Discorsi

Inaugurazione Vinitaly

Discorso pronunciato a Veronafiere

07 Aprile 2019

Buongiorno a tutti,
è per me un vero piacere poter inaugurare per il secondo anno di seguito il Vinitaly, una manifestazione che è ormai una consolidata realtà a livello internazionale. Negli anni, anche grazie ad una perfetta sinergia con le Istituzioni locali, questo appuntamento ha saputo innovarsi e rendere sempre più efficace la sua capacità di conquistare nuovi mercati e, contemporaneamente, conquistare i cuori dei visitatori. Un'attività che si sviluppa durante tutto il corso dell'anno e in tutti e 5 i continenti, coniugando i propri ambiziosi obiettivi sia sotto il profilo quantitativo sia sotto lo strategico aspetto della qualità.

La 53esima edizione del Vinitaly potrebbe dunque essere rappresentata dai suoi straordinari numeri: 100 mila metri quadrati di spazio espositivo - uno dei tanti primati registrati quest'anno -, oltre 4mila aziende presenti, provenienti da 35 nazioni, per un catalogo composto da più di 16 mila etichette. Dati eccezionali, che confermano la lungimiranza di Veronafiere nell'accompagnare e sostenere il di Vinitaly con una serie di azioni concrete che ne stanno esaltando il posizionamento a livello globale. Mi riferisco ai nuovi servizi digitali, all'attenzione alle nuove tecnologie, alla capacità di mettere a disposizione sempre nuovi spazi e all'intuizione di una virtuosa ed intelligente diversificazione dell'offerta per gli operatori professionali e per gli appassionati. Una intuizione che non solo ha reso possibile l'affermazione del Vinitaly nel comparto business, ma ha concretamente contribuito a realizzare una intesa profonda ed inimitabile con il territorio. Questa è infatti una realtà straordinariamente importante per il Veneto e per l'Italia, una vetrina dove storia, qualità e novità possono incontrarsi e farsi apprezzare da compratori provenienti da oltre 50 Paesi.

È inoltre universalmente riconosciuta e apprezzata la capacità di realizzare un "unicum" con la città, con il centro storico veronese che si mostra in tutta la sua bellezza tra arte, cultura, musica, degustazioni. Verona, una delle città più belle del mondo, si mette in mostra attraverso le sue piazze, le vie più ricercate, il lungadige, i monumenti, le chiese, i luoghi che conservano e mostrano la nostra memoria, la nostra storia. Una festa del gusto, della bellezza, dello stare insieme, della partecipazione, delle nostre più antiche tradizioni e testimonianze. Come ci ha ricordato Papa Francesco: "Non c'è festa senza vino, immaginatevi di finire le nozze di Cana bevendo tè".

Sottolineo questi aspetti perché è assolutamente evidente che il nostro futuro, il futuro dell'Italia, passa anche attraverso una nuova prospettiva nel rapporto tra economia, ambiente e territorio. Una prospettiva che dovrà sempre più essere declinata tramite la sicurezza, la sostenibilità, la fattiva collaborazione tra l'uomo e la natura. I cambiamenti climatici in atto ci dimostrano che laddove non si sia investito in prevenzione le conseguenze possono essere devastanti. Purtroppo, anche nelle realtà in cui questo equilibrio è stato meticolosamente e gelosamente custodito - penso ovviamente alle montagne venete - la violenza delle calamità naturali ha dimostrato di non conoscere ostacoli e di poter causare guai seri per l'intero territorio coinvolto. E allora, recuperando quella antica saggezza che i nostri avi ci hanno tramandato, non può esserci migliore cura di quella garantita da chi ogni giorno lavora i propri terreni, preserva i raccolti, porta avanti con tradizione e innovazione le lavorazioni. In Italia gli ettari coltivati a vigneto sono oltre 650mila, con più di 300mila aziende agricole che lo scorso anno hanno ancora una volta realizzato la prima produzione al mondo, con 55 milioni di ettolitri di vino prodotti e commercializzati. Negli ultimi anni ci siamo abituati, quando parliamo di ambiente, a ritenere negativa - se non addirittura nefasta - l'opera dell'uomo.

Dobbiamo invece recuperare la lucidità di saper distinguere, perché laddove c'è un vigneto - o un uliveto, un orto o una coltivazione - c'è attenzione, c'è rispetto per la terra; e c'è quindi equilibrio, sicurezza e benessere. Quel benessere che, come ci dicono tutti gli indicatori economici, passa per il nostro Paese anche e soprattutto dalle esportazioni, come ci insegna la nostra storica e conclamata capacità di Paese trasformatore. Oltre 6 miliardi di vino esportato lo scorso anno, con una crescente presenza nei mercati in espansione, dimostrano come questo settore sia assolutamente strategico per l'economia nazionale. Anche perché se le bottiglie di vino italiano sono ben posizionate sugli scaffali dei più importanti e prestigiosi market del mondo, c'è anche un evidente e redditizio ritorno in termini generali per l'intera produzione agroalimentare italiana.

Lo puntualizzo perché, anche da questo punto di vista, Vinitaly svolge un ruolo fondamentale per promuovere e diffondere i nostri prodotti, sia nei mercati dove sono già affermati - penso all'Europa e agli Stati Uniti - sia dove si registrano i margini di crescita potenzialmente maggiori - in particolare in Cina e in generale nei mercati asiatici. Luoghi dove nei prossimi anni registreremo fattivamente la capacità dell'intero ambito viti-vinicolo di saper fronteggiare una concorrenza sempre più planetaria.

L'enogastronomia italiana non può essere infatti descritta come un semplice settore; è in realtà un vero e proprio mondo, dove tradizioni, sapori, aromi, ricette e profumi si integrano e si completano per dar vita a quella dieta mediterranea che ci ha reso e ci rende unici al mondo. Dietro i prodotti c'è poi la loro storia, i luoghi, gli ambienti, le peculiarità locali che rappresentano una ricchezza antropologica senza pari. Quella stessa ricchezza che il Vinitaly ha saputo comprendere e incamerare in un progetto in grado di accogliere e mostrare l'olio, la birra, il cibo e tutto ciò che, dal confezionamento agli accessori, rende ogni degustazione un'esperienza unica, indimenticabile e non clonabile.

Il vino è quindi una risorsa preziosa per il nostro Paese, e i produttori e tutti coloro che partecipano alla filiera sono gli artefici quotidiani del futuro delle nostre terre. Un futuro responsabile, come i progetti a favore del bere consapevole; un futuro sostenibile, che si tramanda di generazione in generazione accrescendo il proprio valore; un futuro di qualità, come attestano le certificazioni e i consorzi per prodotti sempre più eccellenti. E siccome la serata di gala di apertura della 53esima edizione del Vinitaly è stata dedicata alla ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, consentitemi di salutarvi con le parole che proprio Leonardo dedicò al protagonista assoluto di queste giornate: "Et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni".

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