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Scaffale della memoria
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Scaffale della memoria

Federico Chabod, La Valle d'Aosta, L'Italia e la Francia

Nell'estate del 1944, mentre in tutta l'Italia settentrionale ferveva la lotta contro l'occupazione nazista ed il regime di Salò, sul confine nord occidentale la Resistenza, fortemente caratterizzata in senso autonomista, si trovava a dovere fronteggiare, oltre al nemico dichiarato, anche i tentativi del governo francese guidato dal generale de Gaulle di annessione della Valle d'Aosta. Non mancavano, tra la popolazione e all'interno della Resistenza, autorevoli sostenitori di questa opzione, alcuni dei quali avevano sostenuto che lo stesso Emile Chanoux, esponente di punta della Resistenza e convinto federalista, assassinato dai nazifascisti, non fosse rimasto insensibile all'ipotesi annessionista. In quello stesso periodo, all'apice delle fortune del separatismo, Federico Chabod, illustre storico e membro del Partito d'Azione, intraprese il suo infaticabile impegno per contrastare tale orientamento, diventando ben presto il punto di riferimento per tutte le correnti filoitaliane all'interno del mondo politici e della Resistenza della Valle. La sua posizione era stata già illustrata chiaramente nel contributo inviato al Convegno di Chivasso, del dicembre 1943, nel quale esponenti dell'autonomismo valdese e valdostano si erano incontrati per redigere, nella "Dichiarazione dei rappresentanti delle zone alpine", il primo documento nel quale il futuro politico delle valli era basato sui principi del federalismo e dell'autogoverno. L' autonomismo di Chabod guardava infatti al tema delle "piccole patrie" senza rinchiudersi in alcuna angustia localistica, ma anzi sottolineando il ruolo che il centralismo e l'oppressione delle minoranze avevano svolto nel fare sorgere gli irredentismi, i rancori nazionali, le intolleranze tra etnie che avevano contribuito ad accendere l'incendio europeo nella prima metà del XX secolo e, per contrasto, i vantaggi che sarebbero derivati dall'autogoverno delle aree di confine, senza alcun pregiudizio per l'unità nazionale, che ne sarebbe anzi uscita rafforzata. Unitosi ad una delle bande operanti nella Valle, la banda Crétier, con il nome di battaglia di Lazzaro, Chabod si rivolse in primo luogo alle forze della Resistenza, alla quale egli stesso prendeva ormai parte, sollecitando il CLN piemontese ed il CLNAI ad assumere una posizione pubblica chiaramente ed esplicitamente favorevole alla piena autonomia della Valle d'Aosta. A tal fine, redasse tre memoriali: il primo, nel settembre 1944, immediatamente successivo al colloquio con il capitano Fasso, capo di una missione dell'esercito gaullista incaricato di sondare la consistenza delle correnti annessioniste, e rivolto al CLNAI, per sensibilizzarlo sulla questione valdostana; il secondo, che qui si presenta, dedicato alla popolazione locale e gli stessi annessionisti, e volto ad impostare una discussione sui contenuti delle proposte autonomiste e contro l'annessionismo, e il terzo, del 10 ottobre, indirizzato al ministro della guerra del Governo italiano, senatore Alessandro Casati, con l'intento di segnalare l'improcrastinabilità della concessione dell'autonomia alla Valle, come unico rimedio per ostacolare le correnti filofrancesi. Il primo memoriale portava la data del 20 settembre 1944, e costituiva un vero e proprio grido d'allarme sul passaggio di importanti settori della popolazione da posizioni autonomiste all'annessionismo alla Francia. L'autore passava in rassegna le possibili motivazioni di tale atteggiamento, riconducendole sia al negativo retaggio del governo fascista sia agli strascichi del secessionismo a suo tempo coltivato, soprattutto nelle giovani generazioni, e, pur mantenendosi sulle generali circa l'effettiva portata del movimento, ne segnalava la pericolosità nella fondatezza di alcuni argomenti di carattere molto pratico, osservando che "la spinta decisiva dell'annessionismo di questi ultimi mesi è costituita senza dubbio alcuno dal desiderio di non condividere più oltre le sorti di un'Italia rovinata, costretta ad un puro lavoro di ricostruzione e di partecipare invece al destino, assai meno fosco nel prossimo avvenire, di una Francia più ricca". Chabod non escludeva che il secessionismo fosse utilizzato strumentalmente per strappare concessioni di tipo autonomista quanto più possibile larghe al governo italiano, ma ne sottolineava egualmente la pericolosità, sia perché avrebbe creato difficoltà all'opzione autonomistica verso la quale si andava orientando tutti i partiti antifascisti, sia perché incoraggiava l'ambizione del generale de Gaulle, desideroso di presentare la Francia a tutti gli effetti come una delle potenze vincitrici della guerra. Si trattava dunque di contrastare la tendenza annessionistica appropriandosi in pieno delle rivendicazioni autonomistiche, poiché "se stolto e turpe è il programma degli annessionisti, non stolti e turpi sono i desideri degli autonomisti." La condizione per assicurare l'italianità della Valle, insisteva Chadob, era riconoscerle adeguate forme di autogoverno, attraverso una "dichiarazione ufficiale che rassicuri i valdostani sul loro avvenire […]" da parte dei partiti del CLN e dell'Esecutivo. Il memoriale passava quindi a tratteggiare le forme della futura autonomia politico-amministrativa, basata su un Consiglio regionale eletto a suffragio universale e dotato di ampi poteri, chiamato ad eleggere a sua volta il Presidente della Regione e una Giunta di governo. Una particolare attenzione era poi rivolta alla questione del bilinguismo, da ripristinare nelle scuole e nella pubblica amministrazione, i cui atti, con la sola eccezione di quelli della magistratura, sarebbero stati redatti indifferentemente in francese o in italiano. Infine, soffermandosi sulla situazione economica della regione, Chabod ne ricordava l'endemica povertà e la tendenza allo spopolamento; proponeva pertanto di ridurre i vincoli all'emigrazione temporanea, di promuovere l'industria turistica e di favorire la formazione di zone franche doganali. Il tema centrale, peraltro, rimaneva quello riguardante il regime delle acque: la proprietà di esse avrebbe dovuto essere trasferita alla Regione, che, tramite il Consiglio, avrebbe potuto concedere alle imprese il diritto di costruire impianti idroelettrici dietro pagamento di un canone, che avrebbe dovuto costituire una delle più importanti entrate del bilancio regionale, favorendo così il ritorno ai valdostani della loro principale ricchezza. Mentre il primo memoriale si proponeva di tracciare un progetto di autonomia che potesse offrire le coordinate generali per definire un impegno del CLNAI e del Governo di Roma, il secondo, redatto appena sette giorni dopo, il 27 settembre 1944, si rivolgeva, come detto, a tutt'altro interlocutore: la generalità della popolazione valdostana, e in particolare i sostenitori dell'annessionismo (Chabod stesso di era incontrato con l'avv. Page, esponente di primo piano di tale corrente). Il memoriale-saggio "La Valle d'Aosta, la Francia, l'Italia" (pubblicato negli anni '60 dal fratello dello storico, Renato) rappresenta in effetti una confutazione sistematica delle argomentazioni degli annessionistici, esaminate in toni pacati e senza alcuna forzatura polemica, sotto i vari versanti politico, economico, militare, per concludere in favore dello sviluppo dell'autonomia regionale nell'ambito dell'unione con l'Italia: contrariamente alla Francia, argomentava Chabod, quest'ultima avrebbe dovuto affrontare al termine della guerra una fase di radicale riforma dell'ordinamento statale, riforma di cui la questione delle autonomie avrebbe costituito l'elemento portante, tanto più che, anche a prescindere dai programmi dei partiti a tendenza nettamente decentralizzatrice (Partito d'Azione e Democrazia Cristiana), i valdostani non erano i soli, in Italia, a rivendicare forme speciali di autonomia: oltre ai vicini valdesi, andavano considerati i più lontani, ma molto più numerosi e quindi forti, siciliani e anche i sardi. E non mancavano di già dichiarazioni e provvedimenti del Governo Bonomi che lasciano trasparire un orientamento tutt'altro che sfavorevole a tali rivendicazioni. Il memoriale elencava inoltre gli svantaggi dell'annessione alla Francia, sotto il profilo economico, poiché l'energia idroelettrica prodotta dalla Valle poteva essere agevolmente convogliata verso la pianura padana, mentre per raggiungere la Francia avrebbe dovuto essere attraversare le Alpi, con opere molto onerose e poco convenienti; sotto il profilo politico e culturale, poiché recidere i legami tra la Valle ed il territorio padano avrebbe stroncato vincoli ed interessi comuni secolari, senza particolari vantaggi neanche per la Francia, che. In forza del suo tradizionale centralismo, avrebbe probabilmente trasformato la regione in un presidio militare di frontiera, con ben poche speranze di rinverdire le tradizioni autonomistiche, che la rifondazione dello Stato italiano lasciava invece intravvedere. Il lettore potrà cogliere la ricchezza dell'argomentazione, nella quale lo storico si sovrappone costantemente al politico, e la sua complessità, analoga a quella che si riscontra nel terzo memoriale indirizzato al conte Casati, ministro della Guerra, insieme ad una lettera, dello stesso tenore, indirizzata all'amico Ugo La Malfa. Poiché lo scopo era quello di sollecitare un'iniziativa del Governo di Roma, che si era dimostrato fino a quel momento poco convinto dell'effettiva pericolosità dell'annessionismo, il testo dava conto degli orientamenti dei principali esponenti della corrente filofrancese, per sottolineare l'urgenza di una presa di posizione esplicita dei partiti antifascisti e del Governo, nel senso della concessione immediata di uno statuto di autonomia alla Valle d'Aosta, che avrebbe dato nuova forza alle componenti filoitaliane, maggioritarie nello schieramento della Resistenza, ma penalizzate dalla pressione militare francese. Gli sforzi di Chabod non furono vani: dopo una lunga gestazione, il governo presieduto da Ferruccio Parri, che, durante la Resistenza, aveva mostrato una particolare sensibilità sulla problematica valdostana, adottò il decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1945, n. 545 ("Ordinamento amministrativo della Valle d'Aosta"), che se da un lato scontava il fatto che il contesto politico e psicologico romano, preso dalla miriade dei problemi della ricostruzione, aveva ridimensionato la centralità che l'arroventato clima del dopo Liberazione valdostano aveva assunto per i suoi protagonisti, dall'altro rappresentava una indubbia e rilevante novità nel quadro istituzionale italiano, ed una modalità radicalmente diversa di affrontare il tema del decentramento, fino ad allora gestito prevalentemente come decentramento burocratico mediante l'istituzione degli Alti Commissari e delle Giunte consultive per la Sardegna e per la Sicilia. Il decreto n. 545 era accompagnato dal decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre1945, n. 546, recante le misure di carattere economico, tra le quali un particolare rilievo era assunto dal compromesso intervenuto sul regime delle acque: la proprietà delle acque pubbliche, prevista in un progetto elaborato dal CLNAI, era trasformata in un regime di concessione gratuita alla Valle, per novantanove anni, di tutte le acque pubbliche della regione, ad esclusione di quelle che alla data di entrata in vigore del decreto avessero già formato oggetto di uso o di concessione, creando un vincolo che avrebbe determinato non poche delusioni. Tuttavia, il risultato raggiunto era di grande rilievo. Chabod, designato alla presidenza del primo Consiglio regionale, di nomina governativa, rimase in carica per pochi mesi: dopo la manifestazione filofrancese del 26 marzo 1946, durante la quale, per avere tassativamente rifiutato di ricorrere alla forza pubblica, fu aggredito dai manifestanti, si convinse della necessità di pervenire ad un chiarimento politico in seno al Consiglio e, spinto probabilmente anche dal desiderio di tornare ai suoi studi, il 17 ottobre dello stesso anno si dimise, abbandonando definitivamente la scena politica locale.

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