Discorsi

Inaugurazione di M9, Museo multimediale del '900

Discorso pronunciato a Venezia Mestre in occasione della cerimonia di inaugurazione del Museo M9

01 Dicembre 2018

Signor Sindaco, signor Ministro, assessore Corazzari, Mons. Carlo Alberto De Pinho Moreira Acevedo
Autorità, signore e signori,
è per me un grande onore poter essere qui con tutti voi per inaugurare M9, questo straordinario Museo multimediale dedicato al secolo scorso e l'intero distretto di rigenerazione urbana che lo accoglie e lo circonda.

Sono certa che chi interverrà dopo di me saprà fornirci ulteriori dati ed elementi per poter cogliere tutte le sinergie che hanno reso possibile questo progetto e tutte le potenzialità di un'area che rappresenta un unicum nell'intero panorama culturale nazionale.
Come è stato giustamente scritto in uno dei materiali di presentazione, il '900, il secolo breve, è stato il migliore e il peggiore dei secoli.
Mai l'uomo aveva conosciuto le atrocità, le devastazioni e l'odio che hanno caratterizzato buona parte della prima metà del '900; mai l'uomo aveva potuto dare una così grande prova di sé: resistere alla follia, ricostruire ciò che era stato distrutto, creare le condizioni per un mondo di pace, libertà, progresso, benessere.
Non è stato sempre possibile, soprattutto in tanti angoli del nostro pianeta dove ancora si continua a ritenere la guerra il principale strumento di risoluzione delle controversie, ma non c'è dubbio che dopo due conflitti mondiali, totalitarismi e genocidi, le donne e gli uomini della terra abbiano saputo far trionfare l'umanità.

Far conoscere tutto ciò, attraverso l'uso armonico e coordinato delle tecnologie qui presenti, rappresenta un'operazione storica e antropologica di portata probabilmente superiore rispetto a quanto noi stessi possiamo immaginare oggi. Perché M9, con la sua "visione" sarà negli anni sempre più unico, sempre più prezioso, sempre più testimone di ciò che eravamo.

Non c'è dubbio che il '900, assieme ai tanti aspetti evidenziati, sia stato il secolo dell'innovazione, della scienza, della tecnologia. Non sempre, purtroppo, al servizio dell'individuo; al contrario, troppo spesso utilizzati per colpire di più e meglio avversari e nemici.
Qualsiasi valutazione etica noi si faccia deve però essere effettuata alla luce del momento storico che giudichiamo, approfondito nella sua interezza e complessità, senza scorciatoie che renderebbero impossibile alle future generazioni comprendere e ricostruire la genesi di eventi sempre più lontani negli anni.
Anche perché i fatti, le scoperte e gli accadimenti dello scorso secolo, fatti, scoperte e accadimenti che hanno cambiato il mondo, sono infiniti: dalla penicillina alla bomba atomica, dalle trasmissioni a distanza al cinema, dalle guerre alla nascita delle Nazioni Unite e dell'Unione europea, dal volo del primo aereo nel 1903 fino alla prima connessione Wi-Fi nel 1999.

Un elenco sterminato di conquiste, che ha trovato una sua dimensione di insieme proprio qui, all'interno delle otto sezioni che costituiscono un patrimonio divulgativo quanto partecipativo, aperto alla scoperta di viaggiatori e visitatori che vorranno saperne di più e costruire così il proprio personale itinerario.

La demografia, gli stili di vita, il progresso, il lavoro, il territorio, la politica, il sapere, l'italianità: nel corso del '900 tutto è cambiato, con le ciclicità e le criticità che la storia conosce e impone, in una evoluzione rapidissima e per ampi tratti imprevista e imprevedibile.
Saper riallacciare i fili di questa corsa sfrenata doveva e poteva essere fatto solo grazie ad una proposta culturale tanto innovativa quanto completa, rivoluzionaria nella sua classicità, non a caso realizzata con il contributo di storici, sociologi, architetti, scrittori.
Tutte le sezioni dell'esposizione permanente colgono quindi nel segno, proponendoci un viaggio non solo dentro la storia, ma dentro noi stessi.
E allora se per i giovani questo percorso potrà assumere una preziosa valenza didattica, per chi il '900 lo ha, se pur in parte, attraversato, proprio questo percorso diventa una sorta di esame della memoria e della coscienza collettiva.

Mi domando: quanto abbiamo saputo fare tesoro degli insegnamenti? Quanto riusciamo ad apprezzare le conquiste a nostra disposizione, dalle più grandi - come la libertà - alle più quotidiane e banali, eppure insostituibili, come un elettrodomestico?
Nella società digitale, dove tutto è a portata di click, gli effetti della interconnessione e della globalizzazione rischiano di porre in secondo piano i fatti e le idee che ci hanno condotto nella società attuale che, seppur non scevra da contraddizioni, ci permette di avere sul cellulare più informazioni di quante se ne potessero avere lungo tutto l'arco della vita ancora fino a pochi decenni fa.
Proprio per questo motivo i materiali che danno vita a questa grande narrazione assumono un valore ancora più rilevante, proprio perché il semplice accesso alle informazioni non si traduce automaticamente nella possibilità concreta e reale di coglierne la rilevanza, il contesto, il significato, la portata storica.

Resta quanto mai attuale la necessità di raccontare, illustrare, spiegare.
Qui la risposta è interamente affidata alla multimedialità, con migliaia di foto e video, manifesti e giornali, audio e testimonianze, provenienti da ben 150 archivi. Un lavoro incredibile che, in particolare per i nativi digitali, rappresenterà una scoperta continua, un tuffo nel nostro passato come loro non hanno mai visto, letto o ascoltato.
Le istituzioni coinvolte, a partire dalla Fondazione di Venezia, sia attraverso Polymnia Venezia sia attraverso i tanti soggetti pubblici e privati che hanno fattivamente collaborato alla realizzazione di tutto questo, non hanno lasciato nulla al caso.

Sette diversi fabbricati che dimostrano come si possano recuperare edifici storici armonizzandoli con le necessità della contemporaneità, l'auditorium, gli spazi per le esposizioni permanenti e per quelle temporanee, le aree per i servizi e per l'intrattenimento, tutto incentrato sulla sostenibilità e la rinnovabilità.
Un vero e proprio fiore all'occhiello per Venezia Mestre, per il Veneto, per l'Italia. Con l'inaugurazione di oggi questo territorio dimostra di saper pensare, progettare e realizzare un nuovo futuro, grazie agli insegnamenti del passato.
Differenziando i settori su cui puntare con una prospettiva che non si limita all'oggi, ma ha l'ambizione e il coraggio di guardare al domani senza porsi limiti e senza il timore di competere con le realtà più avanzate a livello internazionale.

In conclusione consentitemi una breve riflessione personale.
La sezione 8: PER FARCI RICONOSCERE. Cosa ci fa sentire italiani, è dedicata al genio italiano, a quelle particolarità che ci hanno reso e ci rendono ogni giorno amati e apprezzati nel mondo. Un'area enciclopedica dedicata a letteratura, arte, cinema, musica, televisione e sport. Oltre ad un'area pensata per la religione come elemento identitario.
Si tratta a mio avviso di una intuizione geniale, per la quale voglio pubblicamente complimentarmi con il direttore e con i curatori. Ho sempre ritenuto l'italianità un valore aggiunto che deve renderci orgogliosi della nostra storia e del nostro stile di vita.

Ogni volta che mi trovo all'estero, anche recentemente, mi rendo conto di quanto il nostro Paese sia considerato di più e meglio di quanto non facciamo noi stessi.
E allora ritengo giusto e doveroso che siano stati posti in evidenza questi aspetti, così come condivido l'uso dell'autoironia per dissacrare quegli stereotipi che talvolta ancora ci riguardano e che proprio la cultura, compreso questo meraviglioso M9, può contribuire ad eliminare.
Grazie a tutti

Fine pagina

Vai a: