«
»
Scaffale della memoria
Testi rari nel catalogo della Biblioteca

Scaffale della memoria

Filippo Vassalli, Della tutela dei diritti

Raccolte da Carlo Alberto Funaioli, queste dispense riproducono le lezioni del corso di diritto civile che Filippo Vassalli tenne alla Sapienza di Roma nel secondo dopoguerra, in tempo anteriore al giugno del 1946. Le lezioni offrono uno dei primi commenti al libro VI del codice civile sulla "tutela dei diritti". E' il libro più eterogeneo tra tutti, per il suo carattere residuale, nel quale trovano spazio istituti che nei libri che lo precedono non potevano avere una collocazione sistematica.

Filippo Vassalli (Roma, 1885), insegnò nelle Università di Camerino, Perugia, Cagliari, Genova, Torino, Roma; a Roma fu titolare della cattedra di diritto civile dal 1930, e fu preside della Facoltà giuridica dal 1944 alla morte, nel 1955.

Non fu solo uno dei fondatori del diritto civile moderno, e padre del codice civile vigente; fu anche un grande avvocato, e come tale componente della Commissione reale per gli avvocati e procuratori, che poi diverrà il Consiglio Nazionale Forense, dal 1934 fino al 1944; dal 1 giugno 1939 ne fu anche il vicepresidente.

I suoi contributi esprimono una raffinata cultura storica - come è agevole riconoscere in un allievo di Vittorio Scialoja - un interesse critico per il dettato legislativo (memorabile la prolusione al corso di Istituzioni di diritto civile tenuta all'Università di Genova il 22 novembre 1918, dal titolo Della legislazione di guerra e dei nuovi confini del diritto privato), una grande sapienza sistematica.

I principi esposti in queste lezioni, con prosa chiara, acuta, elegante, furono poi sviluppati in uno dei suoi saggi più famosi, che costituisce al tempo stesso uno splendido commento alle tecniche della codificazione civile, e una testimonianza storica della sua genesi, dei caratteri dell'intera architettura e delle peculiarità dei personaggi che si avvicendarono all'opera; Vassalli ne difese, dal punto di vista tecnico, la sua coerenza, rispetto alle inevitabili interferenze del potere politico (Motivi e caratteri della codificazione civile, in Riv.it.sc.giur.,1947, p.76 ss., ora negli Studi giuridici,vol.III, t.II, Giuffré, Milano, 1960, p. 606 ss.; il saggio era stato anticipato per alcune pagine su Nuova Antologia nel 1942, a ridosso della pubblicazione del codice sulla Gazzetta Ufficiale). Peraltro egli sperimentò di persona - dapprima come componente e poi come presidente della Commissione che si occupò della redazione del nuovo progetto, subentrando a Vittorio Scialoja e a Mariano D'Amelio - sia la lentezza e la marginalità dei lavori preparatori delle origini sia il ritmo accelerato impresso da Dino Grandi dal 1939 in poi.

Per l'appunto, a proposito del libro VI, ne sottolinea il filo conduttore, con il quale si voleva recuperare una esigenza di sistematicità, dato dal «principio basilare della rispondenza del patrimonio», a tutti gli istituti relativi all'esecuzione sui beni. Ma ne riconosce anche le mende, derivate dal fatto che alcuni istituti di chiaro tenore processuale, come le prove, o gli effetti materiali del giudicato, furono conservati nel nuovo codice anziché essere collocati nel codice di procedura civile, dapprima come libro IV, e poi, con la unificazione del codice civile e del codice di commercio, come libro VI (Motivi, op.cit., p 626). Questa inclusione, eseguita anche sulla base dei preziosi suggerimenti di Enrico Redenti, certamente non era priva di difetti, che Francesco Carnelutti aveva avuto modo di stigmatizzare.

Vassalli sottolinea con arguzia le manchevolezze del lavoro, partorito con troppa fretta anche per le difficoltà cagionate dal periodo bellico. Ma aggiunge : «Carnelutti sa come ami anch'io le belle architetture e come abbia comune con lui l'anelito a che le formule legislative siano opere d'arte. Ma non ci risulta che il Palladio abbia disegnato in condizioni analoghe a quelle in cui si disegnarono e si eseguirono quattro libri di codice tra il 1940 e il 1941; e, quanto a eleganza di rifiniture, ci sarebbe da rimpiangere di non aver avuto qualche volta a disposizione, più che l'arte, la violenta reattività d'un Cellini» (op.ult.cit.,p. 627, in nota).

Sulla "eterogeneità" del libro VI - i cui contenuti sono discussi da Pietro Rescigno nell' Introduzione al codice civile, Editori Laterza, Roma-Bari,1991, cap. IX - insiste anche la Relazione del Guardasigilli (v. la ristampa anastatica della G.U. del 4 aprile 1942 a cura del Consiglio Nazionale Forense con introduzioni di G.B.Ferri e N.Rondinone, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2010, p.241 ss.) che, però, ne pone in luce la sistematicità e la maggiore coerenza rispetto al codice civile previgente, specie in materia di prescrizione e di pubblicità degli atti.

Le lezioni - anch'esse documento storico di rilievo - offrono il destro per considerare il pregio dei corsi universitari di quell'epoca e per ripercorrere, in questa forma istituzionale, il pensiero di Filippo Vassalli, da tempo oggetto di attenta analisi da parte di autorevoli civilisti (come G.B.Ferri,di cui v. tra l'altro Le annotazioni di Filippo Vassalli in margine a taluni progetti del libro delle obbligazioni, Cedam, Padova, 1990) e di storici del diritto (come P. Grossi, Il disagio di un 'legislatore'. Filippo Vassalli e le aporie dell'assolutismo giuridico, in Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, 1997, p. 377 ss.).

Queste, insieme a molte altre, le ragioni del recupero dall'oblio di queste Lezioni, e di gratitudine per tutti coloro che, con la loro gentilezza, ci hanno consentito di realizzare questo progetto editoriale.

Guido Alpa

(estratto dalla Premessa del prof. Guido Alpa alla edizione della Tutela dei diritti (libro VI Codice civile). Lezioni del Prof. Filippo Vassalli, curata dal Consiglio Nazionale Forense con il patrocinio del Senato della Repubblica)

(23,1 Mb)

FINE PAGINA

vai a inizio pagina