Discorsi

201° Anniversario di Fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria

Discorso pronunciato alla cerimonia presso la Scuola di Formazione "Giovanni Falcone" a Roma

17 Maggio 2018

Signor Capo Dipartimento, onorevole Ministro, signore e signori presenti,

nel ringraziarvi per il gradito invito a partecipare alla festa per i 201 anni di vita del Corpo di Polizia Penitenziaria, vorrei intanto soffermarmi - me lo consentirete - sull'emozione che ho provato, e che so essere comune a tutti voi, dinnanzi alla teca che custodisce i resti dell'autovettura che trasportava Giovanni Falcone il 23 maggio del 1992.

Sono passati 26 anni, eppure le emozioni, l'angoscia, la paura e l'orgoglio di quel giorno sono sentimenti ancora vivi e solo l'azione dello Stato, che in questi anni ha saputo fronteggiare la criminalità organizzata con straordinari risultati, può in parte farci superare la tristezza di quello che è stato uno spartiacque per la storia del nostro Paese.
E allora grazie di nuovo a chi ha giustamente intitolato questa struttura a Giovanni Falcone, magistrato, padre della Patria.

Da parlamentare, sin dal 1994, ho avuto la possibilità di conoscere da vicino l'attività degli agenti di Polizia penitenziaria che, ogni giorno, ribadiscono la presenza dello Stato laddove è più difficile, laddove se ne avverte ancor di più il bisogno.
Solo entrando nelle carceri, solo parlando con gli operatori che vivono quelle realtà lontano dai riflettori, con sacrificio e dedizione, si possono realmente capire i bisogni e le aspettative di chi all'interno non sta scontando una pena, ma sta - semplicemente - svolgendo il proprio lavoro.

Da Sottosegretario di Stato alla Giustizia, e quindi dal 2008, il vostro mondo è diventato anche il mio. Sono stati anni in cui ho potuto condividere effettivamente tutte le principali questioni che impattano in maniera diretta sulla vostra organizzazione, dall'inquadramento professionale alla formazione, dal reclutamento alla sicurezza, dai progetti di ampliamento e implementazione delle funzioni a quelli relativi all'adeguamento e alla modernizzazione degli Istituti.

Da allora tante cose sono state fatte, da tutti i Governi che si sono succeduti e che, pur nelle rispettive e legittime diversità, hanno sempre riconosciuto l'importanza di proseguire quel percorso di riconoscimento del ruolo del vostro Corpo.
Il Ministro Orlando, con il quale non è mai mancata la collaborazione istituzionale in questi ultimi anni in cui ho avuto l'onore di far parte del Consiglio Superiore della Magistratura, ha giustamente ricordato lo stato dell'arte dell'azione di Governo in questo specifico settore. E' indubbio che soprattutto in merito ad alcuni aspetti essenziali - penso alla questione dell'equiparazione tra le forze di Polizia, così come all'obiettivo di una vera e propria Polizia del Trattamento - i risultati raggiunti possano a buon diritto rappresentare il punto di partenza per le politiche da mettere in campo nei prossimi anni.

Da Presidente del Senato non posso quindi che confermare la stima, la vicinanza e l'attenzione verso le prossime ineludibili tappe che le Istituzioni dovranno raggiungere per adeguare e valorizzare il vostro Corpo, anche attraverso le tante sfide che andranno affrontate nell'immediato futuro.

  • La sfida digitale: le nuove tecnologie e le comunicazioni elettroniche pongono costantemente l'attenzione verso i sistemi di dialogo tra dentro e fuori le carceri.
  • La sfida dell'integrazione multietnica: la presenza di sempre più numerose e diversificate comunità straniere all'interno degli istituti rappresenta un'oggettiva difficoltà che non può e non deve ricadere esclusivamente sugli agenti in servizio, a partire dal sempre più preoccupante rischio di radicalizzazione di matrice terroristica.
  • La sfida della sicurezza e della riservatezza: la gestione dei regimi detentivi rafforzati presuppone un costante adeguamento degli standard di tutela e di gestione, anche e soprattutto a beneficio di chi vi è preposto.
  • La sfida rieducativa: il potenziamento delle attività lavorative e di socializzazione richiede la necessità di personale con specifiche e sempre più numerose competenze.
  • La sfida del reinserimento sociale: le misure alternative e l'esecuzione penale esterna, con la connessa azione di vigilanza e monitoraggio, non possono non prevedere, anche in prospettiva, un giusto ed equilibrato potenziamento degli organici.

Da questo punto di vista ricordo sempre con vero piacere una testimonianza diretta che raccolsi qualche anno fa. Fu all'interno della Casa circondariale di Padova, che da sempre è stata considerata un'eccellenza per quanto riguarda la possibilità di rieducazione attraverso il lavoro e la qualificazione professionale.
Nel corso di una mia visita istituzionale in uno dei reparti dove si producevano dolci, mi intrattenni con un agente. Gli chiesi quale fossero le principali difficoltà che incontrava - insieme ai suoi colleghi - nel quotidiano. Lui, dopo avermi detto che a breve sarebbe andato in pensione, mi confidò la sua principale preoccupazione: lasciare il servizio sapendo che nell'immediato non sarebbe stato rimpiazzato a causa della carenza di personale. Il problema non era solo di tipo quantitativo. Era in realtà legato alla mancata possibilità di trasmettere, magari a più di qualche giovane agente, il portato dell'esperienza maturata in tanti e tanti anni di servizio. Quell'esperienza che non sostituisce la formazione, ma la completa in un quadro di necessarie sensibilità e conoscenze trasversali.

Avendo superato anni in cui la crisi finanziaria internazionale ha certamente limitato le assunzioni nell'ambito della Pubblica amministrazione, credo che nella legislatura appena avviata, al netto di quelle che saranno le scelte dell'Esecutivo che si formerà, uno dei nodi fondamentali da sciogliere sarà proprio garantire un adeguamento degli organici in linea con le nuove funzioni e con il quanto mai opportuno affiancamento dei giovani con chi ha dedicato decenni di vita a questo vostro difficile ma insostituibile lavoro.
Grazie a tutti, viva la Polizia Penitenziaria

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