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Scaffale della memoria
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Scaffale della memoria

Agostino Bertani, Proposta di inchiesta parlamentare sulle condizioni della classe agricola e principalmente dei lavoratori della terra in Italia

Il 7 giugno 1872 il deputato dell'estrema sinistra radicale Agostino Bertani, medico e patriota compagno di Mazzini, Cattaneo e Garibaldi nell'opera di risorgimento e unificazione nazionale, presentò nell'Aula della Camera una proposta di inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori agricoli italiani, firmata da altri quarantanove colleghi di vario orientamento politico, con l'obiettivo specifico di acquisire dati e informazioni organiche in merito allo stato dei coltivatori della terra e alle difficoltà che ne affliggevano l'esistenza, minandone la produttività. La finalità sottesa a tale iniziativa non appariva tuttavia meramente utilitaristica, bensì ispirata a un rispetto dei principi di giustizia, opportunità e prudenza che, se da un lato denotava una spiccata valenza etica, con l'esigenza di "riparare i mali" e raccogliere il grido di dolore echeggiante da ogni regione d'Italia, "dall'estrema Sicilia agli ubertosi piani irrigati della Lombardia", conseguiva altresì il risultato di prevenire i danni che il disagio della numerosa classe agricola avrebbe potuto cagionare all'ordine sociale della giovane nazione.

Come dichiarato da Bertani nel testo della relazione introduttiva, l'intendimento espresso nella proposta era appunto "conservatore e progressista ad un tempo", e fu proprio questa duplice natura a contrassegnare le vicende e gli sviluppi successivi dell'inchiesta che da essa prese faticosamente le mosse quattro anni dopo, nel 1876, in seguito all'unificazione del progetto con quello dell'allora ministro dell'agricoltura Castagnola e del suo successore Finali. Lo schieramento politico si divise infatti tra chi riteneva di dover porre l'accento sugli aspetti più squisitamente economici della questione e chi si mostrava invece più interessato ai fattori sociali, con un acceso dibattito che dilatò oltremodo l'iter parlamentare dell'iniziativa. Del resto, già dall'appassionato discorso di Bertani traspariva sia un illuministico desiderio di far luce sulle miserie e le sofferenze dei contadini, perennemente vessati da proprietari rapaci e in stato di penoso abbandono perfino alle porte di Roma, sia un accorto e perspicace calcolo politico circa le disastrose conseguenze che una sottovalutazione o, peggio, un mancato riconoscimento del problema avrebbe comportato. Dovere morale dei rappresentati della nazione era dunque quello di farsi carico della questione, approfondendola anche da un punto di vista umano e indagando nel dettaglio su aspetti cruciali come situazione abitativa, alimentazione, condizioni igienico-sanitarie degli agricoltori, con l'indubbio vantaggio di conoscere e poter analizzare a fondo quella che appariva come una vera e propria emergenza sociale.

L'intento di "prevenire dei danni" e di "promuovere, infine dei conti, del bene" non poteva che pervenire all'altissimo scopo già delineato da Cattaneo, devotamente citato da Bertani nella sua breve dissertazione, cioè quello di "recare alle singole patrie municipali ed alla patria comune un'intima e verace cognizione di se medesima", vero presupposto per ogni istanza di progresso che una nazione degna di questo nome volesse perseguire. Ed è forse in tale consapevolezza che va ricercato il senso profondo di questa iniziativa parlamentare, il cui messaggio di rigore morale e spiccata umanità continua a rimanere valido per chiunque intenda portare un contributo, a livello politico e sociale, al miglioramento della collettività.

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