Discorsi

Presentazione del nuovo allestimento della Sala delle Donne di Palazzo Montecitorio

Il discorso del Presidente del Senato

Camera dei Deputati

10 Settembre 2020

Essere qui oggi è veramente una grande emozione.
Ringrazio il Presidente Fico che, nonostante l'emergenza e le misure restrittive, ha fortemente voluto che questa cerimonia si svolgesse.
Vorrei inoltre ringraziare la Presidente Boldrini, alla quale dobbiamo la Sala delle Donne, per la sensibilità e l'impegno sempre dimostrati sui temi dell'emancipazione femminile.
Questa sala ricorda le prime donne che sono entrate a far parte delle istituzioni repubblicane, a partire dalle 21 elette all'Assemblea Costituente.

Scorrere i loro ritratti è senza dubbio una delle testimonianze più evidenti di quanto sia stato - e continui ad essere ancora oggi - estremamente complesso il cammino verso la piena attuazione dei principi di uguaglianza, e delle tante difficoltà che le donne hanno dovuto superare per affermare i loro talenti.
Vorrei quindi sintetizzare il mio intervento in una parola: GRAZIE!
Grazie alle donne, a tutte le donne che nella famiglia, nel lavoro, nell'impresa, nel mondo della cultura, dell'arte, della scienza, con la loro storia, il loro esempio, il loro coraggio, hanno costruito l'Italia di oggi; un grande paese liberale e democratico. Ed è per tutte loro se oggi sono qui a dire che nessun traguardo può essere più precluso.

Il cammino di emancipazione ci ha consentito di conquistare il bene più prezioso che resistenze culturali per troppo tempo ci hanno negato: la libertà, che è la libertà per le donne di costruire autonomamente il proprio percorso, secondo le proprie scelte.
Ma la libertà, così duramente conquistata, non può subire condizionamenti neppure in tempi di emergenza. Non è un elastico che può oscillare tra continui avanzamenti e arretramenti.
La libertà delle donne deve essere difesa.

Dall'inizio della pandemia, le donne hanno subito il peso maggiore della crisi tra figli, anziani, professione e lavori domestici. Per loro il telelavoro, che è stato certamente uno strumento utile durante l'emergenza, rischia di trasformarsi in un falso amico perché le ricaccia in casa e le rende marginali nel mercato del lavoro, facendo tornare indietro di cinquant'anni le lancette dell'emancipazione femminile.
Io penso invece che proprio dalle donne sia necessario ripartire per la rinascita economica e sociale del Paese, perché hanno idealità e concretezza, creatività, visione sul futuro e coraggio.
Liberare le loro energie significa dare vera linfa vitale al Paese, ad una Italia che nell'identità femminile può ritrovare le virtù per un rinnovamento profondo.
E allora il percorso che questa Sala può offrirci è imparare a guardare, come Giano Bifronte, indietro per guardare avanti, scrutare i volti delle "prime donne" per scommettere con forza sulla "via femminile" come volano per un futuro di opportunità e prospettive.

Consentitemi di fare gli auguri di buon compleanno a una donna speciale, la senatrice Liliana Segre.
A lei ho dedicato il mio discorso di insediamento.
Grazie a tutti per l'attenzione.

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