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Articolo 26
(Deroghe alla normativa civilistica in materia di garanzie sui finanziamenti della Banca d’Italia)

L’articolo 26 stabilisce che qualora la Banca d’Italia - al fine di soddisfare esigenze di liquidità - eroghi finanziamenti garantiti mediante pegno o cessione di credito, la garanzia si intende prestata, con effetto nei confronti dei terzi aventi causa, all’atto della sottoscrizione del contratto di garanzia finanziaria. A tal fine sono introdotte deroghe alla normativa civilistica sulle garanzie. La garanzia prestata, inoltre, è sottratta a revocatoria fallimentare, in applicazione della legge fallimentare che esclude la revocatoria stessa nei confronti dell’istituto di emissione.

La disposizione in esame rende permanente quanto già previsto dall'art. 8, comma 30, del decreto-legge n. 201 del 2011, inserendo norme di carattere analogo (nuovi commi 1-ter e 1-quater) nell'articolo 3 del decreto legislativo n. 170 del 2004, di recepimento della direttiva 2002/47/CE, in materia di contratti di garanzia finanziaria.

Simile deroga - applicabile ai contratti di garanzia stipulati fino al 31 dicembre 2011 – era già contenuta dell’articolo 3 del decreto-legge n. 155 del 2008 ed è stata ripresa - ed estesa ai contratti stipulati entro il 31 dicembre 2012 - dal citato D.L. n. 201 del 2011. Il termine è stato poi più volte prorogato, da ultimo al 31 dicembre 2016 dall'art. 10, comma 8, del D.L. n. 210 del 2015 ("proroga termini").

Riguardo alla disciplina normativa sui finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia, si ricorda che l’articolo 6 del D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 43 (Adeguamento dell'ordinamento nazionale alle disposizioni del trattato istitutivo della Comunità europea in materia di politica monetaria e di Sistema europeo delle banche centrali), in materia di strumenti di politica monetaria e operazioni della Banca, ha previsto che per il perseguimento degli obiettivi e per lo svolgimento dei compiti propri del SEBC (Sistema europeo delle banche centrali)la Banca d'Italia può compiere tutti gli atti e le operazioni consentiti dallo statuto del SEBC, nel rispetto delle condizioni stabilite in attuazione dello stesso. L’articolo 18 dello Statuto del Sistema europeo delle banche centrali e della BCE prevede che al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche centrali nazionali hanno la facoltà di effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i prestiti sulla base di adeguate garanzie.

In particolare, nell’ipotesi in cui la Banca d’Italia eroghi finanziamenti garantiti da pegno o cessione di credito, la norma considera sufficiente la sottoscrizione del contratto di garanzia ed introduce deroghe alle disposizioni del codice civile, in particolare ai fini dell'opponibilità ai terzi. Le norme del codice derogate concernono gli effetti della cessione del credito nei confronti di terzi (art. 1265), gli effetti del pegno di un credito (art. 2800), l'efficacia nei confronti del creditore procedente degli atti di alienazione anteriore ad un pignoramento (art. 2914, n. 2)). Ulteriori deroghe sono introdotte in relazione ad alcune disposizioni relative ai contratti di garanzia finanziaria poste dal medesimo d.lgs. n. 170/2004 (in particolare agli articoli 1, lett. q), e 2, lett. b)).

Si prevede inoltre che il debitore ceduto o il debitore del credito dato in pegno non possono opporre in compensazione alla Banca d'Italia eventuali crediti vantati nei confronti del soggetto rispettivamente cedente o datore di pegno, indipendentemente dal fatto che tali crediti siano sorti, acquisiti o divenuti esigibili prima della prestazione della garanzia o dopo la stessa, in deroga a quanto previsto agli articoli 1248 e 2805 del codice civile. Restano comunque fermi, agli altri effetti di legge, i requisiti di notificazione o di accettazione previsti dal codice civile (nuovo comma 1-ter, art. 3, d.lgs. n. 170/2004).

L'articolo in esame reca anche una modifica al comma 1-bis dello stesso articolo 3 del d.lgs. n. 170/2014. Vi si prevede che ai fini dell'opponibilità ai terzi e al debitore ceduto o debitore del credito dato in pegno restano fermi i requisiti di notificazione al debitore o di accettazione da parte del debitore previsti dal codice civile, salvo quanto previsto dal comma 1-ter qui introdotto.

Ai sensi del nuovo comma 1-quater, quando la garanzia è costituita da crediti ipotecari, non è richiesta l'annotazione prevista dall'articolo 2843 del codice civile. Inoltre, la garanzia prestata è sottratta a revocatoria fallimentare, in applicazione dell’art. 67, comma 4, della legge fallimentare (R.D. n. 267/1942), che esclude la revocatoria stessa nei confronti dell’istituto di emissione.

L'articolo 1265 del codice civile disciplina gli effetti della cessione del credito nei confronti dei terzi. Come è noto, la cessione del credito (artt. 1260 e seguenti c.c.) è il contratto in base al quale il creditore (cedente) trasferisce ad altri il suo diritto di credito, realizzando così una modifica del rapporto obbligatorio, che resta inalterato in tutti i restanti elementi (la persona del debitore ceduto e la prestazione). Il credito è quindi trasferito con le garanzie personali e reali, i privilegi e gli altri eventuali accessori. Non è richiesto il consenso del debitore ceduto ai fini del perfezionamento del negozio (art. 1260 c.c.), salvo che il credito abbia carattere strettamente personale o il trasferimento sia vietato per legge. Tuttavia, ai sensi dell’art. 1264 c.c., la cessione è efficace nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata. Prima della notifica (o dell'accettazione) della cessione, il debitore può ritenere, in buona fede, che il suo debito permanga nei confronti del cedente e dunque pagare nelle mani di quest'ultimo; dopo la notifica, invece, il pagamento all'originario creditore (cedente) non libera il debitore, che potrà essere costretto dal cessionario a un nuovo pagamento. Se non vi è stata notifica, ma il debitore è comunque al corrente dell'avvenuta cessione, il pagamento deve essere effettuato a favore del cessionario. Ove il debitore, pur essendo a conoscenza della cessione, paghi all'originario creditore, egli può essere costretto a ripetere il pagamento al cessionario, se quest'ultimo prova che il debitore era comunque al corrente della cessione. La notifica della cessione consente comunque di risolvere il conflitto tra più cessionari del medesimo credito. In base all’art. 1265 c.c., se il medesimo credito ha formato oggetto di più cessioni a persone diverse, prevale la cessione notificata per prima al debitore, o quella che ancorché posteriore è stata prima accettata dal debitore con atto di data certa. La stessa norma si applica allorché il credito ha formato oggetto di costituzione di usufrutto o di pegno.

Si segnala che l'articolo 26 in esame non riporta, a differenza delle analoghe disposizioni recate dal D.L. n. 201 del 2011, il riferimento all'articolo 1264 c.c..

L’articolo 2800 del codice civile disciplina gli effetti del pegno di un credito. Il pegno (artt. 2784 e seguenti c.c.) è un diritto reale concesso al creditore dal debitore o da un terzo su un bene mobile a garanzia del credito. Il bene viene così destinato al soddisfacimento del credito qualora il debitore non adempia i propri obblighi. Possono essere oggetto di pegno, oltre ai beni mobili, anche le universalità di mobili, i crediti e altri diritti aventi a oggetto beni mobili. Per costituire il pegno occorre la consegna del bene; quest'ultima deve inoltre risultare da una scrittura con data certa indicante sia il credito che la cosa data in pegno, se il creditore intende farsi pagare con prelazione. Ai sensi dell’art. 2800 c.c., quando il pegno riguarda un credito, la prelazione non ha luogo se il pegno non risulta da atto scritto e la costituzione di esso sia notificata al debitore del credito dato in pegno ovvero è stata da questo accettata con scrittura avente data certa.

L'articolo 2914 del codice civile riguarda i casi di alienazione anteriori al pignoramento. In particolare, ai sensi del n. 2 di tale articolo, non hanno effetto nei confronti del creditore pignorante e di quelli intervenuti, gli eventuali atti di cessione dei crediti, notificate al debitore ceduto o accettate dallo stesso successivamente ad un pignoramento.

L’articolo 1, comma 1, lettera q) del D.Lgs. 21 maggio 2004, n. 170, fa riferimento alla prestazione della garanzia, definendola come "l'avvenuto compimento degli atti, quali la consegna, il trasferimento, la registrazione delle attività finanziarie, in esito ai quali le attività finanziarie stesse risultino nel possesso o sotto il controllo del beneficiario della garanzia o di persona che agisce per conto di quest'ultimo o, nel caso di pegno o di cessione del credito, la consegna per iscritto di un atto al beneficiario della garanzia contenente l'individuazione del credito".

L’articolo 2, comma 1, lettera b) dello stesso decreto n. 170 del 2004 fa riferimento al fatto che la garanzia finanziaria sia stata prestata e tale prestazione sia provata per iscritto. La prova deve consentire l'individuazione della data di costituzione e delle attività finanziarie costituite in garanzia. A tale fine è sufficiente la registrazione degli strumenti finanziari sui conti degli intermediari ai sensi degli articoli 30 e seguenti del d.lgs. 24 giugno 1998, n. 213, e l'annotazione del contante sul conto di pertinenza. Per i crediti, la consegna per iscritto di un atto al beneficiario della garanzia contenente l'individuazione del credito è sufficiente a provare la fornitura del credito costituito in garanzia finanziaria tra le parti.

Riguardo all'articolo 2805 del codice civile, esso stabilisce il divieto di opporre al creditore pignoratizio la compensazione maturata successivamente alla costituzione del pegno (la norma in esame pone un divieto di compensazione dei crediti indipendentemente dal fatto che tali crediti, vantati nei confronti del soggetto rispettivamente cedente o datore di pegno, siano sorti, acquisiti o divenuti esigibili prima della prestazione della garanzia o dopo la stessa). L'articolo 1241 del codice introduce la nozione di compensazione, attraverso la quale si realizza l'estinzione e la soddisfazione reciproca dei debiti.

Ai sensi dell'articolo 2843 (rispetto al quale è prevista una deroga dal comma 1-quater) per l'efficacia della trasmissione di un'ipoteca (ad es. in caso di cessione, surrogazione del credito) o del suo vincolo (ad es. per sequestro, pignoramento del credito medesimo) occorre l'annotazione in margine all'iscrizione dell'ipoteca. Senza annotazione - in deroga a quanto previsto dai richiamati artt. 1265 e 2194 n. 2) - la trasmissione e l'efficacia non avrebbero efficacia nei confronti dei terzi.

Infine, l’articolo 67 della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), richiamato dal comma 1-quater, disciplina l’azione revocatoria fallimentare, che può essere proposta dal curatore fallimentare con riferimento agli atti posti in essere dal debitore quando già si trovava in stato di insolvenza. L’articolo 67 indica quali atti sono soggetti ad azione revocatoria (commi 1 e 2) e quali ne sono esclusi (comma 3). Il comma 4 stabilisce che tali disposizioni non sono applicabili alla Banca d’Italia, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario, facendo altresì salva la peculiare disciplina dettata dalle leggi speciali.