Discorsi

Le parole del volontariato

Padova, Palazzo della Ragione

12 Ottobre 2020

Buongiorno a tutti,
è per me un grande piacere essere oggi in mezzo a tutti voi per riflettere insieme sul significato del prestigioso riconoscimento che questa città - la mia città - ha ricevuto per il suo impegno al servizio della solidarietà.
Consentitemi di salutare il sindaco Sergio Giordani, il Magnifico Rettore, Rosario Rizzuto, il Presidente del Centro Servizio Volontariato, Emanuele Alecci, i Parlamentari, le Autorità presenti e tutti coloro che a vario titolo hanno consentito a Padova di cogliere la straordinaria opportunità di rappresentare quest'anno il mondo del volontariato a livello europeo.

Padova Capitale Europea del Volontariato non è semplicemente un titolo o uno slogan. È il coronamento di un percorso che ha visto la città distinguersi anche nel panorama internazionale per la sua vocazione solidaristica, per le azioni concrete messe in atto a favore della collettività, per la rete di persone, strutture e progetti che qui è stata costruita.
Se dovessimo descrivere l'identikit del volontario potremmo usare una sola parola: gratuità. La voglia di "dare" senza pretendere nulla in cambio, consapevoli che aiutando gli altri si riceve molto più di quanto si dona. Questo è quello che i volontari raccontano.

Un "effetto moltiplicatore" che crea valore aggiunto per chi sceglie questo percorso. Ma che al contempo crea valore aggiunto per l'intera società di riferimento.
Piccoli e grandi gesti quotidiani, ma anche iniziative imprenditoriali a tutela dei più fragili, hanno proprio questo effetto. Penso a chi regala un pasto caldo ai senzatetto, a chi da un call center dona conforto alle persone sole. Ma anche a chi promuove una catena di bed and breakfast interamente gestita da disabili, a chi apre una azienda agricola o un ristorante per offrire una opportunità di vita e di lavoro a tanti giovani.

In questo, davvero Padova si conferma uno straordinario laboratorio civico. Dalle iniziative pioneristiche promosse negli anni '50 da don Giovanni Nervo, don Giuseppe Pasini o don Luigi Mazzucato, c'è una missione di fondo che accomuna la realtà delle oltre 6mila associazioni della nostra provincia attive nel terzo settore: ed è la dimensione della solidarietà al di fuori di ogni assistenzialismo. Una concezione dell'impegno al supporto dei più fragili che si regge anche sulla capacità di produrre valore economico, di sfruttare le regole del mercato.
E allora se Padova può contare su una capillare infrastruttura della solidarietà, lo dobbiamo alla felice interazione tra tutti gli attori del territorio che qui è stata creata.

Anche le istituzioni hanno offerto un contributo determinante.
Penso in primo luogo alle nostre amministrazioni territoriali. Padova è tra i pochi comuni italiani ad avere istituito una delega assessorile al volontariato. Un segno tangibile di innovazione che conferma una chiara vocazione istituzionale a sostenere e promuovere questa realtà.
Penso poi all'Università. Tanti sono stati gli studenti universitari e i dottorandi che hanno sfruttato il periodo del lockdown trascorso a Padova mettendosi a disposizione della comunità per fare compagnia alle persone sole, anche usando le nuove tecnologie; consegnando medicinali e generi di conforto alle famiglie in quarantena; continuando a donare il sangue, nonostante la paura del virus.

Senza di loro, senza le donne e gli uomini che anche nei mesi durissimi della crisi sanitaria hanno continuato ad essere presenti nei quartieri, nelle strutture, nelle abitazioni, ovunque ci fosse bisogno, le conseguenze della pandemia sarebbero state ancora più dolorose. Non hanno solo affiancato lo sforzo dei "camici bianchi". Sono stati una vera linea di avanguardia tanto più preziosa perché ha saputo cogliere bisogni spesso disattesi.

Concludo con un ringraziamento per il riconoscimento che oggi mi tributate quale Presidente degli Ambasciatori di Padova Capitale del Volontariato, che ha per me un valore inestimabile. Innanzitutto perché viene da tutti voi, viene dalla mia città, dal luogo dove ho le mie radici e dove ci sono i miei affetti.
E poi perché sottolinea il mio impegno in un settore nel quale credo fortemente e che da sempre mi vede attiva sostenitrice di tutte le iniziative intese a valorizzare il volontariato; il volontariato come prospettiva per il progresso morale e materiale della collettività.

È a questa Italia dell'altruismo, che fa meno rumore della "società del rancore", ma può aiutarci a costruire la speranza nel futuro, che ho pensato lo scorso anno quando ho ideato il Premio al Volontariato. Un riconoscimento, istituito per la prima volta nella storia del Senato della Repubblica, che celebrerà il prossimo 14 novembre la sua seconda edizione e che intende premiare le tante eccellenze italiane che si sono distinte nei diversi ambiti dell'attivismo sociale.
Mi auguro davvero di potervi accogliere tutti a Palazzo Madama per questo appuntamento.
Grazie per l'attenzione.

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