Discorsi

Candidatura Unesco di Padova Urbs Picta

Discorso pronunciato all'Università di Padova

06 Febbraio 2020

Autorità,
signore e signori,
​è con vero piacere e con personale orgoglio che porto il mio saluto e quello del Senato della Repubblica in apertura dei lavori dell'importante e prestigioso incontro di oggi.​

Ad un anno dall'ufficializzazione della candidatura di "Padova Urbs Picta" nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, ritengo giusto ed opportuno questo momento di aggiornamento di un progetto che è destinato a dare lustro a Padova, al Veneto, all'Italia intera.
​Vorrei quindi ringraziare il Club per l'Unesco di Padova e il Club Rotary Padova Est per questa iniziativa, oltre ovviamente a tutti gli autorevoli relatori, i rappresentanti delle istituzioni e i cittadini presenti.

​Una candidatura nella lista del patrimonio mondiale Unesco è molto di più di un riconoscimento di qualità.
​È la conferma di un impegno di salvaguardia e di valorizzazione compiuto da tutti i soggetti coinvolti; è un punto di partenza grazie al quale è possibile costruire una strategia internazionale di tutela, fruizione, approfondimento, promozione e marketing territoriale.​

Per il secondo anno consecutivo il Veneto ha l'opportunità di vedersi riconosciuta una propria eccellenza territoriale a livello mondiale.
​Lo scorso anno gioimmo tutti insieme per l'iscrizione del sito "Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene": un paesaggio culturale di straordinario fascino e straordinaria attrazione.

​Con "Padova Urbs Picta" sarà quindi possibile consolidare la leadership italiana che - con i 55 siti iscritti, pari solo alla Cina -, è il più bel riconoscimento per le nostre unicità naturali, architettoniche, archeologiche, storiche e urbanistiche.
​Per questa città - per la nostra città -, la candidatura sancita lo scorso gennaio dalla Commissione nazionale Unesco e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali rappresenta un'opportunità veramente straordinaria.
​Padova entrerebbe infatti nel ristretto novero delle città con più di un sito iscritto, potendo già contare su "L'orto botanico" entrato a far parte dei patrimoni mondiali riconosciuti nel 1997.
​Un'opportunità che potrà e dovrà essere colta grazie alla scelta di un percorso pittorico che - lo dico senza alcuna volontà retorica -, non ha eguali nella storia, non ha eguali al mondo.
​La città dipinta è infatti una dimostrazione di eccellenza ed unicità resa immortale da Giotto e dagli impareggiabili artisti che nel XIV secolo trassero dal maestro stimolo e ispirazione.​

​La Cappella degli Scrovegni, la Chiesa dei santi Filippo e Giacomo agli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il convento del Santo, l'Oratorio di San Giorgio e l'Oratorio di San Michele: raccontare questi luoghi significa raccontare la nostra storia, la nostra identità; significa onorare i talenti che hanno reso l'Italia conosciuta e amata in tutto il mondo, in ogni epoca.​

​Basta approfondire i criteri evidenziati nel dossier di candidatura per rendersi conto che "Padova Urbs Picta" rappresenta:
- un esempio straordinario del genio creativo dell'uomo
- il continuo interscambio di valori umani e culturali tra i protagonisti delle arti, delle scienze, della letteratura;
- la testimonianza concreta di quel passaggio fondamentale della storia dell'arte che vede il rinnovamento tecnico della tradizione antica dell'affresco da parte di Giotto;
- l'Eccezionale Valore Universale nella diversa e complementare articolazione delle sue componenti;
- una manifesta ed impareggiabile autenticità;
- la certezza di protezione e tutela.

​Per ottenere l'iscrizione nella più prestigiosa lista dell'Unesco tutto ciò però non è sufficiente.
​C'è bisogno di impegno, visione e coesione.
​Istituzioni pubbliche, mondo accademico, tessuto produttivo ed economico, associazionismo, terzo settore: ciascuno è chiamato a fare la sua parte.

​Ma è proprio questo uno dei punti di forza di questa meravigliosa idea: uno sforzo che ha visto in prima linea il Comune di Padova - ente capofila della candidatura - insieme all'Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, alla Delegazione Pontificia, alla Diocesi di Padova, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e all'Università degli Studi di Padova.​

​Il buon esito di una candidatura - come ci ha insegnato del resto la recente iscrizione delle colline del Prosecco - dipende infatti dalla completezza e dalla qualità del dossier presentato, dall'efficacia e dalla lungimiranza dei principi e delle pratiche alla base del Piano di gestione, dalla forza di un territorio di porsi come protagonista di politiche sostenibili, virtuose, condivise.
​Tutti aspetti che in questo caso viaggiano nella stessa direzione.

​Se Padova è uno scrigno di ineguagliabile valore, di bellezza assoluta e di fascino senza tempo, la forza delle sue istituzioni pubbliche, sociali, culturali ed economiche ne ha sancito il ruolo di protagonista del presente e del futuro.
​Un ruolo che può e deve renderci orgogliosi di essere cittadini di questa città, di questa Regione, di questa Nazione.
​E allora, tutti insieme, rimbocchiamoci le maniche - una cosa che i Veneti sanno fare da sempre benissimo - e costruiamo il futuro delle prossime generazioni all'insegna della bellezza, della storia, della cultura.

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