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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

Libri, lettori e bibliotecari a Montecitorio. Storia della Biblioteca della Camera dei Deputati / Fernando Venturini

È da poco uscito il volume: Fernando Venturini. Libri, lettori e bibliotecari a Montecitorio. Storia della Biblioteca della Camera dei deputati. In vista della presentazione, prevista per il 28 ottobre prossimo nella sala del refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati alle 16,30, ne proponiamo una breve recensione.

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Funzionario parlamentare dalla solida formazione storico-contemporaneista, esperto di bibliografia e di documentazione di fonte pubblica, curatore del repertorio DFP: Documentazione di fonte pubblica (pubblicato sul sito dell'AIB), e della BPR: Bibliografia del Parlamento italiano e degli studi elettorali (https://bpr.camera.it/), Venturini si cimenta in questa occasione in un'impresa diversa, ma non meno riuscita.

Il suo Libri, lettori e bibliotecari a Montecitorio è una lunga e dettagliata storia della Biblioteca della Camera dei deputati dal 1848 al 1988, in cui le vicende della Biblioteca si intrecciano, in maglie strettissime, alla storia politica, costituzionale, culturale e sociale del nostro paese, presentando diversi e non scontati piani di lettura.

Anzitutto, si noterà, il volume è inserito all'interno di una collana dagli evidenti interessi giuspubblicistici, da un editore che non pubblica normalmente letteratura professionale biblioteconomica. Una scelta solo apparentemente sorprendente, che trova il suo fondamento nella natura parlamentare della Biblioteca e che il direttore di collana, Fulco Lanchester, rivendica nella prefazione, chiarendo le ragioni dell'interesse che il libro riveste anche per gli studiosi del diritto, cui fornisce spunti preziosi di riflessione sulle strutture parlamentari serventi e le loro funzioni, nella dinamica della Costituzione. Una storia della Biblioteca, quindi, che è anche una storia della Camera dei deputati raccontata dal particolare punto di vista della struttura documentale che ne è supporto e specchio.

I temi biblioteconomici (raccolte, cataloghi, spazi, servizi, utenza) costituiscono naturalmente la struttura portante del volume, arricchito da due appendici, una iconografica e l'altra relativa agli organi di vigilanza sulla Biblioteca dal 1848 al 1992. Ma anche le pagine più tecniche e specialistiche sono animate dalle storie degli uomini e delle, poche, donne che, per lunghi anni o per brevi periodi, hanno frequentato la Biblioteca della Camera, per lavoro o per studio e ne hanno guidato la crescita, condizionato lo sviluppo, stimolato le innovazioni. Venturini racconta un luogo "abitato", descrive i proficui scambi e le relazioni culturali e umane, tra utenti e funzionari, tra politici e intellettuali. Che siano protagonisti, comprimari o comparse, l'autore mette al centro del suo racconto le persone, ricostruendone, con vivo interesse, i profili e i multiformi e talvolta sorprendenti talenti. Alcuni dei protagonisti della storia della Biblioteca della Camera svolsero un ruolo importante anche presso la Biblioteca del Senato. Una osmosi tra le due Camere era costituzionalmente prevista dallo Statuto Albertino, che stabiliva che i senatori fossero nominati all'interno di 21 categorie, tra le quali «i deputati dopo tre legislature, o sei anni di esercizio». Questo significa che in epoca monarchica i travasi dalla Camera al Senato furono numerosi e molti deputati, membri della commissione per la Biblioteca della Camera, li ritroviamo, da senatori, a svolgere analogo incarico per il Senato.

La Biblioteca, nata nel 1848 presso la Camera del Regno di Sardegna, si sviluppa contestualmente e in funzione del processo di unificazione, sotto la guida di Leonardo Fea. Quando la capitale arriva a Roma nel 1870, si colloca a Palazzo Montecitorio e grazie al proficuo rapporto tra Pietro Fea e il presidente di Commissione sulla Biblioteca Filippo Mariotti, accresce notevolmente le sue raccolte e mette a punto strumenti catalografici originali, sollecitati dalle particolari esigenze informative dell'utenza parlamentare. Vive con «penoso travaglio» gli anni delle e tra le due guerre, accompagnata da una classe dirigente che, seppur dottissima, coltivava peculiari interessi culturali, dalle lingue slave alle filosofie orientali, lontani dalle principali necessità pratiche e culturali della Biblioteca. Rinasce, con il Paese, negli anni '50 quando, con la supervisione di Igino Giordani riorganizza le procedure e gli spazi, facendo tesoro della esperienza americana e vaticana di Giordani, e si allontana dall'impostazione quasi privatistica che l'aveva caratterizzata sino ad allora.

In una fase di progressiva centralità del Parlamento, sotto la direzione di Silvio Furlani, la riforma del regolamento del 1964 dà avvio ad una grande operazione di modernizzazione dei servizi della Camera, che coinvolge anche la Biblioteca, non senza qualche resistenza, e la trasforma in una struttura dinamica volta a disseminare l'informazione in un quadro di integrazione con i neonati servizi di documentazione. Alla fine degli anni '70 l'attacco alle istituzioni democratiche porta a riflettere sul rapporto tra Parlamento e società civile. Così la ricerca di spazi più ampi, che da decenni angustiava i bibliotecari della Camera, è occasione per una scelta politica, più ancora che tecnica, che tanto deve a Maria Eletta Martini: trasferire la Biblioteca fuori dal Palazzo e aprirne le porte al pubblico, facendone un punto qualificante per un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini.

L'apertura della "nuova" Biblioteca della Camera, il 14 dicembre 1988, conclude il racconto storico. Quello che viene dopo è cronaca e attualità. Il successivo trasferimento della Biblioteca del Senato nello stesso complesso architettonico dell'insula dominicana, la collaborazione a lungo auspicata e finalmente realizzata tra le due biblioteche, con la formazione del Polo Bibliotecario Parlamentare, le prospettive future, concludono il volume di Venturini, che riesce nell'impresa di conciliare una trattazione estremamente tecnica e documentata con un racconto vivo e animato e far riemergere intatto il fascino di una Biblioteca antica, che ha attraversato la grande storia d'Italia, costituendo un punto di riferimento culturale indiscusso nel panorama bibliotecario non solo nazionale.

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