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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 50 (Nuova Serie), aprile 2019

I fattori dello sviluppo economico: il commercio (parte prima: il commercio internazionale)

merca

Da questo numero ha inizio una serie di approfondimenti dedicata a temi di storia economica, mediante i quali tenteremo di delineare, attraverso il tempo e lo spazio, dei percorsi evolutivi seguiti dall'economia mondiale. I primi articoli della serie avranno per oggetto il ruolo sostenuto, quali fattori di sviluppo, da commercio, agricoltura, industria e finanza, e mireranno ad illustrare, sia pure in termini estremamente sintetici, come siano andati evolvendosi per effetto della loro influenza i rapporti di forza tra le regioni componenti l'attuale mondo sviluppato. Un successivo ciclo di articoli prenderà quindi in esame le vicende economiche delle principali nazioni e aree geografiche sviluppate o in via di sviluppo.

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1. Il ruolo del commercio internazionale.

2. L'iniziale preminenza dei traffici nel Mediterraneo meridionale.

3. Il sorgere di nuove correnti di traffico e l'affermazione economica del Nord Italia.

4. L'ascesa degli stati nordeuropei conseguente allo sviluppo del commercio atlantico.

5. Il primato statunitense.

6. Riferimenti e approfondimenti bibliografici.

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1. Il ruolo del commercio internazionale.

Nel plurisecolare processo evolutivo che ha condotto il mondo occidentale al suo attuale livello di sviluppo un ruolo fondamentale quale motore di progresso economico è stato ricoperto dalle attività commerciali; in particolare, per lungo tempo (precisamente, nel basso Medioevo e in età moderna) ad avere una funzione di primaria importanza è stato il commercio internazionale. Lo sviluppo delle grandi correnti di traffico mercantile non ha tuttavia sortito eguali effetti nelle diverse regioni dell'Occidente: ciò perché esso non è avvenuto in modo uniforme al suo interno, ma ha interessato in maniera privilegiata determinate direttrici, le quali per di più sono mutate nel corso del tempo, coinvolgendo così alcuni territori più di altri e privilegiando territori diversi nelle diverse epoche. In conseguenza di questo carattere disomogeneo e non lineare assunto dal processo in esame, il commercio internazionale ha costituito così anche un importante fattore di differenziazione economica fra le diverse parti del mondo occidentale.

2. L'iniziale preminenza dei traffici nel Mediterraneo meridionale.

Una chiara e sintetica descrizione del modo in cui il disomogeneo sviluppo del commercio internazionale ha condizionato l'evoluzione delle economie dell'Occidente nel periodo considerato si trova in un saggio di Paolo Malanima del 2002 (per il riferimento completo e per ulteriori testi utili ad approfondire l'argomento in esame si veda l'allegata bibliografia). Volendo riassumere in una singola frase l'analisi dell'autore, si può affermare che a partire dal XII secolo il baricentro commerciale del mondo occidentale è andato progressivamente spostandosi verso Nord, determinando una modificazione dei rapporti di forza economica tra le sue diverse componenti favorevole a quelle più settentrionali. Descrivendo quella che definisce "l'economia-mondo mediterranea", Malanima rileva come intorno al X secolo i traffici mercantili risultassero molto più intensi nella parte meridionale del Mediterraneo che in quella settentrionale: un fenomeno derivante dal più elevato grado di sviluppo caratterizzante all'epoca l'Oriente arabo e bizantino rispetto all'Europa occidentale, che faceva sì che in questo sistema di relazioni economiche il commercio su grandi distanze avvenisse soprattutto fra tale area orientale e quelle regioni occidentali che, per ragioni geografiche (la collocazione nel mezzo del Mediterraneo meridionale) e politiche (l'appartenenza alle civiltà islamica o bizantina), più facilmente potevano entrare in contatto con essa. Questa situazione si rifletteva sul livello di sviluppo delle diverse economie europee, favorendo regioni quali la Spagna meridionale, il Mezzogiorno d'Italia, la Sicilia e la Grecia. In quella fase il continente europeo appariva dunque diviso tra una parte meridionale più avanzata, perché maggiormente inserita nei circuiti commerciali internazionali, ed una settentrionale più arretrata. Questa frattura era presente anche all'interno del nostro paese, che per effetto della propria peculiare conformazione geografica risultava inserito in entrambe le macroaree: i maggiori porti del Mezzogiorno (fra i quali sono da menzionare quantomeno Amalfi, Bari, Napoli, Gaeta e Taranto) erano infatti partecipi dell'intensa attività mercantile che veniva condotta lungo le rotte del Sud del Mediterraneo, mentre quelli del Settentrione erano da essa generalmente esclusi.

3. Il sorgere di nuove correnti di traffico e l'affermazione economica del Nord Italia.

Questa situazione conobbe un progressivo mutamento a partire dal XII secolo. Nei secoli X-XIII un aumento delle temperature medie determinò un ampliamento delle superfici coltivate e un miglioramento della produttività agricola nelle regioni più fredde, consentendo al loro interno la crescita sia della popolazione che della quota di essa in grado di dedicarsi ad attività non agricole. Questa espansione demografica ed economica che interessò l'Europa continentale e settentrionale determinò a sua volta il sorgere di forti correnti di traffico tra quest'area e le regioni del Mediterraneo meridionale e orientale, in quanto produsse un incremento della capacità della prima sia di esportare materie prime e manufatti, sia di assorbire le produzioni di cui le seconde erano tradizionali fornitrici (tessuti e materie prime tessili, grano e spezie, avori e altri beni preziosi, papiro). I principali canali di transito delle merci smisero così di essere quelli interni al Mediterraneo meridionale, per diventare quelli che univano l'Europa continentale all'Africa e al Levante. Gli equilibri economici tra i diversi territori europei risultarono conseguentemente alterati: per quanto riguarda il nostro paese, ad avvantaggiarsi della nuova situazione furono i centri urbani dell'Italia settentrionale e in particolar modo Genova e Venezia, le quali divennero snodi fondamentali dei tragitti che collegavano al Sud del Mediterraneo nel primo caso le Fiandre e la Francia settentrionale (che stavano divenendo grandi esportatrici di panni di lana) e nel secondo l'area baltica e danubiana (fornitrice di legname, pellicce, manufatti metallici e schiavi).

4. L'ascesa degli stati nordeuropei conseguente allo sviluppo del commercio atlantico.

Il sistema di rapporti commerciali così creatosi permase sostanzialmente immutato sino al XVI secolo incluso. Nel corso del Cinquecento il raggio d'azione dei mercanti europei andò tuttavia allargandosi, arrivando a comprendere anche le Americhe e quelle lontane regioni asiatiche con cui in precedenza essi non avevano avuto rapporti diretti (essendosi limitati ad importare quei loro prodotti che risultavano reperibili nei paesi del Vicino Oriente). I traffici con questi territori crebbero grandemente d'importanza a partire dal Seicento, facendo sì che le principali direttrici del commercio internazionale interessanti i paesi europei divenissero quelle atlantiche. A quel punto i paesi favoriti ai fini dello sviluppo mercantile vennero ad essere quelli che si affacciavano sull'oceano: l'epoca del primato italiano ebbe così fine ed iniziò quella del predominio dei paesi nordici, fra i quali si distinsero in particolare i Paesi Bassi prima e l'Inghilterra poi.

5. Il primato statunitense.

L'evoluzione dei rapporti di forza economica all'interno dell'Occidente è poi ulteriormente proseguita nell'età contemporanea (vale a dire nei secoli XIX e XX), nella quale s'è verificato un ulteriore passaggio di testimone: il ruolo di economia-guida del mondo occidentale è infatti passato dall'Inghilterra agli Stati Uniti d'America. Ha assunto così una posizione di preminenza un territorio ch'era stato inglobato nel sistema economico occidentale in epoca relativamente recente (ossia al principio dell'età moderna). Un elemento di grande rilievo rinvenibile nell'ascesa degli USA è il fatto - sottolineato tra gli altri da Prem Shankar Jha (2007), il quale ha rilevato una netta contrapposizione tra il percorso di sviluppo seguito da tale paese e quello che aveva caratterizzato l'Inghilterra - che essi hanno fondato la propria crescita economica essenzialmente sull'espansione del commercio interno. Il sorpasso compiuto dagli Stati Uniti sull'Inghilterra può dunque essere letto anche come l'assunzione da parte degli scambi interni d'un ruolo preminente rispetto a quello sostenuto dal commercio con l'estero quale fattore di sviluppo economico nel mondo occidentale. Le ragioni di questo scambio di ruoli saranno oggetto del prossimo articolo di questa rubrica.

6. Riferimenti e approfondimenti bibliografici.

Commercio internazionale. Percorso bibliografico nelle collezioni della Biblioteca.

Si suggerisce inoltre la ricerca nel Catalogo del Polo bibliotecario parlamentare e nelle banche dati consultabili dalle postazioni pubbliche della Biblioteca.

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