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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

Omaggio a Vilma Alberani

alberaniIl 12 gennaio scorso è venuta a mancare Vilma Alberani (1933-2012), una figura di rilievo per l'intera comunità bibliotecaria italiana per l'intensa attività svolta come socia dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e nella veste prima di bibliotecaria presso la Biblioteca dell'Istituto Superiore di Sanità, poi di responsabile delle Attività editoriali dello stesso Istituto.

All'interno dell'AIB la Alberani ha rivestito numerose cariche e ruoli, prima Presidente della Sezione Lazio, poi coordinatrice della Commissione nazionale Informazione e Documentazione e del Gruppo di lavoro sulla Letteratura grigia, che è stato uno dei suoi interessi più duraturi, come testimonia il suo volume pubblicato da NIS nel 1992 dal titolo La letteratura grigia.

Si è inoltre occupata dell'albo dei bibliotecari italiani ed è stata promotrice e responsabile per molti anni della rubrica Letteratura professionale italiana (LPI) all'interno del "Bollettino AIB", la cui "idea nacque in una circostanza suggestiva: durante un ballo (di bibliotecari e documentalisti, naturalmente) su un battello che solcava il Danubio", come ci ricorda Giulia Visintin. Nel 1993 è stata insignita del titolo di socio d'onore dell'Associazione Italiana Biblioteche.

La sua carriera professionale non può però essere disgiunta dalla sua personalità, volitiva e determinata, nonché dotata di un'ironia pungente, tutti aspetti che molti bibliotecari italiani hanno voluto omaggiare sulla lista dei bibliotecari italiani AIB-CUR subito dopo la notizia della sua scomparsa. Ci limitiamo qui a qualche ricordo che ne tratteggia il carattere umano e lo spessore professionale.

Così ne parla Stefano Parise, attuale Presidente dell'AIB: "Vilma amava le biblioteche e l'AIB in maniera oserei dire viscerale. Per lei la militanza associativa era il completamento naturale di quella professionale e doveva essere caratterizzata dalla serietà e dalla moralità che si richiede a qualsiasi professionista. Questo sentimento la portava spesso a denunciare senza mezzi termini ciò che non riteneva coerente con tale condotta. Mi piace ricordarla indomita, battagliera nell'indicare a tutti che la militanza nell'associazione è questione di cuore e di passione, prima che di convenienze."

Lucia Maffei la definisce "una donna indomita, coraggiosa e con la quale era stimolante la discussione, politica o professionale che fosse."

Simonetta Pasqualis ricorda "la sua energia, il suo humour, sempre pronta a mettersi in gioco in nuove avventure e a trascinare i più giovani con il suo entusiasmo, le indimenticabili sfuriate ai nostri congressi, i mille aneddoti della sua lunga attività professionale", mentre Zanetta Pistelli richiama alla memoria "la sua franca risata, l'eterna sigaretta in bocca, […] il suo borbottio di commento a quanto veniva relazionato durante i congressi" Rino e Guido Pensato ricordano che "Vilma era sempre presente, spesso contro, ma sempre con una onestà, una passione, una coerenza impagabili. Quante discussioni, mai un litigio vero. Era parte della sua grandezza, della sua forza, dell'ammirazione e dell'affetto pressoché unanimi che l'hanno accompagnata per tutta la vita. Il posto che occuperà Vilma Alberani nella storia dell'Aib dell'ultimo cinquantennio circa, sarà grande. E l'Aib, ne siamo convinti, questo lo sa e non lo dimenticherà."

Giovanni Solimine richiama i tempi in cui si andava "in assemblea quasi solo per sentire lei, la più combattiva dei soci, le sue epiche sfuriate, le sue incontenibili interruzioni, i suoi interventi indisciplinati, le sue estenuanti polemiche, i suoi appelli al rigore, i suoi puntigliosi richiami allo Statuto. Bastava che chiedesse la parola (per la verità, di solito se la prendeva senza chiederla) per catalizzare l'interesse dei presenti: lo spettacolo era assicurato. Non ero quasi mai d'accordo con quello che diceva, ma alla fine dovevo confessare a me stesso: "Però non ha tutti i torti". Per questo, non era possibile liquidare frettolosamente i suoi argomenti, che si imponevano all'attenzione di tutti e dei quali poi, anche senza darle la soddisfazione di ammetterlo, bisognava tener conto."

Come fa notare Maria Cristina Di Martino, "Del ciclone Vilma c'era un gran bisogno e ci mancherà il suo cipiglio e la sua ironia, il suo entusiasmo e la sua profonda onestà intellettuale."

Per Fernando Venturini "Vilma Alberani era una bibliotecaria sui generis. Aveva idee e un approccio alla professione mai provinciale, sempre informato e attento alle esperienze più avanzate in Europa o negli Stati uniti, anche perché le tematiche di cui si è più occupata erano spesso di frontiera. Era bibliotecaria ma anche "documentalista" come si direbbe in Francia o "information scientist". Aveva competenza ma anche buon senso pratico. Non si tirava indietro se c'era una battaglia in cui credeva. Arrivava al sodo, spesso, in un modo diretto che poteva sembrare spicciativo ma che era voglia di risolvere i problemi, di non farla troppo lunga. Poi certe volte era lei a frenare, perché si rendeva conto che certe scorciatoie volevano solo dire che non si erano capiti i problemi di fondo. […] Con lei se ne va veramente una personalità della documentazione in Italia."

Paola Puglisi aggiunge, a vantaggio in particolare dei colleghi più giovani, che "se oggi lavoriamo tanto disinvoltamente su materiali "non convenzionali", per molti dei quali usufruiamo di basi-dati dedicate e di standard, lo dobbiamo anche ed in gran parte a lei."

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Vilma Alberani. Percorso bibliografico nelle collezioni del Polo bibliotecario parlamentare e in Internet.

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