Discorsi

Convegno "1969, l'Italia vista dalla Luna. Dalle conquiste del passato alle nuove sfide del futuro"

Discorso pronunciato nella Sala Koch di Palazzo Madama in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco dell'uomo sulla luna

19 Luglio 2019

Autorità, signore e signori,

intervenendo in conclusione dei lavori di questo prestigioso ed importante convegno, consentitemi alcuni ringraziamenti: a partire dal Presidente Foa, dall'Amministratore Delegato Salini e tutta La Rai, per aver voluto organizzare con noi qui in Senato "1969, l'Italia vista dalla Luna", a riprova di una collaborazione tra l'azienda pubblica e il Senato che sta generando iniziative ed eventi di altissimo livello; ringrazio i relatori che, con le loro testimonianze, hanno offerto uno spaccato a 360 gradi dell'allunaggio e di come fu vissuto dagli italiani.

Costume, cultura, divulgazione, scienze: non c'è aspetto che non sia stato toccato e sviluppato da tre personalità uniche nei rispettivi ambiti. Quindi grazie a Piero Angela, a Franco Brogi Taviani e a Samantha Cristoforetti.

Un augurio di cuore ad Aldo Grasso che purtroppo non ha potuto partecipare a questi lavori.

Saluto e ringrazio la bravissima Silvia Rosa Brusin e saluto Iva Zanicchi che, oltre ad aver vinto come è stato ricordato e come abbiamo potuto ascoltare il Festival di Sanremo del 1969, è sempre stata un'artista di grande talento e grande popolarità.

50 anni fa, tra il 20 e 21 luglio, gli italiani rimassero sospesi, tutto si fermò in attesa di capire se la più grande conquista, mai immaginata sino ad allora, potesse diventare realtà.

L'estratto del documentario che abbiamo visto, ricostruisce benissimo il clima di quegli anni, le speranze, i sogni, così come la quotidianità, la vita reale delle persone.

Non è un caso che a 50 anni di distanza in tutta Italia sono stati organizzati eventi per ricordare e celebrare quello storico giorno, seguito in diretta da oltre 900 milioni di persone.

Mostre, rassegne, proiezioni cinematografiche, concerti e tante possibilità per l'osservazione del cielo stellato con il telescopio.

Tutti avranno la possibilità di scoprire perché il satellite della Terra abbia così fortemente influenzato, da sempre, scienziati, artisti, scrittori, ricercatori e intellettuali.

L'allunaggio fu un evento globale, in un mondo che era ben lontano dalla globalizzazione che oggi consideriamo invece un fatto normale, acquisito.

Il 1968 con la contestazione giovanile aveva messo in discussione i tradizionali assi portanti della società e gli italiani, anche grazie agli anni del boom economico, avevano una grande voglia di conquistare il futuro.

La spensieratezza e l'ottimismo erano infatti basati su una economia che continuava a crescere e a fornire segnali positivi; al triangolo industriale si stava aggiungendo la produzione manifatturiera veneta e gli investimenti al Sud facevano supporre una grande ripresa del Mezzogiorno.

Nelle famiglie italiane l'arrivo degli elettrodomestici aveva fatto da contraltare alla diffusione delle automobili, e la discussione sul divorzio - così come è stato ben ricostruito - avrebbe rappresentato un grande slancio verso la modernizzazione dell'impianto legislativo.

Non c'era però ancora stato "l'autunno caldo del '69", non avevamo ancora conosciuto le pagine nere dello stragismo e di quell'ondata di criminalità che qualche anno dopo sconvolgerà il Paese.

Nel mondo le cose erano ovviamente diverse.

La "Primavera di Praga" aveva nel 1968 fatto conoscere a tutti le modalità con le quali l'Unione Sovietica esercitava la sua leadership sugli altri Stati del Patto di Varsavia.

A preoccupare, non solo gli americani, era principalmente proprio il primato che i sovietici stavano conquistando nello spazio. Le missioni susseguitesi negli anni sessanta avevano infatti accreditato un predominio che sembrava difficilmente superabile.

La missione dell'Apollo 11 cambierà tutto. Cambierà gli equilibri delle potenze mondiali, cambierà la vita delle persone.

È anche per questo che l'allunaggio resterà, a mio avviso, un elemento imprescindibile della nostra storia contemporanea.

Cosa facevamo in quei giorni o in quei momenti?

Ce lo ricordiamo tutti, sarebbe impossibile dimenticarlo. E allora ognuno di noi ricorda fatti e aneddoti di quei momenti. L'attesa per un annuncio che sembrava non arrivare mai.

Le voci e i volti della Rai che entravano ancor di più nelle nostre case, con lo stile e l'eleganza di Andrea Barbato, Tito Stagno, Ruggero Orlando e tutti gli altri protagonisti.

Io ero una giovane mamma che stava completando gli studi universitari. Ricordo le discussioni e i confronti con gli amici ed in famiglia su cosa sarebbe cambiato nelle nostre vite, cosa avrebbe significato lo sbarco sulla Luna.

Spensieratezza e passione civile, curiosità e speranza nel futuro: sono questi a mio avviso gli ingredienti che hanno reso quell'evento un momento unico e forse irripetibile per la vita di tutti noi, per la storia collettiva del 20esimo secolo.

Se alla vigilia dell'allunaggio le cronache erano piene di analisi sui rapporti est-ovest, sulla guerra fredda, i momenti successivi furono ben diversi. C'era quasi l'illusione che la guerra fosse terminata, che per tutti ci sarebbe stato un nuovo inizio.

Avevamo infatti la sensazione che insieme ad Armstrong, Aldrin e Collins fossimo tutti stati lì, avessimo tutti calpestato il territorio lunare, che avessimo tutti superato i limiti che avevamo sempre considerato invalicabili.

Le parole più belle, dette dallo Studio 3 di via Teulada, che abbiamo appena visto, dove era rappresentata tutta L'Italia, furono proprio quelle di Monica Vitti che, seduta accanto a Michelangelo Antonioni, confidò come "sarebbe bellissimo poter partire dalla Luna e trovare la Terra...trovare un mondo straordinario, come quello in cui viviamo".

Era proprio così. Ci rendevamo conto di vivere finalmente in un mondo straordinario. Fino ad allora, nelle famiglie, nelle comunità locali e nella società era ancora vivo il ricordo della dittatura e degli orrori della Seconda guerra mondiale; così come non erano lontani gli anni della povertà, delle difficoltà.

La Luna ci restituì d'un tratto un mondo bellissimo, pacificato, diverso.

Sognare non era solo consentito o possibile, era doveroso.

Recuperare quei sentimenti, quelle emozioni, potrebbe avere oggi forse un significato e un impatto della stessa portata, forse ancora maggiore. Tornare sulla Luna per riscoprire la Terra? Perché no.

Il lavoro e le conquiste di Samantha Cristoforetti e dell'Agenzia spaziale italiana ed europea ci dicono che forse è arrivato il momento di costruire nuove utopie, nuovi slanci ideali, nuove speranze. Forse, ripartendo proprio dalla Luna.

Condivido quindi la tesi di Roberto Vittori, direttore dell'ESA, secondo il quale "tornare sulla Luna...farebbe tornare all'uomo la voglia, e soprattutto la curiosità che serve per andare oltre".

Quella curiosità che da sempre ispira gli esseri umani e che vede proprio nella Luna un approdo e una testimonianza insostituibile per esprimere la fantasia e l'arte, in ogni possibile declinazione.

Tra i tanti artisti che hanno avuto un rapporto speciale con la Luna, consentitemi in conclusione di ricordare un uomo che ha fatto grande la Rai e la cultura italiana: Andrea Camilleri.

Tra le sue opere vorrei ricordare "La Luna di carta", nono romanzo del commissario Montalbano e "La rivoluzione della luna", ambientato nella Palermo del XVII secolo.

Due romanzi che ci rimandano al rapporto fondamentale tra l'uomo e la Luna, quasi racchiuso nella dimensione del sogno.

Grazie

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