Senato della RepubblicaXVII LEGISLATURA
N. 587
DISEGNO DI LEGGE
presentato dal Ministro per gli affari europei (MOAVERO MILANESI)
di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (CLINI)
con il Ministro dello sviluppo economico (PASSERA)
con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (PASSERA)
con il Ministro dell’interno (CANCELLIERI)
con il Ministro dell’economia e delle finanze (GRILLI)
con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (CATANIA)
con il Ministro della giustizia (SEVERINO DI BENEDETTO)
con il Ministro della difesa (DI PAOLA)
e con il Ministro per gli affari regionali il turismo e lo sport (GNUDI)

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 2 MAGGIO 2013

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea -- Legge di delegazione europea 2013

Onorevoli Senatori. -- Come noto, il disegno di legge comunitaria 2011 (atto Senato n. 3129) e il disegno di legge comunitaria 2012 (atto Senato n. 3510), ancora in corso di approvazione al Senato al momento della fine anticipata della XVI legislatura, sono decaduti con lo scioglimento delle Camere.

La possibilità di ripresentarli come tali al nuovo Parlamento -- analogamente a quanto si è solitamente fatto nell'avvicendarsi delle legislature -- è attualmente preclusa dall'entrata in vigore della legge n. 234 del 2012, recante norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, che ha sostituito lo strumento della legge comunitaria annuale con i due strumenti della legge di delegazione europea e della legge europea: la prima, finalizzata al conferimento di deleghe legislative per il recepimento delle direttive e degli altri atti dell'Unione europea; la seconda, volta a prevedere norme di diretta attuazione degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.

I contenuti dei due disegni di legge comunitaria non approvati durante la scorsa legislatura devono quindi essere riproposti all'interno dei nuovi strumenti normativi.

Nel presente disegno di legge di delegazione europea confluiscono le sole disposizioni di delega contenute nei citati disegni di legge e le altre norme di delega che si sono rese necessarie in considerazione della pubblicazione di altre direttive europee da recepire nell'ordinamento nazionale.

Sullo schema di disegno di legge deve essere acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 29, comma 4, della legge n. 234 del 2012, nonché dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che definisce le attribuzioni della Conferenza, come modificato dalla stessa legge n. 234 del 2012.

L'articolo 1 reca la delega legislativa al Governo per l'attuazione delle direttive, elencate negli allegati A e B, che richiedono l'introduzione di normative organiche e complesse. Esso richiama gli articoli 31 e 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, relativamente alle procedure, ai criteri direttivi e ai termini per l'esercizio delle deleghe legislative.

In relazione agli oneri per prestazioni e controlli -- e alle relative tariffe -- da eseguire al fine dell'attuazione delle disposizioni dell'Unione europea di cui alla presente legge, si applicano i commi 4 e 5 dell'articolo 30 della legge n. 234 del 2012, in quanto legge di sistema per l'attuazione della normativa europea.

L'articolo 2 conferisce al Governo una delega legislativa biennale per l'emanazione dei decreti legislativi recanti sanzioni penali ed amministrative, di competenza statale, per la violazione di precetti europei non trasfusi in leggi nazionali, perché contenuti o in direttive attuate con fonti non primarie, inidonee quindi a istituire sanzioni penali, o in regolamenti dell'Unione europea, direttamente applicabili. Come noto, infatti, non esiste una normazione europea per le sanzioni, in ragione della netta diversità dei sistemi nazionali. I regolamenti e le direttive lasciano quindi agli Stati membri di regolare le conseguenze della loro inosservanza.

L'articolo 3 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi al fine di attuare la direttiva 2010/75/UE, contenuta altresì nell'allegato B al presente disegno di legge, che integra, tra le altre, la direttiva 2008/1/CE (cosiddetta direttiva IPPC in materia di emissioni industriali), fissando alcuni princìpi e criteri direttivi. La direttiva 2010/75/UE opera una rifusione, con modifiche sostanziali, di sette direttive europee preesistenti riguardanti la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento proveniente da attività industriali, sostituendole in via definitiva a partire dal 7 gennaio 2014 (tranne una, la 2001/80/CE sulla limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati da grandi impianti di combustione, cui la nuova direttiva subentrerà a inizio anno 2016). Una tra le direttive sostituite dalla 2010/75/UE, e precisamente la citata 2008/1/CE, è stata oggetto di contenzioso tra l'Italia e gli organismi comunitari, come si dirà tra breve. Gli obiettivi dichiarati della direttiva 2010/75/UE sono l'eliminazione, o almeno la riduzione, delle emissioni delle predette attività industriali nell'aria, nell'acqua e nel terreno e l'impedimento della produzione di rifiuti, per proteggere l'ambiente nel suo complesso a livello locale (prescindendo dai riflessi sull'azione di contrasto del fenomeno del riscaldamento globale, prevedibilmente positivi). La norma si basa sul principio «chi inquina paga». Il campo di applicazione della direttiva in parola è quello delle attività industriali ad elevato potenziale inquinante, con particolare riferimento all'impiego di sostanze quali i composti di zolfo e di azoto, le particelle di polvere, amianto e metalli pesanti. I principali rami di attività interessati sono l'energia, la produzione e la trasformazione dei metalli, i prodotti minerali, l'industria chimica, la gestione dei rifiuti, l'allevamento di animali. Sono tuttavia escluse dall'applicazione della direttiva 2010/75/UE le attività di ricerca, sviluppo e sperimentazione di nuovi prodotti o processi. La direttiva interviene già alla fonte delle emissioni, in quanto prevede numerosi obblighi tra cui quello di ottenere l'autorizzazione da parte delle autorità competenti anche per ogni installazione e ogni impianto di combustione, di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti. Inoltre sono previsti controlli e piani di ispezione. Secondo il considerando 46, comunque, l'obbligo di attuare la direttiva nel diritto nazionale dovrebbe limitarsi alle disposizioni che rappresentano un cambiamento sostanziale rispetto alle direttive precedenti, mentre l'obbligo di attuare le disposizioni rimaste immutate nella sostanza discende dalle direttive precedenti.

L'articolo in esame reca nelle lettere dalla a) alla e) i princìpi e criteri direttivi della delega. Ai sensi della lettera a), saranno riordinate le competenze in materia di rilascio delle autorizzazioni e dei controlli, ferme restando le competenze statali semplificate per gli impianti con potenza superiore a 300 MegaWatt contenute nel decreto-legge n. 7 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2002. La lettera b) prevede, per determinate categorie di installazioni, la determinazione di requisiti autorizzativi previa consultazione delle associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale degli operatori delle installazioni interessate.

Con la lettera c), il Governo è impegnato a semplificare e razionalizzare i procedimenti autorizzativi, anche in relazione con altri procedimenti aventi valore di autorizzazione integrata ambientale.

La lettera d) e la lettera e) vertono sulle sanzioni in caso di violazioni e sulla destinazione dei proventi delle sanzioni stesse. Segnatamente, la lettera e) prefigura una revisione e razionalizzazione del sistema sanzionatorio mirante a rendere più efficace la prevenzione, mentre la lettera d) dispone che i proventi derivanti dalle sanzioni amministrative siano utilizzati per scopi connessi al potenziamento delle ispezioni ambientali straordinarie previste dalla direttiva. Venendo al contenzioso intorno alla direttiva 2008/1/CE (detta anche direttiva IPPC, acronimo di Integrated Pollution Prevention and Control) cui si accennava in precedenza, il 31 marzo 2011 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha giudicato l'Italia responsabile di non avere adottato entro il termine stabilito le misure necessarie affinché le autorità competenti riesaminassero gli impianti esistenti e controllassero la loro conformità ai requisiti imposti dalla normativa comunitaria.

La direttiva 2008/1/CE impone il rilascio di un'autorizzazione per tutte le attività industriali e agricole che presentano un notevole potenziale inquinante. Questa autorizzazione può essere concessa solo se vengono rispettate alcune condizioni ambientali, per far sì che le imprese stesse si facciano carico della prevenzione e della riduzione dell'inquinamento che possono causare. Anche altri Paesi, oltre all'Italia, sono stati dichiarati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea inadempienti rispetto alla direttiva 2008/1/CE. La Corte di giustizia contestualmente rilevò che ad aprile 2009 molti degli impianti esistenti in funzione nel nostro Paese erano privi dell'autorizzazione richiesta dalla direttiva 2008/1/CE in quanto soltanto una parte delle autorizzazioni era stata riveduta e aggiornata, e che per oltre 600 impianti le autorità non avevano ritenuto necessario riesaminare le autorizzazioni.

L'articolo 4 detta uno specifico criterio di delega per dare attuazione al paragrafo 3-bis dell'articolo 9 della direttiva 2003/109/CE, introdotto dalla direttiva 2011/51/UE. Quest'ultima direttiva estende l'ambito di applicazione della direttiva 2003/109/CE, relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, ai titolari di protezione internazionale. L'articolo 9 della direttiva 2003/109/CE disciplina i casi di revoca o perdita dello status di soggiornante di lungo periodo. Con l'introduzione del paragrafo 3-bis, gli Stati membri hanno la facoltà (non l'obbligo) di prevedere la revoca dello status di soggiornante di lungo periodo in caso di revoca o cessazione della protezione internazionale, quando il predetto status era stato ottenuto a titolo di protezione internazionale. L'articolo 4 della presente legge si limita, pertanto, a vincolare il Governo, in sede di adozione del decreto legislativo a dare attuazione alla may prevision di cui al paragrafo 3-bis dell'articolo 9 citato. Tale disposizione pertanto non dovrebbe comportare nuovi o maggiori oneri, in quanto si tratta di una disposizione intesa ad ampliare i casi di revoca dello status di soggiornante di lungo periodo e, quindi, dei benefici connessi al possesso di tale status; in ogni caso, eventuali oneri non sono al momento determinabili e, se esistenti, saranno quantificati al momento dell'adozione dei singoli decreti legislativi, così come previsto dall'articolo 17 della legge n. 196 del 2009.

L'articolo 5 reca uno specifico criterio di delega per il recepimento della direttiva 2011/85/UE, la quale definisce i requisiti per i quadri di bilancio nazionali, fissando le regole minime perché sia garantita l'osservanza da parte degli Stati membri dell'obbligo, derivante dal Trattato, di evitare disavanzi pubblici eccessivi. In particolare esso prevede il coordinamento del recepimento della direttiva con la legge 24 dicembre 2012, n. 243 -- adottata in attuazione dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione, come modificato ad opera della legge costituzionale n. 1 del 2012 -- in tema di controllo da parte di organismi indipendenti sulle regole numeriche di bilancio, nonché con le disposizioni in materia di contabilità e finanza pubblica di cui alla legge 31 dicembre 2009, n. 196.

L'articolo 6 reca una delega al Governo per il coordinamento della disciplina interna in materia di IVA con l'ordinamento dell'Unione europea. Nel 2011 è stato emanato, sulla base dell'articolo 397 della direttiva 2006/112/CE, il regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011 del Consiglio, del 15 marzo 2011, che trova immediata applicazione nell'ordinamento senza necessità di recepimento. Questo provvedimento si inserisce in un contesto nel quale lo strumento del regolamento UE nella materia dell'IVA sarà sempre più utilizzato in futuro nel perseguimento di una maggiore uniformità del sistema comune dell'IVA in tutta l'Unione europea; infatti, come affermato nel «Libro verde sul futuro dell'IVA -- verso un sistema dell'IVA più semplice, solido ed efficiente» (COM (2010) 695 definitivo -- paragrafo 5.2.1) pubblicato dalla Commissione europea, il 1º dicembre 2010, «il ricorso a regolamenti, anziché a direttive, del Consiglio permetterebbe di conseguire una maggiore armonizzazione, consentendo in particolare all'UE di evitare la doppia imposizione o la non imposizione o di stabilire gli obblighi in materia di IVA a carico delle imprese non stabilite».

Ferma restando, quindi, l'impostazione generale del sistema comune dell'IVA fornita dalla citata direttiva 2006/112/CE, si assisterà in futuro ad una maggiore «europeizzazione» della normativa IVA, vale a dire a una regolazione di dettaglio, da parte dell'Unione europea, di taluni aspetti dell'amministrazione dell'imposta, che attualmente sono disciplinati, in maniera non sempre uniforme, dalle normative dei 27 Stati membri. A seguito dell'entrata in vigore del regolamento di esecuzione (UE) n. 282/2011, talune disposizioni nazionali sono divenute o inapplicabili perché in contrasto con detto regolamento ovvero di difficile applicazione/interpretazione in quanto non si coordinano bene con il medesimo, che, si ripete, trova in ogni caso immediata applicazione. Conseguentemente, la disposizione conferisce delega al Governo al fine di abrogare le disposizioni incompatibili con quelle del citato regolamento di esecuzione e di riformulare le norme che necessitano di un migliore coordinamento con quelle dell'Unione europea.

L'articolo 7 delega il Governo ad attuare la normativa europea relativa all'istituzione di un sistema di licenze FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade) per le importazioni di legname nell'Unione europea, nell'ambito delle azioni di contrasto alla raccolta ed al commercio illegale di legname.

Il comparto dell'industria del legno in Italia è sempre stato particolarmente importante in termini socio-economici con un numero medio di addetti pari a circa 400.000 e un fatturato annuo di circa 34 miliardi di euro. Per fortuna il settore sta superando i minimi storici di produzione ed esportazione raggiunti nel 2009, in concomitanza con la più generale crisi economica. Tuttavia rischia di essere nuovamente condizionato in termini negativi dalla mancata applicazione della legislazione comunitaria che prevede, in base ai regolamenti citati in seguito, una «rivoluzione epocale» in materia di commercializzazione di legno e prodotti derivati.

Il regolamento (CE) n. 2173/2005 (FLEGT), entrato in vigore il 30 dicembre 2005, mira a contrastare l'importazione illegale delle suddette categorie merceologiche da determinati Paesi terzi con i quali l'UE firma accordi bilaterali di tipo volontario (VPA -- Voluntary Partnership Agreements). Tali accordi sono finalizzati all'adozione di licenze standard, verificabili e non falsificabili tali da garantire la totale legalità e tracciabilità delle transazioni commerciali. Il regolamento (CE) n. 1024/2008 reca le modalità di applicazione del precedente regolamento FLEGT.

L'immediata attuazione di questi regolamenti, oltre che obbligatoria, risulta strategica al fine di non interrompere gli scambi commerciali tra l'Italia, importatore netto di legnami tropicali, e i Paesi produttori di tali merci, per lo più africani e asiatici. Questa attuazione risulta ormai improcrastinabile in considerazione del lungo tempo trascorso dall'entrata in vigore delle norme comunitarie e dell'imminente avvio della fase operativa conseguente all'avvenuta definizione di ben sei accordi tra l'UE e altrettanti Paesi tropicali, dai quali anche l'Italia importa legno e semilavorati.

Il terzo regolamento (UE) n. 995/2010 (Timber Regulation), stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano per la prima volta legno e prodotti derivati sul mercato interno, completando lo spettro d'azione del già descritto regolamento FLEGT, con l'obiettivo di contrastare il disboscamento e il conseguente commercio di legname illegale proveniente da qualsiasi parte del mondo, incluso lo stesso territorio della UE.

Il fulcro di questo regolamento è rappresentato dall'adozione di un sistema di dovuta diligenza da parte degli operatori commerciali, eventualmente supportati da enti terzi, detti organismi di controllo che devono adottare tutte le misure necessarie ad accertare la legalità delle partite di legno e derivati da commercializzare. Ai trasgressori saranno applicate sanzioni commisurate al danno ambientale ed economico causato dal commercio di legno illegale, fino alla confisca di intere partite merceologiche e alla sospensione delle licenze commerciali.

Responsabili finali dell'attuazione del regolamento negli Stati membri sono le autorità competenti nazionali. L'Italia ha designato quale autorità competente il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali che si avvale del Corpo forestale dello Stato per l'effettuazione dei controlli previsti dai due citati regolamenti.

A tal fine, si prevedono anche sanzioni amministrative commisurate al danno ambientale ed economico derivante dalla violazione, per la cui valutazione ci si riferirà ad un parametro oggettivo, ossia il valore commerciale relativo al peso delle merci illegali, che saranno comunque confiscate. La massima sanzione pecuniaria amministrativa -- da applicare in casi eccezionali -- è fissata in un milione di euro, somma di per sé elevata, pur rappresentando appena il 10 per cento del valore di mercato di una ipotetica (particolarmente grande) fornitura di legno di pregio effettuata in violazione dei regolamenti citati. In ogni caso si prevede che le merci illegali siano sottoposte anche a confisca.

In base alle conoscenze acquisite nell'ambito dei gruppi di lavoro ad hoc della UE, questi indirizzi sanzionatori risultano in linea con quelli di altri Stati membri. Ciò anche al fine di conseguire un'applicazione uniforme dei due regolamenti nel territorio UE, secondo lo spirito delle stesse norme.

Si prevede anche l'istituzione di un registro obbligatorio degli operatori che consenta l'effettuazione di una corretta analisi del rischio di commercializzare legno illegale e la conseguente estrazione del campione di soggetti da controllare.

Si evidenzia che la mancata attuazione del regolamento con un organico provvedimento di normazione primaria, rischia di paralizzare completamente il macrosistema legno nazionale, penalizzando in modo irreparabile sia gli addetti del settore industriale sia quelli della selvicoltura.

I principi direttivi proposti nella delega corrispondono agli impegni che è necessario affrontare per l'attuazione dei suddetti regolamenti comunitari e danno corso a specifiche previsioni demandate alla scelta degli Stati membri e che pertanto devono trovare normazione nell'ordinamento legislativo nazionale.

L'articolo 8 reca la delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi finalizzati al riordino e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione all'esportazione di prodotti e tecnologie a duplice uso, nonché alla previsione di nuove fattispecie sanzionatorie previste dalla normativa europea nei settori di riferimento.

A fronte di un contesto internazionale caratterizzato dall'aggravarsi di conflitti e da nuove forme di attività terroristiche si è avvertita l'esigenza di accentuare le azioni governative di controllo e restrizione nei confronti dei trasferimenti di materiali, tecnologie e servizi considerati di valenza strategica (in particolare, le armi ed i prodotti di duplice uso).

Tali azioni di intervento non sono riconducibili soltanto al concetto di tutela degli interessi di sicurezza nazionale -- intesi nell'ampia accezione di natura politica, economica e militare -- ma hanno acquistato un ruolo determinante nella più ampia tematica della sicurezza internazionale, le cui strategie contro i programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa sono sempre più affidate ai maggiori organismi internazionali -- quali l'Unione europea, le Nazioni Unite -- e ai regimi internazionali di non proliferazione. In tale contesto opera il sistema dei controlli all'esportazione dei prodotti a duplice uso, cui afferiscono tutti quei beni che, pur essendo realizzati per un utilizzo civile, hanno possibilità e potenzialità d'impiego nella costruzione di armi nucleari, chimiche, biologiche e missilistiche.

Il nostro Paese, così come gli altri Paesi aderenti ai cosiddetti «regimi internazionali di controllo delle esportazioni» (Wassenaar Arrangement, Australia Group, Convenzione Internazionale per il bando delle Armi chimiche, Nuclear Suppliers Group e Missile Technology Control Regime) sottopone ad un attento e capillare controllo le esportazioni di prodotti, tecnologie e software che possono avere un utilizzo proliferante.

Ulteriori settori d'intervento afferenti alla competenza dei beni duali riguardano la gestione degli embarghi commerciali e la repressione delle infrazioni doganali.

Le attuali verifiche si basano su un sistema organizzato a livello internazionale, dove elementi fondamentali risultano essere il coinvolgimento del maggior numero possibile di Paesi, lo scambio di informazioni (sulle destinazioni a rischio e sui prodotti da sottoporre a controllo) nonché sulla più ravvicinata armonizzazione europea delle procedure amministrative (autorizzazioni e controlli post-autorizzatori di arrivo a destino dei beni).

Il settore del controllo dei beni duali deve rispondere a due esigenze prioritarie: a) evitare la proliferazione delle armi di distruzione di massa; b) garantire alle nostre imprese la possibilità di mantenere flussi di esportazioni, nel rispetto degli impegni e delle normative nazionali ed internazionali vigenti.

Dopo che negli anni passati, e in particolare nel 2003, si era registrata un’intensa attività normativa nazionale, grazie alla quale il nostro Paese si era completamente ed efficacemente allineato, sul piano giuridico, alle disposizioni e agli orientamenti internazionali di riferimento, nel corso del 2009, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo regolamento (CE) n. 428/2009 del 5 maggio 2009, in sostituzione del regolamento (CE) n. 1334/2000, a decorrere dal 27 agosto 2009, si è avviata una specifica attività di studio ed elaborazione della normativa nazionale, per l'attuazione delle nuove disposizioni europee in tema di controllo delle esportazioni, dell'intermediazione e del transito di beni a duplice uso.

L'esigenza di adottare uno o più decreti legislativi scaturisce proprio dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 428/2009, che istituisce un nuovo regime europeo di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso. A tal proposito, le novità più rilevanti sono l'introduzione e la regolamentazione dell'attività di brokering/intermediazione e la previsione della fattispecie del transito di merci a duplice uso. Inoltre, la continua e copiosa produzione normativa del legislatore UE in settori quali gli embarghi commerciali e le esportazioni di materiali proliferanti (quali ad esempio i recenti regolamenti relativi alle esportazioni dirette verso l'Iran) hanno fatto sì che risulti necessario adeguare rapidamente il sistema sanzionatorio nazionale alle nuove fattispecie ivi previste.

L'articolo 9 reca la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per l'attuazione della direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010.

Nell'ordinamento interno il quadro di riferimento è la disciplina dei fondi comuni di investimento, il cui ambito normativo primario è rappresentato dal testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, (TUF), completato da un'ampia regolamentazione secondaria derivata o integrante il medesimo. L'articolo 66 della direttiva 2011/61/UE prevede che gli Stati membri si conformino alla medesima entro il 22 luglio 2013, ponendo in vigore, a decorrere dalla stessa data, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie. La Commissione europea, in data 29 aprile 2009, ha presentato una proposta di direttiva sui «gestori di fondi d'investimento alternativi» (GEFIA). La direttiva è stata adottata l'8 giugno 2011. Coerentemente con i principi assunti dal Gruppo dei Venti (G-20) e con il programma d'azione della Commissione europea, la direttiva estende la regolamentazione e la supervisione sulla gestione collettiva del risparmio, allo scopo di vigilare sui rischi che i «fondi d'investimento alternativi» (FAI) -- vale a dire i fondi diversi da quelli già regolati a livello comunitario (i «fondi armonizzati», cosiddetti UCITS ovvero OICVM, e i fondi pensione) -- generano sugli investitori, le controparti e la stabilità finanziaria. I gestori di fondi d'investimento alternativi rappresentano volumi significativi di scambi sui mercati degli strumenti finanziari e possono risultare di notevole influenza sugli stessi mercati e sulle società in cui investono. Sebbene l'impatto dei GEFIA sui mercati in cui operano è in gran parte benefico, tuttavia essi possono contribuire a diffondere o ad amplificare i rischi in tutto il sistema finanziario. La direttiva fornisce un approccio uniforme ai rischi connessi a tali operatività e al loro impatto sugli investitori e sui mercati nell'Unione. L'esigenza di affrontare detti rischi tenendo conto della vasta gamma di strategie e tecniche d'investimento utilizzate implica che l'ambito di applicazione della direttiva sia molto ampio e ricomprenda i gestori di hedge fund, di fondi immobiliari e di fondi di private equity, con espressa esclusione dei fondi che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009 (gli OICVM ovvero UCITS). La direttiva, che mira a creare un mercato interno per i GEFIA e un quadro regolamentare e di vigilanza armonizzato, prevede anche il cosiddetto «beneficio della commercializzazione transfrontaliera» (cosiddetto passaporto), in virtù del quale il gestore di fondi alternativi che sia autorizzato da uno Stato membro può commercializzare le quote dei propri fondi anche negli altri Stati membri, sebbene limitatamente ai soli «investitori professionali», dopo una semplice notificazione alle rispettive autorità di vigilanza. In tal guisa, si supera l'attuale regime che subordina l'attività all'autorizzazione di ciascuna autorità di vigilanza nazionale e la conseguente frammentazione del mercato europeo. La direttiva prevede inoltre che, dopo un periodo transitorio iniziale di tre anni dalla sua entrata in vigore, la commercializzazione transfrontaliera sia concessa anche ai fondi alternativi situati in Paesi terzi (i cosiddetti fondi off-shore). Il regime di vigilanza per i gestori di fondi alternativi comprende, oltre all'autorizzazione iniziale, il continuo rispetto da parte dei medesimi dei requisiti di capitale e organizzativi (relativi al sistema di controllo dei rischi, al regime dell'esternalizzazione di attività, eccetera), delle regole di condotta (in materia, ad esempio, di prevenzione dei conflitti di interesse) e di estesi obblighi informativi nei confronti delle autorità di vigilanza. Specifici requisiti sono previsti, rispettivamente, per i fondi che fanno uso della leva finanziaria, tipicamente gli hedge fund, e per quelli che acquistano partecipazioni di controllo in società, tipicamente i fondi di private equity. La direttiva reca anche una specifica disciplina per i soggetti incaricati come depositari dei fondi e per una articolata configurazione dell'indipendenza della funzione di valutazione, esercitabile anche da una figura terza rispetto al gestore (il cosiddetto valutatore), responsabile di valutare le attività dei fondi.

Risulta necessario recepire il provvedimento comunitario nell'ordinamento interno per via legislativa. Tratti della normativa comunitaria vanno inseriti organicamente nel testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, (TUF) confermando tra l'altro, ove opportuno, nell'impostazione delegificante dello stesso, gli ambiti regolamentari e il riparto di competenze delle autorità di vigilanza. L'intervento normativo apporterà modifiche ed integrazioni al TUF prevedendo anche, dove opportuno, il rinvio alla regolamentazione secondaria e l'attribuzione di competenze e poteri di vigilanza alle authority di settore. L'intervento consentirà che una società di gestione di fondi di investimento alternativi possa prestare i servizi previsti dalla direttiva, istituire e gestire i fondi comuni d'investimento alternativi in altri Stati comunitari ed extracomunitari e, viceversa, che una società di gestione non domestica possa istituire e gestire FAI in Italia. Si effettueranno le eventuali modifiche necessarie anche sulle norme del TUF riguardanti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento, onde garantire che una società di gestione operante in Italia rispetti le norme italiane in materia di costituzione e funzionamento dei FAI e che la prestazione dei servizi da parte delle succursali avvenga nel rispetto delle regole di comportamento del TUF. La novella del TUF interesserà anche la disciplina dell'attività di depositario (banca depositaria) e della responsabilità di questo nei confronti della società di gestione e dei partecipanti al fondo. Introdurrà obblighi specifici per i casi di acquisto da parte dei GEFIA di partecipazioni rilevanti di controllo in emittenti e di società non quotate. Attuerà misure di tutela dell'investitore, sia per gli aspetti informativi sia per quelli concernenti l'offerta di quote. Infine, prevederà l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie, in linea e nei limiti massimi previsti da quelle già stabilite nel TUF, per le violazioni delle regole dettate nei confronti dei GEFIA. La direttiva 2011/61/UE è una direttiva di armonizzazione minima, in quanto il regime armonizzato per i GEFIA coesiste, per un periodo di almeno tre anni, con i regimi nazionali degli Stati membri, nel rispetto di determinate condizioni minime di armonizzazione (considerando 4). Ad esempio, l'articolo 3 della direttiva, nel definire la disciplina derogatoria per i GEFIA al di sotto di una determinata soglia (cosiddetta de minimis exemption), fissa i requisiti minimi per tali GEFIA, senza pregiudizio di eventuali norme più rigorose adottate dagli Stati membri. Altro esempio è l'articolo 43 della direttiva sulla commercializzazione di FIA presso investitori al dettaglio. Come detto in precedenza, il passaporto del gestore assicura che un GEFIA UE autorizzato possa commercializzare quote o azioni dei FIA UE e non UE che gestisce presso gli investitori professionali dell'Unione, purché siano soddisfatte determinate condizioni. Gli Stati membri, tuttavia, possono consentire ai GEFIA di commercializzare presso gli investitori al dettaglio sul loro territorio quote o azioni dei FIA che gestiscono ai sensi della direttiva. In tali casi gli Stati membri possono imporre a carico del GEFIA o del FIA prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai FIA commercializzati presso investitori professionali. L'unica condizione minima richiesta è che gli Stati membri non impongano ai FIA UE stabiliti in un altro Stato membro e commercializzati su base transnazionale prescrizioni aggiuntive o più rigorose rispetto a quelle applicabili ai FIA commercializzati su base nazionale (articolo 43, paragrafo 1). In tale contesto è necessario mantenere ovvero, ove necessario, rafforzare le disposizioni vigenti nel nostro ordinamento che prevedono regole più stringenti per i fondi alternativi commercializzati presso investitori al dettaglio, al fine di tutelare risparmiatori e investitori e garantire la stabilità finanziaria.

Completano il presente disegno di legge gli allegati A, B e C.

Gli allegati A e B contengono l'elencazione delle direttive da recepire con decreto legislativo e, come per le precedenti leggi comunitarie, la differenza è data dall'iter di approvazione parzialmente diverso, dal momento che per le sole direttive contenute nell'allegato B è previsto l'esame degli schemi di decreto da parte delle competenti commissioni parlamentari.

L'allegato C reca le rettifiche alla direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto ed alle direttive di modifica di quest'ultima, per il cui recepimento l'articolo 6 del disegno di legge conferisce delega al Governo.

Ai sensi dell'articolo 29, comma 7, della legge n. 234 del 2012, il Governo, in occasione della presentazione del disegno di legge di delegazione europea:

a) dà conto delle motivazioni che lo hanno indotto all'inclusione delle direttive dell'Unione europea in uno degli allegati, con specifico riguardo all'opportunità di sottoporre i relativi schemi di atti normativi di recepimento al parere delle competenti Commissioni parlamentari;

b) riferisce sullo stato di conformità dell'ordinamento interno al diritto dell'Unione europea e sullo stato delle eventuali procedure d'infrazione, dando conto, in particolare, della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa alle eventuali inadempienze e violazioni da parte della Repubblica italiana di obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea;

c) fornisce l'elenco delle direttive dell'Unione europea recepite o da recepire in via amministrativa;

d) dà partitamente conto delle ragioni dell'eventuale omesso inserimento delle direttive dell'Unione europea il cui termine di recepimento è già scaduto e di quelle il cui termine di recepimento scade nel periodo di riferimento, in relazione ai tempi previsti per l'esercizio della delega legislativa;

e) fornisce l'elenco delle direttive dell'Unione europea recepite con regolamento ai sensi dell'articolo 35, nonché l'indicazione degli estremi degli eventuali regolamenti di recepimento già adottati;

f) fornisce l'elenco dei provvedimenti con i quali nelle singole regioni e province autonome si è provveduto a recepire le direttive dell'Unione europea nelle materie di loro competenza, anche con riferimento a leggi annuali di recepimento eventualmente approvate dalle regioni e dalle province autonome. L'elenco è predisposto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome e trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le politiche europee in tempo utile e, comunque, non oltre il 15 gennaio di ogni anno.

In relazione a quanto richiesto alla lettera b), alla data del 31 dicembre 2012, risultano ufficialmente aperte nei confronti dell'Italia 99 procedure d'infrazione.

Di queste, 82 riguardano casi di violazione del diritto dell'Unione (VDUE) e 17 attengono a mancata trasposizione di direttive nell'ordinamento italiano (MA).

Seguono tre prospetti riepilogativi delle procedure di infrazione attive, suddivise per stadio, per amministrazione prevalente e per settore(1) .

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Con riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, si segnala che nel 2012, la Repubblica italiana è stata condannata nella causa C-496/09 (CFL), con sentenza ex articolo 260 TFUE del 17 novembre 2012, per non aver ottemperato all'obbligo di recuperare gli aiuti concessi dall'Italia per interventi a favore dell'occupazione, giudicati illegali e incompatibili con il mercato comune con decisione della Commissione dell'11 maggio 1999, 2000/128/CE. La Repubblica italiana è stata, per la prima volta, condannata a versare alla Commissione europea una somma forfettaria di euro 30 milioni, a titolo di sanzione.

Nello stesso periodo di riferimento, la Corte di giustizia ha emanato altre tre sentenze di condanna ex articolo 258 TFUE a carico della Repubblica italiana. Si tratta delle seguenti cause:

-- causa C-565/10 relativa alla procedura di infrazione 2004/2034 (acque reflue urbane). In particolare, con sentenza del 19 luglio 2012, l'Italia è stata condannata a prendere le disposizioni necessarie affinché tutti gli agglomerati urbani, aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15.000, siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane, conformemente all'articolo 3 della direttiva 91/271/CEE (più di una cinquantina di agglomerati ne sono privi), garantendo altresì che le acque reflue urbane confluenti in reti fognarie siano sottoposte ai trattamenti previsti dall'articolo 5 della suddetta direttiva e che la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle stesse siano conformi ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271/CEE, come modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008;

-- causa C-423/08 relativa alla procedura di infrazione 2005/2117. In particolare, con sentenza del 17 giugno 2010, l'Italia è stata condannata per non aver osservato i termini per l'iscrizione delle risorse proprie comunitarie in caso di riscossione a posteriori e per aver versato tardivamente tali risorse. La sentenza è stata ottemperata nel corso del gennaio del 2013 e la procedura è stata archiviata il 24 gennaio 2013;

-- causa C-379/10 relativa alla procedura di infrazione 2009/2230 (responsabilità civile magistrati). In particolare, con sentenza del 24 novembre 2011, la Repubblica italiana è stata condannata poiché ha escluso qualsiasi responsabilità dello Stato italiano per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto dell'Unione imputabile a un organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado, qualora tale violazione risulti da interpretazione di norme di diritto o da valutazione di fatti e prove effettuate dall'organo giurisdizionale medesimo ed ha limitato tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave.

Per quanto riguarda la lettera c), si fornisce, di seguito, l'elenco delle direttive -- pubblicate negli anni 2011 e 2012 -- da attuare con decreto ministeriale e non ancora attuate alla data del 31 dicembre 2012(2) :

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Si rappresenta che la direttiva 2012/39/UE della Commissione, del 26 novembre 2012, che modifica la direttiva 2006/17/CE per quanto riguarda determinate prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umane, sarà recepita mediante regolamento di cui all'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, così come previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo 30 maggio 2012, n. 85.

Di seguito si fornisce l'elenco delle direttive che risultano essere state attuate in via amministrativa nel corso degli anni 2011-2012.

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Per quanto concerne la lettera d), si fornisce l'elenco delle direttive, pubblicate nel corso degli anni 2011-2012, che non comportano obblighi di recepimento.

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Con riferimento a quanto richiesto dalla lettera e), non risultano nel 2011-2012 direttive attuate con regolamento ai sensi dell'articolo 35.

Relativamente alla lettera f), sulla base delle comunicazioni pervenute dagli enti territoriali per mezzo della Conferenza Stato-regioni, si elencano di seguito gli atti normativi e regolamentari con i quali le singole regioni e le province autonome hanno provveduto a dare attuazione a direttive europee nel corso degli anni 2011 e 2012.

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Relativamente all’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR), ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 settembre 2008, n. 170, è stata chiesta l'esenzione in ordine al presente disegno di legge «per la peculiare complessità ed ampiezza dell'intervento normativo e dei suoi possibili effetti». Peraltro, il comma 3 del citato articolo 9 stabilisce espressamente che nella relazione illustrativa di accompagnamento del provvedimento siano indicati sinteticamente «la necessità ed i previsti effetti dell'intervento normativo sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull'organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni, dando conto della eventuale comparazione di opzioni regolatorie alternative».

Al riguardo, si fa presente quanto segue.

La predisposizione del disegno di legge di delegazione europea risponde principalmente all'esigenza di adempiere all'obbligo, derivante dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, di adeguare l'ordinamento interno alla normativa europea non direttamente applicabile, quale è quella contenuta nelle direttive. Non appare, quindi, possibile utilizzare un diverso strumento regolatorio, essendo, di fatto, il disegno di legge di delegazione annuale, quello che garantisce il conferimento, in un'unica soluzione, di tante deleghe legislative quante sono le direttive che al momento della sua presentazione risultano da trasporre.

Per ciascuna direttiva europea, comunque, l'AIR è stata effettuata a livello europeo e gli effetti dell'impatto nei singoli ordinamenti nazionali potranno valutarsi solo successivamente, nel nostro Paese, al momento della predisposizione dei singoli decreti legislativi di recepimento.

Il provvedimento è stato approvato «salvo intese» in via preliminare dal Consiglio dei ministri del 27 marzo 2013. A seguito delle successive intese raggiunte con le amministrazioni interessate, sul testo concordato è stato acquisito, in data 11 aprile 2013, il parere, favorevole senza osservazioni, della Conferenza Stato-Regioni -- sessione comunitaria, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 281 del 1997, come sostituito dall'articolo 29, comma 6, della legge n. 234 del 2012.

1) Si ritiene utile fornire un aggiornamento dei dati riferiti alle procedure di infrazione ufficialmente aperte nei confronti dell'Italia, che alla data del 26 marzo 2013 risultano essere 97, di cui 81 casi di violazione del diritto dell'Unione (VDUE) e 16 di mancata trasposizione di direttive nell'ordinamento italiano (MA):
   Suddivisione procedure per stadio:
   Messa in mora Art. 258 TFUE 45
   Messa in mora complementare Art. 258 TFUE 8
   Parere motivato Art. 258 TFUE 20
   Parere motivato complementare Art. 258 TFUE 2

2) Si ritiene utile segnalare che, successivamente alla data del 31 dicembre 2012, sono state attuate in via amministrativa le seguenti direttive pubblicate nella G.U.U.E. negli anni 2011 e 2012, delle quali comunque si darà compiutamente conto nella relazione illustrativa che sarà allegata alla prossima legge di delegazione europea:
   1) Direttiva 2010/79/UE della Commissione, del 19 novembre 2010, sull'adeguamento al progresso tecnico dell'allegato III della Direttiva 2004/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili - Ministero Ambiente (D.M. 03/10/12, G.U. 01/02/13, n. 27);
   2) Direttiva 2011/75/UE della Commissione, del 2 settembre 2011, recante modifica della Direttiva 96/98/CE del Consiglio sull'equipaggiamento marittimo (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Infrastrutture e Trasporti (D.M. 27/12/12, G.U. 25/02/13, n. 47)
   3) Direttiva 2011/84/UE del Consiglio, del 20 settembre 2011, che modifica la Direttiva 76/768/CEE relativa ai prodotti cosmetici, al fine di adeguare al progresso tecnico il suo allegato III (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 05/11/12, G.U 26/01/13, n. 22)
   4) Direttiva 2012/2/UE della Commissione, del 9 febbraio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di includere l'ossido di rame (II), l'idrossido di rame (II) e il carbonato basico di rame come principi attivi nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 25/01/13, n. 21)
   5) Direttiva 2012/3/UE della Commissione, del 9 febbraio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il bendiocarb come principio attivo nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 26/01/13, n. 22)
   6) Direttiva 2012/7/UE della Commissione, del 2 marzo 2012, che modifica l'allegato II, parte III, della Direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei giocattoli, al fine di adeguarlo al progresso tecnico (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero dello Sviluppo economico (D.M. 18/05/12, G.U. 26/7/2012, n. 173)
   7) Direttiva 2012/14/UE della Commissione, dell'8 maggio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il metil nonil chetone come principio attivo nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 24/01/2013, n. 20)
   8) Direttiva 2012/15/UE della Commissione, dell'8 maggio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere l'estratto di margosa come principio attivo nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 26/01/13, n. 22)
   9) Direttiva 2012/16/UE della Commissione, del 10 maggio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere l'acido cloridrico come principio attivo nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 25/01/13, n. 21)
   10) Direttiva 2012/20/UE della Commissione, del 6 luglio 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il flufenoxuron come principio attivo del tipo di prodotto 8 nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 26/10/12, G.U. 24/01/13, n. 20)
   11) Direttiva 2012/22/UE della Commissione, del 22 agosto 2012, recante modifica della Direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio al fine di iscrivere il carbonato di didecildimetilammonio come principio attivo nell'allegato I della Direttiva (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 12/12/12, G.U. 20/02/13, n. 43)
   12) Direttiva di esecuzione 2012/31/UE della Commissione, del 25 ottobre 2012, che modifica l'allegato IV della direttiva 2006/88/CE del Consiglio per quanto riguarda l'elenco delle specie ittiche sensibili a setticemia emorragica virale e la soppressione della registrazione di sindrome ulcerativa epizootica (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Salute (D.M. 27/12/2012,G.U. 8/3/2013, n. 57)
   13) Direttiva 2012/45/UE della Commissione, del 3 dicembre 2012, che adegua per la seconda volta al progresso scientifico e tecnico gli allegati della direttiva 2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al trasporto interno di merci pericolose (Testo rilevante ai fini SEE) - Ministero Infrastrutture e Trasporti (D.M. 21/1/2013, G.U. 13/3/2013, n. 61)
   14) Direttiva 2011/90/UE della Commissione, del 14 novembre 2011, che modifica l'allegato I, parte II, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio con l'aggiunta di altre ipotesi per il calcolo del tasso annuo effettivo globale (testo rilevante ai fini del SEE) -- Banca d'Italia (Provvedimento del 28 marzo 2013)

Analisi tecnico-normativa

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Relazione tecnica

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DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Delega al Governo per l'attuazione di direttive europee)

1. Il Governo è delegato ad adottare secondo le procedure, i principi e i criteri direttivi di cui agli articoli 31 e 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, i decreti legislativi per l'attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B alla presente legge.

2. I termini per l'esercizio delle deleghe di cui al comma 1 sono individuati ai sensi dell'articolo 31, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234.

3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive elencate nell'allegato B, nonché, qualora sia previsto il ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all'attuazione delle direttive elencate nell'allegato A, sono trasmessi, dopo l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica affinché su di essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari.

4. Eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non riguardano l'attività ordinaria delle amministrazioni statali o regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B nei soli limiti occorrenti per l'adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive stesse; alla relativa copertura, nonché alla copertura delle minori entrate eventualmente derivanti dall'attuazione delle direttive, in quanto non sia possibile farvi fronte con i fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si provvede a carico del fondo di rotazione di cui all'articolo 5 delle legge 16 aprile 1987, n. 183.

Art. 2.

(Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di atti normativi dell'Unione europea)

1. Il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad adottare, ai sensi dell'articolo 33 della legge 24 dicembre 2012 n. 234, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in direttive europee attuate in via regolamentare o amministrativa, o in regolamenti dell'Unione europea pubblicati alla data dell'entrata in vigore della presente legge, per i quali non sono già previste sanzioni penali o amministrative.

Art. 3.

(Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali)

1. Nell'esercizio della delega legislativa per l'attuazione della direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e criteri direttivi specifici:

a) ferme restando le competenze statali semplificate per gli impianti con potenza superiore a 300 MW, di cui al decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2002, n. 55, riordino delle competenze in materia di rilascio delle autorizzazioni e dei controlli;

b) previsione, per determinate categorie di installazioni e previa consultazione delle associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale degli operatori delle installazioni interessate, di requisiti autorizzativi sotto forma di disposizioni generali vincolanti;

c) semplificazione e razionalizzazione dei procedimenti autorizzativi, ivi compresa la fase istruttoria, anche in relazione con altri procedimenti volti al rilascio di provvedimenti aventi valore di autorizzazione integrata ambientale;

d) utilizzo dei proventi delle sanzioni amministrative per finalità connesse al potenziamento delle ispezioni ambientali straordinarie previste dalla direttiva;

e) revisione e razionalizzazione del sistema sanzionatorio, al fine di consentire una maggiore efficacia nella prevenzione delle violazioni delle autorizzazioni.

Art. 4.

(Criterio di delega al Governo per il recepimento della direttiva 2011/51/UE per estenderne l'ambito di applicazione ai beneficiari di protezione internazionale)

1. Nell'esercizio della delega legislativa per l'attuazione della direttiva 2011/51/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche il seguente criterio direttivo specifico: introdurre disposizioni che prevedano la revoca dello status di soggiornante di lungo periodo, ottenuto a titolo di protezione internazionale, nel caso in cui la medesima sia revocata, sia cessata o il suo rinnovo sia rifiutato, in conformità con l'articolo 14, paragrafo 3, e con l'articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004.

Art. 5.

(Criterio direttivo di delega al Governo per il recepimento della direttiva 2011/85/UE, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri)

1. Nell'esercizio della delega legislativa per l'attuazione della direttiva 2011/85/UE del Consiglio, dell'8 novembre 2011, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche il seguente criterio direttivo specifico: coordinare l'attuazione della direttiva con le disposizioni della legge 24 dicembre 2012, n. 243, nonché con le disposizioni in materia di contabilità e finanza pubblica di cui alla legge 31 dicembre 2009, n. 196.

Art. 6.

(Delega al Governo per il coordinamento della disciplina interna in materia di imposta sul valore aggiunto con l'ordinamento dell'Unione europea)

1. In considerazione delle rettifiche alla direttiva 2006/112/CE e alle successive direttive di modifica della stessa, elencate nell'allegato C alla presente legge, nonché dell'avvenuta emanazione del regolamento di esecuzione (CE) n. 282/2011 del Consiglio, del 15 marzo 2011, recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, il Governo è delegato ad adottare, con le procedure di cui all'articolo 1, comma 1, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi con i quali la normativa vigente in materia di imposta sul valore aggiunto è conformata all'ordinamento dell'Unione europea.

2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1. Limitatamente alle materie trattate dal regolamento di esecuzione (CE) n. 282/2011 del Consiglio, del 15 marzo 2011, i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati anche nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) prevedere l'abrogazione delle disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto che risultino incompatibili con quelle contenute nel citato regolamento di esecuzione (CE) n. 282/2011;

b) prevedere la riformulazione delle norme che necessitano di un migliore coordinamento con la normativa dell'Unione europea nelle materie trattate dal regolamento di esecuzione (CE) n. 282/2011.

3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio pubblico.

Art. 7.

(Delega al Governo per l'attuazione del regolamento (CE) n. 2173/2005 del Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativo all'istituzione di un sistema di licenze FLEGT per le importazioni di legname nella Comunità europea, e del regolamento (CE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati)

1. Il Governo è delegato ad adottare, nel rispetto delle competenze costituzionali delle regioni e con le procedure di cui all'articolo 1, comma 1, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per gli affari europei, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, degli affari esteri, dell'economia e delle finanze, della giustizia, per gli affari regionali e le autonomie e per la coesione territoriale, acquisito il parere dei competenti organi parlamentari e della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, uno o più decreti legislativi per l'attuazione del regolamento (CE) n. 2173/2005 del Consiglio, del 20 dicembre 2005, relativo all'istituzione di un sistema di licenze FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade) per l'importazione di legname nella Comunità europea, e del regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, nonché secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

a) individuazione di una o più autorità nazionali competenti designate per la verifica delle licenze FLEGT previste dal regolamento (CE) n. 2173/2005, per l'applicazione del regolamento (UE) n. 995/2010 e per la determinazione delle relative procedure amministrative e contabili;

b) previsione, in deroga ai criteri e ai limiti previsti dall'articolo 32, comma 1, lettera d), della legge 24 dicembre 2012, n. 234, delle sanzioni amministrative fino ad un massimo di euro 1.000.000 da determinare proporzionalmente al valore venale in comune commercio della merce illegalmente importata o, se superiore, al valore della merce dichiarato; previsione delle sanzioni penali dell'ammenda fino a euro 150.000 e dell'arresto fino a tre anni per le infrazioni alle disposizioni del regolamento (CE) n. 2173/2005 e del regolamento (UE) n. 995/2010;

c) istituzione di un registro degli operatori, così come definiti dall'articolo 2 del regolamento (UE) n. 995/2010, determinazione della tariffa di iscrizione al registro e delle sanzioni amministrative per la mancata iscrizione e destinazione delle relative entrate alla copertura degli oneri derivanti dai controlli di cui all'articolo 10 del regolamento (UE) n. 995/2010;

d) individuazione delle opportune forme e sedi di coordinamento tra i soggetti istituzionali che devono collaborare nell'attuazione dei regolamenti (CE) n. 2173/2005 e (UE) n. 995/2010 e le associazioni ambientaliste e di categoria interessate alla materia, anche al fine di assicurare l'accesso alle informazioni e agli atti, nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195;

e) determinazione di una tariffa per l'importazione di legname proveniente dai Paesi rispetto ai quali trova applicazione il regime convenzionale previsto dal regolamento (CE) n. 2173/2005, calcolata sulla base del costo effettivo del servizio e aggiornata ogni due anni, e destinazione delle relative entrate alla copertura degli oneri derivanti dai controlli di cui all'articolo 5 del medesimo regolamento;

f) destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal decreto legislativo e di quelli derivanti dalla vendita mediante asta pubblica della merce confiscata al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia delle attività di controllo di cui all'articolo 5 del regolamento (CE) n. 2173/2005 e agli articoli 8 e 10 del regolamento (UE) n. 995/2010.

2. Nella predisposizione dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo è tenuto a seguire i principi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 1, comma 1, in quanto compatibili.

3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'attuazione dei decreti legislativi di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 8.

(Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni dell'Unione europea e agli accordi internazionali in materia di prodotti e di tecnologie a duplice uso e di sanzioni in materia di embarghi commerciali nonché per ogni tipologia di operazione di esportazione di materiali proliferanti)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro per gli affari europei, e del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell'interno, con il Ministro della difesa, con il Ministro della giustizia e con il Ministro dell'economia e delle finanze, con le procedure di cui al comma 1, dell'articolo 1, un decreto legislativo ai fini del riordino e della semplificazione delle procedure di autorizzazione all'esportazione di prodotti e di tecnologie a duplice uso e dell'applicazione delle sanzioni in materia di embarghi commerciali, nonché per ogni tipologia di operazione di esportazione di materiali proliferanti, nel rispetto dei principi e delle disposizioni dell'Unione europea e dei principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, nonché dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) adeguamento al regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, e alle altre disposizioni dell'Unione europea, nonché agli accordi internazionali già resi esecutivi o che saranno resi esecutivi entro il termine di esercizio della delega stessa;

b) disciplina unitaria della materia dei prodotti a duplice uso, coordinando le norme legislative vigenti e apportando le integrazioni, modificazioni e abrogazioni necessarie a garantire la semplificazione e la coerenza logica, sistematica e lessicale della normativa;

c) razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative, nei limiti consentiti dalla vigente normativa dell'Unione europea;

d) previsione delle procedure adottabili nei casi di divieto di esportazione, per motivi di sicurezza pubblica o di rispetto dei diritti dell'uomo, dei prodotti a duplice uso non compresi nell'elenco di cui all'allegato I del citato regolamento (CE) n. 428/2009;

e) previsione di misure sanzionatorie effettive, proporzionate e dissuasive nei confronti delle violazioni in materia di prodotti e di tecnologie a duplice uso e di embarghi commerciali, nonché per ogni tipologia di operazione di esportazione di materiali proliferanti, nell'ambito dei limiti di pena previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96.

2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al medesimo comma 1 e con la procedura ivi prevista, può emanare disposizioni correttive e integrative del medesimo decreto legislativo.

3. Fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, resta in vigore il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96, in quanto compatibile con il regolamento (CE) n. 428/2009, anche con riguardo alle fattispecie sanzionatorie ivi stabilite, in quanto applicabili alle condotte previste dal medesimo regolamento.

4. Dall'attuazione della delega di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'attuazione della delega con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 9.

(Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010)

1. Nell'esercizio della delega legislativa per l'attuazione della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010, il Governo è tenuto a rispettare, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e criteri direttivi:

a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al corretto e integrale recepimento della direttiva e delle relative misure di esecuzione nell'ordinamento nazionale, prevedendo, ove opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria e attribuendo le competenze e i poteri di vigilanza previsti nella direttiva alla Banca d'Italia e alla Commissione nazionale per la società e la borsa (CONSOB) secondo quanto previsto dagli articoli 5 e 6 del citato testo unico;

b) prevedere, in conformità alla disciplina della direttiva, le necessarie modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, per consentire che una società di gestione del risparmio possa prestare i servizi previsti ai sensi della direttiva, nonché possa istituire e gestire fondi comuni di investimento alternativi in altri Stati comunitari ed extracomunitari e che una società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi comunitaria o extracomunitaria possa istituire e gestire fondi comuni di investimento alternativi in Italia alle condizioni e nei limiti previsti dalla direttiva;

c) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 concernenti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento delle società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi anche al fine di garantire che una società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi operante in Italia sia tenuta a rispettare le norme italiane in materia di costituzione e di funzionamento dei fondi comuni di investimento alternativi, e che la prestazione in Italia dei servizi da parte di succursali delle società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi avvenga nel rispetto delle regole di comportamento stabilite nel citato testo unico;

d) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 concernenti l'attività di depositaria ai sensi della direttiva nonché in materia di responsabilità della depositaria nei confronti della società di gestione del risparmio e dei partecipanti al fondo;

e) modificare, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 al fine di introdurre gli obblighi relativi all'acquisto di partecipazioni rilevanti e di controllo in società non quotate ed emittenti da parte di società di gestione di fondi alternativi di investimento;

f) attribuire alla Banca d'Italia e alla CONSOB, in relazione alle rispettive competenze, i poteri di vigilanza e di indagine previsti nella direttiva, secondo i criteri e le modalità previsti dall'articolo 187-octies del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modificazioni;

g) modificare, ove necessario, il citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 per recepire le disposizioni della direttiva in materia di cooperazione e scambio di informazioni con le autorità competenti dell'Unione europea, degli Stati membri e degli Stati extracomunitari;

h) ridefinire con opportune modifiche, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 concernenti l'offerta in Italia di quote di fondi comuni di investimento alternativi siano essi nazionali, comunitari o appartenenti a Paesi terzi;

i) attuare le misure di tutela dell'investitore secondo quanto previsto dalla direttiva, in particolare con riferimento alle informazioni per gli investitori, adeguando la disciplina dell'offerta delle quote o azioni di fondi comuni di investimento alternativi;

l) prevedere che, nel caso di commercializzazione in Italia di quote di fondi comuni di investimento alternativi presso investitori al dettaglio, tali fondi siano soggetti a prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai fondi comuni di investimento alternativi commercializzati presso investitori professionali, al fine di garantire un appropriato livello di protezione dell'investitore, in conformità a quanto previsto dalla direttiva;

m) prevedere l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni delle regole dettate nei confronti delle società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi in attuazione della direttiva, in linea con quelle già stabilite dal citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e nei limiti massimi ivi previsti, in tema di disciplina degli intermediari;

n) ridefinire, secondo i criteri sopra indicati, anche la disciplina degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) diversi dai fondi comuni di investimento e il regime delle riserve di attività per la gestione collettiva del risparmio, in modo da garantire il corretto e integrale recepimento della direttiva;

o) prevedere, in conformità alle definizioni, alla disciplina della direttiva e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione comunitaria, per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando un appropriato grado di protezione dell'investitore e di tutela della stabilità finanziaria;

p) dettare norme di coordinamento con la disciplina fiscale vigente in materia di OICR.

2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le autorità interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Allegato A

(Articolo 1, commi 1 e 3)

2009/156/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi (senza termine di recepimento);

2010/23/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto per quanto concerne l’applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell’inversione contabile alla prestazione di determinati servizi a rischio di frodi (senza termine di recepimento);

2011/97/UE del Consiglio, del 5 dicembre 2011, che modifica la direttiva 1999/31/CE per quanto riguarda i criteri specifici di stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto (termine di recepimento 15 marzo 2013);

Allegato B

(Articolo 1, commi 1 e 3)

2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell’articolo 48, secondo comma, del Trattato per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi (senza termine di recepimento);

2009/102/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, in materia di diritto delle società, relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio (senza termine di recepimento);

2009/158/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai paesi terzi di pollame e uova da cova (senza termine di recepimento);

2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia (rifusione) (termine di recepimento 9 luglio 2012);

2010/32/UE del Consiglio, del 10 maggio 2010, che attua l’accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (termine di recepimento 11 maggio 2013);

2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (termine di recepimento 10 novembre 2012);

2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010, sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (termine di recepimento 27 ottobre 2013);

2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) (rifusione) (termine di recepimento 7 gennaio 2013);

2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE (termine di recepimento 1º gennaio 2013);

2011/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera (termine di recepimento 25 ottobre 2013);

2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI (termine di recepimento 6 aprile 2013);

2011/51/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2011, che modifica la direttiva 2003/109/CE del Consiglio per estenderne l’ambito di applicazione ai beneficiari di protezione internazionale (termine di recepimento 20 maggio 2013);

2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (termine di recepimento 22 luglio 2013);

2011/62/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, che modifica la direttiva 2001/83/CE, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, al fine di impedire l’ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale (termine di recepimento 2 gennaio 2013);

2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (rifusione) (termine di recepimento 2 gennaio 2013);

2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (termine di recepimento 23 agosto 2013);

2011/76/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di talune infrastrutture (termine di recepimento 16 ottobre 2013);

2011/77/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi (termine di recepimento 1º novembre 2013);

2011/82/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale (termine di recepimento 7 novembre 2013);

2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (termine di recepimento 13 dicembre 2013);

2011/85/UE del Consiglio, dell’8 novembre 2011, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri (termine di recepimento 31 dicembre 2013);

2011/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che modifica le direttive 98/78/CE, 2002/87/CE, 2006/48/CE e 2009/138/CE per quanto concerne la vigilanza supplementare sulle imprese finanziarie appartenenti a un conglomerato finanziario (termine di recepimento 10 giugno 2013);

2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (codificazione) (senza termine di recepimento);

2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio (termine di recepimento 18 dicembre 2013);

2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione) (termine di recepimento 21 dicembre 2013);

2011/98/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro (termine di recepimento 25 dicembre 2013);

2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull’ordine di protezione europeo (senza termine di recepimento);

2012/4/UE della Commissione, del 22 febbraio 2012, che modifica la direttiva 2008/43/CE, relativa all’istituzione, a norma della direttiva 93/15/CEE del Consiglio, di un sistema di identificazione e tracciabilità degli esplosivi per uso civile (termine di recepimento 4 aprile 2012);

2012/12/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 aprile 2012, che modifica la direttiva 2001/112/CE del Consiglio concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all’alimentazione umana (termine di recepimento 28 ottobre 2013);

2012/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, sul diritto all’informazione nei procedimenti penali (termine di recepimento 2 giugno 2014);

2012/18/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, recante modifica e successiva abrogazione della direttiva 96/82/CE del Consiglio (termine di recepimento 31 maggio 2015; per l’articolo 30, termine di recepimento 14 febbraio 2014);

2012/19/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) (rifusione) (termine di recepimento 14 febbraio 2014);

2012/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza (termine di recepimento 28 ottobre 2013);

2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE (termine di recepimento finale 5 giugno 2014);

2012/28/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, su taluni utilizzi consentiti di opere orfane (termine di recepimento 29 ottobre 2014);

2012/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che modifica la direttiva 1999/32/CE del Consiglio relativa al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo (termine di recepimento 18 giugno 2014).

2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (rifusione) (termine di recepimento 16 giugno 2015);

2012/52/UE della Commissione, del 20 dicembre 2012, comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro (termine di recepimento 25 ottobre 2013).

2013/1/UE del Consiglio, del 20 dicembre 2012, recante modifica della direttiva 93/109/CE relativamente a talune modalità di esercizio del diritto di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini (termine di recepimento 28 gennaio 2014).

Allegato C

(Articolo 6, comma 1)

Rettifica della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 74 del 19 marzo 011 (senza termine di recepimento);

Rettifica della direttiva 2008/8/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 249 del 14 settembre 2012 (senza termine di recepimento);

Rettifica della direttiva 2008/9/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 249 del 14 settembre 2012 (senza termine di recepimento);

Rettifica della direttiva 2009/162/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, che modifica varie disposizioni della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 249 del 14 settembre 2012 (senza termine di recepimento);

Rettifica della direttiva 2010/45/UE del Consiglio, del 13 luglio 2010, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L 249 del 14 settembre 2012 (senza termine di recepimento).