Discorsi

Scambio di auguri con la Stampa parlamentare

Discorso pronunciato nel Salone degli Specchi di Palazzo Giustiniani

17 Dicembre 2019

Buongiorno a tutti.
Ringrazio il Presidente Di Fonzo per il suo intervento e per i temi su cui ha chiesto un mio pensiero e una mia riflessione.
Ringrazio inoltre l'Associazione Stampa Parlamentare, i giornalisti e tutti gli operatori dell'informazione per la serietà, la professionalità e l'impegno dimostrati ogni giorno.

Quello che ci stiamo per lasciare alle spalle è stato un anno complesso: molte sono le questioni che hanno occupato e talvolta infiammato l'agenda politica e il dibattito parlamentare.
Abbiamo attraversato una crisi di governo che - a conferma del carattere del tutto inedito di questa Legislatura - si è conclusa con una nuova maggioranza parlamentare in parte diversa da quella formatasi poco più di un anno fa e, anche in questa occasione, composta da forze politiche che erano fortemente contrapposte alle elezioni del marzo 2018.
A livello comunitario vi è stato un profondo rinnovamento delle Istituzioni e dei suoi vertici, con esiti elettorali che hanno evidenziato un contesto sociale attraversato da profondi cambiamenti.

In questo quadro il lavoro del Senato è comunque proseguito e molti sono i provvedimenti approvati nel corso del 2019 che saranno destinati ad incidere profondamente sul nostro assetto ordinamentale.
Uno di questi è certamente il disegno di legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari.
Ancora non abbiamo certezze su quali saranno i tempi e le modalità con cui questa riforma entrerà in vigore; tuttavia non posso esimermi dall'evidenziare come la stessa dovrà essere accompagnata da una valutazione sull'opportunità di una revisione della legge elettorale, così come dei regolamenti parlamentari.

Modifiche che mi auguro possano essere adottate con il coinvolgimento di tutte le forze politiche e che dovranno necessariamente conciliare rappresentanza e governabilità, assicurare il pieno funzionamento delle Camere e preservare la centralità del Parlamento.
Una centralità che - lo abbiamo visto anche in questi giorni - è sempre più spesso compressa.
Mi riferisco anche all'esame del disegno di legge di bilancio che il Senato ha potuto approvare con forti ritardi, in prima lettura, solo nella giornata di ieri.

Ne avevamo già parlato a luglio in occasione della cerimonia del Ventaglio e in quel contesto avevo formulato l'auspicio che il Governo - ricorrendone i presupposti - valutasse la possibilità di anticipare alcune iniziative per assicurare un rispetto sostanziale delle prerogative parlamentari.
Purtroppo però insieme al Presidente della Camera Fico siamo ancora una volta dovuti intervenire per richiamare la necessità di garantire un'ordinata programmazione dell'esame di tutti i provvedimenti governativi, tra cui la legge di bilancio che è l'atto portante della politica economica e dell'assetto finanziario del Paese.

Non si tratta di un problema riferibile esclusivamente a questa Legislatura, ma negli ultimi anni la questione dei tempi di esame dei disegni di legge di iniziativa governativa sta assumendo dimensioni che, come Presidente del Senato, non posso non ritenere quanto meno preoccupanti.
Il Parlamento va rispettato.
I Senatori e i Deputati vanno rispettati: vanno ascoltate le loro idee e difeso il loro diritto di esprimerle dai banchi dell'Aula.

Per risolvere tali problemi potrebbero essere adottati accorgimenti legislativi, procedurali o regolamentari; credo però che nessun intervento normativo in materia potrà mai dirsi veramente efficace senza un nuovo patto etico e istituzionale tra Governo e Parlamento.
Un'intesa fondata sui principi della Costituzione, sulla reciproca considerazione e sul rispetto dei ruoli e delle responsabilità verso i cittadini.
Un vincolo morale - prima ancora che legislativo - a tutela del dialogo e di un confronto democratico che non può e non deve mai venir meno.

Il dibattito svoltosi solo pochi giorni fa sul Meccanismo Europeo di Sostenibilità, ad esempio, ha dimostrato proprio come la centralità del Parlamento sia un valore irrinunciabile.
Quel dibattito è stato inoltre l'occasione per tornare a parlare dell'Europa e del ruolo che l'Italia deve ritagliarsi al suo interno nel mutato scenario politico internazionale.
Il nostro europeismo non è in discussione.
L'Europa è nel DNA della nostra Repubblica.
È parte integrante della nostra storia, della nostra tradizione democratica, della nostra cultura.

Ciò che dovremmo chiederci è se essere davvero europeisti significhi accettare l'Europa così com'è o invece provare a migliorarla.
Una riflessione che deve partire dagli Stati membri, ma che deve trovare nei vertici comunitari:
- un interlocutore sensibile alle istanze che derivano direttamente dal tessuto sociale.
- Un interlocutore disposto ad aprirsi al dialogo e alla condivisione di obiettivi di crescita che diano valore alle peculiarità delle economie nazionali.
- Un interlocutore pronto a confrontarsi a livello programmatico anche con gli organi territoriali, a partire dalle Regioni, che sono in prima linea nell'attuazione delle politiche di sviluppo comunitarie.

L'anno che sta per volgere al termine, come ha giustamente ricordato il Presidente Di Fonzo, è stato caratterizzato anche da altri temi che riguardano le annunciate riforme in materia di giustizia e il dibattito sui costi della politica e sul finanziamento ai partiti.
Questioni su cui, per rispetto alla terzietà del mio ruolo e alla sovranità delle aule legislative - come comprenderete - non posso entrare nel merito.
Ritengo comunque utile approfittare di questa occasione per ricordare come la giustizia continui a presentare forti criticità sul piano della durata dei processi civili e penali.
Criticità a cui occorre porre rimedio nell'interesse primario dei cittadini e dei loro diritti, così come della competitività del nostro sistema Paese e della sua capacità di attrarre investimenti.
Ma, sulla base della mia esperienza ritengo anche che ogni riforma in materia di giustizia non debba mai prescindere da una piena condivisione delle reali problematiche con tutti gli attori coinvolti - a cominciare da magistratura e avvocatura - e da un confronto costruttivo sulle possibili soluzioni.

Per quanto riguarda poi, la delicata questione relativa a come partiti, movimenti o associazioni politiche debbano reperire le risorse per provvedere al proprio funzionamento, ritengo sia un tema che dovrà trovare spazio - quanto meno per un approfondimento specifico - all'interno dell'agenda pubblica.
Individuare una soluzione che consenta di assicurare partecipazione politica e, al tempo stesso, massime garanzie di trasparenza, potrebbe infatti contribuire a creare un nuovo clima di fiducia e di reciproco affidamento tra cittadini e istituzioni e dunque di serenità nel dibattito politico.

Sono anche convinta che spetti alle Istituzioni parlamentari dare un primo e fondamentale esempio di come la dialettica politica non debba mai degenerare in una eccessiva e improduttiva conflittualità.
Altrimenti, con quale autorevolezza potremmo contrapporre i valori della democrazia, della tolleranza e del rispetto per ogni forma di diversità ai sempre più frequenti casi di incitamento all'odio o di intolleranza che si registrano nella società reale e in quella digitale?
Uno dei casi più evidenti e dolorosi è certamente quello relativo agli attacchi e agli insulti rivolti di recente alla senatrice Liliana Segre, alla quale rinnovo la stima e la solidarietà mia e di tutti i Senatori. Ho aderito con viva soddisfazione alla proposta di una sua ideale candidatura al Premio Nobel per la pace.
Colpire lei è stato ancora più vile. Perché oltre ad un inaccettabile attacco personale, si è offesa e si è vilipesa la nostra storia, la nostra memoria.
Senza il ricordo degli errori e degli orrori del passato non avremmo costruito l'Italia repubblicana, non avremmo costruito l'Europa, non avremmo costruito il nostro presente democratico e non potremmo mai edificare un futuro di progresso e di libertà.
Su questi temi è evidente che voi giornalisti giocate un ruolo fondamentale per descrivere e raccontare il Paese reale.

Il principio della libertà di informazione - così come il dovere di fare "buona informazione", che è cosa diversa dal diritto di cronaca - resta pertanto un tema cruciale.
Il dilatarsi all'infinito dell'utilizzo della Rete e soprattutto dei social network ha infatti avviato un processo di trasformazione non solo giornalistica ma antropologica a tutti gli effetti.
Il rischio è quello di inseguire un facile consenso invece che provare a "informare", a fornire gli strumenti per mettere in condizione il pubblico di formarsi una propria opinione sui fatti.
Le notizie, oggi, si commentano ancora prima di finire di averle lette.
La corsa alla condivisione di tutto rischia di smantellare ogni filtro di analisi e di riflessione.
Si ragiona per hashtag e non per concetti; il "like" è diventato il metro del successo.
Questo è lo scenario in cui si sono sviluppate le nuove moderne patologie dell'informazione, come le fake news e i deep fake.
Patologie che rischiano di trasformare l'ecosistema digitale in un mondo nel quale riuscire a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso risulterà sempre più arduo.

Per questo, così come ho ritenuto di intervenire al convegno organizzato poco tempo fa in Senato sul tema delle deep fake, intendo promuovere nei prossimi mesi un momento di riflessione sull'impatto delle fake news su società e democrazia, anche attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, a cominciare dalle rappresentanze di giornalisti ed editori.
Va inoltre rafforzato il ruolo dei giornalisti. Va ridato valore alla vostra funzione di "mediazione culturale" e tutelata la vostra integrità, anche attraverso una riflessione sul piano economico e contrattuale.
Il pluralismo è un valore da difendere a tutti i costi e con ogni mezzo.
Ma c'è "giornalismo" e "giornalismo", questo va detto a chiare lettere e senza ipocrisie.
C'è un giornalismo fatto di professionalità, passione, devozione, di sacrificio e spesso di drammi.
Penso a Mauro De Mauro, a Giancarlo Siani, a Ilaria Alpi.
Ricordo che nel 2019 i giornalisti sotto scorta sono aumentati da 18 a 22 e che sono stati più di 400 i giornalisti e blogger destinatari di intimidazioni e minacce alla propria incolumità.
Consentitemi inoltre di ricordare in questa occasione anche Antonio Megalizzi, a un anno dalla sua scomparsa.
Un ragazzo che ha perso la vita mentre inseguiva il suo sogno.
Ho incontrato la sua famiglia e con loro ho preso l'impegno di promuovere - sempre in Senato - un'iniziativa a lui intitolata e dedicata al giornalismo di qualità. Quello che va difeso e tutelato, quello che privilegia i contenuti alla facile polemica, l'approfondimento alla congettura, e insegue la verità e non il sensazionalismo.

La ringrazio, infine, Presidente Di Fonzo per aver ricordato nel suo intervento la recente elezione della Professoressa Marta Cartabia a primo Presidente donna della Corte Costituzionale.
Un'investitura che mi ha portato a rivivere l'emozione che ho provato al momento della mia elezione a prima donna Presidente del Senato.
Entrambi questi riconoscimenti costituiscono, infatti, tasselli fondamentali di quello che ho sempre considerato un percorso di civiltà a favore delle donne, del loro ruolo nella società, nell'economia, nella politica, nelle istituzioni.
Un percorso che abbiamo il dovere di portare avanti se davvero vogliamo ambire ad avere uno Stato sempre più moderno, sempre più all'avanguardia.
Molti sono i temi con cui dobbiamo necessariamente confrontarci nel prossimo futuro.

Penso alle politiche per contrastare la denatalità e realizzare un nuovo patto generazionale; penso ad una maggiore determinazione sul fronte della sostenibilità ambientale, per ridurre le emissioni inquinanti e fronteggiare i cambiamenti climatici; penso a uno sviluppo realmente sostenibile, anche nelle dinamiche produttive e nei rapporti di lavoro.
Penso soprattutto a misure che possano valorizzare le nostre eccellenze, dal mondo dell'impresa a quello dell'arte e della cultura; al supporto che non deve mai mancare all'università, alla ricerca, ai nostri giovani talenti. La nostra principale ricchezza, il vero capitale su cui dovremmo puntare.

In conclusione, vorrei rivolgere un ringraziamento al Segretario Generale Elisabetta Serafin, ai vice segretari generali Federico Toniato e Alfonso Sandomenico e a tutto il personale del Senato per la professionalità, la disponibilità e la dedizione dimostrata ogni giorno per garantire il pieno funzionamento di tutta la struttura - il nostro e il vostro lavoro - nonostante le grandi carenze di organico che tutti conosciamo.

Consentitemi inoltre di rivolgere un sentito e referente augurio a Sua Santità, Papa Francesco, in occasione del Suo compleanno. Il Suo Alto magistero e il suo impegno per un mondo sempre più sostenibile e per uno sviluppo sempre più integrato sono di esempio per tutti.
Un'esortazione a costruire con responsabilità un futuro concreto di speranza per chi verrà dopo di noi e a comprendere il grande peso storico delle sfide globali di questo secolo.

Desidero quindi rinnovarvi anche quest'anno i sensi della più sincera cordialità e collaborazione, insieme ai miei auguri in vista del Santo Natale e delle prossime festività.

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