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RELAZIONE DELLA 2ª COMMISSIONE PERMANENTE

(GIUSTIZIA)

(Estensore: Buemi)

sul disegno di legge

28 settembre 2017

La Commissione, esaminato il disegno di legge, recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - legge europea 2017,

premesso che:

il disegno di legge, già approvato dall’altro ramo del Parlamento, è volto a trasporre direttamente nell'ordinamento interno gli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea;

l'articolo 5 del disegno di legge reca disposizioni per la completa attuazione della decisione-quadro 2008/913/GAI sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, a seguito del caso EU Pilot 8184/15/JUST. In particolare, con tale disposizione si interviene sull’articolo 3, comma 3-bis, della legge n. 654 del 1975, introdotto dalla legge n. 115 del 2016, che ha disposto che i fatti di negazionismo costituiscano una circostanza aggravante delle fattispecie delittuose di discriminazione razziale. Con l’articolo in esame la circostanza aggravante viene ampliata fino a comprendere, oltre che i fatti di negazionismo della Shoah o dei crimini di cui agli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, anche la loro «minimizzazione in modo grave» o la loro apologia. Il negazionismo viene altresì ricompreso tra le fattispecie che comportano la responsabilità giuridica delle imprese;

considerato che:

la previsione di cui all'articolo 5 del disegno di legge, nella parte in cui include anche la «minimizzazione in modo grave» tra i presupposti per ritenere integrata la circostanza aggravante del reato di negazionismo, nonché per ritenere sussistente la responsabilità giuridica delle imprese - pur essendo conforme agli articoli 1 e 5 della decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio del 28 novembre 2008 e pur venendo incontro ai rilievi della Commissione europea emersi nell'ambito della procedura di infrazione EU Pilot 8184/15/JUST - appare suscettibile di ledere i principi di determinatezza e tassatività della sanzione penale. Questi ultimi debbono ormai ritenersi, alla stregua di un orientamento consolidato della giurisprudenza costituzionale, quali indefettibili corollari del principio di legalità in materia penale di cui all'articolo 25, comma 2, della Costituzione e articolo 1 del codice penale;

in particolare, quanto al principio di determinatezza, i due «obiettivi fondamentali» ad esso sottesi consistono - come più volte ribadito dalla Corte costituzionale - «per un verso, nell'evitare che, in contrasto con il principio della divisione dei poteri e con la riserva assoluta in materia penale, il giudice assuma un ruolo creativo, individuando, in luogo del legislatore, i confini tra il lecito e l'illecito; e, per un altro verso, nel garantire la libera autodeterminazione individuale, permettendo al destinatario della norma penale di apprezzare a priori le conseguenze giuridico- penali della propria condotta» (cfr., in termini, Corte cost., sent. n. 327 del 2008);

osservato altresì che:

la questione specifica è stata già affrontata da questa stessa Commissione nel corso dell'esame in sede referente del disegno di legge n. 54, recante modifica all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale. In particolare, nel corso della prima lettura di un iter che ha poi condotto alla legge n. 115 del 2016, questa Commissione ha approvato a larga maggioranza un emendamento «trasversale» (1.2 testo 2) con il quale è stato sostituito l'articolo 1 del disegno di legge n. 54 con una nuova formulazione dalla quale è stato espunto il riferimento alla «minimizzazione» dei gravissimi crimini di genocidio, contro l'umanità e di guerra, anche tenuto conto della eccessiva indeterminatezza della nozione di «minimizzazione» ivi contenuta (cfr., a tale riguardo, sedute antimeridiana e notturna del 15 ottobre 2013);

ritenuto altresì che:

l'estrema rilevanza del principio di legalità in materia penale va oggi ancora più apprezzata alla luce dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 24 del 2017 - emanata sul caso «Taricco» - con la quale, tra l'altro, il giudice delle leggi ha affermato solennemente che, se «il riconoscimento del primato del diritto dell’Unione è un dato acquisito nella giurisprudenza di questa Corte, ai sensi dell’art. 11 Cost.», è però altrettanto acquisito (cfr. Corte cost. n. 232 del 1989, n. 170 del 1984 e n. 183 del 1973) «che l’osservanza dei principi supremi dell’ordine costituzionale italiano e dei diritti inalienabili della persona è condizione perché il diritto dell’Unione possa essere applicato in Italia. Qualora si verificasse il caso, sommamente improbabile, che in specifiche ipotesi normative tale osservanza venga meno, sarebbe necessario dichiarare l’illegittimità costituzionale della legge nazionale che ha autorizzato la ratifica e resi esecutivi i Trattati, per la sola parte in cui essa consente che quell’ipotesi normativa si realizzi». Più specificamente la Corte ha poi evidenziato che «non vi è dubbio che il principio di legalità esprima un principio supremo dell'ordinamento, posto a presidio dei diritti inviolabili dell'individuo, per la parte in cui esige che le norme penali siano determinate» e che per soddisfare il requisito della determinatezza - che, secondo la Corte deve caratterizzare tutte le norme di diritto penale sostanziale -, queste ultime «devono essere formulate in termini chiari, precisi e stringenti, sia allo scopo di consentire alle persone di comprendere quali possono essere le conseguenze della propria condotta sul piano penale, sia allo scopo di impedire l'arbitrio applicativo del giudice»;

sempre secondo la Corte costituzionale «la Costituzione italiana conferisce al principio di legalità penale un oggetto più ampio di quello riconosciuto dalle fonti europee, poiché non è limitato alla descrizione del fatto di reato ed alla pena, ma include ogni profilo sostanziale concernente la punibilità», sicché appare conseguente, sempre secondo il supremo giudice delle leggi «che l'Unione rispetti questo livello di protezione dei diritti della persona, sia in ossequio all'articolo 53 della Carta di Nizza, il quale afferma che “Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti [...] dalle costituzioni degli Stati membri”, sia perché, altrimenti, il processo di integrazione europea avrebbe l'effetto di degradare le conquiste nazionali in tema di libertà fondamentali e si allontanerebbe dal suo percorso di unificazione nel segno del rispetto dei diritti umani (articolo 2 del TUE)»;

tutto ciò considerato, esprime, per quanto di competenza, relazione non ostativa sul disegno di legge con la seguente condizione:

che all'articolo 5, comma 1, del disegno di legge - recante modifiche al comma 3-bis dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 - vengano espunte le seguenti parole: «, sulla minimizzazione in modo grave».