L'opposizione, guidata dal presidente di Forza Italia La Loggia, aveva presentato una risoluzione, riportata in questa pagina, che, come si può leggere al punto 8, avrebbe potuto rivitalizzare la già precaria situazione dell'utizzo di internet: sia per le aziende, sia per l'utente finale, ancora costretto dalla T.U.T (tariffa urbana a tempo) a delle spese di connessione troppo elevate. Neanche in questo caso il governo si è mostrato attento e propositivo nei confronti di chi, famiglie e aziende, già è consapevole dell'importanza e delle possibilità che la rete già offre in molti paesi della comunità europea e nel resto del mondo.


RISOLUZIONE SUL DPEF

II Senato della Repubblica,

- esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria per il quadriennio 2000-2003;

- rilevata l'assoluta inadeguatezza degli strumenti indicati dal governo per affrontare concretamente la drammatica situazione dell'occupazione, con particolare riguardo al Mezzogiorno e alle aree depresse;

- rilevato che il quadro macroeconomico previsionale risulta scarsamente attendibile con riferimento alla crescita del PIL e alle grandezze che da essa derivano;

- rilevato che la manovra di finanza pubblica configurata nel documento risulta, per le sue dimensioni e le sue caratteristiche qualitative, assolutamente inadeguata ai fini della ripresa delle attività economiche e dell'occupazione e comunque contiene uno slittamento dell'obiettivo del pareggio di bilancio dal 2002 al 2003;

- lamentata l'incapacità del governo di realizzare il controllo della dinamica espansiva della spesa corrente mediante misure durature di carattere strutturale;

- constatato che la politica del governo rivela tuttora un'impronta fortemente statalista, non adeguata ai processi di globalizzazione in atto;

- ritenuto che i vincoli derivanti dal sistema amministrativo, da quello fiscale e dal conservatorismo sociale espresso dai sindacati costituiscono nodi strutturali che causano l'attuale ristagno dell'economia italiana e la pongono in una condizione di svantaggio competitivo;

- osservato che preminenza del sistema della piccola e media impresa e del lavoro autonomo nell'economia italiana ottiene solo riconoscimenti verbali, mentre di fatto i provvedimenti assunti e previsti dal governo provocano l'effetto di penalizzare tali comparti, impedendone la crescita e rendendo per tal via il sistema-Italia non competitivo sui mercati intemazionali;

- rilevato che le previste riduzioni della pressione fiscale sono di misura assolutamente inadeguata e solo eventuali nella realizzazione concreta; che non è quantificabile l'impatto della carbon-tax sulle imprese; che il taglio dei trasferimenti di fondi alle regioni e agli enti locali comporterà un incremento dell'imposizione tributaria da parte di tali enti, confermando una tendenza in atto da tempo, che fa carico ai livelli decentrati di governo di decisioni impopolari che non vengono assunte dall'amministrazione centrale e che, per tal via, si apre la strada ad un probabile futuro incremento della pressione fiscale;

- considerato che non vengono assunte misure concrete per la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, a danno del lavoro italiano

- considerato che il DPEF non tiene conto del dettato della legge n. 208 del 1999, di riforma del processo di approvazione del bilancio dello Stato, che     prevede, tra l'altro, l'obbligo di precisare dettagliatamente il contenuto dei disegni di legge collegati cosiddetti "fuori sessione" alla manovra di bilancio, limitandosi semplicemente ad enunciarne i titoli, senza alcuna specificazione dei loro contenuti e degli effetti economici e sulla finanza pubblica degli interventi programmati in settori di vitale importanza; - rilevato che il metodo della concertazione sociale, così come viene proposto, attribuisce un ruolo politico sovrastante ad organizzazioni sociali non legittimate e giuridicamente non riconosciute, svuotando il parlamento della potestà legislativa;

impegna il Governo:
ad indirizzare e coordinare tutte le misure di politica economica agli obiettivi dello sviluppo e della crescita dell'occupazione, e, di conseguenza:

1 ) a modificare la struttura della manovra finanziaria correttiva, basandola su di una riduzione annuale della pressione fiscale in misura pari almeno all'l per cento del prodotto interno lordo negli anni dal 2000 al 2003, operando una riduzione generalizzata della tassazione sul reddito di impresa, consentendo la deducibilità delFIRAP da IRPEF e IRPEG e riducendo significativamente la pressione fiscale sulle famiglie attraverso sgravi specifici o riduzione delle aliquote dell'imposta personale progressiva;

2) ad incrementare i risparmi duraturi nella spesa pubblica corrente, prioritariamente incidendo sugli sprechi già largamente individuati dalla Corte dei conti, riducendo congniamente i trasferimenti a favore delle imprese pubbliche, evitando, nel settore previdenziale, gli effetti di annuncio, che, privi di decisioni concrete, servono solo ad incrementare la spesa attraverso i prepensionamenti, e riservando maggior attenzione alla spesa assistenziale, largamente insufficiente;

3) ad intervenire per liberalizzare il mercato del lavoro, al fine di evitare ostacoli all'aumento dell'occupazione, anche con contratti a tempo determinato, sia ampliando l'ambito di applicazione dei contratti di lavoro temporaneo sia consentendo l'indispensabile elasticità nello svolgimento delle prestazioni lavorative, sia, infine, scongiurando definitivamente il rischio che siano posti più gravosi vincoli di carattere sindacale a carico delle piccole e medie imprese, come quelli predisposti con il disegno di legge sulle RSU;

4) ad accelerare le privatizzazioni delle società ancora sotto il controllo del Tesoro e delle imprese che erogano servizi pubblici locali, e le dismissioni dell'immenso e mal utilizzato patrimonio immobiliare dello Stato;

5) a favorire la crescita degli investimenti in misura adeguata e comunque superiore a quanto previsto nel DPEF, attraverso le risorse rese disponibili in conseguenza del maggior gettito fiscale indotto dallo sviluppo e del contenimento della spesa pubblica corrente;

6) a garantire effettive condizioni di parità rispetto al resto del Paese al Mezzogiorno e, a tal fine, tra l'altro, a fare chiarezza sulla reale efficacia della politica degli interventi statali destinati al Mezzogiorno e alle altre aree depresse, in considerazione del sostanziale fallimento del sistema dei contratti d'area, dei patti territoriali e delle altre forme di programmazione negoziata, nonché dell'inconsistenza dimostrata dall'operazione "Sviluppo Italia S.p.A";

7) a procedere alla riforma e all'ammodernamento del sistema delle categorie professionali e degli ordini, nel rispetto dell'autonomia e indipendenza delle prestazioni intellettuali, solo mediante una legge-quadro ordinaria, frutto di un ampio confronto parlamentare, con l'apporto essenziale delle rappresentanze delle categorie stesse;

8) ad attivare forme di incentivazione per l'accesso al mondo delle alte tecnologie, in particolare:

- defiscalizzando gli investimenti realizzati in internet da parte delle imprese di settore, come è avvenuto con successo negli Stati Uniti, e consentendo ammortamenti accelerati per le imprese che investono sulla rete del commercio elettronico;

- realizzando una normativa chiara per il commercio elettronico, che non penalizzi il settore del commercio tradizionale;

- agevolando gli investimenti delle imprese che effettuano vendite all'estero attraverso internet;

- favorendo la riduzione del costo di connessione alla rete per le imprese e le famiglie, che dovrebbero disporre di un sistema di tariffe telefoniche agevolate;

9) a prorogare per un ulteriore biennio la detrazione fiscale del 41 per cento relativa alle ristrutturazioni immobiliari, estendendo le attuali agevolazioni anche agli acquisti di abitazioni ristrutturate e agli interventi di demolizione e ricostruzione, accompagnate dalla riduzione al 10 per cento dell'IVA sull'edilizia, a tal fine adoperandosi per ottenerne l'autorizzazione europea;

10) a non interferire nell'indipendenza e nell'autonomia dell'Autorità per l'energia elettrica e per il gas, evitando ogni condizionamento che possa limitare, per scopi particolari, l'auspicata discesa delle tariffe elettriche per i consumatori e, soprattutto, per le piccole e medie imprese, riducendo il differenziale che vede queste ultime sopportare un costo, per le utenze individuali, superiore del 45,8 per cento rispetto alla media europea.