Discorsi

Clima: il tempo cambia. E' tempo di cambiare

Discorso pronunciato nella Sala Koch di Palazzo Madama

18 Aprile 2019

Buongiorno a tutti,

Vorrei per prima cosa rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i relatori.

Le loro competenze e le loro testimonianze sono la miglior premessa per fare di questo seminario un momento di vera riflessione e di autentico approfondimento.

Un grazie speciale a Greta, che ha percorso migliaia di chilometri per essere oggi qui con noi. Senza di te, senza il tuo coraggio, senza il tuo esempio, cara Greta, la strada per portare i temi ambientali al centro del dibattito politico internazionale sarebbe stata più difficile, più tortuosa.

Nella vita di ognuno di noi ci sono dei momenti diversi dagli altri; sono i momenti in cui ci rendiamo conto di quali sono veramente le priorità, quali sono le cose per cui vale davvero la pena battersi, cosa realmente riteniamo giusto fare.

Per me, in questo poco più di un anno alla Presidenza del Senato, queste sensazioni, queste emozioni, sono riferibili soprattutto ai sopralluoghi che ho potuto fare nelle aree colpite da calamità.

Dalla devastazione delle montagne e delle foreste venete alla Calabria colpita dall'alluvione, dai comuni terremotati del centro Italia al crollo del Ponte Morandi, abbiamo vissuto tante, troppe sciagure.

Alcune imputabili all'incuria, alla mancanza di manutenzione, a opere sbagliate -, altre invece più legate a fenomeni naturali, tutte comunque inesorabilmente riconducibili e legate all'azione o all'inazione dell'uomo.

E sempre gli occhi dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime hanno espresso dolore, rabbia, paura; oltre alla consapevolezza che tutto quello poteva essere evitato, che si sarebbe potuto e dovuto fare molto di più e meglio.

In tutti quei luoghi, in ogni situazione di criticità, la speranza ci è stata donata dai soccorritori, civili e militari, veri e propri angeli che nei momenti più tristi hanno restituito dignità all'Italia e alle sue istituzioni.

Quello che però non possiamo più ignorare e non possiamo più sottovalutare è che non si tratta di casualità, coincidenze o sfortuna. Dobbiamo necessariamente voltare pagina, uscire dall'emergenza continua e tornare ad investire in prevenzione, recupero, manutenzioni, ristrutturazioni, riuso.

Tutte le statistiche dimostrano che le calamità naturali sono in continuo aumento e che il surriscaldamento del pianeta segna una curva sostanzialmente sovrapponibile.

Effetti devastanti non solo per l'uomo, ma per l'intero territorio, per la vegetazione, per gli animali.

L'Italia, come ho avuto modo di sottolineare in diverse occasioni, è un Paese bellissimo, il Paese che amiamo, ma è anche terribilmente fragile. Bellezza e fragilità, gli stessi elementi che caratterizzano gli elementi in gioco nella sfida globale in atto.

Da questo punto di vista osservando il nostro Paese ci troviamo quasi di fronte ad una sorta di sintesi, di condensato dei processi planetari in atto. La collocazione geografica, la morfologia del territorio, la varietà di habitat, ci pone nelle condizioni di poter osservare da vicino le conseguenze dell'inquinamento e del surriscaldamento partendo dalle montagne, i fiumi, i laghi, le coste, le aree rurali e quelle urbane.

È evidente che, pur in una logica mondiale, ogni Stato è chiamato a fare la sua parte, sia nei contesti internazionali - penso agli obiettivi dell'Agenda 2030 - sia nell'attivazione di politiche domestiche che ne favoriscano il conseguimento.

Eppure per troppo tempo siamo andati avanti seguendo modelli di evoluzione sociale che non hanno tenuto in alcun conto l'ambiente, il rispetto del territorio, la vita del pianeta.

Per questo gli sforzi compiuti negli ultimi anni, per alcuni aspetti anche significativi - penso in particolare all'aumento delle energie rinnovabili -, appaiono purtroppo ben poca cosa rispetto alla cruciale e non rinviabile sfida che ci attende.

Le Istituzioni, tutte le Istituzioni, hanno una sola via percorribile: ispirare le politiche pubbliche ad una totale sostenibilità.

E qui consentitemi un ringraziamento al prof. Giovannini per quanto ha fatto e sta facendo attraverso l'Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile e a tutti coloro che si battono per infondere nei cittadini la consapevolezza di quale sia la posta in gioco.

Il tema è molto semplice, dobbiamo fare in modo che le future generazioni possano ricevere le stesse opportunità e le stesse risorse di quante ne abbiamo a disposizione oggi. Se non di più.

Lo sfruttamento intensivo delle materie prime, gli idrocarburi, l'urbanizzazione selvaggia, la mancata tutela del patrimonio culturale sono evidentemente direttrici sbagliate e destinate a compromettere il lascito che dovremmo invece garantire ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Sviluppo sostenibile significa inoltre porre al centro la qualità della vita, il benessere sociale, l'equilibrio tra i fattori economici, la loro circolarità. E poi istruzione, lotta alle diseguaglianze, dignità nel lavoro, inclusione sociale.

Per perseguirlo siamo dunque chiamati ad una doppia sfida, tutta giocata tra innovazione e tradizione.

L'innovazione è infatti l'arma più preziosa che abbiamo per rendere sostenibili le molteplici attività che la contemporaneità ci impone: dalla manifattura alle nuove tecnologie, dalla mobilità alle tecniche di coltivazione.

Dal riutilizzo dei semi-lavorati alle nuove tecniche di produzione energetica, la scienza ha dimostrato e sta dimostrando di poter accompagnare i popoli verso un corretto uso delle risorse e sostenere un nuovo approccio culturale.

La tradizione è invece il portato di quel sapere, tramandato di generazione in generazione, che non possiamo e non dobbiamo disperdere. Conoscenze spesso legate a prassi e a costumi consolidati nel tempo che hanno garantito un equilibrio con la natura che dobbiamo assolutamente riscoprire.

Penso a quante colline italiane presentano rischi di tenuta idro-geologica e a quanto sia stata invece efficace e compatibile con l'eco-sistema la tecnica dei terrazzamenti; o quante aree agricole abbiano resistito di più e meglio alle calamità grazie all'opera secolare dei contadini che hanno preservato la loro terra da speculazioni di ogni tipo.

Penso alla unicità dell'eco-sistema fluviale del Tagliamento, ammirato e studiato in tutto il mondo.

Innovare rispettando la parte migliore e più preziosa del passato, è questa la strada per poter conseguire risultati strutturali; per fare questo c'è anche un evidente bisogno di un nuovo approccio sociale, economico e culturale, basato sull'etica della responsabilità.

Quando è in gioco l'ambiente non possono esserci scorciatoie, non si può far prevalere il mero interesse economico, non si possono utilizzare politiche di breve e brevissimo periodo.

La Nostra Casa è in fiamme.

È questo il titolo scelto da Greta per il suo libro, è questa la sintesi più efficace dell'attuale stato di salute del pianeta.

Riscaldamento terrestre sopra ogni previsione, calamità naturali sempre più fuori controllo, pensate solo alle conseguenze inimmaginabili del ciclone che ha colpito pochi giorni fa il Mozambico, o agli incendi che meno di un anno fa hanno devastato il nord della California o allo tsunami che ha colpito lo scorso settembre la città di Palu, in Indonesia, con un bilancio di oltre 2 mila morti.

E poi desertificazione, siccità, riduzione dell'area polare, livelli di inquinamento che, per citare uno degli ultimi studi dell'Onu, stanno seriamente pregiudicando le condizioni di salute di milioni e milioni di esseri umani nel mondo.

Tutto questo non può lasciare nessuno indifferente, tutto questo non può più essere accettato.

Per questo sono convinta che i giovani, i tanti giovani che in tutto il mondo sono scesi in piazza per difendere il pianeta, il loro futuro, il futuro di tutti noi, costituiscano una grande speranza e una bellissima realtà.

La Nostra casa è in fiamme, non c'è più tempo da perdere.

E ognuno deve fare la sua parte.

Per questo sottolineo con piacere alcune buone prassi messe già in campo dal Senato:

- adesione al progetto "plastic free", per l'eliminazione di imballaggi e oggetti di plastica usa e getta;

- utilizzo per ragioni di servizio di auto elettriche e ibride;

- installazione di lampade a basso consumo in tutti gli ambienti di lavoro interni;

- digitalizzazione dei servizi legislativi, per una significativa riduzione dell'utilizzo di carta.

A questo vorrei inoltre aggiungere la mia personale proposta - già più volte sollecitata - di istituire una commissione bicamerale d'inchiesta sul dissesto idrogeologico, per mappare le aree del Paese a rischio e mettere a punto una normativa in grado di supportare la rinascita dei territori colpiti da disastri e calamità naturali. Una proposta che è già stata depositata come disegno di legge, sia alla Camera sia qui in Senato, e che spero possa essere quanto prima discussa e approvata.

E infine, consentitemi due brevi ma importanti annunci:

- nell'ambito delle attività che annualmente il Senato della Repubblica mette in campo a favore delle scuole per favorire una cittadinanza consapevole, da quest'anno ci sarà una nuova iniziativa, riservata alle scuole superiori, per premiare idee e progetti legati all'ambiente e alla salvaguardia del territorio.

- a breve il Senato metterà inoltre a disposizione le e-byke per favorire una circolazione a impatto zero tra le splendide vie di Roma.

Ma siccome le cose da fare sono tante e il tempo a nostra disposizione non è assolutamente sufficiente, vorrei dare a tutti voi appuntamento al prossimo anno, qui in Senato, per confrontarci e per valutare se nei 12 mesi trascorsi saremo stati - tutti insieme - in grado di portare a termine questi primi fondamentali obiettivi.

Grazie a tutti

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