. Ho già detto che noi voteremo questo provvedimento convintamente e apprezzando il lavoro fatto, anche il lavoro del Governo, nonostante il Governo ci abbia detto no, assumendosi però degli impegni, che poi cercherò di riassumere, su una serie di questioni.
Vorrei, però, approfittarne per cogliere una sollecitazione del relatore e alcune richieste che sono emerse anche da alcuni interventi, soprattutto dei colleghi senatori del MoVimento 5 Stelle. La prima è del relatore. Il relatore si è chiesto se è possibile costruire un provvedimento generale sul tema delle grandi emergenze e delle grandi catastrofi. Io sono pienamente d'accordo. Lo dovremmo fare; è indispensabile farlo. Consapevoli del fatto che ogni terremoto ha la sua dinamica: una cosa è un terremoto che avviene in pianura ed una cosa è il terremoto del Centro Italia, che avviene in un territorio difficile e già compromesso.
Tuttavia, occorre affrontare alcune questioni. Così, voglio dirlo ai colleghi che hanno sollevato questo tema. Penso che dovremmo partire dall'analisi, senza strumentalizzazioni politiche, delle esperienze dei terremoti che ci stanno alle spalle: dal Friuli, alle Marche e all'Umbria, all'Aquila, all'Emilia e adesso al Centro Italia. Guardiamole queste esperienze, valutiamole perché, al di là di quanto ci diciamo negli interventi, le cose reali si vedono. Valutiamole per cercare di fare meglio, non per darci delle responsabilità. Ognuno si assume le proprie responsabilità.
Non so se riesco a spiegarmi, perché siamo di fronte a problemi complessi.
In primo luogo, bisogna che definiamo che cos'è «emergenza» e che cos'è «ricostruzione». Definiamolo, onde evitare che, in modo pendolare, si passi da una Protezione civile che interviene in chiave di emergenza per le celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia, per arrivare, pendolarmente, ad una Protezione civile che, in emergenza col terremoto dell'Emilia, dopo la legge n. 100 del 2012, approvata appena due giorni prima, poteva togliere soltanto i feriti da sotto le macerie e non poteva fare il resto. È chiaro che questo pendolarismo non funziona e bisogna trovare i giusti equilibri.
In secondo luogo, occorre chiarire una volta per tutte a cosa hanno diritto i cittadini e a cosa non hanno diritto.
Il terzo punto che voglio evidenziare è altrettanto importante: laddove si emanano delle norme per l'emergenza o la ricostruzione, l'intero sistema istituzionale deve fare riferimento ad esse e non può esserci un meccanismo di interpretazione. Per capirci, visto che non voglio sfuggire al problema, cito quello che è successo a Norcia, già precedentemente ricordato, a proposito di una struttura temporanea, donata e finalizzata alla tutela a fronte del rischio di ulteriori terremoti, di tenuta strategica. Non può esistere un'interpretazione diversa, ma questo non può essere lasciato in mano - diciamo così - al buon spirito di questa o di quella componente dello Stato: deve trovare invece una risposta normativa. In quarto luogo, alcuni senatori, giustamente, si sono chiesti come sia possibile che si sia ancora in emergenza e di sei mesi in sei mesi, o di anno in anno, si facciano provvedimenti e si rinviino. Bisogna trovare una forma per costruire un coordinamento tra le normative finanziarie e di bilancio e la scelta politica degli interventi che lo Stato vuole compiere. Non si può infatti scrivere in una norma di bilancio «fino all'esaurimento dell'emergenza», perché è chiaro che il problema non sarà risolto.
Dunque, c'è un grande e interessante lavoro da fare, ma senza la consapevolezza di una distinzione tra ricostruzione ed emergenza non andremo da alcuna parte.
A proposito dell'impianto della ricostruzione, voglio segnalare, per onestà, che i Governi precedenti hanno compiuto scelte importanti.
Ad esempio, questo è il primo terremoto in cui viene finanziata la seconda casa ed è giusto, perché diversamente non ci sarebbe ricostruzione, viste le caratteristiche delle seconde case nei luoghi coinvolti. Si tratta di una scelta nuova, che non può essere riprodotta in tutti i territori, perché è chiaro che se fosse applicata in una grande città non reggerebbe. Occorrono quindi flessibilità e intelligenza.
In secondo luogo... (Richiami del Presidente). Arrivo alla conclusione, Presidente, le chiedo solo un attimo. La questione...
BELLANOVA (PD). Il rappresentante del Governo non sta ascoltando.
ERRANI (Misto-LeU). Io faccio quel che posso.
PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, non si faccia disturbare dalla senatrice.
ERRANI (Misto-LeU). Per questo terremoto per la prima volta si è stabilito che non si ricostruisca senza la microzonazione di terzo livello. Basta girare in quelle zone per vedere che nella stessa strada le abitazioni sono crollate solo da una parte. È, quindi, determinante.
In terzo luogo, c'è un credito d'imposta che assicura la ricostruzione. Non tutti gli anni i privati dovranno chiedere il rifinanziamento, perché il meccanismo è assicurato. Sono questioni importanti.
Sulla prevenzione faccio una proposta semplice al Governo: piano decennale, lavoro sui bonus e una quota di investimenti del bilancio dello Stato destinata tutti gli anni alla messa in sicurezza idrogeologica e alla sismicità. Diversamente non si va da alcuna parte e questa è l'emergenza delle emergenze.
Signor Sottosegretario - come lei ha visto - noi abbiamo seguito con grande attenzione gli impegni assunti dal Governo. Abbiamo aspettative concrete rispetto agli altri Governi. Personale, commissariato, L'Aquila, Emilia, interventi sulla fiscalizzazione: su questi temi occorrono risposte chiare.
Il nostro voto è favorevole per il lavoro fatto, per l'attenzione del Governo il quale, con spirito di cambiamento, deve agire e dare risposte reali. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e L-SP).
ZAFFINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, colleghi, inizio il mio intervento dichiarando immediatamente il voto di astensione del Gruppo cui appartengo. Si tratta di un'astensione positiva, nel senso che ci riserviamo di verificare quello che il Governo, in virtù del maggior tempo che avrà a disposizione, riuscirà a ottenere durante l'esame del provvedimento alla Camera, per poi esprimerci auspicabilmente in modo più costruttivo nella sua seconda lettura.
Signor Presidente, all'inizio non abbiamo condiviso il metodo usato che potremmo definire opportunistico. Esisteva un decreto-legge, un cosiddetto decretino dell'uscente Governo Gentiloni Silveri datato 29 maggio; un provvedimento tardivo anche nella data di emanazione, perché mirava a ottenere una proroga della partenza dei rimborsi delle agevolazioni; proroga, decretata il 29 maggio, che presupponeva - come è perfettamente accaduto - che il 27 maggio (cioè due giorni prima) numerose amministrazioni dello Stato avessero già fatto partire i recuperi nelle buste paga come quelli - ad esempio - degli agenti di polizia penitenziaria. In buona sostanza, Presidente, fa sorridere complessivamente il Partito Democratico quando sbraita, denuncia urgenze e argomenta vicende giuste, reali, veritiere; quando afferma che il Governo Gentiloni Silveri non poteva fare di meglio perché negli ultimi giorni era poco rappresentativo, perché ricordo tutto il lasso di tempo precedente che ha avuto a disposizione.
La situazione - lo dico da umbro - fa denunciare ritardi gravissimi, al di là del gioco delle parti politiche che noi ovviamente comprendiamo, e ci mancherebbe altro. Di fronte, però, ad argomenti come quelli in esame, che hanno veramente poco di contenuto politico, ideologico e ideale, si deve adottare un approccio veramente diverso e maggiormente libero e sereno.
È stata prodotta una normativa prolissa e disorientante, che ha determinato una serie di malfunzionamenti e ritardi gravissimi. Il porre rimedio a questa normativa con un decretino - come l'abbiamo definito - che trattava completamente altro e che, rispetto ai grandi temi della ricostruzione, incideva solo per un centesimo - pur importante, evidentemente - e il portarci al suo interno l'intera massa di problematiche attinenti alla ricostruzione è stato un metodo che personalmente e come Gruppo non abbiamo inizialmente condiviso. Avremmo sicuramente preferito il metodo, più lineare e più giusto, di partire subito con un decreto-legge del Governo, portato in Assemblea, che affrontasse i problemi dal punto di vista del Governo stesso. Ciò avrebbe sicuramente evitato un lavoro gigantesco del relatore, che ringrazio nuovamente, e avrebbe dato modo a noi di lavorare con maggiore precisione e serenità.
Lo spirito del lavoro compiuto è stato sostanzialmente quello giusto, come abbiamo detto più volte in Aula: è stato veramente lo spirito giusto per arrivare a trattare i grandi problemi. Sono state anche risolte in parte alcune piccole situazioni, come ha manifestato qualcuno nel suo intervento: mi riferisco alla vicenda delle piccole difformità (grazie all'emendamento di ieri del relatore), alla doppia difformità, alla vicenda definita giornalisticamente di nonna Peppina, e via dicendo. Ma la cosa che reputo maggiormente interessante e su cui mi voglio concentrare è l'aver respirato, nel corso del lavoro prima in Commissione speciale, poi in Assemblea e infine in Commissione bilancio (mi riferisco anche ai comportamenti del Governo e del sottosegretario Castelli) una grande consapevolezza, che è quella che intendo avvalorare nel nostro atteggiamento largamente positivo, seppur ancora dubitativo: la grande consapevolezza dei gravi problemi che pesano su quei territori e sulla gente che li abita. Rispetto a questo, ringrazio i colleghi, a nome mio e del mio Gruppo, ma soprattutto a nome delle popolazioni terremotate. Io sono umbro, sono di origine spoletina, conosco la Valnerina palmo a palmo e vi posso garantire che in quella realtà esistono problemi seri a cui si deve rapidamente mettere mano.
Il decreto-legge in esame - ed è il motivo per cui noi ci fermeremo all'astensione, pur positiva - purtroppo lascia in sospeso troppe cose. Lascia in sospeso la partita delle coperture e delle risorse; più volte il sottosegretario Castelli, nei suoi interventi, ha detto che il fondo del commissario è finito, nel senso che non ci sono più risorse. Bisogna allora provvedere rapidamente a ripristinare le risorse, perché la ricostruzione, al di là della vicenda del meccanismo illustrato perfettamente poco fa dal senatore Errani, ha bisogno di risorse, per quanto riguarda ad esempio il personale. Noi abbiamo un pericolosissimo collo di bottiglia negli uffici speciali per la ricostruzione, negli USR regionali, determinato dalla carenza di personale, dal fatto che non c'è gente. Se, tra qualche giorno, la ricostruzione ripartirà - e probabilmente ripartirà anche grazie alle cose positive di questo decreto-legge - si fermerà immediatamente, perché negli uffici regionali non ci sono persone che vi lavorano. Le pratiche saranno ammucchiate sopra le scrivanie e resteranno lì; creeranno muri di arretrato che i cittadini continueranno a sollecitare. Ci troveremo davanti a una grande massa di problemi determinati dai ritardi delle pratiche.
La seconda vicenda che il provvedimento lascia in sospeso è costituita dalla disparità normativa. Abbiamo tutti denunciato che, nel percorso di ricostruzione (si è trattato di un terremoto particolarissimo, ed è inutile che lo stiamo a raccontare di nuovo) su quattro Regioni ognuna ha normato diversamente. Ci sono situazioni, relative a questa disparità normativa, che creano problemi seri nella ricostruzione, che andavano affrontate e andranno affrontate rapidamente e immediatamente.
Una vicenda ulteriore che resta in aria è rappresentata dai troppi sospesi.
Colleghi, abbiamo avuto modo di sentire in Commissione più volte - direi centinaia - il Governo affermare che ne deve riparlare. Se avessimo dovuto riparlarne, avremmo potuto - come ho detto all'inizio - elaborare un decreto-legge, così il Governo avrebbe messo un punto fermo su ciò che intendeva e poteva fare, sui suoi mezzi e da lì saremmo partiti.
Al di là dell'avvalorare la buona volontà e la consapevolezza da parte di tutti noi di aver fatto emergere la situazione del cratere, rimane però l'amaro in bocca. Pur avendo infatti affrontato problemi reali e concreti e condiviso la necessità di trovare soluzioni e anche modalità di soluzione, si è rimasti bloccati. Davanti al muro delle coperture; davanti al muro dei Ministeri che spiegano - ma non spiegano - e alle relazioni apodittiche e alle affermazioni che non riusciamo a definire; davanti a tutto questo, un decreto-legge del Governo l'avremmo francamente gradito, perché avrebbe dovuto occuparsi di tutto questo prima di venire in Aula e in Commissione. Troppi sono i punti sospesi, troppe le promesse: su questo siamo seriamente preoccupati.
In particolare, faccio riferimento alla vicenda dell'Aquila, su cui non mi soffermo, avendola già affrontata e bene i senatori Quagliariello, Errani e Marsilio. Non ci giro intorno: rimaniamo fortemente preoccupati sia per il rischio di ulteriore infrazione rispetto al percorso illustrato dal sottosegretario Castelli, sia per i tempi, perché francamente, se fosse un mille proroghe, non si capisce perché arriva nel mese di luglio. Insomma, aspettiamo di capire e vedere.
Mi avvio a concludere, signor Presidente. Ci sono due questioni da chiarire. La prima è qual è la posizione del Governo sulla struttura commissariale. Come sapete, colleghi, abbiamo provveduto alla proroga dell'emergenza e alla proroga del lasso di tempo, ma abbiamo lasciato in sospeso la vicenda della struttura commissariale. Ognuno di noi ha le sue idee al riguardo e non abbiamo modo e tempo di illustrarle in questa sede. Chiarire, però, qual è la posizione del Governo sulla struttura commissariale è assolutamente fondamentale per sapere come procedere.
La seconda questione è la legge quadro sui disastri naturali. Ne ha parlato il senatore Errani; l'abbiamo detto tutti in sede di Commissione e le audizioni hanno chiarito la necessità di una legge quadro sui disastri naturali. Noi siamo fortemente favorevoli, anzi ci rendiamo fin d'ora disponibili per esserne promotori. (Applausi dal Gruppo FdI).
VERDUCCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERDUCCI (PD). Signor Presidente, membri del Governo, relatore, colleghi, il Partito Democratico voterà questo provvedimento (è l'ultimo atto del Governo Gentiloni Silveri, che abbiamo preparato e voluto fortemente) perché è necessario (e lo è per le popolazioni colpite) e ha due ragioni fondamentali: non far venire meno tutte le protezioni sociali per i cittadini che abbiamo costruito in questi mesi; superare gli impedimenti all'iter di ricostruzione emersi in corso d'opera solo recentemente.
Lo voteremo, ma lo avremmo voluto diverso, così come lo avevamo pensato e sarebbe stato, se il nostro Governo non fosse stato dimissionario. I nostri emendamenti, che in gran parte avete respinto, disegnavano un testo più coraggioso, più completo, più efficace, in particolare per il lavoro e le imprese.
Signor Presidente, la materia di questo decreto-legge non è come le altre. La parola «terremoto» è difficile anche solo da pronunciare senza avvertire una fitta. Penso alla forza, alla dignità, all'esempio di una popolazione colpita ripetutamente da un evento sismico senza precedenti. Migliaia di scosse ancora continuano e hanno spaccato la spina dorsale dell'Italia: l'Appennino centrale, i monti Sibillini, quelli che Leopardi chiamava i monti azzurri; e poi la fascia tra L'Aquila e Rieti, un pezzo di montagne e colline che unisce le Marche, l'Umbria, il Lazio, l'Abruzzo, e comunità di valori che con San Benedetto furono il centro propulsivo della prima costruzione sociale e culturale d'Europa; territori inestimabili, che non possiamo perdere; territori bellissimi e difficili che vivono da molto tempo una crisi economica, strutturale e sociale che, dapprima del sisma, mettono a rischio di abbandono e desertificazione, in particolare a danno delle generazioni più giovani.
Non c'è allora niente di più urgente di questo decreto-legge, perché niente è più urgente delle attese e dei bisogni di chi combatte per rialzarsi. La posta in gioco è il nostro destino, la sorte di una parte vitale del Paese. Noi del Partito Democratico lo sappiamo. Siamo coloro che, più di ogni altro, hanno fatto con il massimo dell'impegno, della determinazione e della consapevolezza, che a tanti manca in quest'Assemblea. Eravamo al Governo e non ci siamo mai sottratti, in alcun frangente, con Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Vasco Errani, Paola De Micheli e tantissimi altri. Abbiamo agito sempre con spirito unitario, cercando la coesione di tutte le forze politiche e il coinvolgimento delle autonomie locali e dei soggetti sociali, mettendo in campo un modello avanzato che raccoglie le migliori prassi dei terremoti recenti, con l'obiettivo strategico e inderogabile di ricostruire tutto il tessuto urbanistico e comunitario preesistente, con una copertura totale delle spese.
Colleghi, le risorse da noi stanziate e che voi - maggioranza e nuovo Governo - avrete il compito di gestire e di non dilapidare sono le più ingenti nella storia: oltre 13 miliardi di euro, di cui quasi 10 per la ricostruzione privata e pubblica. (Applausi dal Gruppo PD). È stato un lavoro duro, in continua evoluzione, certamente fatto anche di errori, criticità, rigidità e di un'iniziale eccessiva centralizzazione. Ma, di fronte ai problemi, noi abbiamo saputo rimettere in discussione le norme e modificato le cose che non funzionavano, in particolare quando l'escalation del sisma ne ha radicalmente cambiato la natura, allargando esponenzialmente il cratere, fatto soprattutto di piccoli Comuni montani e collinari, con moltissime situazioni di dissesto idrogeologico. Il primo nostro impegno è stato proteggere le persone, metterle al riparo e fare scudo dalle difficoltà economiche. Questo è il perno fondamentale di tutto il nostro lavoro degli ultimi due anni, di cui andiamo orgogliosi.
Possiamo dire a testa alta che nessuno è stato lasciato solo, con l'integrazione al reddito dei lavoratori dipendenti; il sostegno alle imprese, ai lavoratori autonomi, agli artigiani e alle partite IVA; la sospensione del pagamento di mutui e bollette; i versamenti contributivi e tributari; l'introduzione della busta paga pesante; la cassa in deroga per i lavoratori delle imprese del cratere; il contributo di autonoma sistemazione, che è stato una misura reale di welfare a garanzia dei singoli e soprattutto delle famiglie e della loro coesione. Nessuno - ripeto, nessuno - può negare che mai prima d'ora c'era stato un sostegno di questo livello per le necessità economiche della popolazione e la ripresa delle attività produttive. Si tratta di misure legate tra loro, che compongono un progetto, una visione, un'idea di società e un'idea di sviluppo. Se oggi il cratere è vivo - e lo è - è merito di questi strumenti.
Signor Presidente, ho sentito in quest'Assemblea interventi irridere quanto fatto in questi anni e fare battute liquidatorie. Signor Presidente, li trovo interventi vergognosi. (Applausi dal Gruppo PD). Chi dice che c'è stata una gestione pessima del terremoto mente sapendo di mentire. (Applausi dal Gruppo PD). Non ha idea di quel che è accaduto, di cosa significano 600.000 persone colpite e oltre 50.000 sfollati. Eppure, in tutti questi mesi - e ancora adesso - gli sciacalli non si sono fermati, strumentalizzando le difficoltà e seminando sfiducia, zizzania, polemiche e veleni, alimentati ad arte sui social network da chi nel cratere probabilmente non ha mai messo piede.
Noi siamo orgogliosi di quanto fatto e moltiplicheremo il nostro impegno dall'opposizione, vigilando con il massimo della determinazione affinché non venga vanificato il lavoro indispensabile, fatto tra mille difficoltà, in questi anni.
Vigileremo che questo Governo non ci faccia andare indietro, non volti le spalle ai territori e alle popolazioni colpite. Siamo preoccupati, Presidente; preoccupati perché nel cosiddetto contratto - altro non è che un patto di potere tra Salvini e Di Maio - su 18.000 parole non ce n'è neanche una su terremoto e ricostruzione. Su 18.000 neanche una parola! (Applausi dal Gruppo PD).
Questo è gravissimo. Dite al presidente Conte - che oggi non è qui - che non basta farsi vedere qualche ora, in fretta e furia, nelle zone terremotate, se non si ha un'idea di ciò che bisogna fare.
Siamo preoccupati, perché alla gran parte delle nostre proposte, per continuare a sostenere redditi, lavoratori, cittadini, imprese, sindaci, soprattutto quelli dei piccoli Comuni, voi avete detto no. Voi dite di non avere soldi per i terremotati, per chi ha bisogno, e volete stanziare 50 miliardi di euro per la flat tax, la tassa vergogna, che toglie ai poveri per dare ai ricchi. (Applausi dal Gruppo PD). Bel cambiamento, complimenti!
Avete detto no a dilazionare i pagamenti sospesi fino a 120 rate; no alla riduzione al 40 per cento dell'importo da restituire; no all'estensione della proroga dell'una tantum di 5.000 euro per i professionisti e per le partite IVA; no alla proroga della zona franca urbana per le imprese; tutte misure inserite da noi e che voi adesso state togliendo. Avete detto no alla destinazione del 4 per cento del fondo complessivo per la ricostruzione allo sviluppo economico e sociale dei Comuni del sisma; no all'incremento delle risorse per il servizio civile, per i giovani del cratere; no a tutto quello che riguarda le risorse umane, il personale, anche la polizia locale. Interromperete rapporti di lavoro indispensabili per le esigenze delle aree del sisma.
Non sono no al PD: sono no a istanze reali, sentite, chieste a gran voce dalle forze sociali, economiche, professionali. Avete detto no, eppure in campagna elettorale queste cose le avevate promesse. Avete preso i voti e siete scappati. (Applausi dal Gruppo PD).
Invece noi ci siamo. C'è un sì, signor Presidente, di cui siamo particolarmente orgogliosi, per il quale noi del PD ci siamo battuti per primi e su cui poi - e ne siamo lieti - tutti sono confluiti: un sì che dà certezza a oltre 500 lavoratori della Whirlpool di Comunanza e alle loro famiglie; un'azienda strategica per il futuro manifatturiero di quei territori, che fa da traino a un indotto numerosissimo. Un emendamento porta questa vertenza in Parlamento ed è una prima vittoria. Adesso toccherà al Governo reclamare un rilancio industriale del sito produttivo, che oggi è pesantemente a rischio. C'è il rischio di 131 esuberi, una vertenza che non ha carattere locale, Presidente, ma che è emblematica di come noi intendiamo la sfida della ricostruzione.
Non basterà, infatti, ricostruire solamente i muri; servono una progettualità specifica, un rilancio strategico, ben oltre la proroga dello stato di emergenza. Chiediamo investimenti, anche europei, fuori dal patto di stabilità, per un nuovo modello di sviluppo delle fasce appenniniche, per un welfare sanitario e formativo ad hoc per quelle zone, per i loro distretti agroalimentari, zootecnici e artigianali, che in un unico piano possono moltiplicare le loro potenzialità.
Signor Presidente, serve legare in un'unica vertenza presente e futuro, perché non c'è l'uno senza l'altro. Per qualcuno il terremoto è un evento lontano; non per noi. Per qualcuno sono immagini sbiadite; non per noi. Per noi è e sarà una questione nazionale dirimente e la faremo valere sempre. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni.).
ARRIGONI (L-SP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, a quasi due anni di distanza dall'inizio degli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, con 299 morti e oltre 50.000 persone assistite, l'emergenza non è terminata, mentre la ricostruzione è ancora al palo. Troppe sono le problematiche che si sono verificate, soprattutto quelle di natura procedurale.
La Lega lo avevo detto da subito: è sbagliato prendere una legge, quella del terremoto dell'Emilia, che già allora aveva dimostrato i suoi limiti con 500 ordinanze, e replicarla in un territorio totalmente diverso. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Troppe e complesse le norme, troppe le ordinanze (anche qui 59), spesso in contraddizione; tante le incertezze che rallentano la ricostruzione e a soffrire sono i cittadini, migliaia dei quali, sradicati, sono stati costretti a spostarsi in località lontane, in attesa delle SAE, promesse da Renzi in sei mesi, ma che hanno subito ritardi e costi inaccettabili. (Applausi dal Gruppo L-SP). Peraltro, mentre ne mancano da consegnare ancora il 10 per cento, molte SAE hanno registrato problemi. L'unica certezza è che le SAE hanno rappresentato unbusiness per le cooperative. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). A soffrire sono anche le imprese. Chi ha mantenuto con coraggio le attività sta subendo un netto calo del fatturato per lo spopolamento da parte dei residenti e per la riduzione del turismo.
Mi fanno sorridere i colleghi del Partito Democratico quando nei loro interventi in Aula e alla stampa, accusando questa maggioranza, cianciano di disarmante minimalismo e di pochezza di interventi. Ma, scusate: vi è noto che prima di questo decreto-legge gli ultimi due Governi di Renzi e Gentiloni Silveri per questo terremoto sono intervenuti con otto provvedimenti successivi? (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Questo decreto-legge era stato annunciato come un provvedimento corposo. Invece, l'Esecutivo Gentiloni Silveri ha varato un mini decreto, un decretino contenente solo proroghe fiscali. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S).
Questa maggioranza, avendo ben presente le esigenze delle comunità colpite, i drammi di famiglie e imprese che hanno perso tutto, anche la speranza, ha fatto una scelta politica responsabile e coraggiosa. Considerando i tempi limitati a disposizione e un bilancio dello Stato blindato, visto che le risorse sono già state allocate da voi del Partito Democratico, abbiamo voluto comunque ampliare la portata del provvedimento. Abbiamo fatto un ciclo di audizioni. Poi, con la fase emendativa, abbiamo introdotto con il contributo di tutti misure fiscali, ma soprattutto inserito anche diverse norme urbanistiche mirate a velocizzare la ricostruzione. Altro che non c'è nulla nel provvedimento, caro collega Saccone di Forza Italia! Sono tante le novità introdotte con il contributo di tutti. Abbiamo prorogato lo stato di emergenza. Abbiamo prorogato la restituzione dei mutui dei Comuni. Abbiamo esonerato i Comuni dall'obbligo di raggiungere gli obiettivi della raccolta differenziata. Abbiamo prorogato di due anni i mutui per attività economiche e privati per la prima casa. Abbiamo riconosciuto ai privati le spese per la tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (TOSAP) per il cantiere di ricostruzione. Abbiamo prorogato sino al 2020 l'esenzione delle bollette delle forniture in zona rossa, importante per le imprese. Abbiamo aumentato la soglia dell'importo lavori pubblici per l'obbligatorietà della SOA, di cui molte imprese edili locali sono sprovviste. Ciò limiterà l'esclusione dalle gare evitando ulteriori fallimenti. Abbiamo introdotto il rimborso delle spese per l'adeguamento antincendio e per l'eliminazione delle barriere architettoniche. Abbiamo ampliato le centrali uniche di committenza per superare una limitazione eccessiva per i soggetti attuatori. Sono stati prorogati a fine dicembre gli interventi di immediata esecuzione e presentazione delle schede Aedes da parte dei professionisti. Abbiamo previsto la realizzazione di aree turistiche attrezzate per roulotte e camper, per proprietari di seconde case distrutte, fondamentale per il rilancio del turismo e per far rivivere queste comunità. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Abbiamo previsto la pubblicazione e l'aggiornamento periodico di linee guida del commissario con procedure e adempimenti connessi alla costruzione. Per nonna Peppina abbiamo introdotto finalmente una norma adeguata a sanare le casette temporanee costruite senza permesso in emergenza, ma necessarie per affrontare immediate esigenze abitative. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S).
Sono 1.300 i casi analoghi a quello di nonna Peppina, il quale ha dato voce e dignità ad altre situazioni analoghe, una sanatoria ma a precise condizioni ed è incredibile che sul punto ci siano stati i parlamentari del Partito Democratico che hanno dato dal ciarlatano a Salvini e alla Lega, prendendosi un merito che non hanno come fanno i "cuculi opportunisti". Basta mistificazioni! (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S).
VERDUCCI (PD). Ma che dici? Di che parli?
MIRABELLI (PD). Governa tu!
PRESIDENTE. Calmi! Ciascuno, se non trascende, può esprimere il proprio pensiero sempre. Prego, senatore Arrigoni.
ARRIGONI (L-SP). Era della Lega l'emendamento che il Governo PD ha recepito nell'ultima legge di bilancio 2017, ma modificandolo e riducendone drasticamente la portata, tanto che solo nonna Peppina e pochissimi altri, a distanza di mesi e producendo quintali di carte bollate, forse riusciranno a ottenere il dissequestro della casetta e a sanare la situazione. Noi qui abbiamo voluto pensare anche agli altri.
Altre modifiche: abbiamo introdotto una norma per consentire demolizione e ricostruzione di abitazioni inagibili in deroga al vincolo stradale. Abbiamo introdotto la possibilità per le diocesi di intervenire su gran parte delle 3.000 chiese danneggiate, ricorrendo a procedure più rapide e - molto importante - per sbloccare la ricostruzione dei privati abbiamo definito le procedure sia per condoni pendenti, sia per sanare le piccole difformità connesse a fabbricati danneggiati dal sisma, e tanto altro ancora.
Abbiamo dato risposta a tutte le richieste delle comunità terremotate? No. Mettiamo naturalmente in conto che potranno arrivare critiche da cittadini, imprese, professionisti e tanti altri come i sindaci, che da troppo tempo vivono in uno stato di abbandono, di incertezza per il futuro. A loro, però, assicuriamo che in queste condizioni abbiamo fatto il massimo in questo decreto-legge, mettendo il massimo impegno. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S);impegno che non termina qui oggi. Molte misure saranno introdotte con la prossima legge di bilancio o in un provvedimento dedicato che si occuperà non solo delle problematiche del terremoto del Centro Italia, ma anche di quelle ancora aperte del terremoto dell'Emilia-Romagna del 2012 o di quelle recenti dell'agosto del 2017 di Ischia. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Quello che come Lega però riteniamo inaccettabile è che ci siano esponenti del Partito Democratico che, dopo due anni, si svegliano dal letargo e ora vengono a farci la lezioncina,... (Applausi dal Gruppo L-SP).
MIRABELLI (PD). Ancora?
VERDUCCI (PD). Avete detto di no a tutto!
ARRIGONI (L-SP). …a sollecitare la soluzione di problemi, a parlare di mancanza di coraggio, come ha fatto prima il collega Verducci. (Commenti del senatore Faraone).
PRESIDENTE. Senatore Faraone, alla buvette c'è anche la camomilla, se vuole.
ARRIGONI (L-SP). Altro che aspettare Lega e MoVimento 5 Stelle alla prova dei fatti: sono i terremotati che hanno aspettato inutilmente due anni. Voi siete ridicoli. (Applausi dai Gruppi L-SP, M5S e FI-BP).
Mi avvio alle conclusioni ringraziando il commissario De Micheli per la correttezza istituzionale avuta; gli uffici della Commissione speciale; il relatore collega Stefano Patuanelli e, in rappresentanza di tutti i componenti della Commissione, la Presidente facente funzioni Erica Rivolta per la grande mole di lavoro svolta in pochissimi giorni. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Gratitudine a oltranza rivolgiamo anche a chi sta operando da due anni nei territori colpiti: i rappresentanti dei Vigili del fuoco, la Protezione civile, le Forze dell'ordine (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S), le diverse organizzazioni di volontariato, i professionisti volontari che stanno aspettando da anni le spese sostenute, i sindaci e gli amministratori comunali.
Come maggioranza e come Governo che il terremoto lo hanno inserito nel contratto di Governo, caro collega Verducci, ci mobiliteremo per una ricognizione seria di tutte le criticità, affinché possano essere superate.
Valuteremo la necessità di una legge-quadro, un quadro normativo unico che superi le frammentazioni e le contraddizioni legislative. Ma, soprattutto, ci impegneremo per mettere in atto un piano di ricostruzione strategico di prevenzione e salvaguardia del territorio che rilanci socialmente ed economicamente le zone colpite in grado di rappresentare anche un fattore di sviluppo dell'intero Paese.
Il Gruppo Lega-Salvini Premier voterà convintamente a favore di questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. I senatori del Gruppo L-SP si levano in piedi. Molte congratulazioni).
MODENA (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MODENA (FI-BP). Ho sentito un po' di strilli, senatori Arrigoni e Verducci, ma credo che quest'Assemblea abbia come primo dovere quello di capire che ci sono due grossi grumi nella normativa che ci accingiamo a votare.
C'è una logica in tante cose che sono avvenute, che ho provato a sintetizzare con il concetto che la questione ha due teste: la partita urbanistica e quella delle risorse.
Per quanto riguarda la prima, da molti esponenti della maggioranza, a cominciare dai colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle, ma anche da altri colleghi, ho sentito dire nella discussione che in Commissione sono state accolte le proposte fatte dalle categorie. Non è vero: il problema sollevato in termini di urbanistica dal collega Sacconi - ha fatto bene ieri a sottolineare la questione, e mi scuserà il Capogruppo della Lega - non ce lo siamo inventato. Ce l'hanno sottoposto non oscuri costruttori, bensì la Confcommercio, che ha detto chiaro e tondo che la ricostruzione non va avanti per il problema degli abusi, che non possono essere sanati. Ce l'ha detto esattamente anche la Confartigianato: la ricostruzione non può ripartire.
L'hanno detto infine le reti tecniche dei professionisti: la ricostruzione è profondamente rallentata. Il buonsenso - al quale mi richiamo, visto che a volte se ne parla in modo non adeguato - avrebbe allora voluto che la questione della sanatoria delle mancanze dei titoli abitativi nel settore dell'urbanistica fosse il risultato con cui uscire dalla Commissione. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Non è esatto quanto sostenuto relativamente al fatto che ci sono problemi attinenti alle coperture finanziarie, perché, dato il tempo dedicatovi dalla Commissione, si sarebbe potuto tranquillamente ragionare sul modo in cui si poteva dare una risposta non ai Gruppi che hanno proposto emendamenti in base a quanto detto dalle categorie, ma alle categorie stesse. Tra parentesi, questo problema è stato sollevato anche dalla commissaria in sede di audizione e c'è un documento scritto al riguardo.
Vi diciamo con grande franchezza che non riusciamo a comprendere il motivo per cui non sia possibile sanare gli abusi senza titolo edilizio in difformità, cosa che impedisce la ricostruzione di territori dove abbondano annessetti e tettoie (non finestrelle, tanto per capirsi). È una cosa che impedisce di presentare la domanda e, quindi, di fare la ricostruzione. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Mi dovete spiegare per quale motivo una persona, anche posto che abbia commesso un abuso di siffatto tipo, debba essere punita per tutta la vita, anche se ha pagato le tasse e ha lavorato, al punto da non poter presentare la domanda di contributo o ricostruire casa propria. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Questo non è buonsenso: mi si permetta di dirlo, visto che è stato chiamato in causa - malamente, a mio avviso - un collega del mio Gruppo.
C'è poi una questione che riguarda il secondo grumo, un altro grumo a mille teste relativo alla partita delle risorse. In tal senso, visto che è stata data grande pubblicità, mi sembra strano che nessuno abbia ricordato - forse lo ha fatto il collega Lucidi del MoVimento 5 Stelle - che il Presidente del Consiglio, come prima uscita pubblica, si è recato nelle zone terremotate e ha dichiarato, non su Facebook ma su mezzi che considero un po' più seri (giornali, agenzie, «Il Sole 24 Ore»): «Da domani saremo al lavoro sul decreto terremoto». Se il Presidente del Consiglio, l'11 giugno scorso, decide di fare la prima apparizione pubblica nelle zone terremotate e si assume poi l'impegno di lavorare dal giorno dopo per il terremoto, allora questo al nostro esame è un decreto-legge che appartiene, così come esce, a questa maggioranza di Governo. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Non mi importa chi lo ha presentato, perché lo ha detto Conte.
Questa maggioranza di Governo non ha risolto - e ha ragione il collega Quagliariello, non lo ripeto per motivi di tempo - la questione della restituzione degli aiuti, che è una responsabilità di questo Governo. Non ha risolto, perché non ha voluto vedere quello che è stato fatto dai Governi di centrodestra, la questione fiscale, giustamente ricordata dal collega Pagano, per cui si poteva tranquillamente arrivare a una riduzione dell'IRPEF al 70 per cento e a una rateizzazione a 120 rate, fatta dal nostro Governo nel 2009 e non riconfermata, ovviamente, dal PD. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Questo Governo avrebbe potuto tranquillamente decidere per una uniformità dei terremoti; è inutile che veniate a dire che di Ischia vi occuperete con un ordine del giorno, perché ha ragione il collega De Siano - che è intervenuto ieri sul punto con chiarezza - a parlare del problema di un terremoto dimenticato. Allo stesso modo, come ha detto qualche altro collega, c'era il problema dell'Emilia e della Lombardia.
Il grumo della non attenta gestione delle risorse si è poi riverberato sul sostegno al reddito, perché deve essere chiaro, in quest'Assemblea, che le misure di sostegno al reddito sono state praticamente scaricate sui bilanci delle Regioni: non è stato fatto niente di più e niente di meno. Al contrario, per tutti i lavoratori di quelle zone, per capirsi, lavoratori agricoli e collaboratori, coloro che lavorano lì - e ve l'ha detto la Confcommercio in audizione - non è stata data la proroga e rimangono a spasso. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Come rimangono a spasso i 700 agenti di polizia municipale - checché ne dica il relatore - perché non è stato approvato l'emendamento a firma Gasparri-Mallegni nel merito. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Né è stato fatto, come ricordava la collega Toffanin ieri, nulla di alternativo come, per esempio, i voucher per cercare di fare qualcosa.
In conclusione, i Comuni, i sindaci vi hanno dato decine di indicazioni. Voglio ricordare - perché ho ascoltato gli interventi con grande attenzione - che gli emendamenti approvati sono stati approvati perché quasi tutti i Gruppi hanno tradotto in proposta emendativa quello che era stato detto in audizione. Non c'è una targa su quegli emendamenti, perché è un lavoro di Commissione, e ve lo abbiamo anche detto: non è corretto! (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Io non posso rifare l'elenco che ha fatto il collega Arrigoni, ma le diocesi, le norme architettoniche, tutte quelle norme che ci avevano suggerito i tecnici della Protezione civile, noi le abbiamo tradotte in emendamenti che poi sono stati assorbiti. Quindi, non è che è stato fatto qualcosa da qualcuno: è stato fatto qualcosa tutti insieme, un grande pezzo è rimasto fuori e il motivo per cui noi riteniamo che si debba esprimere un voto di astensione è perché il pezzo che è rimasto fuori è importantissimo per quello che vi spiegavo. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Noi abbiamo predisposto emendamenti di tutti i generi, che abbiamo presentato e sono agli atti. Forza Italia si è impegnata perché, giustamente, ha preso l'impegno di fare un'opposizione responsabile sui contenuti, come la nostra Capogruppo ha sempre dichiarato. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Noi lo abbiamo fatto e a questo punto, però, vi dico che forse leggere quello che produciamo poteva decisamente migliorare il provvedimento e forse lo poteva fare anche non smentire quello che ha detto il presidente Conte l'11 giugno scorso. (Vivi applausi dal Gruppo FI-BP. Moltissime congratulazioni).
COLTORTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLTORTI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge è stato emanato per evitare la scadenza di norme a favore delle popolazioni colpite dal sisma e, riassumendo brevemente, contiene: la proroga delle scadenze della busta paga pesante; la proroga e sospensione dei termini degli adempimenti e versamenti tributari e contributivi; la sospensione del pagamento del canone RAI e delle principali utenze domestiche; la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2018 con la possibilità di estensione di ulteriori dodici mesi; un emendamento per regolarizzare le tante casette di legno abusive costruite in via autonoma dagli sfollati, come quella della novantacinquenne di Fiastra; la possibilità di costruire in presenza di piccole difformità che non hanno interagito con le caratteristiche strutturali dell'edificio.
Se il progetto di ricostruzione o riparazione dell'edificio danneggiato condurrà a un risultato architettonico anche lievemente difforme da quello originale dovrà essere presentata una relazione tecnica da parte di un professionista incaricato che attesti che la modifica non creerà danni strutturali all'edificio in casi di nuovi eventi sismici. Ancora, vi è la possibilità per i Comuni di realizzare delle aree attrezzate e tanti altri interventi.
Alcuni numeri: 300 milioni per la proroga dello stato di emergenza; 10 milioni per consentire la costruzione di attrezzature e aree turistiche per camper e roulotte per possessori di seconde case. Abbiamo dato la possibilità di spalmare, a partire dal primo gennaio 2019, i contributi assistenziali e previdenziali a carico del datore di lavoro. Ci sono 700 unità di personale che stanno lavorando nei 130 Comuni. L'ANCI e Forza Italia richiedevano una ulteriore proroga oltre il 31 dicembre del 2018, ma per questo provvedimento si rimanda alla legge di bilancio del prossimo autunno, nella quale c'è la volontà di stanziare risorse apposite.
Per tutte queste cifre sono state individuate le relative coperture finanziarie.
Ci preme sottolineare come, per intervenire sulle lievi difformità, in sede di Commissione speciale non sia stata data mano libera ad alcun abuso. Il Movimento, sin dalle sue origini, ha sempre condannato abusi e condoni. Quello che è stato inserito è la possibilità di costruire per modifiche non strutturali, come dovrà essere accertato dai tecnici professionisti.
Nel decreto è anche inserita la proroga per i primi sei mesi del 2019 della cassa integrazione in deroga per lo stabilimento Whirlpool. Non abbiamo avuto difficoltà a sostenere questa parte del decreto-legge, anche se il primo firmatario è stato il Partito Democratico. I colleghi dell'opposizione sanno bene che la questione della perdita del lavoro e non solo dei lavoratori della Whirlpool sta a cuore a tutto il Movimento: a noi non interessa chi presenta un emendamento, a noi interessa il bene del Paese! (Applausi dal Gruppo M5S). Il ministro Luigi Di Maio ha fissato un tavolo tecnico per il 6 luglio, nel quale si incontreranno proprietà e parti sociali per dare garanzie occupazionali e non solo sussidi in eterno. Si evidenzia inoltre come questa crisi sia l'ennesima a cui assistiamo nel Paese, a seguito di una politica industriale dissennata, operata nei decenni precedenti che ha addirittura permesso e finanziato il decentramento all'estero delle attività industriali. Negli anni passati, in nome del mercato, si è talora operata macelleria sociale e il fatto che oggigiorno ci siano luoghi dove si lavora in condizioni precarie, per pochi euro all'ora, non lo ha voluto il MoVimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bagnai).Anzi, credo che sia uno dei motivi per cui il Movimento e la Lega hanno avuto tanti consensi.
Nei due anni passati la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) delle Marche ha evidenziato come siano state chiuse quasi 500 attività e si sono persi 1.500 posti di lavoro e molti di questi non sono stati persi nell'area del cratere. Le opposizioni diranno che si tratta della crisi economica, ma, come è stato ribadito anche in Aula, la crisi consiste nell'aumento della forbice, che vede un aumento della ricchezza nelle mani di pochi e la perdita del potere d'acquisto per la maggior parte dei cittadini. È una crisi dovuta a questo modello di sviluppo socioeconomico, voluto dai Governi che ci hanno preceduto! (Applausi dal Gruppo M5S).
Le opposizioni e in particolare il PD hanno posto l'accento sul fatto che ci siano stati vari emendamenti tagliati. È il gioco della politica presentare emendamenti per poi dire che il Governo non ha risposto a delle sacrosante richieste del Paese con estrema ipocrisia. Ricordo che il Governo ha dato 20 miliardi di euro ai banchieri e nell'area del terremoto sono state spese risorse per costruire delle soluzioni abitative d'emergenza (SAE), che senza alcun controllo hanno raggiunto il costo anche di 6.500 euro a metro quadro. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Romeo).
Il provvedimento è stato emanato pochi giorni prima della scadenza e il Governo ha dovuto intervenire immediatamente dopo l'insediamento, dunque con tempi estremamente ridotti. Le richieste principali dei cittadini colpiti, nei limiti consentiti dalla legge e delle coperture finanziarie, sono state realizzate.
Il tema della vulnerabilità sismica delle scuole non ha certamente avuto il giusto risalto: si tratta purtroppo di un grave problema, comune a tutto il Paese. Si ricorda, però (in particolare ad uno smemorato PD), come la regia degli interventi sia stata in mano loro per due anni.
Mi avvio a concludere. Il senatore Verducci parla di modello di intervento avanzato, ma non si chiede come mai, a distanza di due anni, tutta la ricostruzione deve ancora partire. Non ha letto bene il contratto di Governo, che cita testualmente.
Le decisioni devono essere assunte con cognizione di causa ed appare evidente anche all'ultimo scolaretto che il Governo non può prendere decisioni se prima non ha valutato la situazione socioeconomica: quella situazione che però era ben nota a chi ha governato da anni e aveva in mano tutti i documenti necessari a prendere le decisioni e si è accorto che c'erano miglioramenti da fare solo dopo che il decreto emanato dalla propria commissaria era stato presentato. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Bagnai).
Per tale motivo il MoVimento 5 Stelle voterà a favore del provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP, i cui senatori si levano in piedi. Commenti dal Gruppo PD). (v. Allegato B).
Colleghi, se dovessimo stabilire un applausometro, dovrei dire che questa è la legislatura dei record che non si sono mai verificati.
Sospendo la seduta fino all'arrivo del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, la cui informativa sugli incidenti nei luoghi di lavoro è prevista alle ore 12,30.
(La seduta, sospesa alle ore 11,43, è ripresa alle ore 12,32).
Presidenza del vice presidente TAVERNA
Informativa del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali sugli incidenti nei luoghi di lavoro (ore 12,32)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali sugli incidenti nei luoghi di lavoro».
Ha facoltà di parlare il ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Di Maio.
DI MAIO, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, rivolgo innanzitutto un saluto a tutti i senatori. Tengo a dire che per me è un onore intervenire in quest'Aula per la prima volta. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Vi ringrazio per l'attenzione che vorrete dedicarmi e che vorrete dedicare a questa informativa su un tema importantissimo, che è quello degli infortuni sul luogo di lavoro. È un tema su cui stiamo lavorando come Governo e che parte da dati che sono molto preoccupanti.
I lavoratori continuano a cadere come soldati sul campo di battaglia. Pochi giorni fa a perdere la vita è stato un operaio veneto, che voglio ricordare in quest'Aula, Pasquale Misitano, di 42 anni, l'ultima delle oltre 300 vittime di infortuni sul lavoro dall'inizio di quest'anno. Pasquale lascia una moglie, due figli e un terzo in arrivo che purtroppo non conoscerà mai. Un profondo cordoglio e la vicinanza vanno ai suoi parenti e a tutte le famiglie dei lavoratori vittime degli infortuni mortali, e a tutti quei lavoratori che nella loro vita professionale hanno subito infortuni gravi e invalidanti. (Applausi. Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi).
I numeri che vengono dall'INAIL sono devastanti e assomigliano a un bollettino di guerra, per quanto mi riguarda. Nei primi quattro mesi del 2018 sono stati 286 i lavoratori morti sul lavoro, con un incremento del 9,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. I morti oggi sarebbero 349: una media di 2 persone ogni giorno e purtroppo il dato reale potrebbe essere addirittura più alto, considerando i lavoratori non tutelati dall'INAIL e le denunce di infortunio mortale non riconosciute come tali dall'INAIL, oltre a tutto il mondo del lavoro in nero.
L'elenco delle persone che perdono la vita mentre svolgono il proprio lavoro purtroppo si allunga ogni giorno. Prima della persona che ho ricordato all'inizio del mio discorso, hanno trovato la morte Salvatore Lombardo, operaio nello stabilimento Fincantieri, di 43 anni; Davide Olivieri, che è morto a soli 22 anni, schiacciato da un muletto; Giuseppe Cicero, che a cinquant'anni ha perso la vita travolto dal suo trattore; Biagio Amendolia, di 63 anni, caduto da un'impalcatura.
Lasciatemi dire che se la sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere prima di tutto una cultura, questa cultura della sicurezza la devono avere in primo luogo gli edifici pubblici dello Stato e le aziende partecipate dello Stato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
Queste morti vengono definite «morti bianche» e in realtà molto spesso non hanno nulla di candido, ma derivano dalla trasgressione delle norme basilari di sicurezza.
Il trend dei primi cinque mesi del 2018, come detto, registra un aumento degli infortuni, ascrivibili principalmente a cadute dall'alto, a investimenti a opera di mezzi o macchine, a intossicazione in ambienti confinati, a ribaltamento di mezzi meccanici specialmente in agricoltura. Tra gennaio e dicembre 2017 le denunce di infortuni pervenute all'INAIL sono state 635.433, in linea con quelle rilevate nell'analogo periodo del 2016. La diminuzione di 1.379 casi (pari a -0,2 per cento) è dovuta al calo degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, mentre quelli in itinere nel tragitto casa-lavoro e viceversa hanno avuto un incremento pari al 2,8 per cento.
Voglio essere molto chiaro qui, da Ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma anche da Ministro dello sviluppo economico: non sono uno di quelli che pensa che la sicurezza sul lavoro si possa ottenere esclusivamente scaricando sulle imprese oneri e responsabilità, ovvero attraverso l'esclusivo uso di misure punitive nei confronti delle imprese e degli imprenditori. C'è bisogno di sensibilizzare datori e dipendenti verso una cultura della sicurezza del rischio, attraverso attività di informazione e formazione. Sicuramente bisogna rafforzare le attività ispettive di vigilanza e controllo sui luoghi di lavoro attraverso il rafforzamento delle strutture amministrative competenti, ma quando queste strutture rilevano delle violazioni delle norme, devono essere capaci di accompagnare l'impresa verso la messa in regola e non solo di infliggere sanzioni. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
Dobbiamo incentivare le buone prassi aziendali e premiare le imprese che investono nella sicurezza, puntando sulle agevolazioni. Dobbiamo ridurre i costi, agevolando il valore dell'IVA sugli acquisti effettuati dai datori di lavoro per quanto riguarda i prodotti relativi alla sicurezza per le aziende.
In generale, ci tengo a trasmettere a quest'Assemblea una mia convinzione, maturata negli anni in cui sono stato parlamentare. Non è con più leggi e ancora più leggi che otterremo il risultato di tutelare i lavoratori. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
Probabilmente il risultato si consegue proprio andando nella direzione opposta, che è quella di cominciare ad attuare e far rispettare le leggi esistenti e, con meccanismi premiali, iniziare a premiare chi non solo rispetta le norme, ma fa anche meglio di quello che la legge sulla sicurezza sul lavoro prevede.
Dobbiamo potenziare di più i controlli, lo abbiamo detto, ma, allo stesso tempo, ridurre la burocrazia a favore di chi vuole rispettare le norme contro gli infortuni sul lavoro, che non può essere obbligato a compilare decine e decine di scartoffie per mettersi in regola. Questo concetto non vale solo per la tutela lavorativa per chi ha già diritto alla tutela INAIL. Gentili sentori, c'è tutta un'altra categoria, ci sono tante altre persone, tanti altri lavoratori che, visto il mutato nuovo contesto del mondo del lavoro, hanno bisogno di una protezione sociale e non ce l'hanno.
Come primo atto da Ministro del lavoro ho deciso di aprire le porte del Ministero del lavoro ai cosiddetti riders, nuove categorie lavorative che fanno parte di nuovi tipi di economia. Li ho coinvolti direttamente, ho ascoltato le loro voci e aperto un dialogo per pianificare un tavolo tra queste grandi compagnie della cosiddetta gig economy. Questi ragazzi, che consegnano pietanze in bici utilizzando una App e che spesso non hanno neanche un contratto (figuriamoci una tutela), sono stati i primi lavoratori a entrare al Ministero del lavoro di questo Governo. È nostra intenzione cominciare a introdurre una tutela per queste categorie, anche collaborando con le aziende. Il prossimo lunedì al Ministero del lavoro ci sarà il primo tavolo tra società - le grandi multinazionali delle App - e i riders. Qual è l'obiettivo? Trovare insieme una forma di contratto che dia tutele a questi ragazzi e possa riconoscere loro un compenso minimo, così da dare un minimo di dignità a un lavoratore e alla sua stessa definizione.
Qualche giorno fa al Consiglio europeo dei Ministri del lavoro abbiamo provato a inserire in una delle direttive che si stava discutendo il concetto di lavoratore, ossia chi è il lavoratore oggi. Infatti, non è detto che chi oggi lavora possa davvero essere definito tale, perché siamo in un momento dalla vita del Paese in cui molti ragazzi accettano di avere un lavoro anche senza guadagnare, quindi figuriamoci se pretendono tutele. Il concetto di chi è il lavoratore e qual è il minimo di dignità che bisogna corrispondere a chi lavora sarà uno di quelli che avremo più a cuore come Governo del Paese. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
In un primo momento era mia intenzione adottare un provvedimento e tutelare questi lavoratori direttamente con una norma, inserendola in un decreto-legge. Ma devo dire che l'incontro con queste grandi big company (Commenti della senatrice Bellanova) è andato bene: c'è stata una disponibilità ad aprire il tavolo. Lo dico chiaramente: se ci sarà la disponibilità a dare tutele a questi ragazzi attraverso una concertazione, benissimo. Il Ministero patrocinerà questa concertazione e porterà l'obiettivo di dare tutele ai riders. Se invece tale disponibilità non ci sarà, perché non ci sarà la volontà da parte di queste compagnie di smetterla di sfruttare i nostri ragazzi, allora faremo una norma per tutelarli. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
Credo che non sia alimentando il conflitto tra datore e dipendente che riusciremo a portare avanti il tema dei diritti dei lavoratori e dello sviluppo delle imprese. È il momento di fare squadra. Di fronte a crisi come l'ultima, affrontata in maniera brillante dai funzionari del Ministero del lavoro - non me ne prendo il merito - sulla questione TIM, che ha scongiurato la cassa integrazione per 35.000 lavoratori, ho capito quanto sia importante mettere il Ministero del lavoro e quello dello sviluppo economico sotto la stessa direzione politica perché prima, a quel tavolo, abbiamo scongiurato la cassa integrazione, ma poi, di comune accordo tra proprietà e lavoratori, ci siamo detti: va bene, qui abbiamo giocato in difesa e abbiamo scongiurato la cassa integrazione, con i contratti di solidarietà, ma ora attraversiamo la strada, andiamo al Ministero dello sviluppo economico e investiamo in nuovi modelli di sviluppo, per rilanciare questi settori e non affrontarli sempre con la paura che si stiano perdendo posti di lavoro o che si debba finire in cassa integrazione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP).
La convinzione che datore e dipendente debbano fare gioco di squadra d'ora in poi viene anche da un concetto, quello del made in Italy nel mondo. Il made in Italy è diventato il nostro ambasciatore ed è stato il nostro ambasciatore più importante nel mondo, anche nei momenti più bui per la reputazione di questa Nazione (Commenti della senatrice Bellanova), perché in questi anni chi era imprenditore era sempre anche lavoratore (lavorava nell'azienda) e chi era lavoratore si è sempre sentito anche un po' imprenditore nella piccola e media impresa italiana e ha portato i prodotti più belli e più di qualità che sono sul mercato in giro per il mondo. Porterò avanti questa convinzione nella direzione del Ministero del lavoro e dello sviluppo economico.
Tutti i lavoratori, come dice l'articolo 38 della Costituzione, a prescindere dalla qualificazione giuridica dei rapporti di lavoro, che siano questi subordinati o meno, devono avere gli stessi livelli di tutela in caso di infortunio e di malattia professionale da parte dell'INAIL. Il nostro obiettivo è il miglioramento assoluto delle condizioni di salute e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Affinché questa azione sia efficace, continuerò a incontrare e a confrontarmi con tutti coloro che rappresentano questo settore.
Il dialogo tra le parti è fondamentale e voglio dire chiaramente a tutti i soggetti coinvolti in questo tema che le porte del Ministero - e ci mancherebbe altro - saranno sempre aperte e anche quando non saremo d'accordo, continueremo a confrontarci ad oltranza per trovare una soluzione comune, che riesca a soddisfare il più possibile le parti più deboli della nostra società.
Un primo strumento da valorizzare è il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), che fornisce dati per orientare, programmare e valutare l'efficacia di prevenzione degli infortuni e le malattie professionali. Il tavolo tecnico per lo sviluppo e il coordinamento di questo sistema vede coinvolti, oltre ai rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche i rappresentanti delle altre amministrazioni competenti, quali i Ministeri della salute, della pubblica amministrazione, dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze e i rappresentanti della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, nonché, ovviamente, l'INAIL. L'effettivo avvio del tavolo tecnico ci consentirà di verificare l'adeguatezza delle modalità di funzionamento del cosiddetto SINP, in funzione delle esigenze di programmazione, monitoraggio e valutazione delle politiche di sicurezza.
Un altro tema riguarda gli incentivi economici. Sempre maggiore importanza dovrà, quindi, avere il sistema di informazione e formazione, vero fulcro del sistema preventivo dei rischi e dovremo favorire - l'ho già detto e lo ripeto - un sistema di premialità nei confronti delle imprese che decidono di investire sulla sicurezza, di migliorare le condizioni degli ambienti di lavoro e di impegnarsi nella formazione.
È molto importante la collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per instaurare una cultura della sicurezza sul lavoro già dalla scuola potenziando gli strumenti di alternanza scuola-lavoro. Inoltre, va potenziata la ricerca per individuare soluzioni innovative in grado di assicurare a tutti i lavoratori una tutela 4.0. Enti come l'INAIL o l'INPS in altri Paesi del mondo sono le principali fonti di venture capital per le start-up innovative. La nostra idea è quella di creare un fondo per le start-up innovative cui possano contribuire anche soggetti come l'INAIL e l'INPS per precisi obiettivi. Tra questi vi sono le tecnologie sia per la sicurezza sul lavoro sia per persone che sono state colpite da infortuni sul lavoro. Le tecnologie possono cambiare la qualità della vita di chi lavora in Italia e su questo dobbiamo investire tantissimo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Su queste tematiche entro luglio 2018 - ieri sono stato alla presentazione della relazione del presidente dell'INAIL - l'INAIL pubblicherà un bando per 4,5 milioni di euro concernente tre rilevanti ambiti istituzionali: il reinserimento lavorativo, la tutela assicurativa e la prevenzione.
Per il capitolo della vigilanza sui controlli va ricordato che l'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro viene svolta prioritariamente dai servizi ispettivi delle ASL competenti per territorio. Però, bisogna mettere le ASL nelle condizioni di fare tutti i controlli con i mezzi adeguati. Solo in alcuni settori di attività, essenzialmente nel settore dell'edilizia, questa vigilanza può essere esercitata anche da uffici territoriali dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Sarà molto importante il coordinamento tra gli enti perché la competenza, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, è stratificata; riguarda diversi livelli dello Stato, diversi ambiti territoriali e nazionali e, come ho detto ieri alla presentazione della relazione dell'INAIL, io mi impegno a cercare di coordinare il più possibile questi enti, non con leggi impositive che dicano: «Dovete coordinarvi» di quelle ne abbiamo a decine e purtroppo, comunque, non si coordinano ma cercando di favorire la relazione umana di chi ha le responsabilità di questi enti e cercando di favorire un coordinamento politico di queste persone con un Ministro che li metta intorno a un tavolo e non solo dia loro degli obiettivi, ma recepisca tutti i feedback e tutte le istanze che vengono da questi mondi.
Ci tengo qui a evidenziare l'encomiabile lavoro dall'Ispettorato. I 280 ispettori impiegati nell'attività di prevenzione hanno effettuato solo nel 2017 23.000 accertamenti. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate, si è registrato un aumento nel corso del 2017 di circa 3,5 punti percentuali rispetto al 2016, cioè pari a circa il 77 per cento rispetto al 73 per cento dell'anno precedente. Il potenziamento di questi organi ispettivi, siccome le competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono sostanzialmente limitate al settore dell'edilizia, è possibile attraverso l'emanazione di un atto di alta amministrazione a legislazione vigente, che però dovrà necessariamente essere accompagnato da un incremento del numero delle unità, che oggi non è superiore a 280, un numero non sufficiente. L'Ispettorato ha carenze di organico dovute al cosiddetto blocco del turnover e nei prossimi cinque anni il personale ispettivo e non ispettivo subirà quasi un dimezzamento in ragione dei pensionamenti. Quindi, se vogliamo veramente potenziare l'attività di vigilanza, si dovrebbe prevedere l'assunzione di almeno 1.000 unità, e siamo al lavoro su questo dossier dal primo giorno. Se è vero che l'Ispettorato ha avviato un reclutamento di 150 unità, dato non ancora effettivo visto il completamento dei concorsi, questo numero non può di certo colmare le carenze di organico che si sono verificate negli ultimi anni e che si verificheranno nei prossimi anni. Dovremo fare molto di più.
C'è anche il tema della disparità tra settori. Ci sono comparti, ad esempio la pubblica sicurezza, le cui norme interne sulla sicurezza sono ferme a vent'anni fa. Serve dar vita al gestore unico delle informazioni sulla sicurezza sul lavoro, fondamentale per prevenire l'infortunio e non intervenire quando ormai è troppo tardi.
Un altro aspetto da sottolineare, Presidente, riguarda il ricatto occupazionale: se ci sono degli ambienti di lavoro che non sono sicuri, questi, in una normale condizione occupazionale, potrebbero essere rigettati dal lavoratore, ma nel nostro Paese c'è una situazione in cui si accetta qualsiasi lavoro e in qualsiasi ambiente pur di riuscire a lavorare. (Applausi dal Gruppo M5S).
Negli ultimi vent'anni, il modello occupazionale italiano è stato il precariato, che rappresenta una delle cause a monte anche di questo tema. È fondamentale scardinare la logica del massimo ribasso che governa l'affidamento dei lavori sia pubblici sia privati (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP), soprattutto perché spesso questi lavori rientrano nel sistema del subappalto, situazione, questa, nella quale azienda e lavoratore non hanno tempo e modo di seguire un'adeguata formazione. Per non parlare dell'avvalimento, che è un altro di quegli strumenti che fa parte delle normative che vogliamo cambiare.
Se vogliamo intervenire, permettendo a chi lavora di scegliersi un lavoro dignitoso, dobbiamo porre in essere uno strumento che esiste in tutti i Paesi europei, la flexicurity, la quale consente a chi viene espulso dal mondo del lavoro, o a chi cerca una nuova occupazione perché vede sul proprio luogo di lavoro, condizioni assolutamente non in linea con la legge di formarsi attraverso un centro per l'impiego realmente funzionante e poter essere reinserito da quel centro per l'impiego in un ambiente di lavoro che almeno rispetti più le comuni normative. Dobbiamo lavorare alla cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, cominciando, come dicevo all'inizio, dagli edifici pubblici, dai luoghi di lavoro pubblico e dalle nostre partecipate di Stato, perché su questo lo Stato deve dare l'esempio e vedrete come tanti cittadini crederanno molto di più nelle leggi emanate in questi anni sulla sicurezza sul lavoro.
L'azione di questo Governo sarà volta non solo a favorire la creazione di nuovi e stabili posti di lavoro al posto del precariato ma anche tutti coloro che lavorano in condizioni di totale insicurezza e che, oltre al lavoro, rischiano di perdere addirittura la propria vita grazie. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP e del senatore De Bertoldi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali.
È iscritto a parlare il senatore Durnwalder. Ne ha facoltà.
DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, UV)). Signor Presidente, signor Ministro, l'impegno contro le morti sul lavoro non ha colore politico. È grave che, in un Paese avanzato come l'Italia, se ne registrino così tante. Siamo contenti che sia un'informativa su questo tema a inaugurare la sua presenza come Ministro in quest'Aula. Qualcuno parla di bollettino di guerra, le morti bianche vanno a braccetto con la crisi economica e con il fatto che molte aziende hanno ridotto le spese in sicurezza dei luoghi di lavoro. Per questo si devono premiare con incentivi e sgravi fiscali quelle aziende che costruiscono le condizioni ottimali per l'incolumità dei lavoratori, che non sono solo quelle previste dalle norme ma costituiscono un impegno sostanziale, un atto di cura nei confronti dei lavoratori. Lo stesso devono fare i cittadini attraverso i loro comportamenti d'acquisto. Così come c'è una sempre maggiore attenzione verso quelle imprese che producono secondo principi etici di sostenibilità ambientale, i consumatori devono porre la stessa attenzione sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza.
Insomma, ministro Di Maio, credo ci siano tanti margini di miglioramento dal punto di vista normativo e della sensibilità pubblica per contrastare il fenomeno. L'importante è che gli interventi siano sostanziali, puntino alla risoluzione del problema e non diventino solo una nuova incombenza burocratica.
Nella scorsa legislatura, il Gruppo per le Autonomie ha più volte segnalato i problemi delle piccole e piccolissime imprese di montagna, soprattutto quelle agricole. Per queste imprese di ridotta dimensione e a conduzione perlopiù familiare, l'introduzione di nuove norme non ha portato a un miglioramento delle condizioni di sicurezza per la relativa semplicità del processo lavorativo e per il basso rischio dei macchinari adoperati. La burocrazia per aziende così piccole è un freno alla produzione e un disincentivo a continuare l'attività e questo in montagna è un problema anche per la tenuta del tessuto sociale e per la funzione di presidio del territorio per il contrasto al dissesto idrogeologico.
È solo un esempio ed altri se ne potrebbero fare.
Pertanto, signor Ministro, va bene operare per combattere questa piaga delle morti sul lavoro, ma facciamo in modo che le misure aggrediscano davvero il problema da cui origina il rischio.
Si operi quindi con decisione, ma con grande attenzione, valutando attentamente tutti gli aspetti. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e M5S, e del senatore De Bertoldi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laforgia. Ne ha facoltà.
LAFORGIA (Misto-LeU). Signor Presidente, Signor Ministro, è impossibile, oltre che poco dignitoso, racchiudere in cinque minuti una discussione e una riflessione su un tema drammaticamente complesso come quello della sicurezza sul lavoro. La fotografia è quella che lei ha già fatto, signor Ministro: più di 300 morti dall'inizio di quest'anno e un incremento di più del 9 per cento rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. È una fredda contabilità, dietro alla quale poi si nascondono storie di lavoratori gravemente feriti proprio nel luogo in cui avrebbero dovuto sentirsi più protetti, cioè il proprio posto di lavoro, oppure storie di vite drammaticamente spezzate.
Le proposte sono quelle che ho ascoltato anche in quest'Aula: lavorare sulla cultura della prevenzione, coinvolgendo sindacati e imprese; utilizzare i processi di automazione e innovazione tecnologica, proprio per svolgere i lavori più pericolosi; aumentare significativamente il numero degli ispettori sul lavoro. Va bene infatti il meccanismo premiale, ma se qualcuno non rispetta le regole è giusto che sia sanzionato e punito. Penso che si debba fare questo.
Naturalmente anche le misure di defiscalizzazione degli investimenti per le spese che riguardano la sicurezza vanno bene e il Governo, se si avvierà velocemente nella direzione di misure di questo genere, troverà il nostro consenso.
Dobbiamo però essere consapevoli di un punto: non si può affrontare il tema della salute e della sicurezza sul posto di lavoro e sul lavoro senza capire bene qual è il modello di organizzazione del lavoro - e, vorrei dire, dei sistemi di produzione - che si sta imponendo nel tempo che viviamo.
L'ha detto in qualche modo anche lei, signor Ministro: c'è un nesso stringente tra i morti che piangiamo quotidianamente, questa triste contabilità, e il fatto che si stanno imponendo un modello e un meccanismo per cui l'aleatorietà del rischio d'impresa - quel tratto caratteristico all'impresa capitalistica, così come l'abbiamo conosciuta - si scarica pari pari sui lavoratori e questo produce insicurezza, precarietà e un deterioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo sta avvenendo nel meccanismo del massimo ribasso, quando c'entra il pubblico, e anche in quello della catena di appalti e subappalti, in cui si perde di vista la titolarità delle responsabilità anche in relazione al tema della sicurezza sul lavoro. Non si capisce più chi è responsabile e i fenomeni del lavoro nero arrivano anche da quel tipo di condizione e di contesto.
Per questo penso che si debba partire da questa riflessione più larga e organica, che riguarda anche i riders di cui dice di volersi occupare, anche se mi pare di registrare che questo suo cosiddetto decreto dignità stenti a decollare (il consiglio è di resistere alle tante sirene che si stanno mettendo in movimento in questo Paese). Non abbiamo ancora cognizione dei contorni di questo decreto-legge, ma esso vale per i riders e, ad esempio, per i lavoratori in un settore delicatissimo, perfino infiltrato dalla criminalità, come la logistica, e per i milioni di lavoratrici e lavoratori nei settori più disparati di questo Paese.
Glielo dico, signor Ministro, cercando di darle un consiglio con il massimo rispetto: la smetta di sfarfalleggiare da un tema all'altro inseguendo la moda del momento. Per affrontare le questioni del lavoro, il lavoro bisogna conoscerlo. (Commenti dal Gruppo M5S). In questo Paese bisogna affrontare una volta per tutte il tema del lavoro nella sua organicità: basta inseguire iniziative che si consumano nello spazio di una conferenza stampa o in un live su Facebook, cosa di cui lei è maestro. Bisogna affrontare il lavoro nella sua complessità e nella sua drammaticità, perché la questione della sicurezza sul lavoro oggi in questo Paese è legata profondamente anche a quella della sua frantumazione.
In conclusione, è dal 1955 che questo Paese non istituisce presso le più alte istituzioni dello Stato una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla condizione dei lavoratori; era il 1955 e si trattava della II legislatura; stiamo parlando di una Commissione presieduta dall'onorevole Leopoldo Rubinacci. Da allora, ovviamente, il Paese è profondamente cambiato.
Noi presenteremo una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare, non per necessità accademiche - siamo pieni di studi che ci dicono che cosa è diventato il lavoro oggi - ma perché, signor Presidente, abbiamo bisogno di fare in modo che, persino trasversalmente alle forze politiche, ci si cali nella realtà del lavoro di questo Paese e di che cosa è diventato. Abbiamo bisogno che lo si capisca anche attraverso uno strumento come quello di una Commissione d'inchiesta che ha poteri paragonabili a quelli della magistratura, perché anche così si affrontano i temi della sicurezza sul lavoro. Se infatti non si deve morire di lavoro, come consiglierebbe la saggezza di una società moderna, visto che semmai dovremmo liberare le donne e gli uomini dal tempo di lavoro, di sicuro non si può morire sul lavoro. Una società che si dica civile non può permettersi questo. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e dei senatori Astorre e Rampi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nastri. Ne ha facoltà.
NASTRI (FdI). Signor Ministro, quante volte ognuno di noi ha letto o sentito dire: «È stata una disgrazia» oppure: «È successo l'imprevedibile» o, ancora, «Eppure per quarant'anni aveva svolto quella mansione senza mai un problema»? Ministro, questo modo di pensare ha fatto sì che tantissime vite siano state spezzate e oggi siamo qui ad ascoltare ancora una volta un bollettino di guerra.
Guardate, nessuna speculazione politica su un argomento così importante e delicato; non voglio attribuire responsabilità a questo o a quel Governo; non mi interessa e non interessa a noi del Gruppo Fratelli d'Italia. Ciò che invece ci interessa maggiormente è la realizzazione di un vero ed efficiente piano di sicurezza sul lavoro che passi dalla formazione permanente alla responsabilizzazione delle aziende e dei lavoratori.
Non è accettabile che nel 2018 sia ancora possibile morire schiacciati da un trattore o da un muletto, o all'interno di una cisterna o precipitando dal tetto di un capannone. Diciamo basta agli appalti al massimo ribasso, agli infiniti subappalti che di fatto si sostengono propinando condizioni di lavoro paragonabili allo schiavismo.
Oggi sono stati citati numeri, gli ennesimi, che ci raccontano di una strage che non finisce mai. Chiediamo al Governo e a lei, signor Ministro, agevolazioni alle aziende per la formazione, per gli investimenti per la sicurezza: prevenire e formare deve essere conveniente e non produrre ulteriore burocrazia.
Se ricordo bene, circa dieci anni fa fu approvato il testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che attende ancora oggi la firma di circa venti decreti attuativi. Tra tutti, ad esempio, quello riguardante il sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, che è rimasto lettera morta per tutti quei settori ad alto tasso infortunistico, ovvero caratterizzati da forti complessità organizzative e da gravi fenomeni di concorrenza sleale. Questo complesso di norme inattuate produce una serie di effetti negativi: assenza di tutela per i lavoratori, profonde incertezze nella gestione della prevenzione da parte dei datori di lavoro.
Sono 300 i morti al 14 giugno, cifra che sappiamo inesatta perché altre morti di lavoratori in nero, vittime del caporalato, spesso non vengono conteggiate. Sono state accertate al momento 617 morti sul lavoro nel 2017 (il 58 per cento fuori dall'azienda), a fronte delle 1.112 denunce arrivate. Se anche i 34 casi ancora in istruttoria risultassero tutti riconosciuti sul lavoro, si arriverebbe a 651 morti, con un calo del 2,8 per cento rispetto ai 670 del 2016 (che costituisce il minimo storico dal 1951). Lo si legge nella relazione annuale INAIL. Le denunce di infortunio sono state 641.000, in linea con il 2016, e ne sono state riconosciute sul lavoro 417.000, di cui il 19 per cento fuori dall'azienda. Gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell'INAIL. La grande maggioranza delle morti accertate sul lavoro ha coinvolto italiani (514), mentre 33 hanno riguardato lavoratori provenienti da altri Paesi dell'Unione e 70 gli extracomunitari. Quasi la metà degli infortuni mortali accertati (287, il 46,5 per cento) ha riguardato persone con più di cinquant'anni. Tra questi, 55 morti hanno riguardato persone con più di sessantacinque anni.
Purtroppo, nei primi cinque mesi del 2018 sono arrivate all'INAIL 389 denunce di infortunio mortale, con un aumento del 3,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017 (14 casi in più). Ciò è stato reso noto dalla relazione annuale dall'INAIL, che sottolinea come l'aumento riguardi solo i casi avvenuti in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra l'abitazione e il posto di lavoro (passati da 104 a 118), mentre per quelli occorsi «in occasione di lavoro» le denunce sono state 271 in entrambi i periodi.
In particolare voglio sottolineare alcune cose che ritengo estremamente rilevanti: sulla base di dati recenti riferiti al 2017 è nel settore dell'edilizia, insieme a quello dell'agricoltura, che si concentra il maggior numero di incidenti sul lavoro; il numero degli infortuni gravi o mortali aumenta considerevolmente, specie se si considera «infortunio sul lavoro» un incidente stradale che vede coinvolte persone negli spostamenti legati all'attività lavorativa; gli autotrasportatori spesso sono vittime di incidenti per il superlavoro, a causa della concorrenza sleale dei camionisti dell'Est che viaggiano senza regole e a prezzi molto più bassi rispetto ai nostri. Per restare competitivi, i nostri devono ammazzarsi di lavoro, spesso anche letteralmente.
Per affrontare tale complessa problematica è molto importante implementare l'attività di prevenzione e di sensibilizzazione: sarebbe opportuno istituzionalizzare gli eventi ad essi dedicati, soprattutto nelle scuole, in specie quelle professionali.
Signor Ministro, nella sua informativa alla Camera e in numerose altre dichiarazioni pubbliche - tra cui anche quelle di oggi - lei ha preso un impegno solenne: combattere la precarietà (attraverso l'introduzione, in particolare, di una serie di tutele per i riders). È una sfida importante per il futuro dei nostri giovani, ma la sollecito a intervenire anche a favore dei tanti ricercatori degli IRCSS, che attendono da decenni la stabilizzazione dei loro contratti. Si tratta di persone altamente qualificate che garantiscono l'attività di studio, ricerca e innovazione nel settore sanitario e che, in mancanza di un'attenzione concreta, sono condannati a emigrare all'estero o a cercare impiego in aziende private.
Signor Ministro, concludo con una frase tratta da un brano di un cantautore della nostra città, Edoardo Bennato: «Un giorno credi di esser giusto e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero». Lei e il suo Governo dovrete impegnarvi molto per far sì che i lavoratori italiani non debbano ancora cominciare da zero. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patriarca. Ne ha facoltà.
PATRIARCA (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, chiedo al signor Ministro di concedermi di consumare qualche minuto per andare un po' fuori tema; le ricordo, infatti, che questa sua presenza era dedicata esclusivamente e in particolare alla questione riguardante gli incidenti sul lavoro e le cosiddetti morti bianche.
Le dico questo perché nelle ultime settimane, all'avvio di questo suo Governo, il Governo del cambiamento, noi abbiamo davvero assistito a un'operazione di distrazione di massa: abbiamo, cioè, dedicato settimane e settimane ai temi dedicati all'immigrazione; abbiamo dedicato giornate, signor Ministro, alla questione legata ai rom. Si tratta di temi sollecitati dal suo effervescente collega Ministro dell'interno. Ecco, signor Ministro, glielo dico proprio con il cuore: ci aiuti a rimettere al centro le questioni cruciali che riguardano il futuro di questo Paese. Il Dicastero che lei presiede è il cuore del Paese. E allora, signor Ministro, vorremmo parlare con lei di Europa, magari riportando all'attenzione di quest'Assemblea i temi indicati dal pilastro europeo dei diritti sociali, che lei ha discusso insieme con noi alla Camera e approvato a Göteborg nello scorso mese di novembre. Parlavamo di una Europa delle pari opportunità nell'accesso al mercato del lavoro e dell'investimento in beni comuni pubblici europei: infrastrutture, ricerca, innovazione, protezione dell'ambiente, sicurezza sociale. Signor Ministro, la preghiamo di riportare questi temi all'attenzione di questo Paese.
Ci dica poi, signor Ministro, come intende procedere, in merito a questa agenda che lei ha proposto in campagna elettorale, sul reddito di cittadinanza nelle sue numerose variazioni in corso. Ci piacerebbe anche sapere come lei intende riformare la legge Fornero, battaglia del suo Movimento durante la campagna elettorale. Ci piacerebbe sapere come intende modificare la riforma del lavoro. Ci piacerebbe conoscere i suoi orientamenti sui futuri decreti attuativi che riguardano la riforma del terzo settore, che lei non ha votato nella precedente legislatura. Cosa vorrà poi fare del fondo dedicato ai caregiver familiari? Come intende muoversi in concerto con il suo collega Ministro senza portafoglio sui temi della famiglia e della disabilità? Come intende procedere rispetto alle tutele della maternità?
Ci dica, inoltre, come intende procedere riguardo alle tutele della maternità e nel premiare non tanto le imprese per la sicurezza - signor Ministro - ma quelle imprese che producono innovazione nell'organizzazione del lavoro e che aiutano la conciliazione: questo è il punto e lo snodo delicato. Occorre stimolare nelle imprese la capacità di innovare, garantire sicurezza non soltanto producendo nuovi investimenti in macchinari - pure importanti - ma lavorando in nuove organizzazioni che rendono il lavoratore protagonista. Ci dica anche, signor Ministro - lo dico perché lei sa bene che ciò è connesso alla tematica in esame - cosa intende fare della legge sul caporalato. Mi pare che nelle ultime dichiarazioni qualche suo collega Ministro ha accennato a una modifica di questa legge. Guardi che questa legge è importante e ne abbiamo discusso anche alla Camera dei deputati: è una legge che vuole impedire il lavoro nero, il quale produce infortuni e, a volte, morte.
Infine, signor Ministro, prima di entrare nel merito, le chiedo solo una cortesia: non istituisca cabine di regia. La ricordo nei suoi interventi alla Camera dei deputati: quando parlavamo di cabina di regia, diceva sempre che sono una perdita di tempo e che stavamo dilatando i problemi. Se lei vuole affrontare i temi del reddito di cittadinanza e le questioni che ci stanno a cuore e stanno a cuore anche al Partito Democratico, si misuri sulla concretezza e sulle proposte - noi ci siamo e apriremo il confronto - piuttosto che istituire cabine di regia, che danno l'impressione di un ennesimo escamotage per rinviare il confronto sulle questioni che riguardano la vita del Paese. La invito ad evitarle: per quanto possibile, provi davvero a stare sul concreto.
Per ciò che riguarda il tema all'ordine del giorno, le ricordo che in Senato una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e, più in generale, sulla sicurezza in ambito lavorativo è stata istituita nella XIV legislatura. Venne infatti approvata l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, con il dichiarato scopo di mantenere alta e vigile l'attenzione sul fenomeno tragicamente definito, appunto, delle morti bianche e, più in generale, degli infortuni sul lavoro. Questa Commissione d'inchiesta, nella XVII legislatura, ha concluso i propri lavori con l'approvazione di una relazione molto approfondita, elaborata e propositiva, dalla quale intendiamo riprendere il filo e portarlo lontano. I dati INAIL di questi dieci anni - e lei ce l'ha confermato - registrano una lieve, ma costante diminuzione di questo fenomeno. Nel 2017 sono state accertate 617 morti e nel 2018, come ci ricordava, si assiste ad un leggero incremento.
PRESIDENTE. Senatore Patriarca, si avvii cortesemente alla conclusione.
PATRIARCA (PD). Questi dati non ci rassicurano e, per quanto ci riguarda, l'impegno rimane fermo e costante.
Concludo riprendendo una dichiarazione, penso a lei molto cara, del Presidente della Repubblica - "dimissionato" per alcuni giorni dal suo Movimento - contenuta in un passaggio del discorso del 1° maggio. Diceva il Presidente della Repubblica: «Desta allarme la sequenza - purtroppo continua - degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro. Il nostro pensiero va anzitutto alle vittime, e al profondo dolore dei loro familiari, a cui esprimiamo una sincera vicinanza». Proseguiva ancora il Presidente della Repubblica: «Al di là delle statistiche - che segnalano un numero sempre molto alto degli incidenti e delle malattie professionali - se anche una sola persona perdesse la vita sul lavoro, o fosse costretta a gravi menomazioni, sarebbe comunque una tragedia intollerabile. Questi eventi sono causati da circostanze che possono e devono essere evitate. Questo richiama la responsabilità di tutte le parti».
Signor Presidente, signor Ministro, noi siamo ancora qui, la invitiamo a confrontarci sulla concretezza e siamo pronti al confronto. Lo faremo con serietà e competenza. Serve onestà competente, signor Ministro, e non onestà non competente.
PRESIDENTE. Deve concludere, senatore.
PATRIARCA (PD). Concludo, Presidente.
Lei sa bene, signor Ministro, che se si affida un autobus a una persona onesta, ma incompetente, questa può fare dei danni: quindi la invito all'onestà competente. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.
TOSATO (L-SP). Signor Presidente, i dati che ha enunciato, signor Ministro, sono veramente molto preoccupanti: i quasi 400 morti dall'inizio dell'anno, la media delle morti sul lavoro, che è incrementata di oltre il 9 per cento e le vittime, che hanno raggiunto una cifra drammatica pari a oltre due al giorno. Sono veramente dati e numeri che evidenziano per intero la drammaticità delle morti sul lavoro, che devono quindi essere al centro della nostra attenzione.
Noi condividiamo, signor Ministro, le sue considerazioni e le sue volontà nell'agire all'interno del Governo per porre un freno a questo dramma. Siamo convinti che l'azione di Governo debba quindi essere indirizzata su due principali rotte, la prima delle quali consiste sicuramente in un rafforzamento delle azioni di vigilanza, di controllo e di ispezione, colpendo severamente chi per profitto sfrutta i lavoratori, non rispettando le regole e le norme che in modo consapevole e spregiudicato determinano queste morti. Bisogna colpire severamente coloro che non possono essere definiti imprenditori, ma esclusivamente delinquenti che mettono al primo posto il profitto rispetto al compito primario, che è quello di creare sviluppo, occupazione e opportunità. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Si tratta però, per quanto riguarda noi, di una minoranza; una minoranza che deve essere colpita e stroncata. È certamente necessario, quindi, rendere più efficace l'azione congiunta delle ASL, dell'Ispettorato nazionale del lavoro; servono sicuramente più assunzioni, serve fissare delle regole per le quali non possa essere il massimo ribasso il criterio con il quale vengono aggiudicati i lavori pubblici.
Tutte queste azioni sono sicuramente necessarie e fondamentali, ma non bastano. Non basta l'azione sanzionatoria. Il problema si risolve non solo con misure punitive, non solo con la repressione, ma soprattutto con la prevenzione. Bisogna aiutare le imprese e gli imprenditori, soprattutto le piccole e medie imprese che ancora oggi, in una fase di piena crisi economica, al di là di quello che vogliono affermare i rappresentanti del precedente Governo, stanno affrontando mille difficoltà, con grande dignità e senso di responsabilità. (Applausi dal Gruppo L-SP). Questi sono gli imprenditori che vanno tutelati ed aiutati: ogni giorno devono affrontare mille preoccupazioni, mille incombenze, scelte difficili; ogni giorno, quotidianamente. Ci sono troppi costi, troppe tasse, troppi adempimenti burocratici. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Questi imprenditori vanno aiutati anche con provvedimenti del Governo, del nostro Governo. Serve dar loro più tempo, più energie e risorse per applicarle alla sicurezza sul lavoro e meno per compilare montagne di carta spesso inutili. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Questa è la vera risposta, la più efficace, per evitare morti e infortuni sul lavoro. Riassumendo queste posizioni: più controlli e meno burocrazia.
Un'altra considerazione che vogliamo fare, signor Ministro, è legata ad alcuni dati secondo i quali molte sono le vittime con più di sessant'anni. La nostra analisi rispetto a questi dati ci porta a ritenere che, anche da questo punto di vista, la legge Fornero va cambiata. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Non si tratta, quindi, solo di una questione di giustizia sociale: non possiamo essere il Paese che è passato dalle baby pensioni all'età pensionabile più alta d'Europa; non si tratta solo di dare più occupazione ai giovani, ma anche di sicurezza sul lavoro: basta con ultrasessantenni e ultrasessantacinquenni sui ponteggi. È evidente che questa situazione crea insicurezza.
In definitiva, c'è un altro tema su cui dobbiamo riflettere. Viviamo in una società votata al progresso, che però si misura anche dalla sicurezza sul lavoro, soprattutto dalla sicurezza del lavoro: è una questione vitale e di civiltà. I successi del Governo da cosa verranno misurati? Dal livello dello spread o dal rapporto deficit-PIL? No, noi non crediamo che questi siano i dati fondamentali su cui verrà misurata da parte dei nostri concittadini l'efficacia dell'azione di questo Governo. Verrà misurata dal livello occupazionale, dal numero di giovani italiani che non emigreranno e che rimarranno a costruire la loro vita e il loro futuro nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Verrà misurata con la diminuzione degli infortuni o dei decessi sul lavoro.
La Lega valuterà i risultati dell'azione di Governo partendo da questi numeri e da questi risultati. Queste sono le priorità del Paese: lavoro e sicurezza sul lavoro. E noi siamo certi che sarete all'altezza di questo difficile compito, vitale per il futuro delle nostre comunità e dei nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S e del senatore De Bertoldi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (FI-BP). Signor Presidente, do il benvenuto al signor Ministro (o pluri-Ministro) in quest'Aula. Da parte di Forza Italia, mi permetta di associarmi al dolore per tutte le vittime recenti e passate, perché realmente sentiamo che questa è una battaglia di civiltà. Impedire non solo le vittime, i morti, ma anche gli infortuni sul lavoro non credo sia un problema di una sola parte politica in quest'Aula. Ritengo che il lavoro, se viene fatto bene, troverà una larghissima condivisione da parte di tutte le forze politiche qui presenti.
Tra le cose che lei ha annunciato e che farà, incontrando i vari rappresentanti del mondo del lavoro, così come del mondo dell'impresa, dell'università e delle varie organizzazioni che sono presenti nel territorio, forse ha dimenticato di dire che noi senatori la aspettiamo: esistono anche una Commissione lavoro e una Commissione industria all'interno del Senato ed esistono anche delle professionalità (esclusa la mia) che potrebbero darle tanti buoni consigli nel suo lavoro. Per cui esiste al di fuori un mondo, al quale anche noi partecipiamo, ma esiste anche questo mondo all'interno, che ha grande voglia di confrontarsi su questo argomento. E ha grande voglia di trovare una riduzione, se non la fine, delle morti e degli incidenti sul lavoro, che avete detto essere tante: circa 300 solo dall'inizio di quest'anno. I numeri sono veramente drammatici: 1.112 morti nel 2017.
Chi muore si dà pace, si dice; ma avete pensato a chi rimane? A qual è il destino delle famiglie, soprattutto di quelle giovani che, oltre a un parente e a un genitore, hanno perso anche l'unico reddito? Penso che, tra le persone che dovrete incontrare, fareste bene a prevedere anche i familiari, i tanti familiari (Applausi dal Gruppo FI-BP), che - credetemi - molte volte sono in uno stato di disperazione totale. Non lo dico perché dovete incontrare tutti i familiari, ma lei, signor Ministro, è nelle condizioni di poter pensare anche a loro (e naturalmente ci sono le organizzazioni che questo devono fare).
Poi vorrei dire che è vero che c'è un elevato numero di morti (1.112 si dice nel 2017, non due, ma quasi tre al giorno), ma ci sono anche - come è noto - 1.142 infortuni al giorno, che per fortuna non sono drammatici come quelli mortali. Sono numeri che portano ai circa 417.000 infortuni riconosciuti nel 2017 e ai circa 640.000 denunciati; probabilmente, nella differenza tra denunciati e riconosciuti potrebbe esserci forse anche qualcosa in nero, che si perde nelle statistiche. Quello che ancora è da tener presente sono i numeri: 90 milioni di giornate di lavoro perse, che colpiscono sicuramente la persona che non va a lavorare, ma colpiscono anche le nostre imprese. Pertanto, salvaguardando i lavoratori che hanno un infortunio, noi contribuiamo indirettamente anche a creare quella positività nell'impresa che è assolutamente un obiettivo che chiunque si interessi del suo Dicastero vorrebbe raggiungere.
I pilastri su cui mi baserei per trovare una soluzione al problema della sicurezza nel mondo del lavoro sono l'informazione, la formazione, la prevenzione e la protezione. Non posso naturalmente sviluppare in questo intervento i significati contenuti in ognuna di queste parole - vedo che sta già lampeggiando la luce del microfono - però voglio dire una cosa: servono anche le risorse. Signor Ministro, lei ha fatto, non solo oggi in quest'Aula, ma anche precedentemente (cosa assolutamente legittima in una campagna elettorale), una serie di narrazioni nelle quali vedeva una possibilità di creare un mondo diverso rispetto a quello che noi viviamo tutti i giorni. Un mondo che ci ha fatto anche sognare o che ha fatto sognare tanti italiani, visto che in molti vi hanno votato.
PRESIDENTE. La invito a concludere il suo intervento, senatore Floris.
FLORIS (FI-BP). Ho terminato.
Adesso bisogna vedere quali di queste narrazioni e di questi sogni riuscirà a realizzare. Da cittadino, devo dire che spero che siano tanti, perché oggi la mia vita è nella politica, ma quando esco dall'Aula sono un cittadino. Non siamo qui pertanto ad ostacolare i processi positivi, ma vorremmo esserne parte, ripeto, nel proseguire questa amabile e piacevole chiacchierata nelle nostre Commissioni parlamentari, nelle quali potremo confrontare e sviscerare i temi molto più approfonditamente. E soprattutto, vorremmo capire, oltre ai temi - perché di questo si tratta - quali sono le risorse disponibili, i fondi per poter realizzare questi sogni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà.
PARAGONE (M5S). Signor Presidente, l'informativa che il ministro Di Maio ha illustrato rappresenta una volta di più l'incoscienza con cui negli ultimi anni una certa classe dirigente ha trattato il tema del lavoro. Le morti bianche, gli incidenti sul lavoro, il precariato che si fa invisibilità sociale, la disoccupazione, la competizione tra genitori e figli per strappare un contratto sono le caselle avvelenate di un neoliberismo che è diventato prima verbo e poi programma elettorale, laddove un tempo si parlava di socialismo.
La parola «dignità», con cui il ministro e vice premier Di Maio impegna il Governo su materie inerenti al lavoro, diventa una parola carica di densità sociale, quindi carica di densità politica; una parola che si aggancia all'eco di quell'articolo 36 della Costituzione che parla proprio della dignità come limite invalicabile della retribuzione a favore del cittadino.
Il vice premier Di Maio ha ricordato Salvatore Lombardo, morto in uno stabilimento Fincantieri. Già, Confindustria, che è sempre pronta a fare la maestrina, a indicare sempre le buone ricette, talvolta esponendosi anche a figuracce, come era successo con il suo centro studi allorquando aveva annunciato sciagure e catastrofi nel caso di vittoria del no al referendum (e così non è andata) (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP e FdI), su questo non ha niente da dire oppure tace, come tace tutte le volte in cui chiediamo trasparenza circa i nomi di quegli imprenditori che hanno preso i soldi dalle banche e non li hanno restituiti, forse per avventurarsi nelle privatizzazioni all'italiana? (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). A proposito, colleghi, vi invito a pensare all'idea di ripristinare una Commissione d'inchiesta sul sistema bancario, in modo che facciamo anche luce sugli NPL.
Il Ministro ha qui richiamato le aziende partecipate dallo Stato a essere un esempio di sicurezza sul lavoro. Esserlo significa controllare quella filiera di subappalti concessi a soggetti - spesso cooperative - che si trasformano in un vero e proprio campo di battaglia, dove ci si annienta per accaparrarsi un contratto o una paghetta purché sia. E così non va bene.
Se permettete, provo un certo imbarazzo nel sentire che proprio dai banchi di sinistra arrivano le critiche sul reddito di cittadinanza, che spazza via il ricatto di quegli imprenditori che continuano a dire: o prendete questo contratto, o vi adeguate a questa paga, oppure fuori c'è la fila di disoccupati pronti a fare ciò che tu oggi non vuoi fare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). Magari si tratta di stranieri illegali che sono molto più facili da minacciare.
Il neoliberismo, accettato dal centrosinistra come primo attore o con il sostegno a Governi tecnici, ha fatto sì che il lavoro diventasse sinonimo di occupazione, ma lavoro e occupazione non sono assolutamente la stessa cosa: il lavoro che diventa lavoretto, come un po' è nel predicato della frontiera della gig economy, che, se non normata, rischia di produrre un moderno feudalesimo. Bene quindi ha fatto il ministro Di Maio a imprimere un segno evidente e marcato sui riders, cioè sui fattorini che consegnano il cibo a domicilio. (Commenti della senatrice Bellanova).
Non servono nuove leggi. Quelle che ci sono vanno rispettate per onorare la legge e il lavoro. Investendo in sicurezza si rispetta la legge e si onora il lavoro. Per questo, premiare anche fiscalmente chi investe in sicurezza serve molto di più che intervenire con altre norme. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). La sicurezza è un fatto culturale e i cittadini lavoratori sono centrali. Mi rivolgo ai banchi di sinistra: se avete perso anche nelle Regioni rosse è perché, forse, avete tradito i lavoratori. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Commenti dal Gruppo PD). Questo è l'insegnamento che arriva. E non perché siete... (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Paragone, la prego di rivolgersi alla Presidenza e la invito a concludere.
PARAGONE (M5S). Lo dico per inciso: in questa triste voragine di disperazione, diventa un'ingannevole sponda quel gioco d'azzardo pubblicizzato da attori e calciatori. (Commenti della senatrice Bellanova). Pertanto, è semplicemente civile stoppare l'inganno della pubblicità del gioco d'azzardo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP). La sicurezza parte dai diritti e dalla dignità. Andiamo avanti, signor Ministro, abbiamo ricominciato a camminare sulla strada giusta, la strada del lavoro vero. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Molte congratulazioni. Molti senatori del Grupppo M5S si levano in piedi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, che ringrazio per la disponibilità.
Prego i senatori che intendono uscire dall'Aula di farlo in silenzio.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PELLEGRINI Marco (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINI Marco (M5S). Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, vorrei sottoporre alla vostra attenzione l'ennesimo atto criminoso e intimidatorio perpetrato ai danni di un amministratore locale della Provincia di Foggia.
Venerdì scorso è stata incendiata, tra l'altro in pieno giorno, l'auto del sindaco di Monte Sant'Angelo, Pierpaolo D'Arienzo. Solo qualche giorno prima era stata incendiata l'auto di Domenico Rignanese, caposettore dello stesso Comune. Le indagini sono in corso, ma appare verosimile la matrice mafiosa dei due attentati che hanno avuto luogo in un Comune che era tornato al voto l'anno scorso, dopo essere stato sciolto per mafia. (Brusio).
PRESIDENTE. Invito i senatori che stanno uscendo dall'Aula di farlo rispettando il collega che sta intervenendo.
Prego, senatore Pellegrini.
PELLEGRINI Marco (M5S). Oggi voglio portare la mia solidarietà, quella del MoVimento 5 Stelle, e - sono sicuro di non sbagliare - anche quella dell'intera Assemblea, alle vittime di questi atti vigliacchi, dicendo loro che le istituzioni non li abbandoneranno e - anzi - faranno tutto quanto possibile e necessario. (Applausi dal Gruppo M5S).
Questi due attentati erano stati preceduti, tra l'altro di qualche giorno, dall'omicidio - l'ennesimo - di un pregiudicato, questa volta a Vieste. Purtroppo, in Provincia di Foggia operano pericolosi e radicati sodalizi criminosi, la cui portata mafiosa è stata sottovalutata per troppi anni, i quali, proprio grazie a questa sottovalutazione, giorno dopo giorno, hanno rafforzato la propria presenza e il controllo militare sul territorio.
In definitiva, negli ultimi anni si è costituita una nuova, forte e pericolosa identità criminosa, definita dall'ex procuratore antimafia la quarta mafia italiana. Questa quarta mafia si è, per così dire, specializzata in alcuni settori, divenendone leader, come ad esempio quello del traffico internazionale di hashish e marijuana e quello delle rapine alle banche e ai portavalori. Non cito le altre attività criminose, come il racket e le estorsioni. Questa quarta mafia ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue, più di 300 omicidi negli ultimi quarant'anni, l'80 per cento dei quali è rimasto impunito.
PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore.
PELLEGRINI Marco (M5S). Vorrei solo aggiungere che è fondamentale che continui l'opera di contrasto delle Forze dell'ordine, che anche questo Governo continui a operare sulla scia del precedente e che focalizzi la sua attenzione su ciò che si può fare in ambito giudiziario, facendo sì che a Foggia operino giornalmente e in maniera stabile i magistrati della DDA, come richiesto dello stesso CSM. (Applausi dal Gruppo M5S).
VESCOVI (L-SP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VESCOVI (L-SP). Signor Presidente, intervengo solo per portare a conoscenza lei, l'Assemblea e gli italiani di due episodi accaduti nella mia Regione, anzi nella provincia di Firenze, uno dei quali a Scandicci.
Sabato 23 i vigili del Comune si sono avvicinati a un nostro gazebo e ce lo hanno fatto smontare perché non avevamo barrato la casellina in cui si dichiara di essere antifascisti. Questa casellina però non c'era nel modello; abbiamo detto ai vigili che l'avremmo firmata subito, che non c'era problema e che saremmo andati al Comune. Assolutamente no.
Io mi domando: a un partito che governa un Paese, che ha quattro presidenti di Regione e capoluoghi di Provincia, gli viene smontato un gazebo perché non c'era la casellina (per cui la colpa è del Comune), che poi noi siamo andati in Comune a barrare? Contemporaneamente c'erano i parcheggiatori abusivi, però - ecco, forse quella era la distinzione - il Comune ha detto che non danno fastidio. (Applausi dal Gruppo L-SP). In risposta a una nostra mozione, il Comune ha detto che i parcheggiatori abusivi non danno fastidio.
Stessa cosa, parlando di antifascismo e di razzismo, mi domando come mai nel Comune di Firenze dal 2005 ad oggi sono stati dati 8 milioni e 52.000 euro al campo rom di Poderaccio. Sapete benissimo cosa è successo poi: conflitto a fuoco di domenica pomeriggio e un ragazzo che stava andando a lavorare ci ha lasciato purtroppo la vita. Allora, mi chiedo, se razzismo è giustamente distinguere in base alla razza, perché quei soldi non vengono dati ad altre comunità? Questa è uguaglianza tra le etnie e tra tutti. (Applausi dal Gruppo L-SP).
Per lo svolgimento di interrogazioni
MIRABELLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, intervengo ancora, come ha fatto ieri il collega Parrini, per sollecitare la risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-00042, che abbiamo trasformato in un'interrogazione a risposta orale. In quell'atto ispettivo noi chiediamo al Ministro della giustizia di esprimere le proprie valutazioni su quanto riportato da alcuni organi di stampa e che è stato oggetto di un'inchiesta del settimanale «L'Espresso». Questi articoli prefigurano la possibilità che una serie di finanziamenti, provenienti tra gli altri da Esselunga e dal costruttore Parnasi, siano stati fatti ad associazioni legate alla Lega Nord, per evitare che un finanziamento diretto alla Lega, sui conti della Lega stessa, rientrasse nel provvedimento di sequestro di 48 milioni di euro disposto dal tribunale di Genova, per riportare ai cittadini ciò che è stato tolto loro per attività estranee alla finalità per cui quei soldi erano stati stanziati.
Noi insistiamo per capire se è vero che, prosciugati i conti della Lega, per evitare il sequestro, vi siano stati fondi significativi, come risulterebbe da quelle inchieste, dirottati su altri canali per essere comunque utilizzati.
Insistiamo perché è interessante - credo - per l'opinione pubblica, per questa Camera e per il Parlamento sapere cosa pensa il Ministro della giustizia. Credo sia importante capire le valutazioni, data la rilevanza del problema. Sarebbe, infatti, grave se si scoprisse che uno dei partiti di Governo si è reso protagonista di un raggiro come quello che, secondo «L'Espresso», sarebbe stato perpetrato ai danni dei cittadini. (Applausi dal Gruppo PD).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 3 luglio 2018
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 3 luglio, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,42).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (435) (V. nuovo titolo)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (435) (Nuovo titolo)
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Art. 1.
1. È convertito in legge il decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
N.B. Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. Cfr. anche seduta n. 15.
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 1
(Proroga e sospensione termini in relazione ad adempimenti e versamenti tributari e contributivi, sospensione pagamento canone RAI)
1. All'articolo 48 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 11:
b) al comma 13, terzo periodo, le parole: «fino ad un massimo di 24 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2018» sono sostituite dalle seguenti: «fino a un massimo di sessanta rate mensili di pari importo, a decorrere dal 31 gennaio 2019».
2. All'articolo 11, comma 2, del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 aprile 2017, n. 45, le parole: «dal 1º giugno 2018» sono sostituite dalle seguenti: «dal 1º gennaio 2019».
3. Nei territori dei comuni di cui agli allegati 1, 2 e 2-bis del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, è sospeso fino al 31 dicembre 2020. Il versamento delle somme oggetto di sospensione, ai sensi del precedente periodo, avviene, senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione fino a un massimo di ventiquattro rate mensili di pari importo, a decorrere dal 1º gennaio 2021. L'insufficiente, tardivo o omesso pagamento di una o più rate ovvero dell'unica rata, comporta l'iscrizione a ruolo degli importi scaduti e non versati nonché delle relative sanzioni e interessi e la cartella è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell'unica rata o del periodo di rateazione. L'iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.
4. La ripresa dei versamenti del canone di abbonamento alla televisione ad uso privato di cui all'articolo 1, comma 153, lettera c), della legge 28 dicembre 2015, n. 208, è effettuata secondo le modalità di cui al comma 3.
5. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalità di rimborso delle somme già versate a titolo di canone di abbonamento alle radioaudizioni di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2018 e la data di entrata in vigore della presente disposizione. Con riguardo alle somme rimborsate ai sensi del primo periodo non sono dovuti interessi.
6. All'articolo 2-bis, comma 24, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, le parole: «è differita alla data del 31 maggio 2018» sono sostituite dalle seguenti: «è differita alla data del 1° gennaio 2019».
7. II Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, è incrementato di 3,9 milioni di euro per l'anno 2020, di 58,1 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e di 47,3 milioni di euro per l'anno 2023.
8. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 1, commi 1, lettere a) e b), 2, 3, 4, 5, e 7, complessivamente pari a 91,02 milioni di euro per l'anno 2018, a 78,1 milioni di euro per l'anno 2019, a 12,08 milioni di euro per l'anno 2020, 58,1 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e di 47,3 milioni di euro per l'anno 2023, si provvede:
a) quanto a 40 milioni di euro per l'anno 2018 e a 43,1 milioni di euro per l'anno 2019, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 24 milioni di euro per l'anno 2018 e a 15 milioni di euro per l'anno 2019, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
c) quanto a 27,2 milioni di euro per anno 2018, a 10 milioni di euro per l'anno 2019 e a 8,18 milioni di euro per l'anno 2020, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per 7 milioni di euro per l'anno 2018 e 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, l'accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico per euro 1 milione per l'anno 2018, l'accantonamento relativo al Ministero interno per euro 1 milione per l'anno 2018, l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente per euro 1 milione per l'anno 2018, l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze per euro 7,02 milioni per l'anno 2018 e l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per euro 10 milioni per l'anno 2018 e 5 per l'anno 2019 e 3,18 per l'anno 2020;
d) quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2019, a 3,9 milioni per l'anno 2020, a 58,1 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e a 47,3 per l'anno 2023, mediante le maggiori entrate e le minori spese di cui all'articolo 1, commi 1, lettere a) e b), e commi 2, 3, 4, 5.
9. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTI PRECEDENTEMENTE ACCANTONATI E ORDINE DEL GIORNO
MODENA, PICHETTO FRATIN, GASPARRI, MALAN, DE SIANO, PAGANO, GALLONE, MALLEGNI
Respinto
All'emendamento 1.0.500 (testo corretto) capoverso «Art. 1-bis.», apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da «in assenza di segnalazione certificata»fino alla fine del periodo con le seguenti: «, con riferimento ai soli interventi di ricostruzione o riparazione degli immobili distrutti o danneggiati, in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 23, comma 1, del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile, pur se diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, anche contestualmente alla domanda di contributo, richiesta di permesso in sanatoria e ottenerlo, in deroga all'articolo 36 del medesimo D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380. La verifica della conformità alla disciplina urbanistica ed edilizia viene effettuata, in deroga alle previsioni di cui al comma 2 dello stesso articolo 36, nonché a quelle contenute negli articoli 93 e 94 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica, avendo riguardo a quanto rappresentato nel progetto di riparazione o ricostruzione dell'immobile danneggiato ed alla disciplina vigente al momento della presentazione del progetto, previa acquisizione dell'autorizzazione sismica rilasciata dal competente Ufficio tecnico della Regione.";
b) sostituire il secondo periodo con il seguente: "Il rilascio del permesso in sanatoria resta in ogni caso subordinato al pagamento del contributo ai sensi del comma 2 dell'articolo 36 del D.P.R. 380/2001.»;
c) sopprimere il comma 2;
d) sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. Nei casi di cui ai commi precedenti qualora le difformità riguardano anche parti strutturali, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle NTC vigenti nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda di contributo titolo in sanatoria di cui ai medesimi commi è rilasciato dal comune subordinatamente all'autorizzazione rilasciata in materia sismica sul medesimo progetto dal competente ufficio regionale o comunale.»;
e) sostituire il comma 4 con il seguente:
«Ai fini dell'attuazione del comma 1 è consentito l'eventuale accertamento della compatibilità paesaggistica ai sensi dell'articolo 167, commi 4 e 5, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), anche in caso di interventi che non soddisfino le condizioni previste dal medesimo comma 4, qualora gli stessi rientrino tra quelli il cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata).»;
f) sostituire il comma 5 con il seguente:
«5. Il procedimento autorizzatorio semplificato regolato dal capo II del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata) si applica anche nei casi di cui al comma 3. Le opere di demolizione poste in essere per la pubblica incolumità e necessarie per la ricostruzione rientrano nella disposizione di cui al punto A.29 dell'Allegato A (Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall'autorizzazione paesaggistica) al D.P.R. n. 31/2017. Nei casi di commi 1 e 3 del presente articolo, il rilascio in sanatoria del titolo abilitativo edilizio estingue i reati contravvenzionali e costituisce causa estintiva del reato edilizio, oggetto di contestazione, per il sopravvenuto rilascio dello stesso titolo abilitativo edilizio in sanatoria ai sensi del comma 1 di cui alla lettera a) del presente articolo. Il rilascio del predetto titolo estingue altresì i reati di cui all'articolo 95 e seguenti del DPR 3 80/2001.».
Ritirato
All'emendamento 1.0.500 (testo corretto), capoverso «Art. 1-bis», comma 1, dopo le parole: «articolo 22, comma 1», sopprimere le seguenti: «lettera a)».
Ritirato
All'emendamento 1.0.500 (testo corretto), capoverso «Art. 1-bis», comma 5, sostituire le parole: «2 per cento» con le seguenti: «5 per cento».
Il Relatore
V. testo corretto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Disciplina relativa alle lievi difformità edilizie ai fini dell'accelerazione dell'attività di ricostruzione o di riparazione degli edifici privati)
1. In caso di interventi edilizi sugli edifici privati nei comuni di cui agli Allegati 1, 2 e 2-bis al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, realizzati prima degli eventi sismici del 24 agosto 2016 in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 22, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile pur se diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, contestualmente alla domanda di contributo, segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 37, comma 4, nonché all'articolo 93 del d.P.R. n. 380 del 2001, avendo riguardo a quanto rappresentato nel progetto di riparazione o ricostruzione dell'immobile danneggiato e alla disciplina vigente al momento della presentazione del progetto, previa acquisizione dell'autorizzazione sismica rilasciata dal competente ufficio tecnico della Regione. È fatto, in ogni caso, salvo il pagamento della sanzione di cui all'articolo 37, comma 4, il cui importo non può essere superiore a 5.164 euro e inferiore a 516 euro, in misura determinata dal responsabile del procedimento comunale in relazione all'aumento di valore dell'immobile valutato per differenza tra il valore dello stato realizzato e quello precedente l'abuso, calcolato in base alla procedura di cui al decreto del Ministero delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, e successive modificazioni e integrazioni.
2. Ai fini dell'applicazione del comma 1, la percentuale di cui al comma 2-ter dell'articolo 34 del d.P.R. n. 380 del 2001 è elevata al 5 per cento.
3. Nei casi di cui al comma 1, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle vigenti norme tecniche per le costruzioni emanate ai sensi dell'articolo 52 del d.P.R. n. 380 del 2001, nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda di contributo, accertando, altresì, con apposita relazione asseverata che le difformità strutturali non abbiano causato in via esclusiva il danneggiamento dell'edificio. È fatto salvo il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 94 del d.P.R. n. 380 del 2001 che costituisce provvedimento conclusivo al fine della risoluzione della difformità strutturale e, unitamente al permesso in sanatoria, causa estintiva del reato oggetto di contestazione.
4. Per gli interventi edilizi di cui al comma 1 è possibile richiedere l'autorizzazione paesaggistica ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo n. 42 del 2004 o dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 31 del 2017 nei seguenti casi:
a) per le opere realizzate su immobili che al momento dell'esecuzione delle opere medesime non erano sottoposti a vincolo paesaggistico;
b) per le opere realizzate in data antecedente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 157 del 2006 anche se eseguite su immobili già sottoposti a vincolo paesaggistico.
Resta ferma, in ogni caso, la verifica di compatibilità dell'intervento con le norme di settore in materia di tutela dal rischio idrogeologico.
5. Ai fini di cui al comma 4, gli incrementi di volume derivanti da minimi scostamenti dimensionali, nella misura massima del 2 per cento per ogni dimensione rispetto al progetto originario, riconducibili a carenza di rappresentazione dei medesimi progetti ordinari, alle tecnologie di costruzione dell'epoca dei manufatti e alle tolleranze delle misure, purché tali interventi eseguiti nel rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e finiture esistenti, non sono considerati difformità che necessitino di sanatoria paesaggistica».
Il Relatore
Approvato
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Disciplina relativa alle lievi difformità edilizie ai fini dell'accelerazione dell'attività di ricostruzione o di riparazione degli edifici privati)
1. In caso di interventi edilizi sugli edifici privati nei comuni di cui agli Allegati 1, 2 e 2-bis al decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, realizzati prima degli eventi sismici del 24 agosto 2016 in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 22, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile pur se diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, contestualmente alla domanda di contributo, segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, in deroga alle previsioni di cui all'articolo 37, comma 4, nonché all'articolo 93 del d.P.R. n. 380 del 2001, avendo riguardo a quanto rappresentato nel progetto di riparazione o ricostruzione dell'immobile danneggiato e alla disciplina vigente al momento della presentazione del progetto, previa acquisizione dell'autorizzazione sismica rilasciata dal competente ufficio tecnico della Regione. È fatto, in ogni caso, salvo il pagamento della sanzione di cui all'articolo 37, comma 4, il cui importo non può essere superiore a 5.164 euro e inferiore a 516 euro, in misura determinata dal responsabile del procedimento comunale in relazione all'aumento di valore dell'immobile valutato per differenza tra il valore dello stato realizzato e quello precedente l'abuso, calcolato in base alla procedura di cui al decreto del Ministero delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, e successive modificazioni e integrazioni.
2. Ai fini dell'applicazione del comma 1, la percentuale di cui al comma 2-ter dell'articolo 34 del d.P.R. n. 380 del 2001 è elevata al 5 per cento.
3. Nei casi di cui al comma 1, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle vigenti norme tecniche per le costruzioni emanate ai sensi dell'articolo 52 del d.P.R. n. 380 del 2001, nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda di contributo, accertando, altresì, con apposita relazione asseverata che le difformità strutturali non abbiano causato in via esclusiva il danneggiamento dell'edificio. È fatto salvo il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 94 del d.P.R. n. 380 del 2001 che costituisce provvedimento conclusivo al fine della risoluzione della difformità strutturale e, unitamente alla segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, causa estintiva del reato oggetto di contestazione.
4. Per gli interventi edilizi di cui al comma 1 è possibile richiedere l'autorizzazione paesaggistica ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo n. 42 del 2004 o dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 31 del 2017 nei seguenti casi:
a) per le opere realizzate su immobili che al momento dell'esecuzione delle opere medesime non erano sottoposti a vincolo paesaggistico;
b) per le opere realizzate in data antecedente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 157 del 2006 anche se eseguite su immobili già sottoposti a vincolo paesaggistico.
Resta ferma, in ogni caso, la verifica di compatibilità dell'intervento con le norme di settore in materia di tutela dal rischio idrogeologico.
5. Ai fini di cui al comma 4, gli incrementi di volume derivanti da minimi scostamenti dimensionali, nella misura massima del 2 per cento per ogni dimensione rispetto al progetto originario, riconducibili a carenza di rappresentazione dei medesimi progetti ordinari, alle tecnologie di costruzione dell'epoca dei manufatti e alle tolleranze delle misure, purché tali interventi eseguiti nel rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e finiture esistenti, non sono considerati difformità che necessitino di sanatoria paesaggistica».
Precluso
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
Dopo l'articolo 7 del decreto-legge n. 189 del 2016, è inserito il seguente:
"Art. 7-bis.
(Disposizioni comuni per la riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti)
1. In caso di interventi realizzati prima degli eventi sismici in assenza di permesso di costruire o in difformità da esso, ovvero in assenza di segnalazione certificata d'inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 23, comma 01, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile, pur se diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, anche contestualmente alla domanda di contributo, richiesta di permesso in sanatoria e ottenerlo, in deroga all'articolo 36 del medesimo del Presidente della Repubblica, purché l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente alla data di presentazione della domanda di contributo. Il rilascio del permesso in sanatoria resta in ogni caso subordinato al pagamento del contributo ai sensi del comma 2 dell'articolo 36 del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001.
2. Il comma 1 trova applicazione solamente nel caso d'incrementi di volume e nei limiti delle norme regionali attuative dell'Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato, regioni e enti locali, sull'atto concernente misure per il rilancio dell'economia attraverso l'attività edilizia (Repertorio atti n. 21/CU del 1º aprile 2009), ovvero delle norme regionali vigenti in materia di urbanistica e edilizia. In tale caso il contributo di cui all'articolo 5 non spetta per la parte relativa all'incremento di volume.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2 qualora le difformità riguardino anche parti strutturali, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle NTC vigenti nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda contributo. Il titolo in sanatoria di cui ai medesimi commi è rilasciato dal comune subordinatamente all'autorizzazione rilasciata in materia sismica sul medesimo progetto dal competente ufficio regionale o comunale.
4. Ai fini dell'attuazione del comma 1 è consentito l'eventuale accertamento della compatibilità paesaggistica ai sensi dell'articolo 167, commi 4 e 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), anche in caso di interventi che non soddisfino le condizioni previste dal medesimo comma 4, qualora gli stessi rientrino tra di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata). Il procedimento autorizzatoria semplificato si applica anche nei casi di cui al comma 2.
5. Le opere di demolizione poste in essere per la pubblica incolumità e necessarie per la ricostruzione rientrano nella disposizione di cui al punto A.29 dell'Allegato A (Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall'autorizzazione paesaggistica) al decreto del Presidente della Repubblica n. 31 del 2017.
6. Nei casi di cui all'articolo 7-bis e ai commi 1 e 2 del presente articolo, il rilascio in sanatoria del titolo abilitativo edilizio estingue i reati contravvenzionali e costituisce causa estintiva del reato edilizio, oggetto di contestazione, per il sopravvenuto rilascio dello stesso titolo abilitativo edilizio in sanatoria ai sensi dell'articolo 7-bis e dei commi 1 e 2 del presente articolo. Il rilascio del predetto titolo estingue altresì i reati di cui all'articolo 95 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001».
MALLEGNI, PICHETTO FRATIN, DE SIANO, MALAN, GASPARRI, MODENA, PAGANO, CANGINI, GALLONE, RIZZOTTI, FAZZONE
Precluso
All'articolo, premettere il seguente:
«Art. 01.
1. Dopo l'articolo 7 del decreto-legge n. 189 del 2016, è inserito il seguente:
"Art. 7-bis.
(Disposizioni comuni per la riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti)
1. In caso di interventi realizzati prima degli eventi sismici in assenza di permesso di costruire o in difformità da esso, ovvero in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 23, comma 01, del d.P.R. n. 380/2001 o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile, pur se diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, anche contestualmente alla domanda di contributo, richiesta di permesso in sanatoria e ottenerlo, in deroga all'articolo 36 del medesimo d.P.R., purché l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente alla data di presentazione della domanda di contributo. Il rilascio del permesso in sanatoria resta in ogni caso subordinato al pagamento del contributo ai sensi del comma 2 dell'articolo 36 del d.P.R. 380/2001.
2. Il comma 1 trova applicazione solamente nel caso di incrementi di volume e nei limiti delle norme regionali attuative dell'Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 13 tra Stato, regioni e enti locali, concernente misure per il rilancio dell'economia attraverso l'attività edilizia (Repertorio atti n. 21/CU del 1º aprile 2009), ovvero delle norme regionali vigenti in materia di urbanistica e edilizia. In tale caso il contributo di cui all'articolo 5 non spetta per la parte relativa all'incremento di volume.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2 qualora le difformità riguardino anche parti strutturali, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle NTC vigenti nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda di contributo. Il titolo in sanatoria di cui ai medesimi commi è rilasciato dal comune subordinatamente all'autorizzazione rilasciata in materia sismica sul medesimo progetto dal competente ufficio regionale o comunale.
4. Ai fini dell'attuazione del comma 1 è consentito l'eventuale accertamento della compatibilità paesaggistica ai sensi dell'articolo 167, commi 4 e 5, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), anche in caso di interventi che non soddisfino le condizioni previste dal medesimo comma 4, qualora gli stessi rientrino tra quelli di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata). Il procedimento autorizzatorio semplificato si applica anche nei casi di cui al comma 2.
5. Le opere di demolizione poste in essere per la pubblica incolumità e necessarie per la ricostruzione rientrano nella disposizione di cui al punto A.29 dell'Allegato A (Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall'autorizzazione paesaggistica) al D.P.R. n. 31/ 2017.
6. Nei casi di cui all'articolo 7-bis e ai commi 1 e 2 del presente articolo, il rilascio in sanatoria del titolo abilitativo edilizio estingue i reati contravvenzionali e costituisce causa estintiva del reato edilizio, oggetto di contestazione, per il sopravvenuto rilascio dello stesso titolo abilitativo edilizio in sanatoria ai sensi dell'art. 7-bis e dei commi 1 e 2 del presente articolo. Il rilascio del predetto titolo estingue altresì i reati di cui all'articolo 95 e seguenti del DPR 380/2001"».
Precluso
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Disposizioni per l'accelerazione delle attività di ricostruzione o riparazione degli edifici privati)
1. In caso di interventi ultimati prima degli eventi sismici del 24 agosto 2016 in assenza di permesso di costruire o difformità da esso, ovvero in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all'articolo 23, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001 o in difformità da essa, il proprietario dell'immobile, pure diverso dal responsabile dell'abuso, può presentare, anche contestualmente alla domanda di contributo, richiesta di permesso in sanatoria ovvero segnalazione certificata di inizio attività e ottenerlo, in deroga all'articolo 36 e 37 del medesimo D.P.R. n. 380/2001.
2. La verifica della conformità alla disciplina urbanistica ed edilizia viene effettuata, in deroga alle previsioni di cui al comma 2 dello stesso articolo 36, nonché a quelle contenute negli articoli 93 e 94 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica, avendo riguardo a quanto rappresentato nei progetto di riparazione o ricostruzione danneggiato ed alla disciplina vigente al momento della presentazione del progetto, previa acquisizione dell'autorizzazione sismica rilasciata dal competente Ufficio tecnico della Regione.
3. Il rilascio del permesso in sanatoria resta in ogni caso subordinato al pagamento del contributo ai sensi del comma 2 dell'articolo 36 del D.P.R. 380/2001 ovvero della sanzione prevista dall'art. 37, comma IV, DPR n. 380/2001. La misura della sanzione di cui al citato art. 37, comma IV, DPR n. 380/200 sarà determinata dal responsabile del procedimento comunale in relazione al valore dell'immobile valutato per differenza tra valore dell'immobile realizzato e quello precedente l'abuso.
4. II comma 1 trova applicazione anche nel caso di incrementi di volume nei limiti delle norme regionali attuative dell'Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato, regioni e enti locali, sull'atto concernente misure per il rilancio dell'economia attraverso l'attività edilizia (Repertorio atti n. 21/CU del 1 aprile 2009) ovvero delle norme regionali vigenti in materia di urbanistica e edilizia. In tale caso il contributo di cui 5 D.L. n. 189 del 2016 non spetta per la parte relativa all'incremento di volume.
5. Nei casi di cui ai commi 1 e 4 qualora le difformità riguardano anche parti strutturali, il tecnico incaricato redige la valutazione della sicurezza ai sensi delle NTC vigenti nell'ambito del progetto strutturale relativo alla domanda di contributo. Il titolo in sanatoria di cui ai medesimi commi è rilasciato dal comune subordinatamente all'autorizzazione rilasciata in materia sismica sul medesimo progetto dal competente ufficio regionale o comunale.
6. Ai fini dell'attuazione del comma 1 è necessario l'accertamento della compatibilità paesaggistica ai sensi dell'articolo 167, commi 4 e 5, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), anche in caso di interventi che non soddisfino le condizioni previste dal medesimo comma 4, qualora gli stessi rientrino tra quelli di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata).
7. II procedimento autorizzatorio semplificato regolato dal capo II del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 (Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata) si applica anche nei casi di cui al comma 4.
8. Le opere di demolizione poste in essere per la pubblica incolumità e necessarie per la ricostruzione rientrano nella disposizione di cui al punto A.29 dell'Allegato A (Interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall'autorizzazione paesaggistica) al D.P.R. n. 31/2017.
9. Nei casi di cui ai commi 1 e 4 del presente articolo, il rilascio in sanatoria del titolo abilitativo edilizio estingue i reati contravvenzionali e costituisce causa estintiva dei reati edilizi e urbanistici, oggetto di contestazione, per il sopravvenuto rilascio dello stesso titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Il rilascio del predetto titolo estingue altresì i reati di cui all'art. 95 e seguenti del DPR 380/2001.
10. Le disposizioni del presente articolo si applicano con riferimento ai soli interventi di ricostruzione o riparazione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016».
QUAGLIARIELLO, PAGANO, FAZZONE
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 2.
(Disposizioni in materia di recupero di aiuti dichiarati illegittimi, Sisma Abruzzo 2009)
1. Per i beneficiari delle misure di cui all'articolo 33, comma 28, della legge 12 novembre 2011, n. 183, il Commissario straordinario nominato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2018, provvede al recupero degli aiuti dichiarati illegittimi con la decisione della Commissione europea C(2015) del 14 agosto 2015 limitatamente ai soli importi eccedenti la soglia de minimis di euro 500.000 come determinata dal Regolamento (CE) n. 1998 del 2006 del 15 dicembre 2006 come integrato con Comunicazione della Commissione 2009/C6/05 dell'11 gennaio 2011».
Sost id. em. 1.0.113
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
1. Per i beneficiari delle misure di cui all'articolo 33, comma 28, della legge 12 novembre 2011, n. 183, il Commissario straordinario - nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2018 - provvede al recupero degli aiuti dichiarati illegittimi con la decisione della Commissione europea C(2015) del 14 agosto 2015 limitatamente ai soli importi eccedenti la soglia de minimis di '500.000,00 (cinquecentomila/00 euro) come determinata dal Regolamento (CE) n. 1998 del 2006 del 15 dicembre 2006 come integrato con Comunicazione della Commissione 2009/C6/05 dell'11 gennaio 2011».
D'ALFONSO, VERDUCCI, ERRANI, PITTELLA, ASTORRE, CIRINNA', GRIMANI, PARENTE, MALPEZZI, MARINO, MISIANI
Sost. id. em. 1.0.113
Dopo il comma 6, inserire il seguente:
«6-bis. Per i beneficiari delle misure di cui all'articolo 33, comma 28 della legge 12 novembre 2011, n. 183, il Commissario straordinario nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 57 del 9 marzo 2018 provvede al recupero degli aiuti dichiarati illegittimi con la decisione della Commissione europea C(2015) fino al del 14 agosto 2015 limitatamente ai soli importi eccedenti la soglia de minimis di euro 500.000,00 come determinata dal Regolamento (CE) n. 1998/2006 del 15 dicembre 2006 come integrato con Comunicazione della Commissione 2009/C6/05 dell'11 gennaio 2011».
VERDUCCI, D'ALFONSO, GINETTI, GRIMANI
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
1. La norma di cui al secondo periodo del comma 28 dell'articolo 33 della legge 12 novembre 2011, n. 183, pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 265 del 14 novembre 2011 - Supplemento Ordinario n. 234, deve essere interpretata nel senso che il diritto alla riduzione del 40 per cento dell'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è riconosciuto a partire dalla data di pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale».
Id. em. 1.0.116
Dopo l'articolo, inserire seguente:
«Art. 1-bis.
1. La norma di cui al secondo periodo del comma 28 dell'articolo 33 della legge 12 novembre 2011, n. 183, pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 265 del 14 novembre 2011 - Supplemento Ordinario n. 234, deve essere interpretata nel senso che il diritto alla riduzione del 40 per cento dell'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è riconosciuto a partire dalla data di pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale».
ARRIGONI, BRIZIARELLI, PAZZAGLINI, BAGNAI, FUSCO, TESEI, BONFRISCO, RIVOLTA, VALLARDI, BORGHESI, TOSATO
Ritirato e trasformato nell'odg G1.0.118
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
(Terremoto L'Aquila 2009 - Interventi a favore degli imprenditori in infrazione)
1. La norma di cui al secondo periodo del comma 28 dell'articolo 33 della legge 12 novembre 2011, n. 183, pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 265 del 14 novembre 2011 - Supplemento Ordinario n. 234, deve essere interpretata nel senso che il diritto alla riduzione del 40 per cento dell'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è riconosciuto a partire dalla data di pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale».
ARRIGONI, BRIZIARELLI, PAZZAGLINI, BAGNAI, FUSCO, TESEI, BONFRISCO, RIVOLTA, VALLARDI, BORGHESI, TOSATO
Approvato
Il Senato,
in sede di esame dell'Atto Senato 435 di conversione del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, recante ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016;
premesso che:
con le OPCM nn. 3753 e 3754 del 2009, e con il decreto-legge n. 39 del 2009, il Governo ha concesso alle imprese ubicate sul territorio de L'Aquila e di altri 56 comuni, colpite dal sisma del 6 aprile 2009, la sospensione e il differimento del versamento di tributi e contributi sino al 30 novembre 2009, termine prorogato, da ultimo, al 16 dicembre 2011 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 agosto 2011);
la legge n. 183 del 2011, articolo 33, comma 28 (legge di stabilità 2012), ha disposto la ripresa della riscossione dei tributi e contribuiti, ridotti al 40 per cento e in 120 rate;
recentemente si è appreso l'avvio delle procedure preliminari di esecuzione della Decisione della Commissione europea C (2015) 5549 final del 14 agosto 2015, con la quale si prescrive che l'Italia recuperi gli aiuti asseritamente incompatibili di cui all'articolo 33, comma 28, della legge n. 183 del 2011;
nella Decisione del 14 agosto 2015, la Commissione sostiene che il regime di favore non avrebbe previsto e definito esplicitamente alcun nesso tra l'aiuto messo a disposizione e il danno subito e che i costi ammissibili a regime di vantaggio non sarebbero stati proporzionati al danno subito; sembra che tale posizione non comprenda i danni immateriali derivanti dal blocco di un'intera economia e dal grave fenomeno di spopolamento e quindi non riconosca che l'intento di tali misure non è stato quello di creare un vantaggio economico in favore di un territorio, e quindi potenzialmente lesivo della concorrenza, bensì quello di risarcire il danno subito;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 dicembre 2017 è stato nominato un commissario straordinario per dare esecuzione in termini molto ristretti alla Decisione che ha previsto la presentazione da parte delle imprese dei dati relativi all'ammontare dei danni subiti per effetto del sisma del 2009 e le eventuali osservazioni relative alle somme effettivamente percepite, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione di avvio del procedimento; successivamente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 aprile 2018 è stata concessa una proroga di ulteriori 90 giorni per la presentazione di tali dati da parte delle imprese;
preso atto che, con lettera del 19 aprile 2018, il commissario Vestager in risposta al sindaco della città de L'Aquila espressamente ha affermato: "Per gli aiuti alle imprese non colpite dal terremoto o gli aiuti che hanno compensato i danni in eccesso, è importante sottolineare che il recupero non è richiesto per gli importi minori di supporto pubblico, dato che tale tipo di supporto non comporta una distorsione della concorrenza. Gli aiuti che potrebbero comportare una distorsione della concorrenza potrebbero ciononostante essere coperti da altri regimi di aiuti di Stato approvati o esentati. Su tale base, l'Italia dovrebbe verificare se i beneficiari potenziali sono stati compensati in eccesso o hanno beneficiato di un aiuto pubblico senza aver subito alcun danno. Comprendo che tale processo è attualmente in corso e che le Autorità italiane hanno inviato degli avvisi ai beneficiari potenziali. I servizi della Commissione sono pronti ad assistere il Governo italiano e il Commissario straordinario incaricato del recupero secondo il diritto italiano per agevolare il lavoro,
impegna il Governo:
ad attivarsi con la massima urgenza, nell'avvio di nuove interlocuzioni e trattative con le istituzioni europee, e in particolare con la Commissione, al fine di riaprire le negoziazioni in merito alla procedura di infrazione avviata e far applicare in modo coerente la normativa sul caso di specie riguardo la riduzione delle pretese fiscali e previdenziali in seguito all'emergenza sisma in Abruzzo del 2009;
nelle more dell'interlocuzione con le istituzioni europee, considerata l'imminente scadenza del termine di presentazione delle osservazioni e dei dati da parte delle imprese, a prorogare ulteriormente questo termine attraverso una procedura di urgenza.
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 2.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge .
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Disegno di legge n. 435:
sull'emendamento 1.0.500 (testo corretto), le senatrici Gallone e Toffanin avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Balboni, Borgonzoni, Bressa, Candiani, Cattaneo, Cerno, Cioffi, Crimi, De Falco, De Poli, Fazzone, Garnero Santanchè, Grassi, Guidolin, Merlo, Napolitano, Nencini, Nugnes, Pittella, Rauti, Rojc, Rossomando, Santangelo, Siri e Stancanelli.
È assente per incarico avuto dal Senato il senatore: Giro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Giarrusso Mario Michele
Introduzione dell'articolo 416-quater del codice penale in materia di divieto di propaganda politica per gli appartenenti alle associazioni mafiose ed i sorvegliati speciali (534)
(presentato in data 27/06/2018)
Senatori Castellone Maria Domenica, Sileri Pierpaolo, Mautone Raffaele, Endrizzi Giovanni, Marinello Gaspare Antonio, Romagnoli Sergio, Di Marzio Luigi, Taverna Paola, Pisani Giuseppe
Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione (535)
(presentato in data 28/06/2018)
Senatori Bottici Laura, Montevecchi Michela, Paragone Gianluigi, Di Girolamo Gabriella, Puglia Sergio, Pacifico Marinella, Lanzi Gabriele, Ferrara Gianluca, Corrado Margherita, Di Nicola Primo, Giarrusso Mario Michele, Maiorino Alessandra, Accoto Rossella, Lupo Giulia, Leone Cinzia, Pirro Elisa
Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (536)
(presentato in data 28/06/2018)
DDL Costituzionale
Senatore Nannicini Tommaso
Modifiche agli articoli 116 e 117 della Costituzione in materia di tutela e sicurezza del lavoro e politiche attive del lavoro (537)
(presentato in data 28/06/2018)
Senatori Bernini Anna Maria, Malan Lucio, Floris Emilio, Barachini Alberto, Berardi Roberto, Tiraboschi Maria Virginia, Perosino Marco, Vitali Luigi, Ferro Massimo, Pagano Nazario, Stabile Laura, Schifani Renato, Dal Mas Franco, Mallegni Massimo, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Lonardo Alessandrina, Sciascia Salvatore
Delega al Governo in materia di certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente (538)
(presentato in data 28/06/2018)
Senatori Bernini Anna Maria, Floris Emilio, Malan Lucio, Berardi Roberto, Pagano Nazario, Barachini Alberto, Papatheu Urania Giulia Rosina, Minuto Anna Carmela, Tiraboschi Maria Virginia, Masini Barbara, Perosino Marco, Vitali Luigi, Testor Elena, Ferro Massimo, Stabile Laura, Dal Mas Franco, Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo, Schifani Renato, Barboni Antonio, Rossi Mariarosaria, Mallegni Massimo, Galliani Adriano, Gallone Maria Alessandra, Toffanin Roberta, Craxi Stefania Gabriella Anastasia, Lonardo Alessandrina, Sciascia Salvatore, Aimi Enrico
Disposizioni in materia di rottamazione dei ruoli (539)
(presentato in data 28/06/2018)
Senatori Iannone Antonio, de Bertoldi Andrea, Marsilio Marco, Rauti Isabella, Ruspandini Massimo, Urso Adolfo
Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (540)
(presentato in data 28/06/2018)
Senatore Lucidi Stefano
Modifiche al codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, in materia di obbligo di attivazione del servizio di safety check (541)
(presentato in data 28/06/2018)
Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte
È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa del senatore De Bonis. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'emersione e gestione dell'emergenza Xylella fastidiosa nei territori della Puglia" (Doc. XXII, n. 6).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Faraone e la senatrice Bini hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00036 della senatrice Boldrini.
Interpellanze
PARRINI, MARCUCCI, MALPEZZI, VALENTE, ALFIERI, ASTORRE, BELLANOVA, BINI, BITI, BOLDRINI, COMINCINI, CUCCA, D'ARIENZO, FARAONE, FEDELI, FERRARI, FERRAZZI, GARAVINI, GRIMANI, IORI, LAUS, MAGORNO, MARGIOTTA, MARINO, NANNICINI, PARENTE, PINOTTI, RENZI, ROSSOMANDO, SBROLLINI, STEFANO, SUDANO, VATTUONE - Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il 23 giugno 2018 la direzione della multinazionale belga Bekaert ha annunciato la decisione di chiudere il sito italiano di Figline-Incisa Valdarno (Firenze), dedicato alla produzione di rinforzi in acciaio per pneumatici (steel cord) e di sospendere le attività nella fabbrica per i 318 dipendenti;
nel 2014 la società Pirelli aveva ceduto l'attività alla multinazionale belga Bekaert, che conta anche un centinaio di lavoratori occupati nell'indotto. L'operazione di acquisizione della produzione del cavo di acciaio di Pirelli, da parte di Bekaert, era stata approvata dalla Commissione europea che l'aveva dichiarata "compatibile col mercato e utile a creare sinergie positive per entrambi i soggetti";
il 20 giugno, a soli 3 giorni dall'annuncio della chiusura dello stabilimento, l'azienda ha firmato il premio di risultato con i sindacati e nel 2017 la direzione della multinazionale aveva sottoscritto un accordo dove si prevedevano nuove assunzioni interinali, oltre a 910.000 euro di investimenti per il 2017 e 950.000 per il 2018. Inoltre, la comunicazione della chiusura della produzione di Figline è avvenuta il giorno dopo l'annuncio da parte della società di un investimento pari a 25 milioni di euro finalizzato all'apertura di un nuovo stabilimento in Brasile, precisamente ad Itauna;
già nel 2017 il mancato rinnovo di 23 contratti a termine aveva destato apprensione da parte dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali alle quali l'azienda aveva risposto confermando il buon andamento dei volumi produttivi, i rapporti di committenza con la Pirelli e i progressi dei 3 progetti innovativi precedentemente annunciati;
all'inaspettata comunicazione della chiusura dello stabilimento, i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno reagito con la mobilitazione, l'assemblea permanente del sito produttivo e la richiesta dell'apertura di un tavolo di trattative;
il 26 giugno è stato convocato un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, al quale hanno partecipato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, la sindaca di Figline-Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, le organizzazioni sindacali oltre ad alcuni parlamentari del territorio. Erano assenti i rappresentanti dell'azienda e del Governo, presente solo con funzionari del Ministero medesimo;
il Ministro in indirizzo, pur trovandosi sabato 24 giugno nelle vicinanze, a Montevarchi (Arezzo), non ha ritenuto di incontrare una rappresentanza dei lavoratori, né di visitare lo stabilimento,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché sia immediatamente sospesa la procedura di dismissione del sito produttivo della multinazionale Bekaert, a tutela dei 318 lavoratori dello stabilimento e degli oltre 100 lavoratori dell'indotto;
se non ritenga di dover immediatamente convocare un tavolo di trattative presso il Ministero, alla presenza del Ministro o di un suo delegato, impegnando l'azienda a partecipare al tavolo medesimo;
se non ritenga che l'assenza dei rappresentanti della direzione della società multinazionale Bekaert convocati martedì 26 giugno presso il Ministero rappresenti un'offesa alle istituzioni dello Stato ed ai lavoratori coinvolti dall'inaspettata ed immotivata procedura di licenziamento.
(2-00007p. a.)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
MASINI, MOLES, TOFFANIN, GALLONE, MODENA, CANGINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
sta destando grande attenzione l'urgente e delicata questione dei ricorrenti al concorso per il ruolo di dirigente scolastico del 2011, questione già al vaglio della Corte costituzionale;
l'articolo 1 della legge n. 107 del 2015, nota come "Buona Scuola", ai commi 87-90, ha previsto lo svolgimento di un corso intensivo di formazione di 80 ore e relativa prova finale volto a sanare le posizioni dei ricorrenti dei concorsi a dirigente scolastico degli anni 2004 e 2006, purché avessero un ricorso pendente relativo ai concorsi per dirigenti scolastici alla data di entrata in vigore della legge n. 107, sia che questi avessero superato la prova preselettiva, sia in caso contrario;
al comma 88 ha previsto l'ammissione al corso intensivo di formazione di 80 ore anche per i ricorrenti del concorso 2011, ma limitatamente a coloro che sono già vincitori di concorso ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero che abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale relative al concorso indetto con decreto direttoriale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 13 luglio 2011 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011, escludendo, a giudizio degli interroganti clamorosamente e ingiustamente, i ricorrenti 2011 che avevano un ricorso pendente alla data di promulgazione della legge;
in sostanza, pur trovandosi nelle medesime condizioni di fatto e di diritto dei colleghi dei concorsi 2004 e 2006, i ricorrenti 2011 sono stati "dimenticati" e quindi esclusi dalla soluzione di contenzioso;
il decreto ministeriale n. 499 del 2015, recante le modalità di svolgimento del corso intensivo di formazione, non ha permesso ai ricorrenti 2011 di partecipare al corso intensivo nell'estate 2015, in quanto esclusi dal dispositivo legislativo, creando di fatto una disparità di trattamento tra i ricorrenti 2004 e 2006 e i ricorrenti, 2011: non è stata loro consentita alcuna soluzione del contenzioso pendente pur essendo nelle medesime condizioni degli altri ricorrenti, che peraltro avevano superato la preselettiva;
i numerosi ricorsi presentati al TAR Lazio, al Consiglio di Stato e ai vari TAR hanno prodotto ordinanze cautelari e sentenze di annullamento delle prove per varie irregolarità (alcuni dei quali ancora pendenti nel merito), ritenendo doveroso ripristinare la parità di trattamento tra i ricorrenti, secondo il principio costituzionalmente sancito di imparzialità dell'operato della pubblica amministrazione (artt. 2, 3, 51 e 97, comma quarto, della Costituzione e art. 6, par. 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo);
un intervento tempestivo del Governo potrebbe inoltre risolvere la situazione dei presidi che emergerà nel mese di settembre 2018, quando circa 2.500 scuole saranno affidate in reggenza, con grave disagio per alunni e famiglie, data la complessità della gestione di un'istituzione scolastica. Tale emergenza non potrà essere risolta con il nuovo concorso perché le procedure concorsuali non potranno essere espletate prima di settembre 2019;
risulta agli interroganti che è in fase di preparazione al Ministero la bozza del testo del decreto-legge contenente le determinazioni relative alle operazioni di regolare avvio del prossimo anno scolastico che conterrà certamente misure per la soluzione dell'annosa questione dei diplomati con diploma magistrale, nonché modifiche dei punti più controversi della legge n. 107, come ad esempio la contestata chiamata diretta;
sarebbe auspicabile che in un eventuale provvedimento d'urgenza fosse inserita una disposizione che ponga rimedio alla condizione dei ricorrenti pendenti con prova preselettiva superata del concorso per dirigenti scolastici del 2011, estendendo anche a costoro (come è stato fatto nell'agosto 2015 per i ricorrenti pendenti del concorso a dirigente scolastico del 2004 e del 2006 che non avevano superato alcuna prova di quei concorsi) le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 87-90, della legge n. 107 del 2015, che prevedono un corso intensivo di 80 ore con prova scritta finale per entrare nei ruoli di dirigente scolastico,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere definitivamente la questione dei ricorrenti del concorso 2011, riconoscendo loro gli stessi diritti dei ricorrenti dei precedenti concorsi.
(4-00297)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nella triste classifica che vede l'Italia tra i primi posti per corruzione, agli ultimi per libertà di informazione, le due facce della stessa medaglia di un Paese divorato da corruzione ed illegalità, che continua a precipitare, occorre inserire le rappresaglie giudiziarie del potere economico-istituzionale che cercano di zittire tutti coloro che tentano di informare l'opinione pubblica, con blog e comunicati stampa, sui gravi pericoli che corrono risparmiatori ed azionisti, come nel fenomeno del risparmio tradito di 500.000 famiglie espropriate di banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, CariChieti, Carife, Banca Etruria, Banca Marche, MPS, con il concorso e l'omessa vigilanza di Consob e Banca d'Italia;
molti mass media, invece di fare inchieste sul malaffare dei banchieri e sulle complicità delle autorità vigilanti, hanno preferito sorvolare sulle gravi malefatte o peggio, sponsorizzare in alcuni casi prodotti finanziari dai dubbi rendimenti, violando la carta dei doveri del giornalista;
come scrive l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nel rapporto pubblicato il 27 marzo 2018 su "The role of the media and investigative journalism in combating corruption", le inchieste giornalistiche sono centrali nella lotta alla corruzione. Si legge su un comunicato della Federazione nazionale stampa italiana del 9 aprile 2018, che, «Dai dati relativi al 2017, risulta che la Finlandia è al primo posto per libertà di stampa, mentre l'Italia si trova nella parte bassa della classifica seguita, tra i Paesi Ue, unicamente da Grecia e Bulgaria. Tra il 2012 e il 2017, sono stati 368 i giornalisti uccisi dei quali ben 70 indagavano su casi di corruzione». Recita la Carta dei doveri del 1993: «Il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69/1963 che dalla stessa Carta dei Doveri quale "obbligo inderogabile". Gli organi di informazione sono l'anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l'esercizio di quella sovranità che secondo l'art. 1 Cost. "appartiene al popolo". Un'informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità»;
sulla pubblicazione relativa alla "Deontologia del giornalista" sul sito "difesa dell'informazione" si legge: «la Carta dei doveri pone l'accento sulla "responsabilità del giornalista verso i cittadini", specificando che tale responsabilità non può dal giornalista essere subordinata "ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del Governo o di altri organismi dello Stato". Il giornalista deve avere una relazione esclusiva, diretta e immediata con la collettività. È un dovere strumentale allo stesso dovere di verità, poiché l'asservimento della funzione giornalistica all'interesse "particolare", per definizione diverso da quello generale, costringe il giornalista a modulare l'informazione. Strettamente collegate all'esigenza di autonomia e di credibilità del giornalista sono quelle norme che lo vogliono estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. Innanzitutto, sottolineando il diritto dei cittadini "di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dai messaggi pubblicitari". La norma è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal decreto legislativo 25 gennaio 1992 n. 74, attuativo delle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole. In particolare, l'art. 1, comma 2°, stabilisce che "La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta"; e l'art. 4, comma 1°, la vuole "chiaramente riconoscibile come tale" e, con specifico riferimento alla pubblicità a mezzo stampa, "distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione". In pratica, va scongiurato il rischio di commistione tra pubblicità e informazione»;
considerato che:
come si legge sulla Carta dei doveri dell'informazione economica, «Il giornalista riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico. L'obbligo sussiste anche quando la notizia riguardi il suo editore o il referente politico o economico dell'organo di stampa. Non si può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui si sia venuti a conoscenza nell'ambito della propria attività professionale né si può turbare l'andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi. Il giornalista non può scrivere articoli che contengano valutazioni relative ad azioni o altri strumenti finanziari sul cui andamento borsistico abbia in qualunque modo un interesse finanziario, né può vendere o acquisire titoli di cui si stia occupando professionalmente nell'ambito suddetto o debba occuparsene a breve termine. Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale»;
"la Repubblica tv", del gruppo "L'Espresso" dell'editore Carlo De Benedetti, il 20 giugno 2018 ha messo in rete 5 servizi giornalistici di Giulia Destefanis che a giudizio dell'interrogante sono integralmente 5 spot pubblicitari di Banca Intesa senza nessuna componente giornalistica. Durano ognuno un paio di minuti senza interruzioni, commenti e senza neppure una domanda iniziale: sono chiaramente finalizzate a fare propaganda di un'iniziativa commerciale denominata "Obiettivo protezione";
a giudizio dell'interrogante, dopo crac e dissesti bancari che hanno rovinato la vita ad almeno 500.000 famiglie solo negli ultimi 24 mesi, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, dopo aver appellato i risparmiatori come "analfabeti funzionali", ha tentato di esonerare le pesanti responsabilità sue, dei banchieri e delle autorità vigilanti, imponendo un piano di educazione finanziaria denominato "Edufin", affidando il ruolo di "educatori", agli stessi "cattivi maestri",
si chiede di sapere:
se si ritenga che la continua, persistente violazione delle norme stabilite dal decreto legislativo n. 74 del 1992, attuativo della direttiva (CEE) n. 450/84 in materia di pubblicità ingannevole, non debba essere sanzionata dagli ordini professionali dei giornalisti, a giudizio dell'interrogante purtroppo assenti;
se il Governo ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, al fine di rafforzare le sanzioni in merito alla pubblicità, che deve essere chiaramente riconoscibile come tale, distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità di evidente percezione, scongiurando il rischio di commistione con l'informazione di stampa e televisione;
se non sia arrivato il tempo, date le continue violazioni a codici deontologici, alla Carta dei doveri del giornalista, alla legge istitutiva dell'ordine n. 69 del 1963, promuovere norme stringenti per dare soluzione al fenomeno di commistione tra corruzione e libertà di informazione.
(4-00298)
DE POLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione - Premesso che:
a seguito della sentenza n. 37/15 della Corte costituzionale, che interveniva in una vicenda giudiziaria iniziata nel 2011 quando il TAR Lazio, su ricorso proposto da Dirpubblica (federazione del pubblico impiego), dichiarando l'invalidità di tutte le nomine dirigenziali effettuate senza l'esperimento di un regolare concorso, l'Agenzia delle entrate revocava circa 800 posizioni dirigenziali e affidava ad interim gli uffici rimasti senza guida ai pochi dirigenti di ruolo, delegando poi, per i singoli atti, i funzionari demansionati che assumevano di fatto " responsabilità dirigenziali" senza alcun riconoscimento economico;
sono pendenti circa 500 ricorsi contro tale disposizione, ravvisando la violazione della direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione europea, relativa all'accordo quadro tra CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato;
il Ministro pro tempore dell'economia e delle finanze è stato già interpellato dall'interrogante sulla contestata questione con l'atto di sindacato ispettivo 4-04331 pubblicato il 22 luglio 2015,
si chiede di sapere quale sia l'opinione dei Ministri in indirizzo in merito alla possibilità di indire un corso- concorso da parte della Scuola nazionale dell'amministrazione al fine di valorizzare l'esperienza professionale acquisita dai tanti funzionari che negli anni hanno svolto un delicato lavoro, garantendo loro un giusto compenso e consentendo la piena funzionalità dell'Agenzia delle entrate.
(4-00299)
GASPARRI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel comune di Capena (Roma) e precisamente in "stradone della Fioretta" da ormai molti anni permane una pericolosa situazione di degrado dovuta allo scarico di materiale di scarto, la gran parte del quale è altamente pericolosa per la salute (amianto, eternit eccetera);
il commissario prefettizio, su richiesta del consigliere comunale Mirta Paganelli, ha denunciato la situazione alle autorità competenti;
lo stesso consigliere ha presentato anche un'interrogazione al Comune di Capena per avviare le procedure di verifica e soluzione della vicenda;
a quanto si apprende la situazione peggiora, con scarichi giornalieri di pneumatici, materiali edilizi, scarti di vivai, rifiuti di ogni tipo, tra cui, alcuni giorni fa, ben 5 fusti di eternit, che costituiscono un gravissimo rischio per la salute pubblica;
la strada ricade nella gestione comunale ed appare priva di manutenzione ordinaria e straordinaria;
l'accesso alla strada avviene attraverso una delle arterie principali dalla zona (la via Tiberina), arteria molto trafficata che crea ripercussioni negative allo stradone della Fioretta sia per quanto riguarda la viabilità, con rischi di incidenti stradali, che per quanto riguarda l'inquinamento acustico nelle ore notturne, causando disagi alle abitazioni limitrofe;
la zona, durante la notte, divenuta un luogo di assoluto degrado, con spaccio di droga e prostituzione;
a quanto risulta, attualmente il corso d'acqua appare completamente ostruito da scarichi di immondizia che non permettono il regolare deflusso idrico, creando un pericolo di esondazione nelle stagioni piovose;
i proprietari dei terreni circostanti non riescono a svolgere il loro lavoro agricolo in quanto spesso i materiali di scarto accumulati ostruiscono l'ingresso ai terreni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda verificare lo stato in cui versa della zona e avviare, con tutti gli organi competenti, una strategia per l'immediata soluzione del problema;
se non ritenga opportuno verificare se, da parte delle autorità competenti, ci siano state carenze nella gestione dell'eventuale emergenza ambientale e, qualora le riscontri, procedere con conseguenti azioni di competenza.
(4-00300)
GASPARRI - Al Ministro della difesa - Premesso che:
a quanto si apprende dagli organi di stampa il 25 giugno 2018 è stato firmato da 9 Paesi europei un accordo per istituire una "forza autonoma di difesa";
al momento l'Italia non è compresa tra i Paesi firmatari;
tutto questo accade in un momento storico in cui la cooperazione internazionale in materia di difesa è quanto mai necessaria per arginare il pericolo del terrorismo e gestire le emergenze legate al fenomeno dell'immigrazione,
si chiede di sapere:
perché l'Italia non compaia tra i Paesi firmatari dell'intesa;
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile, anche per il nostro Paese, collaborare anche in questa iniziativa con gli altri Stati aderenti in materia di sicurezza internazionale.
(4-00301)
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 15ª seduta pubblica del 27 giugno 2018:
a pagina 323, la proposta di risoluzione (6-00006) n. 1 (testo 2), presentata dal senatore Gasparri e da altri senatori, deve intendersi sottoscritta anche dal senatore Berardi;
a pagina 361, alla fine del terzo capoverso, eliminare le due righe successive; sempre nella stessa pagina, la proposta di risoluzione (6-00011) n. 6, presentata dalla senatrice Bernini e da altri senatori, deve intendersi sottoscritta anche dal senatore Berardi.