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Lunedì 2 Dicembre 2019 - 169ª Seduta pubblica

(La seduta ha inizio alle ore 15:35)

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha reso un'informativa sulle modifiche al Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità.

Il Presidente Conte ha affermato che le gravi accuse, rivoltegli da forze politiche di opposizione, di tradimento dell'interesse della Nazione esulano dalla normale dialettica politica, sono prive di fondamento, inquinano il dibattito e generano allarme e disaffezione nell'opinione pubblica. Ha quindi ricostruito i passaggi del negoziato della riforma del trattato, che è iniziato nel dicembre 2017 con un pacchetto di proposte avanzate dalla Commissione europea per il completamento dell'unione economica e monetaria, soffermandosi sui momenti di interlocuzione con le Camere. Il Presidente del Consiglio, in coerenza con la risoluzione approvata dal Parlamento, si è sempre dichiarato contrario a una ristrutturazione predefinita del debito e a meccanismi rigidi che esautorano politiche efficaci e rischiano di aumentare l'instabilità finanziaria; alla prima riunione dell'eurogruppo ha chiesto una logica di pacchetto su MES, assicurazione europea dei depositi e riforma del bilancio dell'eurozona con funzioni di stabilizzazione; ha chiesto approfondimenti e ha manifestato contrarietà a una riduzione delle prerogative della Commissione europea sulla sorveglianza fiscale. Il Presidente Conte ha evidenziato che nessun trattato è stato ancora firmato, ciò che accadeva ai tavoli europei era conosciuto dai membri del precedente Governo, i diversi passaggi sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri. Il debito pubblico italiano è sostenibile e non s'intravede alcuna necessità di ricorrere al MES, le polemiche e le accuse danneggiano la trattativa e distolgono forze da una riforma più complessiva dell'architettura europea. Il nuovo trattato del MES raddoppia le risorse per fronteggiare eventuali crisi finanziarie, non prevede automatismi e modifiche sostanziali, ma recepisce la richiesta italiana di inserire un riferimento alla discrezionalità e al ruolo di valutazione e garanzia della Commissione europea (contro la richiesta di affidare la valutazione della sostenibilità del debito al MES). Il punto d'equilibrio raggiunto nella trattativa è in linea con l'interesse nazionale, garantisce che i risparmi nazionali non vengano impiegati verso Paesi che non sono in grado di restituire i debiti, e consente di affrontare le altre parti del negoziato che l'Italia ha sempre sollecitato in vista di una maggiore integrazione. E' interesse del Paese proseguire la trattativa secondo una logica di pacchetto, puntando a una reale mutualizzazione dei rischi, un ampliamento dei fondi e degli obiettivi del bilancio europeo, una maggiore integrazione dei mercati finanziari europei.

Hanno quindi preso la parola i sen. Emma Bonino (Misto), Nadia Ginetti, Marino (IV-PSI), Monti (Misto), i quali ritengono che la complessità del tema sia stata sfruttata da forze antieuropeiste per fare disinformazione e ciò stia minando la credibilità del Paese. Il sen. Salvini (L-SP) ha ricordato le perplessità sul Mes espresse dal presidente ABI e dal governatore della Banca d'Italia, si è dichiarato d'accordo con il M5S che alla Camera ha chiesto modifiche al Trattato, ha richiamato la vicenda della Grecia, ha affermato che il Mes è in realtà un fondo taglia Stati e salva banche tedesche. I sen. Pittella e Marcucci (Pd) hanno invitato il Governo a proseguire la trattativa per una revisione del Fiscal compact e degli attuali meccanismi finanziari, in direzione di un più efficiente sistema di governance delle politiche fiscali. Secondo il sen. Urso (FdI), che ha sempre votato contro i documenti di riforma del Mes, non c'è stato un dibattito per consentire al Parlamento di esprimere un indirizzo e il Presidente del Consiglio ha ingannato il precedente Governo, che è infatti caduto quando è diventata chiara la strada intrapresa in Europa; il Premier ha compromesso l'interesse nazionale perché il testo sul Mes è ormai chiuso e l'Italia non ha potere contrattuale rispetto agli altri due pilastri della riforma bancaria. Infine, la manovra di bilancio, che aumenta debito e deficit, rischia di costringere l'Italia a ricorrere a un fondo di asservimento degli Stati. I sen. Gasparri e Cangini (FI) hanno ricordato che il Gruppo, pur essendo europeista, è da tempo critico nei confronti del deficit di democrazia dei meccanismi decisionali europei: la tecnocrazia e l'irresponsabilità politica sono solidali. Così come il bail in, e prima ancora il fiscal compact, sono passati in silenzio, il dato politico odierno è che il Premier si è sottratto al dovere di sottoporre la riforma del Mes al giudizio del Parlamento. In un momento di crisi, il metodo del silenzio non può funzionare, solo coinvolgendo il popolo è possibile rilanciare l'Europa. I sen. Lorefice e Perilli (M5S) hanno respinto le accuse di tradimento, ma hanno ribadito la richiesta di una sospensione in vista di una valutazione della riforma nel suo complesso: l'Italia, che pure è un contributore netto del Mes, rischia di finire tra un gruppo di Paesi che devono sottostare a valutazioni tecnoburocratiche molto invasive. Secondo la sen. De Petris (Misto-LeU), anche se la ristrutturazione automatica è sventata, sono in questione i criteri di valutazione di sostenibilità del debito che ripropongono la logica del Fiscal compact; occorre dunque procedere secondo una logica di pacchetto, migliorando i trattati. Il sen. Bagnai (L-SP) ha osservato che il Mes non serve per risolvere una crisi; la Lega è sempre stata contraria al Mes ma in passato ha creduto nella possibilità di un'interlocuzione seria con L'Europa. Il Premier, nell'ambito del precedente Governo, non ha condiviso il testo di riforma con gli altri Ministri e anche oggi non ha chiarito se un accordo così rilevante è concluso o no. Il sen. Malan (FI) ha evidenziato la spaccatura del Governo: secondo il Ministro dell'economia il trattato non è emendabile, secondo il Ministro degli esteri non va ratificato. L'incertezza, anche sulla legge di bilancio, indebolisce il Paese.

(La seduta è terminata alle ore 18:46 )

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