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Onorevoli Senatori. -- La Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), nacque nel 1472 ed è tuttora la banca più antica del mondo in attività, quindi rappresenta un patrimonio nazionale. Come noto, tale istituto di credito, assieme alle controllate Antonveneta e Biverbanca, costituisce il terzo gruppo bancario italiano per numero di filiali.

Le sue traversie finanziare iniziano il 25 giugno 1999, data nella quale MPS venne quotata nella Borsa valori di Milano.

La vicenda dell'acquisizione delle controllate può essere cosi brevemente riassunta: nel settembre del 2007, alla fine di una caldissima vertenza, la multinazionale spagnola Banco Santander entra in possesso della banca Antonveneta al costo di 6,6 miliardi di euro. Ma gli spagnoli si accorgono di non avere fatto un buon affare: stando ai dati disponibili, Antonveneta ha perso clientela (-35 per cento), depositi (-3,2 per cento), capitale netto consolidato (-4,1 per cento) e perde nel conto economico. Successivamente Banco di Santander scorpora dal suo patrimonio l'ottima partecipazione Interbanca (1,6 miliardi).

L'8 novembre del 2007, MPS annuncia con una nota di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l'acquisto di Banca Antonveneta per 10 miliardi di euro, esclusa la controllata Interbanca che rimane di proprietà della banca spagnola. Dopo sei anni, nessuno ha ancora spiegato le ragioni di un acquisto da dieci miliardi per una banca che ne valeva 3.

Antonveneta è la banca padovana che, dopo il cosiddetto caso «Bancopoli», fu acquistata da ABN AMRO e sarebbe dovuta passare al Banco Santander dopo l'acquisto della banca olandese da parte del consorzio composto da Royal Bank of Scotland, Santander, Fortis.

Siamo di fronte, dunque, a cinque o, secondo altre stime, sette miliardi dilapidati. Il Banco Santander si trova così, in soli tre mesi, a passare da un pessimo affare ad un guadagno di 5 miliardi, pari ad un rendimento del 100 per cento in un trimestre, vale a dire il 400 per cento su base annua. L'esultanza per il ritorno di Antonveneta costa però la migrazione all'estero di 10 miliardi di fondi italiani.

All'epoca MPS valeva 9 miliardi. Ciononostante, MPS compra una banca con 1.000 sportelli (contro i propri 2.000) e per giunta dalla salute assai precaria, pagandola però una cifra superiore al proprio valore; per la prima volta nella sua storia la banca si indebita, e la Fondazione MPS ne viene dissanguata. Giuseppe Mussari, prima presidente della fondazione MPS poi della stessa Banca, si impegnò a comprare per 10 miliardi una banca che per sua stessa ammissione ufficiale (come risulta da un documento informativo alla Bankitalia del 15 giugno 2008) ne valeva 3, senza però avere fondi in cassa.

Il 27 giugno 2012 viene approvato il nuovo piano di riassetto del gruppo MPS che è fortemente improntato alla riduzione dei costi e razionalizzazione. L'operazione provocherà la soppressione di oltre 4.600 posti di lavoro con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali entro il 2015.

A seguito dell'acquisto per 10 miliardi di euro di Antonveneta la banca ha subito un pesante rovescio finanziario che ha coinvolto anche la Fondazione MPS principale azionista. Il nuovo management ha presentato un piano industriale per il 2012-2015 di riduzione dei costi di 565 milioni di euro, cessioni di attività, svalutazione degli avviamenti (per una cifra da definire) e la richiesta di liquidità allo Stato italiano per 3,4 miliardi di euro (per mezzo dei cosiddetti Tremonti bond).

Non si deve neppure dimenticare il costo sostenuto dai piccoli risparmiatori, che all'atto della sottoscrizione dell'offerta pubblica iniziale pagarono per azione 3,85 euro. Tali azioni sono poi scese, in valuta non attualizzata, ad un valore di 0,19 euro, segnando una perdita del 95 per cento. Per tornare al valore iniziale tali azioni dovrebbero subire un incremento di prezzo del 2000 per cento.

Considerata anche la scarsa trasparenza del sistema bancario, evidenziata anche da molti osservatori specializzati, si ritiene che, nel rispetto delle indagini che già la magistratura sta portando avanti con profitto per gli aspetti di propria competenza, il Parlamento abbia la responsabilità di prestare grande attenzione a questo problema, non solo a parole, provvedendo quindi ad adottare tutte le iniziative necessarie per fare chiarezza su un lungo periodo oscuro nella gestione economico finanziaria di quella che era la banca più solida d'Italia. Il Parlamento, dunque, deve valutare ciò che non ha funzionato, capire di chi sono le responsabilità e, a chi è stato truffato, ai risparmiatori italiani, fornire tempestivamente risposte in termini di giustizia, di equità e di legalità, nei modi previsti dall'articolo 82 della nostra Costituzione.

L'auspicio finale è che si possa giungere, in questa XVII legislatura, all'approvazione di una riforma della disciplina delle autorità di controllo, in modo da determinare le condizioni per valutare ciò che non ha funzionato e perché.

Il sistema bancario non è credibile se non offre precise garanzie ai risparmiatori e a tal fine non è sufficiente un fondo di garanzia, se mancano tutte le garanzie di trasparenza e tutela sia della gestione dei risparmi, che del posto di lavoro.

A tal fine, con il presente disegno di legge, si procede alla istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'operato della Banca MPS, della fondazione MPS, e, conseguentemente, della Consob e della Banca d'Italia per quanto concerne MPS. Compito della Commissione di inchiesta sarà altresì quello di verificare le responsabilità per evitare che fatti di così grande rilevanza non abbiamo più a ripetersi.

Nell'articolo 1 si descrive il campo d'azione della istituenda Commissione, e si delinea il dettaglio delle attività sulle quali indagare, con particolare attenzione alle operazioni di acquisizione societaria e di attività su strumenti finanziari derivati.

Nell'articolo 2 si definiscono la composizione della Commissione, nonché la sua struttura, la durata prevista della sua attività e le modalità di relazione in aula.

Nell'articolo 3 si definiscono i poteri della Commissione.

Nell'articolo 4 si regola l’obbligo di segretezza.

Nell'articolo 5 si delinea l'organizzazione interna della Commissione.