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Senato della RepubblicaXVII LEGISLATURA
N. 1776
DISEGNO DI LEGGE
d'iniziativa dei senatori DI GIACOMO, GAMBARO, MASTRANGELI, CONTE, MARINELLO, DALLA TOR e ROMANO

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 FEBBRAIO 2015

Istituzione del Parco nazionale del Matese

Onorevoli Senatori. -- Posto a cavallo tra Molise e Campania, con le cime che superano di poco o sfiorano i duemila metri di altezza, il massiccio del Matese rappresenta l'estremo lembo meridionale della serie di imponenti massicci carbonatici che formano l'Appennino centrale.

Sotto il profilo naturalistico, il Matese è caratterizzato da una straordinaria varietà, in particolare per gli aspetti botanici e vegetazionali. Il suo valore naturalistico--ambientale, già evidenziato dagli studi e dalle ricerche di scienziati, naturalisti, geografi, geologi nel corso degli ultimi due secoli, è stato definitivamente «sancito» dall'individuazione di quattro aree della Rete Natura 2000 dell'Unione europea ai sensi delle direttive 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali. Queste aree ricoprono oltre 65.000 ettari dei circa 100.000 di estensione complessiva del massiccio.

Sul versante molisano, insiste la Zona di protezione speciale (ZPS) e il Sito di interesse comunitario (SIC) «Gallinola, Monte Miletto, Monti del Matese»: con i suoi 25.000 ettari rappresenta l'area ZPS-SIC più estesa dell'intera regione (circa un quarto della superficie regionale inclusa nella Rete Natura 2000).

Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel Piano nazionale per la biodiversità, individua il Matese come area prioritaria per la conservazione della biodiversità. A tal proposito è importante ricordare che il 2010 fu dichiarato dall'ONU «Anno internazionale della biodiversità» per sensibilizzare l'opinione pubblica ed i Governi sul ruolo fondamentale che svolge la biodiversità nell'assicurare la vita sulla Terra.

Inoltre sul Matese è possibile ritrovare la serie pressoché completa delle formazioni vegetali tipiche dell'ambiente mediterraneo, dalla fascia temperata a quella altomontana. I boschi sono le formazioni vegetali ancora prevalenti, passando dalla lecceta ai querceti, quindi alla faggeta; al di sopra dei 1600-1700 metri il bosco cede il passo alle praterie e, sulle creste, alla vegetazione pioniera delle rocce.

Nei boschi, accanto agli alberi dominanti (leccio, cerro, roverella, faggio), ne sono presenti altri che ne arricchiscono il valore naturalistico e li abbelliscono. Seguendo le diverse fasce altitudinali troviamo via via il corbezzolo, l'erica arborea, l'albero di Giuda e il lentisco, sorbi e aceri, pontano, il maggiociondolo, il tiglio, l'acero di monte, il sorbo montano, il carpino bianco, l'agrifoglio, il tasso e l'abete bianco.

Una ricca varietà di specie erbacee e arbusti arricchisce poi sia il sottobosco sia le radure e i pascoli; per citare solo alcune tra le specie più eleganti e significative, si segnalano gli endemismi teucrium sicueum e digitalis micrantha, numerose specie di orchidee, gerani, anemoni, l'erba limona (melittis melissophyllum), l'euforbia dei boschi, la dafne laureola, il giglio di S. Giovanni e il giglio bulbifero, l'aquilegia, la scilla, il bucaneve, l'acetosella, i crochi, il lino capitato, la centaurea. Le praterie di altitudine, sono arricchite dalla presenza del fior di stecco, la valeriana montana, la genzianella di primavera, la viola di Eugenia.

Dal punto di vista del patrimonio faunistico si annovera tra i mammiferi la presenza di specie rare come il lupo, il gatto selvatico e l'arvicola delle nevi; tra gli uccelli la presenza di: aquila reale, corvo imperiale, gracchio alpino e gracchio corallino, falco lanario, nibbio reale, poiana, falco pellegrino, merlo acquaiolo. Il lago del Matese, prezioso punto di tappa per le rotte migratorie, ospita una ricca avifauna sia stanziale che di passo (aironi, marzaiole, folaghe, gallinelle d'acqua e così via). Sul versante molisano, oltre alla presenza di ardeidi, è stata di recente segnalata la presenza, di passo, della cicogna. Da segnalare, infine la presenza di rarissimi anfibi, come la salamandra pezzata, la salamandra dagli occhiali e l'ululone dal ventre giallo.

Oltre alla grande biodiversità, per la sua natura calcarea, il Matese presenta spettacolari manifestazioni geologiche e rocciose. Tra i fenomeni carsici, numerosi sono gli inghiottitoi, le cavità, le grotte: tra queste, il Pozzo della neve, di oltre sette chilometri di estensione, con i suoi 1045 metri è la seconda grotta d'Italia per profondità. Numerose sono le conche (denominate «campi» o «campitelli») chiuse dai crinali di vetta, che ospitano i pascoli più ricchi del massiccio; la più vasta di queste è occupata per buona parte dal lago omonimo, di circa 5 chilometri quadrati, unica formazione lacustre carsica di simili dimensioni in Italia. Le gole del Quirino e la Valle dell'Inferno sono canyon spettacolari e selvaggi.

Su entrambi i versanti sono inoltre presenti vasti giacimenti fossiliferi di notevole interesse paleontologico (Pietraroja, San Polo Matese e così via). Particolarmente evidenti anche le testimonianze dell'azione dei ghiacciai (circhi, morene) lungo le pendici orientali e settentrionali del monte Miletto. La sua natura calcarea, rende il Matese anche una delle maggiori riserve di acqua di tutto l'Appennino. L'acqua delle precipitazioni, assorbita dalle rocce calcaree, va ad alimentare le numerose e copiose sorgenti alla base del massiccio, che danno origine al Biferno e ai suoi affluenti (Rio, Callora, Quirino e altri) e ad alcuni importanti corsi d'acqua tributari del Volturno (Tammaro, Titerno, Torano, Lete, Lorda e altri). Queste risorse idriche, sfruttate in passato per fornire acqua ed energia per le attività industriali di paesi e città della zona, dai molini agli opifici per le attività più diverse (gualcherie, fucine e così via), continua oggi a svolgere questo ruolo indispensabile non solo per le comunità locali. Oggi le acque del massiccio del Matese dissetano, irrigano, sostengono le attività industriali e forniscono energia alla gran parte del Molise e della Campania settentrionale, ma anche a una parte della Puglia. Di qui la necessità di tutelare anche una risorsa strategica per la vita e lo sviluppo. È appena il caso di segnalare come l'acqua dell'acquedotto molisano, alimentato dalle sorgenti del Matese, è stata qualificata di recente come la migliore acqua potabile d'Italia.

In estrema sintesi, dal punto di vista naturalistico -- geografico il Matese rappresenta uno snodo cruciale dell'intera dorsale appenninica. Ai pregi naturalistici il Matese affianca valori storici e culturali che ne fanno un simbolo di questa parte d'Italia. Le sue ricchezze hanno permesso la formazione di comunità umane stabili già in epoche preistoriche: anche senza voler risalire all'insediamento della Pineta nei pressi di Isernia, datato di oltre 700.000 anni, tutti i principali centri alle sue pendici risalgono ad epoche ben anteriori la conquista romana, e in epoca antica è stato il perno attorno al quale si è costruita l'identità dei popoli Sanniti (Pentri, Caudini), che ne fecero il cuore del loro territorio attorno al quale si svilupparono gli insediamenti principali (Bojano, Sepino, Telese, Alife, Isernia). Bojano, in particolare, fu il centro principale dei Sanniti Pentri; la stessa Bojano e poi Isernia assunsero il ruolo di capitale degli Italici durante le ultime fasi della guerra sociale.

In epoca altomedievale, sempre Bojano, con la sua ampia conca, fu il nucleo originario del gastaldato longobardo da cui si formò la Contea normanna di Molise, che in fasi successive diventerà il Contado, quindi la provincia, infine la regione Molise. Anche le più recenti vicende del brigantaggio, in particolare quello post-unitario, hanno lasciato tracce forti sia nel territorio che nella memoria delle popolazioni locali. Il Matese è stato anche testimone di un singolare episodio di sollevazione anarchica nel 1877, promossa da Luca Cafiero ed Errico Malatesta, concretizzatasi in una marcia attraverso la montagna che si concluse a Letino, coinvolgendo larga parte della popolazione (e perfino il parroco), con l'arresto degli anarchici.

Testimonianze di questa vicenda restano nei numerosi siti archeologici, tra i quali è d'obbligo citare il gioiello romano di Altilia-Saepinum, con l'appendice sannita di Terravecchia, i resti di cinte murarie e acropoli (Castello del Matese, Faicchio, Letino, Longano, Morcone, Piedimonte), numerose necropoli, le imponenti vestigia romane di Alife e Bojano, i castelli che dominano le vallate (Roccamandolfi, Monteroduni, Longano, Civita di Bojano, Castello del Matese, Gioia Sannitica, Letino, Prata Sannita, Raviscanina), resti di ponti che attraversano i numerosi corsi d'acqua presenti. Tutti i nuclei urbani, poi, conservano, anche solo nella loro struttura, tracce di una presenza umana spesso ultra millenaria, testimoniata dalla presenza di torri, palazzi, chiese, resti di mura.

Il ruolo identitario del Matese per le popolazioni locali è testimoniato anche dalle emergenze religiose: basti citare il ruolo di Arcidiocesi svolto dalla Cattedra di Bojano, la rilevanza del Santuario di Castelpetroso, il Pellegrinaggio a San Liberato di Roccamandolfi, ancora oggi uno dei più sentiti dalle popolazioni dell'intero comprensorio matesino, o ancora i diversi siti religiosi che si ritrovano lungo tutte le sue pendici, a testimonianza di un rapporto anche sacro con la montagna: dal santuario di Ercole Curino (Campochiaro) di epoca sannita, alle chiese-rifugio di Sant'Egidio (Bojano) e Santa Maria (San Polo), dal Santuario di Santa Lucia (Sassinoro), alle grotte legate al culto di San Michele Arcangelo (Faicchio, Gioia Sannitica, Sant'Angelo d'Alife) o della Madonna (Fontegreca), o, ancora, gli insediamenti monastici medievali (Ailano, Faicchio, Gioia sannitica, la grancia cistercense di San Gregorio, San Massimo).

Le risorse naturali del Matese, infine, sono state e sono tuttora il presupposto per lo sviluppo economico delle aree circostanti il massiccio ma non solo. I suoi pascoli e i suoi tratturi sono stati parte integrante del sistema della transumanza, che per secoli è stata la fonte principale di ricchezza del Regno di Napoli; ancora oggi l'allevamento resta una delle più importanti attività economiche dell'area, mentre boschi e cave forniscono materie prime per attività industriali.

Proprio per tutti i motivi sopra citati è importante la scelta di istituire il Parco nazionale del Matese, ampliando l'attuale parco regionale istituito in Campania con i territori del Matese molisano. Gli anni trascorsi dall'approvazione della legge 6 dicembre 1991, n. 394, hanno dimostrato quanto sia profondo ed efficace il legame tra tutela dell'ambiente, fruizione e opportunità di lavoro per i residenti all'interno dei parchi. Attraverso i parchi sono state valorizzate e protette vaste aree del nostro territorio, dando spazio alle produzioni locali e artigianali, incrementando uno sviluppo autonomo e il turismo.

Per questo, nel presente disegno di legge si abbina l'istituzione del Parco nazionale del Matese alla creazione di marchi di qualità per i prodotti agricoli ed artigianali provenienti dalle aree protette, al recupero dei centri storici, a misure urgenti atte a salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico, a tutelare un ecosistema che produce una risorsa idrica di qualità.

Il caso del Matese rappresenta un paradosso che si può compendiare col termine di «montagna spaccata», in quanto mentre sul versante campano già dal 1999 è stato istituito un parco regionale, che peraltro non ha inglobato tutti i comuni campani del massiccio, sul versante molisano non sono state ancora attivate forme concrete di tutela: la corretta gestione ambientale si scontra così con i confini amministrativi.

In sostanza una risorsa ambientale di tale rilevanza è soggetta a regimi gestionali e di tutela diversi e necessariamente squilibrati, che rischiano di vanificare anche le misure che vengono adottate nella parte tutelata, trattandosi di un comprensorio unico, omogeneo e fortemente integrato, per quanto attiene agli ecosistemi, al regime delle acque sotterranee e più in generale agli equilibri naturali, ma anche, come abbiamo visto, per gli aspetti storici, sociali e culturali del comprensorio.

Con questo disegno di legge si mira anche a fermare l'abbandono, spesso inevitabile, dei territori, visto che troppi, soprattutto giovani, sono costretti a trasferirsi per avere una possibilità di vivere decentemente.

È intuitivo il vantaggio che deriverebbe da una strategia unitaria di valorizzazione del territorio, che solo un parco nazionale potrebbe dare, sul piano della promozione delle sue grandi potenzialità agro-alimentari, turistiche e ricreative, alla stregua di quanto avviene per altre aree che hanno saputo valorizzare questo aspetto di proposta territoriale forte (non mancano gli esempi: dalle Cinque Terre, alla Majella, dalle Foreste Casentinesi al Cilento).

Nel caso del massiccio del Matese, istituire un'area protetta unica tra Molise e Campania significa dar credito ad un valore ambientale ampiamente riconosciuto, costruire un progetto di sviluppo basato sulla tutela e la valorizzazione delle risorse naturali, dell'identità e della storia locali, fornendo così risposte per un'area oggi in forte crisi di identità e di prospettive. È, ancora, un progetto che può dare sbocchi alle grandi potenzialità turistiche e ricreative della zona, dare un nuovo impulso all'agricoltura sostenibile, mostrare un'attenzione maggiore all'enorme bagaglio storico-culturale custodito e avere il piacere di condividerlo in maniera corretta e sostenibile con il visitatore più attento.

L'istituzione del Parco nazionale del Matese permetterebbe, infine, di dare piena attuazione anche in questo comprensorio al progetto «Appennino Parco d'Europa (APE)» e alla Convenzione degli Appennini sottoscritta a L'Aquila il 24 Febbraio 2006, sia dalla Campania che dal Molise, insieme al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, alle altre regioni dell'Appennino, all'Unione delle province d'Italia (UPI), all'Unione nazionale comuni, comunità, enti montani (UNCEM), all'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), alla Federazione italiana parchi e riserve naturali (Federparchi) e a Legambiente.

Per tutto questo è importante l'approvazione del presente disegno di legge che intende istituire il Parco nazionale del Matese, tra Molise e Campania, dando in tal modo un fortissimo e concreto contributo al nostro Paese per il raggiungimento dell'obiettivo di frenare la perdita di biodiversità, e al contempo intervenire sulle modalità più appropriate per salvaguardare un territorio importante da un punto di vista ambientale, storico e culturale, ed offrire maggiori possibilità alle popolazioni locali in termini di sviluppo economico sostenibile. Infatti, le aree protette sono uno strumento importante sia per conservare la natura, ma sono anche una occasione per creare opportunità di valorizzazione economica e sociale nei territori in cui sono istituiti, ed il massiccio del Matese, unica area appenninica non completamente tutelata, è particolarmente ricco tanto di valori ambientali, naturalistici, storici e culturali, che di presenza umana che ha contribuito a modellare un ambiente e un paesaggio unici.

Solo se saremo capaci di valorizzare le energie e le forze esistenti nel Sud del nostro Paese saremo in grado di dare una risposta positiva ai gravi problemi che affliggono questa terra e pertanto ci auguriamo si possa arrivare al più presto all'approvazione di questo disegno di legge.

In estrema sintesi, il Parco nazionale del Matese persegue i seguenti obiettivi:

a) tutelare e conservare le caratteristiche naturali, ambientali, paesaggistiche del territorio del Parco, anche in funzione dell'uso sociale di tali valori;

b) tutelare le specie della fauna e della flora presenti sul territorio;

c) tutelare le formazioni fisiche e geologiche di cui è particolarmente ricco il massiccio;

d) tutelare, in particolare, la risorsa idrica di cui le popolazioni residenti sono i custodi, quale risorsa strategica, e fattore indispensabile per lo sviluppo non solo locale, anche attraverso la ricostituzione degli equilibri idrici e idrogeologici;

e) riqualificare e valorizzare gli ecosistemi, promuovere una corretta gestione delle risorse del territorio;

f) promuovere e valorizzare le attività agricole, pastorali e forestali, i prodotti tipici e tradizionali;

g) tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale, architettonico;

h) promuovere ed organizzare il territorio per la fruizione a fini didattici, culturali, scientifici e ricreativi (con riguardo anche ai portatori di handicap);

i) migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni residenti, promuovendo la qualificazione delle condizioni di vita e di lavoro;

l) favorire la sperimentazione di attività economiche compatibili con l'ambiente e commisurate alle esigenze delle aree montane.

Si stabilisce inoltre che una prima ipotesi di comuni compresi nel perimetro del Parco nazionale del Matese siano:

1) provincia di Caserta: Ailano, Alife, Capriati al Volturno, Castello del Matese, Fontegreca, Gallo Matese, Gioia Sannitica, Letino, Piedimonte Matese, Prata Sannita, Raviscanina, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Sant'Angelo d'Alife, Valle Agricola;

2) provincia di Benevento: Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Faicchio, Morcone, Pietraroja, San Lorenzello, Sassinoro;

3) provincia di Campobasso: Bojano, Campochiaro, Guardiaregia, San Massimo, San Polomatese, Sepino;

4) provincia di Isernia: Cantalupo nel Sannio, Castelpetroso, Castelpizzuto, Longano, Monteroduni, Pettoranello del Molise, Roccamandolfii, Sant'Agapito, Santa Maria del Molise.

Totale provincia di Caserta: 15

Totale provincia di Benevento: 7

Totale Campania: 22

Totale provincia di Campobasso: 6

Totale provincia di Isernia: 9

Totale Molise: 15

Totale Parco: 37

Infine è importante ricordare che parlare oggi di parchi non significa più riproporre la contrapposizione, ormai superata, tra protezione della natura e attività umane: l'esperienza maturata, in particolare proprio in Italia a partire dalla citata legge n. 394 del 1991, ha permesso di sperimentare e mettere a punto modelli di gestione delle aree protette in grado di dare risposte soddisfacenti sia riguardo alla tutela dei valori naturalistici di un territorio, sia riguardo alle aspettative di crescita delle popolazioni.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Istituzione del Parco nazionale del Matese)

1. È istituito il Parco nazionale del Matese.

2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede, con proprio decreto, alla delimitazione provvisoria del Parco nazionale del Matese e, di intesa con le regioni e sentiti gli enti locali interessati, adotta le misure di salvaguardia per garantire la conservazione dello stato dei luoghi.

3. La gestione provvisoria del Parco regionale del Matese, fino alla istituzione dell'Ente parco nazionale del Matese, ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394, è affidata ad un apposito comitato di gestione istituito con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in conformità ai princìpi di cui all'articolo 9 della citata legge n. 394 del 1991, e successive modificazioni.

4. Alla data di entrata in vigore della presente legge il Parco regionale del Matese, istituito, ai sensi della legge della regione Campania 1º settembre 1993, n. 33, con delibera della Giunta regionale della Campania 12 aprile 2002, n. 1407, è trasformato nel Parco nazionale del Matese, di seguito denominato «Parco». L'Ente parco regionale del Matese, istituito con decreto del presidente della Giunta regionale 2002, n. 778, continua a svolgere le sue funzioni fino alla data di costituzione dell'Ente parco nazionale del Matese, di seguito denominato «Ente parco».

Art. 2.

(Censimento a tutela delle popolazioni
dal rischio idrogeologico)

1. Ai fini della salvaguardia e del ripristino degli assetti idrogeologici nel territorio compreso nel perimetro del Parco, l'Ente parco avvia, entro sei mesi dalla data della sua istituzione, un censimento delle aree a rischio idrogeologico. L'Ente parco trasmette il suddetto censimento, entro un anno dalla data del suo completamento, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Art. 3.

(Censimento dei centri storici e delle abitazioni rurali compresi nel perimetro del Parco)

1. I comuni il cui territorio è compreso nel perimetro del Parco individuano, anche attraverso le banche dati di cui all'articolo 19 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, messe a disposizione dall'Agenzia del territorio, zone urbane e rurali sulle quali attuare interventi di riqualificazione urbanistica ed ambientale finalizzati al miglioramento dell'utilizzo del patrimonio edilizio e urbanistico, nonché al recupero di edifici e immobili dismessi, da impiegare a fini socio-culturali e per migliorare la qualità della vita e dei servizi per le popolazioni locali.

Art. 4.

(Etichettatura dei prodotti tipici locali)

1. I manufatti artigianali, agricoli e alimentari, prodotti all'interno del perimetro del Parco, su richiesta dei produttori, possono essere etichettati con il logo del parco.

2. L'autorizzazione ad etichettare i prodotti di cui al comma 1, previa apposita convenzione, è rilasciata dall'Ente parco.

Art. 5.

(Disposizioni finanziarie)

1. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 1, pari a 1 milione di euro per l'anno 2015 e a 1 milione di euro per l'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 6.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.